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La creatività che già c’è: istruzione per l’uso.

Non c’è bisogno di un genio: la creatività è un fatto sociale che nasce dal nostro essere parte di un ambiente che modifichiamo e che ci modifica quotidianamente. Al Facility Management Day di IFMA, nella conferenza “I confini della fantasia: la ricerca di creatività in azienda si è spinta troppo oltre?”, WOW! ha sostenuto come concetti quali benessere, flessibilità e malleabilità degli spazi, responsabilità, comunicazione e nuove tecnologie siano il veicolo per creare un ambiente utilmente e realmente creativo.

Il concetto di creatività, per come è spesso inteso, rischia di caricarsi di una certa ansia sia dalla parte dei lavoratori, che non capiscono perfettamente cosa e quanto venga loro chiesto, sia dalla parte del management, alle prese con le difficoltà di impostare e convincere della bontà di un nuovo modo di lavorare e in imbarazzo nel definirne i confini.

L’antropologia, però, può aprire nuove prospettive, anche nell’ambito dell’ambiente di lavoro. Se è vero come afferma lo statunitense Tim Ingold che è non è vero che costruiamo per abitare, ma che “solo se sappiamo abitare, siamo in grado di costruire”, allora l’attività creativa nasce da un rapporto quotidiano con un ambiente, costituito da spazi, oggetti, altre persone e, anche se ad un primo momento sembra stridere con un concetto romantico di “fantasia” e “creatività”, regole.
Ogni persona che vive all’interno di uno spazio ricrea continuamente gli oggetti e l’ambiente che lo circondano. La sfida, oggi, rendere visibile questo costante processo creativo e incanalarlo in un’ottica produttiva per l’azienda.

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Come dimostra in una efficace semplificazione la piramide dei bisogni di Maslow, questo può avvenire solamente in uno spazio in grado di generare sensazioni di benessere, appartenenza, autostima e sicurezza. Altrimenti la creatività si “focalizza verso l’interno”, cioè verso la sopravvivenza, verso la garanzia di standard minimi che ci permettono di “superare l’ennesima giornata di lavoro”. Guardate le scrivanie assegnate negli uffici gerarchici: gli oggetti che trovate sopra, le foto dei figli, le pile di documenti, i postit, alcune decorazioni personali, non sono forse simili ad un piccolo territorio ricreato in un lento lavorio quotidiano?
Come fare allora a trasformare questa creatività “focalizzata verso l’interno”, in una “focalizzata verso l’esterno”?
Ecco alcuni consigli da poter mettere in pratica:

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1) Creare spazi malleabili.
Non basta che gli spazi siano flessibili, cioè continuamente riassemblabili e fruibili in base a sempre nuove esigenze, ma devono prevedere un’esperienza tattile di utilizzo e di continua modifica. Serve dunque un design aperto, basato non solo sulla multifunzionalità, ma sulla reinventabilità.

2) Gli oggetti creano relazioni.
“Due sedia vuote, una di fronte all’altra, sono già in potenza una conversazione”. Gli oggetti non solo hanno in loro una capacità simbolica, cioè rievocano nella gente i riflessi fondamentali della loro cultura e della loro appartenenza, ma hanno anche una capacità intrinseca di creare “azioni”. Attraverso gli arredi si può lasciare traccia di messaggi più o meno impliciti, creando un ambiente il più possibile adatto ad un certo scopo, che sia il più possibile percettibile da parte di chi vive lo spazio.

3) Responsabilità e fiducia
Per quanto ci si possa sforzare, la quotidianità sovverte o palesa dei limiti del progetto o gli scopi iniziali. Bisogna, perciò, essere in grado di convivere e indirizzare questa imprevedibilità, senza essere troppo rigidi: giocare su quella linea sottile tra caos ed entropia, dove tutto è abbastanza disordinato per generare sempre nuove soluzioni e abbastanza ordinato per non finire nel guazzabuglio. Importante in questo è tenere presente due concetti chiave dello smart working: la responsabilità e fiducia.

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4) Pensare agli spazi come comunicazione e apprendimento.
Come ha approfondito Birgit Gebhardt, può essere utile pensare allo spazio come comunicazione e relazione, strutturandolo cioè non come insieme di luoghi fisici, ma come spazi dove viene messa in scena un certo tipo di comunicazione, e quindi di relazione. In secondo luogo l’ufficio deve essere concepito come un ambiente di apprendimento. È dall’apprendimento e dallo sviluppo di punti di vista sempre nuovi che nasce la creatività: ambienti che favoriscono un lavoro in team ibridi, dove scambiarsi conoscenze e competenze, a luoghi di incontro capaci di stimolare la crescita personale, a spazi che stimolano il brainstorming collettivo e all’opposto ad ambienti in grado di creare le giuste condizioni ambientali per un proficuo isolamento.

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5) Utilizzare la tecnologia.
Come ha dimostrato una recente ricerca Sedus, la tecnologia sta avendo un grosso impatto sull’architettura e sul design degli ambienti di lavoro, basando la “felicità spaziale” sulla capacità del dipendente di poter dominare e usufruire liberamente dell’ambiente: poter scegliere quale area utilizzare, le condizioni di temperatura e luminosità, sviluppare i propri percorsi, interagire liberamente e modificare lo spazio. Dalla parte del management, invece, la stessa tecnologia permette contemporaneamente di elaborare diversi dati, intercettando ed elaborando le preferenze delle persone e offrendo la possibilità di realizzare uffici che soddisfano di più i dipendenti.
Testo di Gabriele Masi.        

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Architettura della comunicazione per un ufficio da WOW effect.

“Find your way!” È questo il motto del futuro mondo del lavoro e del workplace, secondo la trend expert Birgit Gebhardt, intervenuta all’evento “L’evoluzione dello Smart Working: ripensare il lavoro, ridisegnare lo spazio”, presso lo showroom Dieffebi a Milano. Un ambiente costruito attorno a network e a dati, dove lo spazio si personalizza in una cultura basata sulla comunicazione e collaborazione.

Siamo in un momento in cui l’ufficio sta perdendo il suo WOW effect e la sua centralità, soppiantato da spazi terzi che permettono di svolgere il proprio lavoro in maniera più adatta alle esigenze individuali e a volte più efficace e creativa: come ripensare allora l’ufficio per fare in modo che giochi ancora un ruolo importante nel futuro?

Birgit Gebhardt è intervenuta a proposito lo scorso 10 ottobre, nell’evento organizzato nel palinsesto dei Brera Design Days presso lo showroom Dieffebi che, proprio nell’occasione, festeggia il primo anno dall’apertura.
La studiosa tedesca è partita da un’analisi del cambiamento strutturale in cui sono immersi il mondo del lavoro e la società attuale: da una struttura focalizzata sull’industria, e che trovava in “standardizzazione” e “massificazione” le sue parole chiave, si sta passando, nell’era digitale, a una struttura che mette al centro il network e lo scambio massivo di dati, permettendo una maggiore focalizzazione sull’individuo. Se il motto era precedentemente “big, faster, cheaper, further” oggi è diventato “unique, as many as needed, on the spot, feasible by anybody”.

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Il design dell’ambiente di lavoro diventa così la chiave per favorire e porre l’accento sulla comunicazione, non più per strutturare e definire rigidamente i processi, ma per fornire un palcoscenico per diverse performance e competenze.
Uno spazio che, grazie alle nuove tecnologie IoT, diventa intelligente, capace di portare ovunque e sempre la comunicazione, emozionale e in grado di influenzare la nostra creatività e i nostri stati d’animo.
L’ufficio ha dunque bisogno di una “architettura della comunicazione”, capace attraverso la trasparenza, la non gerarchizzazione, la continua malleabilità e interazione con l’utenza di creare uno spazio dove l’individuo possa esprimere, far crescere e imparare nuove competenze.
“Non abbiate paura di provare qualcosa di totalmente diverso o pensare in una direzione totalmente differente”, ha suggerito Gebhardt, mostrando diversi esempi tratti da scuole e uffici disegnati prendendo spunto da diversi modelli di comunicazione umana.
Come fare, però, a costruire uno spazio efficiente, in grado di veicolare queste idee, che non si preoccupi più della “struttura della macchina”, ma della “struttura della collaborazione e della comunicazione”?

