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Innovazione e ibridazione o emulazione?

In occasione della tavola rotonda “Office Design Ibrido” organizzata da Wow! WebMagazine nel nuovo showroom Dieffebi di Milano, il progettista del nuovo spazio espositivo, Cesare Chichi di 967, sintetizza le sue riflessioni su questo tema.

L’ibridazione rappresenta una chiave di lettura innovativa dell’ Office Design, un’intuizione dell’evoluzione del workplace che supera l’inflazionata locuzione di “smart working”, in molti casi svuotata di forza e significato e può riflettere una reale situazione contemporanea nella quale le ibridazioni di spazi, funzioni, atmosfere, concetti sono la reale novità del progetto e della sua realizzazione.
Nell’esperienza maturata sul campo da 967Arch, con lavori che hanno investito i più disparati settori lavorativi, è possibile individuare un comune denominatore, un trend progettuale e abitativo che supera la superficiale dicotomia “smart” o “non smart” ed evidenzia esigenze profondamente differenti.
La reale capacità richiesta al progettista è capire e suggerire il giusto livello di innovazione e cambiamento adatto per l’interlocutore che ha di fronte. Quello che definiamo un approccio di “tailored project”.
Che si parli di tecnologie digitali, di nomadismo lavorativo, di continuum di spazi, di flessibilità, di riconfigurazione delle aree, di uffici paperless, l’errore più comune nel quale si può cadere è quello della pura emulazione.

I trend delle aziende con più alta visibilità social e digitale sono senz’altro una boccata d’ossigeno, ma solo se letti in un’ottica di contaminazione, che è essa stessa ibridazione.
Il DNA delle aziende deve infatti specchiarsi nell’utilizzo della risorsa spazio e nel suo racconto emozionale e questo può avvenire solo se riflette la propria cultura aziendale.
In caso contrario si tratterebbe solo di “lifting” degli spazi con forti criticità negli equilibri lavorativi.
La vera risorsa a disposizione è il maggiore grado di libertà consentito dalle tecnologie digitali e da una nuova cultura generazionale senz’altro più ibrida e libera da infrastrutture precostituite.
Sta alla sensibilità del progettista proporre il giusto grado di innovazione e alla capacità di analisi dell’interlocutore riconoscerne la più corretta identificazione.
Testo di Cesare Chichi (967Arch)

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Nelle foto alcuni progetti di workplace realizzati da 967 Arch.

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