02-scrivanie regolabili-T_Milieu_Ergonomie-Sedus-wow-webmagazine

Scrivanie regolabili: serve un nuovo office design.

Le scrivanie regolabili si stanno sempre più diffondendo e, grazie alla loro ergonomia, presto saranno uno standard per le postazioni di ufficio. Una nuova sfida per il workplace design, come ha sottolineato l’interior designer Amie Keener su GenslerOn, chiamato a inserire queste postazioni agili, dinamiche e orientate al benessere in uno spazio in grado di sfruttarne al meglio i benefici e i vantaggi.

Croce e delizia, come ogni innovazione le scrivanie regolabili presentano innegabili vantaggi, dei quali abbiamo già parlato in precedenti articoli, e alcune controindicazioni.  Ai vantaggi fisici e psicologici della postura dinamica per il lavoratore, che incentivano un uso flessibile delle postazioni di lavoro e impediscono il sorgere di problemi di salute legati ad una vita sedentaria, Amie Keener, Interior Design di Gensler, ha contrapposto quelli che lei considera essere “svantaggi” sperimentati di persona nell’utilizzo delle scrivanie regolabili: distanza delle prese elettriche, rumore e impatto visivo.
Da un’analisi più approfondita, quelli citati non sembrano però svantaggi, ma semplici elementi funzionali facilmente superabili con un office design più attento al rapporto tra lo spazio e queste nuove tipologie di arredo.
Appare evidente che, anche in questo caso, la soluzione alle problematiche sollevate dalla complessità dei nuovi ambienti di lavoro – flessibili, smart, activity based, ibridi, condivisi- si può trovare solo con un approccio di progettazione integrata.
Il problema della necessità di elettricità sta nel fatto che le scrivanie motorizzate ne hanno necessariamente bisogno per funzionare correttamente, e questo limita il loro spazio di utilizzo in luoghi limitrofi a delle prese di corrente.
In quest’ottica, anche l’uso di dispositivi mobili che necessitano di energia, come il telefono o il portatile, risulterebbe problematico per via dei cavi di alimentazione.
Risultano perciò migliori le soluzioni che prevedono l’integrazione di prese sulla scrivania e che permettono di avere sempre una possibilità di connettività vicino.

Interessante è la relazione tra scrivania regolabile in altezza e comfort acustico che interessa la progettazione acustica dello spazio: ad una altezza maggiore -come nel caso della persona che lavora in piedi- le voci e i rumori dell’ufficio disturbano di più. È quindi necessario ripensare alle partizioni e alla disposizione delle postazioni e degli elementi fonoassorbenti, considerando la diversa posizione del soggetto rispetto all’ambiente.
Infine, Amie Keener solleva un problema di impatto visivo: scrivanie disordinate ad altezza standard non danno più di tanto nell’occhio, ma quando sono vicine all’orizzonte dello sguardo, possono trasformare anche “il più elegante degli uffici” in un’apparenza di grande disordine.
Inevitabilmente, da questo punto di vista, le scrivanie regolabili, allo stesso modo che l’utilizzo condiviso della postazione di lavoro, richiedono una maggiore responsabilità di chi le utilizza.
In conclusione il consiglio di Amie Keener, e anche il nostro, è quello di testare diverse soluzioni e configurazioni con un modello o un group test prima di introdurre questo tipo di scrivania.
Aggiungiamo che non è necessario dotare tutte le scrivanie di regolazione in altezza e che il problema del “disordine” rientra in un più ampio discorso di coinvolgimento dei dipendenti, di cambiamento del modello manageriale e di cambio culturale che include anche riflessioni prossemiche legate alle modalità di appropriazione del territorio in un territorio basato sulla condivisione.
Questo tipo di scrivania, come ammette la stessa Keener, sta diventando sempre più la norma in ufficio, un orizzonte che l’office design e il management devono tenere in considerazione per realizzarne al meglio i potenziali benefici.
Testo di Gabriele Masi.

04-Task-Evo-Sit-Stand-Estel-wow-webmagazine

01-Evolution-Design-TeamBank-HQ-Photo- credit-TeamBank AG-easyCredit-wow-webmagazine

La visionaria sede di TeamBank: nuovi modi di lavorare in banca.

