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Il Verde e il Grigio: il rapporto tra natura e città nella mostra di Carlo Ratti @EDITDX.

Come possono convivere Natura e Città? Le nuove tecnologie possono riconciliare queste due dimensioni? A queste domande risponde la mostra interattiva di 2000 mq curata da Carlo Ratti Associati nell’ambito di EDIT (Expo per il Design, Innovazione e Tecnologia, prodotta da Design Exchange) che si terrà a Toronto dal 28 settembre all’8 ottobre in occasione del 150esimo anniversario del Canada.

Oggi la tecnologia ci offre la possibilità di colmare l’eterna frattura tra città e natura e contribuire a una “Prosperity for All”(tema-guida della manifestazione).
Nei 2000 mq di esposizione “The Green & The Grey” mostra in modo immersivo gli esempi di questa relazione in costante evoluzione e presenta progetti innovativi in ​​diversi settori: dallo sviluppo urbano all’abitazione dall’industrial design agli idroponici, dai sensori per l’ingegnerizzazione del clima ai giardini verticali, fino ai sistemi di illuminazione “sensitive”.
I visitatori cammineranno su un pavimento speciale che dà l’impressione di camminare sull’acqua attraverso un percorso tra manufatti e progetti che si distinguono per la loro capacità di conciliare queste due dimensioni fondamentali della condizione umana, offrendo la visione di un futuro più prospero per le comunità locali in tutto il mondo.
I curatori hanno scelto i 19 più rappresentativi progetti su 100 selezionati a livello internazionale, tra questi: Supertree Grove di Grant Associates, Reversío di Transsolar, Cricket Shelter di Terreform ONE, Spectral light di Philippe Rahm per Artemide, Arctic Food Network di Lateral Office.

Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) e partner fondatore di Carlo Ratti Associati, ha dichiarato:
“Sono sempre stato affascinato dalle parole del geografo anarchico francese Elysée Reclus che, alla fine di il diciannovesimo secolo, ha scritto: “L’uomo dovrebbe avere il duplice vantaggio dell’accesso ai piaceri della città […], le opportunità offerte per lo studio e la pratica dell’arte e allo stesso tempo dovrebbe poter godere della libertà insita nella natura e che si spiega nel campo del suo vasto orizzonte. Con il suo titolo Stendhaliano, The Green & The Gray esplora come le nuove tecnologie possano contribuire a concretizzare la visione di Reclus”.

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“Dalla celebrazione della” capanna primitiva “di Marc-Antoine Laugier, l’architettura ha sempre agito come separazione tra l’uomo e la natura. Le nuove tecnologie ci permettono di riflettere in un modo diverso?“ Si chiede Emma Greer, Project Manager di Carlo Ratti Associati.

L’armonia tra natura e città attraverso l’uso di nuove tecnologie è stata al centro di alcuni recenti progetti di Carlo Ratti, per esempio il Trussardi Dehors di Milano, il primo giardino verticale in Italia, il padiglione per FICO Eataly World, di prossima inaugurazione, che sfrutta le colture idroponiche e l’Internet Of Things per trasformare i visitatori in potenziali agricoltori.

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“Siamo entusiasti di lavorare con Carlo Ratti e il suo team in questa ambiziosa esposizione che tocca alcune delle questioni più urgenti al mondo e guarda al design come parte integrante del modo in cui possiamo rendere il mondo un posto migliore per tutti” ha commentato Shauna Levy, Presidente e CEO di Design Exchange, produttore di EDIT.

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Una foresta di pilastri per un workplace flessibile.

Nuovo riconoscimento per Junya Ishigami, già Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2008. Lo incontriamo a Mendrisio, all’inaugurazione della mostra del BSI Swiss Architectural Award che lo ha decretato vincitore dell’edizione 2016.
Nella video-intervista spiega la sua visione di “flessibilità”, la sua filosofia progettuale di outdoor in un interno e il progetto del KAIT Workshop che rappresenta il suo workplace ideale.

La mostra della quinta edizione di BSI Swiss Architectural Award 2016 a Mendrisio offre una fotografia articolata dell’architettura mondiale attraverso i progetti realizzati da 28 partecipanti provenienti da 17 Paesi. Ogni partecipante deve presentare tre progetti realizzati e questo aggiunge concretezza al percorso espositivo.
Ampia documentazione è dedicata in particolare al lavoro di Junya Ishigami, cui la giuria ha attribuito il premio all’unanimità per l’edizione 2016 (100.000 franchi) per i suoi tre progetti dai quali emergono una inusuale coerenza e forza iconica: il KAIT (Kanagawa Institute of Technology) Workshop, una residenza monofamilare vicino a Tokyo e l’architettura effimera del Padiglione Giappone 2008 alla Biennale di Venezia.
Come sottolineato nella motivazione della giuria, i progetti di Ishigami sono caratterizzati da “una ricerca strutturale innovativa ma senza inutili eroismi, che conduce ad un’architettura di delicata raffinatezza” e da “un rapporto fecondo con l’elemento vegetale, interpretato e declinato in modi sempre diversi”: dall’edificio come metafora di una foresta, nel caso del KAIT Workshop, alla completa integrazione della vegetazione nella “Casa con piante”.

Quelli di Ishigami sono spazi ambigui, come suggeriva il titolo del Padiglione Giappone “Extreme Nature: Landscape of ambiguous spaces”, aste verticali disposte in modo irregolare che fungono da serre e sono allo stesso tempo architetture integrate nel paesaggio.
Troviamo la stessa ricerca strutturale e gli stessi elementi vegetali verticali nella Casa per due giovani sposi a Tokyo dove si fa ancora più sfumato il confine tra casa e paesaggio, tra natura e manufatto.
Questo approccio progettuale che si fa ancora più forte nel KAIT Workshop (Kanagawa Institute of Technology): un edificio totalmente vetrato con pianta leggermente irregolare, al centro del campus e immerso nella natura circostante; un destabilizzate ambiente di lavoro “open space” di 2000 mq dedicato alle attività manuali degli studenti del Politecnico di Kanagawa che contraddice l’assioma ambiente flessibile = struttura regolare con il minor numero possibile di pilastri.

Ishigami ci spiega che il suo intento è ricreare un ambiente outdoor all’interno dell’edificio.
Entrando da uno qualsiasi dei quattro accessi ci si trova letteralmente immersi all’interno di una sorprendente “foresta” di pilastri. Non pilastri identici, né distribuiti secondo una maglia regolare, ovviamente!
Proprio come in una vera foresta di alberi, i piedritti in metallo sono diversi uno dall’altro per dimensione e orientamento, si diradano e si concentrano nello spazio senza una regola apparente.

