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Real Estate per la human experience in ufficio.

Engagement, Fulfilment, Empowerment: è questa la triade di valori dell’ufficio del futuro secondo lo studio “Workplace powered by Human Experience” di JLL (brand name di Jones Lang LaSalle) . Il Real Estate si conferma ancora una volta essere un potente fattore di trasformazione aziendale, volto alla creazione di esperienze significative in un ambiente di lavoro sempre più umano.

“Un ambiente di lavoro alimentato dall’esperienza umana va ben oltre un buon work-life balance. Guida come le persone si sentono circa il loro ufficio, come sentono il controllo sul proprio percorso, il senso di dedizione verso l’azienda e quanto sono soddisfatti”. Con queste parole Marie Puybaraud, Global Head of Research di JLL Corporate Solutions, commenta il report “Workplace powered by Human Experience”, parte del programma di ricerca Future of Work lanciato da JLL.
Lo studio si basa su 40 aziende clienti della società professionale di consulenza americana, specializzata in servizi immobiliari e di gestione degli investimenti, e sui risultati di un’indagine condotta su oltre 7.300 persone comprese tra i 18 e i 65 anni. La survey ha interessato 12 paesi: Australia, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Sud Africa, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Partendo dalla concezione dell’ufficio come un ecosistema, per cui un ambiente di lavoro ben organizzato può portare a una maggiore diffusione di idee, prodotti e strategie organizzative ottimali, e dunque ad un vantaggio competitivo per l’azienda stessa, lo studio mette in risalto tre fattori chiave dell’ufficio del futuro, sempre più concepito come “creatore di esperienze”: engagement, cioè il senso di dedizione (traduzione italiana imperfetta per il sinonimo spesso usato “commitment”), fulfilment, cioè il senso di comfort e appagamento, ed empowerment, cioè il creare la sensazione di controllo da parte del dipendente del proprio lavoro e della propria formazione.

Tra i fattori maggiormenti determinanti il senso di engagement ed empowerment ci sono la fiducia, la gentilezza e la possibilità di prendere l’iniziativa, che si traducono a livello di organizzazione e di design in ways of working agili, in grado di creare le condizioni per sviluppare nei dipendenti uno spirito imprenditoriale.
Il senso di appagamento è dato principalmente, invece, dal vedere riconosciuto il proprio lavoro, dalla possibilità di sviluppare le proprie competenze e la propria creatività, e da un ufficio incentrato sulla continua sfida e innovazione, in grado di soddisfare gli standard di benessere.

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C’è, poi, una relazione tra densità all’interno dell’ambiente di lavoro e l’efficacia dei dipendenti: gli uffici più innovativi prevedono un’alta percentuale di spazi comuni con un layout open-plan e favoriscono una bassa densità attraverso un approccio agile e flessibile.
Un ambiente di lavoro ideale deve, così, essere composto da un giusto mix di ambienti collaborativi e di incontro, come le “aree in between” ed aree break, spazi dedicati al co-working o project rooms. Utile è anche la presenza di incubatori, spazi dedicati in cui dipendenti e talenti esterni possono sviluppare progetti personali utilizzando le infrastrutture, il supporto e i consigli dell’azienda.

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Tra i dati più interessanti prodotti è da sottolineare come quasi il 70% degli intervistati concordi sul fatto che la felicità sul lavoro sia l’ingrediente principale di una buona esperienza del luogo di lavoro e circa il 54% è favorevole all’idea di una figura professionale come un ’Responsabile della Felicità’ dedicato al benessere dei dipendenti. La metà circa degli intervistati ha dichiarato, inoltre, di essere attualmente soddisfatto dell’attuale ambiente lavorativo e aspira ad un ambiente dinamico, stile start-up, anche se prevale un atteggiamento ancora di incertezza riguardo all’accettazione del cambiamento: solo il 42% ha rivelato, infatti, di sentirsi pronto a trasferirsi dal proprio desk personale ad una situazione di ufficio open space o postazioni di lavoro fisse, per avere accesso a nuovi luoghi di lavoro innovativi.
Il design e l’immobiliare assumono, quindi, un cruciale valore educativo, strategico e operativo.
“In un mondo sempre più guidato da dati e innovazione digitale, il futuro del lavoro in realtà si basa più sulle persone di quanto si possa pensare”, ha dichiarato Neil Murray, CEO EMEA di Corporate Solutions presso JLL. “Le società non possono più solo focalizzarsi sul fornire luoghi di lavoro, ma devono creare spazi che consentano alle persone di realizzare le proprie ambizioni. Offrire ciò che le persone desiderano può generare cambiamenti vantaggiosi per le imprese.”
Testo di Gabriele Masi.