Dopo il Google Office di Tel Aviv e il Google Campus di Dublino, Evolution Design ha firmato il progetto del nuovo quartier generale di TeamBank a Norimberga che ospiterà 700 dipendenti. Un vibrante workspace adatto per nuovi ways of working, strutturato come una città, capace di esprimere e integrare felicemente i valori del brand attraverso lo spazio.

Il design degli interni del quartier generale di TeamBank (meglio conosciuta come easyCredit), affronta la sfida di cambiare uno spazio di lavoro tradizionale verso una nuova modalità di lavoro basata non più su postazioni fisse, sui concetti dello smart working e dell’activity based office.

L’organizzazione spaziale dell’edificio, 15mila mq progettati da Baumschlager Eberle e costruita da Gp Wirth Architekten, richiama quella di una città.
L’area principale è la “zona mercato” del ristorante e del bar, seguita da un’area centrale denominata “Meet & Create Zone” attorno a cui si posizionano dei quartieri (Homezone), divisi in diversi isolati (Homebase).
I quartieri sono un mix unico di differenti tipologie di workspace in grado di fornire sempre un luogo adatto alle differenti esigenze di una giornata di lavoro.
L’area “Meet & Create Zone” consiste, invece, in una serie di diverse aree informali, specificatamente progettate per favorire la creatività e la concentrazione.
Come in tutte le città, poi, tutte queste aree pubbliche sono collegate da “parchi” e “strade”, spazi in-between che incoraggiano incontri casuali tra i lavoratori.

Un’altra importante caratteristica del progetto è l’identificazione con il brand, che ha portato Evolution Design a pensare come traslare fisicamente la vision e i valori di easyCredit, come il lavoro di squadra, la trasparenza, la comunicazione e l’onestà.
Il risultato è una struttura che i lavoratori di TeamBank possono vivere come una casa, ma anche come uno spazio condiviso e stimolante che riflette in ogni angolo un forte senso di appartenenza e di identificazione.
Testo di Gabriele Masi.

Didascalie
01. Primo e Secondo Piano, Homebase Work Area, Garden Typology.
02. Piano Terra, Bar, Caffè Centrale.
03. Piano Terra, Ristorante, Eat & Meet.
04. Piano Terra, Homebase Work Area esterna, Standard Typology.
05. Piano Terra, Meet & Create, Project Area, Lounge.
06. Primo Piano, Meet & Create, Area informale, Green Lounge.
07. Secondo piano, Meet & Create,Sunshine Bar.
08. Primo e Secondo piano, Homebase, Sala riunioni, Lounge Typology.
09. Primo e Secondo piano, Homebase, Sala riunioni,  Standard Typology.
10. Primo e Secondo piano, Homebase, Area informale, Diner Typology.
11. Primo e Secondo piano, Homebase, Area informale, High Backs Typology.
12. Secondo piano, Meet & Create, Games Lounge.
Photo credit: TeamBank AG / easyCredit.

13-Evolution-Design-TeamBank-HQ-Photo- credit-TeamBank AG-easyCredit-wow-webmagazine

05-Lago-at-Work-Paris-@Patchwork-wow-webmagazine.jpg

Il coworking orientato all’home-feeling: Lago at Work Paris.

Una nuova modalità di vivere l’ufficio dedicata al mondo del design e alla comunità parigina dei creativi: apre il 17 Settembre, in Rue de Cléry 8, Lago at Work Paris @Patchwork, il primo spazio coworking in Francia di Lago. Un luogo inedito di incontro e di lavoro per architetti, designer e creativi, uno spazio in cui si respira forte la sensazione di sentirsi a casa.

