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#99domandeWOW: opinion poll sul Workplace e i nuovi Ways of Working.

WOW! propone uno strumento inconsueto per identificare il sentiment, i dubbi, le opinioni e i quesiti sul tema del workplace e delle nuove modalità lavorative.
Un opinion poll attivato tramite i canali social che darà vita a un workshop in occasione dell’evento “5 anni di WOW!” il prossimo 21 marzo a Milano.
Insieme ad alcuni esperti discuteremo le opinioni ricevute e cercheremo possibili risposte.
Ora ci serve il tuo contributo: condividi la tua domanda sulle pagine FB, LinkedIn, Twitter di WOW! oppure invia la tua domanda via email.

Imitando il format della mostra “999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo” in corso alla Triennale, insieme al curatore Stefano Mirti lanciamo attraverso i canali social di WOW! l’opinion poli intitolato

#99 domandeWOW: quesiti sul Workplace e i nuovi Ways Of Working.
Qualificati professionisti in diverse discipline, tra i quali ovviamente anche Stefano Mirti, saranno presenti in occasione dell’evento per festeggiare il 5°anniversrio di WOW! dove è previsto un workshop per condividere e discutere le opinioni e i quesiti dei follower e, forse, trovare insieme delle risposte.

A formulare le prime due domande sono proprio Stefano Mirti e Raffaella Mangiarotti, che incontriamo alla Triennale di Milano all’interno dell’Undecided Space arredato da Manerba:

“Perché non si dorme in ufficio?” chiede Mirti.

“Può l’ufficio essere più bello e confortevole di casa tua?” è il quesito di Mangiarotti.
Si apre così il workshop in progress dedicato ai nuovi modi di vivere l’ambiente di lavoro.

Partecipa anche tu e condividi con il WOW! Network i tuoi interrogativi, usando l’hashtag #99domandeWOW.
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BNL/BNP Paribas: due edifici, due città, un unico approccio di space management.

Si è molto parlato delle due sedi di BNL/BNP Paribas che, a Roma/Tiburtina e a Milano/Diamante, ospitano complessivamente circa 5500 postazioni; due edifici iconici, rappresentazione di una visione di cambiamento, di un’architettura incentrata sulla sostenibilità e sulla riqualificazione urbana.
Ma è interessante soffermarsi anche sul cambiamento che ha interessato la cultura organizzativa di BNL e che, al contrario di quanto solitamente succede, ha preso il via proprio dall’organizzazione spaziale.
Volano del change management è stato lo space management, come ci spiega in questa intervista l’architetto Paolo Mantero che ha progettato gli interni di entrambe le sedi.

Si è trattato di un progetto complesso che ha richiesto analisi accurate e anni di lavoro con test effettuati sul campo per verificare la validità dei diversi work-setting. Un progetto in progress che nella sua evoluzione ha portato non solo a scelte organizzative e di layout non previste nel briefing iniziale, ma a una vera e propria trasformazione culturale.
“Prima di indire il concorso e avviare il progetto vero e proprio di space planning e interior design, BNL affidò a DEGW un’analisi preliminare sull’utilizzo degli spazi. Questa survey ha fornito parametri importanti: dai dati emersi risultava infatti che circa il 50 % delle postazioni di lavoro risultavano inutilizzate nell’arco della giornata -spiega l’arch Mantero – Questa verifica ha dato il via a un piano di comunicazione mirato e all’attivazione di un processo di change management”.
Il segnale di cambiamento più evidente per quanto concerne l’organizzazione spaziale è stato il passaggio da uffici chiusi a zone operative in open space.

Partendo da questa riorganizzazione, il processo di cambiamento si sviluppa in una seconda fase ovvero nel passaggio da postazione assegnata per ogni dipendente a postazione condivisa.
“Parallelamente al progetto di interiors, abbiamo allestito un’area-campione di 2000 mq arredata con diversi work-setting che per due anni sono stati testati a rotazione dai vari dipartimenti. -continua Mantero- Alla fine di questa sperimentazione, BNL ha deciso quali worksetting adottare e contemporaneamente maturato l’idea di assegnare una percentuale del 10% al desk sharing, considerando anche che il processo di informatizzazione non è totale e gran parte dei documenti è ancora su supporto cartaceo”.
Questo passaggio è stato epocale, non tanto per la percentuale di sharing del 10% che può sembrare poco significativa, quanto per avere introdotto una nuova cultura aziendale, quella della condivisione e della conseguente organizzazione spaziale sul concetto di activity based office.

Le tipologie di Work-setting.

Sono state identificate 4 gruppi di tipologie in base alla funzione:
lavoro individuale,
lavoro di gruppo,
aree accessorie di servizio,
aree relax e interazione.

Ciascuna tipologia è stata declinata in varie configurazioni; a questi work-setting funzionali sono stati aggiunti e distribuiti su ciascun piano i cosiddetti “Third-Space” che sono stati razionalizzati integrando i concetti di in-between e che rientrano a pieno titolo nelle aree aree relax e interazione.
I Third-space sono adiacenti ai luoghi con maggiore potere gravitazionale – quindi coffee corner, bar e ristorante- queste aree “promiscue” cambiano funzione in base alle ore della giornata (all’ora di colazione sono un’estensione del bar e in altri orari diventano aree di riunione informale) e si diradano gradualmente avvicinandosi alle aree operative vere e proprie.
I work setting per il lavoro individuale prevedono varie postazioni individuali per i dirigenti, ma anche touch-down, phone booth, bench di diverse dimensioni, hi room, e chat sofa.
Il lavoro di gruppo prevede sale meeting di varie grandezze, training room e videoconferenze.
Le aree di servizio includono archivi, lockers personali, copy area, ecc.
Rientrano delle aree per il relax e l’interazione il coffee corner, l’hub tecnologicamente potenziato, e l’area chill-out di “decompressione“.
Questo diverso uso dello spazio e questi work setting sono stati adottati a livello di gruppo e gestiti secondo format e criteri di policy aziendale; sia nell’edificio di Tiburtina che centralizza tutte le sedi in precedenza distribuite su Roma, sia a Milano dove sono ospitate dieci diverse società del Gruppo BNL/BNP Paribas oltre a diverse agenzie e filiali.

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L’interior design di BNL Roma Tiburtina.

L’edificio di 75.000 mq, che può ospitare fino a 4000 persone, è stato progettato dall’ex 5+1 AA (Alfonso Femia, Gianluca Peluffo e Simonetta Cenci, ora separati) e realizzato da Bnp Paribas Real Estate; ha un assetto fortemente orizzontale ed è il cuore del processo di riqualificazione dell’area adiacente alla stazione ferroviaria dell’alta velocità; asimmetrica e decostruttivista, con le sue forme spigolose, corrisponde all’immaginario del moderno building per uffici; ha superfici specchianti e semi-trasparenti con un forte potere evocativo. Il progetto di interior tuttavia supera l’edonismo e diventa strumento di comunicazione “ Pone al centro la “Cultura” come valore aggiunto e fattore di crescita e di cambiamento, unico “interesse bancario” che può crescere all’infinito generando profitto -commenta Mantero- Un progetto che sottolinea l’importanza che il Sapere ha per BNL e che offre servizi e soluzioni in cui il bene comune e quello individuale si coniugano per raggiungere gli obiettivi aziendali”.
Tra gli obiettivi, la sostenibilità è al primo posto, l’edificio è infatti certificato LEED gold sia nella categoria “Shell & Core”, sia nella categoria “Commercial Interiors”.
“Il progetto è ispirato a sobrietà e razionalità, caratteristiche proprie del marchio BNL e persegue, anche nel disegno degli interni, la sostenibilità dell’intero progetto attraverso l’utilizzo di risorse e materiali rinnovabili ed ecocompatibili”, spiega Mantero.

 

La hall di ingresso.

In corrispondenza del doppio volume centrale, la scultoria reception (realizzata da Mascagni in acciaio, su disegno) funge da fulcro dello spazio che, attraverso la gallery interamente rivestita con doghe in legno, conduce all’auditorium, agli uffici ai piani superiori e a un’agenzia aperta al pubblico realizzata sviluppando il format concepito da Crea International (Il Prisma Group)che integra i concetti di agenzia diffusa.

Gli open space.

Le piacevoli e luminose aree operative sono progettate tenendo il comfort ambientale e il benessere delle persone come priorità: illuminazione e acustica soprattutto, ma anche il comfort percettivo generato dal raffinato accostamento di materiali, colori e texture differenziati.
E’ un paesaggio vario e movimentato che rifiuta la piatta ortogonalità dei tradizionali open space. Protagonisti di questa fluidità sono gli asimmetrici mobili contenitori per l’archivio cartaceo che fungono anche da divisori delle diverse zone. Icona del progetto e realizzati da Estel su disegno, i contenitori -in tre diverse tipologie- sono inseriti all’interno di una scocca irregolare dalle sagome tondeggianti e creano nell’ambiente un interessate gioco fatto di ritmi diversi.

 

Le linee curve tornano anche nei piani delle scrivanie, singole o bench, con gambe in legno anche queste realizzate su disegno da Estel.
Lungo i percorsi sono distribuite le sale riunione di varie dimensione, delimitate da pareti divisorie (AllinOne Mascagni) in vetro verso l’open space e con pannelli microforati fonoassorbenti e con lavagne scrivibili sugli altri lati.
Fonoassorbenza e fonoisolamento sono stati entrambi applicati per garantire i corretti parametri di comfort acustico.

 

Distribuite all’interno dell’open space troviamo le zone ibride del Third Space, identificate anche cromaticamente e capaci di rispondere a esigenze di incontro e di attività che cambiano nel corso della giornata.

Illuminazione

Uno studio accurato è stato dedicato all’illuminotecnica, in collaborazione con Jacopo Acciaro; un nuovo concetto di illuminazione che ha generato nuovi corpi illuminanti dal design sottile e aereo (realizzati su disegno da Artemide) che forniscono luce diretta e indiretta con una particolare ottica che garantisce 300 lux e, in corrispondenza della postazione di lavoro, integrano una task light che si accende con un pulsante a sfioro e si spegne automaticamente grazie a un rilevatore di presenza.
“Grazie al notevolissimo contenimento dei consumi energetici e all’alto parametro di confort raggiunto, questa soluzione ha consentito di guadagnare ben 5 punti ai fini della certificazione Leed Gold” sottolinea Mantero.

 

Spazi collettivi.

Concepita come una “micro-città” la sede BNL, ospita anche una grande caffetteria, un ampio ristorante e l’asilo, oltre all’auditorium e all’agenzia collocati al piano terra.
Anche questi spazi collettivi sono caratterizzati dalla cura nel design e dall’attenzione al comfort ambientale.

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L’interior design di Milano Diamond Tower.

Posizione strategica quella del Diamante, a est della fotogenica area di Porta Nuova, uno degli esempi più riusciti di riqualificazione urbana
Progettato da Kohn Pedersen Fox e realizzato da Hines, misura circa 40.000 mq di superficie e 140 metri di altezza e da qualsiasi piano vanta una vista spettacolare.
Per questa sede lo Studio Mantero ha curato anche lo space planning oltre che l’interior design, trasferendo e adattando le logiche spaziali, le tipologie di work setting e le soluzioni progettuali adottate con successo a Roma.

 

Anche in questo caso l’edificio ospita un’innovativa agenzia bancaria articolata su due livelli. Il Ristorante / Bar / Third space al 15° piano affacciato sullo skyline della “Milano che cresce è servito da una cucina che può fornire fino a 2000 pasti al giorno coniuga le aree relax e per gli incontri informali con i servizi tipici di caffetteria e ristorazione.

