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Arte e Design per la Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno).

Oggi, 20 giugno, si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dall’assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 50esimo anniversario della Convenzione di Ginevra che definì lo status di rifugiato nel 1951.

Insieme all’UNHCR (United Nations High Commission for Refugees) anche l’arte e il design possono contribuire a celebrare la forza, il coraggio e la perseveranza di milioni di rifugiati con iniziative di sensibilizzazione. #withRefugees : Ecco alcuni esempi.

La Triennale di Milano e Fondazione Nicola Trussardi: La Terra Inquieta.

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Sono previste iniziative legate a La Terra Inquieta, mostra curata da Massimiliano Gioni (Triennale di Milano, fino al 20 agosto) che attraverso le opere di più di sessantacinque artiste e artisti provenienti da vari paesi del mondo – tra cui Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Ghana, Iraq, Libano, Marocco, Siria e Turchia – parla delle trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, in particolare affrontando il problema della migrazione e la crisi dei rifugiati.
La Terra Inquieta è il racconto di uomini che attraversano confini e – assai più tristemente – la storia di confini che attraversano gli uomini. Ma soprattutto la mostra è un esercizio di empatia e un esperimento di comprensione e dialogo tra culture. Come ricorda la placca apposta alla base della Statua della Libertà – ritratta nel video di Steve McQueen che conclude l’esposizione – la madre degli esuli accoglie gli stanchi, i poveri, le masse infreddolite, gli scossi dalle tempeste e i rifiuti miserabili delle vostre spiagge.

(Francis Alÿs in collaboration with Julien Devaux, Felix Blume, Ivan Boccara, Abbas Benheim, Fundaciéon Montenmedio Arte, and children of Tanger and Tarifa / Don’t Cross the Bridge Before You Get to the River, Strait of Gibraltar, 2008 / Courtesy Francis Alÿs and David Zwirner, New York/London)

Moroso supporta Achilleas Souras a Milano e Olafur Eliasson alla 57a Biennale di Venezia. 

“SOS – Save Our Souls” di Achilleas Souras a Milano.
In occasione del Salone del Mobile, Moroso aveva ospitato nel suo showroom di via Pontaccio a Milano questa installazione dalla forte valenza politico-sociale creata con i giubbotti dei migranti recuperati sulle coste della Grecia, un’opera che fonde l’impegno sociale con l’obiettivo pratico di estendere la protezione dal mare alla terra: il giovane Achilleas trasforma in un ricovero a terra i giubbotti di salvataggio che hanno salvato la vita dei rifugiati in mare.

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Green light – An artistic workshop; Olafur Eliasson alla 57a Biennale di Venezia.
Un progetto dell’artista danese-islandese Olafur Eliasson in collaborazione con Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna (TBA21). Il progetto nasce in risposta alle attuali problematiche derivanti dalle migrazioni e dagli spostamenti di massa.
Moroso ha preso parte al progetto sviluppando alcuni degli arredi che saranno all’interno dello spazio del workshop durante la 57a Biennale di Venezia “Viva Arte Viva” dal 13 maggio al 26 novembre 2017, con una pausa delle attività durante luglio e agosto.
I tavoli e gli scaffali geometrici Green Light sono stati disegnati dallo studio Eliasson appositamente per il workshop e sviluppati da Moroso.
(Photo Credit © Damir Zizic)

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Tra arte e design: il silenzio con Dorfles.

Possono arte e design dialogare? Caimi Brevetti risponde al quesito con Snowsound Art, un progetto ambizioso che, grazie all’autorevole contributo del prof. Gillo Dorfles, riesce a interpretare l’arte superandone il limite della non ripetibilità. L’opera artistica si trasforma così in oggetto seriale e riproducibile con una spiccata funzionalità.

I pannelli fonoassorbenti Snowsound-Art, realizzati su disegni di Gillo Dorfles, sono un esempio di come il dialogo tra arte e industria possa rappresentare anche la base per un prodotto di serie. Un’arte concepita per la contemplazione, ma anche per la sua fruizione.

E’ sorprendente sapere che questo progetto è stato curato in tutte le sue fasi dal Maestro ultracentenario, dall’ideazione alla realizzazione.
Questo spirito di collaborazione tra Gillo Dorfles e Caimi Brevetti ha generato quattro grandi “tele” che riproducono altrettante opere realizzate da Dorfles tra il 1937 e il 2017 intitolati “Per un gigantismo del disegno”.
L’originalità è data dal fatto che il supporto sia costituito da pannelli fonoassorbenti Snowsound con alte performance acustiche utilizzabili a parete o a soffitto per portare in qualsiasi ambiente la bellezza dell’arte insieme al comfort acustico.

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Con questo lavoro di Gillo Dorfles abbiamo un esempio concreto di come lo sguardo sia in grado di andare oltre la superficie delle cose, facendo cogliere a noi osservatori che il processo creativo è infinito, come è infinita la possibilità di cogliere nei particolari gli universali, come ci hanno insegnato i grandi filosofi medievali, a condizione di rimettere al centro il “progetto”, ovvero la persona.“Per un gigantismo del disegno“ significa tutto questo; l’eclettismo di Gillo Dorfles è sempre una sorpresa, in questo caso l’utilità dei pannelli si trasforma in una serie di paesaggi fantastici, nei quali i suoi occhi ci guardano, forse anche loro un po’ sorpresi per i risultati raggiunti”spiega Aldo Colonetti.

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La sede Percassi nella ex fabbrica di Crespi d’Adda.

Il Cotonificio Benigno Crespi è un perfetto esempio di workplace innovativo e cultura illuminata del lavoro. Fondato nel 1878 e inserito nel 1995, nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è un complesso di fabbrica e villaggio operaio tra i meglio conservati. Oggi questo gioiello di archeologia industriale riprende vita grazie all’acquisizione della Percassi che lo trasformerà in un headquarters high-tech mantenendo inalterate le caratteristiche architettoniche.
L’arch Mauro Piantelli racconta il progetto che restituirà a Crespi d’Adda il suo ruolo di ambiente di lavoro innovativo.

I primi segnali di vitalità sono nell’aria proprio in questi giorni. Dopo un abbandono di 13 anni, il villaggio operaio industriale voluto da Cristoforo Benigno Crespi torna alla sua vocazione originaria di work-life balance ante litteram, di luogo di connessione tra vita e lavoro.
Fino al 16 ottobre infatti l’Associazione Crespi d’Adda, dal 1991 impegnata nelle attività di ricerca, valorizzazione e promozione del sito, in collaborazione con il Festival di divulgazione scientifica Bergamo Scienza 2016 organizza visite e laboratori didattici dedicati alla memoria di questo luogo affascinante e alle condizioni di vita nella fabbrica dell’800.

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Giorgio Ravasio, presidente della Associazione Crespi d’Adda e appassionato promotore del suo luogo natale, spiega “riteniamo assolutamente necessario che la nostra epoca, basata sulla tecnologia ‘siliconica’ debba, ogni tanto, ripensare alle sue origini per ritrovare le radici che la sorreggono”.
L’iniziativa è resa possibile grazie all’ospitalità della società Percassi che nel 2013, per volere di Antonio Percassi -altro illuminato imprenditore bergamasco- acquisisce attraverso la holding Odissea l’intero complesso immobiliare (90.000 mq più un bosco di 36.000 mq) con un grande progetto: farne la sede delle proprie aziende, affiancata da centri di ricerca, per l’innovazione e l’arte, con museo e zone espositive accessibili al pubblico, aperti anche ad altri partner.
L’acquisizione e i lavori sono autorizzati dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e culturali, e il polo culturale sarà gestito da “The Antonio Percassi Family Foundation”.
Il presidente Antonio Percassi dichiara “E’ un onore poter trasferire qui le sedi di tutte le nostre società, cercando al contempo di rilanciare questo sito, che merita un nuovo sviluppo, anche attraverso la promozione di attività culturali”.

In occasione di Bergamo Scienza, l’ex portineria dello stabilimento è il primo edificio a tornare in attività: i suoi spazi diventano lo studio di De8 architetti che sta seguendo il progetto, la sede di incontri e l’esposizione dei modelli che illustrano le prossime evoluzioni architettoniche e funzionali del sito.

Crespi d’ Adda: cenni storici e impianto urbanistico.
Giorgio Ravasio, ci guida in un coinvolgente tour in questo luogo senza tempo partendo dal 1878, quando Cristoforo Benigno Crespi fonda il Cotonificio, probabilmente senza la consapevolezza di creare la prima filiera concreta della tessitura e il primo esempio di fabbrica “globale”, acquistando filati dall’Egitto e dagli Stati Uniti. E insieme ai telai, Crespi importa dall’Inghilterra anche un modello di organizzazione sociale.

