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La creatività che già c’è: istruzione per l’uso.

Non c’è bisogno di un genio: la creatività è un fatto sociale che nasce dal nostro essere parte di un ambiente che modifichiamo e che ci modifica quotidianamente. Al Facility Management Day di IFMA, nella conferenza “I confini della fantasia: la ricerca di creatività in azienda si è spinta troppo oltre?”, WOW! ha sostenuto come concetti quali benessere, flessibilità e malleabilità degli spazi, responsabilità, comunicazione e nuove tecnologie siano il veicolo per creare un ambiente utilmente e realmente creativo.

Il concetto di creatività, per come è spesso inteso, rischia di caricarsi di una certa ansia sia dalla parte dei lavoratori, che non capiscono perfettamente cosa e quanto venga loro chiesto, sia dalla parte del management, alle prese con le difficoltà di impostare e convincere della bontà di un nuovo modo di lavorare e in imbarazzo nel definirne i confini.

L’antropologia, però, può aprire nuove prospettive, anche nell’ambito dell’ambiente di lavoro. Se è vero come afferma lo statunitense Tim Ingold che è non è vero che costruiamo per abitare, ma che “solo se sappiamo abitare, siamo in grado di costruire”, allora l’attività creativa nasce da un rapporto quotidiano con un ambiente, costituito da spazi, oggetti, altre persone e, anche se ad un primo momento sembra stridere con un concetto romantico di “fantasia” e “creatività”, regole.
Ogni persona che vive all’interno di uno spazio ricrea continuamente gli oggetti e l’ambiente che lo circondano. La sfida, oggi, rendere visibile questo costante processo creativo e incanalarlo in un’ottica produttiva per l’azienda.

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Come dimostra in una efficace semplificazione la piramide dei bisogni di Maslow, questo può avvenire solamente in uno spazio in grado di generare sensazioni di benessere, appartenenza, autostima e sicurezza. Altrimenti la creatività si “focalizza verso l’interno”, cioè verso la sopravvivenza, verso la garanzia di standard minimi che ci permettono di “superare l’ennesima giornata di lavoro”. Guardate le scrivanie assegnate negli uffici gerarchici: gli oggetti che trovate sopra, le foto dei figli, le pile di documenti, i postit, alcune decorazioni personali, non sono forse simili ad un piccolo territorio ricreato in un lento lavorio quotidiano?
Come fare allora a trasformare questa creatività “focalizzata verso l’interno”, in una “focalizzata verso l’esterno”?
Ecco alcuni consigli da poter mettere in pratica:

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1) Creare spazi malleabili.
Non basta che gli spazi siano flessibili, cioè continuamente riassemblabili e fruibili in base a sempre nuove esigenze, ma devono prevedere un’esperienza tattile di utilizzo e di continua modifica. Serve dunque un design aperto, basato non solo sulla multifunzionalità, ma sulla reinventabilità.

2) Gli oggetti creano relazioni.
“Due sedia vuote, una di fronte all’altra, sono già in potenza una conversazione”. Gli oggetti non solo hanno in loro una capacità simbolica, cioè rievocano nella gente i riflessi fondamentali della loro cultura e della loro appartenenza, ma hanno anche una capacità intrinseca di creare “azioni”. Attraverso gli arredi si può lasciare traccia di messaggi più o meno impliciti, creando un ambiente il più possibile adatto ad un certo scopo, che sia il più possibile percettibile da parte di chi vive lo spazio.

3) Responsabilità e fiducia
Per quanto ci si possa sforzare, la quotidianità sovverte o palesa dei limiti del progetto o gli scopi iniziali. Bisogna, perciò, essere in grado di convivere e indirizzare questa imprevedibilità, senza essere troppo rigidi: giocare su quella linea sottile tra caos ed entropia, dove tutto è abbastanza disordinato per generare sempre nuove soluzioni e abbastanza ordinato per non finire nel guazzabuglio. Importante in questo è tenere presente due concetti chiave dello smart working: la responsabilità e fiducia.

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4) Pensare agli spazi come comunicazione e apprendimento.
Come ha approfondito Birgit Gebhardt, può essere utile pensare allo spazio come comunicazione e relazione, strutturandolo cioè non come insieme di luoghi fisici, ma come spazi dove viene messa in scena un certo tipo di comunicazione, e quindi di relazione. In secondo luogo l’ufficio deve essere concepito come un ambiente di apprendimento. È dall’apprendimento e dallo sviluppo di punti di vista sempre nuovi che nasce la creatività: ambienti che favoriscono un lavoro in team ibridi, dove scambiarsi conoscenze e competenze, a luoghi di incontro capaci di stimolare la crescita personale, a spazi che stimolano il brainstorming collettivo e all’opposto ad ambienti in grado di creare le giuste condizioni ambientali per un proficuo isolamento.

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5) Utilizzare la tecnologia.
Come ha dimostrato una recente ricerca Sedus, la tecnologia sta avendo un grosso impatto sull’architettura e sul design degli ambienti di lavoro, basando la “felicità spaziale” sulla capacità del dipendente di poter dominare e usufruire liberamente dell’ambiente: poter scegliere quale area utilizzare, le condizioni di temperatura e luminosità, sviluppare i propri percorsi, interagire liberamente e modificare lo spazio. Dalla parte del management, invece, la stessa tecnologia permette contemporaneamente di elaborare diversi dati, intercettando ed elaborando le preferenze delle persone e offrendo la possibilità di realizzare uffici che soddisfano di più i dipendenti.
Testo di Gabriele Masi.        

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Come fare scelte sostenibili? È nato Better Effect Index.

Un protocollo di sostenibilità che è anche un intento programmatico per un nuovo ciclo di vita degli arredi. The Better Effect Index di Kinnarps nasce da ciò che designer, architetti e consumatori ritengono importante per compiere scelte sostenibili e dai sustainability goals dell’ONU: materiale e risorse utilizzate, impatto ambientale, purezza materiale, responsabilità sociale, riuso ed ergonomia. Puoi scaricarla qui gratuitamente.

“Quando si parla di sostenibilità, l’argomento sembra sempre complicato”, così esordisce lo studio “Better Effect” condotto da Kinnarps, allo scopo di rendere più semplice e chiaro il concetto di prodotto sostenibile, definendo alcune linee programmatiche per uno sviluppo virtuoso dell’azienda stessa e del settore in generale.

“Sempre più persone vogliono fare scelte sostenibili, quindi il nostro compito è permettere loro di avere una scelta più semplice”, ha dichiarato Johanna Ljunggren, Corporate Sustainability Manager di Kinnarps. Ci sono numerose buone eco-label in circolazione riguardanti la sostenibilità: Svanen, Möbelfakta, Blauer Engel, NF Environment e FSC, ma molte di esse sono di nicchia e non rispondono ad importanti questioni riguardo la sostenibilità, come la responsabilità sociale o l’ergonomia, e non definiscono nei loro parametri quale processo seguire per ottenere un prodotto realmente sostenibile. “Secondo il Better Effect Index di Kinnarps i prodotti sono descritti secondo sei aree che hanno un grande impatto nel creare un metodo di lavoro sostenibile:

1, materiale grezzo e risorse,

2, impatto ambientale, 

3, purezza materiale, 

4, responsabilità sociale, 

5, riuso,

6, ergonomia. 

Ogni prodotto è classificato in ogni area e si possono vedere i criteri che vengono soddisfatti e quali no. Questo è molto importante: non riportare solo le buone qualità dei nostri prodotti, ma anche i loro difetti” ha continuato Johanna Ljunggren.

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Il primo parametro riguarda l’origine del materiale, la condizione della catena di produzione e l’ottimizzazione delle risorse da parte dell’azienda, chiamata a sceglie prodotti e tessuti certificati FSC, rinnovabili e riutilizzabili. Il secondo riguarda l’impatto ambientale e climatico: le condizioni di trasporto e il processo di produzione con la conseguente riduzione dell’emissione di diossido di carbonio, di packaging e l’utilizzo di energie rinnovabili. Terzo aspetto che viene considerato è la purezza del materiale, cioè l’utilizzo di buoni materiali e di sostanze chimiche. Tra queste vengono dichiarate da evitare gli ftalati, usati per rendere più soffice la plastica e la gomma, i ritardanti ignifughi, che contengono inibitori di alcuni ormoni, il bisfenol A, usato nelle plastiche, lacche e colle, la formaldeide, cancerogena e causa di irritazioni alla pelle, e i VOCs che peggiorano la qualità dell’aria in ambiente chiuso.

Sono invece indicati i prodotti e i tessuti eco-label, le lacche a base di acqua e le coperture laminate. Interessanti sono il quarto e il quinto parametro: la responsabilità sociale, ovvero il codice di condotta dell’azienda, i controlli aggiuntivi dei fornitori, soprattutto nelle nazioni ad alto rischio, e il riuso, cioè la possibilità di un oggetto di essere riparato e ridisegnato, la possibilità di riciclare il materiale o quanto materiale riciclato è stato usato nella sua realizzazione. Il motto diventa: Re:use, Re:fresh, Re:cycle.