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Ecco un’altra formula, per dirla in maniera semplice: “varietà di codici, multiprospettiva e cultura dell’apprendimento”.
Bisogna tenere innanzitutto a mente che lo spazio è sempre percepito attraverso una memoria emotiva individuale e che quindi bisogna creare una reciproca adattabilità tra spazio e persona, che non imbrigli o deprima l’individuo, ma che sia in grado di farne esprimere a pieno il potenziale. Non è solo la persona che deve adattarsi alla situazione, ma è anche lo spazio che deve adattarsi alle persone che vi abitano: “Hai bisogno di toccarlo e di cambiarlo. Se c’è troppo design le persone non faranno nessuna di queste cose”, ha commentato Gebhardt.

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In secondo luogo, seguendo le ricerche neuropsicologiche sulla creatività, è importante che vi siano spazi che permettano una “non focalizzazione”, basati sulla libertà di trovare la propria situazione ideale e sul “lasciare che le cose accadano”. Un ambiente, cioè, che si avvicini maggiormente agli atelier o ai laboratori degli artisti, capaci di fornire diverse stimolazioni sensoriali, anche e soprattutto attraverso aree relax stimolanti o luoghi di incontro.

Infine è uno spazio dove l’apprendimento deve poter essere libero e costante, dove ognuno può imparare di continuo, attivamente e passivamente, dall’incontro con chiunque, un “landscape of learning” basato sulla self-organization, dove il focus principale non sia più su ciò che manca, ma sull’opportunità, non più sulla iper-specializzazione, ma sullo sviluppare sempre nuove prospettive e punti di vista.
Testo di Gabriele Masi.
foto da New Work Order ,bBirgit Gebhardt
Didascalia:
1. La Scuola di Atene, Raffaello: un modello per i workplace contemporanei
2. Pittogrammi metaforici usati Rosan Bosch per descrivere i modelli di comunicazione.
3. Ørestad Gymnasium, Danimarca, foto di Adam Moerk

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La Cittadella Vodafone a Padova (Dante Benini & Partners).

Progettata dallo Studio Dante O. Benini & Partners Architects, la sede Vodafone di Padova ha richiesto un investimento complessivo di oltre 12 milioni di euro. L’edificio coniuga i concetti di polifunzionalità,  eco-sostenibilità e smart working. Attraverso un concetto di illuminazione e colore pensato per sottolineare la qualità ritmica e armonica dei diversi materiali, spazi e dei ways of working dinamici scelti dall’azienda. 

Dopo la realizzazione del borgo smart Vodafone village di Milano, Vodafone ha scelto ancora lo Studio Dante O. Benini & Partners Architects per la realizzazione degli uffici della Cittadella di Padova, edificio candidato per la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). Caratterizzata da elevati standard di eco-sostenibilità ed efficienza energetica, la Cittadella utilizza un sistema di condizionamento a travi fredde ventilate a basso consumo e illuminazione LED.

Lo spazio si richiama all’esperienza milanese nella ricerca di un ambiente in grado di favorire la filosofia del benessere in ufficio, sviluppato in un open space connotato da aree di incontro formali e informali che favoriscono movimento e condivisione.
I concetti di smart working e di flessibilità, principi guida attorno a cui si è sviluppato il progetto, coordina ambiti di privacy individuali con esigenze collegiali, in una concatenazione di ambienti flessibili e dinamici, creando un’alternanza sensorialmente percepibile attraverso precisi elementi materici e geometrici.
Di forte impatto è il progetto grafico curato da Gr Interior che sottolinea la polifonia dell’insieme e introduce il senso del gioco espresso anche nell’interior design, come nel caso dell’area relax, caratterizzata da grandi poltrone-cocoon e sedie a dondolo in morfologie organiche e avvolgenti.

La caratteristica peculiare dei 7.600 metri quadrati della sede Vodafone a Padova è l’integrazione tra materiali e tecnologie innovative, progetto cromatico, acustico e illuminotecnico.
L’illuminazione Led, per esempio, è accentuata da scelte cromatiche che definiscono l’alternanza dei diversi spazi e da fogli in alluminio alveolati autoportanti a bassissimo spessore applicati sulle superfici e utilizzati per gli arredi custom che forniscono un effetto di dilatazione dello spazio. Un esempio di questa scelta materica è dato dalle macro lettere autoportanti, cablate e auto illuminate di cui sono costituite, o dove si inscrivono, le postazioni di lavoro formali e informali delle isole di lavoro, luoghi d’incontro e sinergia, immagine delle dinamiche che l’azienda vuole imprimere ai propri ways of working.
Una realizzazione complessa che ha visto la partecipazione di fornitori con alta professionalità  tra cui Sedus, Caimi Brevetti, Arper e Segis per gli arredi, Universal Selecta per le pareti mobili; iGuzzini e Viabizzuno per i corpi illuminanti
Testo di Gabriele Masi.
Fotografie di Beppe Raso.

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La via per il benessere è l’ufficio: sede PwC Switzerland di Evolution Design.

Il motto del progetto degli uffici PwC Switzerland di Basilea di Evolution Design è “Lavorare in modo salutare va molto oltre l’ergonomia”. Davanti al grande sviluppo del paradigma workplacewellbeing, cardine delle nuove tendenze in fatto di progettazione di uffici, ci si può porre oggi una domanda provocatoria: può un ufficio insegnare ai propri dipendenti come stare bene? 

Uno degli assiomi su cui si basa oggi la progettazione di spazi per ufficio è che la costruzione della salute e del benessere del dipendente sia alla base di una maggiore produttività.
Il progetto di Evolution Design degli uffici di Basilea di PwC Switzerland è un esempio chiaro di come questo concetto sia arrivato a incidere sostanzialmente sull’ambiente di lavoro.
Uno spazio in grado di favorire, attraverso la combinazione di ambienti, soluzioni, design e messaggi, il movimento, la positività, l’energia in contemporanea alla necessità di riposo, relax e cura di sé, insegnano anche i principi diuna corretta gestione del tempo e alimentazione. 

“La ricetta del successo richiede una sottile miscela di pianificazione, creatività e umanità: fornendo varietà e scelte che riconoscono l’importanza sia del lavoro in gruppo sia del singolo, tenendo in considerazione l’importanza dei network informali e le necessità del singolo come la corretta alimentazione, il relax e il proprio sviluppo personale”.
Una filosofia, quella espressa da Evolution Design, che si riflette in ogni aspetto della progettazione e strutturazione dello spazio.
Sono tre le tipologie di ambiente che compongono il progetto: i “Focus Spaces”, un’area scrivanie open space dove ognuno può lavorare al suo progetto, pur continuando a sentirsi parte di un team; la “Quiet Zone”, uno spazio privato, senza telefoni basato su un’attenzione all’acustica e alla fonoassorbenza; i “Team Spaces” con grandi tavoli, lavagne e muri su cui è possibile lavorare o appendere i propri progetti.
Ogni area utilizza una varietà di arredi ergonomici, da divani a tavoli da caffè a sgabelli abbinati ripiani alti: “Lo spazio è pensato per permettere di muoversi in modi differenti”, spiega Stefan Camenzind, executive director. “La sfida è creare spazi che funzionano così bene da fare in modo che le persone si alzino e si muovono tra differenti spazi quando svolgono differenti mansioni”.

Ogni dipendente può scegliere liberamente tra una serie di ambienti diversi, pensati per soddisfare non solo differenti esigenze, ma differenti umori e sensazioni.
Tra questi ambienti si evidenzia uno spazio creato appositamente per permettere ai dipendenti di rilassarsi e concedersi un vero e proprio riposino rigenerante.
“Non è possibile andare al massimo per tutto il giorno, a volte c’è bisogno di fermarsi”, continua Stefan Camenzind. “Diversi studi hanno dimostrato come un breve sonno faciliti la concentrazione.  Una volta addormentarsi al lavoro era qualcosa da biasimare, ora, invece è considerato irresponsabile chi non lo fa.
Un aspetto particolare del progetto sono le pareti, che non si limitano a creare una esperienza di corporate engagement attraverso l’uso brandizzato dei colori, tipico anche di altri progetti.