Il villaggio è l’estensione e lo specchio della fabbrica, il modello produttivo si riflette nel pattern del villaggio e l’impianto di questa città di fondazione è bel visibile dall’alto.
Come un’isola abbracciata da due fiumi – l’Adda e il Brembo- la città si estende lungo il cardo (che separa il lavoro dal tempo libero) e il decumano (che simbolicamente collega la fabbrica a una piazza ideale, ma assente) per offrire ai dipendenti -fino a 4000 nel momento di massima espansione- tutto ciò di cui hanno bisogno dalla vita alla morte: anche le tombe del cimitero erano offerte dalla fabbrica.
Un’istituzione totale formata da fabbrica e abitazioni, ma anche da strutture sociali e luoghi pubblici: il dopolavoro, la scuola, il teatro, la chiesa, l’albergo, l’ospedale, i bagni pubblici, la piscina, il cimitero il lavatoio, gli orti, la cascina, il gasometro.
Il padrone illuminato non si occupa solo della produzione, ma anche della vita dei suoi dipendenti. Un esempio di paternalismo industriale che genera un patto sociale anche al fine di evitare i conflitti sociali.
L’organizzazione spaziale del panopticon è enfatizzata dal “castello” con la sua torre dove abitano i Crespi e dalle due ville disposte sulla parte alta della collina che dominano l’intero villaggio: sono le abitazioni del prete e del medico che vigilano sulla salute dell’anima e del corpo.
La vita di questo utopico microcosmo ebbe termine con la crisi del 1929, ma proseguì con alterne vicende fino alla chiusura definitiva del 2003.

Headquarters Percassi: il futuro di Crespi d’Adda.
Altrettanto coinvolgente è il racconto di Mauro Piantelli di De8 architetti, responsabile del progetto di rigenerazione, sviluppato con Tobia Scarpa, che trasformerà l’ex-cotonificio in immobili a destinazione polifunzionale: sede Percassi, uffici per multinazionali e campus per l’innovazione e l’arte.
L’architetto ci guida all’interno degli enormi affascinanti edifici illustrandoci come saranno trasformati nella loro destinazione d’uso rispettando scrupolosamente l’architettura e le caratteristiche originali.
L’edificio a sinistra dell’ingresso principale è del 1898, tra i primi realizzati nell’impianto originario, ampliato poi nel 1919, all’esterno presenta elementi decorativi in mattoni, l’interno ha un marcato sviluppo longitudinale nella direzione nord-sud ed è suddiviso in 20 campate -uno spazio di 300 x 40 m, per un totale di 12.000 mq- diventerà l’headquarters Percassi e ospiterà 600 persone.

L’architettura conserverà la copertura a shed, la struttura portante in pilastri in ghisa e le capriate a vista; il layout interno sarà mantenuto open space e articolato in varie aree operative, di supporto e lounge con piccoli boschi interni che avranno funzione di orientamento oltre che decorativa.
Sarà un intervento a basso impatto ambientale; sarà utilizzata l’acqua dell’Adda per lo scambio termico e gli impianti passeranno all’interno dei percorsi sotterranei esistenti che collegano tutti gli edifici.
La sede Percassi occuperà anche l’adiacente edificio su 3 piani, caratterizzato da un vasto atrio centrale che fornisce luce naturale anche ai piani inferiori e da una copertura a botte che sarà conservata sotto la nuova copertura a falde.
Saranno invece occupati da altri tenant che condividono la filosofia di Percassi, l’edificio denominato “la cattedrale”, enorme open space a tre navate con copertura a botte originariamente dedicato alla tintura dei tessuti e un altri edifici a un solo piano con struttura in pilastri.
Diventerà invece uno spazio espositivo aperto al pubblico la centrale termica progettata nel 1963 dall’architetto Alziro Bergonzo, lo spazio interno sarà articolato su più piani e scalinate a vista con un’area centrale a doppio volume inondato da luce zenitale.
Lo sviluppo di questo articolato, complesso e costoso intervento richiederà diversi anni, ma il processo già in atto sta già restituendo a Crespi d’Adda l’orgoglio originario e la dimensione unica di luogo che abbatte la separazione tra lavoro e tempo libero.

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La sede smart BCG (AMA).

Un headquarters poliedrico e polifunzionale, summa delle nuove tendenze e dei nuovi ways of working: per ottenere la massima efficienza in ogni ambiente, AMA Albera Monti & Associati ha progettato e studiato nella nuova sede di The Boston Consulting Group l’acustica, l’illuminazione, il verde vivo, la tecnologia, il colore, l’arte. Un palazzo storico ripensato in ogni suo ambiente, ricercando l’”effetto wow!” nella diversità e nella totale fruibilità degli ambienti, dallo spazio co-working BCG Club, all’agorà del sesto piano, fino ai 300 metri quadri di terrazza in con una meravigliosa vista su Milano.

Dopo gli uffici Google, Wind, BNP Paribas e la ristrutturazione del Palazzo Ravizza, AMA Albera Monti & Associati firma la ristrutturazione del palazzo storico di Via Foscolo 1 a Milano, costruito nel 1873 dall’architetto Giuseppe Mengoni, oggi nuova sede di The Boston Consulting Group.
Già dal piano terra, dove si colloca la reception, si percepisce la volontà di creare un luogo poliedrico e sorprendente, mentre si vede ricomporsi nella parete rivestita di specchi l’anamorfosi del logo BCG, creata grazie alla collaborazione con lo studio Truly Design, che fluttua al centro dello spazio, in evidenza dall’uso di colori neutri e dalla quasi assenza di arredi.

All’interno sono diversi gli spazi che danno al progetto il suo carattere originale.
Uno di questi è il BCG Club, uno spazio di coworking a doppia altezza in cui si snodano dei tavoli disegnati su misura caratterizzati da una forma sinuosa. Anche il bar e il ristorante sono stati realizzati attraverso una progettazione accurata con particolare attenzione alla componente tecnologica che garantisce la possibilità di lavorare produttivamente anche in queste aree. Due ambienti che si aprono sulla terrazza attrezzata che si affaccia su piazza del Duomo. Anche in questo ambiente all’aperto è possibile lavorare grazie ai due grandi ombrelloni che riparano dalla luce solare nelle ore più calde della giornata e grazie a un’illuminazione caratterizzata da lampade flessibili che permette di organizzare eventi serali.
Una delle particolarità del progetto è infatti quella di permettere ai 500 dipendenti di lavorare sempre dovunque desiderino, distribuendosi liberamente sui 7 piani e i 6.200 mq dell’edificio.
Una mobilità dinamica favorita anche dalle 64 scrivanie regolabili in altezza e postazioni non assegnate prenotabili quotidianamente tramite l’app attiva sullo smartphone o usando gli schermi informativi, installati a tutti i piani, dove la disponibilità degli spazi è aggiornata in tempo reale.
Uno dei luoghi più innovativi e particolari di tutto il progetto è l’agorà del sesto piano, caratterizzato da una grande sala con una scenografica gradonata a forma di anfiteatro, uno spazio capace di trasformarsi in auditorium, spazio eventi, conference room e feste.
A fare da quinta di questo teatro, esattamente dietro alle spalle dell’oratore, è presente il green wall più lungo d’Italia, inserito in un camminamento a cielo scoperto, che segue l’andamento di una lunga la vetrata.

La gradinata porta direttamente al settimo piano dove si trova la sala del consiglio, progettata per garantire l’utilizzo dello spazio continuo nel tempo: i tavoli sono stati progettati per essere ribaltati e appesi al soffitto, trasformandosi in pannelli di supporto per esposizioni e mostre di opere d’arte, dando in questo modo nuova vita e la possibilità di un uso intensivo ad una sala essenziale nella vita di una grande azienda, ma spesso non utilizzata.
Infine numerose sono le soluzioni innovative che fanno dello spazio una summa di tutte le nuove tendenze in ambito di ufficio: da un palazzo che si apre al territorio, con spazi per ospitare mostre di arte contemporanea, alla massiccia presenza del verde, simboleggiata al terrazzo del sesto piano ispirato ad un giardino Zen, alle pareti decorate con graffiti.
La grande attenzione all’innovazione si nota anche nella scelta del lucernario CoeLux  per le stanze dei partner BCG e le zone antistanti gli ascensori, nell’attenzione all’acustica e nelle digital room con molteplici monitor con tecnologia touch, che permettono di lavorare con un approccio nuovo e moderno.
Testo di Gabriele Masi.

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Dal gioiello alla città: XXI Triennale Internazionale Milano (2-4/12-9).

Presentata oggi la 21a edizione dell’Esposizione Internazionale della Triennale “21st Century. Design after Design” l’evento che dal 2 aprile al 12 settembre 2016 trasformerà Milano in un catalizzatore mondiale della cultura del progetto e del pensiero creativo. 20 mostre in 12 sedi diverse.
Architettura, arte
e arti (orafa e sacra) urbanistica, design e nuovo artigianato, riscoperta della materialità ed evoluzione dei processi produttivi, fino alla reinterpretazione filosofica dell’interior design in una mostra che coinvolge il Salone del Mobile.

