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Glam o Wild? Effetti speciali per superfici sostenibili.

Glam City, Time Out, Treasured Light e Wild Nature. Questi i nomi evocativi dei nuovi temi inseriti nella gamma Collection Futura di Interpon, marchio della divisione vernici in polvere AkzoNobel.
Un percorso emozionale di soluzioni materiche e cromatiche che parte da un’analisi degli ultimi trend internazionali di materiali e design svolta dal Centro di Ricerca AkzoNobel con gli esperti dello studio PeclersParis.
Alle performance sensoriali si aggiungono come sempre alta durabilità e massima sostenibilità 

Uno dei fattori di successo di Collection Futura è la sua constante evoluzione per rispondere al cambiamento dei gusti. Ogni quattro anni infatti, una ricerca sui trend internazionali suggerisce nuovi temi, colori e finiture sostenibili.
“La nostra esperienza in materia di colore e la continua ricerca di finiture sempre più performanti e sostenibili, ha guidato la creazione della nuova Collection Futura.” spiega Jean-Paul Moonen, Powder Coatings Global Architectural Manager, “La nuova collezione offre una gamma di finiture ed effetti speciali idonei per l’applicazione in esterno su substrati metallici in progetti architettonici di alto livello. I prodotti proposti sono innovativi, sostenibili e in linea con le nuove tendenze”. 

Ogni tema proposto per la Collection Futura 2018-2021 si articola in una gamma esclusiva di colori, finiture ed effetti che riflettono il design e le tendenze globali nel contesto sociale contemporaneo. A questo scopo, sono state introdotte due nuove finiture con un effetto tattile e visivo: Silky Texture e Cotton Textile.

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Sono passati 20 anni da quando AkzoNobel ha lanciato la prima Collection Futura e15 anni dall’inizio della proficua collaborazione con PeclersParis.
La Collection Futura da sempre rappresenta il punto più alto nell’innovazione dei rivestimenti dedicati all’architettura; per esempio è stata la prima collezione di vernici in polvere a proporre l’effetto Sablé, ancora oggi la finitura dei rivestimenti in polvere di maggior successo sia nel furniture design che nelle facciate nei progetto architettonico di edifici sempre più espressivi.

Certificazioni di sostenibilità per la bio-edilizia.

Tutti i rivestimenti in polvere Interpon sono certificati Environmental Product Declaration (EPD), una certificazione rilasciata annualmente da un ente terzo che garantisce un’approfondita e continua analisi del ciclo di vita dei prodotti: dall’acquisizione delle materie prime utilizzate, al ciclo produttivo fino alla spedizione, applicazione e smaltimento.
I prodotti AkzoNobel sono formulati per rispettare l’ambiente e la salute dei loro utilizzatori. Inoltre sono riciclabili, poiché l’over-spray può essere recuperato fino al 99%.
“La nuova collezione permetterà di ottenere l’effetto desiderato in qualsiasi ambiente, contribuendo implicitamente al futuro della bio-edilizia e a uno sviluppo sostenibile delle nostre città.” commenta Jean-Paul Moonen.

I nuovi temi di Collection Futura 2018-2021.

Glam City
raccoglie finiture inquinate da influenze moderne e tendenze barocche con toni intensi e scuri nelle nuance del rosso, blu e verde.

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Time Out
si ispira a spazi abitativi rilassanti, offrendo toni leggeri di bianchi caldi e morbidi.

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Treasured Light
propone effetti metallizzati sensuali e raffinati tra cui ottone, oro rosa, rame pallido e argento.

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Wild Nature
esplora i toni più primitivi e selvaggi della natura e si caratterizza di terreni bruni, arancioni bruciati, grigi antracite e neri carbone.

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La gioia del comfort, del design e del colore.

Flessibilità, leggerezza e semplicità sono requisiti indispensabili per gli spazi e gli arredi adatti ai nuovi Ways of Working.
I nomadic worker sono costantemente in movimento anche all’interno del workplace tra una riunione, un workshop, un incontro informale e una sosta alla postazione di lavoro. Per questi spazi fluidi serve una sedia, semplice, confortevole, versatile come se:joy, l’ultima creazione di Martin Ballendat per Sedus, capace di aggiungere una nota gioiosa all’ambiente.

“”Rispecchia la mia idea di realizzare prodotti indipendenti, riconoscibili e al contempo utili, efficienti e di impiego versatile nel maggior numero possibile di ambiti.” dichiara il designer Martin Ballendat a proposito di se:joy.

Essenziale e allegra con un carattere deciso e dinamico. Il linguaggio formale ispirato alla natura è caratterizzato dalla struttura di supporto leggera in un unico pezzo che, dal punto di vista ergonomico, consente una perfetta distribuzione dei carichi lungo la colonna vertebrale senza necessità di regolazione, per utenti di qualsiasi corporatura.
Gioiosa anche nei colori, se:joy è disponibile con struttura nera o grigio chiaro che si abbinano alle 6 tinte proposte per la membrana elastica (azzurro, arancio, verde, sabbia, grigio chiaro, antracite).


Seduta e schienale sono adattabili e assicurano un’area di sostegno adeguata grazie all’utilizzo di una innovativa membrana strutturata, elastica e indeformabile.
Il meccanismo basculante consente un’inclinazione del sedile di 4° in avanti e 7° indietro, sostiene i movimenti e consente di alternare posture diverse.
Il range di regolazione in altezza del sedile varia da 390 a 510 mm.

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Marelet: qualità nell’accoglienza, nel cibo e green passion.

Chi davvero persegue la qualità applica questo concetto a 360 gradi, ne è un esempio la famiglia Colleoni che con il suo Marelet ha creato una struttura ricettiva che offre eccellenza in modo sinestetico: dal cibo all’ospitalità, dalla varietà dell’offerta gastronomica fino all’ambiente, progettato seguendo i principi della sostenibilità e della biofilia.
Uno spazio raffinato, reso ancora più accogliente dalla forte presenza di piante e di elementi naturali. Le rigogliose pareti e i sorprendenti quadri vegetali di HW Style migliorano l’acustica e purificano l’aria, mentre decorano.

Dopo l’ambita stella Michelin, conquistata dal “San Martino” di Treviglio, la professionalità della famiglia Colleoni conquista un ulteriore importante riconoscimento con la nuova struttura Marelet, sempre a Treviglio, che ha meritato il riconoscimento del Premio Illy “Migliore Bar d’Italia 2017″ quale locale che “meglio interpreta il bar del terzo millennio, accogliente e moderno, con un’offerta gastronomica di alto profilo, modulata sulle esigenze più diverse”come ha motivato Laura Mantovano, curatrice della guida “Bar d’Italia del Gambero Rosso 2017”.

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La struttura è “un’ osteria contemporanea” –bar, bistrot, pasticceria, locanda con 18 camere– si trova nel centro storico e affaccia sul verde del parco; il verde fa da trait.d’union ed entra anche all’interno sotto forma di pareti vegetali di forte impatto e quadri composti da piante belli come opere d’arte realizzati da HW Style che ne cura anche la manutenzione.

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La funzione di questi elementi verdi non è solo decorativa poiché, come spiega la biofilia, la natura infonde benessere, inoltre purificano l’aria grazie alla fotosintesi e contribuiscono, grazie alla fonoassorbenza, a migliorare il comfort acustico che è spesso uno dei problemi più sentiti negli spazi pubblici.