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Il riuso è un tema caldo nell’industria. L’80% dell’impatto ambientali degli arredi è dovuto all’uso dei materiali, ma la vendita dell’usato non è sufficiente a risolvere il problema di come affrontare il problema della lavorazione nel futuro: la necessità è quella di sviluppare un ciclo dei materiali in cui i prodotti possono essere riciclati e trasformati senza una maggiore addizione di nuova materiale e di energia. Infine, l’ultimo parametro riguarda l’ergonomia e il valore sull’impatto acustico, allargando così il focus non solo dalla sostenibilità ambientale, ma anche dal lato del benessere individuale: gli arredi devono perciò incoraggiare il movimento, essere facile da comprendere e da usare, essere strumenti di controllo del rumore e in grado di fornire un’illuminazione giusta e localizzata, mentre le sedute devono essere in grado di adattarsi ai corpi.

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Kinnarps stessa ha assunto questi principi come punti programmatici per guidare la trasformazione del design e del business aziendale, in un approccio maggiormente circolare, dandosi obiettivi concreti come ridurre del 10% il consumo energetico delle proprie operazione o usare solo legno che provenga da foreste certificate FSC entro il 2020. Kinnarps inoltre ha deciso che il Better Effect Index sarà disponibile in open source per tutti, allo scopo di dare agli architetti, ai rivenditori e ai consumatori, un’idea di cosa renda un prodotto di valore e di fornire a tutto il settore l’opportunità di cooperare per creare un nuovo ciclo produttivo realmente sostenibile.
Testo di Gabriele Masi.

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La tecnologia della felicità al lavoro.

La tecnologia sarà alla base del raggiungimento della felicità in ufficio: è questo il risultato della ricerca i-Enjoy commissionata da Sedus nell’ambito della presentazione dell’app gestionale se:connects. Realtà aumentata, servizi cloud, dispositivi indossabili e IoT sono le quattro tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di lavorare, aumentando la nostra capacità di essere autonomi, di instaurare relazioni positive, creare, padroneggiare il contesto e crescere professionalmente e personalmente: in una parola di essere felici al lavoro.

Il rapido sviluppo tecnologico, a cui stiamo oggi assistendo, non sta solo ridefinendo il modo in cui lavoriamo, ma sta anche creando una nuova cultura del lavoro, favorendo il coinvolgimento attivo delle persone nella propria organizzazione, sempre più concentrata, a sua volta, sui bisogni del singolo impiegato.

Se, allora, parlare di felicità al lavoro significa includere considerazioni che vanno oltre la sfera personale e privata, quali engagement, fulfilment ed empowerment, allora la tecnologia può davvero giocare un ruolo chiave nel trasformare l’ufficio in un luogo dove perseguire la felicità, o almeno un certo tipo di essa.

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Certo, come fa notare Daniele Andriolo di Plantronics, intervistato nell’ambito della ricerca Sedus i-Enjoy, “la tecnologia fornisce un supporto determinante, ma non esclusivo, sia essa “passiva”, intesa come strumenti per un maggior comfort ambientale, o “attiva”, nel senso di strumenti, oggi principalmente informatici, per un più agevole ed efficace svolgimento delle attività lavorative”. Inoltre, mentre la tecnologia porta a dei grandi vantaggi come la migliore organizzazione temporale e spaziale delle attività e una migliore “ergonomia” del lavoro intellettuale, che lascia alle macchine lo svolgimento di compiti ripetitivi, lasciando alla componente umana la parte creativa, è anche vero che il gigantesco e costante flusso di informazioni rischia di farci “perdere di vista cosa conta davvero”.

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Oggi sono diverse le tecnologie e i servizi ad esse legati che si prefiggono di avere un impatto importante sulla felicità in ufficio: i server icloud e gli strumenti di realtà aumentata permettono di gestire una comunicazione ubiquitaria e trasparente coi colleghi e l’azienda, software e applicazioni come Happyfy Health forniscono ai dipendenti strumenti digitali in grado di motivare e fare da guida nello sviluppo delle capacità emozionali, mentre altri come Awesome Boss mirano ad aiutare i manager a gestire in maniera efficace un gruppo di lavoro.

È interessante notare, in quest’ottica, come la tecnologia stia avendo un grosso impatto anche sull’architettura e sul design degli ambienti di lavoro, basando la “felicità spaziale” sulla capacità del dipendente di poter dominare e usufruire liberamente dell’ambiente: poter scegliere quale area utilizzare, le condizioni di temperatura e luminosità, sviluppare i propri percorsi, interagire liberamente e modificare lo spazio. Dalla parte del management, invece, la stessa tecnologia permette contemporaneamente di elaborare diversi dati, intercettando ed elaborando le preferenze delle persone e offrendo la possibilità di realizzare uffici che soddisfano di più i dipendenti.

L’app se:connect di Sedus è un ottimo esempio di strumento che cerca di sfruttare l’utilità bifronte della tecnologia nello spazio, cercando di trovare soluzioni alle criticità dei nuovi spazi pensati in ottica smart working: attraverso il proprio smartphone, gli impiegati possono trovare agevolmente spazi di lavoro liberi e registrare la loro presenza nel sistema, permettendo ai dipendenti di farsi trovare, e a loro volta trovare i propri colleghi. Dall’altra parte i responsabili delle strutture riescono ad avere sempre a disposizione un report completo e aggiornato di numeri occupazionali e statistiche, avendo così strumenti per ottimizzare lo spazio e migliorarne l’efficacia, rendendo sia l’azienda sia gli impiegati più felici.
Testo di Gabriele Masi.

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Il futuro dell’ufficio è a colori.

Veicolo di comunicazione immediata, potente evocatore di diverse sensazioni e stimoli, elemento dal forte carattere identitario: il colore ha acquisito un’importanza centrale nella progettazione degli spazi di lavoro, adattando agilità, smart working e nuovi processi produttivi ad una cultura lavorativa basata sul benessere e sulla creatività. Come definirne il ruolo nell’architettura della comunicazione?

Se l’ufficio è destinato a diventare uno spazio stimolante, sempre più multifunzionale, comunicativo e nomadico, il colore sarà sempre più una soluzione vincente nel design dei futuri spazi di lavoro.

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I colori sono cibo per la mente” ha dichiarato Christina Wiklund, CMF Manager in Kinnarps, presentando Kinnarps Color Studio. Una mente che deve essere nutrita per mantenersi creativa, aperta e allenata nell’affrontare un mercato del lavoro sempre più dinamico e pieno di diversi stimoli. Un cibo sano, capace di mettere a proprio agio, di creare atmosfere e situazioni che diano al dipendente ciò di cui ha bisogno in quell’esatto momento, secondo i suoi gusti e le caratteristiche della sua giornata.
Un cibo semplice e immediatamente percepibile, in grado di fornirci le coordinate culturali e spaziali del luogo in cui ci troviamo, rendendo subito visibile una mappa definita che permetta di orientarci rapidamente, agevolmente e senza angosce nella crescente complessità e dinamicità.

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Con il cibo il colore condivide anche il forte carattere identitario: dai segni e tatuaggi sulla pelle delle popolazioni ancestrali, ai colori delle casate medievali, alle bandiere degli stati nazionali, fino ad oggi alla brandizzazione degli spazi ufficio.
Il colore è per l’azienda il modo più semplice, efficace e pervasivo di comunicare coi propri dipendenti, offrendo non solo un richiamo diffuso alla corporate identity, ma anche una guida alla diversità di utilizzo dei diversi luoghi, all’atmosfera che si vuole ricreare, più o meno ludica o professionale, fino a messaggi impliciti, come l’idea di uno spazio accogliente, ancoraggio in un forte periodo di instabilità, il rassicurante Heart Wood, Color Futures 2018 AzkoNobel.

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C’è bisogno dunque di un colore che esprima al meglio quella architettura della comunicazione presentata dalla trend expert Birgit Gebhardt allo showroom Dieffebi, uno dei poli più interessanti della scorsa Fall Design Week milanese: un colore semaforico, in grado di dettare tempi e gestire in modo semplice e diretto i flussi; un colore araldico, in grado di definire e di creare una famiglia di appartenenza; un colore scenografico e teatrale, in grado di preparare un palcoscenico per un’azione libera e creativa, e allo stesso tempo in grado di evocare sensazioni ed emozioni.
Testo di Gabriele Masi.

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Architettura della comunicazione per un ufficio da WOW effect.

“Find your way!” È questo il motto del futuro mondo del lavoro e del workplace, secondo la trend expert Birgit Gebhardt, intervenuta all’evento “L’evoluzione dello Smart Working: ripensare il lavoro, ridisegnare lo spazio”, presso lo showroom Dieffebi a Milano. Un ambiente costruito attorno a network e a dati, dove lo spazio si personalizza in una cultura basata sulla comunicazione e collaborazione.

Siamo in un momento in cui l’ufficio sta perdendo il suo WOW effect e la sua centralità, soppiantato da spazi terzi che permettono di svolgere il proprio lavoro in maniera più adatta alle esigenze individuali e a volte più efficace e creativa: come ripensare allora l’ufficio per fare in modo che giochi ancora un ruolo importante nel futuro?

