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I progetti verdi di Piuarch a Green City Milano.

Piuarch porta a Green City Milano (22 al 24 settembre 2017) le recenti proposte per le biennali di architettura di Chicago e San Paolo, insieme alle esperienze maturate nel proprio quartiere di Brera, realizzate insieme al paesaggista Cornelius Gavril: progetti di recupero degli spazi residuali della città attraverso il verde, concepito come motore di riqualificazione estetica e impulso alla creazione di nuove opportunità di aggregazione sociale.

Durante le tre giornate della manifestazione, lo studio di architettura ospita nella propria sede una mostra dedicata ai progetti che condividono il filo conduttore del “green”.
L’orto sul tetto, realizzato nel 2015 sui 300 mq della copertura degli uffici Piuarch, costituisce il primo tassello di questo network internazionale, nonché il simbolo di come sia possibile migliorare gli spazi non utilizzati all’interno del tessuto urbano.
È proprio l’orto, infatti, ad aver ispirato altre azioni: la proposta visionaria per la realizzazione di un belvedere verde, sul tetto del Porta Nuova Building a Milano, nasce dal desiderio di rendere accessibili ai cittadini e ai turisti in visita i benefici di un luogo in cui possa essere sperimentata l’agricoltura nel centro città.
Il progetto “Synergy Gardens” per la Chicago Architecture Biennial 2017, insieme di orti da realizzare nel circuito delle scuole di proprietà di Chicago Public School, vuole invece essere lo strumento attraverso il quale costruire un nuovo paesaggio urbano e incentivare processi di inclusione tra differenti etnie.
Infine, “Espaço” è il programma immaginato per la 11° Bienal de Arquitetura de Sao Paulo: un sistema semplice per trasformare gli ambiti periferici della metropoli brasiliana in fulcri di incontro, dove il binomio verde – servizi assicura aree protette.

Con questi progetti Piùarch intende delineare non solo il ruolo “ecologico” del verde, ma di sostenibilità a 360°: il verde, dunque, come mezzo attraverso il quale garantire la salubrità dell’aria, connettere le persone, azzerare le differenze, come strumento didattico per i bambini, oasi di relax e di produzione di cibo a Km0, oltre a dispositivo per la divulgazione di valori culturali e sociali.

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Ai bambini è dedicato il Laboratorio Didattico sull’Orto che si terrà sabato 23 alle ore 15,30.

Titolo evento: Piuarch a Green City Milano
Quando: dal22 al 24 settembre 2017, dalle 15 alle 18
Dove: via Palermo 1, 20121 Milano (MI)

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L’iconica Nuvola Lavazza di Cino Zucchi.

Rivitalizzare un’area abbandonata in un isolato polifunzionale, dando identità ad un’azienda internazionale. Il progetto di Cino Zucchi, Nuvola di Lavazza, è uno spazio destinato ad essere il centro di un progetto più ampio, di un sistema capace di coinvolgere la città di Torino, basato sui principi dell’activity-based working e smart working, e su tecnologie e attrezzature in grado di favorire la connettività e l’interazione.

“La sede è la sintesi del modo in cui concepiamo un’impresa contemporanea. Non solo un trasferimento di scrivanie, ma un’accelerazione verso una dimensione ancora più integrata, più sfidante e più a misura di persona: un luogo di lavoro stimolante, confortevole, tecnologicamente all’avanguardia poiché pensato per lavorare tutti insieme e per  collegare sempre di più l’headquarter torinese con gli oltre 90 Paesi in cui l’azienda opera”. Giuseppe Lavazza, Vice Presidente Lavazza, presenta così i 18.500 metri quadrati del quartier generale a Torino che ospiterà oltre 600 dipendenti.

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L’architettura di Cino Zucchi si basa sul recupero di edifici di valore storico e architettonico in un’area industriale dismessa, realizzando edifici ad alte prestazioni energetico-ambientali, che seguono le indicazioni del protocollo internazionale LEED, con la candidatura alla certificazione LEED GOLD.
In un ottica etica e sostenibile è stato attuato anche il trasloco: parte degli arredi sono stati recuperati per ridurre l’impatto ambientale; oltre tremila pezzi sono stati regalati a vari enti e associazioni benefiche, scuole  ospedali, parrocchie esterni, per esempio la mensa aziendale della vecchia sede è stata donata al Cottolengo per supportare attività socio assistenziali.

La sede Lavazza fa parte del progetto più ampio del sistema Nuvola, aperto verso la città, che prevede l’inaugurazione, per i prossimi mesi, del Museo Lavazza e di uno spazio eventi in grado di accogliere fino a mille persone, oltre che un parcheggio pubblico, una piazza verde e un’area archeologica dedicata ad una basilica paleocristiana rinvenuta durante i lavori di scavo.

Spiega Cino Zucchi: “La rivoluzione informatica ha cambiato radicalmente i modi di lavorare e quindi anche l’organizzazione fisica degli uffici. Se un tempo la disposizione spaziale delle scrivanie era spesso una trasposizione nello spazio dell’organigramma aziendale, oggi i protocolli di organizzazione delle persone e delle relazioni tra le unità operative si è spostato nel campo informatico. Questo da una parte permette una maggiore flessibilità e libertà nelle postazioni, dall’altra crea nuove esigenze per la loro forma e tipologia. Lo spazio di lavoro deve avere ottime condizioni di illuminazione naturale e artificiale, buona acustica, grande flessibilità spaziale, e qualità delle finiture; tutte queste cose sono attributi dell’architettura, che CZA ha studiato con grande attenzione dal punto di vista delle dimensioni e della distribuzione, attributi cardine del “contenitore” dei nuovi ambienti di lavoro”.
Il progetto di interior design, curato da GTP, è stato frutto della collaborazione con le diverse aree dell’azienda, favorendo la ricerca di un nuovo approccio lavorativo.
“Compatibilmente con la forma iconica dell’edificio, per lo space planning degli open space, da noi definiti “evoluti”, che occupano circa il 90 % della superficie, ci siamo basati sui principi dell’activity-based working, attrezzati al massimo su identificazione degli utenti e tecnologie/attrezzature abilitatrici di connettività”, ha commentato Michele Aruanno di GTP.

“Questo open space evoluto si identifica non più con ambienti cellulari e grande distese ripetitive di scrivanie, ma con ambienti aperti e allo stesso tempo ben riconoscibili nella funzione d’uso, tutti dotati di opportune partizioni acustiche e ricarica devices wireless/usb. Inoltre sono presenti aree di supporto open per quick meeting e altre sale riunioni tecnologiche chiuse e più riservate per connettersi agevolmente anche con l’estero”.

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Le aree funzionali sono state co-progettate con i team di lavoro in un’ottica smart working con arredi innovativi per facilitare la condivisione e l’efficienza e per offrire comfort e benessereEstel, nel ruolo di contractor, ha fornito sia arredi di serie che attrezzature su disegno; l’interior design è completato dalle forniture di Arper, Sedus, Vitra, Artemide,mentre le pareti mobili su disegno sono di Tecno. La comunicazione grafica è stata affidata ad Underline, a cui si integrano le tecnologie digitali Samsung, Cisco e Acuson.