 

L’ultimo prestigioso piano, il 27°, è dedicato a funzioni di Foresteria e Client Area.
L’interior design, a Milano come a Roma, punta all’impiego di risorse rinnovabili e materiali eco-compatibili.
Il design sobrio e razionale che identifica il marchio BNL, anche nella sede meneghina non rinuncia a coraggiosi e vivaci accostamenti cromatici e materici.

 

Testo di Renata Sias
Foto interiors di Beppe Raso

I commenti di alcuni tra i principali fornitori.

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Nicola Gigli, Direttore Vendite Mascagni.

“Il progetto BNL ha impegnato Mascagni in sviluppo e nuovi prodotti, agendo come volano sulle attività di progettazione, accompagnando l’azienda nella risoluzione delle necessità dell’arch. Mantero e nel concretizzare le sue idee. Il percorso di realizzazione è iniziato con una gara di appalto, alla quale Mascagni ha risposto con la sua parete ALLinONE in vetro con profili di alluminio brillantati, corredata di pannelli metallici micro forati fonoassorbenti in CL 0, pannelli melaminici in CL 1 e in legno impiallacciato.
Specificamente per il progetto BNL, Mascagni ha sviluppato le porte scorrevoli interne al profilo di alluminio di 6 cm con meccanismo di chiusura ammortizzata. Le aree meeting informali nella Diamond Tower sono state arredate con le isole acustiche di TrèS in tessuto, nella caratteristica colorazione verde di BNL. Una sfida ulteriore è stata colta quando il progetto della reception di Roma, in acciaio, ha impegnato l’ufficio ricerca e sviluppo e il reparto prototipazione interno per la creazione del “sasso” su misura e a disegno  della reception, fino a realizzare un vero pezzo d’arte dall’indubbio appeal.”

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Alberto Stella, presidente di Estel Group.

“I prodotti della gamma Smart Office di Estel, in alcuni casi customizzati, si sono rivelati ideali per la realizzazione di spazi di lavoro aperti e flessibili grazie alle spiccate caratteristiche tecniche, morfologiche ed estetiche.
Il risultato è un ambiente in cui la funzionalità e la predisposizione all’integrazione tecnologica (scrivanie elettrificate con passaggio cavi invisibile, charge point USB…) sono uniti a spazi dedicati allo sviluppo di rapporti interpersonali e conviviali.
La realizzazione di un’area COffice-caffetteria e di svariati spazi destinati al comfort&relax certificano l’ormai diffusa tendenza da parte delle grandi aziende ad investire nella work life balance dei propri dipendenti”. 

Credits BNL Roma Tiburtina

Concept e Interior Design: Paolo Mantero con NEXT Urban Solutions
Progetto Architettonico: 5+1AA
Space Planning: DEGW
Engineering e Construction Management: Starching
Consulenti:
Acusticastudio (acustica)
Jacopo Acciaro/Voltaire Design (illuminotecnica)
CM Srl (audio/video)

Credits BNL Milano Diamond Tower

Concept, Interior Design e Space Planning: Paolo Mantero con NEXT Urban Solutions
Progetto Architettonico: Kohn Pedersen Fox Associati
Engineering e Construction Management: Proger

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Internazionalizzare e fare sistema: queste le priorità del settore ufficio.

Lo scorso settembre, Gianfranco Marinelli è stato eletto all’unanimità Presidente di Assufficio (Associazione Italiana dei Produttori di Arredi per Ufficio e Comunità) dal Consiglio Direttivo.
Laureato alla Bocconi, Marinelli ha una conoscenze profonda del settore ufficio grazie al ruolo di direttore generale che per molti anni ha coperto in Unifor, azienda del Gruppo Molteni.
In occasione della sua elezione ha dichiarato “Sia compito e responsabilità dell’Associazione dare una nuova spinta e una nuova linfa al settore”.
Incontriamo il settimo presidente di Assufficio che in questa intervista esprime il suo punto di vista sul Mercato Ufficio e sulle strategie dell’associazione.

Quale pensa siano i suoi compiti principali in qualità di presidente di Assufficio?

Durante il primo consiglio direttivo ho indicato dei punti che credo debbano essere oggetto di approfondimento e per la cui realizzazione serve la spinta del presidente, ma anche la partecipazione e collaborazione di tutte le aziende associate.
Innanzitutto per l’associazione e per la sua sostenibilità è fondamentale ampliare il numero degli associati.
Tra i punti da affrontare avevo incluso anche l’importanza del Salone Ufficio 2019 e la necessità di dare un nostro contributo come associazione.
Vedo anche la necessità di dare una spinta all’internazionalizzazione che oggi e limitata solo alle principali aziende italiane del settore, mentre spesso le piccole aziende non ne hanno la forza.
Il tema è complesso ma bisogna iniziare a prendere in considerazione oltre a Orgatec anche altre fiere in altri Paesi ai quali si può accedere.
Altro aspetto importante che credo di dovere affrontare come presidente è l’urgenza di riprenderci un po’ della marginalità che, come settore, abbiamo perso.
Sull’esempio di quanto già fu promosso in passato, intendo proporre una sorta di decalogo etico che in fase di offerta impegni le aziende a chiedere al cliente il recupero di una serie di costi di logistica che oggi non possono più essere assorbiti nei prezzi di offerta: per esempio trasporto, montaggio, tiro al piano, certificazioni che vengono richieste, eventuale ritiro dell’usato. Servizi che potevano essere  forniti gratuitamente quando il mercato non chiedeva gli sconti ai quali siamo oggi costretti, ma che in questa situazione economica vanno a intaccare il margine industriale.
Vorrei anche che venisse aggiornato il contratto-tipo di fornitura a disposizione delle aziende associate; ne sono stato promotore perché ritengo che in qualsiasi trattativa, il fornitore sia avvantaggiato se può fornire un suo contratto; anche se ci saranno modifiche da apportare, l’azienda sarà agevolata  perché spesso i clienti impongono un loro contratto e diventa difficile aprire un contraddittorio per modificare clausole che a volte possono essere vessatorie.
Infine, nella mia posizione di neutralità, vorrei sollecitare una nostra “apertura mentale” invitando alle nostre riunioni un paio di volte all’anno esperti che parlino di economia in generale, di sviluppo tecnologico o di argomenti più specifici che vadano oltre gli aspetti che quotidianamente dobbiamo affrontare.
Una sfida che tutti dobbiamo porci è per esempio se esistono modalità alternative alla pura acquisizione di un’azienda da parte di un’altra, per esempio formule di collaborazione anche commerciale, per uscire dalla situazione di nanismo nella quale si trovano le aziende produttrici del settore ufficio.
Altra sfida che deve essere attuata è quella di “fare sistema” attraverso azioni concrete e declinata in vari ambiti.
Per esempio per Orgatec 2020 le aziende italiane si potrebbero presentare insieme chiedendo all’organizzazione un intero padiglione che possa esporre il valore del made in Italy come patrimonio comune.
Questi ritengo siano i compiti della cui soluzione vorrei essere promotore.

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Quali sono le sue impressioni sul mercato nazionale e quali le principali problematiche in Italia ed europeo dell’ultimo anno? Dal report FEMB quali dati emergono nel resto d’Europa?

Il settore ufficio è da anni sotto pressione; dal 2007 tutte le aziende – sia che operino sul mercato interno sia all’estero- hanno subito una forte riduzione della capacità di affari e una compressione sui margini operativi.
Le ragioni? L’ufficio è cambiato; qualcuno sostiene che il mobile per ufficio non serva più, ma io non condivido questa teoria. Credo che le aziende debbano, non solo adeguarsi ai trend attuali, ma anche prevedere le nuove necessità. Lo scenario attuale dimostra che a fronte di un calo del numero di scrivanie, aumentano altre tipologie di arredo per are colloquiali. Certamente l’ufficio non è più fatto solo di scrivanie.
La situazione non è molto diversa nel resto d’Europa, come è emerso dall’ultima riunione FEMB (Federazione Europea dei Produttori di Arredi per Ufficio) a Vienna , alla quale Assufficio ha preso parte.
Ad eccezione dei rappresentanti di Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria che si sono espressi in termini positivi, tutti gli altri hanno evidenziato le difficoltà che derivano dalla compressione dei prezzi e dalla frammentazione della domanda che obbliga le aziende a essere artigiani anziché imprese.
In teoria questa richiesta del mercato potrebbe portare vantaggi all’Italia, ma in realtà questa frammentazione ha un costo che il mercato non vuole pagare. Il mercato pretende prodotti personalizzati, ma pretende di pagare lo stesso prezzo del prodotto seriale realizzato in migliaia di pezzi.

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Quanto pesano gli acquisti della PA in termini di fatturato e quante aziende coinvolgono in Italia?

La Pubblica Amministrazione rappresenta l’acquirente principale in Italia; CONSIP indice con frequenza biennale gare che arrivano a 40 o 50 milioni di euro.
Finora però solo poche aziende hanno partecipato perché il livello qualitativo del prodotto e il prezzo suggerito erano talmente bassi da non risultare interessanti per la maggior parte delle aziende.
Le cose però sono cambiate e stanno cambiando; grazie alla spinta della Commissione Tecnica dell’ Associazione che da anni dialoga con Consip, il livello qualitativo di riferimento si è alzato e conseguentemente anche i prezzi.
Il colloquio tra Assufficio e Consip è divenuto continuo e costante e, insieme, a dicembre si è convenuto di trovare soluzioni adeguate per evitare, come è accaduto in passato, che le gare andassero deserte a causa della complessità e della difficoltà di rispondere a tutte le normative indicate.
Come primo passo si rende indispensabile redigere capitolati ai quali le aziende associate possano rispondere. Questo è il nostro compito per permettere al maggior numero di aziende associate di partecipare, ma porta vantaggi anche all’ente appaltante perché la maggiore offerta si traduce inevitabilmente in prezzi più competitivi.
Ho potuto verificare la massima apertura e disponibilità da parte di Consip e anche del Ministero dell’Ambiente, come ha anche dimostrato la partecipazione del dr Sergio Saporetti (Direzione Clima e Certificazione Ambientale) al seminario “I CAM cambiano le regole?” che Assufficio ha organizzato sul tema dell’applicazione dei CAM (Criteri Minimi Ambientali) per gli acquisti della PA.

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Il prossimo Salone Ufficio 2019 si avvicina…cosa si può anticipare?

Da qualche mese stiamo lavorando su questo tema, Assufficio ha creato al suo interno un’apposita commissione con l’intento di raccogliere visioni e idee da parte delle aziende associate.
Quello che posso anticipare è che abbiamo individuato alcuni filoni tematici che si fondano sui concetti di tecnologie e approccio antropologico al workplace e stiamo discutendo con le strutture preposte del Salone del Mobile per individuare il “regista” che potrà concretizzare questi concetti.

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L’importanza del clima aziendale: non solo survey annuali.

Il prossimo 2 marzo si svolgerà a Milano la premiazione dei Best Workplace 2018 selezionati da Great Place To Work Italia, un evento che è diventato nel corso degli anni appuntamento irrinunciabile nell’ambito del management e che anche quest’anno sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook di GPTW .
In attesa di conoscere la classifica delle aziende che i dipendenti giudicano i migliori posti dove lavorare, incontriamo Andrea Montuschi, presidente di Great Place To Work, coach, consulente HR e creativo per attitudine, che in questa intervista sintetizza quali sono gli elementi indispensabili per diventare una Best Company, offrendoci lo stato dell’arte sulla cultura aziendale in Italia.

Per stilare la classifica 2018 sono stati intervistati in Italia ben 109.000 mila dipendenti. Da questa ampia indagine quale ritratto emerge dell’imprenditoria italiana?