Lago at Work in Paris @Patchwork è uno dei primi frutti della nuova strategia “Welcome Home” lanciata da Lago, leader nel settore della progettazione e produzione di sistemi di design, in occasione dello scorso Salone del Mobile milanese, con cui l’azienda si è proposta di estendere l’esperienza acquisita nella progettazione domestica a tutti quei luoghi in cui “si vive la vita”, come negozi, uffici, hotel, B&B, ristoranti, bar, caffetterie.
“Viviamo sempre più fuori casa” spiega Daniele Lago, Amministratore Delegato e Head of Design di LagoIl design Lago sta accompagnando questi cambiamenti della società liquida, facendo sentire a casa le persone nei vari luoghi del vivere, soprattutto negli spazi del lavoro. Passiamo molto più tempo negli uffici che nelle nostre abitazioni. Per questo motivo li sviluppiamo come se fossero delle case accoglienti. Il design per noi è uno strumento di trasformazione sociale e siamo felicissimi di partire con quest’apertura parigina del 52esimo punto del Lago Interior Life Network”.
Il driver principale del progetto parigino è il colore: tutto l’ambiente è costruito mescolando i 7 colori del logo di Patchwork (blu oltremare, lilla, rosso, aragosta, sole, paglia, verde acido, cipria), esplicitato sulla parete di ingresso con una proiezione anamorfica di 4 metri di altezza.
Il Lago at Work @Patchwork si sviluppa su due piani, con al piano terra un grande open space, arredato con tavoli Air con gambe in vetro e in acciaio di dimensioni ridotte, sedie School colorate, librerie sospese LagoLinea lungo le pareti e librerie Air, dall’effetto di grande leggerezza e un bancone Air Wildwood in cui leggere e fare colazione.
Dall’open space si accede, tramite una scala d’epoca, ad un ballatoio dove, grazie al sistema LagoLinea, si sono ricavate postazioni di lavoro più riservate e individuali.
Il piano interrato, con ampi tavoli Air in Wildwood, è dedicato alle riunioni o a momenti di formazione e workshop, mentre nella stanza adiacente una cucina 36e8 sospesa su vetro con tavoli e sedie è a disposizione per la pausa pranzo.
“La decisione di realizzare uno spazio di lavoro con Lago è nata in occasione di una visita al Lago The Other Store @Open | More than books di Milano” ha dichiarato Mikael Benfredj, proprietario di Patchwork e dei due Lago Store Paris. “Mi ha colpito molto quest’ambiente ibrido in cui si lavora, si legge, si consultano riviste, si progettano ambienti e si acquistano anche arredi. In particolare, gli spazi di coworking, aperti e liquidi, dal design essenziale, rispondono molto bene alle esigenze del lavorare contemporaneo. Un ambiente così non poteva certo mancare a Parigi”.
Testo di Gabriele Masi.

02-Lago-at-Work-Paris-@Patchwork-wow-webmagazine.jpg

1-mare-sedus-secretaire-Rudiger-Schaack-wow-webmagazine

Un’oasi di privacy con Secretair Sedus.

Sedus propone la riedizione di un’antica tipologia di mobile, da impiegare come “rifugio” all’interno dell’ufficio open space, come comoda soluzione per l’home office o funzionale scrivania in ambienti collettivo come biblioteche e università. Offre sensazioni di benessere produttivo che colmano il divario tra “main office” e “home office”.

Questa postazione di lavoro singola progettata dal designer Rüdiger Schaack è di piccole dimensioni (1200 x 700 mm), ma efficiente e facile da posizionare grazie alle ruote. Il pannello in tessuto schermante e l’utilizzo di gambe poco convenzionali le conferiscono un carattere particolare.

5-sedus-secretaire-Rudiger-Schaack-wow-webmagazine

5-sedus-secretaire-Rudiger-Schaack-wow-webmagazine

La struttura portante è costituita da un’intelaiatura in tubolare rivestita da un tessuto in rete che funge da schermo acustico e visivo e sostiene allo stesso tempo il piano di lavoro. Si crea così una piccola oasi di benessere che permette di lavorare concentrati, usufruendo di un’ulteriore schermatura grazie ai fianchi arrotondati. Dispone di accessori utili come un cassetto, un ripiano e una lavagna magnetica.

03-Smart-working-detto-fatto-conferenza-wow-webmagazine

Spazio, Persone, Tecnologia: i valori dello Smart Working.

Spazio – Persone – Tecnologia. È questa la nuova triade di valori dello Smart Working delineata durante l’incontro Smart Working: Detto, Fatto organizzata da DEGW e Lombardini22.  Lo Smart working non è, infatti, un ragionamento di stile o di moda, ma un tema economico e di management  collegato a degli obiettivi: un salto concettuale verso una cultura di impresa basata sul performance management e in grado di liberare energie.