La funzione di questa stupefacente “foresta” -in realtà frutto di un’ossessiva e precisissima definizione- si scopre attraversando e usando l’ambiente che, a secondo del punto di osservazione si modifica, offre prospettive diverse e aree diverse di fruizione.I dispositivi spaziali verticali generano luoghi dove incontrarsi, oppure creano pareti virtuali, stabiliscono gradi diversi di permeabilità visiva, permettono a chi lavora di trovare la propria privacy in uno spazio totalmente aperto, oppure di interagire con gli altri, sempre con la massima flessibilità
E’ proprio la filosofia progettuale del KAIT Workshop l’oggetto dell’interessante intervista che Junya Ishigami rilascia a WOW! raccontandoci questo inconsueto luogo di lavoro che rappresenta il suo modello di workplace ideale.
Foto del KAIT Workshop: Enrico Cano
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Mario Botta consegna a Junya Ishigami il BSI Swiss Architectural Award 2016

In breve:
Titolo Mostra: BSI Swiss Architectural Award 2016 (a cura di Nicola Navone. Promossa da BSI Architectural Foundation, Lugano, in collaborazione con Accademia di architettura, Università della Svizzera Italiana a Mendrisio e Archivio del Moderno, Mendrisio)
Dove: Galleria dell’Accademia, Accademia di architettura, Mendrisio.
Quando: dal 30 settembre al 23 ottobre 2016.

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Sperimentare il “silenzio cosmico” con Snowsound Caimi.

Una nuova sfida è stata lanciata a Caimi Brevetti dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano dove, per la realizzazione della Silence Room all’interno della mostra permanente “Extreme. Alla ricerca delle particelle”, sono stati utilizzati pannelli fonoassorbenti Snowsound. Un ulteriore successo per questa pluripremiata tecnologia (20 premi in 3 anni, tra cui il Compasso d’Oro) già presente nello stesso museo con la mostra “Il Design come non lo avete mai sentito” nel Padiglione Italia della XXI Triennale.

L’esposizione permanente “Extreme. Alla ricerca delle particelle”, realizzata dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano in partnership con CERN e INFN – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è la prima in Italia su questo tema: è dedicata alla ricerca delle particelle elementari e illustra il lavoro e gli strumenti di chi esplora l’universo dell’infinitamente piccolo.
Caimi Brevetti, da sempre alla ricerca e all’innovazione, ha aderito con entusiasmo a questo progetto nel ruolo di sponsor tecnico con la fornitura di pannelli Flap (design Alberto e Francesco Meda) vincitori del XXIV Compasso d’Oro utilizzati per la realizzazione di un ambiente totalmente schermato dal punto di vista acustico, uguale a quelli utilizzati nelle ricerche e negli esperimenti connessi alla fisica delle particelle, una Silent Room che simula il “Silenzio Cosmico”.

La Tecnologia Snowsound®, applicata in un’ampia gamma di tipologie di pannelli fonoassorbenti firmati da importanti designer, rappresenta una vera innovazione nel settore della progettazione acustica poiché permette di ottenere con la massima semplicità un assorbimento selettivo del suono alle diverse frequenze, quindi di ottimizzare l’acustica ambientale, tramite l’utilizzo pannelli monomaterici con un alto contenuto di design, riciclabili al 100% e con Classe 1 Italia di reazione al fuoco ed Euroclass B-s2, d0 e certificati Greenguard Gold.

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Reporting from… the workplace: uffici R/GA e Sottsass.

Anche se praticamente assente negli allestimenti all’interno della Biennale Architettura curata da Alejandro Aravena “Reporting from the Front”, il tema Ufficio è però protagonista di due eventi a Venezia che dicono molto sul passato, il presente e il futuro del luogo di lavoro: un documentario dal titolo Workplace dedicato alla sede R/GA progettata da Foster e la mostra S.O.S. Sottsass Olivetti Synthesis nel negozio Olivetti progettato da Scarpa, ora patrimonio del FAI.

Il documentario “Workplace” 
E’ stato presentato in anteprima il 26 maggio al Teatro dell’Arsenale, alla presenza del regista Gary Hustwit (Film First) e di Bob Greenberg, il fondatore dell’agenzia americana di marketing R/GA che ha affidato il progetto della nuova sede di New York a Foster and Partners.
Ufficialmente invitati alla 15a Biennale di Architettura, insieme hanno commentato questo documentario che non si limita a raccontare i concetti e il progetto dei nuovi ufficio R/GA, ma grazie ai contributi di esperti e ai punti di vista di chi lavora in quei luoghi, riesce a fotografare in modo puntuale che cosa significa oggi Workplace: uno spazio per la “connected age”.
Il nuovo headquarter ospita le persone che prima lavoravano in quattro diversi edifici, è distribuito su due piani per un totale di oltre 18.000 mq e si trova all’interno di un anonimo edificio degli anni ’60 sulla 33esima strada.
Oltre al radicale intervento sugli impianti, lo sventramento totale ha permesso la realizzazione di una grande scala che collega i due livelli, grandi open space dove ogni dipendente ha la propria scrivania sit-stand; non mancano studi di produzione e set fotografici,  varie tipologie di sale riunioni e aree relax, ampie aree lounge, e tavoli rotondi dove incontrare colleghi e clienti. Spazi e arredi che facilitano le relazioni.
Insomma un perfetto edificio-macchina e un manifesto dell’ufficio collaborativo “Nel disegnare questi spazi volevamo essere certi che ogni cosa aiutasse la collaborazione, l’integrazione e il networking perché questo sono le cose che davvero ci fanno crescere. Non stiamo investendo in niente che faccia parte del passato” spiega Greeberg.
Tutto funziona alla perfezione e soddisfa chi ci lavora, anche se, a nostro avviso, l’insieme è piuttosto anonimo e poco sorprendente.

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La mostra S.O.S. Sottsass Olivetti Synthesis 
Sorprendente ancora adesso è invece la genialità di Ettore Sottsass, messa in mostra dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) nell’affascinante negozio Olivetti di piazza San Marco progettato da Carlo Scarpa.

Curata da Marco Meneguzzo, Enrico Morteo e Alberto Saibene, questa mostra è la prima di una trilogia dedicata al grande Maestro del design il cui centenario della nascita cadrà nel 2017; il focus è sulla mitica Serie 45 di Olivetti Synthesis, un rivoluzionario sistema di arredo per ufficio che raccoglie le nuove esigenze del modo del lavoro e riesce a sposare i concetti di funzionalismo e razionalismo con il brio e la giocosità della pop art.
Progettata all’inizio degli anni ’70 “mentre sotto i nostri uffici passavano i cortei dei lavoratori in sciopero” ricordava Sottsass, la Serie 45 comprende e accoglie i contrasti sociali di quegli anni segnando una tappa fondamentale nella concezione dell’arredo per ufficio. Ancora attuale nella sua funzionalità per oltre un decennio, negli anni’80 è oggetto di un intervento di restyling cromatico curato da Clino Trini Castelli che ne rafforza la carica dirompente e l’inedito linguaggio estetico.
Un’occasione imperdibile per vedere il lavoro di due geni -arredi che appartengono alla storia dell’ industrial design e uno showroom che è un capolavoro di interior design- e percepire che cosa può realizzare la lungimirante Visione di un altrettanto geniale imprenditore quale è stato Olivetti.

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Il punto di vista altro della Biennale Architettura (Venezia 28/5-27/11).

La 15a Biennale Architettura di Venezia, curata da Alejandro Aravena vuole offrire una diversa prospettiva di fronte alle complesse sfide dell’architettura contemporanea. Reporting From The Front scruterà l’orizzonte mostrando le periferie, il traffico, le disuguaglianze, l’inquinamento; ci spiegherà che l’architettura è un mezzo per migliorare la qualità di vita delle persone attraverso esempi dove la creatività si sposa con il buon senso, il pragmatismo con l’etica, il coraggio con l’appartenenza.