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Al centro del progetto, però, c’è soprattutto la riscoperta del valore della convivialità e della “pausa caffè”: interazione e la socializzaizone sono le parole chiave attorno a cui sono stati disegnati diversi ambienti come la palestra aziendale, l’area relax e Bistrot, uno spazio di ristorazione innovativo aperto anche alla città, progettato in collaborazione di Cino Zucchi Architetti e RGA e sviluppato in collaborazione con Slow Food.
“Come l’orario di lavoro oggi si estende spesso nella dimensione della vita privata, così quest’ultima tende sempre di più ad entrare nello spazio di lavoro. Molte decisioni cruciali oggi non si prendono nella sala riunioni, ma piuttosto al ristorante o nell’area break. Il classico “palazzo ad uffici” caricaturizzato decenni fa nel film “Playtime” di Jacques Tati si è oggi evoluto in un vero “ambiente comune” che comprende palestre, giardini, aree relax, ristoranti e bar.
La mensa Lavazza – progettata da CZA con la collaborazione di RGA per gli interni – è così diventata un Bistrot ospitato dall’edificio ristrutturato della ex centrale Enel dove si possono scegliere diversi tipi di cucine e di culture alimentari. Il senso di comfort dato dalle viste sul nuovo giardino e sulla città, dagli arredi di tono caldo e dalla luce che inonda gli ambienti dall’alto suggeriscono una vera evoluzione degli intervalli di lavoro” Conclude Cino Zucchi.

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L’apertura del Museo Lavazza, de La Centrale è previsto invece per il 2018: uno spazio per mostre, concerti, esposizioni, eventi che potrà accogliere fino a 1000 persone, e ospiterà al suo interno anche il ristorante gourmet Condividere by Lavazza studiato insieme a Ferran Adrià, con la scenografia disegnata da Dante Ferretti e la cucina di Federico Zanasi.
Testo di Gabriele Masi.

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Le coordinate per uno showroom fuori dagli schemi.

Cardex, dealer di alcuni tra i più importanti brand di arredo per ufficio e contract, ha inaugurato il suo vivace spazio espositivo a Milano.
Nord 45° 29’ 27”-Est 09° 11’ 17”: ci accolgono le coordinate stampate a caratteri cubitali sulla parete all’ingresso, affiancate alla macro-pianta che riproduce l’intero quartiere. Un ambiente dinamico, funzionale ai nuovi stili di lavoro, che racconta un passato recente e sa esprimere le nuove estetiche del workplace. 

Come diverse zone adiacenti il centro città, anche il quartiere Isola, un tempo popolare è diventato attrattivo e la sua riqualificazione ha visto un progressivo cambio di destinazione d’uso di ex edifici industriali.
Così l’anonimo capannone degli anni ’50 in via Civerchio 4, utilizzato per decenni come magazzino di tubolari in acciaio con la sua tettoia sul parcheggio per i camion, grazie all’intervento di Cardex oggi si trasforma in uno showroom dalle caratteristiche uniche.
Una location, accogliente, estremamente vitale, perfetta per accogliere architetti e clienti, specialmente durante la bella stagione quando il grazioso giardino può diventare una meeting room en plein air.
Oltre 200 mq disposti su due piani a pianta rettangolare con ampie vetrate affacciate sul giardino esterno che forniscono luce naturale all’interno.

Lo space planning evidenzia con dinamismo la divisione funzionale delle diverse aree mantenendo al piano terra le attività di socializzazione e di incontro: dalla sala riunione chiusa da pareti vetrate si prosegue verso una postazione condivisa per team work con contenitori archivio che fungono anche da sedute, passando dall’area lounge per meeting informali per concludersi nella vivace break area con biliardino e cucina, visibile fin dall’ingresso ma chiusa da una parete vetrata per non creare rumore fastidioso nel resto dell’ambiente.

Una scala indica il percorso verso il piano superiore dove è stata mantenuta la struttura del tetto a falda con travi a vista e dove, lungo la parete con finestre, sono disposte alcune configurazioni multipostazione in open space, delimitate da pannelli fonoassorbenti di colori vivaci e contenitori aperti e chiusi.
L’area terminale del piano superiore è separata mediante una parete vetrata e riservata alle attività che richiedono maggiore concentrazione.

Questo originale e vibrante spazio ha preso vita grazie all’idea di due architetti milanesi Pietro Carullo e Paolo Della Salda, uniti in una forte vocazione pragmatica e creativa, e al contributo degli architetti Silvia Gerli, Erica Cazzaniga e Giorgio Colombo.

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Aziende partners di Cardex: 
Arper, Arteco, B&B Italia, Buzzi space, Caimi BrevettiDieffebiHW-Style, Knoll, MDF, OLuce, Sitland, Thonet, Viccarbe.

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Centro Congressi Olof Palme a Managua.

Il faraonico intervento di riqualificazione del centro polivalente Olof Palme a Managua porta la firma di un progettista italiano, Bruno Belluomini, e vede la presenza di aziende che rappresentano il migliore made in Italy, come Ares Line che oltre alle forniture per l’hotel, gli uffici e le sale per la didattica, ha arredato con 1200 poltrone la prestigiosa Sala Plenaria.

Il Centro Congressi di Managua, fu realizzato alla fine degli anni ’80 con il contributo finanziario della Svezia e dedicato a Olof Palme ex Primo Ministro svedese assassinato nel 1986 ed è a tutt’oggi il più importante Centro Congressi del Nicaragua.
Dopo il suo abbandono, in parte dovuto ai danni subiti nel terremoto del 1972, le condizioni del complesso versavano però in una situazione di grave degrado.
Nel 2011 l’Instituto Nicaragùense de Securitad Social, proprietario dell’intera area, affida all’architetto Belluomini l’incarico di ristrutturare e restaurare gli edifici esistenti, ampliando l’intervento con la realizzazione di un hotel, di un’ampia sala polivalente e di spazi commerciali, a servizio del Centro Congressi e dell’hotel con l’obiettivo di richiamare anche fruitori esterni e animare l’area anche al di fuori dell’attività congressuali.
L’intervento, durato cinque anni e recentemente concluso, non solo ha restituito al complesso l’originario splendore, ma ha aggiunto nuove funzionalità e ricucito quest’area con il tessuto urbano.

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Il progetto, articolato in due direzioni, ha previsto sia il restauro dell’architettura e dei dettagli, che avevano dato lustro a questa struttura, mantenendone la destinazione d’uso, per esempio la lobby e la sala congressuale in stile svedese detta“Plenario”; sia la realizzazione delle nuove strutture: edificio uffici e sale polivalenti, centro commerciale, hotel tre stelle da 80 camere con piscina e palestra.