Il progetto globale è guidato dalla green passion e da una logica di qualità ambientale a partire dall’approccio eco-sostenibile: si tratta di un edificio prefabbricato in legno, tecnologicamente avanzato -classe A di efficienza energetica- che utilizza pannelli fotovoltaici per produrre energia e geotermia per lo scambio termico. E’ realizzato utilizzando materiali riciclabili, e privi di emissioni nocive.
I “giardini verticali” che caratterizzano la sobria eleganza dell’interior design, sono dunque il segno emblematico dell’amore per la natura di chi, come Marelet, sa valorizzare l’eccellenza dell’offerta gastronomica e il senso di ospitalità anche attraverso la gradevolezza dello spazio.

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Lavoro agile, IoT e scrivanie sit-stand.

Lavoro agile significa anche adottare concetti di ergonomia dinamica, talvolta integrati con tecnologie digitali per un comfort più elevato, per una maggiore efficienza e per assecondare i nostri stili di vita sempre più orientati verso l’IoT (Internet of Things). Ne è convinta Linak che in quest’ottica ha lanciato DPG una nuova famiglia di pannelli di controllo molto intuitivi per la regolazione in altezza delle scrivanie sit-stand ben sintetizzata nel claim “Designed to shape behaviour”.

Ci muoviamo troppo poco! Anche se i personal trainer suggeriscono i salutari 10.000 passi al giorno, la giornata lavorativa tipo ci costringe purtroppo a trascorrere seduti buona parte del nostro tempo. La soluzione è aggiungere quotidianamente il movimento “all’interno della scrivania”.
Linak ha effettuato ricerche approfondite con la consulenza di esperti di design comportamentale e sulla base delle indicazioni ricevute, ha messo a punto soluzioni che permettono di utilizzare meglio e con maggiore frequenza le scrivanie sit-stand.
In base ai risultati si è giunti alla conclusione che per sfruttare al meglio le potenzialità di una scrivania regolabile, il pannello di controllo svolge un ruolo strategico e deve disporre di caratteristiche imprescindibili: deve essere intuitivo, motivazionale per incentivare l’utente a modificare la propria postura e possibilmente anche digitale.

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La nuova famiglia di desk panel DPG include quattro modelli che spaziano dai comandi per la semplice salita e discesa alle versioni più avanzate.
L’utilizzo è pratico ed intuitivo: per movimentare la scrivania è infatti sufficiente inclinare il pannello nella direzione desiderata.
Poiché è dimostrato che motivando gli utenti e ricordandogli di alzarsi in piedi, la postura viene variata più spesso, sono stati integrati una luce a LED e notifiche nella APP con promemoria personalizzabili in funzione degli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Il Digitale diventa un must anche per i pannelli di regolazione: grazie alla tecnologia Bluetooth integrata è disponibile l’applicazione App Desk Control che permette di connettersi alla scrivania.
Modificando le impostazioni dal pannello o da uno dei device utilizzati, queste vengono automaticamente sincronizzate sul PC e sullo stesso pannello DPG.

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Pillole, trend e curiosità dal Salone.

Le inviate speciali Tatiana Milone e Marta Bernstein ci offrono le proprie ironiche e competenti riflessioni dalla Milano Design Week, “momento in cui si ripuliscono le troppe foto (ma questo cos’è?..chi è?… cancella!) e si commentano le sensazioni avute”.

Riportiamo volentieri una conversazione tra due designer dopo la visita a Danese (foto 1 in apertura), dove Ron Gilad è uscito con una collezione stupenda, una scelta tra i pezzi del passato con divertimento e rispetto, proponendo una serie di pezzi nuovi:
Designer 1: “Danese, ma che mostra bellissima! Ironica e totalmente lontana dalla combinazione  rosa-ottone-marmo-pappagalli-palme”.
Designer 2: “Comunque marmo-pappagalli-ottone-palme è meglio della nuova combinazione 2017: muro scrauso-rame-tessuto alto livello, vetro soffiato a caso-vetro fumè in lastra-profili in bronzo”.
Direi che questa è una sintesi della Milano Design Week 2017….

Si sono aperti cortili meravigliosi, Palazzo Bovara, Palazzo Isimbardi (design catalano… che sembra stile nordico anche loro…), Palazzo Turati.
Anche i locali pubblici si adeguano e si vestono di design.
Appartamenti in Brera felicissimi: Dimore Studio, Palermo 1 Studio Pepe. Si confermano le tendenze un po’ scenografiche, vetri e ottone, anche da Rossana Orlandi e dai londinesi Se Collections (foto 2,3,4,5).


Assolutamente unico lo spazio Hermès allestito alla Pelota da Charlotte Macaux Perelman, un “pavillon” con materiali naturali, oggetti e tessuti (foto 6,7)
Terracotte, rame, legno li ritroviamo anche in fiera, al Salone del Mobile, nelle ambientazioni domestiche di Alf da Fre, nei raffinati nuovi oggetti di arredo di De Castelli (Alessandra Baldereschi per il progetto Tracing Identity, foto 8 ), nelle composizioni eleganti di Estel, ambientate nel loro nuovo look.(foto 9).


Euroluce un trionfo!
Di idee e allestimenti: le nuove linee luminose di Davide Groppi (foto 10), le curve di Artemide (foto 11), le geometrie di Vibia e Flos (foto 12), insuperabile, per arrivare alle pareti con le poesie luminose di Nendo per Flos. (foto 13)


Molti dei tessuti Kvadrat, sempre coordinati con palette e disegni perfetti, appena usciti sono già usati da Patricia Urquiola per Moroso.

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Le nuove trame delle sorelle Marie e Annica Eklund proprietarie di Bolon, attente ai trend, a Milano si direbbero “sbarlusch”. (foto 14)
Alle 5Vie, area del Fuorisalone in crescita, l’allestimento Cartier di superlusso nel Garage San Remo; affianco la designer Samanta Mancone che espone una creazione di coperte-arazzi fatti con materiali di recupero (dalla tradizione tessile italiana). (foto 15)
In un’ atmosfera subtropicale, Paola Lenti ha ambientato al nuovo indirizzo di via Orobia (lontanissimo ma collegato a Brera con navette frequentissime), le nuove trame e i nuovi colori caldi e felicemente vistosi. (foto 16)

Per la rivisitazione dei classici, Patricia Urquiola, nuova art director di Cassina, propone nuovi colori e nuove forme alla Fondazione Feltrinelli, il pezzo di architettura degli svizzeri Herzog & De Meuron, più guardato di tutta Milano.
De Padova e Carl Hansen, produzioni nuove con elementi classici ispirati agli anni ’60.
Fritz Hansen all’interno dell’atelier di Luisa Beccaria propone il proprio Hotel, colorato e allegro un po’ ostello di lusso. (foto 17)
Un po’ fuori dai circuiti ma assolutamente una gioia per gli occhi per gli amanti del modernariato, Nilufar Depot, un concentrato di pezzi di grande bellezza (anche un originale della famosa 881, nelle cronache del Salone per la disputa in corso tra Cassina – Molteni).
Testo di Tatiana Milone e Marta Bernstein

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Magiche installazioni a Ventura Centrale, prima edizione della nuova location del Fuorisalone in Ferrante Aporti dove Maarten Baas & Lensvelt hanno vinto il prestigioso Milan Design Awards 2017 per l’allestimento “May I have your attention, please?”

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Soluzioni per l’acustica Snowsound Fiber (Caimi Brevetti, hall 22, stand B29/C20).