Qui Evolution Desing ha creato una serie di grafici e scritte che in ogni parte dell’edificio ricordano e sensibilizzano i dipendenti sull’importanza di mangiare sano.
Il progetto prevede diversi spazi per mangiare e rilassarsi, come il ristorante sulla terrazza del settimo piano e numerose aree caffè con diversi social hubs, che insieme alla disposizione degli spazi, favoriscono anche l’interazione spontanea.
“Condividere conoscenze e idee è la chiave della creatività e aiuta a creare relazioni. Questo ha un impatto positivo sul benessere generale”, conclude Stefan Camenzind.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Peter Wurmli.

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COAF Smart Center di Paul Kaloustian.

Come può la differenza “paesaggio e architettura”, “natura e costruzione” compenetrarsi nel progetto architettonico? Una risposta ad una domanda diffusa nell’approccio contemporaneo al progetto edilizio arriva da Lori in Armenia, dal progetto del COAF Smart Center del libanese Paul Kaloustian Studio. Un dialogo esterno-interno che rappresenta contemporaneamente il cuore del programma umanitario ed educativo del committente: esperienze acquisite all’interno che si integrano, modificando e modificandosi, con il contesto locale.

Creare un ambiente che sia più di un edificio, in cui il paesaggio diventi il cuore del progetto, e che grazie al programma di COAF diventi immagini di una “nuova natura” creata attraverso la struttura stessa”, così Paul Kaloustian ha presentato il progetto del COAF Smart Center, attualmente in costruzione a Lori, nella regione settentrionale dell’Armenia.
Moukbel Award, Paul Kaloustian è conosciuto per il suo progetto “House in a Forest” esposto alla 13° Biennale di Venezia e all’Istitut du Monde Arabe in Paris. Il COAF Smart Center costituisce il primo grande progetto architettonico da lui firmato.
La struttura richiama alla forma sinuosa di un nastro, una passerella che custodisce al suo interno un cortile di 7mila metri quadrati: in questo modo, in un gioco di costruzione e di vuoti, l’edificio ingloba l’ambiente circostante e ne fa il suo cuore fisico e simbolico.

L’unico piano si sviluppa orizzontalmente seguendo la naturale configurazione del terreno, declinando al suo interno diversi ambienti, aule, aree meeting, laboratori di informatica per studenti, un auditorium, una libreria e un ristorante.
Oltre agli alloggi pensati per studenti, collaboratori e ospiti, la struttura ospiterà all’esterno aree per diverse attività, come la serra, cuore del progetto di educazione rurale di COAF, per fornire ad adulti e bambini del posto conoscenze e competenze per lo sviluppo della regione.
Un campus basato su materiali ecosostenibili ed energie rinnovabili, disegnato nel rispetto dell’integrità dell’estetica rurale della regione, ma capace di proiettare l’immaginario verso uno sviluppo progressivo.
Testo di Gabriele Masi.

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Jenner 19: il Creative Campus di Publicis Group.

“Abbiamo un giardino, un campo da gioco, una palestra, un orto, un asilo, un ristorante, un bar e un cinema. Se uno queste cose le mette in fila sembra stia descrivendo un resort. Invece è un ufficio, con postazioni di lavoro flessibili, nuove, moderne e colorate.”Publicis Group ha presentato così il Creative Campus di Viale Jenner 19 a Milano, uno spazio moderno riqualificato e ripensato dall’architetto Jacopo della Fontana (D2U). Un complesso di spazi basato sulla socializzazione e confronto creativo tra i diversi brand che operano al suo interno mantenendo la privacy e la connotazione necessaria ad ogni diversa società del gruppo. 

“Trasformare un immobile triste e vuoto in un campus accogliente e creativo è stata una grande sfida, vinta con la visione e la determinazione di tutti i protagonisti”, sintetizza così Jacopo della Fontana il progetto del Polo Creativo che ospita i diversi brand del Gruppo Publicis, tra cui Leo Burnett, Saatchi & Saatchi e Publicis.
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l cuore della struttura è costituito da un giardino con diversi punti di sosta e riunione informale, realizzato da HW Style dall’orto al campo sportivo, alla parete vegetale verticale, uno spazio di socializzazione per le oltre 700 persone che frequentano ogni giorno il Campus.

Importante, all’esterno, è stato invece l’intervento sulle facciate, che ha fornito all’edificio un’immagine moderna, utilizzando pellicole serigrafate colorate con un effetto cromatico e dinamico, unite all’estremità in doghe in legno ricomposte con resine di protezione.
Per garantire autonomia di immagine agli uffici delle diverse aziende del Gruppo, che occupano gli 11.500mq della struttura sono stati creati tre ingressi distinti, ciascuno dotato di ampia visibilità dall’esterno e caratterizzato in modo diverso all’interno.
La maggior parte del piano terra, però, funge da spazio comune di supporto per tutte le agenzie: oltre alla caffetteria, si trovano anche un teatro da circa cento di posti, numerose sale riunioni di diverso formato e allestimento e un asilo nido. Al piano inferiore oltre ai numerosi archivi è stata creata una palestra ben attrezzata.
L’allestimento del layout degli spazi di lavoro ai piani superiori, open space intervallati da sale riunioni, ha seguito un’impostazione comune con diverse varianti estetiche, basate su scrivanie modularmente uguali, allineate perpendicolarmente alle finestre e schermate rispetto al corridoio da pareti alte 1,80m che assumono forme e colori diversi a seconda delle diversa società di appartenenza.
“Ci siamo ispirati alle nuove tendenze dell’architettura e del design. Abbiamo riflettuto, studiato, approfondito. E alla fine è venuto fuori questo luogo di lavoro, una location da cui la gente non vuole più uscire. Ma non perché lavora tanto, semplicemente perché dentro ci sta bene.”
Tra i diversi fornitori un ruolo importante ha avuto il dealer Cardex, insieme alle aziende fornitrici di alto livello tra le quali Caimi Brevetti (pannelli fonoassorbenti Snowsound), dieffebi (contenitori archivio), Interface ( pavimentazioni tessili) e Universal Selecta (pareti divisorie mobili).
Testo di Gabriele Masi.

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Ambienti per la community.

“Il luogo di lavoro è forse il protagonista più attuale dei cambiamenti negli spazi delle persone”. Partendo da questa convinzione cristianavannini | arc ha progettato gli uffici Buongiorno a Milano come un ambiente che favorisce una“mentalità start up”, senza schemi precostituiti e fluida, fondando la polifunzionalità degli spazi sul concetto di community.

“Il concetto di luogo, modalità e tempo del lavoro sono in evoluzione rapidissima. Dall’identità dell’azienda si passa all’identità della community, dal brand alla persona. L’ufficio diventa un luogo in cui stare bene, esprimersi, creare. Le gerarchie spaziali cadono a favore di spazi più ibridi, articolati, versatili, democratici, dove momenti di concentrazione e di relazione si alternano nel corso della giornata. Per osmosi il lavoro esce dall’ufficio e aspetti domestici entrano negli spazi di lavoro”.
Partendo da questa idea l’architetto Cristiana Vannini ha progettato gli uffici Buongiorno a Milano, secondo esigenze ben precise manifestate dall’azienda: favorire una mentalità di lavoro più fluida e una usabilità completa dello spazio, intrecciando luoghi di aggregazione, open space e privati.
“Credo che il progetto abbia raggiunto gli obiettivi richiesti e abbia inoltre una sua immagine abbastanza peculiare”, ha dichiarato l’architetto. “Nel rispetto dello stile degli ambienti che lo accolgono, abbiamo voluto un’atmosfera casa versus ufficio, che porta nel luogo di lavoro colori, materiali e atmosfere più calde e accoglienti”.

Il progetto si presenta con una reception ampia e luminosa con adiacente uno spazio polifunzionale che, grazie agli arredi customizzati su ruote e alla cucina a scomparsa, può essere utilizzato come caffetteria, come meeting roomper incontri informali o come luogo dedicato agli eventi.
Custom made è anche il sistema di contenitori e storage, sia nelle aree comuni che negli uffici operativi ai piani superiori, dove sono distribuiti grandi open space, sale riunioni e uffici direzionali, intervallati ad aree di decompressione come coffee point e phone booths.
Cromie neutre, textures forti e wall lettering trasferiscono, infine, il carattere dell’azienda nello spazio.
“Un altro importante processo in corso è la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente”, conclude Vannini. “Oggi è possibile un dialogo progettuale con i vincoli e il fascino degli edifici d’epoca che tornano a una nuova funzionalità attraverso sistemi impiantistici e materiali tecnicamente sofisticati”.
A due passi dal parco delle basiliche, nel cuore di Milano, lo storico edificio dei primi del 900, circa 1500 mq disposti su tre piani, è stato internamente ristrutturato in modo da comunicare modernità, tecnologia e, al contempo, semplicità.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Saverio Lombardi Vallauri and Luca Rotondo.