Birgit Gebhardt è intervenuta a proposito lo scorso 10 ottobre, nell’evento organizzato nel palinsesto dei Brera Design Days presso lo showroom Dieffebi che, proprio nell’occasione, festeggia il primo anno dall’apertura.
La studiosa tedesca è partita da un’analisi del cambiamento strutturale in cui sono immersi il mondo del lavoro e la società attuale: da una struttura focalizzata sull’industria, e che trovava in “standardizzazione” e “massificazione” le sue parole chiave, si sta passando, nell’era digitale, a una struttura che mette al centro il network e lo scambio massivo di dati, permettendo una maggiore focalizzazione sull’individuo. Se il motto era precedentemente “big, faster, cheaper, further” oggi è diventato “unique, as many as needed, on the spot, feasible by anybody”.

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Il design dell’ambiente di lavoro diventa così la chiave per favorire e porre l’accento sulla comunicazione, non più per strutturare e definire rigidamente i processi, ma per fornire un palcoscenico per diverse performance e competenze.
Uno spazio che, grazie alle nuove tecnologie IoT, diventa intelligente, capace di portare ovunque e sempre la comunicazione, emozionale e in grado di influenzare la nostra creatività e i nostri stati d’animo.
L’ufficio ha dunque bisogno di una “architettura della comunicazione”, capace attraverso la trasparenza, la non gerarchizzazione, la continua malleabilità e interazione con l’utenza di creare uno spazio dove l’individuo possa esprimere, far crescere e imparare nuove competenze.
“Non abbiate paura di provare qualcosa di totalmente diverso o pensare in una direzione totalmente differente”, ha suggerito Gebhardt, mostrando diversi esempi tratti da scuole e uffici disegnati prendendo spunto da diversi modelli di comunicazione umana.
Come fare, però, a costruire uno spazio efficiente, in grado di veicolare queste idee, che non si preoccupi più della “struttura della macchina”, ma della “struttura della collaborazione e della comunicazione”?

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Ecco un’altra formula, per dirla in maniera semplice: “varietà di codici, multiprospettiva e cultura dell’apprendimento”.
Bisogna tenere innanzitutto a mente che lo spazio è sempre percepito attraverso una memoria emotiva individuale e che quindi bisogna creare una reciproca adattabilità tra spazio e persona, che non imbrigli o deprima l’individuo, ma che sia in grado di farne esprimere a pieno il potenziale. Non è solo la persona che deve adattarsi alla situazione, ma è anche lo spazio che deve adattarsi alle persone che vi abitano: “Hai bisogno di toccarlo e di cambiarlo. Se c’è troppo design le persone non faranno nessuna di queste cose”, ha commentato Gebhardt.

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In secondo luogo, seguendo le ricerche neuropsicologiche sulla creatività, è importante che vi siano spazi che permettano una “non focalizzazione”, basati sulla libertà di trovare la propria situazione ideale e sul “lasciare che le cose accadano”. Un ambiente, cioè, che si avvicini maggiormente agli atelier o ai laboratori degli artisti, capaci di fornire diverse stimolazioni sensoriali, anche e soprattutto attraverso aree relax stimolanti o luoghi di incontro.

Infine è uno spazio dove l’apprendimento deve poter essere libero e costante, dove ognuno può imparare di continuo, attivamente e passivamente, dall’incontro con chiunque, un “landscape of learning” basato sulla self-organization, dove il focus principale non sia più su ciò che manca, ma sull’opportunità, non più sulla iper-specializzazione, ma sullo sviluppare sempre nuove prospettive e punti di vista.
Testo di Gabriele Masi.
foto da New Work Order ,bBirgit Gebhardt
Didascalia:
1. La Scuola di Atene, Raffaello: un modello per i workplace contemporanei
2. Pittogrammi metaforici usati Rosan Bosch per descrivere i modelli di comunicazione.
3. Ørestad Gymnasium, Danimarca, foto di Adam Moerk

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Caldera Park Worklife: sport e work-life balance.

Trasformare un luogo di lavoro in uno spazio sociale: simbolo del Caldera Park Worklife di Milano, presentato da Generali Real Estate e da CBRE, è la parete di arrampicata di 10 metri. L’attività fisica in azienda diventa indice, nelle nuove ways of working, di un’attiva ed equilibrata politica di work-life balance, attenta alle esigenze e al benessere dei dipendenti.

“Una eccellenza a livello nazionale, e un punto di riferimento per tutti i business park del futuro”, così Alberto Agazzi, CEO e General Manager di GRE SGR, ha presentato il Caldera Park Worklife nella zona ovest di Milano.

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Il punto di partenza per ripensare i 110 mila metri quadri del business centre è stata un’indagine condotta tra i circa 4.000 dipendenti volta a raccogliere opinioni su come armonizzare il luogo di lavoro rispetto alle esigenze personali di ognuno.
GRE SGR, insieme a General Planning e allo studio Carlo Ratti Associati, che si è occupato dell’ingresso principale e del disegno della piazza antistante l’Easy Point,  ha così definito un piano d’azione costituito da una serie di interventi per modificare l’approccio quotidiano dei lavoratori in ottica work-life balance.
“Al centro dell’intero progetto vi sono le persone che vivono quotidianamente questi spazi, alle quali vengono offerti servizi e strumenti nuovi e a 360°, nell’ottica di favorire il giusto equilibrio tra vita professionale e vita privata”, ha aggiunto Agazzi.

L’Easy Point, edificio dedicato ai servizi, è stato totalmente ripensato attraverso la creazione di uno spazio coworking, gestito da Regus, con uffici utilizzabili da realtà anche non operanti nel complesso. Inoltre sono stati inseriti un asilo nido e un minimarket per favorire una gestione più agevole della quotidianità, mentre un’app dedicata dà la possibilità di conoscere in tempo reale promozioni e vantaggi dedicati.

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Il cuore del progetto, però, riguarda le nuove aree per lo svago all’aperto, che forniscono ai dipendenti l’opportunità di svolgere diversi tipi di attività sportiva: una pista di running su due anelli di 1km + 666 metri dotate di un sistema di cronometraggio, un’area attrezzi e fitness completa di spogliatoi e una parete di arrampicata alta 10 metri. Tra un’attività e l’altra sono stati allestiti sei punti relax forniti di Wi-Fi e stazioni di ricarica che permettono una libera e continua connettività.
La struttura è gestita attraverso un modello Occupier Service Management di ultima generazione, fondamentale per adattare l’immobile alle necessità degli utenti, fornendo loro il miglior servizio possibile circa risoluzione dei problemi, risposte e condivisione degli spazi.
Testo di Gabriele Masi.

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Uffici CBRE: trasformare i vincoli in opportunità.

Personalizzare l’interior design in base alla corporate culture e alle aspettative del committente, ottimizzando lo spazio in base alle sue caratteristiche: gli uffici CBRE a Roma offrono un esempio dell’approccio al progetto dello studio e45, in una varietà di layout e di setting che trovano il mood comune nei principi dello smart working.

La pianta di forma allungata, con numerosi vincoli strutturali e lunghi corridoi dell’edificio storico, vicino alla stazione ferroviaria di Roma, che ospita gli uffici CBRE, ha costituito una sfida per lo studio e45, ma anche un’occasione per mettere alla prova nuove e diverse soluzioni di design.

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Il progetto è improntato sulla corporate culture di CBRE, azienda leader nella gestione e commercializzazione di centri commerciali, outlet, retail e entertainment park, fin dalla reception: i banchi sono stati sostituiti da un’accogliente coffee area, dove è possibile preparare o organizzare meeting informali o rilassarsi su divani che aumentano la sensanzione di home feeling. Uno spazio fortemente brandizzato dal logo CBRE in rilievo su una parete in muschio, con una doppia funzione decorativa e di fonoassorbenza. L’attenzione alla riduzione del rumore è testimoniata dalla presenza nei diversi ambienti dei pannelli Caimi Brevetti.

All’interno, invece, piattaforme di metallo riproducono attraverso tutto l’ufficio i testi delle canzoni dedicate alla città eterna.
Il progetto punta anche ad ottimizzare le caratteristiche dell’edificio, trasformandole da vincoli in opportunità. È il caso, ad esempio, dei corridoi, pensati come punti di incontro dove si possono scambiare idee, anche attraverso le lavagne posizionate sulle pareti.

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L’open space in cui sono state posizionate le postazioni lavorative si caratterizza per un design semplice, con scrivanie Kinnarps regolabili in altezza e armadietti personali in ottica di postazioni mobili e desk sharin, mentre Cardex ha fornito gli arredi.

Nei circa 600 mq di spazio sono stati ricavati anche un’area cucina e una sala relax attrezzata con arredi, mentre tutti gli spazi, dalle sale riunioni ai phone boots, sono stati equipaggiati con dispositivi per le videoconferenze.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Matteo Zanardi.