“Oggi viviamo una grande metamorfosi. Siamo in quella fase in cui le regole precedenti non valgono più, ma non siamo ancora pronti a scrivere quelle nuove. E forse qualcuno ci sta anche dicendo che di regole ce ne saranno molto poche…”, ha aperto così l’evento Matteo Barone, managing partner e responsabile dell’area Employee Engagement di Methodos. “Una volta c’era la regola ferrea delle 3 P dell’organizzazione: posizione, prestazione e potenziale (people, place, performance). Ho una persona con un certo potenziale, la metto in una certa posizione e mi aspetto che produca una prestazione. Una di queste P, quella della posizione, è messa oggi in seria discussione, mentre la P del potenziale è cresciuta in maniera ipertrofica. Un salto concettuale: meno vincoli, meno perimetri, e spazio a tutto ciò che consente al potenziale che ha all’interno ogni azienda di esprimersi.” 

Spazio. La concezione del lavoro agile e dello smart working ha portato a una evoluzione della concezione dell’ambiente di lavoro. Nella progettazione di uno spazio l’azienda deve tenere conto di nuovi fattori tra cui il tempo trascorso effettivamente in ufficio dai suoi impiegati, oggi mediamente 50% dell’intero orario di lavoro, e il tipo di attività svolta (prettamente collaborativa o individuale).
Come ha sottolineato Alessandro Adamo, consulente e direttore DEGW, infatti, “la fase più importante quando si vuole impostare un progetto di smart working è la messa a punto, in cui viene definita la vision e gli obiettivi, quanto si vuole e, soprattutto, quanto serve all’azienda spingere l’acceleratore verso una tale trasformazione”.
Un altro tema legato allo spazio è quello della condivisione del posto di lavoro. La progettazione non avviene più in ottica di postazioni fisse, ma ogni ambiente è costruito con una funzione, in base alle attività che gli impiegati andranno a svolgere in esso.  Alcune aziende hanno spinto questa innovazione fino alla “non territorialità”,  dove nessuno, neanche l’HR, ha una postazione dedicata. Una scelta che porta con sé problematiche legate soprattutto alla privacy.
C’è un tema spazio e un tema modalità di utilizzo dello spazio”, continua Alessandro Adamo. “Nel momento in cui si implementano concetti diversi, bisogna adottare una modalità di comportamento diversa”.
Da rilevare anche la tendenza alla brandizzazione dello spazio, elemento fondamentale di percezione della filosofia e della rappresentazione del business dell’azienda, e l’attenzione allo sviluppo delle aree break e in-between, luoghi di incontro informale, in linea con le nuove ways of working.

Persone. Puntare verso lo smart working richiede un cambio di mentalità enorme, soprattutto da parte del leader, che deve accettare il passaggio da una leadership fondata sul controllo, a una basata sull’accountability.
Come testimoniano i cambiamenti dello spazio, si sta assistendo ad un capovolgimento della piramide lavorativa, dove il cambiamento non avviene più in una logica top-down, ma bottom-up.
Una delle più importanti problematiche che un’azienda deve affrontare nel passaggio al lavoro agile, come si era già sottolineato nelle jelly Session tenute presso l’Isola Wow! Lavoro Agile, è quella di una certa diffidenza da parte del personale. Ogni progetto è chiamato a rispondere alla domanda: come convertire questa paura in entusiasmo?
Progettazione e coinvolgimento, ascolto e comunicazione, people management e performance management, sono le parole chiave che devono guidare ogni trasformazione. “Quando si parte con un progetto pilota tutti hanno paura di essere selezionati. Però il cambiare qualcosa che fa paura porta a dei benefici organizzativi sostanziali”, conclude Alessandro Adamo. “Una volta mi hanno detto: “è cambiato l’umore delle persone”. Tradurre in numeri questo cambiamento è difficile, ma dal momento in cui cambia l’umore, lo spirito di squadra e la percezione dell’organizzazione, automaticamente la produttività aumenta”.