Alejandro Aravena cita un aneddoto della vita di Bruce Chatwin per spiegare l’obiettivo prinicipale della 15a Mostra Internazionale di Architettura che si svolgerà a Venezia dal 28 maggio al 27 novembre 2016: assumere un nuovo punto di vista.
Così racconta Aravena “Durante un viaggio nell’America del Sud, Chatwin incontrò nel deserto una signora anziana chea scrutava l’orizzonte dall’alto di una scala di alluminio. Era l’archeologa tedesca Maria Reiche intenta nello studio delle linee Nazca. Viste in piedi sul terreno, le pietre non avevano alcun senso. Ma dall’alto della scala, le stesse pietre formavano un uccello, un giaguaro, un albero o un fiore”.
Su questa metafora riflette Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia; il punto di vista altro di Reporting From The Front mostrerà “un suolo desolato fatto di immense zone abitate dall’uomo delle quali l’uomo non può certo andare orgoglioso, realizzazioni molto deludenti che rappresentano un triste infinito numero di occasioni mancate per l’intelligenza e l’azione della civiltà umana. Molte realtà tragiche, altre banali che sembrano segnare la scomparsa dell’architettura. Ma vede anche segni di capacità creativa e risultati che inducono a speranza, e li vede nel presente, non nell’incerto futuro delle speranze e dell’ideologia.”
Contrariamente alle prime impressioni ci sono quindi segni di ottimismo.
“Sentiamo il bisogno di evidenziare come, nei casi di esito positivo, si sono evolute le catene delle decisioni che legano bisogno, consapevolezza, opportunità, scelte, realizzazioni, in modo da condurre a un risultato dove l’architettura fa la differenza” dichiara Aravena.
Continua Baratta “Ci interessa l’architettura come strumento di self-government, come strumento di una civiltà umanistica, non in grazia di uno stile formale, ma come evidenza della capacità dell’uomo di essere padrone dei propri destini. L’architettura in azione come strumento della vita sociale e politica, dove ci si chiede di coniugare a un più alto livello l’agire privato e le pubbliche conseguenze.”
“Se l’Architettura è la più politica delle arti – conclude il Presidente Baratta – la Biennale di Architettura non può che riconoscerlo. Dobbiamo parlare al pubblico, a tutti i possibili agenti responsabili delle decisioni e delle azioni con le quali si realizza lo spazio del nostro vivere singolarmente e come comunità.”

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#21triennale: sconfinamenti tra Architettura e Arte.

La Biennale di Venezia ci ha già fatto assaporare diversi validi esempi di ibridazione tra Architettura e Arte, tuttavia la mostra “Architecture as Art” della XXI Triennale di Milano riesce a sorprenderci e coinvolgerci con gli “sconfinamenti” di 14 progettisti-artisti, complice una location fantastica: lo Shed del Pirelli HangarBicocca.

L’idea di Pierluigi Nicolin, per questa mostra curata da Nina Bassoli, è indurre i visitatori a guardare il progetto architettonico da un diverso punto di vista.
I 14 studi di architettura sono stati invitati a progettare il corrispettivo architettonico di 14 diversi temi scelti dai curatori tra quelli focale dell’architettura del 21°secolo.
Anziché presentare disegni, testi tecnici e maquette, come normalmente avviene nelle mostre di architettura, vengono esposti campioni di architettura in scala 1:1.
Architetture “live” da toccare e fruire.A partire dalla prima opera “sonora” dal titolo simbolico Entrance di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo: canne di metallo che, attraversate dai visitatori emettono un suono musicale, ma assordante.

Il percorso è libero, senza ordine né centro e senza gerarchie. Può partire dall’esterno che ospita Garden Ground, il percorso verde di Michel Desvigne con 300 alberi collegati tra loro; l’opera metallica Roof di nArchitects e l’allestimento Sustainability di Sudio Albori realizzato con materiali di recupero che alla fine della XXI Triennale diventerà una scuola di italiano per bambini rifugiati.

Quasi tutte le architetture all’interno dello shed invitano all’interazione, in particolare Sidewalk di El Equipo de Mazzanti e Home di Atelier Bow-Wow.
Alcune esplorano i temi chiave che più volte abbiamo visto al centro del nuovo workplace: Meeting di Carrilho da Graça arquitectos e Sharing di Rural Studio.
Didascalie (da sinistra):

Studio Albori (Sustainability)
Maria Giuseppina Grasso Cannizzo (Entrance)
Studio Mumbai (Portico)
Rural Studio (Sharing)

Carrilho da Graça (Meeting)
Josep Llinás Carmona (Pavilion)
Rural Studio (Shelter)
El Equipo de Mazzanti (Sidewalk)

Amateur Architecture Studio (Bricolage)
nArchitects (Roof)
Catherine Mosbach (INside Outside)
Atelier Bow-Wow (Home)
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No Foto:
Lacaton & Vassal (Rehabilitation)
Michel Desvigne Paysagiste (Garden Ground)

XX1T_Sempering_MUDEC_immagini allestimento mostra 2_© Gianluca Di Ioia - La Triennale-13

#21Triennale) Sempering 8 azioni del progettare.

L’oscuro titolo “Sempering” di questa mostra della XXI Triennale ospitata al MUDEC è un chiaro riferimento al personaggio ispiratore, Gottfried Semper, che per la prima Esposizione Universale di Londra scrive un saggio elencando i quattro elementi fondamentali di un’abitazione (terrapieno, recinto, focolare, tetto). Oggi i curatori, Cino Zucchi e Luisa Collina, utilizzano lo stesso approccio di 160 anni fa per identificare otto azioni costruttive che segnano e caratterizzano formalmente il prodotto finale. Una catalogazione per affrontare le metamorfosi del progetto contemporaneo.

Attualizzare la classificazione di Gottfried Semper è quindi l’idea dei curatori, l’obiettivo è creare di una griglia per organizzare la complessità dell’ambiente artificiale.

Le categorie raddoppiano e diventano otto, non più oggetti, ma Azioni, depositarie di un’idea artigianale; lavorazioni – manuali o industriali- che lasciano un segno sulla materia:
connettere, l’azione del carpentiere di legno o metallo;
disporre, l’azione del piastrellista e dell’assemblatore;
impilare, l’azione del muratore;
incidere, l’azione del decoratore e dell’intagliatore;
intrecciare, l’azione dell’impagliatore e del tessitore;
piegare, l’azione del lattoniere;
plasmare, l’azione del fonditore e dello scultore;
soffiare, l’azione del vetraio.
Queste Azioni sono raccontate nel percorso espositivo, scandito da pareti leggere realizzate con travetti verticali in legno nero connessi da crocette, diaframmi che definiscono nove diverse sezioni senza tuttavia creare separazioni nette: otto, una per ciascuna per le otto pratiche individuale e una introduttiva al tema, che testimonia la sua origine ma anche la sua contemporaneità.