 Dopo la preview in Triennale, Caimi Brevetti  lancerà a Milano in due diversi stand al Salone del Mobile (hall 16 stand E31) e a Workplace 3.0 (hall 22, stand B29/C20)  le nuove soluzioni per l’acustica Snowsound Fiber insieme ad altri innovativi prodotti disegnati dai più affermati designer.

Con Snowsound Fiber Caimi Brevetti amplia il suo campo di azione dal design di prodotto al design delle soluzioni.
E la tenda smette di essere solo un elemento dell’interior design per diventare strumento tecnologico capace di definire condizioni di comfort acustico ottimale.

In estrema sintesi il segreto di questi tessuti è “includere l’aria” nella microstruttura della trama, sfruttando il principio fisico delle fibre che cooperano con l’aria.
Il controllo totale sulla tessitura garantisce poi l’uniformità delle performance acustiche.
Tre anni di ricerca attuata da Caimi Brevetti nell’ambito della progettazione acustica per i luoghi collettivi e di lavoro hanno portato l’azienda a una vera svolta: Snowsound Fiber fornisce infatti soluzioni ad alte performance assolutamente flessibili e particolarmente adatte per ambienti storici e hotel, luoghi di culto e settore nautico. Tessuti acustici che danno la possibilità di personalizzare liberamente le soluzioni progettuali.
Snowsound Fiber è una gamma di materie prime con performance acustiche spinte.
La collezione include attualmente 6 tipi di tessuti in una gamma gamma elegantissima di colori con finiture ispirate dal più evoluto mondo della moda: trame ricche come ciniglie e bouclé oppure lievi e trasparenti.ù


Ogni texture trasmette percezioni differenti e la resa acustica dipende non solo dal materiale, ma anche dalla posa in opera: posizionamento nello spazio, distanza dalle pareti e altri fattori determinanti possono essere calcolati utilizzando specifici sistemi di calcolo sviluppati da Caimi Brevetti. A questo scopo un’apposita strumentazione è messa a disposizione di una rete di venditori selezionati e formati.

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I tessuti acustici Snowsound Fiber sono monometrici, realizzati in poliestere al 100% con fibre intrinsecamente ignifughe, riciclabili al 100%. Si possono lavare e stirare senza perdere le caratteristiche ignifughe ed acustiche.
I prodotti Snowsound-Fiber hanno meritato il Greenguard Gold, la certificazione che convalida le loro caratteristiche di bassa emissione ed il contributo alla qualità dell’ambiente. Gli standard Greenguard sono tra i più rigidi al mondo e la loro assegnazione contribuisce all’acquisizione di crediti nel quadro della sezione Indoor Environmental Quality (Qualità Ambientale degli Interni) del sistema di valutazione degli edifici LEED (Leadership in Energy and Environmental Design – Leadership nel Design Energetico ed Ambientale).

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inEDI: coworking (con barber shop) per professionisti video e digitali.

Inaugurato a Milano inEDI, il primo coworking verticale dedicato ai professionisti della computer grafica, degli effetti visivi, della produzione e post-produzione di contenuti video e digitali. Un polo aggregativo di 1300 mq in zona Chinatown messo a disposizione da Edi Effetti Digitali Italiani che offre 50 postazioni, teatro di posa, sala cinema, area relax e, tra i servizi offerti, uno particolarmente gradito agli hipster: il barber shop. 

In linea con i valori di ogni coworking, il valore aggiunto di inEDI è dato dalle sinergie che potranno generarsi grazie alla vicinanza con esperti di alto livello.
L’obiettivo è promuovere l’aggregazione tra operatori e artisti, favorire uno scambio di idee ed esperienze, organizzare eventi formativi insieme alle migliori università e scuole con cui collaboriamo, come la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti, l’Università IULM e il dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano – dice Francesco Grisi, socio fondatore di EDI. – Vorremmo che inEDI diventasse un incubatore e un acceleratore per freelance e startup, grazie al supporto dell’esperienza e delle competenze che abbiamo maturato in sedici anni di attività nel mondo della pubblicità e del cinema, nazionale e internazionale”.


L’area coworking prevede oltre 50 postazioni in tre tipologie, identificate da diversi colori: colore arancione per le workstation dotate di hardware e software professionali; blu per le scrivanie condivise dove lasciare i propri hardware; verde per le scrivanie condivise dove lavorare con il proprio laptop.
EDI offre anche la possibilità di collegarsi alla sua render farm e di avere spazio disco sicuro e condiviso con il proprio team.

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I coworker digitali avranno a disposizione sale riunioni, sala cinema-proiezioni da 25 posti, teatro di posa, laboratori, un bar-ristorante interno, un’area relax con biliardo, videogiochi, simulatore di guida e biliardino. E non manca il barber shop in stile hipster.
inEDI ha posto attenzione ai nuovi stili di vita e al tema sostenibilità: è infatti alimentato al cento per cento da energia proveniente da fonti rinnovabili e le scrivanie sono realizzate con materiale riciclato. La cucina è rifornita con prodotti biologici a chilometro zero. 

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Fondazione Feltrinelli a Milano.

I nuovi edifici di Porta Volta a Milano, progettati da Herzog & De Meuron, si adattano al tracciato urbano cinquecentesco e si ispirano alle architetture storiche milanesi riqualificando un’intera area che ora i cittadini potranno vivere. Oltre alla Fondazione Feltrinelli inaugurata a dicembre, è prevista l’imminente inaugurazione della nuova sede Microsoft, anche questa sarà concepita come luogo aperto alla città. Artemide e Unifor sono fornitori di entrambi gli edifici.

Li abbiamo visti crescere giorno per giorno, occupare con le loro massicce travi in cemento inclinate un’area da tempo abbandonata e ora che i nuovi edifici sono stati inaugurati fanno già parte del paesaggio urbano. Queste “piramidi”, caratterizzate da un ritmo ripetitivo di pieni e vuoti, si collocano lungo il tracciato delle antiche Mura Spagnole del 16° secolo, integrando anche i Bastioni del 1800.
Il progetto affidato allo studio -vincitore del Pritzker- Herzog & De Meuron prevede, oltre al centro studio e ricerca di Fondazione Feltrinelli, building ad uso ufficio che ospiteranno anche caffetterie, ristoranti e negozi.

L’intervento restituisce alla città un’area riqualificata, fruibile e vivibile; è infatti prevista anche la realizzazione di un polmone verde con aree giochi, piste ciclabili e il prolungamento dei viali esistenti con un nuovo boulevard.
Fedeli alla lezione del Maestro Aldo Rossi, Jacques Hergoz e Pierre De Meuron, rifiutano il concetto di “stile internazionale” di architettura cercando un’identità nelle cascine della campagna lombarda e nelle architetture lunghe e strette delle istituzioni storiche milanesi.
La massiccia presenza che caratterizza l’esterno sembra dissolversi all’interno dove tutti gli ambienti sono incredibilmente leggeri, minimali, luminosi, con ampie viste sulla città.
Mentre il tetto-facciata inclinato genera sorprendenti atmosfere “neo-gotiche” in alcuni ambienti all’ultimo piano, come la biblioteca della Fondazione Feltrinelli.

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La nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli si sviluppa su circa 2.700 metri quadrati su cinque piani.
Una libreria Feltrinelli con punto ristoro occupa il piano terra; il 1° piano ospita uno spazio polifunzionale attrezzato per proiezioni ed eventi. 2° e 3° piano sono destinati ad uso uffici, ciascuno dotato di kitchenette e con aule per meeting e seminari. L’imponente biblioteca all’ultimo piano include una sala di lettura dotata anche di postazioni di lettura multimediali.