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DjArch: se l’uffico fosse una musica, sarebbe…

Qual è il mood musicale dell’ufficio di oggi? Lo abbiamo chiesto agli architetti che hanno animato la terza edizione della DJarch 2017 nello showroom Herman Miller:
Massimo Roj di Progetto CMR, Bruno De Rivo di e45, Davide Cumini di iarchitects e Antonina Gucciardi di Unispace.
Il padrone di casa, Mario Colombo, sales director per l’area mediterranea, ha approfondito il legame tra design e musica, indicando nel cinema un esempio di perfetta integrazione sonora da seguire.

“La musica è una questione molto semplice: i suoni, la melodia e il ritmo sono un’amplificatore di emozioni che già abbiamo dentro di noi“. Così Mario Colombo, sales director per l’area mediterranea di Herman Miller, apre la sua intervista sul tema del rapporto tra design e musica. “Gli architetti possono fare molto in questo ambito”, prosegue. “Io li chiamerei architetti del suono e oggi, qui a Milano, ne abbiamo un esempio”.

E se potessimo ascrivere l’ufficio contemporaneo e il progetto degli ambienti di lavoro ad un genere musicale, quale sarebbe?
Ecco le risposte degli architetti-DJ che hanno suonato per tutta la sera, trasformando lo showroom Herman Miller di Corso Garibaldi 70 a Milano.

Qual è il mood musicale dell’ufficio di oggi?

Bruno de Rivo (e45): l’ufficio indie e l’ufficio techno music.

Massimo Roj (Progetto CMR): l’ufficio è rock!

Davide Cumini (iarchitects): uno studio e un design funky.

Testo di Gabriele Masi.

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Prysmian HQ: una “serra” dove crescono nuovi WOW.

Un vasto spazio estroverso, una riconversione sostenibile, modellata in ottica smart working: l’headquarters Prysmian a Milano alterna gli open space ricavati nella ristrutturazione dei quattro corpi di fabbrica con due serre bioclimatiche, recuperando le vecchie strutture esistenti, e rivestendole con una nuova pelle: un layout efficiente tra futuro e memoria storica, testimone di una rivoluzione in atto.

Il progetto architettonico è firmato da Maurizio Varratta Architetto che ha curato anche il design del verde interno e di alcune aree comuni. Lo space planning, l’interior design e il progetto di alcuni arredi su disegno sono invece a cura di DEGW

 

12.000 mq di aree ufficio e 1200 mq di serra: il progetto di Prysmian HQ, in via Chiese 6, a Milano, si presenta come uno spazio di lavoro senza gerarchie (il 69% degli spazi è open space, e destinato anche al top management), trasparente e luminoso, capace di guidare la trasformazione delle ways of working dell’azienda e dei circa 600 impiegati che trovano posto nella struttura.

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L’edificio, già ristrutturato nel 2001, con l’obiettivo di preservare la memoria del suo passato industriale, è stato oggetto di una riconversione molto più ambiziosa dall’area come sede degli uffici e dei laboratori, voluta nel 2011 da Prysmian, leader mondiale nella realizzazione di cavi per applicazioni nel settore dell’energia, delle telecomunicazioni e di fibre ottiche.
L’headquarter Prysmian a Milano è un complesso edilizio caratterizzato da una forma architettonica apparentemente semplice e tecnologicamente molto avanzata che segue i principi più attuali legati alla sostenibilità energetica, alla qualità ambientale e al rispetto per l’ambiente”, dichiara l’architetto Maurizio Varratta. “L’edificio preesistente è stato completamente demolito e tutti i materiali che lo componevano sono stati riciclati”.

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La vasta struttura è composta da quattro corpi di fabbrica intervallati a loro volta da due serre bioclimatiche a tripla altezza, sistemi di collegamento sia dal punto di vista architettonico, sia dal punto di vista umano. Sono queste oasi verdi a rendere peculiare la struttura, fornendo anche caratteristiche fondamentali per la qualità dell’ambiente di lavoro come una maggiore illuminazione naturale ed efficienza energetica, e una migliore regolazione del microclima. Ciò è dovuto principalmente alla copertura, costituita da una struttura a falde inclinate, tamponata con dei serramenti in alluminio, caratterizzati da ampie vetrate, equipaggiate con tende a rullo avvolgibili, in grado di ottimizzare l’irraggiamento solare e l’apporto di calore attraverso le differenti caratteristiche delle falde rivolte a nord e a sud, controllate meccanicamente.


Attraverso i pannelli fotovoltaici posizionati sulle falde rivolte a Sud degli edifici e quelli vetrati previsti a copertura dei posti auto, inoltre, l’edificio praticamente copre quasi tutto il fabbisogno di energia attraverso le fonti rinnovabili”, prosegue l’architetto Varratta. “Il nuovo complesso edilizio è stato progettato avendo come obiettivo minimo il raggiungimento del livello Gold secondo il protocollo internazionale di sostenibilità ambientale Leed. Durante la fase realizzativa ha in realtà raggiunto il livello Platinum, il massimo che questo protocollo prevede.”

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I tre corpi di fabbrica connessi dalle serre, invece, si sviluppano su tre livelli. Sono occupati dagli uffici in open space, dalle sale riunioni, dalle aree relax, dagli archivi, e nel terzo blocco, dove è stata prevista una sopraelevazione parziale, gli uffici dell’alta direzione. Il quarto blocco, di dimensioni inferiori a quelli precedenti, è stato pensato per avvenimenti e attività che coinvolgono l’esterno, come congressi, comunicazione e formazione, con sale riunioni e spazi di supporto. L’ex torre di filatura, elemento identificativo del passato industriale dell’area, è diventato, infine, il simbolo della nuova sede Prysmian, come si può notare dalla grafica identificativa delle società sopra apposta.

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La progettazione degli spazi interni è frutto della consulenza di DEGW e della metodologia sviluppata con Methodos di “Workplace change management” per cui ogni cambiamento è un processo che nasce dall’interazione e dalla partecipazione delle persone che lo vivranno, che devono essere guidate attraverso il cambiamento.
Inoltre l’interno è caratterizzato anche dalla brandizzazione dello spazio, guidata da FUD Brand Making Factory, altro marchio del Gruppo Lombardini22, insieme ad Interbrand.
Fin dalla reception, con l’insegna del marchio Prysmian posta sul bancone, realizzata in alluminio spazzolato con texture inclinata 45%, lo spazio e l’azienda si raccontano attraverso il payoff e alcune frasi significative dislocate in alcune postazioni strategiche, infografiche ad effetto e attraverso le teche contenenti i prodotti dell’azienda. Interbrand ha creato un codice alfanumerico e un sistema di pittogrammi che identificano gli spazi, sfruttando i vincoli architettonici e tramutandoli in opportunità.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Dario Tettamanzi.

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Benessere-happiness-wow-webmagazine

Mente, corpo e ambiente: benessere 3D in ufficio.

“Stare bene” e “far star bene” sono diventati il centro dei nuovi ways of working, segreto per la produttività e la competitività in uno scenario produttivo in continuo mutamento, e necessità per le nuove generazioni di talenti. In questo compito, l’ambiente svolge il ruolo di fattore chiave per il raggiungimento del benessere individuale, chiamando il design a mettere a fuoco tre diverse dimensioni: fisica, psicologica e sociale.

Da quanto anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità per la definizione del concetto di salute, è passata da un modello biomedico ad uno bio-psico-sociale, l’attenzione al benessere dell’individuo si è sempre più spostata sull’ambiente in cui vive. Il malessere non è stato più visto solo come un qualcosa di esclusivamente dipendente soggetto che ne soffre, ma qualcosa legato un mondo esterno. La regola, sostanzialmente è diventata la seguente: cambiando l’ambiente si può migliorare lo stato di benessere di una persona.
In pochi campi come l’ufficio questo concetto ha trovato una grande applicazione e il design si è impegnato per disegnare il supporto di un ecosistema in cui l’individuo possa “stare bene” a 360°: fisicamente, mentalmente e socialmente.

Bio
Come hanno dimostrato gli studi del filosofo francese Foucault, il corpo è sempre stato al centro delle pratiche organizzative e di potere. Oggi, però, la cura e il benessere del corpo diventano ancora più importanti in ottica di massimizzazione della produttività e di un’appagante e coinvolgente working experience.
Il design degli ambienti ufficio si è, così, andato sempre più specializzando, ad esempio, in soluzioni che aiutano a non affaticare e danneggiare a lungo andare l’apparato muscolo-scheletrico, mantenendolo attivo e favorendo il movimento attraverso il paradigma dell’agilità. Ne è un esempio l’attenzione alla ergonomia delle postazioni di lavoro, che hanno portato ad un boom delle scrivanie regolabili in altezza, accompagnate dalla comparsa di sedute meno tradizionali, come la wellness ball Technogym o le sedute Kinnarps presentate all’ultimo Stockholm Furniture & Light Fair.