Una selezione di foto di architettura, opere note e meno note (tra queste anche alcuni sconosciuti disegni originali) è appesa sui diaframmi verticali; al centro di ogni sezione, su un piano orizzontale e appesi al soffitto alcuni oggetti rappresentativi delle diverse Azioni.
Uno scenario vario e articolato che include oggetti di uso comune, architetture e paesaggi per raccontare l’azione del “pensare attraverso le mani, del procedere nella progettazione per continue e ricorrenti prove ed errori, simulando volumi, pattern, nodi e tessiture”.

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Neo Preistoria: 100 Verbi, 1 storia (#21Triennale).

La storia dell’uomo si plasma nell’incontro-scontro con la materia e la sua manipolazione, che ne ha permesso lo sviluppo, testimoniato le capacità e potenziato i desideri. Può essere questa la sintesi di Neo Prestoria – 100 verbi, la mostra a cura di Andrea Branzi e Kenya Hara, che porta nella XXI Triennale Internazionale di Milano una riflessione storica, filosofica e poetica al tema Design After Design: dalla pietra grezza, che ci ricorda il semplice essere al mondo, all’era dell’intelligenza artificiale è forse già possibile leggere quale sarà il nostro futuro.

Ogni oggetto racchiude in sé un’azione, un predicato dell’azione dell’uomo. Questa è la chiave della mostra Neo Preistoria – 100 verbi, visitabile al primo piano del Palazzo della Triennale, che percorre in modo poetico e originale il lungo cammino che collega gli strumenti dell’antica preistoria alle moderne nano-tecnologie.
Un’operazione meta-storica che proietta il passato in una riflessione sul presente e sul futuro, come spiega uno dei due curatori, Andrea Branzi: “Il XXI secolo, ancora così poco esplorato, rappresenta una nuova preistoria, quando il destino complessivo dell’umanità non aveva una direzione precisa e gli oggetti possedevano molti significati, dalla funzione pratica al valore rituale e magico. Questa perdita di direzione accompagna ancora oggi l’estrema vitalità e fertilità del pensiero e della tecnologia umana, che caratterizza sia gli strumenti di morte che l’estensione della vita verso un futuro tutto da esplorare”.
“Fissate gli occhi sugli oggetti dell’Era della pietra”, invita Kenya Hara. “I primi utensili che l’uomo è riuscito a creare vivono nella mano dell’uomo di oggi, forse vi sono riflessi la stessa intelligenza, gli stessi errori. Nello stesso tempo sono molto belli e in quella bellezza – penso – si può forse leggere il destino e il futuro dell’umanità. Mi auguro che possiate da essi immaginare quale potrà essere il futuro che aspetta l’umanità”.
Una storia dell’umanità materiale, liberata dalle traiettorie religiose, economiche, politiche o ideologiche, che però si condensano nella mente dell’osservatore attraverso gli oggetti che la mostra presenta accompagnati da 100 diversi verbi accompagnati dalle loro definizioni.

Ed è proprio dall’incontro della definizione manuale dell’artefatto e di quella linguistica, che nasce la poesia dell’oggetto, dove anche un sasso trovato in natura, una canoa, un carrello della spesa o una bambola erotica possono accompagnarsi ad oggetti di un valore culturale o storico altissimo, come il manoscritto dell’Infinito di Leopardi o la riproduzione della bomba di Hiroshima, e diventano parte di un racconto materiale e orale.
L’allestimento segue un percorso numerato a tappe, dove il fluire cronologico, lascia spesso spazio all’associazione di concetti che si richiamano l’uno all’altro. L’atmosfera poco illuminata invita alla concentrazione, mentre gli specchi riflettenti posti ai lati del percorso, oltre a creare una dilatazione dello spazio, invitano lo spettatore a vedersi all’interno di quella storia di cui loro fanno parte e di cui loro sono il risultato.
Testo di Gabriele Masi.

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#21Triennale: 11 Filosofie, 11 Camere del Cuore.

La riflessione sull’evoluzione dell’Interior Design è il tema che, all’interno della XXI Triennale, ha affrontato FederlegnoArredo -uno tra i primi aderenti alla manifestazione- con la grande mostra “Stanze. Altre filosofie dell’abitare”. L’intento è quello di valorizzare questo ramo della progettazione che nel ‘900 ha prodotto piccoli gioielli di colte architetture in scala ridotta. Oggi 11 progettisti si confrontano con l’Interior Design del XXI secolo sotto la guida del bravo Beppe Finessi.

La prima tra le mostre che si incontrano al piano terra del Palazzo della Triennale è proprio “Stanze. Altre filosofie dell’abitare”. Una raccolta foto storiche illustra noti capolavori di interiors dei grandi Maestri del ‘900, mentre si entra nel contemporaneo con le ricostruzioni in scala 1:1 delle “Stanze” ideate per questa mostra da 11 progettisti. Ognuno di loro esprime la propria “filosofia dell’abitare” con abbinamenti -forse talvolta un po’ labili- a testi filosofici o letterari individuati dal filosofo Francesco M. Cataluccio.
Progettare la propria Stanza significa chiamare in causa emozioni e sentimenti, andare alla ricerca di forme archetipe e metafore, trovare simboli nella propria esperienza personale e nella propria memoria.
Apre il percorso “La petite chambre” di Umberto Riva, un essenziale e raffinato rifugio in legno di betulla, ispirato al Cabanon di Le Corbusier; un poetico existenz minimum con arredi su misura che scandiscono la diagonali dello spazio.

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Un altro Maestro, Alessandro Mendini, ripensa con ironia al suo passato fascino per le superfici decorate e ora “condannato all’ergastolo per reato di ornamento” progetta “Le mie prigioni” un cubo cieco reso ancora più claustrofobico da un decoro optical bianco e nero su tutte le superfici.

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“L’assenza della Presenza” di Marta Laudani e Marco Romanelli, propone un nuovo modello abitativo inteso come palcoscenico e basato sull’assenza: spazio vuoto da percorrere contemplando opere d’arte.

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Fabio Novembre, per non smentirsi, porta il mood della discoteca anche nella sua “Intro” davvero kitsch: una sfera metallica con vestali d’oro all’ingresso, rivestita all’interno in pelle rossa e ripugnante orecchio gigante in bassorilievo.

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Trae in inganno il romantico titolo “La vie en rose”, di Lazzarini Pickering Architetti, dove gli elementi di colore rosso- in tutte le sue gradazioni- definiscono le potenzialità tecniche, estetiche e etiche delle nuove tecnologie del fotovoltaico organico e invitano all’autosufficienza energetica.

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La lieve installazione “Risonanze” di Andrea Anastasio dà forma a un insieme di polarità e gli arredi, disposti ortogonalmente, sono “tagliati da una tenda semitrasparente con valore simbolico che tuttavia non ne preclude la funzionalità.

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IOT è alla base di “Lift -Bit” di Carlo Ratti, un sistema di arredo connesso in rete (non il primo, in verità): sgabelli esagonali modulari dotati di attuatori lineare, possono essere alzati e abbassati a piacere riconfigurando lo spazio in un numero potenzialmente infinito di combinazioni.

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“Ursus ” di Duilio Forte è una rustica tana in legno grezzo dalla forma animalesca.