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Quindi sei organismi distinti, pensati come strutture indipendenti e autonome (anche nella gestione), diverse per datazione, importanza storica, forma, dimensione e destinazione, ma accomunate dalla semplicità costruttiva, resa possibile dall’adozione di una struttura modulare e dalle forme di tipo razionalista, con attenzione all’utilizzo di materiali che richiedono poca manutenzione.
Per quanto concerne il “Plenario” l’unico intervento esterno è il rifacimento del portale ad arco per il consolidamento statico e per creare spazi di servizio che ospitano gli impianti.
Negli interni la sala plenaria è rimasta invariata ad eccezione del rifacimento dei controsoffitti con corpi illuminanti integrati e della pavimentazione in listelli di legno. Per il suo ottimale utilizzo è stata studiata una nuova ripartizione dei posti a sedere: 1200 poltrone (rispetto alle precedenti 800), fornite di tavoletta ribaltabile a scomparsa e console multifunzionale.

Sono state scelte le Papillon di Ares Line con rivestimento in pelle rossa; sono facilmente chiudibili e possono essere stivate in appositi carrelli con minimo ingombro, in modo da permettere massima flessibilità nell’utilizzo della sala polifunzionale.
La riproduzione del Guernica di Picasso, con la raffigurazione di una città bombardata, rende omaggio alla memoria dei luoghi.

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Smart working e cultura Mitteleuropea.

E’ stato recentemente inaugurato nel centro di Vienna il Thonet Pop-Up Cafè che, per un anno, rappresenterà la meta imperdibile per gli amanti del design e i nostalgici della Mitteleuropa. Luogo perfetto per celebrare la cultura del caffè viennese e, grazie alla connessione wi-fi, per accogliere smart worker che vogliano lavorare comodamente in un’atmosfera unica, proprio come facevano oltre un secolo fa, con penna e taccuino, gli scrittori mitteleuropei.

Fino alla prossima estate 2017, gli storici locali della Alte Post avranno una nuova destinazione d’uso. Thonet ha scelto infatti un’area all’interno dell’edificio di 35.000 mq della ex Posta viennese (oggetto di un complesso progetto di riqualificazione che partirà il prossimo anno) per realizzare un innovativo concept di showroom-café temporaneo.

I nuovi locali, che occupano una superficie di 250 mq, offrono la possibilità di degustare le raffinate proposte di Jonas Reindl Coffee a base di caffè provenienti da tutto il mondo, all’interno di ambientazioni che ripercorrono la storia del rinomato brand austriaco; un inconsueto omaggio alla cultura del caffè viennese e una vetrina d’eccezione per questi arredi classici che hanno aperto la storia del design: dai pezzi in legno curvato tra cui la famosa Vienna Coffee House Chair 214 disegnata da Michael Thonet, ai mobili in tubolare di acciaio dell’epoca Bauhaus, fino ai pezzi più moderni firmati da James Irvine. Sedie, divani e poltrone oltre a tavoli, mobili da bar e scrivanie.

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Un ambiente fuori dal tempo ispirato alla tradizione del caffè viennese che non trascura però i nuovi stili di vita; grazie alla connessione wi-fi dei diversi ambienti al Thonet Pop-Up Cafè è anche possibile lavorare in modalità smart.
Thonet Pop-Up Cafè
è stato realizzato in collaborazione con Jonas Reindl Caffè e Standart Mag con il supporto di alcune aziende (USM, Porzellanmanufaktur Augarten, Vorwerk Flooring, Carpet Sign e Cooper Colours).

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Ambienti per la community.

“Il luogo di lavoro è forse il protagonista più attuale dei cambiamenti negli spazi delle persone”. Partendo da questa convinzione cristianavannini | arc ha progettato gli uffici Buongiorno a Milano come un ambiente che favorisce una“mentalità start up”, senza schemi precostituiti e fluida, fondando la polifunzionalità degli spazi sul concetto di community.

“Il concetto di luogo, modalità e tempo del lavoro sono in evoluzione rapidissima. Dall’identità dell’azienda si passa all’identità della community, dal brand alla persona. L’ufficio diventa un luogo in cui stare bene, esprimersi, creare. Le gerarchie spaziali cadono a favore di spazi più ibridi, articolati, versatili, democratici, dove momenti di concentrazione e di relazione si alternano nel corso della giornata. Per osmosi il lavoro esce dall’ufficio e aspetti domestici entrano negli spazi di lavoro”.
Partendo da questa idea l’architetto Cristiana Vannini ha progettato gli uffici Buongiorno a Milano, secondo esigenze ben precise manifestate dall’azienda: favorire una mentalità di lavoro più fluida e una usabilità completa dello spazio, intrecciando luoghi di aggregazione, open space e privati.
“Credo che il progetto abbia raggiunto gli obiettivi richiesti e abbia inoltre una sua immagine abbastanza peculiare”, ha dichiarato l’architetto. “Nel rispetto dello stile degli ambienti che lo accolgono, abbiamo voluto un’atmosfera casa versus ufficio, che porta nel luogo di lavoro colori, materiali e atmosfere più calde e accoglienti”.

Il progetto si presenta con una reception ampia e luminosa con adiacente uno spazio polifunzionale che, grazie agli arredi customizzati su ruote e alla cucina a scomparsa, può essere utilizzato come caffetteria, come meeting roomper incontri informali o come luogo dedicato agli eventi.
Custom made è anche il sistema di contenitori e storage, sia nelle aree comuni che negli uffici operativi ai piani superiori, dove sono distribuiti grandi open space, sale riunioni e uffici direzionali, intervallati ad aree di decompressione come coffee point e phone booths.
Cromie neutre, textures forti e wall lettering trasferiscono, infine, il carattere dell’azienda nello spazio.
“Un altro importante processo in corso è la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente”, conclude Vannini. “Oggi è possibile un dialogo progettuale con i vincoli e il fascino degli edifici d’epoca che tornano a una nuova funzionalità attraverso sistemi impiantistici e materiali tecnicamente sofisticati”.
A due passi dal parco delle basiliche, nel cuore di Milano, lo storico edificio dei primi del 900, circa 1500 mq disposti su tre piani, è stato internamente ristrutturato in modo da comunicare modernità, tecnologia e, al contempo, semplicità.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Saverio Lombardi Vallauri and Luca Rotondo.

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Lo Squero: musica a bordo d’acqua a Venezia.

Il nuovo auditorium della Fondazione Giorgio Cini è stato recentemente inaugurato sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, all’interno di una ex officina per la riparazione delle imbarcazioni, dell’800, trasformata in una suggestivo e funzionale concert hall grazie all’intervento di Cattaruzza e Millosevich Architetti Associati.

Il “Quartetti per archi” di Ludwig van Beethoven, in collaborazione con il Quartetto di Venezia e l’associazione Asolo Musica, ha inaugurato il 23 aprile questo nuovo spazio per la musica a Venezia.
La struttura dello Squero si ispira alla grande architettura veneziana, riprendendo il modello dell’Arsenale. L’intervento di recupero e riqualificazione, è stato affidato a Cattaruzza e Millosevich Architetti Associati, già autore di altri progetti sull’Isola di San Giorgio Maggiore. In accordo con la Soprintendenza, lo spazio interno di circa 300 mq è stato trasformato in un auditorium da 200 posti con un’acustica eccezionale.
La posizione con affaccio sulla laguna lo rende un luogo assolutamente straordinario, le pareti vetrate alle spalle dei musicisti che creano infatti delle quinte naturali offrendo allo spettatore l’esperienza unica di concerti a bordo d’acqua.