In Italia il profilo medio di impresa è molto diverso rispetto all’estero. Genericamente si parla di Piccole e Medio Imprese, ma è una realtà fatta soprattutto di Piccole e Molto Piccole Imprese che ovviamente hanno dinamiche interne completamente diverse rispetto alle Grandi Imprese.
Le piccole imprese padronali hanno un livello più basso di cultura di analisi e manageriale; inoltre siamo partiti con grande ritardo sul tema del clima aziendale.
Ho conosciuto aziende con 80 anni di storia che non non hanno mai sentito l’esigenza di valutare livello di soddisfazione dei propri dipendenti. Spesso, anche quando vengono messe in atto azioni che hanno come obiettivo il benessere dei dipendenti, l’approccio è comunque calato dall’alto e non è previsto alcun feedback da parte dei collaboratori.
Però la situazione sta mutando rapidamente: il cambiamento è portato avanti soprattutto dai giovani.

Dunque i millennials sono promotori del cambiamento della cultura manageriale in Italia?

Innanzitutto dobbiamo capire che cosa si intende per millennials, definizione che non mi piace e che ha varie interpretazioni; meglio parlare della generazione nata dopo il 1990 (i Millennials comprendono invece anche i nati dopo il 1980 – oggi sono quindi quasi quarantenni!).
Questi giovani, oggi al primo impiego, sono cresciuti utilizzando social media e tecnologie che li hanno abituati al feedback immediato; ovviamente sentono questa esigenza anche in ambito lavorativo e chiedono un riscontro continuo da parte del management.
Stanno portando nelle aziende la cultura del feedback costante e quindi la tradizionale indagine annuale, che resta comunque indispensabile come “check up completo”, non è più sufficiente, perché non può offrire il riscontro continuo che i giovani si aspettano: oltre alle survey (indagini) annuali, servono poll (sondaggi) più frequenti.
Per rispondere a questa esigenza si stanno sviluppando strumenti e servizi applicativi diversi, anche di tipo “always on”, che integrati a un sistema di intelligenza artificiale permettono di generare domande diverse per persone diverse, che cambiano anche in base alle risposte precedenti di ciascuno.
Le aziende Italiane sono però ancora lontane da questa cultura… dobbiamo ancora affrontare il primo step dell’indagine annuale!

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Cosa può spingere le aziende a dare maggiore peso al clima aziendale?

Certamente le aziende che si impegnano sulle tematiche del clima aziendale hanno una marcia in più e risultati finanziari nettamente superiori. Questa correlazione non è sostenuta solo da GPTW: esistono ricerche di prestigiose università internazionali, che dimostrano il legame fra il clima organizzativo e gli indicatori finanziari. Un ottimo esempio in questo senso è la ricerca condotta da Alex Edmans, Professore di Finanza alla London Business School, che ha non solo dimostrato la correlazione fra l’investimento sul clima aziendale e il ritorno economico, ma ha anche verificato come la relazione vada in una direzione precisa: è il clima organizzativo a generare profitti, non il risultato finanziario a creare un buon clima.

In estrema sintesi, quali sono gli elementi per aumentare la motivazione dei dipendenti?

Si deve partire dal fatto che “il bastone e la carota” non funzionano. Non vanno bene perché si crea dipendenza per la carota e si genera paura del bastone, senza costruire nessun fondamento: se tolgo bastone e carota non resta niente!
Un aspetto importante sulla motivazione è la carriera, ovvero dare un senso di evoluzione e di percorso realistico e rispettarlo. Questo percorso include la formazione, la crescita della persona e della sua conoscenza.
In particolare i giovani vanno motivati e formati a usare gli strumenti corretti; i giovani hanno fretta, poca fedeltà e scarso attaccamento al brand, cambiano frequentemente azienda.
L’obiettivo non è però creare attaccamento al brand, ma ai valori del brand. Questo vale sia per i clienti che per i “clienti interni”, ovvero i dipendenti.
Nel suo saggio “Drive”, Daniel H. Pink spiega in modo chiaro che la motivazione, nel lavoro e anche nella vita, non è spinta da leve economiche (un contentino che genera assuefazione, ma non basta). Pink sintetizza i tre principali driver della motivazione:
il senso dello scopo (purpose), il desiderio di imparare e diventare bravi (mastering) e la necessità di gestire in autonomia la propria vita (autonomy).
Dunque più autonomia, meno controllo, briglie sciolte, offrire la possibilità di essere creativi e formare per diventare bravi a usare il pensiero creativo; l’azienda che riesce a dare questo ai suoi dipendenti genera felicità – e le nostre indagini lo dimostrano.

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Se premio di produzione e benefit aziendale non raggiungono lo scopo, che cosa gradiscono i dipendenti?

La comunicazione, che da sempre è driver di motivazione in ogni cultura e demografia, diventa sempre più importante in tempi di smart working: il coinvolgimento e il sentirsi informato sono motivanti. Il manager deve quindi trovare strumenti nuovi per comunicare perché, quando i dipendenti lavorano spesso fuori sede, gli incontri di persona diventano sporadici e difficili da pianificare. Il nuovo manager deve saper usare le riunioni in modo mirato, utilizzare strumenti e tecnologie che, ispirate dai canali social, tengono uniti i gruppi e permettono la comunicazione in tempo reale. Per esempio alcune aziende hanno abolito le e-mail perché non sono più uno strumento adeguato.
Anche il concetto di benefit è diventato flessibile e personalizzato: oggi si parla di flexible benefit (i collaboratori possono crearsi il proprio “paniere” di benefit), ovvero di convenzioni esterne in outsourcing.
Cambiano anche le politiche di welfare aziendale: fare l’asilo nido in azienda accontenta solo la fascia con figli piccoli, i giovani vorrebbero invece una sala per la musica, che però non sarebbe gradita alla popolazione più anziana. Quindi anziché spendere molti soldi per creare infrastrutture che non accontentano tutti, è meglio adottare voucher che ognuno può gestire a piacere.

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Ai fini della motivazione e felicità del dipendente, quanto conta la qualità dell’ambiente, sopratutto in era di smart working? 

Un po’ di tempo fa ho scritto e pubblicato sul mio profilo LinkedIn un dialogo, quasi un mini-copione teatrale, che affrontava in modo ironico questo tema, scherzando sul paradosso per cui le aziende costruiscono uffici sempre più belli e accoglienti, ma poi, con lo smart working, spingono i dipendenti a non andarci.
Ironia a parte, la qualità dell’ambiente sta assumendo sempre più importanza, come si rileva anche in fase di colloquio per le assunzioni.
Anche la location conta molto e, nelle città più grandi, è particolarmente apprezzata quando si trova in zona centrale. Come dimostra il ritorno in centro città di molte aziende che negli anni passati avevano preferito scegliere aree esterne alla cerchia urbana per i propri headquarters.

Intervista a cura di Renata Sias

Nelle foto tre delle Best Companies selezionate nel 2017 da Great Place To Work:
ConTe;
The Adecco Group;
Geico

Nel video in diretta di Facebook: parte dell’intervento di Andrea Montuschi all’incontro Humans & Resourches 4.0

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Casa Italia: il design italiano alle Olimpiadi invernali.

Anche se i riflettori sono puntati sullo sport, il design made in Italy si fa notare ai XXIII Giochi Olimpici Invernali di PyeongChang (9/25 febbraio). L’accogliente Casa Italia, sede ufficiale dell’Italia Olympic Team, rappresenta un angolo di Bel Paese nella Corea del sud, progettata per ospitare i nostri Azzurri ed eventi ufficiali.

Anche queste Olimpiadi – come già avvenne a Rio de Janeiro- sono un’occasione per coinvolgere non solo i inostri campioni sportivi, ma anche le istituzioni, i media gli esponenti dell’intrattenimento e alcune tra le realtà più rappresentative del nostro paese, tra le quali i maggiori brand del design.

Casa Italia sarà ospitata nel Yong Pyong Golf Club di Pyeongchang, uno chalet moderno e con vetrate a parete progettato dall’architetto italiano Luca Galliano che consente una full immersion nel paesaggio montano.

Il concept di questa edizione, a cura di Beatrice Bertini, di¨ Prospectum, ovvero la tridimensionalità  come chiave di lettura del mondo e la capacita di proiettarsi in avanti: un tema che ci è¨ caro e richiama la tradizione rinascimentale, non solo un modo di interpretare lo spazio ma l’intenzione ad aprirsi a punti di vista diversi dal proprio. La prospettiva è anche elemento essenziale del design, sia per la progettazione che per l’ambientazione dei prodotti.

Edra è stata scelta dal CONI come Official Supplier di Casa Italia dove ha proposto il progetto di interni curato da Claudia Pignatale della Galleria Secondome e una selezione di prodotti rappresentativi della sua collezione (le poltrone Margherita di Jacopo Foggini, i divani Pack, Gran Khan e Sfatto di Francesco Binfarè¨ e le poltrone Grinza, Favela e il divano Aster Papposus e le poltrone Favela di Fernando e Humberto Campana.

Tra le eccellenze del Made in Italy c’è anche Bross: spiccano nella zona dining e meeting le sedute e i tavoli disegnati da Giulio Iacchetti.

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Living Nature: la biofilia messa in scena.

Non solo arredi, non solo industrial design, non solo esposizione fieristica. Il 57esimo Salone del Mobile propone un percorso emozionale in piazza del Duomo a Milano (dal 17 al 29 aprile) sviluppato con Carlo Ratti Associati, per aprire il dibattito sul valore dell’abitare sostenibile e offrire spunti per una progettazione che risponda al bisogno di biofilia.

Quattro microcosmi naturali e climatici – “quattro stagioni che coesistono affiancate, contemporaneamente” all’interno di un ambiente di 500mq realizzato con criteri di risparmio energetico che utilizza in modo sostenibile le risorse naturali, come ha spiegato Carlo Ratti nel corso della conferenza stampa organizzata dal Salone del Mobile di Milano.
“Living Nature. La Natura dell’Abitare” sarà l’installazione di punta di un Salone del Mobile che offre un suo contributo per il re-greening e, come sottolinea nel suo Manifesto, mette “Milano al centro”.
Il pubblico, non solo potrà vedere dall’esterno questa futuribile “serra”, ma potrà  immergersi nella natura vivendone in prima persona i cambiamenti.

Ispirata dal design biofilico teorizzato da Harvard Edward O. Wilson, la serra alta 5 metri sarà rivestita da una membrana in Crystal Responsive (dotata di sensori che reagiscono alle condizioni di luce, regolando di conseguenza condizioni climatiche interne).
Sulla copertura saranno integrati pannelli fotovoltaici organici (dotati di celle solari di ultima generazione ispirate al processo di fotosintesi clorofilliana), che forniranno l’energia per raffrescare l’area estiva e riscaldare quella invernale mediante un sistema di scambio di calore.
Il concept progettuale è stato elaborato da Carlo Ratti Associati (CRA) con Barbara Römer e, per il progetto del verde, vede la partecipazione di Patrick Blanc, l’ideatore delle Pareti Vegetali.
L’obiettivo principale -oltre al valore iconico ed esperienziale- è quello di offrire una prospettiva diversa sui temi della sostenibilità e, utilizzando tecnologie esistenti, proporre una riconciliazione tra spazi domestici e spazi urbani.

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Crediti
Progetto di Carlo Ratti Associati (CRA) per Salone del Mobile.Milano.
Concept Design: Carlo Ratti Associati & Studio Römer Sviluppo
Design: Carlo Ratti Associati
Scenografia: Studio Römer
Consulenza ingegneristica: Ai Studio
Landscape and Botanics: Patrick Blanc; Flavio Pollano
Costruzioni: PAC Team Expo
Grafica: studio FM milano 

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Il decalogo del perfetto Project Manager Architetto.