Insieme al “Palazzo dell’Arte” di Muzio, inaugurato nel 1933 per ospitare V Triennale, sarà coinvolta l’intera area metropolitana; le numerose mostre saranno infatti ospitate in 12 luoghi, molto diversi tra loro, ciascuno simbolo delle diverse identità di una città più vitale e animata da un sorprendente fermento culturale.
Luoghi tradizionali deputati dell’arte e della tecnica -Museo Diocesano, Palazzo della Permanente, Museo della Scienza e della Tecnologia, Villa Reale di Monza, Politecnico- insieme ai nuovi poli emblema di una più recente trasformazione urbana -Hangar Bicocca, Fabbrica del Vapore, BASE, IULM, MUDEC, Campus Bovisa.
L’Esposizione Triennale, che riparte in grande dopo 20 anni di pausa, collegherà questi luoghi del territorio per dare voce ai molti saperi del territorio, per raccontare il progetto in tutti i suoi ambiti – dal gioiello alla città, per dirla con Rogers- anche nelle sue forme ibride, analizzandolo sotto diversi punti di vista, come solo gli italiani sanno fare, per offrire al mondo questa visione.
Lo sconfinamento nell’arte sarà evidente al Palazzo della Permanente con “La Logica dell’Approssimazione” a cura di Colonnetti e Dorfles e nello shed dell’Hangar Bicocca dove “Architecture as Art”, diretta da Pierluigi Nicolin, ospiterà le opere di 15 studi di progettazione di tutto il mondo unite dall’interesse per la materia e per la materialità dell’architettura.
Sempre arte, nelle sue forme più contemporanee in “Game/Video Art. A Survey” allo IULM.

Al MUDEC Cino Zucchi e Luisa Collina propongono “Sempering”, una catalogazione (ispirata da Gottfried Semper) dell’architettura e degli oggetti attraverso otto possibili processi di lavorazione e trasformazione.
Quello della “Metropoli Multietnica” è tra i temi più attuali e affascinanti per suo risvolto etico e sociale. Andrea Branzi analizza una delle realtà più significative del nostro secolo: la città che nell’accogliere, in modo più o meno conflittuale, minoranze etniche ricche di cultura ma fragili, fatalmente contamina e altera un patrimonio antropologico. La mostra sarà ospitata al Palazzo della Triennnale insieme ad altre 10 sui temi più disparati.

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La sede più adatta per presentare il “Nuovo Artigianato” è senza dubbio la Fabbrica del Vapore dove la partecipazione di “under 35” e “over 35” tratterà il tema della relazione -e trasformazione- di nuove tecnologie, lavoro e progetto: con un’allestimento teatrale sarà mostrato il processo produttivo dell’automobile.
Qualche perplessità solleva , “City after City” nell’area EXPO, sempre curata da Nicolin: 6 mostre più un orto planetario e un percorso esperienziale per spiegare al grande pubblico i temi legati alla città. Francamente di proiezioni video, basilico e rosmarino abbiamo già fatto indigestione a Expo…
I futuri del gioiello contemporaneo di “Brilliant” e il design for all di “Archidiversity” saranno al Palazo della Triennale, l’arte sacra di “Design behind Design” al Museo Diocesano e l’automotive design di “Road to Revolution” a Monza.
Il “Futuro già accaduto” al Museo della Tecnica e  “Campus e Controcampus”  al Politecnico che organizzerà anche una summer school in Expo.
Naturalmente un ruolo di rilievo non poteva mancare per il Furniture Design di cui Milano è la Capitale. Il Salone del Mobile propone “Stanze. Altre filosofie dell’Abitare” mostra curata da Beppe Finessi che coinvolge 11 importanti progettisti (Umberto Riva, Alessandro Mendini, Marta Laudani e Marco Romanelli, Fabio Novembre, Carlo Ratti, Manolo De Giorgi, Lazzarini e Pickering, Andrea Anastasio, Elisabetta Terragni, Francesco Librizzi) che si confrontano sul tema dell’interior design: ognuno immagina una stanza sulla base di un tema elaborato dal filosofo Francesco Cataluccio.
Il Salone del Mobile confermandosi ancora una volta luogo di sperimentazione e cultura, oltre che di business, ci offre un’occasione di lettura dei nostri abituali luoghi di vita che ci restituisce attraverso una raffinata reinterpretazione filosofica e architettonica.
Testo di Renata Sias

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Foto in alto “Sempering” , in basso “Metropoli Multietnica”.
Nella gallery al centro alcune tra le sedi della XXI Triennale: (da sinistra) MUDEC, IULM, Museo Diocesano e Hangar Bicocca.

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Brillo Box Pouf: un’icona della pop art a portata di tutti.

Quinze & Milan ha aderito a The Andy Warhol Foundation per creare un’opera d’arte alla portata di tutti: il Brillo Box Pouf, una replica funzionale dell’originale scultura di Warhol del 1964 che ha modificato il concetto dell’arte nel mondo occidentale.

Un regalo di Natale che concretizza il motto e la filosofia del grande artista “La Pop Art è per tutti” e che trasforma in modo democratico un oggetto d’arte in un oggetto di uso quotidiano.
Ogni Brillo Box Pouf è realizzato in materiale ad alta densità QM FOAM ™ brevettato da Quinze & Milan, rivestito e serigrafato a mano con il logo iconico Brillo. E’ disponibile anche in colore giallo.

In Italia è distribuito da Ares Line al prezzo di 329 euro. Informazioni per il rivenditore più vicino sono sul sito Ares Line.

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Immuro: facciate e urban skin da appendere e da indossare.

Immuro è un esempio perfetto di creatività e di imprenditorialità italiana che si colloca in modo trasversale tra fotografia, arte, interior design e moda. Questo progetto cattura facciate in metamorfosi da Pechino a Venezia. Stampate su seta o altri tessuti, queste texture si trasformano in eleganti foulard, morbide coperte o grandi quadri da appendere, ottime idee per un regalo di Natale inedito, unico e di altissima qualità.

Facciate come esseri viventi in metamorfosi: mattoni, intonaci sgretolati, colori macchiati dal tempo; ogni muro ha una diversa matericità, cromatismi unici fatti di luci e ombre, una sua storia e identità da raccontare.

Ri.Co, fotografo, interior designer e ideatore del progetto Immuro, cattura questi frammenti urbani, li fotografa e stampandoli su tessuto trasporta questi emozionanti Urban Skin negli ambienti dove viviamo o negli abiti che indossiamo: soffici coperte in cashmere, morbidi foulard, quadri o tessuti da rivestimento per imbottiti. Questo progetto ha già riscosso grande successo nel mondo dell’alta moda, nei migliori hotel e in diverse mostre collaterali in occasione della Biennale Arte di Venezia.
I prezzi variano da 90 euro per il foulard in seta, a 900 euro per gli enormi quadri da appendere.
Si possono acquistare in e-commerce direttamente dal sito Immuro .
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Caimi Brevetti: l’arte del saper fare nel design.

Nell’ambito di Brianza Expo for Design, si svolgerà presso la storica Villa Brivio, sede della biblioteca di Nova Milanese, la mostra monografica Caimi Brevetti, l’arte del saper fare nel design”. L’inaugurazione su invito si terrà giovedì 15 ottobre alle ore 18,30; la mostra è aperta al pubblico dal 16 al 31 ottobre.

La scelta della sede, la biblioteca di Nova Milanese, Paese dove è nata e si è sviluppata la Caimi Brevetti, esprime la scelta di celebrare la lunga storia dell’azienda insieme a coloro che l’hanno resa possibile: clienti, fornitori, collaboratori, dipendenti e amici di sempre.
La mostra è tuttavia un’occasione di grande interesse anche oltre il territorio dove, nel 1949, è stata fondata la Caimi Brevetti.
I pezzi esposti nei locali di Villa Brivio testimoniano in modo concreto la filosofia dell’azienda, ma raccontano anche la storia e l’identità del più autentico design Made in Italy che nasce dalla ricerca e dall’esperienza tecnica, oltre che dal coraggio e dal cuore.
Insieme ai prodotti storici, vere icone dell’era d’oro dell’industrial design che hanno aperto un percorso di costante innovazione, saranno presenti i pezzi più recenti frutto di una nuova sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale e del comfort, tra i quali il pluripremiato Snowsound (vincitore di15 ambiti premi e menzioni in tutto il mondo!).
Prodotti che raccontano anche le collaborazioni e i rapporti di empatia con alcuni tra i più grandi designer, perché “I prodotti sono come persone che ritroviamo continuamente negli spazi che abitiamo. Comunicano, anche se non parlano, perchè in loro riconosciamo affetti, relazioni, ricordi,  e ci indicano il nostro futuro”, come bene esprime il pensiero che apre la home page del sito Caimi Brevetti.

Titolo: Caimi Brevetti: l’arte del saper fare nel design.
Dove: Centro di Cultura Villa Brivio, Piazza Vertua Prinetti, 4, Nova Milanese (MI).
Quando: dal 16 al 31 ottobre 2015. Inaugurazione 15 ottobre ore 18,30.

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Witness your World: i Leroy Brothers da Lombardini 22 (Milano).

Progettazione, arte, web e multimedialità integrati in una installazione-evento che esce dai confini virtuali ed entra nella realtà creando un’opera d’arte collettiva: Witness your World. Potremo essere coinvolti in questo nuovo way of working a Milano, nella sede di Lombardini22 che ospita una selezione di opere dei Leroy Brothers.