Il progetto si aggiunge al piano di recupero del complesso architettonico dell’Isola di San Giorgio Maggiore, iniziato oltre dieci anni fa dalla dalla Fondazione Giorgio Cini, onlus fedele al suo statuto. Il restauro dello Squero è un perfetto esempio di collaborazione pubblico-privato. I fondi provengono  in parte dal Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia in parte invece sono frutto della donazione della Fondazione Virginio Bruni Tedeschi. Ha inoltre collaborato alla realizzazione la Fondazione Enzo Hruby, attraverso la progettazione di un sistema di sicurezza integrato di ultima generazione.

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Mitigare l’open space: sede Casio (D2U).

Dagli uffici chiusi allo spazio aperto e dinamico dell’informal office: la riqualificazione della sede milanese di Casio Italia di D2U, -direttore del progetto l’architetto Corrado Caruso– ha mitigato il tema critico della mancanza di privacy dell’open space con un attento progetto acustico e realizzando un’area non operativa di appoggio dotata di arredi in-between che permettono ai lavoratori di lavorare o telefonare seduti oppure in piedi in postazioni touch-down o anche tenere confortevoli meeting, sempre protetti da efficaci schermi acustici.

I lavori di riqualificazione di Design to Users (D2U) della sede Casio Italia in Viale de Gasperi, a Milano, sono intervenuti su uno spazio lungo e stretto (8x90m) e praticamente mono affaccio, con una riorganizzazione del layout basata su una massimizzare dell’apporto della luce naturale per le aree di lavoro, riposizionate sulla facciata sud dell’ufficio.
La modalità open space è interrotta dagli unici tre uffici chiusi rimasti, destinati alla direzione.
Per le altre postazioni la questione della privacy, tema di dibattito nella progettazione dei nuovi spazi di lavoro, è stata risolta creando un’area di appoggio: l’informal office.
Si tratta di un’area non operativa creata appositamente per effettuare telefonate private o collegarsi ad internet o conversare informalmente con colleghi e clienti in una situazione di totale privacy acustica.


Grande attenzione all’acustica è stata posta anche nelle aree operative con il posizionamento di schermi fonoassorbenti Snowsound di Caimi Brevetti (modello Mitesco, design Michele De Lucchi) direttamente sul piano scrivania e in versione free standing per separare le diverse workstation. Anche i soffitti in gyptone acustico e la delimitazione delle diverse aree tramite armadi alti contribuiscono al miglioramento dell’acustica.
Elementi smart del progetto sono anche la creazione di spazi facilmente riconfigurabili per riunioni e training, l’attenzione posta alla sostenibilità ambientale nell’utilizzo dei materiali riciclabili e nello sfruttamento della luce naturale e la creazione di una break area/kitchenette che svolge anche la funzione di punto di incontro informale.
Un forte accento è stato posto, infine, sulla brand identity attraverso il colore corporate, inserendo accenti blu elettrici Casio, sull’assetto cromatico neutro (bianco e grigio per strutture e pareti, beige e tortora per superfici di lavoro e pavimento) dalla reception al primo piano, ai setti inclinati nei corridoi, dai ribassamenti dei controsoffitti agli arredi della kitchenette, D2U ha creato un pattern cromatico capace di legare gli ambienti e creare un legame.
Testo di Gabriele Masi.

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Smart office su misura: Customer Center BPM (Progetto CMR).

Uno spazio accogliente con una forte brand identity, pensato su misura per rispondere alle esigenze di un’attività lavorativa dinamica: la riqualificazione degli spazi ufficio dedicati al Customer Center di  BPM a Milano, disegnati da Progetto CMR, si sviluppa sul modello smart working.

“Abbiamo riqualificato alcuni spazi situati su due livelli in modo da creare un ambiente unico e fluido tramite l’utilizzo di percorsi con diverse funzioni. Quindi abbiamo ripensato totalmente le zone di circolazione e tutti gli accessi: i percorsi diventano luoghi d’incontro e comunicazione e si integrano con gli spazi di lavoro, per ottenere ambienti flessibili e versatili in grado di essere modificati con nuove configurazioni qualora necessario.” spiega così Antonella Mantica, Partner e Project Leader di Progetto CMR, il progetto di riqualificazione dei circa 1.400 mq dell’area degli uffici del Centro Direzionale della Banca Popolare di Milano nella zona Ovest della città, in via Massaua.
I diversi tipi di ambiente efficienti, flessibili, funzionali hanno il loro cuore nelle 150 postazioni operative non assegnate, posizionate su due i livelli con la stessa funzionalità e finalità e suddivise in gruppi di diversa grandezza e variabili nel tempo, ciascuno gestito da un team leader. Le postazioni usate a rotazione non hanno cassettiere: su entrambi i piani è presente una zona  dotata di locker numerati dove gli operatori possono riporre i loro effetti personali.
Al piano superiore sono presenti due sale riunione dotate di una parete manovrabile che permette una rapida riconfigurazione dello spazio in base a esigenze diverse, e attrezzate per agevolare le relazioni esterne anche grazie a moderni sistemi di video-conference. Vi sono poi zone dedicate a telefonate riservate, postazioni tecnologiche che permettono di accomodarsi e usufruire di collegamenti Internet, e diverse aree comuni, tra cui un’area break con cucina per pranzi veloci, un’area incontri e angoli relax accoglienti.
L’ambiente è reso particolarmente piacevole grazie all’uso di una palette cromatica dai toni accesi e allegri, dal verde (il colore corporate scelto da BPM) al blu petrolio e arancione.
Abbiamo cercato di ricreare un ambiente lavorativo serio, ma al contempo confortevole per offrire a chi lavora, e che spesso svolge incarichi stressanti, un’atmosfera amichevole”, spiega Licia Micolitti, Architect Leader di Progetto CMR. “Abbiamo quindi lavorato su un’alternanza di colori che potesse far sentire a proprio agio gli impiegati, in un’atmosfera quasi domestica e moltissimo sul benessere acustico, utilizzando elementi con diverse performance fonoassorbenti”.
L’arredamento, standard e su misura, è stato fornito da Estel, con bench alti, tavolini, sgabelli, tavoli con schermi fonoassorbenti, divani e pouf confortevoli, mentre un angolo apposito più intimo è stato realizzato con due divani Privé disegnati da Progetto CMR e realizzati con materiali fonoassorbenti da Ares Line.
Al fine di ridurre il più possibile l’inquinamento acustico di uno spazio open space, dove lavorano insieme fino a 80 dipendenti con attività prevalente al telefono, sono stati posizionati i pannelli colorati e fonoassorbenti di Caimi Brevetti, dotati della tecnologia brevettata Snowsound che permette di ottenere un assorbimento selettivo alle diverse frequenze e quindi di ottimizzare l’acustica dell’ambiente.
Testo di Gabriele Masi.

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Organic Grid+: l’ufficio in un giardino vicino al cielo.