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Qual è il tuo ufficio ideale?

Durante il seminario “Le parole chiave dello Smart Working” organizzato da Assosvezia presso lo showroom di Kinnarps a Milano (vedi report), Peter Knecht, Manager International Concept di Kinnarps, ha presentato il metodo Next Office™ che, partendo dal concetto di Diversità, permette di identificare le proprie esigenze e scegliere il proprio luogo di lavoro ideale. Questo studio approfondito può essere anticipato da un divertente test online: Di che ufficio sei?

Lo studio condotto da Kinnarps  può essere applicato a qualsiasi organizzazione voglia migliorare le proprie performance come in ogni fase del complesso percorso verso l’attuazione dello Smart Working, un processo culturale prima che organizzativo, come più volte è stato sottolineato.
Partendo da un’ampia analisi dei trend dei modi e luoghi di lavoro, risulta evidente che non esiste un’unica definizione di Next Office, non esiste un’unica ricetta, non esiste un unico spazio ideale perché Smart Workplace è sinonimo di resilienza, agilità, dinamismo, mobilità, personalizzazione e flessibilità mentale, organizzativa e spaziale.

Uno spazio di lavoro orientato verso il prossimo futuro parte dal concetto di Diversità: non solo fisiche, ma anche psicologiche, di genere e generazionali.
Diverse sono anche le attività che ciascuno svolge nel corso della giornata come anche le tipologie di organizzazioni, alle strutture tipiche -multinazionali, piccole, medie e grandi aziende- si aggiungono nuove forme di micro-multinazionali, liberi professionisti- imprenditori, start-up, coworking e così via.
L’analisi dello spazio deve considerare tutte queste diversità di funzioni e persone, insieme all’imprescindibile presenza della tecnologia.  Kinnarps ha coniato il termine Techiture per definire un ambiente che sa accogliere persone e tecnologia insieme.
Il Next Office Si basa sull’approccio Activity Based Working, una soluzione che può erroneamente sembrare complessa, ma gli strumenti semplici elaborati da Kinnarps a supporto dell’analisi e l’implementazione sono tutt’altro che costosi; il ritorno d’investimento è provato e rapido e l’implementazione è tutt’altro che complessa.

Di che ufficio sei?

Per dimostrare che non è complesso definire il proprio Next Office, Kinnarps propone di iniziare con un test online che è quasi un gioco, da fare anche su tablet e smartphone.
Solo 3 domande che richiedono al massimo 2 minuti.
Semplici quesiti e immagini che aiutano ad analizzare le proprie esigenze e guidano alla definizione delle soluzioni di interior design che possono soddisfarle.
Si parte dai gusti personali ( Che design preferite?), proseguendo con l’analisi funzionale (Quali sono le attività che effettuate nel corso della giornata lavorativa?), per concludere con le scelte spaziali (Dove preferite effettuare le vostre attività giornaliere?)
In conclusione lo strumento Office-o-meter misurerà “di quale ufficio sei”, dato basilare di una più approfondita analisi che, su dati certi e concreti, porterà all’identificazione del proprio Next Office ideale!

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Arte nella sede Chapman Taylor di Milano.

Da deposito di oli a centro di creatività: la sede milanese di Chapman Taylor connette due immobili che nel corso degli anni hanno già subito diverse fasi di riuso e riadattamento. Una ristrutturazione conservativa che si concentra sulla qualità funzionale dello spazio, aperta nelle più di 40 postazioni al coworking e alla collaborazione con freelance e professionisti.

La presenza a Milano di Chapman Taylor, lo studio londinese nato nel 1959, risale al 2002 occupandosi di progetti di pianificazione urbana, spazi direzionali ed interventi ad uso misto, oltre che residenziale e di retail.
Dalla ricerca di un luogo più efficiente e flessibile, è nata la sede di via Pietrasanta 14, uno spazio di 350 mq, agli inizi del ‘900 deposito prossimo alla ferrovia di di distilleria e olii
di inizio novecento prossimi alla ferrovia, e successivamente spazio teatrale, studi fotografici, e scuole di design.

L’intervento di ristrutturazione è stato soft, non ha puntato a stravolgere lo spazio, ma a puntare su una ristrutturazione funzionale e concettuale, come dimostra il mantenimento della leggera curvatura dei due archi di volta speculari che fanno da copertura, del disegno originario degli infissi, realizzati in ferro e l’intervento sulle pareti per far emergere il rosso dei mattoni o riaprire alcune finestre murate.
Lo spazio prevede 40 postazioni di lavoro, orientate allo smart working, alcune dedicate al coworking: uno spazio pensato per aprirsi alla collaborazione con professionisti e freelance, per arricchire l’ambiente di lavoro e dare nuovi stimoli.
Uno spazio frutto di una evoluzione storica anche dell’azienda, messa in scena durante l’inaugurazione, in un racconto affidato a installazioni, allestimenti e una performance teatrale nei quali poter riconoscere i valori di Chapman Taylor. Anche  gli invitati sono stati coinvolti nella creazione dell’installazione e chiamati  a instaurare un rapporto di reciproco scambio, attraverso un gioco/allestimento interattivo creato ad hoc.
Testo di Gabriele Masi.

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Lavorare in una termobolla (Carlo Ratti Associati).

Nell’ambito della riprogettazione della sede di Fondazione Agnelli a Torino, Carlo Ratti Associati ha sviluppato un sistema personalizzato di riscaldamento, condizionamento e di illuminazione in grado di seguire, come una bolla personalizzata, gli occupanti mentre si muovono all’interno struttura. Un ambiente in grado di sincronizzarsi con le abitudini di chi lo vive, una flessibilità al quadrato.

Dopo aver esplorato varie forme di controllo climatico in progetti come Local Warming (Biennale di Venezia 2014) e Cloud Cast (Dubai’s Museum of Future Government Services 2015), e dopo il Future Food District di COOP a Expo 2015, Carlo Ratti Associati continua il design incentrato sull’Internet-of-Things (IoT).
La bolla termica e luminosa personalizzata pensata per la sede di Fondazione Agnelli a Torino si basa su sensori disposti nello spazio in grado di monitorare diversi dati tra cui la concentrazione di CO2, la temperatura o il numero di occupanti della stanza.
Queste informazioni vengono processate da un sistema (BMS) in grado di rispondere in maniera dinamica alle modifiche registrate, regolando la luminosità, il riscaldamento, il livello dell’area condizionata e anche la prenotazione delle varie stanze.
Ogni dipendente può impostare attraverso un’app le proprie condizioni ambientali preferite, creando una bolla termica che lo segue attraverso la struttura grazie a delle unità di ventilcollettori situate nel controsoffitto e attivate dalla presenza umana.

Indubbi sono i vantaggi che l’IoT può portare nell’architettura.
“Oggi molta energia va persa per il riscaldamento o il condizionamento di edifici vuoti”, spiega Carlo Ratti. “Sincronizzando l’uso dell’energia con l’occupazione umana dello spazio possiamo creare un’architettura più sostenibile e responsabile, abbattendo teoricamente il consumo energetico del 40%”.
Una flessibilità al quadrato, che si espande anche a elementi non palpabili: come le pareti mobili di vetro, le tende fonoassorbenti, o le partizioni scomponibili, così anche gli impianti di illuminazione e riscaldamento sono in grado di riconfigurare lo spazio, creando microambienti per tutte le necessità.
Testo di Gabriele Masi.

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Decalogo per un’ergonomia dei nuovi WOW!

Come evolvono il concetto di ergonomia e di benessere dei dipendenti in un ambiente orientato allo Smart Working? Ne abbiamo parlato durante la Jelly Session “Ergonomia, comfort e health promotion nello smart office” che si è svolta alla Piscina Cozzi all’interno dell’Isola WOW! Lavoro Agile 2016. Insieme ai partecipanti abbiamo cercato di tracciare una mappa mentale che racchiudesse le parole chiave per una nuova visione di ergonomia e di comfort per i luoghi dei nuovi Ways of Working.