Costruire il ponte tra la situazione attuale e quella desiderata rappresenta la chiave del successo per qualsiasi progetto, coordinarne tempi, costi, qualità nella maniera più efficace contribuisce al raggiungimento degli obiettivi.
Questo ponte è fatto di nuove conoscenze, di competenze e abilità che è vitale acquisire e mantenere aggiornate e la figura preposta a questo compito è il Project Manager. L’avventura può essere sfidante quando il Project Management è applicato all’Architettura, come spiegano in questo articolo gli esperti di Reti Academy.

Chi è il Project Manager?

Il Project Management Institute americano, ente di riferimento a livello mondiale su questa disciplina, racchiude nel concetto di triangolo una sintesi delle principali competenze del Project Manager:
Gestione tecnica del progetto + Leadership + Gestione di Business e Strategie.

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The PMI Talent Triangle is a registered marks of the Project Management Institute, Inc.

Il PM è la figura responsabile che, all’interno delle organizzazioni aziendali, si avvale delle metodologie e delle tecniche del Project Management per la gestione delle fasi del progetto. Per avere successo in questo ruolo, occorrono competenze multidisciplinari.

Il Project Manager deve infatti:
1) Rispettare i vincoli di costi, tempi e qualità;
2) Coordinare la comunicazione e garantire la soddisfazione dei differenti stakeholder;
3) Tenere sotto controllo i vincoli contrattuali;
4) Implementare un gioco efficiente di tutta la squadra coinvolta.

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E’ necessario adottare specifiche Best Practice, avere skills tecnico-organizzative, manageriali, economico-finanziarie ma anche mettere in campo le soft skills come ad esempio leadership, comunicazione, capacità di negoziazione, problem solving, fiducia e motivazione.

Quali sono i compiti del PmArchitect (Project Manager Architetto)?

Se il ponte tra la situazione attuale e quella desiderata rappresenta la chiave del successo per qualsiasi progetto, la professione dell’architetto prevede la costruzione di molti “ponti”, per permettere la riuscita dei propri progetti.
Nelle sue mani ci sono compiti estremamente importanti. In quanto figura responsabile ed esperta preposta alla realizzazione del progetto edificativo di un’opera, il Project Manager Architetto deve:

1) essere in grado di comprendere le necessità del committente,
2) sviluppare le idee, disegnarle e realizzarle,
3) determinare il budget e seguirne gli scostamenti,
4) definire tempi,
5) valutare i rischi,
6) stabilire le priorità,
7) interagire con tutti gli attori coinvolti,
8) seguire gli atti amministrativi,
9) coordinare le operazioni per portare a compimento con successo la realizzazione dell’opera,
10) essere la figura di riferimento e di fiducia per tutti gli stakeholder coinvolti nel progetto.
Infine ma non ultimo, il Project Manager Architetto deve essere in grado di evidenziare e monitorare una fitta rete di connessioni e di emozioni.

Esiste un parallelismo tra le attività e i compiti dell’Architetto e quelle del Project Manager; in maniera forse “inconsapevole” o non riconosciuta (soprattutto in studi o aziende di piccole e medie dimensioni), l’Architetto svolge anche funzioni di Project Management, attraverso strumenti di analisi, grazie alla pianificazione e alla gestione e controllo delle attività componenti il ciclo di vita di un progetto.

Sviluppare le competenze di Project Management ed acquisirne tecniche e metodologie, aiuta l’Architetto a rafforzare ulteriormente il valore strategico del proprio ruolo in un contesto globale oggi sempre più complesso e spesso internazionale che vede, nel bene o nel male, il coinvolgimento di numerosi attori interessati al progetto: i cosiddetti stakeholders.

Quali sono gli strumenti del PmArchitect?

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Per agevolare il processo di comunicazione con tutti gli attori coinvolti, il project manager o per meglio dire il PmArchitect, può adottare diversi tools tra cui:
1) Strumenti per la definizione dell’ambito progettuale: WBS tools (Work Breakdown Structure);
2) Strumenti per il monitoraggio di tempi e costi: come ad es. Oracle Primavera, MS Project, Projectlibre;
3) Strumenti per la definizione dell’organigramma di progetto: OBS tools (Organization Breakdown Structure).
L’importanza delle competenze del Project Manager e il riconoscimento che le stesse sono fattore chiave per la creazione di valore attraverso la realizzazione di progetti sono state recentemente conclamate con la pubblicazione delle Norme UNI ISO 21500, UNI ISO 10006, UNI 11648:2016, linee guida per la gestione delle attività e definizione delle conoscenze. Finalmente!

Testo di Lorenzo Beliusse, PMP, consiglio direttivo Istituto Italiano di Project Management.

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Engagement e senso di appartenenza nell’azienda 4.0.

BTicino è tra le 400 aziende dove i dipendenti lavorano meglio e si colloca al 3°posto tra le aziende del settore elettronica e elettrotecnica. Questo incoraggiante risultato è emerso dal sondaggio di Panorama che indagava il livello di soddisfazione dei dipendenti in Italia.
In questa intervista Lucio Tubaro, Direttore Risorse Umane di BTicino, spiega come è possibile assumere l’identità di impresa 4.0 pur mantenendo la massima attenzione per i lavoratori.

Il sondaggio, realizzato per Panorama dall’istituto di ricerca Statista, è stato svolto tra 2000 imprese con più di 250 dipendenti, intervistando online e in forma anonima un campione di 15mila dipendenti, senza coinvolgere il datore di lavoro.
Tra le 12 domande formulate, quella con maggiore peso per il punteggio finale era “Raccomanderebbe la sua impresa a un familiare o a un conoscente?”
Il risultato ottenuto dalla capofila del Gruppo Legrand in Italia con sede nella Provincia di Varese, è un riconoscimento del quale essere orgogliosi perché testimonianza diretta dei collaboratori.
Una piacevole sorpresa che conferma i risultati di una survey interna, svolta da BTicino poco tempo fa a dimostrare, se ancora fosse necessario, che intraprendere il percorso 4.0 non significa mettere le persone in secondo piano.

 

BTicino si caratterizza per un business diversificato: è nota al grande pubblico nell’ambito elettrico e degli impianti domestici e di uso civile, ma il core business sono le infrastrutture digitali per l’edificio, sempre più evolute verso l’IOT, Domotica e Building Automation. Questa cultura dell’innovazione tecnologica si conferma anche negli impianti produttivi dove il percorso verso 4.0 intrapreso sta continuando in modo prorompente.
Nella cultura tecnologica di BTicino, l’uomo resta però al centro “Il senso di appartenenza e l’engagement del capitale umano sono il primo motore per dinamizzare un’azienda innovativa e votata alla crescita” afferma Lucio Tubaro, Direttore Risorse Umane di BTicino, che ci spiega quali fattori hanno influito in modo particolare sulla valutazione dei dipendenti e sul loro senso di appartenenza.

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Quali sono secondo lei i valori di Bticino che i dipendenti apprezzano maggiormente e che hanno avuto peso nella valutazione?

Il valore della marca è certamente un punto cardine; i dipendenti si sentono legati a questo brand storico, forte e riconosciuto. D’altra parte ha però un forte peso anche il benessere globale generato dalle condizioni che l’azienda offre in termini di incentivi, di opportunità di carriera e di benessere al lavoro.
La prova evidente sono il basso turn over e gli anni di permanenza in azienda; i percorsi di carriera vengono fatti all’interno e anziché assumere dirigenti dall’esterno, privilegiamo chi ha fatto un percorso lungo all’interno della stessa realtà.
Altri fattori importanti, segnalati con orgoglio dai dipendenti e già emersi nella nostra survey interna, sono l’attenzione al cliente e la qualità del prodotto.

 

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Avete attuato azioni di welfare aziendale o attività particolari per aumentare l’engagement dei vostri dipendenti?

Da tempo abbiamo istituito un programma di prevenzione e attenzione alla salute negli ambienti di lavoro, oltre a quello di norma di igiene e sicurezza.
Partecipiamo inoltre al progetto WHP (Workplace Health Promotion) della Regione Lombardia finalizzato alla promozione di comportamenti sani per la tutela della salute. Per esempio abbiamo messo in atto campagne di educazione alimentare e di sensibilizzazione sul movimento, organizzando giornate all’aperto e camminate salutari. I fumatori che lo desiderano possono anche seguire un percorso per smettere di fumare.
Tra le azioni cosiddette di welfare aziendale vanno segnalate anche diverse iniziative contrattuali che migliorano il CCNL, per esempio i permessi-bambino che in BTicino sono a carico dell’azienda anziché del dipendente.

Ritiene che l’ambiente fisico di lavoro possa avere un peso nella fidelizzazione dei dipendenti?

Più che l’ambiente infrastrutturale, ritengo sia determinante il clima positivo creato dal management. Lo spazio fisico può essere importante per il benessere, ma gli elementi fidelizzanti sono soprattutto l’ambiente generato dallo spirito di collaborazione e l’attenzione che viene data alle risorse umane.

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Dalla Burocrazia alla Zainocrazia. Seminario Assufficio (27/2 Milano).

In che modo si possono stimolare la dinamicità del nomadismo professionale e la fluidità dell’organizzazione aziendale all’interno del workplace?
“Dalla Burocrazia alla Zainocrazia: scenari per un ufficio fluido.” è il titolo del seminario organizzato da Assufficio per affrontare queste tematiche con Leonardo Previ, che ha coniato il neologismo “Zainocrazia”, e con qualificati relatori che offriranno diversi punti di vista (27 febbraio 2018, Milano).

Se l’organizzazione statica dell’ufficio dell’era industriale è bene sintetizzata nel termine Burocrazia, Zainocrazia è il neologismo che esprime modalità di lavoro agile, basate sull’interconnessione che sposano l’approccio esplorativo con la necessità del lavorare insieme in un workplace di qualità.

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Sarà Leonardo Previ (autore del saggio “Zainocrazia”, docente di Gestione delle Risorse Umane all’Università Cattolica e presidente di Trivioquadrivio) a descrivere gli elementi chiave della filosofia Zainocratica.
Seguito dal racconto di esperienze concrete che offriranno scenari e punti di vista diversi:
Andrea Montuschi, presidente di Great Place to Work, porterà la testimonianza delle Best Company; Paolo Mantero, architetto, racconterà l’esperienza di BNL che ha attivato un percorso di change management partendo dalla trasformazione dello spazio fisico; Paolo Favaretto, designer consulente di aziende in tutto il mondo, offrirà la panoramica delle mutate esigenze anche da parte delle aziende produttrici di arredi.
Modera l’incontro Renata Sias, direttore di WOW! Webmagazine.

Il seminario è gratuito e aperto al pubblico. E’ richiesto l’accredito entro il 23 febbraio 2018 compilando la scheda online o scrivendo a  assufficio@federlegnoarredo.it 

Titolo: Dalla Burocrazia alla Zainocrazia: scenari per un ufficio fluido.
Quando: 27 febbraio 2018 (ore 17,30/19,30)
Dove: Foro Buonaparte 65 Milano

Programma
17,15/ 17,30 Registrazione degli ospiti
17,30/ 17,45
Apertura dei lavori e introduzione al tema.
Gianfranco Marinelli (presidente Assufficio)
ore 17,45 /18,10
Zainocrazia versus Burocrazia
Leonardo Previ, autore del saggio “Zainocrazia”, docente di Gestione delle Risorse Umane all’Università Cattolica e presidente di Trivioquadrivio.
ore 18,10/18,35
Quanto sono “zainocratiche” le Best Company?
Andrea Montuschi, presidente di Great Place to Work Italia
ore 18,35/19,00
Il Caso BNP Paribas. La trasformazione dello spazio può stimolare il change management?
Paolo Mantero, architetto progettista degli interiors delle sedi BNLRoma e BNP Milano.
19,00/19,20
Lo zaino può sostituire la scrivania? Che cosa chiedono oggi al designer le aziende produttrici di arredi.
Paolo Favaretto, designer Favaretto & Partners
19,20/19,30 Dibattito
Modera l’incontro arch Renata Sias, direttore di WOW! Webmagazine e consulente Assufficio.
La serata si conclude con un aperitivo.