Tecnologia. La tecnologia è il driver principale di un cambiamento che sta avvenendo in maniera così veloce che non è più una scelta di qualche illuminato, ma una necessità.
La tecnologia non solo ha reso più flessibile la gestione dell’orario di lavoro, ma ha anche allargato lo spazio dell’azienda in una vera e propria “espansione digitale”.
“Dovunque io riesca a collegarmi al corpo digitale dell’azienda, in quel momento io sono dentro, è come se fossi lì”, spiega Michele Dalmazzoni, Collaboration country leader e business transformation Cisco Italia.
Due sono i paradigmi della ricerca per la tecnologia in ufficio: deve essere facile e integrata, racchiusa il più possibile in un unico device.
È come quando vendi un giocattolo”, conclude Michele Dalmazzoni. “Non devi venderlo solo alla mamma, ma anche al bambino. Non si possono creare prodotti tecnologici che vadano bene solo all’IT. Quando si progetta tecnologia per l’ufficio al primo posto bisogna mettere la user experience, prima anche di altri parametri importanti come l’avanzamento tecnologico e la sicurezza”.
Testo di Gabriele Masi.

04-Smart-working-detto-fatto-conferenza-wow-webmagazine

steelcase-brody-work-lounge-in-between-wow-webmagazine

Office Design: spazi “terzi”, oltre la postazione di lavoro tradizionale.

Lo scenario contemporaneo degli spazi ufficio, vede sempre più aumentare l’importanza di quelli che vengono definiti spazi “altri”, “in-between” rispetto alle postazioni di lavoro tradizionali. Aree che attengono alla dimensione dell’accoglienza, a quella sociale, relazionale, ludica, di intrattenimento e, in generale, di servizio alla persona e alle sue esigenze globali durante il suo permanere, per tempi brevi o prolungati, all’interno di un ufficio sempre più organizzato per activity setting. Oppure che definiscono piccoli territori di privacy.

L’attenzione verso questi spazi “terzi” è sottolineata dai più interessanti casi di uffici contemporanei e va rafforzandosi. Nei giorni scorsi Sedus ha dedicato una giornata di workshop a questo tema (ne parleremo nel prossimo numero di WOW!).
La loro qualità, ovviamente complementare a quella delle postazioni di lavoro, appare sempre più strategica per l’identità corporate, ma anche per una migliore “qualità esperenziale” relativa allo stile di vita -e non solo di lavoro- in ufficio sia per i dipendenti che per gli ospiti temporanei.
Tutto ciò concorre positivamente alla fidelizzazione delle persone nei confronti del proprio luogo di lavoro e della propria azienda.
Anche al Salone Ufficio erano presenti diversi esempi di arredi non tradizionali, concepiti per aree-in between e che integravano non solo diverse nuove funzioni per rispondere alle nuove modalità lavorative, ma anche la variabile tempo.
Un passo oltre la polifunzionalità, piuttosto una sensibilità verso un dinamismo che nel workplace diventa una costante imprescindibile e che in molti casi genera tipologie di arredi ibridi.
Una sensibilità che rende inadeguata anche la staticità tipica della scrivania che nelle più evolute versioni diventa regolabile in altezza e personalizzabile.
Interessanti riflessioni progettuali su tema degli “In-between spaces” sono emerse anche nel corso del convegno “Office Design: oltre le postazioni di lavoro” che si è svolto il 16 aprile presso l’Agorà de La Passeggiata (a cura della Scuola del Design- Dipartimento di Design e  Consorzio Polidesign del Politecnico di Milano). All’incontro coordinato e moderato da Francesco Scullica, professore associato presso la  Scuola del Design del Politecnico di Milano sono intervenuti:
Giorgio Dal Fabbro, co-direttore corso Office Design- Polidesign, Michele Dell’Orto, sales engineer  Linak Italia, Jacopo Della Fontana,  Progettista titolare D2U, Silvia Piardi, direttore del dipartimento di Design del Politecnico di Milano, Marco Predari, architetto, presidente  Assufficio, Renata Sias, progettista e direttore WOW!Webmagazine, Silvia Tieghi, progettista D2U (design to users), Milano.

Didascalie
1,Steelcase Brody WorkLounge. Fornisce un elevato comfort, è dotato di tecnologia brevettata  LiveLumbar per una postura lounge ergonomica. La superficie di lavoro regolabile mantiene il PC al livello degli occhi, riducendo sforzo del collo e delle spalle.
2, Prooff #008 StandTable design Ben van Berkel, UNStudio. Un tavolo dinamico che aiuta le persone a connettersi.
3, Zanotta, Shoji, design LucidiPevere. Paravento rivestito in tessuto con mensola consolle.
4, Mascagni, Trés. Sistema di pannelli in legno curvato e forato per aumentarne la fonoassorbenza.