Anche l’attenzione alla salubrità dell’aria, alla quantità regolabile e personalizzabile di illuminazione e di riscaldamento attraverso sempre più sofisticate apparecchiature IoT, fa parte di una maggiore attenzione allo stato di salute del dipendente. Il benessere fisico è protagonista, inoltre, di un’altra serie di iniziative e servizi che trovano sempre più spazio in azienda: dal ristorante col menù equilibrato e controllato, alla palestra, fino all’organizzazione di visite mediche direttamente in ufficio, come le giornate della salute organizzate da Mattel Italia.

happiness

Psico
Se non avete ancora sentito parlare di felicità in ufficio, forse negli ultimi anni siete stati davvero su un altro pianeta. Da una parte l’ambiente di lavoro, se si pensa alla ricerca di una felicità intesa come numero e intensità delle emozioni positive che un individuo sperimenta, è diventato sempre più simile ad un parco divertimenti, mentre dall’altra è sempre si avvicina maggiormente all’industria del marketing e della pubblicità nel seguire il concetto di “creatore di esperienze”.

Engagement, fulfilment ed empowerment sono diventate le parole chiave della gestione delle risorse umane e della cosiddetta human experience, che oggi occupa le aziende dei manager HR.
Inoltre i nuovi studi provenienti dal campo delle neuroscienze forniscono nuovi spunti per la creazione di un ambiente in grado di ridurre il grado di stress: fanno la loro  comparsa in ufficio aree relax attrezzate, musica e playlist per la meditazione, e design di interni in grado di favorire la concentrazione anche in caotici e affollati open space.
Hoofddorp, 21th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

Sociale
Nei luoghi di lavoro, gli spazi che sono saliti maggiormente alla sono quelli che favoriscono l’incontro tra dipendenti (aree in-between, aree break, aree deputate a riunioni informali) o tra l’interno e l’esterno dell’azienda (professionisti interessati ad una postazione co-working o consumatori incuriositi dal poter provare o conoscere i nuovi prodotti). Il simbolo di questo cambiamento è l’onnipresente calcio-balilla, l’home feeling dei divani e delle poltrone, o la convivialità della cucina ad uso dei dipendenti.

E per chi è appassionato di musica, gli uffici di Plantronics in Olanda offrono addirittura una insonorizzata e attrezzata sala prove.
L’attenzione sociale va, però, oltre i confini fisici dell’azienda: smart working, lavoro agile, asili in ufficio, spazi co-working e co-living permettono, da una parte, un maggiore work-life balance, dall’altra, però, erodono il poroso confine tra vita lavorativa e vita privata attraverso il cavallo di Troia della tecnologia.
Testo di Gabriele Masi.

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Real Estate per la human experience in ufficio.

Engagement, Fulfilment, Empowerment: è questa la triade di valori dell’ufficio del futuro secondo lo studio “Workplace powered by Human Experience” di JLL (brand name di Jones Lang LaSalle) . Il Real Estate si conferma ancora una volta essere un potente fattore di trasformazione aziendale, volto alla creazione di esperienze significative in un ambiente di lavoro sempre più umano.

“Un ambiente di lavoro alimentato dall’esperienza umana va ben oltre un buon work-life balance. Guida come le persone si sentono circa il loro ufficio, come sentono il controllo sul proprio percorso, il senso di dedizione verso l’azienda e quanto sono soddisfatti”. Con queste parole Marie Puybaraud, Global Head of Research di JLL Corporate Solutions, commenta il report “Workplace powered by Human Experience”, parte del programma di ricerca Future of Work lanciato da JLL.
Lo studio si basa su 40 aziende clienti della società professionale di consulenza americana, specializzata in servizi immobiliari e di gestione degli investimenti, e sui risultati di un’indagine condotta su oltre 7.300 persone comprese tra i 18 e i 65 anni. La survey ha interessato 12 paesi: Australia, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Sud Africa, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Partendo dalla concezione dell’ufficio come un ecosistema, per cui un ambiente di lavoro ben organizzato può portare a una maggiore diffusione di idee, prodotti e strategie organizzative ottimali, e dunque ad un vantaggio competitivo per l’azienda stessa, lo studio mette in risalto tre fattori chiave dell’ufficio del futuro, sempre più concepito come “creatore di esperienze”: engagement, cioè il senso di dedizione (traduzione italiana imperfetta per il sinonimo spesso usato “commitment”), fulfilment, cioè il senso di comfort e appagamento, ed empowerment, cioè il creare la sensazione di controllo da parte del dipendente del proprio lavoro e della propria formazione.

Tra i fattori maggiormenti determinanti il senso di engagement ed empowerment ci sono la fiducia, la gentilezza e la possibilità di prendere l’iniziativa, che si traducono a livello di organizzazione e di design in ways of working agili, in grado di creare le condizioni per sviluppare nei dipendenti uno spirito imprenditoriale.
Il senso di appagamento è dato principalmente, invece, dal vedere riconosciuto il proprio lavoro, dalla possibilità di sviluppare le proprie competenze e la propria creatività, e da un ufficio incentrato sulla continua sfida e innovazione, in grado di soddisfare gli standard di benessere.

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C’è, poi, una relazione tra densità all’interno dell’ambiente di lavoro e l’efficacia dei dipendenti: gli uffici più innovativi prevedono un’alta percentuale di spazi comuni con un layout open-plan e favoriscono una bassa densità attraverso un approccio agile e flessibile.
Un ambiente di lavoro ideale deve, così, essere composto da un giusto mix di ambienti collaborativi e di incontro, come le “aree in between” ed aree break, spazi dedicati al co-working o project rooms. Utile è anche la presenza di incubatori, spazi dedicati in cui dipendenti e talenti esterni possono sviluppare progetti personali utilizzando le infrastrutture, il supporto e i consigli dell’azienda.

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Tra i dati più interessanti prodotti è da sottolineare come quasi il 70% degli intervistati concordi sul fatto che la felicità sul lavoro sia l’ingrediente principale di una buona esperienza del luogo di lavoro e circa il 54% è favorevole all’idea di una figura professionale come un ’Responsabile della Felicità’ dedicato al benessere dei dipendenti. La metà circa degli intervistati ha dichiarato, inoltre, di essere attualmente soddisfatto dell’attuale ambiente lavorativo e aspira ad un ambiente dinamico, stile start-up, anche se prevale un atteggiamento ancora di incertezza riguardo all’accettazione del cambiamento: solo il 42% ha rivelato, infatti, di sentirsi pronto a trasferirsi dal proprio desk personale ad una situazione di ufficio open space o postazioni di lavoro fisse, per avere accesso a nuovi luoghi di lavoro innovativi.
Il design e l’immobiliare assumono, quindi, un cruciale valore educativo, strategico e operativo.
“In un mondo sempre più guidato da dati e innovazione digitale, il futuro del lavoro in realtà si basa più sulle persone di quanto si possa pensare”, ha dichiarato Neil Murray, CEO EMEA di Corporate Solutions presso JLL. “Le società non possono più solo focalizzarsi sul fornire luoghi di lavoro, ma devono creare spazi che consentano alle persone di realizzare le proprie ambizioni. Offrire ciò che le persone desiderano può generare cambiamenti vantaggiosi per le imprese.”
Testo di Gabriele Masi.

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Suonare il design: Sound and Matter Design (Holon, Israele).

“Il suono è uno dei più significativi materiali grezzi nella cassetta degli attrezzi di un designer”. Maya Dvash, Chief Curator del Design Museum di Holon (Israele), commenta così la recente apertura di Sound and Matter Design (29 Giugno – 28 Ottobre 2017) , un’esibizione capace di esplorare la relazione multidimensionale tra suono e design di oggetti e spazi, trasformando una costruzione iconica in uno strumento musicale.

Acustica e design, suono e arte: il Design Museum di Holon, insieme all’azienda di speaker e componenti acustiche Morel, ha trasformato il proprio edificio, progettato da Ron Arad, in un esperimento che analizza la relazione con cui le forme, gli ambienti e le esperienze quotidiane entrano in contatto e sono influenzati dal suono.

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L’edificio è trasformato in un vero e proprio strumento: all’arrivo al museo, l’installazione curata da Anat Safran e Lila Chitayat “The Sound of Architecture” utilizza 100 altoparlanti posizionati in punti diversi e la cassa di risonanza dei vuoti delle costole in acciaio corten per creare un’immersiva arena musicale, dove i visitatori diventano compositori.
All’interno del museo, le stesse designer hanno curato l’installazione interattiva “Sensing Sound”, una piattaforma aperta in cui brani sonori appositamente composti vengono tradotti in una rappresentazione visiva, influenzata dal movimento dei visitatori.
La galleria superiore, invece, ospita “Seeing Sound”, una storia dagli anni ‘60 ad oggi dell’evoluzione degli speaker e dei sistemi stereo, attraverso più di 50 oggetti divisi in tre categorie che testimoniano il passaggio dal design dell’oggetto al design della user experience: stazionario, mobile e interattivo.

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Il collegamento tra musica e il design è simboleggiato dalla mostra del designer di gioielli Dana Hakim Bercovich che utilizza, fondendole, le parti degli equipaggiamenti audio per creare oggetti che possono essere indossati, e dall’esibizione “Loops” nel Design Lab, che esemplifica il concetto di ripetizione attraverso oggetti che simboleggiano una serie di principi che legano il design all’acustica.