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Global Change: biofilia per pavimenti performanti.

Ideata da Kari Pei, Lead Product Designer di Interface, la nuova collezione di pavimentazione tessile Global Change, lanciata al Neocon, applica i concetti del design biofilico e riflette la necessità umana di cercare la natura anche negli spazi indoor. I raffinati decori che interpretano in modo artistico il fogliame, le texture naturali, le ombre create da alberi e foglie rendono più accoglienti e naturali anche i workplace.

La biofilia è un trend in forte crescita nel modo dell’interior design e dell’architettura anche se non possiamo dire che la “tendenza innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali” sia una novità. Questa ipotesi scientifica fu proposta da Edward O. Wilson nel 1984 e da allora le sue applicazioni sono state molte. Interface è stata tra le prime aziende a intercettare questo approccio e da diversi anni applica i concetti del design biofilico nelle sue collezioni di pavimentazioni tessili.
L’ultima nata, Global Change è stata lanciata al Neocon di Chicago e fonde l’ispirazione alla natura con le alte competenze nel settore dei sistemi di pavimentazione modulari che sono prerogativa di Interface.
La collezione evoca il fogliame attraverso l’interpretazione artistica dei modelli di ombreggiatura di alberi e foglie. Gli elementi e i riferimenti biofilici si riflettono anche in modelli casuali e transizioni fluide ispirate a texture trovate in natura.
Decori che fino a poco tempo fa avremmo considerato adatti solo per il settore residenziale o alberghiero oggi sono perfetti anche per un workplace sempre più informale, domestico e fluido.

Global Change è composta da sette stili di decoro disponibili in sei palette di colori organici.
Progression 1,2 3 sono le tre tipologie di doghe fondamentali: tre texture con tre diversi livelli di prezzo.
Glazing e Shading traggono ispirazione dai pergolati, con le forme del fogliame abbinate alle linee della trama:
Ground e Raku evocano l’aspetto cracking della terra secca e possono essere installati secondo ogni direzione.
Sono disponibili in formati da 50 cm x 50 cm e 25 cm x 100 cm .
Per questi sette decori, il team di progettazione Interface ha ideato una gamma di colori che prendono spunto dalla terra e dai minerali (Eclipse, Evening Creep, Ombra del deserto, Fawn, Daylight e Morning Mist).
Global Change guida l’utente in un viaggio dalla foresta alla costa, offrendo un’estetica di qualità, ma anche la versatilità e la funzionalità delle pavimentazioni modulari. -ha affermato Kari Pei- Ogni prodotto della collezione è stato progettato per armonizzarsi con gli altri e la collezione ha la capacità unica di adattarsi poiché il design e i gusti evolvono costantemente”.
Global Change è in linea con gli impegni di sostenibilità di Interface: ha l’impatto di CO2 più basso di qualsiasi altra collezione, utilizza contenuti riciclati e la sua leggerezza riduce l’impronta ecologica della spedizione e del trasporto di prodotti.

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Neocon: ispirazioni per nuovi stili di vita professionali.

Neocon, alla sua 49a edizione si conferma come un eccezionale centro d’ispirazione di soluzioni e tendenze: il design del luogo di lavoro sta diventando essenziale per attrarre e trattenere i lavoratori della Gig Economy, i Millennials e la Generation Z, nuovi volti di questo moderno stile di lavoro ispirato alla “cultura della condivisione“. Interni piacevoli, accoglienti e improntati al benessere psico-fisico rispondono alle nuove regole della co-creazione dell’ufficio e della collaborazione.

L’arredamento adattivo, la privacy su richiesta, il comfort acustico e il controllo del suono, il design biofilico e le nuove tecnologie per la ricarica in wi-fi dei dispositivi e le esperienze di visualizzazione in 3D, ispirano il nuovo design dello spazio di lavoro.
I prodotti sono versatili, modulabili, configurabili, multifunzionali e regolabili per offrire soluzioni flessibili e dinamiche che consentano la massimizzazione delle diverse impostazioni di lavoro: privacy secondo le esigenze, sessioni di lavoro collaborativo o aree riunione improvvisate.
Illuminazione, pareti divisorie, scrivanie e posti a sedere, tutti gli elementi possono essere riconfigurati di continuo per offrire possibilità di allestimenti virtualmente infiniti e ispirare e sostenere il lavoro, dal formale al casual. Le nuove geometrie sono le serpentine, i rettilinei, le unità transitorie.
Pavimenti, pareti divisorie e i prodotti in generale utilizzano materiali naturali o riproducono immagini della natura o propongono altre esperienze tratte dal mondo naturale, secondo la nuova tendenza del design biofilico.