L’evento nasce dalla collaborazione artistica fra la società di progettazione milanese e Spazioborgogno: uno scambio prolifico fra le due realtà vicine sul territorio della Mesopotamia Milanese che provengono da mondi diversi e credono nella contaminazione, nell’ibridazione, negli innesti che rinforzano geneticamente.

Witness your World è una piattaforma web che produce opere elaborate da algoritmi partendo dal contributo di tutti, combinando immagini e messaggi, come un rimando libero della società.Tutti i contributi sono caricabili nel sito del progetto da coloro che vogliono essere complici nel registrare una nuova misura del tempo in cui viviamo ed entrare a far parte di un grande artwork.
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I Leroy Brothers sono un collettivo belga. Attivi principalmente sul web, ma anche con installazioni e mostre in spazi reali, hanno contribuito ad ampliare tanto i confini della sfera estetica quanto il concetto di autorialità demandando alla partecipazione diretta del pubblico la realizzazione dell’opera, limitandosi a fare la regia di situazioni, reali o su internet, su cui poi le persone vanno a integrare i loro contenuti.
All’inaugurazione saranno presenti l’artista Gilles Leory ed il curatore dello Spaziborgogno, Piercarlo Borgogno, che insieme a Franco Guidi, AD Lombardini22, presenterà la mostra sottolineando l’importanza della contaminazione tra realtà diverse.
Titolo evento: “Witness your World” by Leroy Brothers.
Dove: Lombardini22. Via Lombardini 22 Milano.
Quando: venerdì 25 settembre; ore 18.
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LAC: un hotel sul lago diventa museo a Lugano.

Il LAC, Lugano Arte e Cultura, è un luogo per le nuove arti progettato per ospitare e valorizzare diverse forme di arte. Sorto nella sede del Grand Hotel Palace e progettato da Ivano Gianola, il Centro, svolge varie funzioni oltre a quelle puramente espositive e riqualifica l’intera area; con il suo auditorium, la sua piazza, il suo parco e il bar aperti al pubblico aspira a diventare il cuore pulsante di Lugano, sempre aperto ai residenti e ai visitatori.

L’architetto Ivano Gianola, esponente della cosiddetta Scuola Ticinese di architettura, è il vincitore del concorso indetto nel 2001 grazie alla forte relazione tra il progetto di architettura e il territorio circostante; l’elemento principale è l’assenza di qualsiasi separazione fisica tra il tessuto stradale della città e l’edificio: sono accessibili al pubblico la strada e la piazza al piano terra del LAC che, innalzato su colonne, non definisce l’area in un perimetro ben definito, ma la apre verso il lago offrendo ai visitatori diverse direzioni all’interno o all’esterno del museo.

Con un volume di 180.000 m2, LAC occupa il sito dell’ex Grand Hotel Palace. Oltre alla grande hall, ospita un auditorium per teatro e concerti, un museo con ampi spazi espositivi, sale polifunzionali modulari per eventi.
L’abbinamento di moderno e antico è una delle caratteristiche salienti del LAC. I vincoli sul progetto di riqualificazione richiedevano infatti la conservazione delle facciate originali del Grand Hotel Palace e i resti di un convento francescano integrato nella sua struttura. Le camere intorno al chiostro al piano terra del convento sono ora fruibili ai residenti, mentre i piani superiori saranno occupati dagli uffici LAC.
Entrando nell’edificio, i visitatori si trovano in un ampia hall di 650 m2 concepito come un’enorme finestra che rende impercettibile il confine tra interno ed esterno.
La hall – che ospita la biglietteria, il bookshop e un bar – è aperta ai visitatori. Un comodo parking sotterraneo prevede un uscita direttamente nell’ala del museo.

Un auditorium dall’acustica perfetta.
Dal foyer, i visitatori possono accedere al teatro e concerto auditorium (800 m2) con 1000 posti a sedere; un concentrato di soluzioni tecniche modulari all’avanguardia, che rende possibile organizzare qualsiasi tipo di spettacolo: sinfonica e concerti jazz, opera e operetta, danza e teatro.
Questa versatilità è principalmente dovuta al rivestimento acustico modulare e al sistema mobile per il “golfo mistico” dell’orchestra che può essere sollevato fino al livello del palcoscenico, ed esteso fino alla prima fila di sedili.
Grazie alla collaborazione tra l’architetto Ivano Gianola e l’autorevole studio di ingegneria acustica Müller BBM di Monaco, l’Auditorium offre un livello ottimale di qualità acustica oltre che estetica.
Sul lato opposto del foyer c’è il museo, creato unendo il Museo Cantonale d’Arte e il Museo d’Arte della Città di Lugano. Si sviluppa su tre piani espositivi con una superficie totale di 2500 m2 e ospita prestigiose collezioni d’arte.
La struttura architettonica è completata dal TeatroStudio, dedicato alle performance più piccole.
L’architetto Gianola ha commentato: “E’ stata la grande forza della città che ha reso possibile LAC. Progettare una sede per l’arte, non significa realizzare un edificio di prestigio, lo scopo è quello di garantire la continuità del territorio e nuove forme di sviluppo urbano”.
Foto: Studio Pagi.8-LAC-Lugano-Studio-Pagi-wow-webmagazine

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Street Art in ufficio.

“La street art con le sue tecniche dirette e con le sue sofferenze nell’anima entra negli uffici per offrire valore interno e stimolo alla conoscenza di forme d’arte non naturalmente utilizzate”. Con queste parole Alide Forte Catella, amministratore delegato di Coima Image, spiega una delle nuove tendenze più interessanti, sintomo di un cambiamento di percezione dello spazio lavorativo. 

La decorazione nei progetti residenziali e di uffici sta diventando un elemento sempre più importante e speciale: definisce lo stile e ne tratteggia i connotati dell’insieme”, continua Alide Forte Catella. “Quanto la street art viene cercata e selezionata necessita di un pensiero profondo che viene trasmesso per dare quella personalità che rende un progetto caldo, accogliente e in grado di contenere già una storia che lo rende unico”.
Gli ultimi progetti di Coima Image, gli spazi della hall dell’edificio Google-Pandora e degli uffici Roland Berger, raccontano un nuovo modo di personalizzare gli spazi.
La Street Art e i graffiti, che si esprimono solitamente nei luoghi pubblici per dare voce a una critica sociale e di contrasto, si evolvono in una nuova forma d’arte che da fenomeno clandestino diventa un’espressione condivisa e legale. Un nuovo linguaggio in grado di dare un’anima culturale e artistica agli spazi da vivere.

Su Wow! abbiamo già presentato altri esempi di come i graffiti si abbinano alla perfezione negli ambienti di lavoro e soprattutto negli spazi in-between, come dimostra la nuova sede Neomobile di Roma. “L’incursione della street art così come delle forme d’arte visiva contemporanea si inserisce perfettamente nel nuovo concept di ufficio moderno dove si cerca di ricreare spazi “altri” rispetto al solito, in modo da stimolare maggiore interazione tra i colleghi durante una pausa o in modo da essere di ispirazione per le attività creative”, spiega Salvatore Marinaro di Unispace che ha curato il progetto. “Personalmente”, conclude, “apprezzo molto questo tipo di approccio all’interno degli spazi di lavoro, ma pur sempre contenuto nelle aree non operative dove invece è sempre necessario mantenere il focus sul piano di lavoro con una scelta opportuna di luce, colori e materiali adeguati”.
Come testimonia anche il lavoro di Monforte e come abbiamo già sottolineato parlando della nuova piattaforma culturale #UfficioManifesto, la crescente presenza dei graffiti in ufficio può essere infondo ricondotta a quella tendenza che punta alla creazione di un ambiente di lavoro collaborativo divertente e orientato all’home feeling, o comunque più informale e rilassato.
Testo di Gabriele Masi.

Didascalie
1, Hall Google – Pandora. Coima image. Nel palazzo per uffici progettato da W. Mc Donough nel Quartiere Isola a Porta Nuova, sede degli uffici Google e Pandora, Coima Image ha curato l’interior design della main lobby dell’edificio. Gli artisti hanno lavorato per quattro sere, utilizzando la tecnica delle bombolette spray, secondo alcune suggestioni da sviluppare: il verde e la natura (vista la contiguità con l’edificio del Bosco Verticale), l’astratto e la rappresentazione di alcune lettere dell’alfabeto tra ui la G di Google e la P di Pandora. Il progetto ha coinvolto quattro street artists milanesi, Marte, Fosk, Mate e Leos, i primi tre parte della“crew” Nuclear1, nata a Milano nel 1996 e formata da persone con background differenti e stili diversi.
2,3,4 Uffici Roland Berger, Coima Image. Roland Berger occupa una porzione dell’edificio Gioiaotto, progettato negli anni ’70 dall’architetto Marco Zanuso e di recente ristrutturato nell’ambito del progetto Porta Nuova Varesine. I 600 mq sono stati ripensati da Coima Image, puntando sull’ottimizzazione degli spazi, in base alle performance richieste. Gli uffici doppi o multipli dei manager, sono separati da pareti decorate con opere degli artisti della Street Art. La filosofia del progetto artistico evoca i principi della “Singularity University” in California, volta a sfruttare le potenze tecnologiche esponenziali per risolvere le grandi sfide dell’umanità. Queste tematiche hanno ispirato le immagini iconiche del DNA, dell’energia, della robotica e delle nanotecnologie che caratterizzano in modo differente ciascun ufficio. Il progetto ha coinvolto gli stessi street artist della Hall Google-Pandora, Marte, Fosk, Mate e Leos.