Le analisi di case studies eccellenti hanno offerto diverse accezioni e punti di vista di comfort, ergonomia e benessere, non necessariamente legati al tema dell’interior design. Dall’elaborazione e discussione dei diversi approcci ed esperienze, è nato un documento che abbiamo definito insieme una sorta di Decalogo per un’ergonomia dei nuovi WOW! e dei luoghi di lavoro basati sulla fiducia, sul senso di “comunità” e sulla crescita  collettiva costante.

1. Design Antropologico.
Il termine antropologico riferito al design di un ambiente di lavoro ha diversi significati: un design che viene pensato per e sulle esigenze dell’individuo e che ha effetti sul rapporto tra individuo e spazio, un design che dipende dalla cultura in cui viene inserito e che è usato per creare senso di appartenenza all’azienda e ai suoi valori nell’epoca della flessibilità. Un insieme di spunti complesso che in alcuni casi trasforma l’azienda tradizionale “padre-padrone” in una “azienda mamma”.

2. Ergonomia mentale.
L’ergonomia è prima di tutto uno stato mentale, che va oltre al design, alla qualità della seduta o alle scrivanie regolabili. La ricerca di una qualità lavorativa come sensazione personale di benessere è l’elemento principale che caratterizza lo smart working. L’attività di lavoro si delocalizza e si esce dal building: così ergonomia è anche lavorare sdraiati su un prato al parco, prescindendo dalla corretta posizione fisica, ma in un produttivo “benessere mentale”.

3. Nuovo Umanesimo.
Questo stato di benessere mentale vuol dire anche restituire la dignità del lavoro. Un concetto di persona attiva, pensante, gratificata e riconosciuta. Un nuovo umanesimo dell’ufficio vuol dire mettere al centro dei nuovi ways of working il lavoratore in quanto essere umano, secondo il paradigma felicità = maggiore produttività e maggior legame all’azienda e ai suoi valori.

4. Ergonomia dell’anima.
“L’ergonomia del corpo”, una scienza fatta di tabelle e di studi è oggi vista come un mezzo che ha come fine quella che si può definire una “ergonomia dell’anima”. Un concetto che unisce e va oltre l’ergonomia mentale e il nuovo umanesimo, che usa la nuova tecnologie e i nuovi ways of working per venire incontro alle esigenze della persona, riuscendo a plasmare su di esse le esigenze dell’azienda, superando la contrapposizione vita privata – vita lavorativa in una reale visione work-life balance.

5. Flessibilità del luogo di lavoro.
L’ambiente di lavoro deve essere flessibile nello spazio e verso le esigenze lavorative. Lo spazio deve garantire un diverso utilizzo in base alle necessità contingenti. La flessibilità comprende tutti gli attori e gli elementi dell’ambiente di lavoro, anche le partizioni verticali che restano la componente più “statica”. La parete mobile entra nel concetto di smart working come partizione intelligente che aiuta a migliorare la qualità acustica, ma è allo stesso tempo strumento interattivo che può diventare un grande schermo.

6. Human to Human.
Da B2B a H2H. Prendendo spunto da espressioni ormai in uso da anni nel vocabolario del mondo del lavoro come “Business to Business”, oggi possiamo definire il management delle risorse umane e il design dell’ambiente ufficio come “Human to Human”: in un momento in un cui le tecnologie ci allontanano dal posto di lavoro, l’azienda e il lavoratore si avvicinano in un altro modo.

7. Il nemico distrazione.
Integrare il concetto della distrazione nel progetto ed evitarla soprattutto attraverso i percorsi e l’attenzione all’acustica.
Quest’ultimo tema è fondamentale nelle nuove forme di spazi di lavoro e nuovi ways of working, uno dei fattori più impattanti sul benessere e sulla produttività di chi lavora all’interno dell’azienda. Assorbimento e isolamento del suono: dai sistemi di mascheramento del rumore per una migliore intelligibilità delle cuffie acustiche, ai pavimenti tessili, dalla necessità di una progettazione spaziale e materica diversa, all’utilizzo di pannelli performanti per correggere l’acustica; la possibilità di concentrarsi è un aspetto chiave del design dei nuovi ambienti di lavoro dinamici.

8. Ergonomia Visiva.
Il design dell’ufficio si fa bello, punta ad uno spazio esteticamente piacevole, dove il lavoratore trova uno spazio confortevole e in cui trova piacevole stare, e non più un ambiente severo e rigido dove è costretto per otto ore al giorno.

9. Fecondità.
La bellezza porta benessere e il benessere è oramai dimostrato essere un potente fattore di produttività. Una produttività che va intesa non solo in termini puramente economici, ma anche in termini di creatività, innovazione, e capacità di trovare nuove soluzioni. Un ufficio che diventa quindi uno spazio fertile e fecondo, fattore di crescita per l’individuo e per l’azienda.

10. Collisione tecnologica.
La tecnologia non deve essere un elemento accessorio calato nello spazio di lavoro successivamente alla sua realizzazione, ma un aspetto fondamentale che va considerato e integrato già al momento della progettazione. L’internet of thing diventa un elemento fondamentale nel design degli arredi e degli spazi, aumentandone la potenzialità e la flessibilità.
Testo di Gabriele Masi.

Ringraziamo tutti i partecipanti alla Jelly Session che hanno dato il proprio contributo per la stesura di questo Decalogo, tra i quali:
Daniele Andriolo (Plantronics)
Matteo Artusi (TotalTool)
Antonino Borgese (GPTW)
Renzo Caimi ( Caimi Brevetti)
Lella Castelli (Sedus)
Giulio Ceppi (TotalTool)
Cristiana Cutrona (Revalue)
Paolo Davoglio (Facility &Welfare manager)
Michele Dell’Orto (Linak)
Rossella Destefani (Deamicis Architetti)
Gianluca Geroli (SgS Architetti Associati)
Antonella Mantica (Progetto CMR)
Luca Pasqualotto (Copernico)
Marco Predari (Assufficio)
Federico Rivera (Digital Entity)
Renata Sias (WOW! Webmagazine)
Andrè Straja (GaS Studio)
Marco Vigo (DC10)
Silvano Zanuso (Technogym)
Antonio Zulianello (NEC)

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05-Jelly Session - Isola WOW! Lavoro Agile -presentazione-Chiara Bisconti-wow-webmagazine

Impatto del Lavoro Agile sulla città: #LavoroAgile16.

“Lavoro Agile: quale impatto sul settore immobiliare e la città?”, questo è stato il tema del seminario che si è tenuto nell’Isola WOW! Lavoro Agile 2016 presso la Piscina Cozzi, moderato da Paola Lunghini. Un tema che allarga l’orizzonte degli impatti dello smart working sullo spazio al di là dell’ufficio, in una implicazione reciproca tra scelte del privato e del pubblico. Il Modello UniCredit e le iniziative del capoluogo lombardo in tema di lavoro agile sono l’esempio di questa reciproca influenza.

La terza edizione della giornata del lavoro agile, voluta dal comune di Milano, ha posto l’accento sugli spazi pubblici e privati e sull’impatto che i nuovi ways of working hanno su di essi. Ospite del seminario “Lavoro Agile: quale impatto sul settore immobiliare e la città?” all’Isola WOW! Lavoro Agile 2016, Chiara Bisconti, (assessora al Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero, Risorse umane, Tutela degli animali, Verde, Servizi generali) ha aperto il dibattito testimoniando come lo smart working possa essere un modello da seguire anche per l’amministrazione pubblica, sfruttando diversamente le numerose sedi sul territorio e modificando l’organizzazione urbana. Prendendo spunto dalle esperienze del privato, anche le diverse sedi del comune, viste in ottica manageriale spesso come poco efficienti, possono quindi diventare un asset strategico per il lavoro agile, permettendo ai dipendenti di prenotare una postazione nella sede preferita con una apposita app,

L’amministrazione pubblica non è l’unica forza in grado di impattare sugli spazi della città, ma inevitabilmente anche l’azione privata imprime sui cambiamenti allo spazio circostante. Anna Maria Ricco, Head of real estate Italy di UniCredit Business Integrated Solutions, ha parlato del Modello Milano.