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Insomma “the office is unoffice“, per dirla con l’espressione evocativa di West Elm, un marchio di New York di mobili per la casa che si sta espandendo in modo innovativo anche nelle soluzioni di arredo per workplace.

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Il Neocon merita sempre il viaggio soprattutto quest’anno con l’atmosfera di festa per i 100 anni di Florence Knoll, designer leggendaria e visionaria, ex presidente della Knoll e fondatrice di KnollTextiles, e la conferenza di Antonio Citterio presso il Museo d’Arte Contemporanea di Chicago, considerata, insieme alla sua retrospettiva, uno degli appuntamenti più importanti della Windy City.
Aspettando di vedere cosa ci porterà la 50a edizione, è meglio ricordarsi di prenotare il viaggio per tempo!

Testo di Silvia Fattore.

1. West Elm, Haus, design by Qdesign.
Si tratta di una postazione singola di lavoro, ispirata all’architettura tradizionale e alle cabine aree di prima classe, progettata per il lavoro individuale e di gruppo. Collegate insieme, le tre configurazioni trasformano un ufficio aperto in un villaggio dinamico, un nuovo paesaggio della comunità creativa.

2. Buzzispace, BuzziPleat, design by 13&9Design.
Vincitore del Best of Neocon 2017 Gold.
Categoria: Acoustic Panel & Solutions.
Reinterpreta le tecniche antiche usate nella moda, come lo smocking e la plissettatura, per creare forme scultoree di ampie dimensioni, ma leggere, realizzate in BuzziFelt per l’assorbimento acustico. E l’elemento acustico sospeso si unisce con una sorgente luminosa per sposare il controllo acustico e l’illuminazione in un prodotto multifunzionale.

3. Arper, Parentesit, design by Lievore Altherr Molina.
Collezione di pannelli decorativi modulari dalle audaci forme grafiche (cerchio, quadrato, ellisse) ulteriormente personalizzabili con l’aggiunta di un diffusore o di una luce ambientale. La collezione è ora completata dalla versione freestanding, per la concentrazione o la conversazione silenziosa in ambienti di lavoro condivisi o collaborativi.

4. Fluidconcepts & Design Inc., Orbit, Inline Systems.
Le workstation si conformano in base a come le persone effettivamente lavorano fornendo l’accesso all’area di lavoro di un utente in una circonferenza ergonomica continua. Le postazioni possono essere configurate nella loro piena circolarità o in segmenti parziali, collegate in configurazioni a serpente, tangenti o come moduli indipendenti. La postazione può avere diametri, raggi e altezze diverse. I divisori curvi sono disponibili in vari materiali quali laminato, tessuto, metallo stampato e acrilici. È elettrificabile e l’installazione è facile e veloce.

5. Steelcase, Surround, design Steelcase Design Studio.
Vincitore del Best of Neocon 2017 Gold.
Categoria: Healthcare Guest/ Lounge seating.
Una collezione di arredi destinati a supportare l’assistenza sanitaria. Surround, disponibile nella versione a 3 posti per uso letto, a 2 e a 1 posto, è un sostegno al ruolo dinamico e al coinvolgimento dei membri della famiglia del paziente, aiutandoli nell’impegno e favorendo il loro benessere nei i momenti che contano di più: dal riposo e al relax, all’accogliere gli ospiti e comunicare con i medici.

6. Davis, Q6, design by Jonathan Prestwich.
Vincitore del Best of Neocon 2017
Innovation. Categoria: Furniture Collections for Collaboration.

Una linea all-inclusive ispirata ai modi di lavorare di oggi che risponde alle necessità dei diversi tipi di spazi di lavoro. Composta da posti a sedere, schermi, banchi, tavoli e pouf, offre una gamma versatile di elementi eleganti e funzionali.

7. Snowsound USA (Caimi Brevetti), Snowsound Diesis, design by Alessandro Mendini, Francesco Mendini.
Vincitore Best of Neocon 2017 Silver. Categoria: Acoustic Panels & Solutions.

Elemento fonoassorbente realizzato con strutture portanti in acciaio e drappi realizzati con tecnologia Snowsound-Fiber. Questi elementi hanno nella loro parte alta dei telai in acciaio che consentono al drappeggio di cadere assumendo precisi raggi e stratificazioni studiate per ottimizzare le performance acustiche. E’disponibile nella versione a soffitto o free-standing.