5, 6 Sede Monforte di Milano. Monforte. Lo spazio pensato da Monforte e dalla business developer Paola Miglio, è un coworking di spazi e di idee, il manifesto dell’ufficio collaborativo. Le aree previste in questo variopinto ambiente di lavoro non fanno riferimento alle classiche funzioni operative, ma evocano altri modelli di lavoro conviviale (eat and chat, meet, relax, welcome) “Vogliamo trasferire l’esperienza acquisita nella progettazione della vita domestica negli spazi di lavoro per costruire ambienti di benessere individuale e collettivo, nei quali l’efficienza della ragione e l’intuizione emozionale lavorino insieme”, spiega Daniele Lago, di Lago che ha fornito gli arredi.
7, 8 Uffici Neomobile, Unispace. “La scelta dei graffiti è stata perché all’epoca Neomobile stava portando avanti una campagna creativa legata ai supereroi “become a superhero of mobile monetization”, in occasione del Mobile World Congress di Barcellona e la responsabile della corporate communication decise di immaginare che alcuni dei supereroi più famosi venissero rappresentati in pose insolite in tutte le aree comuni e di relax (Superman che fa un pisolino, spiderman ai fornelli, Hulk che esce dalla doccia , ecc ecc)”, spiega Salvatore Marinaro. Negli uffici Neomobile i graffiti sono presenti esclusivamente nelle aree “leisure” o di passaggio (come le rampe delle scale), non all’interno delle aree operative dove si è preferito mantenere le pareti neutre.

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Nasce il Premio Internazionale Gabriele Basilico.

Dedicato alla memoria di un protagonista della fotografia, il Premio Internazionale di Fotografia di Architettura e Paesaggio Gabriele Basilico ha inaugurato la sua prima edizione con la presentazione lo scorso 29 giugno, nella sede dell’Ordine degli Architetti P. P. C. della Provincia di Milano.

Artista dal linguaggio fotografico a tuttotondo, Gabriele Basilico (Milano, 1944-2013) ha sempre inteso il proprio lavoro come un impegno civile a favore delle nuove generazioni, intuendo nelle sue esplorazioni i mutamenti epocali più significativi, in un confronto continuo con esponenti del mondo dell’architettura, dell’urbanistica, della sociologia, della letteratura, della fotografia e dell’arte tutta. Per questo il Premio, che ambisce a divenire nel tempo un tassello fondamentale della ricerca e sperimentazione dei linguaggi visivi, è riservato agli under 35, nell’intenzione di stimolare i giovani a indagare l’architettura e il paesaggio attraverso immagini fotografiche che ne disvelino aspetti figurativi, sociali e culturali.
La partecipazione è su invito: la giuria, presieduta da Giovanna Calvenzi e composta da nomi riconosciuti del mondo dell’architettura e della fotografia, attraverso dei “segnalatori” in diversi Paesi del mondo, individuerà e inviterà i fotografi a sottoporre i lavori svolti e un progetto da realizzare a tema aperto. La premiazione avverrà a dicembre, e il vincitore avrà a disposizione 8 mesi per la realizzazione del proprio progetto, che consisterà nell’esecuzione di una ricerca fotografica e relativi apparati di lettura, con la pubblicazione di un libro.
Testo di Gabriele Masi.

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E’ tutto arte quel che luccica: Fondazione Prada a Milano.

Una ex distilleria in una zona industriale di Milano, grazie progetto di OMA, diventa un affascinate polo internazionale per gli amanti dell’arte e dell’architettura.
Aperta da solo un mese, la sede milanese della Fondazione Prada è già una tra le mete culturali imperdibili della città. Occupa la suggestiva area dove sorgeva una distilleria risalente agli anni dieci del ‘900 che il progetto di OMA ha trasformato in un luogo magico: un polo dal respiro internazionale (spazi espositivi, cinema, laboratori, biblioteca, bar) dove dialogano la dimensione della conservazione e quella della nuova architettura. Un luogo di incontro di ricerca e di condivisione dell’arte che contribuisce ad accelerare la riqualificazione di una ex zona industriale e degradata.

Il tocco magistrale di OMA (diretto da Rem Koolhaas) ha regalato un’identità e un’aura sorprendenti al grande complesso lungo la ferrovia di circa 19.000 mq che ospitava la Società Italiana Spiriti.
L’abile intervento di conservazione del sito e dei sette edifici preesistenti (magazzini, laboratori, depositi e silos) dialoga con le tre nuove strutture (uno spazio espositivo per mostre temporanee, un ambiente multifunzionale con sala cinematografica e una torre ancora in fase di costruzione).

Geniale l’idea di affidare a un regista cinematografico -Wes Anderson- l’interior design del bar e a un artista –Andreas Slominski– la connotazione della Biblioteca.
Gli ampi percorsi, pavimentati di pietra o legno (traversine delle rotaie sezionate), si aprono sui vecchi edifici dalle facciate grezze, capriate e pilastri a vista che hanno mantenuto la loro identità industriale – la Cisterna, il Deposito e la galleria nord che ospitava gli uffici della distilleria-,  oppure sui nuovi volumi minimali del cinema completamente specchiante o del Podium dalle facciate vetrate.
Su tutto il complesso spicca l’ironica Casa degli Spiriti (Haunted House) un edificio di quattro piani vistosamente rivestito con uno strato di foglia d’oro.

OMA ha curato anche l’allestimento della mostra “Serial Classic” (nel Podium) che analizza il tema della serialità nell’arte classica ed è l’ideale fil rouge della mostra “Portable Classic” attualmente in corso nella sede di Venezia della Fondazione Prada.
La Casa degli Spiriti ospita un’installazione permanente di Robert Gober e due opere di Louise Bourgeois (). “An Introduction”, il percorso di oltre 70 opere che parte dagli anni ’60, occupa il deposito sud; “In Part”, mostra che esplora l’idea del frammento corporeo, occupa il corpo a nord. La Cisterna ospita Trittico, esposizione dinamica concepita dal Thought Council.

Il Cinema
Il cinema è un parallelepipedo specchiante, nel foyer trova una nuova collocazione l’opera in ceramica policroma di Lucio Fontana realizzata nel 1948 per il Cinema Arlecchino di Milano; lo spazio polifunzionale del cinema ospita attualmente il progetto dal titolo “Roman Polanski:my Inspirations”.
Biblioteca / Accademia dei Bambini
L’edificio che unisce l’Accademia dei Bambini e la Biblioteca è un contenitore adatto allo svolgersi di attività multidisciplinari aperto al dialogo intergenerazionale, l’allestimento architettonico è stato affidato a un gruppo di giovani studenti dell’école Nationale de Architecture de Versailles guidati dali loro insegnanti Cèdric Libert e Elias Guenoun.
L’artista Andreas Slominski ha connotato la Biblioteca, ancora in fase di allestimento, con un installazione che include 16 quadri e due sculture: Himmel, una capriata capovolta e Erde, un box wc da cantiere capovolto e sospeso.

Il Bar Luce
Entrare nel bar dà l’impressione di trovarsi realmente nella scenografia di un film di Wes Anderson, l’ambiente ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano. Mantiene le strutture in acciaio a vista applicate alle pareti e riproduce sul soffitto la copertura in vetro della Galleria Vittorio Emanuele. Gli arredi, le sedute, i mobili di formica, il pavimento, i pannelli di legno impiallacciato che rivestono le pareti e la gamma cromatica ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui Anderson si è già ispirato per alcuni suoi film.
Sebbene i film del cineasta americano siano spesso composti da un susseguirsi di “quadri” simmetrici, per Anderson: “non c’è una prospettiva ideale per questo spazio. Dal momento che è stato pensato per essere ‘vissuto’, dovrebbe avere molti posti comodi dove sedersi per conversare, leggere, mangiare, bere… Credo che sarebbe un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo in cui mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi ‘non cinematografici’”.
Un luogo perfetto e ricco di ispirazioni anche per lavorare in modalità smart, aggiungerei.
Testo di Renata Sias
Foto 1,2,3,4: Bas Princen 2015, Courtesy Fondazione Prada .
Foto 5/20: Gabriele Pagani, WOW! Webmagazine.
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Priceless Milano: un’ala di gusto ( Park Associati).

Priceless Milano, situato al di sopra di Palazzo Beltrami, in Piazza della Scala a Milano, è un’installazione effimera, un modulo abitativo pensato per potersi spostare e adagiare su edifici preesistenti in situazioni di elevata visibilità. Progettato da Park Associati, Priceless Milano è uno spazio estremamente flessibile che ospiterà non solo un ristorante esclusivo, ma anche temi e tendenze diverse legati alla passione per il gusto e i sapori, connessi a EXPO 2015.

