Dall’azienda “padre-padrone” all’azienda “mamma”.

In un confine sempre più opaco tra home e working environment, la realizzazione dello smart working in azienda avviene tramite il coinvolgimento del corpo in una nuova modalità di lavoro e dei valori e della mission dell’azienda, attraverso il design: la Jelly Session conclusiva dellIsola WOW! Lavoro Agile 2016 ha inspirato nuovi interrogativi su una necessaria antropologia dei nuovi ways of working.

La Jelly Session “Ergonomia, comfort e health promotion nello smart office” dell’Isola WOW! Lavoro Agile 2016 è stato un momento molto fecondo che è riuscito ad aprire scenari che vanno ben oltre quelli previsti nel titolo. Sancendo l’importanza di un approccio antropologico nella progettazione di uno spazio ufficio sempre più incentrato sul benessere persona nella crescente fluidità e dinamicità richiesta dalle nuove ways of working, ha di fatto sottolineato la necessità di una chiave di lettura e di un approccio antropologico nello studio dei cambiamenti attuali che stanno avvenendo oggi nelle aziende. Confrontando le diverse recenti esperienze di design e progettazione, ecco le considerazioni principali da tenere in conto.

1. Dall’azienda “padre-padrone alla ”azienda mamma”.
L’ambiente di lavoro non è più un posto rigido e austero, immagine dello sguardo severo di un padre, ma uno spazio concepito come “il ventre di una madre”, accogliente, orientato all’home-feeling e capace di “coccolare” i suoi dipendenti. Dalle aree in between, agli onnipresenti calcio-balilla, alle nursery per i figli dei dipendenti, all’attenzione posta sugli effetti del rumore, dello stress o delle prolungate ore di seduta: il design dell’ufficio si fa bello, perché il paradigma è cambiato: bello è benessere e benessere è produttività.
Esempio di “azienda mamma” è Mattel (non a caso un’azienda che produttrice di giochi), che ha creato a Milano un ambiente di lavoro in cui l’azienda, tramite piccole coccole offerti ai dipendenti, allarga le sue competenze ben oltre la normale funzione del luogo di lavoro, fino a diventare luogo di “educazione al benessere”. Oltre all’organizzazione di progetti legati allo sviluppo di una sensibilità verso il tema della sostenibilità come il Green Project di cui abbiamo già parlato, Mattel offre una serie di servizi come l’osteopata, lo psicologo, il prelievo del sangue AVIS con le analisi, organizzati nella sala relax periodicamente, la mela fresca ogni mattina alla reception e  la colazione alla propria scrivania una volta al mese, e sovvenzioni aziendali destinate, a scelta del dipendete, ad aspetti extra-ufficio che riguardano la vita del dipendente come abbonamenti o spese mediche.
Se la famiglia è stata da sempre il primo luogo dell’educazione, l’azienda si configura oggi come una seconda famiglia adottiva, non solo preoccupata del benessere del dipendente, ma anche dell’orientarlo verso le pratiche in grado di fornire questo benessere.