“Con questa esibizione vogliamo dare ai visitatori una vera esperienza dove si ritrovino ad ascoltare la voce stessa dell’architettura”, conclude Maya Dvash. “L’attenzione è su come ogni suono, ogni oggetto e ogni elemento possono essere giustapposti allo spazio. Gli oggetti musicali inclusi in questa esibizione, sono accompagnati da installazioni vuote, in cui non ce n’è alcuno, dimostrando come il design trascenda dall’aspetto puramento fisico per includere ciò che è apparentemente astratto.
Testo di Gabriele Masi.

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23 giugno: Take Your Dog To Work Day 2017.

Favoriscono la socializzazione, aumentano gli standard di work-life balance dei dipendenti, permettendo ai lavoratori di lavorare più a lungo e con un morale più alto: il Take Your Dog To Work Day 2017 del prossimo 23 giugno, riporta al centro il tema degli uffici dog-friendly e dei vantaggi ad essi connessi. Tra i sostenitori c’è Kurgo che ha progettato il suo workplace come un habitat creativo a misura di cane.

“Portare il cane in ufficio migliora la qualità di vita delle nostre persone anche sul lavoro, rendendo l’atmosfera più rilassata e aumentando l’interazione fra colleghi”. Le parole di Marco Travaglia, Regional Director Southern Europe di Purina, sono un esempio dell’esperienza che sempre più aziende nel mondo stanno vivendo e che viene celebrata nella giornata mondiale Take Your Pet to Work Day.
Nata nel 1999 dall’associazione Pet Sitters International, l’iniziativa è stata pensata allo scopo di incoraggiare i dipendenti di tutto il mondo a sperimentare la gioia di portare con sé al lavoro il proprio animale domestico.

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L’apertura delle porte degli uffici agli animali da compagnia è la testimonianza di come ormai gli spazi domestici e gli ambienti di lavoro si compenetrino sempre di più, arricchendo la sensazione di home feeling dei dipendenti e venendo incontro alle loro necessità di work-life balance.
Diverse ricerche condotte negli ultimi anni, tra cui l’ultima nel 2016 del Banfield Pet Hospital commissionate da Mars Petcare, hanno mostrato come la presenza di un animale domestico in ufficio abbia sui dipendenti effetti benefici sulla riduzione dello stress (85%), su una maggiore socializzazione (79%) e sulla diminuzione del senso di colpa nel lasciare il proprio animale a casa da solo (85%), aumentando nel contempo l’attività fisica durante la giornata e aumentando la produttività (67%).
Una questione di mentalità, che richiede anche un intervento adeguato di pianificazione.
Il programma ideato da Nestlé è un buon punto di riferimento per le aziende che vogliono muoversi in questa direzione.

PAW (Pets at Work) prevede un processo di selezione dei cani a cui è permesso stare in azienda, condotto da uno specialista attraverso questionari sulle abitudini comportamentali e osservazioni. Ad esso segue un periodo di prova di tre mesi, alla fine dei quali viene dato il definitivo lasciapassare. Inoltre il progetto è regolato da diverse precauzioni che l’azienda ha preso per evitare lamentele legate alla presenza dei “colleghi cinofili”:  ci sono spazi, come sale riunioni o aree di ristorazione, dove i cani non sono ammessi, per venire incontro anche a colleghi e visitatori non amanti degli animali e costanti controlli anti-pidocchi e anti-vermi, effettuati almeno ogni sei mesi da un veterinario fornito dall’azienda.
Durante la giornata, però, i dipendenti possono decidere se lasciare i propri cani nelle apposite dog-friendly rooms, lasciarli liberi in un piccolo giardino creato appositamente o tenerli al guinzaglio vicino alla loro scrivania, sdraiati comodamente su un cuscino.

Kurgo
Un altro esempio di successo è quello di Kurgo, azienda di prodotti per cani, che ha fatto della sua mission il modello per gli uffici di Salisbury, in Massachusetts (U.S.), creando un ideale ufficio pet-friendly, utilizzando legno e acciaio riciclato dai container usati per le spedizioni.
Per chi volesse aderire al Take Your Dog To Work Day 2017 queste sono i consigli della stessa Pet Sitters International per vivere al meglio la giornata:
1. Controllare in anticipo se in ufficio non ci siano persone allergiche, spaventate o infastidite dalla presenza di animali.
2. Rendere il proprio ambiente di lavoro “a prova di cucciolo”, eliminando piante velenose, fili e cavi elettrici pericolosi e assicurando in zone non raggiungibili possibili prodotti o materiali tossici.
3. Rendere il proprio animale presentabile, pulito e in ordine e considerare se i suoi normali comportamenti e il suo carattere si adattano in modo ottimale ad un ambiente nuovo e particolare come quello dell’ufficio.
4. Preparare una borsa completa di tutto ciò che può servire: dalla ciotola per l’acqua e per il cibo, al disinfettante all’occorrente per raccogliere eventuali bisogni.
5. Programmare in anticipo come affrontare eventuali imprevisti, in modo da non farsi trovare impreparati.
6. Evitare di forzare i colleghi ad interagire e ricordare loro cosa è permesso dare da mangiare e cosa no: cioccolato, caramelle o altri tipi di cibi possono essere molto dannosi.
Testo di Gabriele Masi.
In apertura una foto dalla gallery di Purina.

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L’iconica Nuvola Lavazza di Cino Zucchi.

Rivitalizzare un’area abbandonata in un isolato polifunzionale, dando identità ad un’azienda internazionale. Il progetto di Cino Zucchi, Nuvola di Lavazza, è uno spazio destinato ad essere il centro di un progetto più ampio, di un sistema capace di coinvolgere la città di Torino, basato sui principi dell’activity-based working e smart working, e su tecnologie e attrezzature in grado di favorire la connettività e l’interazione.

“La sede è la sintesi del modo in cui concepiamo un’impresa contemporanea. Non solo un trasferimento di scrivanie, ma un’accelerazione verso una dimensione ancora più integrata, più sfidante e più a misura di persona: un luogo di lavoro stimolante, confortevole, tecnologicamente all’avanguardia poiché pensato per lavorare tutti insieme e per  collegare sempre di più l’headquarter torinese con gli oltre 90 Paesi in cui l’azienda opera”. Giuseppe Lavazza, Vice Presidente Lavazza, presenta così i 18.500 metri quadrati del quartier generale a Torino che ospiterà oltre 600 dipendenti.

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L’architettura di Cino Zucchi si basa sul recupero di edifici di valore storico e architettonico in un’area industriale dismessa, realizzando edifici ad alte prestazioni energetico-ambientali, che seguono le indicazioni del protocollo internazionale LEED, con la candidatura alla certificazione LEED GOLD.
In un ottica etica e sostenibile è stato attuato anche il trasloco: parte degli arredi sono stati recuperati per ridurre l’impatto ambientale; oltre tremila pezzi sono stati regalati a vari enti e associazioni benefiche, scuole  ospedali, parrocchie esterni, per esempio la mensa aziendale della vecchia sede è stata donata al Cottolengo per supportare attività socio assistenziali.

La sede Lavazza fa parte del progetto più ampio del sistema Nuvola, aperto verso la città, che prevede l’inaugurazione, per i prossimi mesi, del Museo Lavazza e di uno spazio eventi in grado di accogliere fino a mille persone, oltre che un parcheggio pubblico, una piazza verde e un’area archeologica dedicata ad una basilica paleocristiana rinvenuta durante i lavori di scavo.

Spiega Cino Zucchi: “La rivoluzione informatica ha cambiato radicalmente i modi di lavorare e quindi anche l’organizzazione fisica degli uffici. Se un tempo la disposizione spaziale delle scrivanie era spesso una trasposizione nello spazio dell’organigramma aziendale, oggi i protocolli di organizzazione delle persone e delle relazioni tra le unità operative si è spostato nel campo informatico. Questo da una parte permette una maggiore flessibilità e libertà nelle postazioni, dall’altra crea nuove esigenze per la loro forma e tipologia. Lo spazio di lavoro deve avere ottime condizioni di illuminazione naturale e artificiale, buona acustica, grande flessibilità spaziale, e qualità delle finiture; tutte queste cose sono attributi dell’architettura, che CZA ha studiato con grande attenzione dal punto di vista delle dimensioni e della distribuzione, attributi cardine del “contenitore” dei nuovi ambienti di lavoro”.
Il progetto di interior design, curato da GTP, è stato frutto della collaborazione con le diverse aree dell’azienda, favorendo la ricerca di un nuovo approccio lavorativo.
“Compatibilmente con la forma iconica dell’edificio, per lo space planning degli open space, da noi definiti “evoluti”, che occupano circa il 90 % della superficie, ci siamo basati sui principi dell’activity-based working, attrezzati al massimo su identificazione degli utenti e tecnologie/attrezzature abilitatrici di connettività”, ha commentato Michele Aruanno di GTP.

“Questo open space evoluto si identifica non più con ambienti cellulari e grande distese ripetitive di scrivanie, ma con ambienti aperti e allo stesso tempo ben riconoscibili nella funzione d’uso, tutti dotati di opportune partizioni acustiche e ricarica devices wireless/usb. Inoltre sono presenti aree di supporto open per quick meeting e altre sale riunioni tecnologiche chiuse e più riservate per connettersi agevolmente anche con l’estero”.