Uno spazio di piante, pareti mobili, e piccoli orti dove coltivare il proprio pranzo  applicabile ad edifici già esistenti. La natura entra in ufficio con Organic Grid+, lo sky garden verticale ideato da Sean Cassidy e Joe Wilson, un nuovo approccio alla creazione di ambienti di lavoro più sani, capaci di mettere in dialogo le ultime tecnologie, le nuove ways of working e il paesaggio urbano.

Coltivare il proprio cibo in ufficio dotato di orto non è una novità, ma se l’orto è verticale ed è integrato nella facciata di un edificio esistente allora possiamo parlare di vera innovazione. Organic Grid+, progetto vincitore della Workplace of the Future 2.0 competition, organizzata da Metropolis and Business Interiors by Staples, rappresenta l’immagine di un ufficio del futuro dove la salute, la felicità e le esigenze dei lavoratori vengono messe al primo posto.
Superando i concetti del bosco verticale di Stefano Boeri e delle facciate vegetali di Patrick Blank, il progetto di Cassidy e Wilson prevede “verande pensili” abitabili che possono essere integrate nelle facciate dell’edificio. 
“A nostro parere i lavoratori sono il cuore pulsante di ogni business e dovrebbero essere trattati di conseguenza”, ha dichiarato Cassidy. “Se davvero spendiamo un terzo delle nostre vite al lavoro, allora dovremmo cercare di creare una più stretta relazione di coesione tra l’ambiente d’ufficio e chi vi lavora”.
Questo progetto ha come scopo il riutilizzo di edifici per ufficio già esistenti, riadattandoli per ogni tipo di business, con l’utilizzo di un sistema flessibile.
Le pareti, le postazioni di lavoro, le sale riunioni sono disegnate per essere customizzate e adattate alle esigenze dell’utente, e gli spazi verdi forniscono per ogni lavoratore un “piccolo baccello” dove coltivare il proprio cibo. La presenza delle piante, inoltre, aiuta a ridurre lo stress, aumenta la produttività e favorisce la creazione di un microclima interno, riducendo così la necessità di utilizzo degli impianti di condizionamento dell’aria.
Una rivoluzione anche tecnologica: attraverso l’uso della realtà aumentata data da apposite lenti a contatto, i lavoratori possono manipolare ogni superficie o spazio per creare un ambiente di lavoro più fruibile, decidendo per una configurazione di lavoro più privata, formale o collaborativa.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Sean Cassidy e Joe Wilson.

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USM: fabbrica tessile diventa Università d’arte a Renens.

Dalla produzione di calze e maglieria a sede dell’Università di Arte e Design Ecal: l’architetto Bernhard Tschumi trasforma un’antica fabbrica tessile di Renens in Svizzera in una struttura a loft aperta, arredata USM e disegnata per soddisfare i nuovi ways of working e  contemporaneamente mantenere il suo fascino industriale. 

L’idea che ha guidato il progetto di riqualificazione della nuova sede dell’Università di Arte e Design è il mantenimento dell’originale caratteristica industriale dell’architettura dell’edificio.
All’esterno l’antica fabbrica è stata in parte “impacchettata” e piegata dietro ad un secondo strato della facciata costituito da unagriglia metallica con profili ondulati.
Tschumi ha pensato un interno ricco di luce e aria , definendo i singoli ambienti e le zone di utilizzo con un sistema di tubi. La sezione dei cortili interni ha permesso, poi, di creare nuovi collegamenti e nuove aperture tra gli spazi, vincendo la sfida di suddividere e contenere un open space in modo da rendere possibile l’alternanza tra raccoglimento e scambio, concentrazione e comunicazione.
Un forte contributo nella definizione degli spazi è stato dato dagli arredi USM Haller Regale e Sideboard, utili anche agli utenti dell’edifico grazie ai pratici vani portaoggetti. Anche gli uffici e le aree per seminari sono arredate con tavoli USM.
In un concept architettonico, contraddistinto da forti accenti di colore, il sistema modulare USM Haller in nero, bianco puro e grigio perla contribuisce a creare una sensazione di rilassatezza e riservatezza.
Testo di Gabriele Masi.

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Toni-Areal: un caseificio diventa museo a Zurigo.

Dallo yogurt alla pura creatività, dalla produzione di formaggio all’esposizione di oggetti “Schaudepot”, da una fabbrica casearia alla casa del Museum für Gestaltung. Il Toni-Areal di Zurigo è stato definito una “fabbrica d’arte” e un “ibrido della cultura”: “un luogo potente”, arricchito nel design dal sistema modulare USM, parte integrante della collezione museale e arredo presente in tutti gli uffici.

Frutto di un lavoro di riqualificazione e ampliamento di quasi dieci anni dello studio di architettura EM2N, il complesso Toni-Areal prende il suo nome da quello che era il più grande impianto di trasformazione del latte in Europa.
Oggi i 100 mila mq mantengono il carattere industriale dell’antica attività casearia, ma ospitano una scuola, due dipartimenti dell’Università di Scienze applicate e l’Università dell’Arte di Zurigo e cento appartamenti, insieme a tutte quelle numerose strutture che integrano, direttamente o indirettamente, l’attività scolastica, tra cui auditorium e sala concerti, palcoscenici per le prove, atelier, officine, studi cinematografici e di registrazione, un cinema e un bar, per un totale di 5.000 persone, tra studenti e lavoratori, che vivono ogni giorno lo spazio.
Nel settembre 2014 anche il rinominato Museum für Gestaltung  quando, a seguito della chiusura per ristrutturazione della sede originaria, la collezione ha trovato posto nel  deposito espositivo del complesso.
La nuova sede ha reso possibili soluzioni prima insperate: per la prima volta nei suoi quasi 140 anni di storia, il museo ha potuto raccogliere in un unico punto i voluminosi archivi disseminati in tutta la città, rendendoli accessibili al pubblico. Un lavoro complesso che ha richiesto il trasporto di quasi mezzo milione di oggetti di design, tra cui sedie, luci e armadi, ma anche ceramiche e manifesti, ora esposti in scaffali indipendenti e visitabili.
Gli uffici sono stati arredati con i nuovi scaffali USM Haller nelle colorazioni del bianco e del blu e con tavoli color grigio perla, insieme agli scaffali grigi USM Haller per gli uffici direzionali, già presenti nella sede storica.
Come ha sottolineato Roman Aebersold, responsabile delle collaborazioni e dell’attività di raccolta del museo, la scelta di queste soluzioni d’arredo ha permesso una grande flessibilità e durabilità, con una capacità di trasformare lo spazio in modo semplice ed efficace.
Non solo arredo, però: il sistema componibile USM Haller, che celebra quest’anno il 50° anniversario, è stato selezionato anche nell’archivio del museo come oggetti espositivi grazie al suo importante contributo alla storia del design svizzero. Un grande riconoscimento per un oggetto di design che continua a fare scuola.
Testo di Gabriele Masi.

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Premio REbuild 2015 a San Prospero di Progetto CMR.