UniCredit ha riqualificato gli spazi interni secondo due grandi leve: il desk sharing, con un numero inferiori di postazioni rispetto ai lavoratori presenti, e la differenziazione dei work setting, formati diversi di spazi dove ognuno può fare una telefonata, video-call, meeting di dimensione diversa o concentrarsi. All’interno dello spazio la questione della privacy è stata risolta con dei locker e con l’introduzione di una clean desk policy. In ottica di lavoro agile, UniCredit ha introdotto anche degli “uffici di quartiere”, chiamati hub, con postazioni prenotabili attraverso una rete intranet.


Come testimonia la rivoluzione all’interno di UniCredit, i nuovi ways of working pongono quindi un problema: cosa fare degli spazi in esubero? Conviene ancora gestire nel real estate degli spazi lavorativi? E verso quali orizzonti si orienteranno? Barbara Polito, Presidente d’onore AREL (Associazione Real Estate Ladies), Partner di Real Consultant srl, nel suo intervento ha delineato tendenze e problematiche degli spazi co-working, sottolineando la necessità di una figura intermedia tra facility manager e utente: un direttore d’orchestra che necessita di nuove competenze che permettano di prevedere se l’immobile, uno spazio multifunzionale con un trend di ricavi altalenante, possa garantire all’investitore un reddito e in che modo.
Testo di Gabriele Masi.
Fonte foto 1-5: slide tratte dalla presentazione PPT di Chiara Bisconti (c)Comune di Milano


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Scrivanie regolabili: serve un nuovo office design.

Le scrivanie regolabili si stanno sempre più diffondendo e, grazie alla loro ergonomia, presto saranno uno standard per le postazioni di ufficio. Una nuova sfida per il workplace design, come ha sottolineato l’interior designer Amie Keener su GenslerOn, chiamato a inserire queste postazioni agili, dinamiche e orientate al benessere in uno spazio in grado di sfruttarne al meglio i benefici e i vantaggi.

Croce e delizia, come ogni innovazione le scrivanie regolabili presentano innegabili vantaggi, dei quali abbiamo già parlato in precedenti articoli, e alcune controindicazioni.  Ai vantaggi fisici e psicologici della postura dinamica per il lavoratore, che incentivano un uso flessibile delle postazioni di lavoro e impediscono il sorgere di problemi di salute legati ad una vita sedentaria, Amie Keener, Interior Design di Gensler, ha contrapposto quelli che lei considera essere “svantaggi” sperimentati di persona nell’utilizzo delle scrivanie regolabili: distanza delle prese elettriche, rumore e impatto visivo.
Da un’analisi più approfondita, quelli citati non sembrano però svantaggi, ma semplici elementi funzionali facilmente superabili con un office design più attento al rapporto tra lo spazio e queste nuove tipologie di arredo.
Appare evidente che, anche in questo caso, la soluzione alle problematiche sollevate dalla complessità dei nuovi ambienti di lavoro – flessibili, smart, activity based, ibridi, condivisi- si può trovare solo con un approccio di progettazione integrata.
Il problema della necessità di elettricità sta nel fatto che le scrivanie motorizzate ne hanno necessariamente bisogno per funzionare correttamente, e questo limita il loro spazio di utilizzo in luoghi limitrofi a delle prese di corrente.
In quest’ottica, anche l’uso di dispositivi mobili che necessitano di energia, come il telefono o il portatile, risulterebbe problematico per via dei cavi di alimentazione.
Risultano perciò migliori le soluzioni che prevedono l’integrazione di prese sulla scrivania e che permettono di avere sempre una possibilità di connettività vicino.

Interessante è la relazione tra scrivania regolabile in altezza e comfort acustico che interessa la progettazione acustica dello spazio: ad una altezza maggiore -come nel caso della persona che lavora in piedi- le voci e i rumori dell’ufficio disturbano di più. È quindi necessario ripensare alle partizioni e alla disposizione delle postazioni e degli elementi fonoassorbenti, considerando la diversa posizione del soggetto rispetto all’ambiente.
Infine, Amie Keener solleva un problema di impatto visivo: scrivanie disordinate ad altezza standard non danno più di tanto nell’occhio, ma quando sono vicine all’orizzonte dello sguardo, possono trasformare anche “il più elegante degli uffici” in un’apparenza di grande disordine.
Inevitabilmente, da questo punto di vista, le scrivanie regolabili, allo stesso modo che l’utilizzo condiviso della postazione di lavoro, richiedono una maggiore responsabilità di chi le utilizza.
In conclusione il consiglio di Amie Keener, e anche il nostro, è quello di testare diverse soluzioni e configurazioni con un modello o un group test prima di introdurre questo tipo di scrivania.
Aggiungiamo che non è necessario dotare tutte le scrivanie di regolazione in altezza e che il problema del “disordine” rientra in un più ampio discorso di coinvolgimento dei dipendenti, di cambiamento del modello manageriale e di cambio culturale che include anche riflessioni prossemiche legate alle modalità di appropriazione del territorio in un territorio basato sulla condivisione.
Questo tipo di scrivania, come ammette la stessa Keener, sta diventando sempre più la norma in ufficio, un orizzonte che l’office design e il management devono tenere in considerazione per realizzarne al meglio i potenziali benefici.
Testo di Gabriele Masi.

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Uffici per tribù di lavoratori nomadi (Abrahams Crielaers).

I Business Nomads di oggi sono una vera tribù. Da questa idea il progettista olandese Abrahams Crielaers, ispirato dalle fotografie di Jimmy Nelson, ha progettato il network di “mobile offices” Tribes. Gli interni del primo ampio spazio multifunzionale, realizzato ad Eindhoven richiamano i colori, i materiali e gli accessori delle antiche tende dei popoli nomadi.

Un workplace per professionisti sempre in movimento. Tribes è un network di uffici temporanei per lavoratori di ogni campo alla ricerca di uno spazio comune con un’offerta completa di servizi: accesso a internet, aree di lavoro flessibili, sale riunioni di diversi stili e dimensioni, e uffici virtuali.
Il primo mobile office è stato aperto durante lo scorso Eindhoven Flight Forum, vicino all’aeroporto, una location simbolica delle intenzioni del progetto.
Un open space in grado di ricreare al suo interno numerose situazioni, da angoli con maggior privacy a lunghe scrivanie e tavoli comuni, come il Tribes Table rotondo, dove è possibile organizzare facilmente meeting di lavoro.

L’interior design è ispirato alle fotografie di Jimmy Nelson che ha paragonato le antiche tribù nomadi agli odierni Business Nomads: gli interni sono caratterizzati da materiali come pelle, legno, cocco, elementi che richiamano alle tende dei popoli nomadi nei colori vivaci, alla ricerca di uno spazio confortevole e flessibile espressione di ricerca di un’armonia .
Una sensazione richiamata anche nella pavimentazione della collezione Fossil disegnata da Kasia Zareba per DesignTaleStudio, il laboratorio creativo di Ceramiche Refin, che rivisita l’impronta preistorica lasciata da piante e animale nelle rocce in formazione.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Rika Looij.

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Smart office su misura: Customer Center BPM (Progetto CMR).

Uno spazio accogliente con una forte brand identity, pensato su misura per rispondere alle esigenze di un’attività lavorativa dinamica: la riqualificazione degli spazi ufficio dedicati al Customer Center di  BPM a Milano, disegnati da Progetto CMR, si sviluppa sul modello smart working.