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Le aree funzionali sono state co-progettate con i team di lavoro in un’ottica smart working con arredi innovativi per facilitare la condivisione e l’efficienza e per offrire comfort e benessereEstel, nel ruolo di contractor, ha fornito sia arredi di serie che attrezzature su disegno; l’interior design è completato dalle forniture di Arper, Sedus, Vitra, Artemide,mentre le pareti mobili su disegno sono di Tecno. La comunicazione grafica è stata affidata ad Underline, a cui si integrano le tecnologie digitali Samsung, Cisco e Acuson.

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Al centro del progetto, però, c’è soprattutto la riscoperta del valore della convivialità e della “pausa caffè”: interazione e la socializzaizone sono le parole chiave attorno a cui sono stati disegnati diversi ambienti come la palestra aziendale, l’area relax e Bistrot, uno spazio di ristorazione innovativo aperto anche alla città, progettato in collaborazione di Cino Zucchi Architetti e RGA e sviluppato in collaborazione con Slow Food.
“Come l’orario di lavoro oggi si estende spesso nella dimensione della vita privata, così quest’ultima tende sempre di più ad entrare nello spazio di lavoro. Molte decisioni cruciali oggi non si prendono nella sala riunioni, ma piuttosto al ristorante o nell’area break. Il classico “palazzo ad uffici” caricaturizzato decenni fa nel film “Playtime” di Jacques Tati si è oggi evoluto in un vero “ambiente comune” che comprende palestre, giardini, aree relax, ristoranti e bar.
La mensa Lavazza – progettata da CZA con la collaborazione di RGA per gli interni – è così diventata un Bistrot ospitato dall’edificio ristrutturato della ex centrale Enel dove si possono scegliere diversi tipi di cucine e di culture alimentari. Il senso di comfort dato dalle viste sul nuovo giardino e sulla città, dagli arredi di tono caldo e dalla luce che inonda gli ambienti dall’alto suggeriscono una vera evoluzione degli intervalli di lavoro” Conclude Cino Zucchi.

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L’apertura del Museo Lavazza, de La Centrale è previsto invece per il 2018: uno spazio per mostre, concerti, esposizioni, eventi che potrà accogliere fino a 1000 persone, e ospiterà al suo interno anche il ristorante gourmet Condividere by Lavazza studiato insieme a Ferran Adrià, con la scenografia disegnata da Dante Ferretti e la cucina di Federico Zanasi.
Testo di Gabriele Masi.

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I 10 trend chiave nel workplace.

Quali sono i trend chiave del mondo del lavoro? Sodexo ne ha individuati 10 attraverso un’indagine condotta assieme agli esperti di diverse università americane. Il Global Workplace Trends Report 2017 nasce per fornire un utile strumento di navigazione ai datori di lavoro in un contesto di continua evoluzione, verso un ambiente lavorativo dove la maggior qualità della vita si traduca in maggiore produttività e benessere sociale.

Non è sempre facile orientarsi in un mondo del lavoro che sta cambiando rapidamente, intercettando le evoluzioni più efficaci e applicandole nel miglior modo possibile. Sodexo, nel suo ruolo di osservatore privilegiato, ha condotto un’indagine insieme ad esperti di  della Columbia University, University of Granada, Harvard Center for Work e United Nations Foundation. Tra i 10 trend individuati che di seguito sintetizziamo, spicca l’importanza dell’ambiente di lavoro, del rapporto intergenerazionale, della sostenibilità, delle nuove tecnologie oltre alle imprescindibili flessibilità e agilità.

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1. Ridefinire l’esperienza sul luogo di lavoro
Tra le nuove modalità per affrontare le mutevoli esigenze dei lavoratori, il design thinking è diventato un imperativo strategico per le organizzazioni che vogliono mettere l’esperienza del personale al primo posto (79% dei dirigenti intervistati) valuta il design thinking come un elemento importante o molto importante. Tutti gli elementi presenti sul luogo di lavoro sono in continua trasformazione: l’ambiente fisico, le tecnologie, i servizi e persino gli ambienti di lavoro virtuali.

2. Crescita dei luoghi di lavoro trasversali.
Interazione è già una delle parole chiave del workplace contemporaneo volto a stimolare l’innovazione. Per i datori di lavoro non è sufficiente creare le condizioni per un’interazione casuale e sperare che l’innovazione si verifichi spontaneamente. Devono promuovere mentalità e competenze che rendono proficua l’impollinazione incrociata, come la curiosità verso idee nuove provenienti da altre persone, la capacità di ascolto per coglierle dall’esterno, il pensiero laterale per dilettarsi con queste idee e la convinzione che chiunque possa essere vettore di innovazione. 

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3. Un’organizzazione agile.
L’agilità è un presupposto fondamentale per l’innovazione e la creatività. In un recente studio Accenture, su 277 aziende, quelle con il più alto livello sia di stabilità dei fondamenti strutturali sia di velocità, avevano il 436% di probabilità in più di raggiungere performance finanziarie molto sopra la media, rispetto a quelle cui entrambe queste caratteristiche mancano.

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 4. Apprendimento intergenerazionale.
Entro il 2030 è previsto un aumento della percentuale di persone con un’età superiore ai 60 anni, fino al 16,5% . Se oggi le regole dell’apprendimento sul lavoro sfidano la credenza per cui le persone più anziane insegnano e quelle più giovani imparano, segnando la fine del mentoring top-down, nel futuro ci si focalizzerà maggiormente su un apprendimento intergenerazionale, che garantirà una  maggiore produttività e competitività. 

5. Sbloccare il potenziale talento dei millennials.
I millennials rappresenteranno la più larga fetta del mercato del lavoro: si stima che entro il 2025 costituiranno il 75% della forza lavoro mondiale. Quando nel 2014 i millennials e la Generazione Z sono stati intervistati in 10 mercati globali, entrambe le generazioni hanno scelto la copertura sanitaria quale benefit più importante, mentre nel 2016 l’item più indicato è stato la flessibilità sul lavoro. Le grandi imprese sono chiamate ad offrire ai millennials la stessa libertà, flessibilità e mobilità che questi ambiscono dalle start up, cercando di stimolare l’intraprendenza (positivo per l’azienda) e un maggiore senso di libertà (positivo per il collaboratore). 

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6. Benessere 3.0.
In un mondo dove i confini tra vita privata e lavoro stanno diventando sempre più labili, i lavoratori di oggi sono alla ricerca di una nuova proposta di valore per il dipendente che preveda una maggiore attenzione verso gli aspetti di salute e benessere. Nel futuro le organizzazioni compiranno un passo ulteriore sforzandosi di rendere i luoghi di lavoro delle “destinazioni” sane per i propri dipendenti, sviluppando programmi olistici, personalizzati e focalizzati sul lavoratore.

7. Personal Branding.
I messaggi sul brand sono condivisi 24 volte più spesso se a diffonderli sono i lavoratori piuttosto che l’azienda. Cavalcando l’importanza sempre crescente dei social network, brand personale e brand aziendale, prima completamente separati, tenendo conto del valore degli influenzatori presenti nella loro forza lavoro. 

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8. Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Lo sviluppo sostenibile e l’integrazione tra bilancio sostenibile e bilancio finanziario diventano responsabilità di ogni impresa, socialmente responsabile per la salvaguardia del pianeta. Inoltre una nuova cultura basata sulla soddisfazione e la collaborazione sul luogo di lavoro porrà le basi per un domani meno individualista.

9. Lavoratori senza confini.
Il compito delle aziende è quello di modellare un mercato lavoro qualificato, occupato ed impegnato, attraverso l’inclusione di lavoratori da tutto il mondo. Le aziende che compiono sforzi effettivi per promuovere un senso di appartenenza e una cultura di inclusione fra i propri dipendenti, includendo anche i migranti, saranno meglio preparate per colmare la carenza di talenti e agevolare la facilità di spostamento tra diversi paesi e luoghi.

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10. Nuove generazioni della robotica.
I luoghi di lavoro, alla ricerca di una maggiore efficienza e produttività stanno diventando luoghi sempre più automatizzati, una tendenza a volte vista con preoccupazione da parte dei lavoratori, perché questa scelta può significare una  fuoriuscita dal mercato del lavoro. Le aziende sono chiamate ad aiutare i propri collaboratori umani ad accettare i colleghi robot, formando e riqualificando le proprie risorse umane per aiutare i lavoratori ad assumere nuovi e differenti ruoli.
Testo di Gabriele Masi.

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Un edificio per una città sostenibile: uffici UnipolSai.

Un’architettura green e sostenibile a tutto tondo. L’innovazione tecnica e impiantistica è la caratteristica principale della futura sede operativa UnipolSai a Milano, disegnata da Progetto CMR. Presentato nel Padiglione Italia del Mipim di Cannes, l’intervento architettonico utilizza tra le altre soluzioni, il rivestimento delle superfici esterne in biossido di titanio, tecnologia che permette lo scioglimento degli agenti inquinanti, creando, insieme alle aree verdi, una zona di città più salubre.