Artemide, Unifor, Republic of Fritz Hansen, Vitra: fornitori di alto livello.
A Unifor é stata affidata la fornitura degli arredi per ufficio, dei minimali blocchi cucina e delle raffinatissime pareti divisorie in vetro praticamente invisibili.
Le sedie sono di Vitra e Republic of Fritz Hansen.

Artemide ha fornito l’illuminazione, sviluppando per ognuno dei cinque piani specifiche soluzioni di luce capaci di dialogare con l’architettura e le differenti destinazioni d’uso degli spazi: proposte flessibili, dinamiche e capaci di definire gli ambienti nei differenti momenti della giornata, assicurando elevate performance tecniche e piacevoli atmosfere luminose.


Nella sala lettura all’ultimo piano il progetto illuminotecnico trova la sua massima espressione, in termini di emozione e percezione scenica dello spazio, dialogando con le grandi vetrate che caratterizzano la struttura dell’edificio. Una cascata regolare di più di 100 Unterlinden -lampade disegnate da Herzog & De Meuron nel 2014- anima con leggerezza lo spazio, mentre una speciale versione da tavolo è stata studiata per le postazioni di lettura.

Foto in apertura di Filippo Romano.

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Il meglio degli arredi operativi.

I sistemi di scrivanie visti a Orgatec 2016 possono unire le persone intorno a un tavolo oppure separarle tramite piccoli schermi; sono tutti ergonomici e nel 90 % dei casi regolabili in altezza.
I contenitori per l’archiviazione, di cui l’ufficio paperless sembrava poter fare a meno, diventano indispensabili elementi divisori negli ambienti open space, sistemi componibili di architettura per interni spesso concepiti come lockers per alloggiare oggetti personali.
Uso funzionale dello spazio e massima personalizzazione sono gli elementi comuni ai desk e storage system scelti da WOW!

Sedus, Grand Slam + se-Wall.
Ingegnose combinazioni di scrivanie, archiviazione, schermi ed elementi trasparenti, per creare negli ambienti open space un funzionale sistema integrato di archivio e scrivanie. I contenitori multifunzionali possono essere configurati a piacere in una vasta gamma di opzioni flessibili, espandibile anche nelle aree comuni dell’azienda.

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Estel, I Pianeti.Un sistema di workstation che si snoda lungo una dorsale di connessione tra più postazioni di lavoro, generando composizioni dinamiche e stimolanti per vivere lo spazio in una dimensione fluida e motivante. La “spina” centrale creata dai contenitori alloggia il cablaggio e funge da supporto per scrivanie e schermi fonoassorbenti.

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Unifor, Teamer, design Michele De Lucchi + Cases, design Jean Nouvel.
Tavolo con struttura centrale (la base è fissata posto sotto il pavimento sopraelevato) e quattro configurazioni fronteggianti con parti terminali fisse per favorire brevi riunioni informali. I contenitori modulari Cases, a giorno in legno naturale, forniscono le funzioni di archiviazione alle postazioni operative.

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Haworth, Be_Hold.
Un sistema di contenitori che si adatta a diversi stili di lavoro – da quello collaborativo a quello di concentrazione- utilizza l’elemento design (metallo perforato, colori, elementi in tessuto, lockers, armadi scorrevoli …) per creare spazi di lavoro funzionali, con una forte personalità individuale.

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Vitra, Cyl, design Ronan & Erwan Bouroullec.
E’ un sistema dal design lineare caratterizzato da superfici e forme cilindriche in legno massiccio che -consapevolmente “analogico”- rinuncia a soluzioni di cablaggio. “In origine era stato pensato come tavolo per la casa…Penso che con la sua semplicità riesca a soddisfare l’esigenza di creare un’atmosfera ordinata e accogliente all’interno degli uffici.”, spiega Ronan Bouroullec.

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Sinetica, Stay, design Paolo Mantero + Use Me.
Un completo abaco di piani modulari, dalle forme piacevolmente arrotondate per creare infinite composizioni, autonome o integrate con i contenitori e le librerie della collezione Use Me. Il tavolo in tutte le sue funzioni e declinazioni, dall’ufficio operativo al direzionale, dalla sala meeting agli ambienti conviviali. Legno naturale e tessuto rimandano a situazioni contract e residenziali.

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Ersa, Edge, design Claudio Bellini.
Il disegno particolare della gamba, la struttura metallica e le partizioni feltro riciclabili con  funzione acustica sono le caratteristiche distintive di questo sistema che integra cablaggi, fioriere e illuminazione.

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True, Wing, design Parisotto + Formenton.
Un tavolo nato per gli ambienti di lavoro adatto anche a contesti di home-office e residenziali. Si caratterizza per la struttura leggera, che trae ispirazione dai cavalletti dei tavoli da lavoro, e per il top dalle forme arrotondate “a saponetta”.

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Vitra, CDS, design Antonio Citterio.
Estetica industriale per questo desk system disponibile in diverse configurazioni e modelli, incluso quello regolabile in altezza. Una struttura sofisticata pensata per utilizzare in modo efficiente lo spazio.

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Kokuyo, Rolling Workspace, design Nendo.
La lavagna circolare, strumento che sviluppa la creatività diventa un elemento che può ruotare nell’ambiente di lavoro, appoggiare alla parete, integrarsi nella scrivania o usare come schermo divisorio.ù600-kokuyo-oki-sato-nendo-wow-webmagazine

 

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se:line, comfort dinamico per le riunioni decisionali.

Il benessere produttivo è alla base di ogni prodotto per un’azienda come Sedus che individua nelle persone e nelle loro idee il vero capitale di un’azienda. I meeting decisionali e del confronto di idee che riuniscono i membri di un’organizzazione sono particolarmente importanti; la loro efficienza e qualità può essere migliorata da un ambiente e da arredi ben concepiti. se:line, una poltrona per conferenze che coniuga un design intramontabile alle funzioni dinamiche, è pensata per questi ambienti. La vedremo a Orgatec nello stand Sedus (pad 8, B50).

Dal punto di vista tecnico, il punto forte di see:line è rappresentato dall’elemento di supporto che collega il sedile con lo schienale flessibile e i braccioli. Che sia alto o basso, di corporatura minuta o robusta, se:line riconosce il suo utente al primo contatto. E in modo tanto geniale quanto semplice: la pressione del corpo viene trasmessa allo schienale tramite i braccioli, impostando automaticamente la resistenza necessaria.
La caratteristica linea dello schienale sottolinea il comfort ergonomico, mentre l’effetto slanciato e la trasparenza evidenziano l’estetica discreta.
Grazie al dispositivo di ritorno automatico, la visione d’insieme resta sempre ordinata quando si lascia la meeting room, al termine della riunione.

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Nel modello base, l’elemento di supporto e la base a quattro razze sono verniciati a polvere nei colori nero o alluminio chiaro. Gli schienali (in due altezze) sono disponibili con con numerosi tessuti di rivestimento traspiranti; sono disponibili varianti con elementi in alluminio lucidato, ruote e regolazione in altezza con ammortizzamento del sedile.

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Tra il fiume e la città: Centro Congressi di Krasnodar (Piuarch).