L’evento, inserito da MasterCard nell’ambito dell’iniziativa “Priceless Cities”, un ampio programma di promozione turistica su vasta scala nelle grandi metropoli internazionali, è stato gestito dalla società 4Ward Events.
Questa illustre location ospita già al suo interno le collezioni di arte moderna e contemporanea che furono della Banca Commerciale Italiana e che, insieme alle opere esposte negli adiacenti Palazzi Anguissola, e Brentani, dedicate all’arte del XIX secolo, costituisce una raccolta di grande prestigio e un richiamo per il pubblico internazionale.
Il ristorante è concepito come una sorta di teatro gastronomico ambulante, un carro di Tespi dove grandi chef provenienti da tutto il mondo sono invitati a esibirsi a rotazione in performance di show cooking davanti agli ospiti. Il risultato architettonico, a firma dello studio di architettura e design Park Associati, è quello di una forma caratterizzata ma non prevaricante, capace di confrontarsi senza collidere con le ambientazioni circostanti.
L’edificio è costituito da una struttura modulare composta da otto blocchi assemblabili in loco per accostamento, finiti e completi di tutto, compresi arredi ed elettrodomestici.
I singoli elementi hanno un’altezza inferiore a 3,30 m, una larghezza di 2,30 m ed una lunghezza variabile di 4,60m e di 5,90 m. Tali caratteristiche consentono all’installazione di essere trasportata e posizionata agevolmente.
Lo spazio è diviso in due parti: un’area cucina e un’area pranzo. La cucina è organizzata secondo le richieste della ristorazione professionale, con una zona cottura a vista caratterizzata da un isola centrale con piano in corian e un pavimento in gres in continuità con quello dell’area pranzo che si sviluppa, invece, intorno a un solo tavolo in grado di ospitare 24 commensali. All’occasione, le pareti scorrevoli possono dividere la zona cucina dalla zona pranzo, mentre il tavolo si solleva sul soffitto e lo spazio si libera completamente. In più sui lati lunghi dell’area pranzo sono state inserite delle porte-finestre che danno accesso al terrazzo.
Il padiglione è ultimato all’esterno da una pelle di rivestimento in lamiera di alluminio forata, pressopiegata e anodizzata con tinte bronzo/oro, che si poggia al di sopra dei moduli del ristorante, sostenuta nella parte centrale da 8 appoggi “invisibili”.
Questa “vela” ha il compito di proteggere la struttura dall’irradiazione solare garantendo anche l’ottima vivibilità della terrazza al di sotto di essa: la sua geometria ad ala spezzata conferisce all’insieme un senso di leggerezza e sospensione.
Testo di Gabriele Masi.

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Credits
Un progetto di
MasterCard
Con la collaborazione di
Banca Intesa SanPaolo
Un evento
4WARD.events – Milano
Progetto architettonico e design
Park Associati – Milano
Contractor
Fourproject – Paderno Dugnano
Illuminazione
Flos Lighting – Milano
Sedute interne
Driade – Milano
Arredi esterni
Saporiti Italia
Elettrodomestici
Electrolux-Zanussi
Pavimenti
Mirage Granito Ceramico – Pavullo (MO)

 

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Land Art e Real Estate: il campo di grano di Agnes tra i grattacieli di Milano.

Da marzo a ottobre 2015 a Milano, tra i grattacieli dell’area di Porta Nuova, crescerà Wheatfield, un campo di grano di 5 ettari ideato dall’artista Agnes Denes. Nel progetto, organizzato in occasione di Expo 2015 da Fondazione Riccardo Catella in collaborazione con Fondazione Nicola Trussardi e con il supporto di Confagricoltura, la natura si riappropria della città in una gioiosa celebrazione della propria potenza generatrice, un forte messaggio di ritorno alla semplicità e alla concretezza della terra, portatrice di vita e di prosperità.

Realizzato per la prima volta nel 1982 a New York in un’area di un ettaro a Battery Park City, Wheatfield è rimasto nella memoria collettiva come una delle opere di arte ambientale più celebri, un capolavoro dalla potente carica simbolica e dalla grande forza trasgressiva. Un’opera d’arte che invita a riflettere su valori e tematiche centrali di Expo 2015 come la condivisione del cibo e dell’energia, la salvaguardia del territorio e dell’ambiente, la crescita sociale ed economica nel rispetto della qualità della vita degli individui e delle comunità.
Wheatfield si estenderà per 5 ettari all’interno dell’area che ospiterà il futuro parco pubblico la “Biblioteca degli Alberi” per un totale di 15.500 metri cubi di terra da coltivo trasportati, 1.250 kg di sementi di grano della tipologia Odisseo (250 kg per ettaro) e circa 5.000 kg di concime.
“Fare arte oggi significa assumersi delle responsabilità nei confronti dei nostri simili”
spiega l’artista Agnes Denes. “Siamo la prima specie che ha la capacità di alterare consapevolmente la propria evoluzione, fino a porre fine alla propria esistenza. Abbiamo preso in mano il nostro destino, e il nostro impatto sulla terra è stupefacente. A causa del nostro incredibile ‘successo’ stiamo stravolgendo il pianeta, sperperando le sue risorse. Siamo giovani, come specie, e ancora più giovani come civiltà e, come bambini spericolati, avviamo processi che non sappiamo controllare. Credo che il nuovo ruolo dell’artista sia quello di creare un’arte che vada oltre la decorazione, l’oggetto e il suo uso politico; un’arte che metta in discussione lo status quo e le infinite contraddizioni che accettiamo e approviamo. Un’arte che inneschi e ravvivi il pensiero.”
Wheatfield, però, non è soltanto un’opera d’arte ma è soprattutto un concetto universale, un grande motore di aggregazione e impegno sociale, che coinvolgerà centinaia di cittadini nelle fasi della coltivazione in un’esperienza che si lega alla storia agricola del nostro Paese: dalla semina al raccolto e alla trebbiatura, grazie al supporto degli agricoltori di Confagricoltura, la più antica organizzazione nazionale di rappresentanza agricola “made in Italy”.
L’11 aprile il campo verrà ufficialmente aperto al pubblico in occasione di miart 2015, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, mentre per la mietitura l’appuntamento è per metà luglio quando nel rispetto della tradizione agricola e dell’idea dell’artista, cittadini e turisti di tutto il mondo saranno chiamati a partecipare alla grande festa del raccolto.
Testo di Gabriele Masi.

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La-Passeggiata-Michele-De-Lucchi-Salone-del-Mobile-2015-workplace-3.0-wow-webmagazine

“La Passeggiata” di Michele De Lucchi: l’ufficio come piattaforma di comunicazione.

L’arte di camminare è un’arte visiva grazie alla quale si acquista la capacità di guardare al mondo in maniera diversa”, con questa citazione di Wu Ming2  Michele De Lucchi ha aperto il racconto de “La Passeggiata” in occasione della Conferenza Stampa del Salone del Mobile presso la Torre Allianz di CityLife a Milano. L’installazione-percorso che vedremo il prossimo aprile (14-19) nei padiglioni di Workplace 3.0 è stato poi approfondito da Nicolas Bewick, partner di aMDL, durante il Seminario di Assufficio “Nell’Ufficio che verrà” interamente dedicato al workplace.

La passeggiata di De Lucchi sposta l’attenzione da DOVE il lavoro viene svolto a COME viene svolto; pensa all’ufficio “non come luogo fisico, ma come una piattaforma di comunicazione” dove avvengono interazioni sociali e dove l’elemento importante è “il percorso dall’ingresso alla propria scrivania, o da una riunione all’altra”.
La sua proposta di ufficio si traduce in un loop, “una passeggiata attraverso i meandri dell’ambiente lavorativo in trasformazione“.
Quel doppio segno dell’infinito che, tra sali e scendi, ci offrirà stimolanti panorami di un ufficio paesaggio molto diversificato è una metafora del dinamismo e dell’importanza del non stare fermi perché “Camminare ci aiuta a lasciare andare ansie e preoccupazioni e a ricombinare la mente con il corpo” Come sostiene Luca Giannotti e come, prima di lui, già avevano sperimentato i filosofi peripatetici.


Anche nell’ufficio è più importante muoversi che sostare; il paesaggio, interno ed esterno, ha un ruolo fondamentale nella creazione dell’ufficio inteso come luogo in cui poter anche ricevere stimoli.
Un ambiente dove le funzioni sono sempre più integrate, dove è fondamentale l’equilibrio tra socializzazione e privacy, dove – più della scrivania vera e propria- diventano importanti gli spazi in-between, la reception o la cucina, un angolo di verde in un luogo inaspettato, una sala riunioni particolarmente confortevole. “Il luogo di lavoro deve incoraggiare il processo di aggregazione per favorire produttività e creatività”, prosegue De Lucchi.