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Comunicare l’azienda attraverso il territorio.

Sempre in cerca di nuove modalità di comunicazione che suscitino interesse e coinvolgimento, alcune aziende scoprono che il territorio Italiano, con il suo patrimonio artistico, la sua cultura e le sue diversità, può essere una risorsa inesauribile di stimoli. Due esempi di questo nuovo trend sono Oliva Costruzioni & Servizi che dedica la sua pagina Facebook al meglio di Napoli e Citterio che lancia un challenge fotografico legato ai territori dove operano i suoi dealer: #archiemiliaromagna è stata la prima tappa.

Oliva Costruzioni & Servizi: orgoglio partenopeo.

Oliva Costruzioni & Servizi ha due sedi operative a Milano e Napoli, ma il cuore è decisamente partenopeo! L’azienda sceglie i social per ampliare la sua visibilità e apre una pagina Facebook che, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, non si limita a documentare i lavori in progress e le realizzazioni più rappresentative.
L’oggetto centrale della quasi totalità dei post è Napoli, con la sua arte, la sua cultura, i suoi eventi, la sua gastronomia.

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Per esempio sono divulgate tutte le iniziative culturali del capoluogo campano-mostre, spettacoli- ed è possibile scaricare la versione ebook del ricettario “Ammore p’antipast”, che raccoglie i piatti tipici della tradizione napoletana.
Anche gli eventi organizzati da Oliva sono coerenti con questa forma di promozione del territorio, tra le più recenti il “Brindisi Partenopeo” dello scorso novembre da Maio Restaurant alla Rinascente di Milano o il prossimo aperitivo “Gli Sacrabattoli Napoletani” con visita guidata a Palazzo Venezia nel centro antico di Napoli che dopo anni di abbandono, è ora diventato punto di ritrovo per appassionati di arte e musica.

Citterio spa: challenge #archiemiliaromagna.

Qualche centinaio di chilometri più a nord, nel cuore della Brianza, anche Citterio punta alla valorizzazione del territorio e lo fa coinvolgendo i suoi dealer. La nuova campagna di comunicazione è stata organizzata in collaborazione con Instagram Italia e attraverso gli hashtag #archiemiliaromagna e #citteriospa, ha invitato architetti, fotografi, amanti dell’arte e tutti i cittadini interessati a inviare foto e video di opere, importanti o meno, dell’Emilia Romagna.

 

I partecipanti hanno colto lo spirito del challenge tessendo una connessione tra brand aziendale e brand territoriale: sono state postate oltre 870 foto di alto livello capaci di raccontare con originalità le architetture dell’Emilia Romagna.
Un esempio ben riuscito di incontro tra aziende e territorio. L’Italia ha molto ancora da mostrare”. come ha commentato l’arch. Vittorio Veggetti. Direttore Generale.

 

Le venti migliori foto sono state selezionate dalla giuria (composta da: Arch. Giorgio Teggi, Presi- dente Ordine degli Architetti della Provincia di Reggio Emilia; Dott.ssa Barbara Silbe, Responsabile Editoriale Rivista EyesOpen; Dott. Orazio Spoto, Digital Consultant, Arch. Vittorio Veggetti, Direttore Generale Citterio Spa; Arch. Paolo Pampanoni, Direttore artistico Citterio Spa) e presentate all’inaugurazione del nuovo showroom di Citterio a Reggio Emilia. Le venti immagini più significative saranno anche esposte nello stand Citterio alla prossima edizione della fiera Orgatec di Colonia.
Ma l’iniziativa non è conclusa perché “È sempre sorprendente vedere le stesse cose in modi diversi. Tante visioni, tanti stimoli unici”, come osserva l’arch. Paolo Pampanoni. Direttore Artistico di Citterio.
Sono infatti già previste nuove tappe del challenge a Verona, Firenze, Roma e Milano. Tenete pronta ala macchia fotografica e stay tuned!

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“Nel segno del metallo”. Un tributo a Bieffe.

Il 10 febbraio è stat inaugurata “Frammenti Bieffe 1953/1999. Nel segno del metallo.” una mostra nata dal desiderio di salvaguardare la memoria storica industriale di Bieffe, azienda che per molti anni fu il punto di riferimento per l’innovazione industriale nella produzione di arredo tecnico per l’ufficio e per gli spazi collettivi. In questa occasione, il 24 febbraio Emme Italia organizza un Open Factory all’interno dei suoi uffici e stabilimenti, ex sede di Bieffe e Bieffeplast, nel complesso industriale disegnato dall’urbanista padovano Gabriele Scimemi negli anni ’60.

Si svolge in collaborazione con il Comune di Selvazzano Dentro (PD) e con il patrocinio di ADI Delegazione Veneto Trentino Alto Adige, la mostra dedicata alla gloriosa Bieffe, azienda che divenne, in breve tempo, motore della ripresa economica del territorio padovano a partire dal secondo dopoguerra, oltre che protagonista del design made in Italy sino al 1999, anno in cui terminò l’attività produttiva. Emblematiche sono le collaborazioni con prestigiosi progettisti quali: Joe Colombo, Rodney Kinsman, Luciano Pagani e Angelo Perversi, Sottsass Associati, Ib e Jorgen Rasmussen, Umberto Riva, Roger Tallon, Sergio Asti, Ignazia Favata e Claudio Dini, Michele De Lucchi, Matteo Thun, Aldo Cibic, Terri Pecora, Antonio Citterio, Massimo Iosa Ghini, Paolo Ulian.

Grazie al prestito proveniente dalle collezioni private delle famiglie Anselmi e Barison, con il contributo e la preziosa collaborazione di ex dipendenti Bieffe, la mostra offre una selezione di prodotti originali marchiati Bieffe e Bieffeplast.
In esposizione, per esempio, il primo tavolo da disegno in metallo, i pezzi di arredo progettati da prestigiosi designer, il materiale di comunicazione e alcuni documenti d’epoca.
La mostra apre un percorso di ricerca con l’obiettivo di recuperare materiali significativi (disegni, prototipi, prodotti, strumenti di comunicazione, racconti) in gran parte perduti o dispersi a seguito della chiusura dell’attività produttiva.

Open Factory Emme Italia: 24 febbraio, ore 14,30 / 19,00.

In questa occasione, le officine e gli uffici Emme Italia, ospitati nel complesso industriale degli anni Sessanta che ospitava gli stabilimenti Bieffe e Bieffeplast, disegnati dall’urbanista padovano Gabriele Scimemi.
La giornata dell’Open Factory presso lo stabilimento Emme Italia vuol essere un approfondimento della mostra e mettere in luce l’evoluzione del tecnigrafo grazie alla collezione dei tavoli da disegno Bieffe di epoche differenti, restaurati dall’azienda.
Seguirà la visita guidata di alcuni spazi originali della ex fabbrica Bieffe.
In chiusura conferenza con ospiti e proiezione di materiali inediti d’archivio Bieffe e Bieffeplast.
I posti limitati e la prenotazione è obbligatoria reservation@nelsegnodelmetallo.it 

Titolo mostra: “Frammenti Bieffe 1953/1999. Nel segno del metallo.”
Quando: 10 febbraio / 3 marzo 2018
Dove: Palazzo Eugenio Maestri, Comune di Selvazzano Dentro (PD) 35030, via Roma, 32 

Titolo evento: Open Factory Emme Italia
Quando: 24 febbraio 2018
Dove:
presso Emme Italia S.r.l., Via Galileo Galilei, 2H, 35030 – Caselle di Selvazzano (PD) 

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Mark Catchlove allo IULM per parlare di Living Office (6/2/18, Milano).

Gli studenti dell’Università Iulm, all’interno del “Master LabDesignDirection: Communication & Management”, avranno la possibilità di scoprire come è cambiato il mondo del lavoro da Mark Catchlove, direttore del Knowledge e Insight Group di Herman Miller, azienda leader nella produzione di arredamento per ufficio, che terrà un seminario il 6 febbraio alle ore 14.

Mark Catchlove è un vero guru del workplace, con una trentennale esperienza nel settore ufficio; fa parte del team di Herman Miller dal 1998 e ha tenuto oltre 500 seminari nella regione EMEA.
Nell’incontro allo IULM, Mark Catchlove affronterà la relazione tra workplace e identità aziendale “Le ricerche dimostrano che cambiando l’ambiente fisico dell’ufficio in modo tale da riflettere il carattere e gli l’obiettivi aziendali, il lavoratore si sente maggiormente coinvolto e questo processo genera non solo maggiore prosperità all’individuo, ma anche all’insieme di tutti i colleghi e dell’azienda stessa. È dunque ora di ridefinire il concetto di ufficio”.

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Lavorando con antropologi, psicologi, ergonomi e designer, Herman Miller ha realizzato qualcosa di meglio di un semplice prodotto: ha ideato una metodolgia e filosofia per ispirare i lavoratori, aumentare la produttività e il coinvolgimento e rappresentare la filosofia dell’azienda. Tutto ciò è chiamato Living Office.
Il seminario rappresenta un’ottima occasione di apprendimento per futuri designers, product managers e architetti per capire in che modo sia cambiato l’ambiente e come le aziende debbano adattarsi a questo cambiamento.

Titolo evento: Living Office. Mark Catchlove all’Università Iulm.
Dove: Via Carlo Bo, 1, Milano
Quando: 6 Febbraio 2018, ore 14

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Una storia a lieto fine: Methis OfficeLab.

Le vicissitudini di Methis, divisione arredamento per ufficio di Coopsette, hanno finalmente avuto una lieta conclusione. Dopo alcuni anni di attività discontinue, l’azienda rinasce cambiando assetto societario e, grazie a un’ operazione di Workers Buyout, diventa Methis OfficeLab. Soc coop.

Dal 1 luglio 2017 la storica azienda di Campegine (Reggio Emilia) ha ripreso regolarmente la propria attività grazie allo spirito imprenditoriale e all’intraprendenza di un gruppo di lavoratori che ha investito la propria indennità di disoccupazione rilevando l’azienda. In termini finanziari questa operazione si chiama Workers Buyout, un fenomeno nato negli Stati Uniti in crescita anche in Italia, in questi ultimi anni che hanno colpito duramente un tessuto produttivo fatto principalmente da piccole imprese.

La risposta dei workers di Methis, coraggiosa e proattiva, trova le sue basi nel desiderio di dare continuità ai valori che hanno da sempre contraddistinto questa azienda.
Con grande lucidità guardano al futuro forti del know-how acquisito negli anni passati:
Vogliamo dare continuità alla nostra esperienza e al nostro passato mantenendo la gamma di prodotti, la qualità dei servizi e allo stesso tempo rinnovando e innovando la proposta dei nostri prodotti- spiega il portavoce della neonata cooperativa Methis OfficeLab – perché siamo convinti che il mercato degli arredi per ufficio rappresenti un contesto dinamico e complesso, ma ricco di opportunità di crescita e sviluppo: intendiamo lavorare per progetti e non per prodotti, dove il primo progetto è il prodotto stesso!”