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L’architettura “D1” di Francesco Librizzi, è astratta filiforme, eterea; esili colonne delineano la soglia virtuale tra interno ed esterno.
“In prospettiva” di Elisabetta Terragni è un microcosmo dove gli spazi si deformano prospetticamente creando una diversa percezione.
“Circolare, circolare”di Manolo De Giorgi è un ambiente liquido che parte dal disegno planimetrico e traccia percorsi circolari.
11 cellule abitative alla ricerca della “stanza primaria” identificata da Rykwert nel suo saggio “La casa di Adamo in Paradiso”.
Stanze come “Camere del cuore” per dirla con Dante.

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Il design del suono: Caimi Brevetti alla #21Triennale.

Il design come non lo avete mai sentito” è il titolo dell’affascinante mostra dedicata a Snowsound, la pluripremiata tecnologia di Caimi Brevetti, nell’ambito della XXI Triennale. Una mostra sinestetica, curata da Aldo Colonnetti e Franco Origoni, che parla del suono, dell’acustica e della qualità dell’ascolto nella suggestiva scenografia delle Cavallerizze del Museo della Scienza e Tecnologia di Milano. Con un linguaggio poetico fonde ricerca tecnologica e artigianato di altissimo livello, due pilastri fondamentali del Made in Italy e due elementi chiave del “Design after Design”.


Un allestimento che lascia a bocca aperta nella suggestiva scenografia delle Cavallerizze appena restaurate. L’’innovativa tecnologia fonoassorbente di Snowsound e Snowsound Fiber di Caimi Brevetti è messa in evidenza nei suoi aspetti tecnici in un tunnel che fa vivere l’esperienza del suono; nei suoi aspetti formali con i prodotti che portano la firma di alcuni tra i maggiori designer e nei suoi aspetti poetici grazie all’opera di Moreno Ferrari, sarto di alta moda, che sa trasformare un tessuto tecnico dalle alte performance in abiti-scultura usando un nuovo linguaggio che supera i confini tra corpo e architettura.

Non abiti, ma una vere e proprie architetture “autoportanti” e indossabili; ogni cucitura ha funzione strutturale per sorreggere i 15 kg di tessuto di cui è composto l’abito. Affascinanti opere d’arte che allo stesso tempo hanno anche una concreta funzione di fonoassorbenza.

Spiega Franco Caimi Abbiamo voluto interpretare il tema proposto dalla XXI Triennale -Design after Design- abbinando materiali innovativi e sostenibili che risolvono un problema concreto delle persone e contribuiscono a migliorare il benessere con la ricerca formale affidata a grandi industrial designer, ma anche alla magistrale manualità artigianale. Questa per Caimi è la visione di Design del XXI secolo”.

XXI Triennale
Titolo mostra “Snowsound by Caimi. Il design come non l’avete mai sentito” Mostra a cura di: Aldo Colonetti e Franco Origoni
Progetto dell’allestimento: Origoni Steiner Architetti associati, Franco Origoni, Matteo Origoni, Anna Steiner con Eleonora Bruno
In collaborazione con: Paolo Bonfiglio, Andrea Farnetani, Caimi Lab
Realizzazione dell’allestimento: Benfenati Allestimenti.
Dove: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci Milano, Via Olona 6.
Quando: dal 2 aprile al 12 settembre 2016

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Comunità Italia- wow-webmagazine

Architettura italiana del secondo ‘900 alla Triennale di Milano.

La vicenda dell’architettura italiana del secondo Novecento sintetizzata in una mostra alla Triennale di Milano intitolata “Comunità Italia. Architettura, città e paesaggio dal dopoguerra al Duemila” a cura di Alberto Ferlenga e Marco Biraghi (dal 28 /11/2015 al 6/3/2016). Disegni dei protagonisti dell’architettura; modelli originali e foto d’autore, ma anche i cambiamenti nell’Italia contemporanea e i segnali futuri.

La mostra si apre con l’opera scultorea di Pietro Consagra, “La città orizzontale” e un’installazione video per svilupparsi nel corpo principale composto da circa 120 opere: modelli e disegni originali di alcuni tra i Maestri dell’architettura italiana (da Ludovico Quaroni a Ignazio Gardella, da Aldo Rossi a Renzo Piano,per ricordarne solo qualcuno) ma non mancano i progetti e le opere di figure meno celebrate.
La sezione fotografia di paesaggio include immagini di alcuni dei migliori fotografi italiani (da Gabriele Basilico a Luigi Ghirri).
La conclusione della mostra accenna alle trasformazioni in atto, attraverso video che illustrano come nuovi campi di applicazione e nuove necessità di formazione per i futuri architetti stiano emergendo.
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Per l’allestimento della mostra, Triennale di Milano ha scelto le cassettiere Draftech di Emme Italia. Oggetti funzionali coerenti con il tema della mostra.Il design delle cassettiere Draftech deriva da una lontana tradizione, dalle cassettiere in legno da sempre utilizzate da architetti e tipografi e che si afferma negli anni ’50 con l’evoluzione dell’industria metalmeccanica e con l’introduzione del metallo quale elemento strutturale. Le dimensioni delle cassettiere si adattano nel tempo prima ai formati disegno internazionali DIN e poi alle dimensioni delle stampe plotter. Negli anni Settanta e Ottanta le cassettiere metalliche per disegni sono presenti nei maggiori studi di architettura e progettazione del mondo, ma acquisiscono anche una nuova identità di elemento di arredo sofisticato nell’estetica del loft: un settimanale o un’isola nomade per allestire uffici creativi.
Titolo mostra:Comunità Italia. Architettura, città e paesaggio dal dopoguerra al Duemila.
Dove: Triennale di Milano
Quando: dal 28/11/2015 al 06/03/2016.

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Caimi Brevetti: l’arte del saper fare nel design.

Nell’ambito di Brianza Expo for Design, si svolgerà presso la storica Villa Brivio, sede della biblioteca di Nova Milanese, la mostra monografica Caimi Brevetti, l’arte del saper fare nel design”. L’inaugurazione su invito si terrà giovedì 15 ottobre alle ore 18,30; la mostra è aperta al pubblico dal 16 al 31 ottobre.

La scelta della sede, la biblioteca di Nova Milanese, Paese dove è nata e si è sviluppata la Caimi Brevetti, esprime la scelta di celebrare la lunga storia dell’azienda insieme a coloro che l’hanno resa possibile: clienti, fornitori, collaboratori, dipendenti e amici di sempre.
La mostra è tuttavia un’occasione di grande interesse anche oltre il territorio dove, nel 1949, è stata fondata la Caimi Brevetti.
I pezzi esposti nei locali di Villa Brivio testimoniano in modo concreto la filosofia dell’azienda, ma raccontano anche la storia e l’identità del più autentico design Made in Italy che nasce dalla ricerca e dall’esperienza tecnica, oltre che dal coraggio e dal cuore.
Insieme ai prodotti storici, vere icone dell’era d’oro dell’industrial design che hanno aperto un percorso di costante innovazione, saranno presenti i pezzi più recenti frutto di una nuova sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale e del comfort, tra i quali il pluripremiato Snowsound (vincitore di15 ambiti premi e menzioni in tutto il mondo!).
Prodotti che raccontano anche le collaborazioni e i rapporti di empatia con alcuni tra i più grandi designer, perché “I prodotti sono come persone che ritroviamo continuamente negli spazi che abitiamo. Comunicano, anche se non parlano, perchè in loro riconosciamo affetti, relazioni, ricordi,  e ci indicano il nostro futuro”, come bene esprime il pensiero che apre la home page del sito Caimi Brevetti.