Risparmio energetico, fascino storico, impiantistica all’avanguardia, flessibilità degli spazi e certificazione BREEAM: questi sono gli ingredienti del nuovo premio REbuild 2015San Prospero”, il palazzo milanese di fine ‘800 riqualificato da Progetto CMR per Deutsche Asset & Wealth Management.

Nato nell’ambito dell’omonima convention sull’innovazione della riqualificazione e gestione immobiliare, organizzata da Habitech e Riva del Garda Fierecongressi, il premio REbuild, giunto alla sua quarta edizione, ha l’intento di celebrare i migliori interventi realizzati nel settore della riqualificazione sostenibile,premiando gli elementi centrali di un processo finalizzato a valorizzare la qualità di un edificio in termini di costi, consumi, materiali impiegati e comfort.
Il premio 2015 per il settore terziario è stato aggiudicato dal progetto di riqualificazione dell’edificio “San Prospero” ad opera di Progetto CMR, già vincitrice lo scorso anno per il progetto dell’edificio “San Nicolao”, nel centro di Milano.
Il progetto di riqualificazione energetica e funzionale del palazzo situato nel centro storico di Milano, in Via San Prospero 2, ha conferito una nuova qualità funzionale e prestazionale agli spazi interni attraverso interventi mirati a ottenere un’elevata efficienza energetica e la massima flessibilità. Una realizzazione in cui i caratteri stilistici dell’architettura milanese di fine ottocento con scala padronale, marmi e vetrate a mosaico, dialogano in perfetta armonia con il comfort degli ambienti, realizzati con soluzioni strutturali e impiantistiche all’avanguardia, che hanno permesso di ottenere nel 2014 la certificazione BREEAM Europe Commercial Offices 2009, livello Very Good.
Il palazzo di cinque piani, avente una superficie lorda di circa 3.000 mq, venne realizzato nell’800 con funzione residenziale e solo successivamente fu adibito ad uso ufficio. Il progetto di ristrutturazione ha mirato ad incrementare sia le prestazioni dell’involucro edilizio, creando un cappotto termico sul lato interno della muratura perimetrale, sia l’efficienza energetica degli impianti, sostituendo tutti i serramenti con prodotti a doppio vetro e a taglio termico che hanno consentito di migliorare le performance di isolamento termico e acustico dell’edificio, fattore quest’ultimo estremamente importante per la definizione della qualità ambientale degli interni, essendo l’edificio collocato in un’area particolarmente trafficata.
“Siamo fieri di questo risultato”, commenta Marco Ferrario, presidente di Progetto CMR “e ringraziamo soprattutto Deutsche Asset & Wealth Management che ha creduto sin dall’inizio nell’importanza di realizzare un edificio sostenibile, e ci ha dato occasione di mettere in atto la nostra expertise interpretando i suoi desideri”.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Gianluca Cardoni.

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E’ tutto arte quel che luccica: Fondazione Prada a Milano.

Una ex distilleria in una zona industriale di Milano, grazie progetto di OMA, diventa un affascinate polo internazionale per gli amanti dell’arte e dell’architettura.
Aperta da solo un mese, la sede milanese della Fondazione Prada è già una tra le mete culturali imperdibili della città. Occupa la suggestiva area dove sorgeva una distilleria risalente agli anni dieci del ‘900 che il progetto di OMA ha trasformato in un luogo magico: un polo dal respiro internazionale (spazi espositivi, cinema, laboratori, biblioteca, bar) dove dialogano la dimensione della conservazione e quella della nuova architettura. Un luogo di incontro di ricerca e di condivisione dell’arte che contribuisce ad accelerare la riqualificazione di una ex zona industriale e degradata.

Il tocco magistrale di OMA (diretto da Rem Koolhaas) ha regalato un’identità e un’aura sorprendenti al grande complesso lungo la ferrovia di circa 19.000 mq che ospitava la Società Italiana Spiriti.
L’abile intervento di conservazione del sito e dei sette edifici preesistenti (magazzini, laboratori, depositi e silos) dialoga con le tre nuove strutture (uno spazio espositivo per mostre temporanee, un ambiente multifunzionale con sala cinematografica e una torre ancora in fase di costruzione).

Geniale l’idea di affidare a un regista cinematografico -Wes Anderson- l’interior design del bar e a un artista –Andreas Slominski– la connotazione della Biblioteca.
Gli ampi percorsi, pavimentati di pietra o legno (traversine delle rotaie sezionate), si aprono sui vecchi edifici dalle facciate grezze, capriate e pilastri a vista che hanno mantenuto la loro identità industriale – la Cisterna, il Deposito e la galleria nord che ospitava gli uffici della distilleria-,  oppure sui nuovi volumi minimali del cinema completamente specchiante o del Podium dalle facciate vetrate.
Su tutto il complesso spicca l’ironica Casa degli Spiriti (Haunted House) un edificio di quattro piani vistosamente rivestito con uno strato di foglia d’oro.

OMA ha curato anche l’allestimento della mostra “Serial Classic” (nel Podium) che analizza il tema della serialità nell’arte classica ed è l’ideale fil rouge della mostra “Portable Classic” attualmente in corso nella sede di Venezia della Fondazione Prada.
La Casa degli Spiriti ospita un’installazione permanente di Robert Gober e due opere di Louise Bourgeois (). “An Introduction”, il percorso di oltre 70 opere che parte dagli anni ’60, occupa il deposito sud; “In Part”, mostra che esplora l’idea del frammento corporeo, occupa il corpo a nord. La Cisterna ospita Trittico, esposizione dinamica concepita dal Thought Council.

Il Cinema
Il cinema è un parallelepipedo specchiante, nel foyer trova una nuova collocazione l’opera in ceramica policroma di Lucio Fontana realizzata nel 1948 per il Cinema Arlecchino di Milano; lo spazio polifunzionale del cinema ospita attualmente il progetto dal titolo “Roman Polanski:my Inspirations”.
Biblioteca / Accademia dei Bambini
L’edificio che unisce l’Accademia dei Bambini e la Biblioteca è un contenitore adatto allo svolgersi di attività multidisciplinari aperto al dialogo intergenerazionale, l’allestimento architettonico è stato affidato a un gruppo di giovani studenti dell’école Nationale de Architecture de Versailles guidati dali loro insegnanti Cèdric Libert e Elias Guenoun.
L’artista Andreas Slominski ha connotato la Biblioteca, ancora in fase di allestimento, con un installazione che include 16 quadri e due sculture: Himmel, una capriata capovolta e Erde, un box wc da cantiere capovolto e sospeso.