Il progetto del Centro Congressi Ekaterinensky  a Krasnodar in Russia è stato affidato a Piuarch; il nuovo polo culturale che sorgerà sulle sponde del fiume Kuban si propone di mettere in relazione città e lungo fiume, natura e costruito, disegnando un nuovo waterfront e configurando una porta d’accesso della città al fiume.

Il complesso culturale di 2.840 mq, arricchito da terrazze in copertura e spazi all’aperto al piano terra, si sviluppa su tre livelli e ospita una sala congressi riconfigurabile da 720 posti, un foyer, un ristorante, un bar, locali di servizio, parcheggi e una nuova piazza pedonale.

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La grande hall di ingresso si sviluppa in altezza per tutti i piani mettendo in comunicazione le diverse aree funzionali.
La facciata su strada, elemento di forte riconoscibilità, è caratterizzata dai grandi brise-soleil in rame ossidato. La sinuosità della facciata verso il fiume è accentuata dall’utilizzo di vetrate curve che di notte, con le luci accese, rende l’edificio visibile da tutto il lungo fiume.
Terrazze e spazi all’aperto ampliano le funzioni interne e sottolineano la relazione con il territorio circostante.

Il corpo centrale dell’edificio contiene tutti i servizi e i sistemi di collegamento verticale e divide l’area d’ingresso dalla sala plenaria (con tutte le funzioni ad essa collegate) e dal ristorante situato al secondo ed ultimo piano.
Le linee curve del volume, gli spazi aperti e multifunzionali degli interni e gli affacci sul fiume sono gli elementi caratteristici dell’area congressuale che, attorno alla sala, prevede aree destinate ai meeting privati, uffici di rappresentanza e catering.
La sala ha una superficie di 700 mq
e, grazie all’utilizzo di pareti mobili insonorizzate, può essere divisa in modo da garantire diverse configurazioni: sala plenaria da 720 posti; 3 sale in parallelo da 200 posti; 6 piccole sale da 60 posti; o configurata in una sala totalmente libera per cene di gala o serate danzanti.
L’altezza interna di circa 9 metri permette un’ottima visuale da parte del pubblico e un’ampia possibilità di allestimenti. Al primo piano sono situate le cabine traduttori e la regia.
Sulla sala, caratterizzata dalla doppia altezza, si affaccia il primo piano che occupando solo parzialmente il volume è destinato ad aree polifunzionali per meeting privati e/o catering con la presenza del bar sul lato della hall.
Il progetto architettonico e degli impianti tecnologici è finalizzato al risparmio energetico e alla riduzione dei costi di gestione e di esercizio.

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Reporting from… the workplace: uffici R/GA e Sottsass.

Anche se praticamente assente negli allestimenti all’interno della Biennale Architettura curata da Alejandro Aravena “Reporting from the Front”, il tema Ufficio è però protagonista di due eventi a Venezia che dicono molto sul passato, il presente e il futuro del luogo di lavoro: un documentario dal titolo Workplace dedicato alla sede R/GA progettata da Foster e la mostra S.O.S. Sottsass Olivetti Synthesis nel negozio Olivetti progettato da Scarpa, ora patrimonio del FAI.

Il documentario “Workplace” 
E’ stato presentato in anteprima il 26 maggio al Teatro dell’Arsenale, alla presenza del regista Gary Hustwit (Film First) e di Bob Greenberg, il fondatore dell’agenzia americana di marketing R/GA che ha affidato il progetto della nuova sede di New York a Foster and Partners.
Ufficialmente invitati alla 15a Biennale di Architettura, insieme hanno commentato questo documentario che non si limita a raccontare i concetti e il progetto dei nuovi ufficio R/GA, ma grazie ai contributi di esperti e ai punti di vista di chi lavora in quei luoghi, riesce a fotografare in modo puntuale che cosa significa oggi Workplace: uno spazio per la “connected age”.
Il nuovo headquarter ospita le persone che prima lavoravano in quattro diversi edifici, è distribuito su due piani per un totale di oltre 18.000 mq e si trova all’interno di un anonimo edificio degli anni ’60 sulla 33esima strada.
Oltre al radicale intervento sugli impianti, lo sventramento totale ha permesso la realizzazione di una grande scala che collega i due livelli, grandi open space dove ogni dipendente ha la propria scrivania sit-stand; non mancano studi di produzione e set fotografici,  varie tipologie di sale riunioni e aree relax, ampie aree lounge, e tavoli rotondi dove incontrare colleghi e clienti. Spazi e arredi che facilitano le relazioni.
Insomma un perfetto edificio-macchina e un manifesto dell’ufficio collaborativo “Nel disegnare questi spazi volevamo essere certi che ogni cosa aiutasse la collaborazione, l’integrazione e il networking perché questo sono le cose che davvero ci fanno crescere. Non stiamo investendo in niente che faccia parte del passato” spiega Greeberg.
Tutto funziona alla perfezione e soddisfa chi ci lavora, anche se, a nostro avviso, l’insieme è piuttosto anonimo e poco sorprendente.

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La mostra S.O.S. Sottsass Olivetti Synthesis 
Sorprendente ancora adesso è invece la genialità di Ettore Sottsass, messa in mostra dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) nell’affascinante negozio Olivetti di piazza San Marco progettato da Carlo Scarpa.

Curata da Marco Meneguzzo, Enrico Morteo e Alberto Saibene, questa mostra è la prima di una trilogia dedicata al grande Maestro del design il cui centenario della nascita cadrà nel 2017; il focus è sulla mitica Serie 45 di Olivetti Synthesis, un rivoluzionario sistema di arredo per ufficio che raccoglie le nuove esigenze del modo del lavoro e riesce a sposare i concetti di funzionalismo e razionalismo con il brio e la giocosità della pop art.
Progettata all’inizio degli anni ’70 “mentre sotto i nostri uffici passavano i cortei dei lavoratori in sciopero” ricordava Sottsass, la Serie 45 comprende e accoglie i contrasti sociali di quegli anni segnando una tappa fondamentale nella concezione dell’arredo per ufficio. Ancora attuale nella sua funzionalità per oltre un decennio, negli anni’80 è oggetto di un intervento di restyling cromatico curato da Clino Trini Castelli che ne rafforza la carica dirompente e l’inedito linguaggio estetico.
Un’occasione imperdibile per vedere il lavoro di due geni -arredi che appartengono alla storia dell’ industrial design e uno showroom che è un capolavoro di interior design- e percepire che cosa può realizzare la lungimirante Visione di un altrettanto geniale imprenditore quale è stato Olivetti.

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Quali sono i benefici della musica in ufficio?

“La musica condivide con il lavoro e con la vita il ritmo ripetitivo e lo stesso linguaggio del pensiero“, spiega Giulio Cassano, pianista che ha tenuto il WOW! Concert del 21 maggio.
Ascoltare la musica sul posto di lavoro può aumentare la produttività, la qualità e la velocità del lavoro, la concentrazione e diminuire lo stress.

Può la musica davvero rendere più produttivi? Dalla scuola all’ufficio il binomio musica-distrazione è sempre stato uno dei pregiudizi fino a qualche tempo fa più diffusi. Oggi le cose sembrano essere cambiate.
“Gli effetti della musica sull’umore e la motivazione sono indiscutibili”, ha recentemente commentato Philip Vanhoutte, EMEA Managing Director di Plantronics, e le sue affermazioni sono state confermate da ricerche condotte da Spotify e da diverse istituzioni accademiche come l’inglese Università di Sheffield e dalla canadese University of Windsor, che hanno portato avanti un lavoro di studi internazionale iniziato negli anni ’70.
Non tutte le musiche, però, sono adatte, e ci sono attività che beneficiano maggiormente dell’ascolto musicale rispetto ad altre, mentre va incoraggiata una modalità di fruizione libera e personale.