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La strada intrapresa punta all’innovazione costante, alla capacità di rispondere alle esigenze di un mercato evoluto con flessibilità, con soluzioni tailor-made, con attenzione al design senza trascurare la funzionalità e soprattutto con tanta passione.

WOW! augura un grande “in bocca al lupo” a questi wow-workers!

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Il retrofit degli edifici moderni. L’approccio di Park Associati.

Tra i progetti di architettura per uffici nei quali lo studio Park Associati è coinvolto, alcuni riguardano la ristrutturazione e riqualificazione di edifici relativamente recenti, ma già obsoleti dal punto di vista tecnologico e impiantistico e di conseguenza diseconomici.
Come intervenire su queste strutture dell’era moderna? Come rapportarsi con progetti che portano la firma di grandi nomi dell’architettura? Come trasformare gli interventi di retrofit in occasioni di rigenerazione urbana?

Park Associati, profondamente coinvolto in questa riflessione da diversi anni, dedica al tema “Retrofit degli edifici per uffici dell’era moderna” l’ultimo numero della sua newsletter.
Milano è emblematica in questo senso. La città ha subito varie fasi di rinnovamento architettonico nel corso del 20° secolo, culminando con i grandi piani master che hanno trasformato il suo skyline. Recentemente, gli investimenti immobiliari si sono concentrati su edifici importanti dagli anni del dopoguerra fino agli anni ’70, attratti dal loro potenziale di riuso contemporaneo. Questi restauri conservativi stanno restituendo alla comunità testimonianze di stile architettonico e innovazione, in un dialogo con l’ambiente urbano in continua evoluzione”.
Quando il confronto è con nomi importanti dell’architettura, l’approccio di Park Associati è quello di una “ristrutturazione nel rispetto filologico degli autori, senza sottrarre sperimentazione e ricerca”.

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Tra gli esempi più recenti vanno citati gli interventi di Via Brisa 5, un edificio di Piero Portaluppi nel cuore della Milano Romana e Medioevale.
La ristrutturazione di Park Associati ha interessato esterno e interni; l’obiettivo primo era quello di adeguare l’edificio agli standard contemporanei di efficienza energetica; mentre il restauro degli esterni rispetta e valorizza il linguaggio architettonico originale (solo cortile e il volume interno che lo sovrasta sono stati ridisegnati), il layout interno è stato rinnovato per ottimizzare i flussi e offrire postazioni di lavoro confortevoli più dinamiche.

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Altro grande Maestro con il quale dialogare è stato Marco Zanuso che con Pietro Crescini aveva firmato l’edificio di Via Melchiorre Gioia 8, unico esempio di architettura brutalista a Milano, caratterizzato dalla forte orizzontalità delle linee e dall’uso sperimentale del cemento armato prefabbricato. La ristrutturazione, la prima certificazione Leed Platinum meneghine, rispetta i volumi e materiali originali e valorizza la terrazza.

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La “Nave” progettata da Luigi Moretti negli anni’50 in Corso Italia 13 è un altro caso significativo. L’edificio, che occupa un intero isolato, ospiterà uffici e spazi commerciali; è composto da 4 elementi e articolato in un raffinato gioco volumetrico con un corpo aggettante su strada.
L’intervento di Park Associati che interessa due edifici è delicato e rispettoso: sulle facciate della parte inferiore del corpo, le doghe verticali retroilluminate saranno applicate agli apparecchi esistenti per ripristinare il ritmo e la scansione ravvicinata del design originale, che ha subito variazioni nel tempo.

L’approccio di Park Associati è diverso quando gli edifici originari non hanno un particolare valore architettonico.

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Per esempio nel caso di Via Chiese 74, posizione diventata strategica con l’apertura della nuova fermata Ponale della metropolitana, che diventa polo focale grazie all’adeguamento dei volumi e allo spostamento di baricentro dell’edificio; si interviene sulle facciate, rese più leggere dalla pelle in doppio vetro camera che enfatizza la trasparenza e connette visivamente l’esterno con gli ambienti di lavoro. Il verde circostante è valorizzato anche con percorsi esterni protetti da una pensilina. Gli interni sono resi più flessibili, mentre un intervento importante hanno per oggetto l’isolamento acustico e il funzionamento energetico per raggiungere standard di eccellenza.

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Anche per il centro direzionale “BE”, altro complesso degli anni ’80, ubicato nella periferia nord-est di Milano a Cassina de’ Pecchi, non si può parlare di qualità architettonica.
La valorizzazione, attualmente in progress, passa dalla riqualificazione di tutta l’area esterna che da parcheggio si trasforma in un piacevole parco dove incontrarsi, arricchito dalla creazione di nuovi percorsi pedonali, e attrezzature stabili e mobili per il lavoro esterno e i momenti di pausa all’aperto.
L’edificio centrale, oggetto di una ristrutturazione totale, diventa il fulcro del progetto, ospitando nuovi spazi per servizi, aree coworking, sale per eventi oltre che uno spazio fitness e un’area lounge.

Il tema del benessere delle persone che lavoreranno in quegli spazi è il fil rouge che collega questi e gli altri edifici progettati da Park Associati.

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Ikigai: il benessere che viene dal sol levante.

Per vivere in una vera condizione di benessere è necessario dare un senso alla propria vita, trovare il proprio scopo di esistere e questo vale anche nell’ambiente di lavoro.
Applicare concetto giapponese di Ikigai nell’ambito professionale, come ci dimostra KMSenpai, può aiutarci non solo a evitare la tipica “sindrome da lunedì mattina”, ma anche a migliorare i rapporti con i colleghi, ad essere più sereni e meno stressati. Ecco in pochi semplici passaggi come essere più felici al lavoro.

Secondo la cultura giapponese ognuno ha il proprio Ikigai. La traduzione suona più o meno “il senso della propria esistenza”, “la realizzazione di ciò che si desidera per la propria vita”. Ma quanti possono davvero dire di averlo trovato?
Possiamo scoprirlo rispondendo, senza barare, a 4 domande:
1) Che cosa ti appassiona e davvero desideri fare?
Ognuno ha una sua motivazione forte e forse i desiderata non sempre corrispondono a quello che fa per guadagnare.
2) Che cosa sai fare bene?
Ognuno ha una sua abilità, ma non sempre questa bravura corrisponde a quello che vorrebbe fare o che fa di lavoro.
3) Il mondo che cosa vuole da te?
Domanda importante che entra nella sfera della propria mission, nell’ambito dell’etica e della corporate social responsibility. Nell’ambito lavorativo riguarda anche le aspettative che gli altri hanno nei nostri confronti.
4) Qual è la tua professione?
Domanda molto pratica, forse non semplice in un’era multitasking, che può anche generare risposte in contraddizione con quelle delle domande precedenti.

E poi?
Trovare l’equilibrio è il trucco, come illustra l’immagine, anche se la ricerca interiore per riuscire ad applicarlo può essere lunga e certo non immediata.
Per esempio non è detto che seguire solo la propria passione renda felici, ma è molto probabile che possiamo provare benessere e soddisfazione se riusciamo a collocarci in quell’area centrale che si determina tra i diversi elementi.

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Come applicare l’Ikigai nell’ambiente di lavoro.

KMSenpai, società di consulenza nella gestione d’impresa che da 20 anni opera in Italia, applica questo approccio in azienda con l’obiettivo di rendere più piacevole il clima del luogo di lavoro.
Tra i casi di successo vanta quello di un’azienda del settore plastico che ha totalmente modificato il proprio stile di gestione con ottimi risultati.

In un articolo recentemente pubblicato nella sua newsletter, KMSempai propone una serie di domande che il manager può porsi per capire se il suo stile di gestione permette ai collaboratori e dipendenti di trovare il proprio Ikigai:
1) Puoi ritenerti un buon capo se rendi gli altri infelici?
2) Talento e passione sono stati criteri base nella selezione dei collaboratori?
3) Fai qualcosa per evitare che i tuoi colleghi e collaboratori siano infelici nel luogo di lavoro?
4) Intorno a te ci sono persone intelligenti costrette a fare lavori stupidi?
5) Personale demotivato può dare buoni risultati in termini di produttività?

Per essere più concreti KMSempai suggerisce poi una sorta di decalogo per definire i pilastri di un’azienda che genera benessere e Ikigai, I punti sono contestualizzati in tre diversi ambiti.
1) Individuazione e condivisione degli scopi da raggiungere espressi in:
risultati
attesi, in termini di obiettivi e performance (perché, quanto);
tempi da rispettare in termini di date fasi di processi (quando);
risorse materiali o immateriali da rendere disponibili e utilizzare (chi, cosa, come);
2) Individuazione e condivisione del metodo espresso in:
formazione
da effettuare e comunicazione da attivare;
fattori critici da monitorare e azioni correttive in caso di allontanamento dagli obiettivi;
analisi autocritica risultati e anche di eventuali fattori che abbiano portato al mancato raggiungimento degli obiettivi;
3) Design e ottimizzazione dello spazio fisico del workplace con l’obiettivo di:
evidenziare le disfunzioni
nel flusso delle attività, per poter risolvere immediatamente i problemi;
ridurre al minimo i costi fissi
e i tempi morti;
analizzare i costi
separandoli in base alla loro natura (interni, esternio, diretti, comuni);
eliminare gli sprechi e anche tutto ciò che non è utilizzato o che rende poco agevole muoversi nello spazio.

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Buone abitudini quotidiane.
Infine KMSempai ha stilato una sintetica guida di azioni che dovrebbero essere normale comportamento quotidiano tra colleghi, basato sul rispetto della persona.

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Che cosa è il Design and Build?

Il Design & Build è un approccio integrato alla gestione del progetto -in particolare di ambienti di lavoro e per collettività- che molti grandi clienti sembrano apprezzare perché semplifica le procedure e dà maggiori garanzie sul rispetto di tempi e budget. Può sembrare un sinonimo di “Contract” perché offre soluzioni “chiavi in mano”, ma i servizi offerti sono più ampi, come ci spiega Philippe Sourdois, managing director di Tetris, società di JLL leader europea nel fit-out di uffici progettati con la modalità Design & Build che dal 2010 è presente anche in Italia.

Negli ultimi tempi si sente parlare spesso di Design & Build, tuttavia non si può parlare di vera e propria novità: per esempio JLL (Jones Lang Lasalle) ha fondato in Francia nel 2003 Tetris , il cui fatturato è di oltre 500 milioni di euro, e con un approccio imprenditoriale innovativo, dal 2010 ha aperto sedi anche in Spagna e in altri Paesi tra i quali l’Italia.
Tetris non è l’unica società che in Italia propone l’approccio D&B, vanno citate per esempio Il Prisma, Unispace e anche Progetto CMR che circa un anno fa ha creato Progetto Design & Build. Vero pioniere in Italia è stato probabilmente l’arch Antonio Covello di Offix che negli anni ’90 ha introdotto questa modalità, allora nuova per l’Italia, talvolta confusa con il Contract.

Invece ci sono differenze tra Contract e Design & Build, come ci spiega Philippe Sourdois, managing director di Tetris, che incontriamo negli uffici di via San Paolo a Milano.

“D&B è un’attività di general contractor che però segue l’intero processo in tutte le fasi del progetto, dal briefing iniziale per capire le esigenze del cliente al progetto esecutivo.
Gestisce inoltre le pratiche amministrative e burocratiche (per esempio i rapporti con le amministrazioni comunali e la Soprintendenza di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio).
Nel servizi offerti sono inclusi anche il project management, la contrattualistica con i fornitori, la costruzione, l’interior design, lo space planning e l’arredamento; possiamo occuparci anche di logistica, di pianificare il trasferimento dell’azienda e della manutenzione o riorganizzazione degli spazi anche dopo la fine del progetto e della fornitura. Questo vale per qualunque settore, dimensione o natura della sede del progetto.
Insomma possiamo diventare veri e propri partner per investitori e player internazionali assumendoci l’onore e l’onere di seguire qualsiasi fase della progettazione e gestione”.