2. Dal “corporate” al corpo: come creare senso di appartenenza nell’epoca della flessibilità.
Era già emerso dall’edizione precedente dell’Isola WOW! Lavoro agile come anche il passaggio allo smart working fosse una questione di educazione , alla fiducia e ad una nuova modalità di gestire il rapporto datore di lavoro-dipendente. In questa edizione abbiamo indagato più in profondità come è proprio il design lo strumento privilegiato per questa “educazione”. Lontano dall’essere un elemento puramente decorativo, il design ha una profonda azione attiva ed educativa sul corpo del lavoratore: scrivanie regolabili, scrivanie scomponibili, postazioni non assegnate e spazi flessibili cambiano posture e rendono il lavoro (e lo fanno percepire) più dinamico, parola chiave dei nuovi ways of working; spazi in between, graffiti e cucine creano un modo di vivere lo spazio informale che corrode a poco a poco il confine tra il fuori e il dentro l’ufficio, tra il tempo libero e il tempo del lavoro, confine che lo smart working tende ad annullare, promuovendo un continuum indefinito regolato dalla fluidità delle informazioni tecnologiche e dalla responsabilità dell’individuo; il maggior orientamento verso l’open space e l’abbandono delle partizioni fisse e rigide tra le diverse parti e funzioni dell’azienda, se da un lato suscita spesso interrogativi sui problemi di privacy, dall’altro fornisce la percezione di un’azienda più trasparente, più vicina al dipendente e più orizzontale.
Un secondo aspetto dove il design riveste un ruolo fondamentale è la brandizzazione dello spazio e l’interazione dei valori dell’azienda attraverso lo spazio. Abbiamo già parlato, per esempio nel caso di Star, di come questo può essere ottenuto attraverso il colore e l’organizzazione di uno spazio che pone al centro l’elemento chiave della mission dell’azienda: la cucina.
Un esempio ancora più forte è fornito dalle sede di Technogym a Cesena capace di fondere i concetti dell’azienda mamma a quelli del vivere nel corpo i valori dell’azienda. La compagnia leader nella produzione di attrezzi per lo sport e il tempo libero ha trasformato la sua sede in un campus del benessere del corpo: attrezzature e un percorso jogging utilizzabile prima, dopo o nelle pause del lavoro, un ristorante che offre cibo sano e controllato per il pranzo, scritte sugli ascensori che invitano all’uso delle scale, spazi di lavoro che richiedono movimento e la proposta dell’uso della wellness ball per le sedute alla scrivania.

3. Aspetti culturali: deviazioni peculiari dal modello di stampo anglo-sassone.
“Il design e lo smart working sono un fatto di cultura”, ha concluso così il suo intervento Andrè Straja, sottolineando come se i concetti di flessibilità, ergonomia, work-life balance rappresentino una novità per il panorama italiano è per il netto ritardo che le aziende e la legislazione italiana hanno in questo campo rispetto agli stati del Nord Europa e dell’America. Se è vero che in Italia lo smart working sta lentamente (e con successo) lottando contro una resistenza culturale, non è detto che questa resistenza culturale sia qualcosa di assolutamente negativo, ma una peculiarità che costituisce un’occasione fertile e feconda per una nuova alchimia tra il modello, il nostro trasformismo e la nostra capacità di trasformazione e re-invenzione del modello stesso. Su questo concetto si è basato l’intervento di Giulio Ceppi di TotalTool, che con il suo progetto dello spazio retail in India, ha dimostrato come non solo il marchio made in Italy è ricercato nella concretezza degli oggetti prodotti, ma anche nell’abilità di una forma mentis abituata storicamente a calare l’idea nel contesto.
Il design è espressione della cultura e dalla cultura non può prescindere: il modello dello smart working, in poche parole, non può essere importato in toto dalle aziende di Cupertino, ma va riadattato e modificato alle peculiarità del contesto. Solo in questo modo può funzionare.
Un esempio banale è la sede milanese di Digital Entity, uno spazio per lo smart working che NTTdata ha voluto con un design pulito ed essenziale come è nella concezione giapponese, in contrasto con altri uffici smart che puntano su un ambiente maggiormente di impatto. Come ha raccontato Rossella Destefani questa scelta è stata vissuta come un plus nella percezione dei clienti: “loro non comprano solo il prodotto, ma anche la serietà di un’azienda giapponese”.
Ecco perché è importante sottolineare, in conclusione, che il design non è e non può essere considerato un elemento neutro e di secondo piano, ma lo strumento principale di cambiamento, espressione viva e vissuta delle politiche aziendali e dei nuovi ways of working.
Testo di Gabriele Masi.
Didascalie:
1, 2 Wellness Campus Technogym, Antonio Citterio e Patricia Viel & Partners, Cesena.
3, Wellness Room, Uffici Mattel Italia, Milano.
4, UniCredit International Centre, 
SGS Architetti Associati e Studio Scagliotti, Sofia (Bulgaria).
5, Sede Star, Il Prisma, Milano.
6, Sese Digital Entity, deamicisarchitetti, Milano.
7, 8 Discovery Centre, TotalTool, Bhartiya (India).