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Ci sono però alcune considerazioni importanti da fare. In generale, come provato dalla Teresa Lesiuk dell’University of Windsor, l’utilizzo della musica in ufficio deve essere una scelta “when they want as they want”, indicata soprattutto perlavori ripetitivi o di concentrazione come i programmatori informatici, o i lavori creativi. Per ruoli in constante contatto con gli altri, come direttori, responsabili vendite e marketing o segretarie, invece, la performance diminuisce con l’ascolto musicale.
Se è vero che la musica è un ottimo modo per evitare gli effetti negativi del rumore in ufficio, favorendo dunque la concentrazione, bisogna però tenere presente che non tutte le musiche sono uguali: troppe parole o troppi riff di chitarra, rendono difficile la concentrazione, mentre l’alto volume è in grado di dare energia, ma è troppo intrusiva mentre si prova ad analizzare informazioni, leggere istruzioni complesse o imparare qualcosa di nuovo.
Inoltre la musica aiuta a diminuire lo stress, evocando sensazioni positive, e favorisce la felicità e la soddisfazione dei dipendenti, ma l’ascolto deve essere una scelta personale e nel rispetto delle diverse esigenze di tutti.
Infine per i lavori che richiedono concentrazione o azioni ripetitive è consigliato l’ascolto di una musica già conosciuta, in tonalità maggiore. La musica classica o la musica creata per i videogiochi è perfetta per l’ambiente ufficio, mentre  lamusica elettronica per il suo carattere ripetitivo e ritmico è adatta ad aumentare la concentrazione, così come i suoni della natura.
Testo di Gabriele Masi.

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Origini, leve e “lati oscuri” dello Smart Working.

L’agenda degli incontri previsti presso la Piscina Cozzi di Milano, nella zona conferenze dell’Isola WOW! Lavoro Agile 2016, includeva anche il corso in collaborazione con l’Ordine Architetti di Milano “Progettare gli ambienti per lo Smart Working” per il quale sono stati riconosciuti ai partecipanti 2cfp dal CNAPPC. Di seguito una sintesi degli interventi introduttivi di Renata Sias e Fiorella Crespi con le presentazioni proiettate dai docenti. (vedi gli altri articoli dedicati agli speech di Alessandro Adamo e Pietro Fiorani).

Renata Sias, direttore di WOW! Webmagazine ha aperto i lavori con una “Introduzione alle tematiche dello smart working” sottolineando l’origine “agile” dell’ufficio; come dimostra la “bura” ancora viva nell’etimologia di molti termini legati al lavoro (burocratico, burocrazia, bureau, ecc.): un telo di stoffa che il mercante medioevale stendeva a fine giornata sul suo banco del mercato per contare il denaro e iniziare l’attività amministrativa.

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Di quella agilità ben poco è rimasto nei secoli successivi, in particolare nell’era industriale, quando -come sottolineava Lewis Mumford- la standardizzazione, l’uniformità e il controllo diventavano le parole chiave nel mondo del lavoro e nell’ufficio che segue le logiche tayloristiche.
Anche nelle sue forme apparentemente più “mosse”, come nel caso del Burolanschaft, comunque inflessibilmente configurato come una catena di montaggio dell’informazione.
Solo alla fine degli anni ’70 Frank Duffy di DEGW inizia a parlare di nuove modalità di lavoro rese possibili dalle tecnologie e introduce la “variabile tempo” nel workplace.
Un concetto che getta le basi per gli studi di Stone e Lucchetti che nel 1984 per la prima volta parlano di Activity Based Office nell’articolo “Your Office is where You are” sulla Harward Business Review.
Una visione che sarà aggiornata dagli stessi autori nel 2002 con l’articolo “Our Office is where We are” che introduce il tema dell’ufficio collaborativo “Community Based Office”.
Il resto è attualità: l’ufficio di oggi è un luogo sociale di incontro, condivisione delle conoscenze e crescita collettiva e il progetto dello smart office si articola in modo integrato su 3 leve: spazi che vanno ottimizzati per varie modalità di lavoro, tecnologia smart e un management basato sulla fiducia e la felicità dei dipendenti.
Bricks, Bytes e Behaviours come sintetizza Philip Vanhoutte di Plantronics nel “The Smarter Working Manifesto”.

Workspace technology, leve tecnologiche e change management a supporto dello smart working.

Il tema delle leve a supporto dello smart working è stato approfondito da Fiorella Crespi, ricercatore School of Management POLIMI, direttore Osservatorio Smart Working che, dopo avere presentato alcuni significativi risultati della ricerca OSW 2015, è entrata nel merito dell’importanza di attivare iniziative coerenti su 4 diversi ambiti di applicazione:

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Policy organizzative (flessibilità di orario, di luogo e di utilizzo di strumenti)
Tecnologie Digitali (in grado di supportare la Social Collaboration, accessibili, anche con possibilità di “bring your own device”)
Layout fisico ( deve rispondere a requisiti di differenziazione e riconfigurabilità, deve essere confortevole e in grado di integrare le tecnologie per permettere un utilizzo più efficace degli spazi);
Comportamenti e stili di leadership (devono creare senso di appartenenza, responsabilizzazione, flessibilità e attivare comportamenti che permettano il corretto utilizzo delle tecnologie).

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Gli innegabili benefici dello smart working– sull’azienda, le persone e la società- hanno però un “lato oscuro” fatto in parte di difficoltà reali (necessità di maturità e disciplina personale), ma anche di falsi miti (…”non troverò una scrivania dove sedermi”) che possono rendere questo percorso lungo e complesso, come ha dimostrato il case study di Coca Cola raccontato da Pietro Fiorani.

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UniCredit International Center, Sofia (SGS Architetti Ass).

Edificio simbolo della Bulgaria moderna e di importanza a livello europeo, l’International Center UniCredit Bulbank di Sofia, progettato da SGS Architetti Associati e Studio Scagliotti ha vinto il premio bulgaro Building of the Year 2015 categoria “Concrete in architecture”, grazie all’interazione tra tecnologia, rispetto ambientale e design.

Dopo il riconoscimento della rivista bulgara Ideal Home, quale “Innovative Business Space in the House 2015”, il progetto SGS Architetti Associati e Studio Scagliotti ha vinto il più prestigioso premio bulgaro per il comparto costruzioni e architettura, istituito nel 2002 come simbolo dello sviluppo del paese.
Realizzato in soli tre mesi vicino ai maggiori istituti amministrativi e commerciali di Sofia dalla più grande banca in Bulgaria, l’UniCredit Bulbank, l’UniCredit Innovation Center è una sede d’avanguardia, che offre servizi di nuova generazione agli investitori attuali o potenziali per l’economia nazionale.
Calore, eleganza e flessibilità sono stati il driver principale. Il primo piano, per esempio, è stato progettato con un sistema di pareti mobili che permette di modulare gli spazi esistenti secondo necessità, combinando allo stesso tempo in modo armonico luce, spazio e suono, mentre  le sale riunioni, con pavimento in marmo levigato e granito lucido nero, sono tecnicamente pensate come uffici completamente attrezzati per l’uso temporaneo e affiancate da cucina completa di bar, a disposizione dei clienti.
Tecnologia d’avanguardia e il rispetto per l’ambiente hanno guidato la scelta dei sistemi di riscaldamento, raffreddamento e ventilazione costruiti con il sistema VRV, l’illuminazione con tecnologia LED, tutto controllato con un sistema di domotica innovativo che può essere facilmente gestito direttamente tramite app, dove è possibile anche prenotare le diverse sale riunioni.
Testo di Gabriele Masi.