La passerella con punti di Belvedere, come ogni Passeggiata che si rispetti, permetterà di osservare dall’alto e di raggiungere in modo continuo le quattro aree tematiche che rappresentano quattro modi diversi di vivere l’ufficio: Club, Uomini Liberi, Agorà, Laboratorio, contornate da un boschetto incolto.
Il workplace è un villaggio vitale con  agorà e piccoli capanni, dove la natura e le opere d’arte di Marcello Chiarenza sono parte integrante dell’ambiente di lavoro, stimolano i sensi, le emozioni, l’immaginazione e sono quindi funzionali al benessere.
“Chi ha mai detto che il piacere non è funzionale?”, la citazione di Charles Eames chiude la presentazione di questo affascinante workplace creato come un “luogo dove il lavoro cerca di migliorare la qualità della vita”.
La Passeggiata: quattro aree tematiche contornate dal verde.

Il Club
È l’area destinata agli incontri e agli scambi con le persone, una sorta di piattaforma di comunicazione in cui lo spazio è piacevolmente informale e può ricordare le sale di attesa degli alberghi o degli aeroporti, ospitali e comode. Le sale d’attesa si sono evolute diventando il punto di riferimento per gli uffici aperti e liberi, senza scrivanie e senza obbligo di presenza. Nel Club tutto è organizzato in modo da favorire le modalità di lavoro possibili, ma anche per poter soddisfare la voglia di un caffè o mangiare in qualsiasi momento del giorno e della notte.
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Uomini Liberi
Lo spazio di lavoro deve incoraggiare lo scambio di idee e competenze – alla base del processo creativo e produttivo – rendendo possibile però il giusto equilibrio tra “l’io” e “il noi”, tra il bisogno di concentrarsi in privato e la necessità di condividere. L’ambiente ufficio deve essere un luogo stimolante, eccitante e creativo in cui l’ambito relazionale ha un ruolo determinante: nutrire la creatività del singolo e sviluppare le potenzialità del lavoro di gruppo. Deve poter però consentire anche di sentirsi protetti e isolati, di ricevere una persona privatamente e lavorare indisturbati se necessario.
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Agorà
Un padiglione ideato per consentire
diverse tipologie di incontri: conferenze, presentazioni, proiezioni, esposizioni, spettacoli e eventi speciali. Un’area in cui presentare le proprie idee e conoscere quelle degli altri, dove incontrare i colleghi e scambiare e condividere informazioni e opinioni, un’area all’interno della quale sentire il senso della comunità. agora-La-Passeggiata-Michele-De-Lucchi-Salone-del-Mobile-2015-workplace-3.0-wow-webmagazine
Laboratorio
Nel laboratorio si concretizza il processo creativo che dà origine a documenti, presentazioni e prototipi in 3D, immagini, software e applicazioni. Qui è possibile apprendere lavori manuali, esplorare nuovi strumenti, inventare e aggiornarsi perché i diversi processi contribuiscono alla creazione e al consolidamento della comunità.laboratorio-La-Passeggiata-Michele-De-Lucchi-Salone-del-Mobile-2015-workplace-3.0-wow-webmagazine
Connessione con la natura
Il verde circonda lo spazio di lavoro de “La Passeggiata”: un giardino che offre la possibilità di scegliere dove e come svolgere al meglio il proprio lavoro. Un giardino incolto e vibrante perché un ufficio lasciato deliberatamente “incolto” potrebbe essere il luogo ideale per la germinazione dei semi più fertili. natura-La-Passeggiata-Michele-De-Lucchi-Salone-del-Mobile-2015-workplace-3.0-wow-webmagazine

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Nuova sede di Fondazione Prada, progetto OMA (opening 9 maggio, Milano).

Una ex distilleria diventa la nuova sede della Fondazione Prada a Milano; il complesso di 19.000 mq progettato dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, sarà inaugurato sabato 9 maggio (dal 2 maggio anteprime su invito).

La nuova sede di Milano, progettata da OMA,espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico.
Caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina edifici preesistenti e tre nuove costruzioni, è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente agli anni dieci del Novecento. Situato in Largo Isarco, nella zona sud di Milano, il complesso si sviluppa su una superficie totale di 19.000 mq, di cui 11.000 mq saranno utilizzati per le attività espositive.
L’edificio all’entrata del nuovo centro accoglierà il pubblico con due spazi nati da collaborazioni speciali: un’area didattica dedicata ai bambini e sviluppata con gli studenti dell’École nationale supérieure d’architecture de Versailles; e un bar ideato dal regista Wes Anderson che ricrea l’atmosfera dei tipici caffè di Milano.

La Fondazione Prada è stata creata nel 1993 come luogo di analisi del nostro presente attraverso la produzione di mostre d’arte contemporanea e di progetti di architettura, cinema e filosofia. Grazie all’apertura di una sede permanente, la Fondazione intende partecipare in modo ancora più incisivo alla contemporaneità, con l’idea che l’arte sia un efficace strumento di conoscenza. Senza praticare una semplice contaminazione tra discipline, la Fondazione potenzierà la propria vocazione multidisciplinare, evidenziando l’autonomia e le specificità di ogni linguaggio creativo.
In occasione dell’apertura della nuova sede di Milano, la Fondazione Prada presenterà una pluralità di attività.
Robert Gober e Thomas Demand realizzeranno installazioni site-specific in dialogo con le architetture industriali e con i nuovi spazi. Roman Polanski esplorerà le suggestioni cinematografiche che hanno ispirato i suoi film in un progetto che si tradurrà in un documentario inedito e in una rassegna cinematografica. Selezioni di opere dalla Collezione Prada saranno presentate in esposizioni tematiche.
Le mostre “Serial Classic”, a Milano, e “Portable Classic”, a Venezia – curate da Salvatore Settis, in collaborazione con Anna Anguissola e Davide Gasparotto – completeranno il programma.
I due progetti espositivi, il cui
allestimento è ideato da OMA, analizzano rispettivamente i temi della serialità e della copia nell’arte classica e della riproduzione in piccola scala della statuaria greco-romana dal Rinascimento al Neoclassicismo.
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Rendering Courtesy OMA e Fondazione Prada. 

Dove: Milano, Largo Isarco.
Quando: 9 maggio, 2015

RAAAF-Rietveld-Architecture-Art-Affordances-The-End-of-Sitting-wow-webmagazine

L’ufficio di RAAAF dichiara la Fine delle Sedie.

The End of Sitting è un’installazione al confine tra arti visive, architettura, filosofia e scienza empirica, realizzata a Amsterdam da RAAAF [Rietveld Architettura-Art-Affordance] e dall’artista visiva Barbara Visser in collaborazione con Looiersgracht 60 (Soraya Notoadikusumo e Nadine Snijders), un nuovo spazio per l’arte, il design e l’architettura.

Il progetto parte dal presupposto che nella nostra società la quasi totalità degli ambienti sono concepiti “per le sedie” e come luoghi dove sedersi, nonostante molte ricerche mediche dimostrino gli effetti negativi che può avere sulla salute una permanenza prolungata nella posizione seduta. Questo vale soprattutto per l’ambiente di lavoro.
I progettisti  hanno quindi sviluppato un concetto dove la sedia e scrivania non sono più punti di partenza indiscutibili. Al contrario questo apparentemente surreale e futurista workplace sollecita utenti e visitatori a esplorare le diverse posizioni in piedi in un inedito e sperimentale paesaggio ufficio.
The End of Sitting rappresenta il seguito “spaziale” della recente animazione “Sitting Kills” creata dagli stessi autori per il Chief Government Architect of the Netherlands e segna l’inizio di una fase di sperimentazione, per individuare possibilità di cambiamento radicale per l’ambiente di lavoro e per inventare nuove modalità di postura ideale, alternative alla classica postura assisa.


Credits
Client: RAAAF i.c.w. Looiersgracht 60
Installation: Ronald Rietveld, Erik Rietveld, Arna Mackic
RAAAF studio support: Clemens Karlhuber, Bastiaan Bervoets, Elke van Waalwijk van Doorn, David Habets, Mees van Rijckevorsel, Marius Gottlieb, Janno Martens
Production: Landstra & de Vries supported by Schaart Adventures
Team production: Bouwko Landstra, Alko de Vries, Basile Mareé, Boris de Beijer, Chris Bakker, Dino Ruisen, Ellik Bargai, Frits Ham, Hans Jansen, Jasper van Heyningen, Jolanda Lanslots, Kier Spronk, Koen van Oort, Koos Schaart, Lika Kortmann, Lucas van Santvoort, Luuc Sonke, Mark Jooren, Patrick Mulder, Syb Sybesma, Tim Mathijsen, Tomm Velthuis
Made with support by: Mondriaan Fund, Stichting DOEN, The Amsterdam Fund for the Arts (AFK), Looiersgracht 60, The Netherlands Organisation for Scientific Research (NWO)
Status: completion 2014

Photography: Jan Kempenaers (color), Frederica Rijkenberg (black&white)
Client vision Sitting Kills: Chief Government Architect of the Netherlands

MDF + Costantini Art gallery, Opere d'arti, MACEF-wow-webmagazine

La parte dell’arte (nell’interior design).

L’opera artistica come valore aggiunto e come investimento da inserire nel servizio di progettazione. L’obiettivo è elaborare progetti articolati che possano diventare competitivi soprattutto all’estero, dove le produzioni italiane sono spesso sinonimo di visioni artistiche della vita e del lavoro.