5, True Design, Pincettes, design Luciano Dell’Orefice. Una collezione di pannelli divisori che garantiscono privacy senza rinchiudere troppo l’utilizzatore.
6, Quinze & Milan, Skew, design Kazumi Okamoto. Seduta modulare, flessibile, versatile, amputabile all’infinito.
7, Materia (Kinnarps Group),Couture,design Marie Oscarsson. Arredi flessibili, con dettagli tessili. La superficie di base può essere equipaggiata con vari elementi per creare divani, tavoli e divisori.
8, Ares Line, Privée, design Progetto CMR. Sistema di architettura per interni, modulare e multifunzionale, che permette di creare oasi di privacy in spazi pubblici,
quinze&milan-okamoto-skew-in-between-wow-webmagazine

01-Coffice-wow-webmagazine

Coffice, il co-working “all you can eat”.

Reinterpretare un’idea di lavoro in continua trasformazione che necessita di spazi innovativi e nuove esigenze progettuali per abitarli. Apre a Milano, il primo Social CafèCoffice”, una piccola rivoluzione nel mondo del co-working, dove l’attenzione per il cibo genuino si fonde con la possibilità di vivere un ambiente pensato per lavorare, organizzare meeting, eventi e presentazioni o anche rilassarsi in tutta tranquillità.

Sito in zona Porta Romana, Coffice nasce dall’osservazione di come gli spazi di business informale stiano diventando sempre più il luogo privilegiato delle relazioni professionali, degli incontri e della convivialità. Per questo Coffice punta su un’offerta di servizi integrati che includono la connessione wi-fi illimitata ad alta velocità, postazioni di lavoro dedicate per pc e tablet, scanner e stampanti, oltre ad aree coworking e meeting, per un totale di 40 posti. La struttura prevede anche angoli relax con divani e poltrone dove è possibile prendersi una pausa, magari sfogliando un libro messo a disposizione dal servizio di booksharing.
Solo il tempo trascorso ha un costo: l’utilizzo della maggior parte dei servizi, compreso buffet e caffè illimitato, ha un costo iniziale di € 4 per la prima ora e €1,50 per le mezzore successive.
Lavoro e piacere si fondono così in un’unica offerta pensata per completare i servizi dedicati agli affari con i sapori dei cibi, salati e dolci, e delle bevande, calde e fredde, liberamente a disposizione durante tutto il giorno, e, durante la pausa pranzo, con una carta di pietanze a un costo contenuto o uno spazio dedicato anche per consumare le proprie vivande preparate a casa. Il risultato è la creazione di una dimensione del tutto innovativa, quasi familiare, in cui lavorare diventa piacevole, circondati da un ambiente rilassato ed essenziale, dal design nordico.
Uno spazio anche di cultura che si anima nei pomeriggi con workshop, corsi, mostre, meeting, eventi, presentazioni o degustazioni.
Testo di Gabriele Masi.

03-Coffice-wow-webmagazine

02-siemens-office-wow-webmagazine

Siemens: l’ufficio per il lavoro agile.

Introdotto nel 2011 in Italia, dapprima presso l’headquarter milanese con il coinvolgimento delle funzioni centrali, il progetto Siemens Office offre la possibilità di lavorare ovunque senza obblighi di orario. Un radicale cambiamento culturale per i circa 1.700 collaboratori di Siemens su tutto il territorio nazionale. Un concetto declinato su sei cardini: lavoro mobile e flessibile, nuovi layout degli uffici, lavoro per obiettivi, miglioramento del work life balance, postazioni di lavoro non assegnate e sostenibilità.