Quindi l’approccio flessibile è una delle chiavi del successo del D&B?

“Esattamente, il cliente può richiedere i servizi di cui realmente necessita, affidandoci anche solo una o più parti dell’intero processo”.

Quali sono i vantaggi dell’approccio D&B?

“I vantaggi sono molti; innanzi tutto il fatto che le diverse professionalità lavorino in team e in stretto rapporto anche di vicinanza, evita tempi i morti per le approvazioni e l’attribuzione delle diverse responsabilità. Anche i rapporti con i fornitori sono semplificati avendo contratti standard predisposti che evitano ritardi e i costi per spese legali”.

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Altro importante vantaggio per il cliente è quello di avere un unico interlocutore e un’unica fattura.
Ma sono soprattutto il risparmio di tempo del 20% rispetto a un progetto “tradizionale” e l’assoluta garanzia del rispetto di tempi e budget a decretare il successo del D&B.

“Nello specifico di Tetris si aggiungono altri plus derivanti dalla forza di un gruppo solido e internazionale, quindi dalle sinergie tra le sedi Tetris di diversi Paesi.
Per il cliente è un grosso vantaggio avere il medesimo approccio nella realizzazione di uffici in diverse nazioni e anche un contratto unico per tutti i Paesi interessati, si traduce in un notevole risparmio di spese legali per il cliente.
Talvolta, soprattutto per le catene alberghiere e per il settore retail, un unico interlocutore si interfaccia con il designer o il cliente europeo e le diverse sedi di Tetris coordinano e applicano standard uguali per tutti i Paesi. Nel caso della International School, per esempio, il design creato in Italia per la sede Italiana è stato adottato anche in Sud Africa”.

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Sembrerebbe tutto perfetto, allora quali sono gli svantaggi?

“Qualche detrattore sostiene che in modalità D&B la qualità del progetto è inferiore. Io invece credo che sia soprattutto il budget a disposizione che determina la qualità del progetto architettonico. Se le risorse economiche sono limitate è difficile raggiungere standard qualitativi alti… e questo vale sia per la modalità D&B sia per quella tradizionale.
Il realtà per il cliente il D&B rappresenta solo vantaggi.
Gli svantaggi dell approccio integrato chiavi in mano sono invece per la società di D&B che ha maggiori responsabilità sotto ogni aspetto”.

Intervista a cura di Renata Sias

 

Didascalie:
Nelle foto alcune realizzazioni eseguite da Tetris in Italia
1: sede di società internazionale operante nel settore e-commerce per la prenotazione di viaggi, Genova (Break Area).
2: sede di società internazionale operante nel settore della comunicazione e del marketing, Milano (Meeting Room Area).
3: sede di società internazionale operante nel settore delle telecomunicazioni, Milano (Reception Area)
4: sede di società internazionale operante nel settore finanziario, Milano (Ufficio Direzionale)

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WOW! festeggia i suoi primi 5 anni… e cambia.

WOW!, un’avventura cominciata quasi per gioco cinque anni fa, segna un traguardo importante che vogliamo festeggiare adeguatamente per tutto il 2018, ovviamente nello stile WOW! in modo informale, dinamico e originale.
Per iniziare, sarà online a febbraio WOW #61 in versione responsive con una grafica completamente rinnovata.
A marzo è previsto un evento, chiamiamolo pure una festa di anniversario, dove non si spegneranno solo 5 candeline, ma si darà vita a un workshop in progress.
Il resto per ora è top secret.. su WOW! e sulle pagine social scoprirete tutti i dettagli. Stay tuned!

Sono stati 5 anni intensi, stimolanti e fecondi: 60 numeri, più di 2500 articoli oltre agli incontri jelly session, i corsi per architetti e i seminari; abbiamo superato le 500.000 sessioni, non poche per essere un magazine “di nicchia”.
Questi 5 anni hanno dato l’occasione di imparare cose nuove a me, ignorante digitale, nonostante 40 anni di esperienza nell’editoria cartacea.
Giovani collaboratori che hanno l’età dei miei figli mi hanno fatto da maestri. Forse proprio per questo mi sono divertita.
Abbiamo fatto crescere il magazine trasformandolo in una vera e propria piattaforma multimediale strettamente integrata con le pagine social e gli eventi.
Possiamo affermare senza modestia di essere diventati un punto di riferimento sulle nuove modalità lavorative e sulla nuova identità che il workplace sta assumendo. Temi che interessano sempre più persone e che toccano anche la sfera emotiva di ognuno di noi.
Naturalmente vogliamo ancora migliorare e potervi offrire contenuti di sempre maggiore valore e occasioni di confronto, interazione e sorpresa.

Editoriale di Renata Sias

Ringraziamo i nostri follower e soprattutto le aziende partner che hanno aderito a questo progetto e sostenuto WOW!
AkzoNobel, Aresline, BTicino, Caimi, Cardex, Dieffebi, Emme Italia, Estel, Fonology, Herman Miller, HW style, Interface, Kinnarps, Linak, Manerba, Mascagni, Plantronics, Sedus, Snowsound.

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Nicola-Franceschi-ares-line-cdn-fonology-wow-webmagazine

30 anni di evoluzione nel segno del comfort.

Ares Line, azienda di riferimento nel mondo delle sedute per ufficio e collettività che ha celebrato nel 2017 il suo 30esimo anniversario ha saputo evolvere costantemente e modificare le sue strategie per rispondere ai cambiamenti del mercato.
Dall’attenzione all’ergonomia e al comfort della seduta, ha ampliato il suo campo di azione al comfort ambientale, creando il brand Fonology dedicato a soluzioni tecnologiche per creare spazi di benessere.

Ares Line ha saputo unire la passione artigianale e la forza di una struttura industriale, ponendo attenzione nella ricerca di materiali di nuova generazione e in applicazioni tecnologiche innovative.
Rispetto per l’ambiente, internazionalizzazione e lean thinking sono tre motori fondamentali della sua crescita, come ci spiega nell’intervista Nicola Franceschi, AD e socio fondatore di Ares Line e di Fonology, nonché ideatore della rete di imprese CDN (Contract Design Network).

Dalla sua fondazione, quali sono state le tappe principali del percorso di Ares Line? 

Nel 2017 abbiamo festeggiato il nostro trentesimo compleanno e con orgoglio posso dire che insieme al mio socio di sempre, Roberto Zuccato, partendo praticamente da zero, abbiamo creato una bella realtà!
Entrambi con un background in settori differenti, abbiamo da subito lavorato per creare una organizzazione aziendale strutturata ed efficiente: fondamenta essenziali per costruire il nostro progetto di azienda.
Dovendo sintetizzare sono state quattro le tappe principali del nostro sviluppo e successo in questi trent’anni di attività sempre crescente:
Nel 1995, quando ci siamo resi conto che negli spazi di lavoro la seduta non è protagonista, l’incontro con Giovanni Baccolini, nostro “designer di famiglia”, ci ha fatto maturare la convinzione di dover ampliare la nostra offerta entrando nel segmento delle sedute per università, sale conferenze, teatri ed auditorium. Risultato di questa scelta vincente è stata la definitiva affermazione del nostro brand a livello internazionale.
Per affermarci abbiamo contemporaneamente ritenuto necessario certificare l’azienda secondo gli standard mondiali di qualità ISO 9001 (primi in Italia tra i produttori di sedute per ufficio e collettività). Iniziando un lungo percorso di certificazioni che ci ha permesso anche di partecipare e vincere diverse gare Consip.
Nel 2002, volendo compiere un ulteriore passo verso l’affermazione internazionale, abbiamo iniziato con entusiasmo la pluriennale collaborazione con Pininfarina, che ha portato alla creazione di diversi modelli di successo tra i quali la poltrona  Xten, la seduta compatta per auditorium Premier e PF3, divanetto attesa dal design estremo.
Infine il 2011 ha visto l’ideazione e fondazione di “Contract Design Network” (CDN).

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Nata come azienda produttrice di sedute, perché Ares Line ha ampliato il campo applicativo anche all’acustica? 

Le sedute per collettività sono sempre parte integrante di un progetto acustico che si rispetti e, con l’intento di fornire un servizio sempre più qualificato e completo, ho creduto da subito nella sfida di fondare il brand Fonology: la divisione che si occupa di acustica architettonica con un nuovo approccio multimaterico e progettuale, con un team che lavora alla costante ricerca di innovativi e ricercati materiali acustici .

Quali sono i valori aziendali che guidano e distinguono Ares Line in tutto il mondo e in che modo diventano driver delle vostre strategie?

Come recita il nostro slogan “La ricerca dell’eccellenza è il nostro modo di essere, il nostro modo di pensare”. Da sempre certifichiamo tutto quello che facciamo e come lo facciamo, inserendo “valore aggiunto” in ogni singolo prodotto.
Crediamo nel rispetto per l’ambiente investendo costanti sforzi per migliorare il sistema aziendale; puntiamo a migliorare la fruizione dello spazio; accorpiamo qualità e tradizione unendo passione artigianale alla forza di una struttura industriale; consideriamo fondamentali le collaborazioni progettuali con nuovi designer convinti che il confronto tra le idee sia alla base della crescita; non per ultimo sviluppiamo con esperienza e grande professionalità progetti su misura.

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Quali sono i prodotti iconici che meglio rappresentano l’identità di Ares Line? 

Xten, design by Pininfarina è la seduta per ufficio divenuta nostro prodotto iconico per antonomasia, anche se il modello più venduto in assoluto è senza dubbio il banco studio Omnia con le sue evoluzioni culminate in Evolution, entrambi firmati da Giovanni Baccolini. Questi ultimi due prodotti ci hanno permesso di essere riconosciuti in Italia ed in Europa come azienda leader nel mercato dei posti banco universitari.
Infine Papillon ancora oggi riconosciuta come la miglior poltrona chiudibile per spazi polivalenti e che vanta molti tentativi di imitazione.

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Qualità del design e ricerca sono tra i fattori di successo di Ares Line, in percentuale quante energie e risorse dedicate a questi fattori? 

Crediamo a tal punto nel design e nella ricerca che il nostro specifico dipartimento Ares Lab è formato da ben sei professionisti interni coadiuvati dal team del designer Giovanni Baccolini. Grazie a questa costante collaborazione riusciamo a fornire un apprezzato servizio di soluzioni su misura per la creazione di modelli personalizzati di poltrone da teatro e sala conferenza.
All’interno dell’azienda disponiamo di un laboratorio per la creazione dei modelli 3D con una sofisticata stampante 4.0 che ci permette la produzione di componenti per prototipi di grandi dimensioni, oltre ad alcune importanti “macchine test” per le prove interne di resistenza meccanica delle poltrone.

Come è nata l’idea di CDN e come Ares Line si interfaccia con le altre aziende della rete? 

CDN è nata per rispondere a un mercato sempre più esigente che richiede soluzioni complesse. E’ una rete d’impresa che si fonda su un accordo commerciale strategico tra 11 aziende italiane che insieme sviluppano oltre 70 milioni di fatturato, occupano circa 300 persone, dispongono di una rete commerciale di oltre 200 professionisti e hanno fino ad ora sviluppato quasi 100 progetti condivisi per una stima di oltre 10 milioni di fatturato (specialmente negli ultimi tre anni).
I nostri sette punti di forza sono: Progettazione integrata; tempi di realizzazione rapidi; risposte precise e dettagliate; elevata qualità Made in Italy; referente unico per il progetto e valore finale competitivo perché le aziende non effettuano mark-up reciprocamente e si evita quindi il tipico problema del general contractor.