L’utilizzo dell’arte per finalità decorative, diventa spesso una questione che fa inorridire gli artisti e i galleristi, di oggi. Ben diversa era la situazione nel Rinascimento, dove le botteghe d’arte hanno inventato l’immagine coordinata, dalla moda all’architettura, per i grandi marchi dell’epoca, che erano le famiglie aristocratiche.
La suddivisione e la relativa specializzazione delle competenze ha provocato, in epoca moderna, una parcellizzazione dell’offerta creativa: architettura, arredamento, oggettistica, moda seguono percorsi progettuali e produttivi differenti.
Con il risultato che, talvolta, l’albergatore inserisce sopra ogni letto un quadro che non dialoga con lo stile dell’arredo. Allora perché non allargare l’offerta creativa del progetto, presentando non solo una successione di manufatti e opere di professionisti differenti ma competenze integrate per valorizzare le architetture e gli spazi?
L’obiettivo è quello di far dialogare arte, architettura e design, che sorprendentemente in Italia, storicamente dedicata alle produzioni artistiche, faticano a trovare collaborazioni che consentano di proporre al mercato un servizio integrato.
Occorre elaborare progetti articolati che possano diventare competitivi soprattutto all’estero, dove le produzioni italiane sono spesso sinonimo di visioni artistiche della vita e del lavoro.
Si tratta, quindi, di promuovere le relazioni tra comparti affini e che spesso fanno riferimento allo stesso mercato (l’ufficio, l’albergo, il centro benessere, il ristorante, la residenza di prestigio, gli yacht) creando opportunità comuni di business.
Il primo passo è sensibilizzare lo studio di architettura, non abituato a trattare l’arte, per proporre, attraverso la collaborazione di una galleria, l’opera artistica come valore aggiunto e come investimento da inserire nel servizio di progettazione che svolge per i propri abituali clienti. In questo modo, insieme ai cataloghi di materiali, di arredi troverebbero posto i cataloghi di opere d’arte, come analogo strumento di lavoro.
L’individualismo delle professioni ha creato l’individualismo dei professionisti; a quando la condivisione dell’arte?
Testo di Marco Migliari.

Didascalie
1 Allestimento di MDF Italia con opere di Nicolò Quirico e la collaborazione di Costantini Art Gallery di Milano, per lo spazio Opere d’arti (a cura di Marco Migliari e Carlo Trevisani, Macef settembre 2013).
2, Opera in cartapesta di Alice Zanin allestita dalla Galleria Bianca Maria Rizzi & Ritter all’Hotel Melià di Milano, per l’evento Italia Fuoriserie 2014 (a cura di Marco Migliari). Foto Davide Garieri.
3,4, Sculture di Christian Zucconi allestite dalla Galleria Bianca Maria Rizzi & Ritter all’Hotel Melià di Milano, per l’evento Italia Fuoriserie 2014 (a cura di Marco Migliari). Foto Davide Garieri.

Marinella-Pirelli-Meteora-light-art-ensemble-wow-webmagazine

Light Art Ensemble: luce come fenomeno espressivo e progettuale.

Operatori del mondo dell’arte, della cultura italiana e artisti si incontrano nell’ex chiesa di San Carpoforo nel cuore di Brera a Milano, per Light Art Ensemble, evento a cura di Gisella Gellini e Domenico Nicolamarino.
Un omaggio all’artista Marinella Pirelli che nel corso della sua vita ha sperimentato numerose forme artistiche, dalla pittura al cinema, studiando in particolare il fenomeno della luce e della sua percezione (dal 12 al 14 dicembre 2014).

Tre giornate, tre momenti, tre occasioni, un evento unico per trattare in maniera specifica e puntuale di Light Art attraverso le testimonianze di chi ne studia il fenomeno e ne utilizza gli strumenti espressivi e linguistici.
Light Art definisce una corrente artistica, un pensiero, un progetto che interagisce con l’architettura, la città e l’ambiente naturale per creare nuove esperienze visive e percettive attraverso nuove metodologie di fruizione di spazi interni ed esterni trasmettendo messaggi culturali.
Domenico Nicolamarino, docente di Lighting Design presso l’Accademia di Brera, insieme a Gisella Gellini, docente del corso di Light Art e Design della luce alla Scuola di Design del Politecnico di Milano, presentano gli artisti Nino Alfieri, Carlo Bernardini, Marco Brianza, Paolo Calafiore, Giulio De Mitri, Nicola Evangelisti, Maria Cristiana Fioretti, Pietro Pirelli, Sebastiano Romano, Donatella Schilirò, Paolo Scirpa, in quella che possiamo definire conferenza-mostra-happening sulla luce.
Nell’arte contemporanea, il fenomeno della Light Art nasce nella seconda metà del XX secolo e si sviluppa a partire dall’opera di due artisti: Dan Flavin e James Turrell. Quest’ultimo in particolare realizza enormi campi di luce colorata prodotti da un’apertura poco profonda su di un muro dietro al quale è posto un piano obliquo, illuminato in modo brillante, la cui collocazione è impossibile da determinare proprio a causa dell’illuminazione. L’opera di Turrel si presenta come un’installazione immersiva per lo spettatore: un’immagine residua, una forma fantasma. La percezione dello spazio-ambiente è la protagonista di quest’arte che utilizza la luce quale medium privilegiato per comunicare uno stato d’animo o progettare un luogo impegnando direttamente lo spettatore.
Recentemente il fenomeno della Light Art si è diffuso anche nel campo del Design e dell’Architettura divenendo linguaggio progettuale nella definizione dei volumi, degli spazi, delle forme, dei colori di oggetti, prodotti, edifici, monumenti, interni. La luce è un fattore visivo, fisico, psichico, simbolico e percettivo legato alle sensazioni e agli stati d’animo di ognuno di noi. E’ quindi un elemento identitario che aiuta gli artisti, i designer, gli architetti e i progettisti nell’ideazione di un’opera e nella sua rappresentazione.
I campi di applicazione della ”luce” sono molteplici ed è per questo motivo che durante l’evento “Light Art Ensemble” sarà proposto un percorso nel quartiere di Brera attraverso le opere di alcuni artisti invitati.
Non solo, è previsto anche un happening artistico grazie alla performance di Pietro Pirelli “Suonare l’acqua, suonare la lucealle 18.00 di Sabato 13 dicembre, e la performance “Live the Light” di Michele Mastroianni, domenica 14 Dicembre, a chiusura delle tre giornate dell’evento.
L’apertura dell’evento, (Venerdì 12 Dicembre dalle 10 alle 19), ad opera di Franco Marrocco, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera – Milano, seguirà i saluti di Sandrina Bandera, Direttore della Pinacoteca di Brera – Milano e di Arturo dell’Acqua Bellavitis, Presidente della Scuola di Design del Politecnico di Milano.
All’ingresso dell’ex Chiesa di San Carpoforo verrà allestito un video di Domenico Nicolamarino che introduce l’evento e la mostra con immagini degli artisti presenti, mentre Gisella Gellini racconterà il mondo del Light Art dandone una testimonianza personale, con la collaborazione dalla giornalista Clara Lovisetti (giornalista che collabora da qualche anno con Gisella Gellini alla collana di libri Light Art in Italy).
La giornata di Venerdì proseguirà con una serie di interventi che verteranno su tematiche ed elementi caratteristici della luce e della sua visione: “Materialità e immaterialità della luce” a cura di Giulio De Mitri, Professore dell’Accademia di Catanzaro; “Estetica della luce” di Roberto Lacarbonara;L’esperienza di ICASTICA” intervento dell’Assessore alla Cultura e Spettacolo di Arezzo, Pasquale Giuseppe Macrì; “Arezzo in luce” di Fabio Migliorati, Direttore Artistico della rassegna; approfondimento di Gisella Gellini sul lavoro artistico di Marinella Pirelli cui saranno esposte alcune sue “Meteore”; “Luce materia della forma” ad opera di Massimo Bignardi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell’Università di Siena; una serie di incontri con gli artisti guidati da Carlo Bernardini e Paolo Scirpa.

Sabato 13 Dicembre sarà invece totalmente dedicato all’incontro con gli artisti e alla presentazione delle loro opere;  per concludere gli incontri one – to – one con gli artisti, nella giornata di Domenica 14 Dicembre, con l’intervento del Professor Antonello Pelliccia, Direttore della Scuola di Progettazione Artistica per l’Impresa dell’Accademia di Brera, che insieme ai docenti Antonio Ciurleo e Gabriele Perretta, parlerà di Light Art nell’ambito della scuola.
Testo di Valentina Porro
Titolo evento: Light Art Ensemble
Dove: Ex Chiesa di San Carpoforo, Via Formentini, Milano.
Quando: 12-13-14 Dicembre 2014

 

Didascalie: (da sinistra):
“Meteora” by Marinella Pirelli,
“Sensorial Space” by Maria Cristiana Fioretti,
“Speculum Solis” by Nicola Evangelisti,
“Light Seeds” by Nino Alfieri.