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Edificio-paesaggio: 6° palazzo ENI di Nemesi.

Gli architetti Michele Molè e Susanna Tradati di Nemesi, progettisti del Padiglione Italia di EXPO sono ospiti dello Spazio Eventi US49 di Milano per raccontare, insieme a questo building di grande successo, anche altri due progetti per Milano: il nuovo store Coin e il prossimo Centro Direzionale ENI, un landmark, un complesso ispirato dalla Visione che Enrico Mattei fu capace di trasmettere con Metanopoli oltre 50 anni fa, un edificio-paesaggio in grado di scrivere una nuova pagina nella storia dell’architettura.

La narrazione di un progetto non si basa solo sulla comunicazione di informazioni e di dati tecnici, ma richiede passione. E la passione che Michele Molè ha trasmesso nel raccontare i tre progetti di Nemesi per Milano è stata davvero forte e coinvolgente, come hanno dimostrato l’attenzione e i commenti di tutta l’audience presente all’incontro organizzato a Milano presso Spazio Eventi US49.
L’accogliente spazio di Universal Selecta ancora una volta ha riunito il network dell’architettura e del workplace e offerto un’interessante occasione per conoscere dalla voce dei progettisti l’approccio progettuale, i dettagli e lo spirito di tre importanti progetti, tre segni forti dell’attuale rinascita di Milano: il Padiglione Italia (per il quale Universal Selecta ha fornito le pareti divisorie interne), il sesto palazzo ENI e il nuovo concept per lo store Coin.
Dopo l’introduzione di Marco Predari, socio di Universal Selecta e presidente di Assufficio, Michele Molè ha aperto il suo vivace intervento proprio con l’illustrazione del 6° palazzo ENI, con lucide visioni ad ampio raggio spaziando dal concetto di Modernità all’Urbanistica, dalla Fragilità dell’architettura contemporanea alla teoria del caos, dal ruolo del Paesaggio a quello dell’Arte.
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Progetto 6° edificio per uffici ENI a San Donato Milanese (Milano).

La storia di Eni è fonte di particolare ispirazione, i valori innovativi e visionari che Enrico Mattei ha originariamente instillato nell’azienda sono ancora saldi nell’eredità di Eni. Il concept per il nuovo Centro Direzionale Exploration and Production e Snam Rete Gas di Eni incarna questi valori in un campus organizzato attorno a tre edifici singoli che abbracciano una piazza pubblica vibrante. Il progetto, firmato da Nemesi in partnership con Morphosis Architects, ha richiesto tre anni per la progettazione.

Confermando il ruolo di Eni nel Mondo come centro di eccellenza e avanguardia nella ricerca e nella produzione di Energia, il progetto vuole essere innanzitutto veicolo di tre valori:
L’uomo e la comunità al centro.Il progetto attribuisce un valore centrale all’idea di Civitas; il cuore simbolico e funzionale del nuovo Centro Direzionale è infatti la piazza, luogo di incontro della Comunità Eni, attorno a cui si genera il nuovo Centro Direzionale.
Democraticità e integrazione. Dall’architettura tout cour all’architettura-paesaggio; le torri direzionali perdono la propria autoreferenzialità costruendo un’architettura a prevalente dimensione orizzontale, democratica, e strettamente integrata con il paesaggio. Grazie a un’architettura stratificata e dinamica, il Centro racconta la ricchezza della stratificazione geologica e la composizione del suolo-paesaggio come fonte di energia e di vita.
Ricerca e innovazione verso una nuova sostenibilità. Il concept progettuale dà forma al processo Exploration and Production attraverso un’architettura metamorfica, un continuum fluido e dinamico, ricco di interconnessioni, simboleggiante la trasformazione della materia in energia.
Il complesso, ricadente nel perimetro del Piano di Intervento Integrato denominato De Gasperi Est ( che comprende anche la progettazione del paesaggio e degli spazi pubblici per le aree esterne ed attigue ad entrambi i centri direzionali) si articola in due ambiti funzionali:
il Centro Direzionale Exploration and Production ENI;
il Centro Direzionale Snam Rete Gas.

Credits e info in sintesi:
Progetto architettonico:
Nemesi & Partners
Luogo: San Donato Milanese, Milano
Periodo di progettazione: 2011-2014
Committente: Eni servizi
Superficie territoriale:  7 ha
Programma: 73.826 m² tot; CDE&P (65.000  m²) + CDSRG (8.826m²)
2.000 m² – ingresso
2.400 m² – bar e ristorante
2.500 m² – sala conferenze
450 m² – area benessere
650 m² – area fitness
450 m² – biblioteca
52.000 m² – uffici
12.000 m² –
ufficio direzionale e gestione
2.800 m² – area riunioni
1.500 m² – stoccaggio
650 m² –
servizi e locali tecnici
Partner di progetto: Morphosis Architects (capogruppo)
Studio di ingegneria: Setec TPI, Setec Batiment
Paesaggio: Pasodoble.
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USM: fabbrica tessile diventa Università d’arte a Renens.

Dalla produzione di calze e maglieria a sede dell’Università di Arte e Design Ecal: l’architetto Bernhard Tschumi trasforma un’antica fabbrica tessile di Renens in Svizzera in una struttura a loft aperta, arredata USM e disegnata per soddisfare i nuovi ways of working e  contemporaneamente mantenere il suo fascino industriale. 

L’idea che ha guidato il progetto di riqualificazione della nuova sede dell’Università di Arte e Design è il mantenimento dell’originale caratteristica industriale dell’architettura dell’edificio.
All’esterno l’antica fabbrica è stata in parte “impacchettata” e piegata dietro ad un secondo strato della facciata costituito da unagriglia metallica con profili ondulati.
Tschumi ha pensato un interno ricco di luce e aria , definendo i singoli ambienti e le zone di utilizzo con un sistema di tubi. La sezione dei cortili interni ha permesso, poi, di creare nuovi collegamenti e nuove aperture tra gli spazi, vincendo la sfida di suddividere e contenere un open space in modo da rendere possibile l’alternanza tra raccoglimento e scambio, concentrazione e comunicazione.
Un forte contributo nella definizione degli spazi è stato dato dagli arredi USM Haller Regale e Sideboard, utili anche agli utenti dell’edifico grazie ai pratici vani portaoggetti. Anche gli uffici e le aree per seminari sono arredate con tavoli USM.
In un concept architettonico, contraddistinto da forti accenti di colore, il sistema modulare USM Haller in nero, bianco puro e grigio perla contribuisce a creare una sensazione di rilassatezza e riservatezza.
Testo di Gabriele Masi.

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La tecnologia Cisco per la Workplace Transformation.

Le nuove modalità di lavoro agile hanno portato alla necessità di creare e condividere contenuti e idee in modo rapido, di interagire da qualunque postazione e di poterlo fare usando diversi devices: un nuovo modo di lavorare in team. I prodotti Cisco offrono un esempio di come la tecnologia sia il vero strumento in grado di portare un’azienda nell’era dello smart working.