Alberto Cannistrà , membro del consiglio direttivo IFMA e responsabile real estate di Siemens ha spiegato il ruolo del FM nel processo di agilità” di unazienda e ha esposto il progetto smart working della multinazionale durante la conferenza di apertura dell’Isola WOW! Lavoro Agile alla Piscina Cozzi di Milano.
“Quello del Facility Manager è un ruolo chiave all’interno di un’azienda nel passaggio allo smart working; il FM è infatti la figura addetta al coordinamento e allintegrazione di spazi, servizi e persone di una organizzazione, cercando di trovare l’ambiente e la situazione più confortevole perché i colleghi possano esercitare le proprie funzioni nel modo migliore possibile”.
Nel caso di Siemens il Facility Manager ha collaborato strettamente con la direzione del personale perché questa filosofia fosse compresa dai dipendenti.
Abbiamo offerto a tutti i dipendenti la possibilità di accettare o meno la modalità smart working. A chi aderisce è fornito un cellulare, il pc,l80% del costo della connessione internet e tolto lobbligo di timbratura”.
Con la creazione di ambienti di lavoro confortevoli, che contribuiscono al benessere psico-fisico dei collaboratori, favorendone l’elasticità di tempo e di spazio, è possibile utilizzare la flessibilità della prestazione con ampi margini di autonomia personale, basando lorganizzazione delle attività per obiettivi.
“Il progetto ha modificato anche l’ufficio,- continua Cannistrà -.Non viene più assegnata, infatti, una postazione fissa, ma è il dipendente che si sposta nei diversi ambienti a secondo di quello che deve fare, in una serie di spazi con diverse funzioni. Ogni collaboratore sceglie, così, di volta in volta il posto che preferisce o che è più adatto all’attività da svolgere in quella determinata giornata lavorativa. Dopo aver completato le proprie attività, il posto diventa disponibile per un altro collega”.
“Lufficio diventa sempre di più un luogo di socializzazione. Il nostro lavoro singolo può essere svolto ovunque vogliamo, l’ufficio è perciò soprattutto un posto dove incontrare gli altri colleghi: così abbiamo creato nuove caffetterie e mense. La funzione principale è sempre più quella di un luogo di riferimento per il lavoro in team, e per tutti quei passaggi in cui è fondamentale la compresenza”.
Il lavoro agile, come dimostra il caso Siemens, presenta enormi vantaggi per i lavoratori, per l’azienda e anche per le città e l’ambiente: è gestita meglio la mobilità dei dipendenti per gli spostamenti casa-ufficio, il minor fabbisogno di spazi significa la riduzione importante di una voce che incide sui costi aziendali e insieme alla diminuzione degli spostamenti casa-ufficio contribuisce a contenere le emissioni di inquinamento.
Siemens Office è una sfida che abbiamo vinto -, conclude orgogliosamente Alberto Cannistrà -. “Ciò che a mio avviso è veramente importante è stato incontrare le persone, spiegare loro il progetto e lasciarle libere di decidere. Se qualcuno non accetta il lavoro agile va bene lo stesso, viene in ufficio tutti i giorni e questo tipo di scelta non ha effetti negativi da nessun punto di vista.
Testo di Gabriele Masi.

01-siemens-office-wow-webmagazine

 

nimbus-sound-masking-wow-webmagazine

Illuminazione LED e “mascheramento” acustico.

Nimbus Group ha presentato a Orgatec 2014 il concept di un sistema di illuminazione LED per postazione di lavoro con un sistema sound-masking, coinvolgendo i suoi due settori specifici di competenza: Nimbus e Rossoacoustic.

Il design concept consiste in un corpo illuminante  da terra a LED, posizionato nelle vicinanze della postazione di lavoro, dotato di due altoparlanti distinti inseriti nel corpo illuminante che emettono segnali acustici controllabili singolarmente. In questo modo è possibile mascherare il rumore e i suoni disturbanti. L’effetto mascherante è ottenuto mediante un altoparlante parametrico a ultrasuoni installato nella parte inferiore del corpo illuminante.
Questo dispositivo emette un segnale sonoro mascherante in una direzione specifica, creando così una zona di comfort acustico attorno alla postazione di lavoro. Allo stesso tempo un altro segnalatore, di tipo convenzionale, emette un segnale indiretto in direzione del soffitto, diffondendo un suono di fondo quasi impercettibile.
La diffusione di un rumore di fondo negli uffici open space, detta anche “condizionamento acustico”  è una una tecnica particolarmente diffusa negli Stati Uniti: un modesto rumore indiretto di sottofondo combinato con un segnale acustico efficace e direttamente controllabile tende infatti ad attutire i rumori di picco e le frequenze della voce umana che sono i più fastidiosi