Titolo: Caimi Brevetti: l’arte del saper fare nel design.
Dove: Centro di Cultura Villa Brivio, Piazza Vertua Prinetti, 4, Nova Milanese (MI).
Quando: dal 16 al 31 ottobre 2015. Inaugurazione 15 ottobre ore 18,30.

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E’ tutto arte quel che luccica: Fondazione Prada a Milano.

Una ex distilleria in una zona industriale di Milano, grazie progetto di OMA, diventa un affascinate polo internazionale per gli amanti dell’arte e dell’architettura.
Aperta da solo un mese, la sede milanese della Fondazione Prada è già una tra le mete culturali imperdibili della città. Occupa la suggestiva area dove sorgeva una distilleria risalente agli anni dieci del ‘900 che il progetto di OMA ha trasformato in un luogo magico: un polo dal respiro internazionale (spazi espositivi, cinema, laboratori, biblioteca, bar) dove dialogano la dimensione della conservazione e quella della nuova architettura. Un luogo di incontro di ricerca e di condivisione dell’arte che contribuisce ad accelerare la riqualificazione di una ex zona industriale e degradata.

Il tocco magistrale di OMA (diretto da Rem Koolhaas) ha regalato un’identità e un’aura sorprendenti al grande complesso lungo la ferrovia di circa 19.000 mq che ospitava la Società Italiana Spiriti.
L’abile intervento di conservazione del sito e dei sette edifici preesistenti (magazzini, laboratori, depositi e silos) dialoga con le tre nuove strutture (uno spazio espositivo per mostre temporanee, un ambiente multifunzionale con sala cinematografica e una torre ancora in fase di costruzione).

Geniale l’idea di affidare a un regista cinematografico -Wes Anderson- l’interior design del bar e a un artista –Andreas Slominski– la connotazione della Biblioteca.
Gli ampi percorsi, pavimentati di pietra o legno (traversine delle rotaie sezionate), si aprono sui vecchi edifici dalle facciate grezze, capriate e pilastri a vista che hanno mantenuto la loro identità industriale – la Cisterna, il Deposito e la galleria nord che ospitava gli uffici della distilleria-,  oppure sui nuovi volumi minimali del cinema completamente specchiante o del Podium dalle facciate vetrate.
Su tutto il complesso spicca l’ironica Casa degli Spiriti (Haunted House) un edificio di quattro piani vistosamente rivestito con uno strato di foglia d’oro.

OMA ha curato anche l’allestimento della mostra “Serial Classic” (nel Podium) che analizza il tema della serialità nell’arte classica ed è l’ideale fil rouge della mostra “Portable Classic” attualmente in corso nella sede di Venezia della Fondazione Prada.
La Casa degli Spiriti ospita un’installazione permanente di Robert Gober e due opere di Louise Bourgeois (). “An Introduction”, il percorso di oltre 70 opere che parte dagli anni ’60, occupa il deposito sud; “In Part”, mostra che esplora l’idea del frammento corporeo, occupa il corpo a nord. La Cisterna ospita Trittico, esposizione dinamica concepita dal Thought Council.

Il Cinema
Il cinema è un parallelepipedo specchiante, nel foyer trova una nuova collocazione l’opera in ceramica policroma di Lucio Fontana realizzata nel 1948 per il Cinema Arlecchino di Milano; lo spazio polifunzionale del cinema ospita attualmente il progetto dal titolo “Roman Polanski:my Inspirations”.
Biblioteca / Accademia dei Bambini
L’edificio che unisce l’Accademia dei Bambini e la Biblioteca è un contenitore adatto allo svolgersi di attività multidisciplinari aperto al dialogo intergenerazionale, l’allestimento architettonico è stato affidato a un gruppo di giovani studenti dell’école Nationale de Architecture de Versailles guidati dali loro insegnanti Cèdric Libert e Elias Guenoun.
L’artista Andreas Slominski ha connotato la Biblioteca, ancora in fase di allestimento, con un installazione che include 16 quadri e due sculture: Himmel, una capriata capovolta e Erde, un box wc da cantiere capovolto e sospeso.

Il Bar Luce
Entrare nel bar dà l’impressione di trovarsi realmente nella scenografia di un film di Wes Anderson, l’ambiente ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano. Mantiene le strutture in acciaio a vista applicate alle pareti e riproduce sul soffitto la copertura in vetro della Galleria Vittorio Emanuele. Gli arredi, le sedute, i mobili di formica, il pavimento, i pannelli di legno impiallacciato che rivestono le pareti e la gamma cromatica ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui Anderson si è già ispirato per alcuni suoi film.
Sebbene i film del cineasta americano siano spesso composti da un susseguirsi di “quadri” simmetrici, per Anderson: “non c’è una prospettiva ideale per questo spazio. Dal momento che è stato pensato per essere ‘vissuto’, dovrebbe avere molti posti comodi dove sedersi per conversare, leggere, mangiare, bere… Credo che sarebbe un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo in cui mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi ‘non cinematografici’”.
Un luogo perfetto e ricco di ispirazioni anche per lavorare in modalità smart, aggiungerei.
Testo di Renata Sias
Foto 1,2,3,4: Bas Princen 2015, Courtesy Fondazione Prada .
Foto 5/20: Gabriele Pagani, WOW! Webmagazine.
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Nuova sede di Fondazione Prada, progetto OMA (opening 9 maggio, Milano).

Una ex distilleria diventa la nuova sede della Fondazione Prada a Milano; il complesso di 19.000 mq progettato dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, sarà inaugurato sabato 9 maggio (dal 2 maggio anteprime su invito).

La nuova sede di Milano, progettata da OMA,espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico.
Caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina edifici preesistenti e tre nuove costruzioni, è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente agli anni dieci del Novecento. Situato in Largo Isarco, nella zona sud di Milano, il complesso si sviluppa su una superficie totale di 19.000 mq, di cui 11.000 mq saranno utilizzati per le attività espositive.
L’edificio all’entrata del nuovo centro accoglierà il pubblico con due spazi nati da collaborazioni speciali: un’area didattica dedicata ai bambini e sviluppata con gli studenti dell’École nationale supérieure d’architecture de Versailles; e un bar ideato dal regista Wes Anderson che ricrea l’atmosfera dei tipici caffè di Milano.