Cisco, aziende leader a livello internazionale del settore IT, ha presentato presso la sua sede di Vimercate (MB), durante l’evento “Smart Working & Workplace Transformation”, le sue diverse soluzioni di comunicazione per le aziende.
La ricerca Cisco è basata su diversi principi: il ruolo centrale dell’esperienza dell’utente, la creazione di un sistema Cloud, la possibilità di usufruire del servizio con agilità da diversi dispositivi e, non ultimo, la semplificazione.
Semplificazione innanzitutto nelle comunicazioni, più efficienti e veloci, che sostituiscono definitivamente strumenti come la posta elettronica, creati per un modo di lavorare più lento. In secondo luogo nel racchiudere in un unico strumento diverse e più avanzate funzioni, non solo di videochiamata, ma di rapida condivisione di informazioni, presentazioni e dati, verso la creazione di un’esperienza che permette la piena realizzazione di un lavoro in team, anche se non in presenza.

L’obbiettivo è quindi un veicolo di comunicazione che sia in grado di costruire un ambiente perfetto per la creazione di comunità non solo all’interno dell’azienda, ma anche verso l’esterno, fornendo anche nel rapporto azienda-clienti un servizio sempre migliore attraverso la comunicazione video, audio e chat.
Testo di Gabriele Masi.

Didascalie:
1, 2, Cisco Spark.  Evoluzione del precedente Project Squared, Cisco Spark è una stanza virtuale, facilmente accessibile da desktop o da dispositivi mobili, indipendentemente dal sistema operativo, in cui ogni team di lavoro può raccogliere file e documenti sul proprio progetto e riunirsi, comunicando in totale sicurezza, avviando chiamate video e sessioni di chat. Gli utenti possono iscriversi a Cisco Spark e iniziare a utilizzare gratuitamente funzionalità di base come messaggistica, condivisione dei file, chiamate e meeting video a due, integrazione mobile del calendar e dei contatti, e cifratura end-to-end dei contenuti. Con il pacchetto Cisco Spark Message and Meet è possibile arrivare a gestire meeting in stanze virtuali con un massimo di 25 utenti.
3, 4 Cisco TelePresence MX800 Dual. La sala meeting è uno spazio a cui è sempre più richiesta la possibilità di comunicare con l’esterno, con collegamenti da remoto che richiedono un sempre maggiore livello di interazione. I sistemi Telepresence della serie MX di Cisco creano ambienti che uniscono semplicità, riassumendo in un unico sistema tutte le funzioni dei diversi strumenti presenti in una sala riunioni classica, interoperabilità, permettendo la connessione con anche dispositivi non Cisco di qualità standard, e design, come dimostra la vittoria del Reddot Award 2014. I sistemi videoconferenza Cisco si caratterizzano per l’alta qualità audio e video, per la mancanza di un controllo manuale, grazie a telecamere intelligenti che riconoscono i movimenti e la voce dei presenti, spostandosi e zoomando di conseguenza, e per la facilità di condivisione di presentazioni e di interazione.

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Arredi flessibili e tecnologia.

Una sintesi dei dati più significativi della ricerca svolta da Sedus e IFMA  e dei concetti emersi nei tre workshop al Teatro Parenti. Il workshop dimostra che non esiste una formula unica valida per gli arredi dello Smart Working.

Dalla ricerca presentata da Maria Antonietta Lisena, emergono alcuni elementi interessanti:
Le aree considerate di importanza strategica e quindi da introdurre in azienda nell’implementazione dello Smart Working sono principalmente ambienti riservati per piccoli gruppi o per lavorare concentrati:
Focus Room 43% seguite a distanza dalle Project Area (15%) dalle Meeting Room chiuse o semi-chiuse (14%) e dalle aree per Informal Meeting (11%).
Le caratteristiche fondamentali per le aree dello Smart Working sono:
Dotazione Tecnologica (29%) e la prossimità alla postazione di lavoro (28%) seguite da “Piacevolezza e Funzionalità (21%) e dal Comfort Acustico (17%), stranamente, poca importanza è data invece all’Illuminazione Naturale (4%).
Sulle caratteristiche che gli arredi debbano avere per soddisfare le esigenze dello Smart Working, i pareri concordano su:
Flessibilità e Riconfigurabilità (42%), Comfort/Ergonomia (32%) e, sorpresa, solo il 4% dei Facility Managers considera il costo determinante! Saranno d’accordo su questo aspetto i Responsabili Acquisti?
Illuminanti anche i concetti emersi nel corso dei tre workshop che, coinvolgendo i Facility Manager presenti, avevano lo scopo di fotografare il livello di soddisfazione e individuare come poter migliorare.

Le percentuali, illustrate da Alessandro Adamo di DEGW (vedi anche l’articolo Smart Working: spazio, persone tecnologia), relative alla presenza media in ufficio (50%) di cui il 25% all’interno di sale riunioni, conferma l’importanza degli spazi collettivi, ma anche di tutti quegli accessori, per esempio i dockers, che permettono alle persone di avere sempre vicini i propri oggetti personali.
Le aree più richieste sono:
le aree per riunioni informali, quelle che hanno il potere di “cambiare l’umore delle persone”; le aree break intese come “luoghi dove svolgere attività” ma anche “Piazza” dove fare incontri e scambi, anche con il top management; le project area, sale per 4/6 persone dedicate ad attività temporanee. Oltre agli spazi individuali riservati, per esempio phone booths.

Che caratteristiche devono avere queste aree?
Lo ha illustrato Stefano Anfossi di Studio Pierandrei. Le Informal Meeting devono essere diffuse, illuminate naturalmente, trasparenti, non solo vetrate , ma anche con screen regolabili.
Le Project Area devono essere baricentriche all’edificio, stimolare la creatività e la possibilità di esprimersi liberamente.
Gli spazi per Office and Meeting devono avere caratteristiche sempre diverse tra loro lasciando alle persone la possibilità di libertà di scegliere e di interpretare lo spazio; devono permettere di isolarsi ma anche di vedere che cosa succede intorno.
Le Focus Area devono rispondere all’esigenza di stare ogni tanto da soli per concentrarsi, non necessariamente chiuse, ma prendendo come modello la biblioteca dove si può stare in silenzio e isolati anche in mezzo agli altri.
E’ sempre più sentita, infine la necessità di Caffetterie, definita da alcuni il vero fulcro dello Smart Working, da utilizzare per attività temporanee.
Sulle caratteristiche che devono avere gli arredi per l’allestimento di queste aree, sintetizzate da Renata Sias di WOW!, il quadro è molto diversificato.
Ogni azienda attraverso gli arredi deve poter esprimere la propria identità, ma anche soddisfare le esigenze degli smart workers. Massima flessibilità, polifunzionalità, riconfigurabilità e leggerezza (in senso fisico e anche estetico), uniti a una varietà di tipologie che possa di volta in volta rispondere a richieste diverse.
Personalizzazione massima è il must: non solo regolazione della sedia, ma anche dell’altezza scrivanie e dell’illuminazione.
Sentita l’integrazione con le tecnologie negli arredi: per esempio un unico badge che apre anche cassettiere e dockers, uso di cuffie acustiche, prenotazioni delle sale riunioni con touch screen, piani di lavoro che ricaricano i vari device.

Grandi piani bench con poche gambe per ottimizzare lo spazio, perché flessibilità significa soprattutto spostare le persone e non gli arredi. Dando per scontato la digitalizzazione dell’archivio, perché “è impossibile fare smart working se devi trasportare faldoni di carte!”.
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