Il progetto di riqualificazione sull’edificio dell’area De Castilia a Milano, noto come “Il Rasoio” e futura sede UnipolSai, non mira soltanto a rivoluzionare gli aspetti puramente estetici dell’edificio, ma a incrementarne l’efficienza, la funzionalità e le prestazioni energetiche. Progetto CMR ha scelto per i due corpi di fabbrica di 15 e 53 metri di altezza, disposti a formare un angolo di 45°, una facciata dinamica, dove il vuoto del vetro si alterna al pieno dei rivestimenti delle connessioni verticali.
La facciata sud, studiata per ottimizzare l’irraggiamento diretto e aumentare la luce diffusa negli spazi interni, presenta anche degli elementi metallici diagonali sostenuti da un telaio di alluminio che permette di posizionare il vetro temperato in diverse inclinazioni, permettendo alla luce di riflettersi in modo sempre diverso durante l’intera giornata.

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L’innovazione tecnica, però, non si ferma alla facciata, che costituisce anche un supporto per la produzione di energia elettrica grazie alla presenza di un film di silicio ad alte prestazioni all’interno delle lastre maggiormente esposte verso l’alto, in grado di produrre l’energia che l’edificio ha bisogno: il progetto prevede anche la realizzazione di impianti di ultima generazione in grado di sfruttare altre fonti rinnovabili al fine di ottenere un edificio a bassissimo impatto ambientale e che sappia creare anche un ambiente di lavoro e una città più salubre. Tutte le pareti esposte, infatti, sono state trattate con biossido di titanio, che tramite un processo catalitico permette lo “scioglimento” degli agenti inquinanti. Dai calcoli effettuati dall’Università degli Studi di Milano questa soluzione, insieme alle aree verdi previste dal progetto porterà ad una riduzione fino al 50% dell’inquinamento nella zona.

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Come ha affermato Massimo Roj, architetto e AD di Progetto CMR, il progetto degli uffici UnipolSai ha “l’obiettivo di contribuire al rinnovamento della città di Milano, realizzando un edificio ad alte prestazioni confermando che l’approccio sostenibile è oggi l’unica strada possibile per il futuro delle nostre città“.
Testo di Gabriele Masi.

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Hoofddorp, 19th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

Le sonorità dello Smart Working.

Esplorare il suono nel luogo di lavoro in tutte le sue molteplici dimensioni e sfaccettature: dopo la sede italiana, anche gli uffici di Plantronics a Hoofddorp in Olanda testimoniano la mission dell’azienda, sperimentando nello spazio l’interazione tra l’acustica, la sostenibilità, le nuove soluzioni tecnologiche e di design nel contesto lavorativo.

“Plantronics ha dedicato anni di ricerca e coinvolto esperti per risolvere alcuni tra i più impegnativi problemi di comunicazione e di acustica. Dal 2012 abbiamo dedicato sempre più tempo esplorando l’approccio allo Smart Working. Questo ufficio è stata un’opportunità per far vivere la nostra visione del moderno ambiente di lavoro”. Con queste parole Joe Burton, presidente e chief executive officer di Plantronics, ha presentato i nuovi uffici dell’azienda in Olanda, nel parco innovativo 20|20 di Hoofddorp.

Hoofddorp, 19th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

In primo piano nel progetto spicca la gestione dell’acustica, nella creazione di una “sinfonia di strati sonori” che permette di gestire il rumore di diverse attività che si svolgono contemporaneamente, senza alcun disturbo: dal meeting, alle videoconferenze, alle attività singole che richiedono concentrazione fino alla musica degli strumenti messi a disposizione dei dipendenti nell’area break.
Lo spazio è stato disegnato da William McDonough + Partners, N30, e Gensler, che ha curato la realizzazione di uno spazio espositivo ed esperienziale dove mettere in mostra le innovazioni tecnologiche dell’azienda, attraverso tavoli sonori interattivi e spazi che mostrano l’impatto del suono sulle persone nella vita quotidiana e il processo di ricerca che sta alla base della tecnologia aziendale.

Il progetto è, però, in toto un esempio di applicazione della tecnologia Plantronics, dal management acustico attivo alle cuffie che permettono agli impiegati di lavorare ovunque. Inoltre vengono anche utilizzati elementi naturali, come il suono dell’acqua tre piccole cascate e un piccolo ruscello, che le ricerche dell’azienda hanno dimostrato essere un elemento ideale per gli open space, in grado di ridurre drasticamente la percezione del rumore di fondo e le distrazioni.

Hoofddorp, 21th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

L’edificio, come tutto il parco 20|20 è stato costruito con un approccio di design “Cradle-to-Cradle” che permette alle strutture, costruite con materiale interamente riciclabile, di essere disassemblate. L’attenzione alla sostenibilità è testimoniata dal livello Eccellente della certificazione BREEAM, raggiunta anche attraverso l’utilizzo di pannelli solari, in grado di produrre almeno un quarto della necessità energetica dell’edificio, di un efficiente sistema di riciclo dell’acqua e, nel design, nell’utilizzo di tappeti ricavati da reti da pesca riciclate.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Mats van Soolingen.

 

Li-Fi-Artemide-wow-wegmagazine

La luce diventa protagonista della rivoluzione IoT.

Una luce umana e responsabile, capace diinteragire con la componente umana e con la tecnologia, ricevendo e trasmettendo dati. A Euroluce 2017 il tema della luce è apparso aprirsi verso un orizzonte molto più ampio rispetto a ciò a cui siamo abituati. I punti luce non sono più solo lampade, ma fonti e centri di interazione IoT, sensori e software. I prodotti presentati da Artemide sono un chiaro esempio di questi trend e delle possibilità che si aprono nel design dell’illuminazione.

Nonostante un diffuso senso di ritorno nostalgico alle forme degli anni ’50 e ’60, Euroluce 2017 ha saputo anche attraverso alcuni padiglioni guardare al futuro, proponendo un ruolo centrale della luce nell’era dell’IoT. I punti luce sono apparsi così in evoluzione verso una ricerca di un dialogo constante non univoco tra l’apparecchio e l’ambiente, ma anche tra l’apparecchio e l’infrastruttura IoT, verso una totale integrazione coi dispositivi che forniscono altri servizi come la gestione del riscaldamento e della regolazione di umidità.

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La “lampada” assume così una funzione diversa, che va oltre, diventando sensore in grado di interagire con l’ambiente circostante.
A questo proposito è stato interessante seguire l’evoluzione della ricerca sulla tecnologia Li-Fi, nello stand di Artemide, nel progetto Li-Fi: Light as Quanta. Il sistema si basa su una rete “optical wireless” che funziona a impulsi luminosi, invece che a onde radio, permettendo un controllo di diffusione nell’ambiente, limitato al cono di luce di emissione, fornendo alla connessione e all’utente una maggiore sicurezza e migliori performance. La luce visibile viene qui sfruttata per la trasmissione di dati, creando con gli stessi LED normalmente utilizzati una infrastruttura capace di gestire anche l’informazione senza alterare in alcun modo le performance o le proprietà ottiche del punto luce. Una soluzione che permette di pensare ad un nuovo ruolo centrale della luce in progetti intelligenti che necessitano di gestire un’ampia mole di dati in termini di trasmissione digitale.
Al centro di questa evoluzione permane un trend che unifica oggi tutti i campi del design per ufficio: la creazione di un ambiente che metta al primo posto le esigenze fisiologiche e mentali di chi lo abita. La luce in un certo senso diventa come gli arredi, alla ricerca di flessibilità ed ergonomia. 

Artemide App- IoT-wow-webmagazine

Artemide ha sintetizzato questo concetto in una serie di prodotti che si richiamano al progetto “The Human light”. Pur mantenendo un design elegante e riconoscibile, la tecnologia diventa qui la parte preponderante: Target Point, Artemide App o LOT Software sono tutti sistemi basati sulla possibilità di regolare finemente la presenza della luce nello spazio secondo le varie fasi naturali della giornata e le esigenze personali, creando diversi e complessi scenari luminosi in cui l’intensità dell’emissione, l’apertura del fascio, movimento, velocità e complessità vengono regolati in maniera sempre più facile attraverso applicazioni intuitive e compatibili con normali smartphone.
Testo di Gabriele Masi.

1, Yang IoT, Carlotta de Bevilacqua, Artemide, 2017. Scegliere scenari che seguono la vita quotidiana e le esigenze di chi le utilizza. Con un sistema di dialogo bidirezionale e di controllo sparato delle tre sorgenti luminose, Yang permette di creare diversi scenari, sfruttando la tecnologia LED.
2, A24, Carlotta de Bevilacqua, Artemide, 2017. A24 è costituito da un unico profilo spesso 24 mm che può essere installato a incasso, sul soffitto o a sospensione. Una piattaforma di supporto flessibile, aperta ad accogliere diversi prodotti, per disegnare in in modo personalizzato la luce nello spazio.
3-4, LoT-LoT software, Tapio Rosenius, Artemide 2016-2017. Basata sul concetto di interaction design, LoT il primo software Artemide che permette, attraverso un approccio grafico, di modificare in tempo reale gli scenari di luce dell’ambiente.

LoT software-Artemide-wow-webmagazine