 

Il CDN dispone di un proprio sito (www.contractdesignnetwork.com), di un catalogo istituzionale, di un blog e di un giornale semestrale scaricabile on line dalla sezione download del sito. Si raduna mensilmente a “Casa CDN” in Viale Gian Galeazzo 31, la sede inaugurata lo scorso dicembre a Milano, per parlare di opportunità e di nuove azioni da intraprendere, ma i canali di inter comunicazione sono sempre aperti tra i vari associati per scambi di opportunità commerciali ed industriali.

Didascalie

1, Xten® by Pininfarina per Ares Line.
2, Banchi studio Evolution fissi in curva e pannelli acustici Listen by Fonology nell’Auditorium della Pontificia Università Gregoriana di Roma.
3, 4 Diverse soluzioni di banchi studio Evolution nelleAule multimediali all’interno del Future Learning Space: UPO Campus Perrone a Novara.

5, Sedia Papillon nella Sala Polivalente Crosà Neira
6, Poltrona Rossini: soluzione su misura per la platea del Teatro Comunale di Bologna.
7, Soluzione su misura pr la Sala musica del Carmen Würth Forum disegnato da Chipperfield.

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L’abitare contemporaneo in #999domande.

“999.Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo”, la mostra curata da Stefano Mirti in programma fino al 2 aprile alla Triennale di Milano, non è una “bella mostra” nell’accezione tradizionale.
E’ un souk caotico , vivo e in evoluzione, proprio come lo è la casa e il senso dell’abitare stesso. Un concetto sottolineato dall’allestimento di Petra Tikulin: impalcature in tubi Innocenti, che rimandano all’idea di work in progress. Strutture provvisorie che delimitano in modo approssimativo le aree dedicate ai numerosi progetti raccontati in questa esposizione: un viaggio tra diversi continenti, tra fisico e virtuale, tra oggetti materiali e servizi immateriali, tra tecnologie e rituali. Forse l’obiettivo non è trovare 999 risposte, ma generare altre domande.

Bravo Stefano Mirti che riesce a raccontare l’abitare contemporaneo uscendo dagli stereotipi e senza cadere nella seduzione dell’ambientazione di “buon gusto” o delle impersonali “camere” arredate con griffati masterpiece del design. Perché l’abitare reale è dinamico e disordinato e non corrisponde alla statica immagine patinata che ci propongono le riviste di architettura.
999 è una mostra “narrativa, difficile e coinvolgente, un workshop collettivo che non può essere fruito in modo passivo, ma richiede da parte del visitatore energia, apertura mentale e uno sforzo per entrare in immaginari, logiche e culture che declinano l’idea di abitazione in modi inediti.

Un nuovo format di mostra, iniziato sui social qualche mese fa, che continuerà a vivere anche dopo la data di chiusura in molti progetti che qui sono stati concepiti.
La mostra tesse la sua trama sui concetti di community, co-design e share economy e si arricchisce “secondo il principio dei vasi comunicanti”, come spiega Mirti, coinvolgendo scuole, istituzioni e aziende.
Non è sufficiente visitarla una volta sola perché per capirla bisogna entrare -anche mentalmente- nelle diverse ambientazioni, interagire con i molti co-curatori (oltre 50) e ascoltare diversi racconti ed esperienze. Inoltre il palinsesto degli eventi e delle conversazioni che si svolgeranno quotidianamente è parte integrante di ciò che si vede esposto (il biglietto da 9 euro prevede infatti la possibilità di accessi successivi al costo di 2 euro).
Per meglio comprenderla è utilissimo il piccolo catalogo(graphic design Quattrolinee, Print Club Torino) con una grafica dura e discontinua perfettamente coerente con la mostra.

L’allestimento.

Il racconto inizia all’ingresso dove, appese con mollette sui fili della biancheria come nella migliore tradizione delle case popolari, sono a disposizione dei visitatori le Energy Bag firmate da Edison (main partner delle mostra).
Il contributo di Edison è anche nella prima stanza che apre il percorso con un’installazione digitale, una sorta di immersivo caleidoscopio LED che sintetizza esperienze e relazioni legate all’abitazione.

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Poi si entra nel grande salone delimitato dalle impalcature e dai tendoni drappeggiati –forniti da Caimi Brevetti, partner della mostra– che sostituiscono pareti o separazioni rigide, proprio come avviene nelle abitazioni di altri Paesi, in particolare in Oriente.
Qui il percorso, costellato da piccoli templi dedicati agli Spiriti protettori della Casa, si snoda in modo vivace e discontinuo tra visioni, luci, manufatti, voci e rumori che le tende in Snowsound Fiber, nonostante le elevate performance acustiche, a malapena riescono ad attutire.
In questo spazio, visivamente e acusticamente chiassoso come lo è quello di ogni città o metropoli, prendono forma i più vari immaginari dell’abitare, del lavorare e dell’ospitalità, gli ambienti per tanti diversi stili di vita che spaziano dal cohousing al coworking; dalla casa vista da un malato di Alzheimer alle storie dei condomini di periferia, dall’hotel portatile che mette in scena e rende itinerante lo spazio l’existenz minimum, alla casa-bottega dove si può lavorare e anche creare una stamperia; dal sistema idroponica intelligente per creare l’orto domestico in una serra che non richiede manutenzione, fino al progetto per generare consapevolezza sulla realtà di chi la casa non ce l’ha più: 999 piccole casette in marmo di Carrara messe in vendita e il cui ricavato sarà devoluto a chi ha perso la propria abitazione a causa del terremoto.

 

Alcuni tra i progetti.

Tam Tam (Alessandro Guerriero con Antonio Zuiani) affronta il tema della casa come “nebulosa che pulsa ininterrottamente” come mescolanza di radici culturali, antropologiche e di costume che “dà vita a un cambiamento interminabile”. Gli architetti del mitico gruppo Alchimia (Branzi, Mendini, De Lucchi, Puppa, Raggi, ecc) tornano a riunirsi e si soffermano sul Modulor di Le Corbusier per per trovarne un successore, dando forma a nuovi Lari della Casa.

Caimi Brevetti, oltre a contribuire all’allestimento come partner fornendo le tende in Snowsound Fiber appese alle strutture, affronta il tema del “sentire bene per sentirsi meglio” propone soluzioni acustiche che possono arredare un ambiente e offre l’esperienza di un tunnel sensoriale per esperire il benessere acustico e tattile.

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Manerba, che con la filosofia “My office is my Home” intercetta nuovi modi di abitare e lavorare, in qualità di partner tecnico, arreda ironicamente la ”Zona Talk” dedicata alle conversazioni come un “Indecided Space” utilizzando le omonime poltrone ruotanti in diverse dimensioni e tipologie, a dimostrare che anche una sala conferenze può essere flessibile e dinamica, per ospitare diverse tipologie di incontri, ma anche per ospitarci e avvolgerci come un nido per godere un momento di relax.

 

Un altro divano Undecided ospiterà invece terapeuti e progettisti all’interno del progetto “Com’è la mia casa?”, curato da Lab.I.R.Int, Polimi e Genera Onlus, per analizzare la percezione della casa da parte dei malati di Alzheimer.

 

L’allestimento di Presso riproduce in scala ridotta i suoi reali “spazi espositivi”, non showroom classici, ma spazi progettati e arredati con il calore di una casa vera che si possono affittare a ore per lavorare, per organizzare una cena con gli amici se la nostra casa è troppo piccola o per vedere un film in privato nell’home theatre. Un servizio per liberarsi dagli aspetti noiosi (organizzazione, pulizie, riordino) e godere solo il piacere dello stare insieme “a casa”, realizzato con il contributo di aziende partner tra le più qualificate (tra le quali BTicinoCoelux e Cucina Barilla).

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Lago, che ha coniato il motto “ Non è importante l’oggetto, ma la vita che si crea intorno ad esso” insieme a Impact Hub, affronta le domanda “Può l’ufficio essere una casa?” e crea uno spazio coworking dove il design esprime il suo potenziale di strumento di trasformazione e asseconda nuovi modi di vivere e lavorare tra convivialità e reciproco scambio di idee: “Where Ideas have Sex”, perché solo dall’unione di idee diverse possono nascere l’innovazione e l’evoluzione.

Nota
In questa mostra che richiede tempo e attenzione, le scelta dei progetti che qui vengono descritti tra tutti quelli esposti è riduttiva e limitata a quello che siamo riusciti a farci raccontare durante l’anteprima riservata alla stampa. Solo un assaggio, per invogliare a vivere questo viaggio nell’abitare e a interagire con visioni diverse dalle nostre.

Testo di Renata Sias

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Il Cinemino: cultura, cinema, eventi. Campagna di crowfounding.

A pochi passi da Porta Romana a Milano, sta nascendo @IlCinemino, Un cine-circolo gestito da un’associazione culturale con sala da 75 posti e un bar dalla forte impronta milanese. Luogo deputato per la cultura, perfetto anche per eventi in cerca di un’impronta originale. La sua realizzazione è resa possibile da una campagna di crowdfunding tutt’ora in corso. L’inaugurazione è prevista a febbraio.

Il Cinemino, in via Seneca 6, si propone come spazio di aggregazione, confronto e cultura, che prende spunto dal glorioso passato dei cinema di quartiere ma si propone come trampolino di lancio per futuri progetti, visioni internazionali e pubblici molteplici e variegati.

Un luogo che si muove a cavallo tra cinema di quartiere e hub internazionale. Un punto di incontro e uno spazio di confronto per tutti coloro che amano la settima arte e hanno bisogno di un posto dove incontrarsi e far nascere nuovi progetti.
L’idea è nata da un gruppo di amici, tutti operanti nel mondo dell’intrattenimento, che hanno deciso di dar vita a un luogo e a un progetto che li rappresentasse.
L’amore per il cinema si mescola a quello per Milano, dando così vita ad un mix esplosivo che, seppur fortemente radicato nel tessuto culturale cittadino, strizza l’occhio alle esperienze europee.
Il quartiere Porta Romana è stato scelto proprio in quest’ottica: una zona vivace, a metà strada tra centro e periferia, ricca di locali, bar, teatri ma non ancora toccato da nuovi progetti di rinascita cinematografica.

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L’offerta di Il Cinemino sarà caratterizzata da film inediti, produzioni italiane, soprattutto milanesi, documentari, ma anche cortometraggi, videoclip, VR, animazione d’autore, film per bambini e ragazzi, ma anche produzioni fuori formato e sperimentali. Tutto proposto in lingua originale e in multi programmazione, ovvero con titoli differenti durante la giornata in base a orario e giorno della settimana.
I pomeriggi a target bambini e ragazzi, lasceranno il posto a incontri con autori, documentari, rassegne, maratone e proiezioni speciali.
Al cine-circolo si affianca “Il Bar del Cinemino” uno spazio accogliente e creativo dove incontrarsi.

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Lo spazio è adatto come location per eventi che prevedono proiezioni.
Chiunque può contribuire alla realizzazione del nuovo spazio e diventare parte attiva del progetto collegandosi a ilcinemino.starteed.com.
La soglia da raggiungere è di 50.000 euro e c’è tempo fino al 31 gennaio 2018.
I fondi raccolti attraverso la partecipazione e il sostegno al crowdfunding serviranno per acquistare le attrezzature necessarie all’adeguamento della sala.

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