“Abbiamo riqualificato alcuni spazi situati su due livelli in modo da creare un ambiente unico e fluido tramite l’utilizzo di percorsi con diverse funzioni. Quindi abbiamo ripensato totalmente le zone di circolazione e tutti gli accessi: i percorsi diventano luoghi d’incontro e comunicazione e si integrano con gli spazi di lavoro, per ottenere ambienti flessibili e versatili in grado di essere modificati con nuove configurazioni qualora necessario.” spiega così Antonella Mantica, Partner e Project Leader di Progetto CMR, il progetto di riqualificazione dei circa 1.400 mq dell’area degli uffici del Centro Direzionale della Banca Popolare di Milano nella zona Ovest della città, in via Massaua.
I diversi tipi di ambiente efficienti, flessibili, funzionali hanno il loro cuore nelle 150 postazioni operative non assegnate, posizionate su due i livelli con la stessa funzionalità e finalità e suddivise in gruppi di diversa grandezza e variabili nel tempo, ciascuno gestito da un team leader. Le postazioni usate a rotazione non hanno cassettiere: su entrambi i piani è presente una zona  dotata di locker numerati dove gli operatori possono riporre i loro effetti personali.
Al piano superiore sono presenti due sale riunione dotate di una parete manovrabile che permette una rapida riconfigurazione dello spazio in base a esigenze diverse, e attrezzate per agevolare le relazioni esterne anche grazie a moderni sistemi di video-conference. Vi sono poi zone dedicate a telefonate riservate, postazioni tecnologiche che permettono di accomodarsi e usufruire di collegamenti Internet, e diverse aree comuni, tra cui un’area break con cucina per pranzi veloci, un’area incontri e angoli relax accoglienti.
L’ambiente è reso particolarmente piacevole grazie all’uso di una palette cromatica dai toni accesi e allegri, dal verde (il colore corporate scelto da BPM) al blu petrolio e arancione.
Abbiamo cercato di ricreare un ambiente lavorativo serio, ma al contempo confortevole per offrire a chi lavora, e che spesso svolge incarichi stressanti, un’atmosfera amichevole”, spiega Licia Micolitti, Architect Leader di Progetto CMR. “Abbiamo quindi lavorato su un’alternanza di colori che potesse far sentire a proprio agio gli impiegati, in un’atmosfera quasi domestica e moltissimo sul benessere acustico, utilizzando elementi con diverse performance fonoassorbenti”.
L’arredamento, standard e su misura, è stato fornito da Estel, con bench alti, tavolini, sgabelli, tavoli con schermi fonoassorbenti, divani e pouf confortevoli, mentre un angolo apposito più intimo è stato realizzato con due divani Privé disegnati da Progetto CMR e realizzati con materiali fonoassorbenti da Ares Line.
Al fine di ridurre il più possibile l’inquinamento acustico di uno spazio open space, dove lavorano insieme fino a 80 dipendenti con attività prevalente al telefono, sono stati posizionati i pannelli colorati e fonoassorbenti di Caimi Brevetti, dotati della tecnologia brevettata Snowsound che permette di ottenere un assorbimento selettivo alle diverse frequenze e quindi di ottimizzare l’acustica dell’ambiente.
Testo di Gabriele Masi.

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Apre Santeria Social Club, factory creativa in Milano.

Con il concerto di Capodanno 2016, già sold out, si inaugura ufficialmente Santeria Social Club, uno spazio ibrido di 1000mq in Viale Toscana 3, un modello unico di intrattenimento, lavoro e impresa con finalità produttive, culturali e ricreative. Teatro e sala concerti, bar con cucina, corner shop, laboratorio grafico, aula di formazione e spazio coworking integrati in un’unica sede dove produrre e fruire cultura.
Un altro luogo rinasce grazie al percorso avviato dal Comune di Milano per il recupero degli spazi abbandonati e si inserisce nel piano di rilancio di un’area periferica della città in fase di grande trasformazione.

La definizione “spazio polifunzionale” è riduttiva per questa factory creativa, un progetto per la città che rappresenta un perfetto esempio di Design Thinking e di ibridazione culturale.
Questa grande piazza indoor di 1000 mq occupa la sede della ex concessionaria Volvo in viale Toscana, di fronte all’imminente nuovo campus Bocconi e non lontano dall’ex scalo di Porta Romana cuore di altri grandi progetti di riqualificazione (Fondazione Prada, Fondazione Filarete, Centro Pompeo Leoni, IED).
Lo stabile, messo al bando dall’Amministrazione Comunale in un piano più ampio di recupero di immobili pubblici, viene assegnato a Santeria srl (già attiva da 4 anni nella sede di via Paladini) che risulta vincitore del bando con un progetto che coinvolge una grande rete di professionisti e un focus particolare sul Print Club -laboratorio grafico che coinvolge vari atelier e studi da Berlino, Bruxelles, Parigi, Milano- la formazione, la didattica e il coworking.

“Un progetto alle cui spalle c’è un’Idea ed una Visione, e non c’è stimolo più appagante per un progettista che raccogliere lo spirito di una visione per plasmarne la forma. – Commenta l’architetto Cristiana Cutrona di Revalue che ha curato il progetto architettonico- Grazie Santeria Social Team, è il progetto che ha tenuto viva la mia fiammella in questo 2015!”
Un progetto unico in Italia che, vale la pena di sottolinearlo, sarà sostenuto unicamente dalle economie dei soci di Santeria.
Presto pubblicheremo un articolo di approfondimento con interviste ai fondatori e ai progettisti. Stay tuned!

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I mille volti del coworking: #coworkingeurope.

Trecento entusiasti sostenitori del coworking arrivati da tutto il mondo hanno dato vita a Milano alle tre vibranti giornate della Coworking Europe Conference 2015, il più grande avvenimento di questo settore giunto alla sesta edizione, che si è svolto lo scorso novembre a Milano nel nuovo spazio Base (ex Ansaldo) di via Bergognone arricchito da visite guidate nei coworking milanesi e da conviviali party serali nei nuovi spazi di lavoro sparsi nella città. L’energia e la partecipazione erano palpabili e si potevano percepire in modo concreto le diverse identità di questi workplace.
WOW! ha seguito l’evento e propone una sintesi dei temi emersi e alcuni video.

Il movimento del coworking è in costante crescita ed evoluzione, ma soprattutto comincia a influenzare il mondo delle imprese; questo è uno dei principali dati emersi. Le grandi aziende si ispirano sempre più spesso al modello del coworking e iniziano a creare la propria versione di workplace condiviso. Nel “Corporate coworking” i confini tra spazio corporate e spazio coworking non sono più così netti: per esempio Tiscali ha aperto a Cagliari Open Campus, un coworking in un’area non più utilizzata della sede. (vedi i video di Alice Soru).


In altri casi le grandi aziende utilizzano spazi coworking per progetti mirati o semplicemente per attività che richiedono un’atmosfera diversa. Questo non ci sorprende se, come dimostra l’indagine di Neo-Nomad, il modello coworking aumenta la felicità del 65% e la produttività del 70%!
Nelle informali discussioni di gruppo delle “unconference” state affrontate le principali tematiche inerenti il coworking.

Si è molto parlato di come costruire una Community, come generare condivisione, come formare e aiutare la crescita e le sinergie dei coworkers, ma anche di come questo way of working influenza o è influenzato dagli stili di vita; di come offre nuovi input anche al settore del turismo come nello start-up Hotel Schani Wein di Vienna.
Inoltre gli spazi coworking interagiscono con la città e possono ridisegnare aree urbane fatiscenti, Sarah Turnbull di Bootstrap ha illustrato il caso di Londra.
Non sono mancate le iniziative umanitarie, Paul Keursten and Vasili Sofiadellis stanno progettando la creazione di uno spazio coworking nell’isola greca di Lesvos che metta in contatto i rifugiati con imprenditori e investitori locali e internazionali.

E’ purtroppo stato trattato in modo superficiale e deludente il tema -non secondario- del progetto fisico dello spazio coworking; probabilmente Oliver Marlow di StudioTilt -che ha disdetto il suo speech a causa di impegni improvvisi- avrebbe dato stimoli maggiori ai designer di coworking space.

Uno dei momenti più attesi è stato il report della Global Coworking Survey che dimostra una crescita annuale del 36% .

La grande articolazione dello scenario coworking è emerso dai case study proposti e dalle visite guidate di cui proponiamo alcune immagini e i video che sono anche stati trasmessi in diretta sulla pagina Periscope di WOW!
Nelle foto, da sinistra, i coworking Unità di Produzione e Login.

 

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Volopattini in magazzino: più produttività e divertimento.

Il lavoro in magazzino deve essere veloce, efficiente, e da oggi, divertente. PMC Telecom, in Gran Bretagna, ha scelto il volopattino per aumentare la produttività e la soddisfazione dei lavoratori, migliorando contemporaneamente il servizio. Abbiamo fatto alcune domane a Steve Mills, Digital Marketing Manager dell’azienda.