La Fondazione Prada è stata creata nel 1993 come luogo di analisi del nostro presente attraverso la produzione di mostre d’arte contemporanea e di progetti di architettura, cinema e filosofia. Grazie all’apertura di una sede permanente, la Fondazione intende partecipare in modo ancora più incisivo alla contemporaneità, con l’idea che l’arte sia un efficace strumento di conoscenza. Senza praticare una semplice contaminazione tra discipline, la Fondazione potenzierà la propria vocazione multidisciplinare, evidenziando l’autonomia e le specificità di ogni linguaggio creativo.
In occasione dell’apertura della nuova sede di Milano, la Fondazione Prada presenterà una pluralità di attività.
Robert Gober e Thomas Demand realizzeranno installazioni site-specific in dialogo con le architetture industriali e con i nuovi spazi. Roman Polanski esplorerà le suggestioni cinematografiche che hanno ispirato i suoi film in un progetto che si tradurrà in un documentario inedito e in una rassegna cinematografica. Selezioni di opere dalla Collezione Prada saranno presentate in esposizioni tematiche.
Le mostre “Serial Classic”, a Milano, e “Portable Classic”, a Venezia – curate da Salvatore Settis, in collaborazione con Anna Anguissola e Davide Gasparotto – completeranno il programma.
I due progetti espositivi, il cui
allestimento è ideato da OMA, analizzano rispettivamente i temi della serialità e della copia nell’arte classica e della riproduzione in piccola scala della statuaria greco-romana dal Rinascimento al Neoclassicismo.
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Rendering Courtesy OMA e Fondazione Prada. 

Dove: Milano, Largo Isarco.
Quando: 9 maggio, 2015

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BTicino a 100% Original Design (Roma 19 novembre/ 4 gennaio).

BTicino prende parte al progetto “100% Original Design”, mostra itinerante che fa tappa al MAXXI di Roma dopo il successo dello scorso aprile a Palazzo Reale di Milano.

La mostra presenta una selezione di oggetti iconici di design realizzati dal 1945 a oggi ed è realizzata nell’ambito di Be Original, un progetto pluriennale di difesa della tutela del e del design d’autore, ideato e promosso da Elle Decor Italia per sensibilizzare il grande pubblico sul tema.
La mostra vuole coinvolgere i visitatori in un percorso che, attraverso un allestimento interattivo, li accompagni tra gli oggetti che hanno fatto la storia del design italiano nel mondo, testimoniandone l’originalità e portando così l’attenzione sulla tutela della creatività.
Già a partire dal dopoguerra BTicino ha avuto il merito di innovare il modo di concepire l’impianto elettrico, considerato per la prima volta come un vero e proprio oggetto di design. Ma è in termini di prodotto che emergono in modo più marcato i concetti di qualità e innovazione. Magic (1961), il primo caso di punto luce con logica modulare e placca in metallo, asciutta, tecnica, semplice, si rifà alle contemporanee ricerche estetiche, diventando un archetipo. E ancora, è proprio BTicino che ha avuto il merito di ideare il Salvavita® : prodotto di riferimento per la sicurezza degli impianti, il cui nome, brevettato, è diventato espressione di uso corrente. Seguono altre idee innovative come Living, icona degli anni 80, con il suo tasto nero, la placca colorata in linea con le rinnovate correnti estetiche del periodo e l’apertura a nuove funzioni evolute.
A BTicino va dunque il primato storico nell’introduzione dei concetti di estetica e comfort in un settore che fino a quel momento era teso a privilegiare le prestazioni funzionali dei prodotti, la loro riproducibilità e economicità.


Didascalia
La linea Axolute è stata inserita in un percorso unico, alla scoperta dei pezzi d’autore che hanno fatto la storia del design italiano e della sua originalità

 

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TRame: il rame declinato nelle sue molteplici forme.

Momento di grande revival per il rame, leitmotiv della mostra TRame in programma fino al 9 novembre alla Triennale di Milano: un percorso attraverso opere d’arte, oggetti di design, architetture, applicazioni tecnico–scientifiche, foto e video. Le curatrici sono Antonella Soldaini ed Elena Tettamanti, allestimento e progetto grafico di Migliore + Servetto Architects.

E’ il primo evento espositivo che presenta il rame con un approccio trasversale che porta in Triennale oltre 250 pezzi rappresentativi dei diversi settori.
La sezione arte contemporanea espone circa 30 opere di artisti dagli anni sessanta ai giorni nostri, dall’Arte Povera alla Minimal Art fino alle tendenze degli ultimi anni.
Seguono oltre 100 oggetti di design, settore dove questo metallo, ha riscosso un interesse crescente (opere di Luigi Caccia Dominioni, Antonio Citterio, Dimorestudio, Tom Dixon, Odoardo Fioravanti, Martí Guixé, Gunjan Gupta, Poul Henningsen, Shiro Kuramata, Ross Lovegrove, Nucleo, Gio Ponti/Paolo De Poli, Afra e Tobia Scarpa, Ettore Sottsass, Oskar Zieta e Giorgio Vigna) e capi di alta moda disegnati da Romeo Gigli e Prada.
Nella sezione architettura sono esposti modelli dei progetti di Mecanoo, Renzo Piano, Aldo Rossi, Steven Holl Architects e James Stirling, che hanno utilizzato le straordinarie capacità di adattamento del rame.
Infine la sezione dedicata alla tecnologia, ambito in cui il rame è impiegato in settori cruciali come l’informatica, la medicina, l’energia, i trasporti.


La mostra è ideata e promossa da Elena Tettamanti e coprodotta da Eight Art Project  con Triennale di Milano, Triennale Design Museum, Istituto Italiano del Rame e con il patrocinio di European Copper Institute.
Titolo mostra: TRame. Le forme del rame tra arte contemporanea, design, tecnologia e architettura.
Dove: Triennale di Milano viale Alemagna 6, 20121 Milano
Quando: dal 16 settembre al 9 novembre 2014

 

Shigeru-Ban-Paper-Log-House-Philippines-2014-wow-webmagazine

L’Architettura Umanitaria di Shigeru Ban in mostra (Aspen, New Orleans).

La grande mostra “Shigeru Ban: Humanitarian Architecture”, in corso all’Aspen Art Museum (AAM) fino al 5 ottobre, sarà inclusa nel Prospect New Orleans Biennial, dove sarà in programma dal 25 Ottobre 2014 fino al 25 gennaio 2015.

A partire dai suoi progetti pionieristici di rifugi per profughi per le Nazioni Unite progettati a metà degli anni 1990, il Pritzker Prize-Shigeru Ban si è dedicato ai progetti umanitari in occasione di alcune tra le più devastanti catastrofi naturali e di origine umana degli ultimi due decenni. La mostra evidenzia gli elementi vitali e le componenti che hanno ispirato Ban, con una panoramica dei suoi progetti umanitari fino ad oggi e disegni originali.
Titolo mostra “Shigeru Ban: Humanitarian Architecture”
Dove: Aspen Art Museum (AAM), Colorado.
Quando: fino al 5 ottobre 2014
Dove: Prospect New Orleans Biennial, Prospect.3: Notes for Now.
Quando: dal 25 ottobre 2014 al 25 gennaio 2015


Didascalie
Paper Log House (Cebu, Philippines, 2014).
Cardboard Chatedral Christchurch (New Zeland, 2013).
Paper Log House (Kobe, Japan, 1995).
Paper Emergency Shelter for UNHCR (Rwanda, 1994/99).

 

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Massimo Iosa Ghini al MAMbo, Bologna 23 settembre.