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Star: rivoluzione smart di un’azienda tradizionale.

Dalla scrivania fissa e personale all’open space, da uno spazio fortemente gerarchizzato alle postazioni libere. Come portare un’azienda tradizionale e con un una lunga storia nell’era dello smart working? Durante la seconda jelly session dell’Isola WOW! Lavoro Agile, Matteo Melchiorri, HR Star e Antonella Grenci de Il Prisma hanno illustrato le caratteristiche dei nuovi uffici Star di Milano.

Star, la famosa azienda alimentare, ha da poco trasferito i suoi uffici presso il centro MAC7 di Milano. Gli interni, progettati dall’architetto Antonella Grenci de Il Prisma, propongono una concezione dell’ambiente di lavoro, all’insegna del “chance encounters”.
“Abbiamo optato per un open space uguale per tutti senza postazioni assegnate” spiega Matteo Melchiorri, direttore risorse umane Star “Abbiamo scelto uno spazio molto generoso, senza un obiettivo di ottimizzazione della superfice. Di per sé la postazione è tradizionale, ma non ci sono pannelli divisori e soprattutto sono stati ridotti al minimo gli spazi fisici per l’archiviazione dei documenti, perché abbiamo adottato un approccio paper-less.
Per accompagnare il processo di cambiamento verso questo nuovo modo di lavorare, abbiamo dotato ogni dipendente di un locker, armadietto 35x35x60cm per gli oggetti personali”.
L’elemento che contraddistingue il progetto è la forte impronta che lazienda ha voluto dare allo spazio, in primo luogo nell’uso del colore.
“Chiunque entri negli uffici non ha dubbi di trovarsi in Star per i colori inconfondibili del marchio”, spiega Antonella Grenci. “Una moquette verde, un grande prato, e le nuvole colorate dei pannelli acustici gialle, rosse e bianche: i colori di Star sono presenti ovunque”.
Altro forte elemento architettonico e cuore del progetto è lagorà.
“Gli uffici hanno una struttura ovale” continua Melchiorri “al centro c’è un’agorà che riproduce l’ambiente famigliare di una cucina, con un bancone, un frigorifero, vending machine, tavolini e divanetti. Unarea break flessibile e multifunzione che può essere utilizzata per rilassarsi o lavorare in autonomia o con altri in maniera informale.
Volevamo un luogo che favorisse lincontro e la condivisione tra i dipendenti. Abbiamo anche una cucina vera, professionale, uno spazio di lavoro dove organizziamo show cooking, eventi con la stampa, coi consumatori, con gli studenti universitari, etc”.
Qual è, però, il fattore più importante del passaggio allo smart working per un’azienda tradizionale come Star?
Melchiorri non ha dubbi: “È il change management, fatto di accompagnamento,verso il nuovo e di spiegazione del perché delle scelte.
Proprio con questa finalità abbiamo illustrato le varie fasi di realizzazione dei nuovi spazi attraverso un website dedicato ed abbiamo organizzato un focus group interno per ascoltare i dubbi e gli spunti delle nostre persone”.
Limportante è non dare per scontato nulla e rispondere a tutte le domande che arrivano”.
Il passaggio allo smart working, come tiene a sottolineare Melchiorri, non è comunque semplice e richiede una sua gradualità.
“Non possiamo definirci un’azienda agile, ma abbiamo scelto per il momento una maggior flessibilità in entrata (dalle 7.30 alle 9.30), nella gestione dell’orario durante la giornata e di conseguenza anche dell’orario di uscita, ma soprattutto abbiamo eliminato la timbratura, all’insegna del trust ed dell’accountability. Abbiamo deciso di non adottare in questa fase l’home working, per il futuro vedremo…”.
Testo di Gabriele Masi.

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