Come avete avuto questa idea?
Il motto di PMC Telecom è sempre stato “vendere in servizio fin dal 1991”. Non abbiamo pianificato di introdurre l’uso del volopattino, ma essendo un’azienda sempre aperta all’innovazione, quando il manager del magazzino Garrod ha proposto il suo utilizzo, siamo stati felici di fare una prova”.

Qual è stato l’impatto del volopattino? Come ha aumentato la produttività?
Qui a PMC il volopattino ha avuto un successo immediato. Garrod ha provato questa novità per circa due mesi, e per adesso ci riteniamo soddisfatti. La produttività è cresciuta di molto e il nostro staff è più felice, perché bisogna ammetterlo, è divertente. Uno staff più felice è sempre un fatto già positivo di per sé. A PMC Telecom vendiamo un range molto vasto di prodotti e il nostro staff di magazzino passava molto tempo a camminare su e giù tra gli scaffali. Questo è diminiuto significativamente e Garrod è diventato un esperto nel muoversi da una parte all’altra del magazzino in modo molto rapido.

L’utilizzo del volopattino ha avuto qualche impatto sull’organizzazione dello spazio?
La salute e la sicurezza sono due valori importanti per noi. Per questo ci siamo sempre assicurati che ci fossero ampi spazi di passaggio, senza alcun intralcio. Oltre a questi elevati standard abbiamo anche uno staff piccolo e attento, quindi abbiamo potuto introdurre il volopattino senza particolari modifiche dello spazio.

Avete puntato su altre iniziative per migliorare le condizioni di lavoro?
Il nostro è un lavoro molto dinamico. Ecco perché noi permettiamo ai nostri lavoratori di indossare il tipo di cuffia che preferiscono, in modo da essere a loro agio quando sono al telefono o da ascoltare la musica che preferiscono. Abbiamo anche posizionato in ogni stanza uno schermo piatto da 39 pollici connessi a Chromecasts: questo permette di far visualizzare al nostro staff gli ultimi articoli in offerta, o di mostrare veloci presentazioni powerpoint o anche solo di rendere le stanze più colorate facendo passare sullo schermo diverse fotografie.
Testo di Gabriele Masi.

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Organic Grid+: l’ufficio in un giardino vicino al cielo.

Uno spazio di piante, pareti mobili, e piccoli orti dove coltivare il proprio pranzo  applicabile ad edifici già esistenti. La natura entra in ufficio con Organic Grid+, lo sky garden verticale ideato da Sean Cassidy e Joe Wilson, un nuovo approccio alla creazione di ambienti di lavoro più sani, capaci di mettere in dialogo le ultime tecnologie, le nuove ways of working e il paesaggio urbano.

Coltivare il proprio cibo in ufficio dotato di orto non è una novità, ma se l’orto è verticale ed è integrato nella facciata di un edificio esistente allora possiamo parlare di vera innovazione. Organic Grid+, progetto vincitore della Workplace of the Future 2.0 competition, organizzata da Metropolis and Business Interiors by Staples, rappresenta l’immagine di un ufficio del futuro dove la salute, la felicità e le esigenze dei lavoratori vengono messe al primo posto.
Superando i concetti del bosco verticale di Stefano Boeri e delle facciate vegetali di Patrick Blank, il progetto di Cassidy e Wilson prevede “verande pensili” abitabili che possono essere integrate nelle facciate dell’edificio. 
“A nostro parere i lavoratori sono il cuore pulsante di ogni business e dovrebbero essere trattati di conseguenza”, ha dichiarato Cassidy. “Se davvero spendiamo un terzo delle nostre vite al lavoro, allora dovremmo cercare di creare una più stretta relazione di coesione tra l’ambiente d’ufficio e chi vi lavora”.
Questo progetto ha come scopo il riutilizzo di edifici per ufficio già esistenti, riadattandoli per ogni tipo di business, con l’utilizzo di un sistema flessibile.
Le pareti, le postazioni di lavoro, le sale riunioni sono disegnate per essere customizzate e adattate alle esigenze dell’utente, e gli spazi verdi forniscono per ogni lavoratore un “piccolo baccello” dove coltivare il proprio cibo. La presenza delle piante, inoltre, aiuta a ridurre lo stress, aumenta la produttività e favorisce la creazione di un microclima interno, riducendo così la necessità di utilizzo degli impianti di condizionamento dell’aria.
Una rivoluzione anche tecnologica: attraverso l’uso della realtà aumentata data da apposite lenti a contatto, i lavoratori possono manipolare ogni superficie o spazio per creare un ambiente di lavoro più fruibile, decidendo per una configurazione di lavoro più privata, formale o collaborativa.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Sean Cassidy e Joe Wilson.

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Centro Innovazione: Torre Intesa San Paolo, Torino.

Come il design migliora la vita e il business? Il progetto collaborativo di Lago del Centro per l’Innovazione di Intesa San Paolo al 31esimo piano della torre trasparente disegnata da Renzo Piano a Torino, rispecchia i valori di uno spazio flessibile orientato all’home feeling, capace di trasportare in un ambiente di lavoro le sensazioni positive che l’ambiente domestico è in grado di dare all’individuo. Daniele Lago ne ha parlato in occasione di una stimolante conversazione con Roberto Battaglia, responsabile Servizio Formazione  Intesa San Paolo, svoltasi al Padiglione di EXPO.

L’incontro “Come il design migliora la vita e il business?” si è aperto parlando di Empatia.
L’Empatia di Visioni che ha reso possibile rispondere al desiderio di Intesa San Paolo di creare uno spazio innovativo per la banca del futuro. Ma anche Empatia intesa comecapacità di far entrare in risonanza spazi, oggetti e persone.
Il progetto in progress, sviluppato a quattro mani per il Centro per l’Innovazione di Intesa San Paolo si basa infatti sul principio Lago Interior Life, che ha l’obiettivo di creare, attraverso il design, ambienti improntati all’home feeling e capaci di favorire il benessere individuale e collettivo, aiutando le connessioni sia informali, sia legate al business. Una strategia ben sintetizzata nel claim  “Welcome Home”  che così spiega Daniele Lago, Amministratore Delegato e Head of Design di Lago “Credo che la vera innovazione sia quella che rende la vita di tutti migliore indipendentemente dal settore in cui viene applicata; il design oggi deve essere inteso come uno strumento di trasformazione sociale. Viviamo sempre più fuori casa, trascorriamo molto più tempo negli uffici che nelle nostre abitazioni. Per questa ragione pensiamo che sia necessario sviluppare anche gli ambienti dedicati al business come fossero case accoglienti, così da favorire il benessere individuale e collettivo, creando terreno fertile per attivare scambi inediti”.

Al centro dell’open space, occupato dal Centro per l’Innovazione a Torino, “galleggia” un Lago Community Table lungo 13 metri adatto per postazioni di co-working o conferenze, contornato da arredi su ruote che permettono la riconfigurazione costante la sua disposizione in base alle esigenze di utilizzo. Il piano del grande tavolo attraversa due librerie speculari tra loro una disposta a terra e l’altra sospesa a soffitto, che dividono lo spazio in un’area Laboratorio, luogo privilegiato della materioteca che supporta nella costruzione di prototipi e plastici, e in un’area Eventi che, grazie a tappeti, poltroncine e divani componibili Air, ha anche la funzione di area break.
La libreria LagoLinea connette lo spazio di lavoro a una cucina, pensata per aumentare la percezione dell’home feeling, di convivialità, scambio e relax.
Una sensazione rafforzata dal grande wall integrato in una postazione living, che permette di condividere facilmente progetti e presentazioni digitali, e da una illuminazione domestica, che rispetta nelle postazioni operative tutti i canoni ergonomici delle postazioni ufficio.
Diversa, invece, l’area dedicata agli uffici direzionali che si sviluppa a partire da una pianta rettangolare con tre lati a grandi vetrate. Per questo spazio Lago ha creato uninterior leggero, in grado di enfatizzare il panorama sul quale si affaccia con un ring di divani, un luogo privilegiato per trovare un momento di distensione.
Ai due lati di questo spazio sono stati ricavati due uffici direzionali, mentre al centro un grande tavolo Air di 4 metri per 3 è interamente dedicato alle riunioni.
Tutto all’insegna della più assoluta trasparenza e leggerezza.
Testo di Gabriele Masi.

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