Il Bar Luce
Entrare nel bar dà l’impressione di trovarsi realmente nella scenografia di un film di Wes Anderson, l’ambiente ricrea l’atmosfera di un tipico caffè della vecchia Milano. Mantiene le strutture in acciaio a vista applicate alle pareti e riproduce sul soffitto la copertura in vetro della Galleria Vittorio Emanuele. Gli arredi, le sedute, i mobili di formica, il pavimento, i pannelli di legno impiallacciato che rivestono le pareti e la gamma cromatica ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta, a cui Anderson si è già ispirato per alcuni suoi film.
Sebbene i film del cineasta americano siano spesso composti da un susseguirsi di “quadri” simmetrici, per Anderson: “non c’è una prospettiva ideale per questo spazio. Dal momento che è stato pensato per essere ‘vissuto’, dovrebbe avere molti posti comodi dove sedersi per conversare, leggere, mangiare, bere… Credo che sarebbe un ottimo set, ma anche un bellissimo posto per scrivere un film. Ho cercato di dare forma a un luogo in cui mi piacerebbe trascorrere i miei pomeriggi ‘non cinematografici’”.
Un luogo perfetto e ricco di ispirazioni anche per lavorare in modalità smart, aggiungerei.
Testo di Renata Sias
Foto 1,2,3,4: Bas Princen 2015, Courtesy Fondazione Prada .
Foto 5/20: Gabriele Pagani, WOW! Webmagazine.
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Mipim Award 2015: Best Office a Selcuk Ecza HQ; People’s Choice Award a Progetto CMR.

Sono stati assegnati a Cannes i 10 MIPIM Awards 2015 ad altrettante categorie di immobili. Ci fa piacere segnalare che il People’s Choice Award va all’Italia grazie al progetto Oxigen Eco-Tower di Progetto CMR. Il Selcuk Ecza Headquarters di Istambul premiato come miglior edificio per uffici.

Presentato nella categoria Best Futura Mega Project, il progetto della torre residenziale eco-sostenibile Oxygen Eco-tower, “your villa in the sky” (di Progetto CMR) ha conquistato il pubblico.

Il premio Speciale della Giuria è andato a Queen Elizabeth Olympic Park di Londra (Developer: London Legacy Development Corporation. Progetto: Erect Architects with LUC landscape architect, James Corner Field Operations with Make Architects).
Nella categoria Best Office & Business Development, Il premio è stato consegnato al Selcuk Ecza Headquarters di Istambul (Developer: Selcuk Ecza Holding. Progetto Tabanlıoğlu Architects : Melkan Gürsel & Murat Tabanlıoğlu).
E’ un edificio per uffici anche quello premiato nella categoria Best Refurbished Building: il Dreischeibenhaus di Dusseldorf (Developer: MOMENI Projektentwicklung. Architect: HPP Hentrich – Petschnigg & Partner GmbH + Co.)

Selcuk Ecza Headquarters di Istambul (Developer: Selcuk Ecza Holding. Progetto Tabanlıoğlu Architects : Melkan Gürsel & Murat Tabanlıoğlu).
Un office campus concepito come un piccolo villaggio, un insediamento costituito da sette volumi con i tetti a falda che sembrano abitazioni. Le singole ‘case’ si integrano tra loro tramite patii, giardini pensili, terrazze superiori o inferiori, percorsi e atri. Il colore marrone dell’esterno esalta l’effetto morbido del legno e uniforma la struttura. La luce naturale entra attraverso i tetti e le parti vetrate, creando un mood di illuminazione diffusa nello spazioso ambiente interno fino al piano interrato.

Dreischeibenhaus, Dusseldorf (Developer: MOMENI Projektentwicklung. Architect: HPP Hentrich – Petschnigg & Partner GmbH + Co.)
Dreischeibenhaus, nel cuore del CBD di Düsseldorf, offre 35.000 m² di spazio ufficio ristrutturato secondo gli standard più recenti. Questo grattacielo, ex sede della Thyssen Krupp, è già un landmark famoso in tutta la Germania. La riqualificazione globale, su progetto degli architetti di fama internazionale HPP, è conforme ai criteri LEED Gold Standard Green Building. Gli elementi caratterizzanti sono la facciata, la magnifica hall d’ingresso su doppio volume, spettacolari terrazze sul tetto e l’ingegnerizzazione sostenibile.Selcuk Ecza Headquarters

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Torre Allianz: a CityLife il grattacielo più alto d’Italia.

Con i suoi 202 metri, è il grattacielo più alto d’Italia. A distanza si apprezza la snella silhouette che svetta nello skyline milanese, ma avvicinandosi si scoprono altri elementi che rendono unica la Torre Allianz di CityLife: i quattro contrafforti d’oro che la penetrano e la flessuosa facciata ondulata che genera dinamismo. Andrea Maffei, progettista con Arata Isozaki di questa nuova icona dell’architettura che nei suoi 50 piani ospiterà gli uffici di Allianz, sintetizza in una video intervista gli aspetti più innovativi di questa “Torre Infinita”.

La Torre Allianz, progettata da Arata Isozaki e Andrea Maffei, nell’ambito del programma di riqualificazione del polo urbano della Fiera di Milano voluto da CityLife, è la prima conclusa delle tre torri (delle altre, che portano la firma di Zaha Hadid e di Daniel Libeskind, sono appena iniziati gli scavi) ed è già un simbolo della Milano che cresce.
Le ispirazioni progettuali e le citazioni sono colte: per esempio, la Endless Column di Constantin Brancusi installata nel 1937 nel parco di Targu-Jiu, in Romania, che suggerisce la creazione sistemi ripetibili all’infinito (“Serve per sostenere le volte del paradiso”, spiegava poeticamente l’autore); il Futurismo, non a caso un movimento che si è sviluppato a Milano “nato per rispondere ai temi della città contemporanea”, nella sua aspirazione alla massima verticalità, anche questa Torre Infinita rappresenta una “riflessione sui temi della città contemporanea” spiega Maffei e continua “Nel nostro arcipelago di forme abbiamo trovato interessante sviluppare l’idea di un grattacielo senza fine, una sorta di endless tower. Intendevamo studiare un concetto da applicare al grattacielo, prima ancora che immaginarne la sua estetica. Nell’aspirazione alla massima verticalità, abbiamo scelto di applicare il concetto di un sistema modulare che si può ripetere all’infinito, senza soluzione di continuità.” 

Come dare forma ai concetti di verticalità e di tensione verso l’alto?
“Abbiamo scelto di applicare il concetto di un sistema modulare che si può ripetere all’infinito senza soluzione di continuità. Il modulo prescelto si compone di 6 piani per uffici, con una pianta molto stretta e allungata di 21×58 metri.
La scelta di queste proporzioni è finalizzata ad uno snellimento del volume per accentuarne la verticalità e lo rende strutturalmente provocatorio vista la snellezza di una forma così alta”.
Quali sono gli aspetti innovativi delle doppia pelle in vetro curvata?
“Le facciate sono caratterizzate da pannelli in vetro curvato a freddo che creano le grandi curvature dei moduli. Questa soluzione è stata ottenuta attraverso delle tecniche di cold-bending, ovvero di piegatura a freddo del vetro solo attraverso il suo incollaggio ai montanti in alluminio con un lato ricurvo”.

Quali sono i riferimenti al Futurismo milanese?
“Alle due estremità sono previsti tre ascensori panoramici con pareti vetrate che, salendo verso la sommità del grattacielo, consentiranno di ammirare il paesaggio e creeranno l’effetto di edificio-macchina caro al futurismo milanese.
Altro riferimento al futurismo sono i quattro contrafforti che hanno la funzione è di ridurre le oscillazioni della torre negli ultimi piani per consentirne l’utilizzo con il massimo confort. Le strutture sono state portate all’esterno, in modo da farle diventare una forte caratterizzazione architettonica. Finora non è mai stata realizzata questa soluzione ingegneristica”.