Il MAMbo (Museo d’Arte Moderna di Bologna) ospita dal 23 settembre al 19 ottobre 2014 una mostra monografica dedicata a Massimo Iosa Ghini: un percorso che racconta il suo iter creativo.

L’esposizione ripercorre l’attività dell’architetto a partire dagli anni ‘80, anni degli esordi, fino ai lavori più recenti esponendo una ricca collezione di disegni, progetti di interni e di architettura, oggetti di design, illustrazioni e contributi audiovisivi: dai fumetti al Bolidismo, dall’adesione al gruppo Memphis alla conquista del mercato europeo e internazionale, fino alla consacrazione come uno dei più importanti architetti e designer del panorama internazionale.
Il percorso espositivo, diviso per aree tematiche, si apre con la sezione Disegnare e prosegue con le sezioni Innovare, Parlare con il mondo, Interpretare la quintessenza italiana e si chiude con la sezione Sostenibile ma bello, oggi in cui il tema della sostenibilità diventa preminente e coniugata alla capacità di innovazione tecnico stilistica del sistema produttivo italiano.
Titolo mostra: Massimo Iosa Ghini-Works
dove: MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna
quando: dal 23 settembre al 19 ottobre 2014

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Lavoro e gioco dietro la cortina di ferro, GRAD Londra.

GRAD, Gallery for Russian Arts and Design presenta Work and Play Behind the Iron Curtain, una mostra che esamina il cambiamento del Soviet Design dalla rivoluzione del 1917 alla Perestroika.

A cura di Elena Sudakova GRAD e Alexandra Chiriac, la mostra è realizzata in collaborazione con il Museo del Design di Mosca e ZIL.
“Lavoro e gioco dietro la cortina di ferro” riunisce oltre cinquanta oggetti chiave caratterizzati da uno stile di design eccentrico, colorato e particolare emerso in Unione Sovietica a partire dagli anni ’50. Il periodo precedente,legato a principi funzionali più seri, è invece esaminato attraverso modelli e fotografie dalla famosa fabbrica ZIL, azienda che produceva sia carri armati che elettrodomestici.
Per decenni la fabbrica ZIL (così denominata nel 1956, ma esistente già dal 1916) è stata una delle più prestigiose industrie del paese.
La mostra, arricchita da spettacoli, eventi e strumenti multimediali, esamina la vita quotidiana nelle nuove generazioni attraverso il boom del design sovietico e offre una rara occasione di esaminare la vita, il lavoro e il gioco di ogni giorno in Unione Sovietica.


Didascalie
Top row: ‘Star-54’ Radio, 1954. Courtesy GRAD and Moscow Design Museum; ‘Rigonda-102’ Gramophone Radio, 1971. Courtesy GRAD and Moscow Design Museum; Saturnas’ Vacuum Cleaner, produced from 1962. Courtesy GRAD and Moscow Design Museum.
Bottom row: Vertushka’ Dial-less Telephone. Courtesy GRAD and Moscow Design Museum; Coffee Maker, 1968. Courtesy GRAD and Moscow Design Museum; Toy Electronics Kit, 1970s. Courtesy GRAD and Moscow Design Museum.
Titolo della mostra: Work and Play Behind the Iron Curtain.
Dove: Moscow Design Museum,
3-4a Little Portland Street London W1W 7JB
Quando: June 19th –  August 24th

 

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Archimbuto: l’innesto di Cino Zucchi per il Padiglione Italia alla Biennale.

Non si può comprendere appieno la qualità del progetto di Cino Zucchi per il Padiglione Italia “Innesti/Grafting” alla 14a Mostra Internazionale di Architettura, Biennale di Venezia, senza tenere a mente la sua chiave di lettura, espressa dalla metafora dell’innesto. L’innesto che, in botanica, si fa sulla pianta esistente per farne germinare nuove varianti.

Metafora che, come sottolinea Zucchi nella presentazione del progetto alla Triennale, vale sin dal modo in cui il tema del Padiglione Italiano germina dal tema dato da Rem Koolhas per la Mostra, “Absorbing Modernity 1914-2014”. Metafora che diventa leit-motiv nell’ordinamento espositivo del Padiglione Italia, in gran parte dedicato a Milano, e appunto agli “innesti” dell’architettura moderna nel suo tessuto storico.
Negli esempi, o frammenti di discorso, presentati con ricchezza di spunti da Zucchi, si sottolinea soprattutto l’aspetto traumatico ma vitale dell’innesto dell’architettura moderna nel tessuto storico della città. Con tagli, cesure, demolizioni, (emblematici i progetti per la Piazza del Duomo), e alla fine assorbiti dal tessuto originario, ma anche con tentativi di ricucitura almeno parziale del rapporto con il tessuto antico (Bottoni, Moretti, Caccia Dominioni). Esempi quasi sempre positivi, dove emerge la sapienza richiesta a chi opera un innesto, che deve avere chiaro l’obiettivo ma anche ben conoscere e rispettare la pianta sulla quale lavora.
Testo di Giorgio Origlia


Didascalie

1,2,
Il portale Archimbuto: un innesto contemporaneo. Cino Zucchi, curatore del Padiglione Italia su incarico del MiBACT, ha progettato un grande portale in ferro Cor-ten acidato, realizzato e sponsorizzato da De Castelli. Un ‘amplificatore visivo’ che introduce i visitatori alla mostra intitolata ‘Innesti/Grafting’.
Il portale, affettuosamente chiamato “
Archimbuto” per la sua forma che risuona con lo spazio esistente e accoglie i visitatori alla mostra, valorizza le potenzialità espressive del metallo, con l’individuazione di una speciale finitura che esalta il tipico spettro cromatico del ferro (compreso tra grigio, marrone e bluastro).
Ancorato a una platea di cemento, costituito da ben
163 pannelli per un’altezza complessiva di 10 metri e un peso di 6 tonnellate, il portale rappresenta dunque anche la concreta esplicitazione del titolo della mostra: un ‘innesto’ della creatività contemporanea negli antichi e bellissimi spazi dell’Arsenale, e insieme un ‘link’ di connessione tra interno ed esterno, dimensione pubblica dei percorsi di visita e fruizione più appartata e riflessiva della mostra.
Questo progetto sigla l’ulteriore sviluppo della profonda sintonia tra architetto milanese e azienda veneta De Castelli che ha già originato, due anni fa, l’installazione
‘Copycat. Empathy and Envy as form-makers’ realizzata nell’ambito della 13a Biennale di Architettura, unico progetto italiano segnalato con Menzione d’Onore dalla giuria internazionale della mostra.
3, In occasione della Biennale,
De Castelli è anche sponsor e la panca-serpente long size di Lavazza, installata nel Giardino delle Vergini all’Arsenale.
4, Schema generale dell’allestimento del Padiglione Italia alla 14a Biennale Archiettura di Venezia.

5, Poster Innesti/Grafting.
6, Franco Albini, Franca Helg, La Rinascente, Roma 1957-1961 © CZA.
7, Luigi Moretti, Edificio in Corso Italia, Milano 1949-1955 © CZA.
8, Barozzi / Veiga, Scuola di musica, Brunico (BZ) 2012 © Estudio Barozzi/Veiga.