Molti sono i primati che trasformano la Torre Allianz in un’icona dell’architettura contemporanea e in una nuova attrazione turistica della città.
Foto di Alberto Fanelli (le due immagini in apertura e in basso)
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Credits
progetto/design:
Arata Isozaki e Andrea Maffei
Design team:
Pietro Bertozzi, Takeshi Miura, Alessandra De Stefani, Chiara Zandri, Vincenzo Carapellese, Roberto Balduzzi, Francesca Chezzi, Takatoshi Oki, Stefano Bergagna, Paolo Evolvi, Elisabetta Borgiotti, Hidenari Arai, Carlotta Maranesi, Higaki Seisuke / Andrea Maffei Architects s.r.l. Milano
strutture/structure:
Maurizio Teora (PD), Luca Buzzoni (PM) / Arup Italia s.r.l., Milano
facciate/facades:
Mikkel Kragh, Mauricio Cardenas, Matteo Orlandi, Maria Meizoso, Carlos Prada / Arup Italia s.r.l.
impianti/plants:
Gianfranco Ariatta, Roberto Menghini, Riccardo Lucchese, Andrea Ambrosi / Ariatta Ingegneria dei sistemi s.r.l., Milano
antincendio/fire consultant: ing.Salvatore Mistretta, Milano
transporti verticali/lift consultant: Jappsen Ingenieure, Francoforte
lighting design: LPA – Light Planners Associates, Tokyo
project management:Giorgio Montagna, Valentina Guagenti, Francesca Milani / J&A, Milano
Alberto Ferrari, Pietro Baccarelli / Ramboll, Londra
superficie lorda: 92.907 mq.
SLP 41.000 mq.

 

Building Automation tra serio e faceto.

Ci ha fatto sorridere la dissacrante visione della domotica di Mon Oncle proposta dal Padiglione Francese, uno dei pochi vivaci e ironici della tediosa Biennale di Architettura di Venezia diretta da Rem Koolhaas.
Ma esempi come “Number 6” a Torino ci dimostrano che il Building Automation è indispensabile nella riqualificazione architettonica eco-sostenibile.

L’allestimento del Padiglione Francia alla 14a Biennale Architettura di Venezia La Modernité, promesse ou Menace?” di Jean-Louis Cohen, (menzione speciale della giuria) risponde con un’interpretazione critica della modernità al tema “Absorbing Modernity” proposto da Koolhaas e, con esempi emblematici, evoca le contraddizioni che portano “all’assorbimento” dell’architettura moderna in Francia; la Villa Arpel di Monsieur Hulot, oggetto del desiderio e allo stesso tempo macchina ridicola, simbolizza il sogno, ancora oggi vivo, di una qualità della vita resa migliore grazie alle macchine.


La farsesca immagine di Smart Building offerta dall’esilarante Mon Oncle (film di culto di Jacques Tati del 1958) è alquanto catastrofica, quasi 60 anni dopo possiamo però affermare che le applicazioni della domotica non solo continuano a offrire esempi eccellenti nelle nuove costruzioni, ma sono addirittura indispensabili nella riqualificazione architettonica dell’esistente che rispetti criteri di sostenibilità ambientale.
Number 6 a Torino ne è un valido esempio.bticino-number-6-wow-webmagazine

Progettato e costruito nel 1663 come residenza, Palazzo Valperga, Galleani di Barbaresco e Canelli ha avuto nel tempo varie destinazioni d’uso fino al completo uso terziario con uffici direzionali e sportelli di un Istituto Bancario.
Grazie al progetto di riqualificazione e all’applicazione delle tecnologie di BTicino, il Palazzo è stato recentemente modificato per rispondere alle esigenze e agli standard di comfort contemporanei e ha oggi una doppia destinazione: sia ambienti uffici che residenziali, entrambi con alto livello qualitativo.
Le tecnologie domotiche gestiscono ogni aspetto dell’architettura interna ed esterna: dalla scenografica illuminazione del cortile alle funzionalità e sicurezza nelle aree comuni, dalla videocitofonia alla possibilità di visualizzazione dei consumi energetici, dalla termoregolazione all’automazione per l’illuminazione e gli impianti, dal sistema di anti intrusione alla diffusione sonora.
L’integrazione progettuale delle tecnologie di Building Automation, chiave indispensabile per un risultato funzionale ed estetico di alto valore, è anche l’elemento che consente il monitoraggio costante e la gestione intelligente delle risorse e garantisce un ciclo di vita Smart e Verde dell’edificio.

Credits Padiglione Francia Biennale Architettura Venezia :
curator Jean-Louis Cohen,
design by agency Projectiles (Reza Azard, Hervé Bouttet and Daniel Mészaros).
3D/360° virtual visit by Abvent
Model by Abvent and Projectiles
Infographics : Stéphane Desmulie, Abvent.
photo copyright  © LUC BOEGLY / Pavillon français pour l’Institut français et le Ministère de la Culture et de la Communication.

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Inaugurazione Porta Nuova Varesine, Milano.

Domani, 22 maggio, Hines celebra il completamento della riqualificazione urbana di Porta Nuova a Milano, un intervento di real estate durato 10 anni che è diventato l’iconico simbolo della rinascita di Milano.

Nel corso dell’evento, orgogliosamente intitolato “The Italian Way”, il lungo percorso di 900 metri che permetterà di passeggiare da Diamond Tower a Piazza XXV Aprile sarà inaugurato alla presenza del sindaco Giuliano Pisapia.

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Studio O+A: uffici Giant Pixel, San Francisco.

Giant Pixel è uno sviluppatore di software, una piccola azienda con grandi aspirazioni, con sede a San Francisco nella zona di City’s Mint Plaza, area nota come esempio positivo di riqualificazione creativa di edifici d’epoca.

Il progetto dei tre piani di uffici affidato a Studio O+A ha come obiettivo quello di creare, in modo gradevole e con budget contenuto, una varietà di aree di lavoro diverse articolate intorno a tre elementi di interior design dai caratteri forti; a riprova che anche piccoli spazi (400 mq) possono essere adeguatamente articolati per usi diversi e ricchi di dettagli spaziali.
All’ingresso un baldacchino in metallo scuro con la superficie traforata decorata con un pattern “computer code” divide le aree reception e attesa. L’elegante e scultorea reception in calcestruzzo è illuminata da un originale lampadario.
Al piano superiore un camino sospeso crea un altro punto focale tra l’open space con le workstation, la sala conferenze, postazioni chiuse di lavoro individuali e un banco bar sul retro; aree spazialmente definite ma in collegamento tra loro.
L’ampio e accogliente lounge bar nel seminterrato, a disposizione dello staff e dei visitatori, ha un design moderno con e i caratteri tipici degli ambienti per l’entertainment.
Foto di Jasper Sanidad, courtesy O+A.