8.Interface, Global Change. Design by Kari Pei, Interface Lead Product Designer.
Rappresenta ad oggi il massimo della flessibilità per una pavimentazione; unisce il design biofilico ispirato alla natura con la modularità dei sistemi di pavimentazione di Interface (quadrotte e doghe). La collezione offre una gamma integrata di opzioni di progettazione che permette infinite composizioni. Interpreta in modo artistico foglie e rami; gli elementi e riferimenti biofilici si esprimono in modelli casuali e in transizioni fluide ispirate a texture trovate in natura.

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9. Herman Miller, Prospect, design by Richard Holbrook.
Vincitore Best of NeoCon Gold.Categoria Arredi per la Collaborazione.
Una linea di arredi freestanding semicircolari ideati per favorire la collaborazione e la creatività individuale negli uffici e nei luoghi di apprendimento. Offre la quantità di privacy adeguata ed è il luogo ideale per il brainstorming, il pinning e per assecondare con facilità la transizione dal lavoro individuale a quello di piccoli e medi team. Gli schermi sono attrezzati con lavagne bianche, superfici sfoderabili e display multimediali.


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Forme archetipiche della città in ufficio.

Il progetto di DAP Studio per la sede di GFT Italia a Milano è la concretizzazione di un paradosso: il workplace di questa multinazionale che opera nell’immaterialità dell’Information Technology recupera infatti i valori spaziali e sociali della città, la più complessa e materiale creazione dell’uomo. Così, anziché escludere dal luogo di lavoro la vita urbana, la si integra nel paradigma dell’esperienza lavorativa.

“Abbiamo immaginato un luogo dove relazioni umane e conoscenze si muovano lungo strade e piazze, dove ci si possa appartare per discutere in salotti accoglienti oppure scambiare opinioni di fronte ad un lungo tavolo da pranzo. Così l’open space dell’ordinario palazzo per uffici diventa un nuovo paesaggio urbano, teatro di un nuovo modo di intendere il lavoro” spiegano Elena Sacco e Paolo Danelli di DAP Studio.

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L’organizzazione non gerarchica dell’azienda si traduce in una fluidità spaziale capace di stimolare le relazioni interpersonali e la condivisione di informazioni generando 1500 mq di uffici liberi sia dall’omologazione dell’open space che dall’anonimato dell’ufficio tradizionale.


L’ingresso disegna una soglia labile tra spazio esterno e spazi di lavoro introducendo con ironia alcuni segni tipici del paradigma urbano in scala ridotta.

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I percorsi si articolano intorno a questo corpo centrale: se la sezione suggerisce l’archetipo della casa, il volume allungato è l’evocazione della “fabrica”, luogo per antonomasia della produzione. Un’architettura in miniatura con tetto a falda e superfici giocosamente forate che tendono al dinamismo e alla “smaterializzazione”.

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La “casa” enfatizza ovviamente l’ibridazione tra ufficio e spazio domestico e si propone come ospitale e vivace luogo di incontro e scambio di idee, caldo e molto materico all’interno.

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La dualità tra matericità e smaterializzazione è un elemento ricorrente nell’ambiente che spicca nei rivestimenti in cemento contrapposti alle ampie superfici vetrate delle meeting room e nel candido minimalismo delle workstation (touch-down e condivise) che fa da contrappunto al legno di rovere dei serramenti e di alcuni arredi.
Il luogo del lavoro diventa percettivamente stimolante e offre un’inedita e costantemente mutevole esperienza spaziale.
Foto di Barbara Corsico

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Arredi su misura: moda, ricerca estetica o esigenza reale?

Tradizionalmente gli arredi “su misura” erano riservati agli ambienti di lusso, agli spazi di rappresentanza, agli uffici dirigenziali oppure alle case borghesi. In seguito, con il diffondersi dell’industrial design, la modifica “fuori serie” si è resa indispensabile per adattare sistemi di arredo troppo rigidi alle caratteristiche dell’edificio, oppure per non cadere nella banalità dell’omologazione.
Oggi che l’industrial design ha accolto il concetto di personalizzazione e di design delle opzioni, l’arredo “su disegno” continua a mantenere un suo fascino anche e soprattutto nei nuovi workplace come i coworking dove vira in una sorta di “manierismo shabby”.
Perché? Costa meno? Oppure ognuno vuole creare la propria estetica?

I nuovi sistemi produttivi permettono la massima personalizzazione dei componenti e delle finiture, allora da cosa nasce questa ossessione dell’arredo su disegno?
Le aziende produttrici sono messe in crisi dalla costante richiesta di campionature “personalizzate” che arrivano anche dai grandi clienti. Si sono impegnate, e hanno investito parecchio, nello sviluppo di sistemi di arredo articolati e complessi da permettere praticamente ogni tipo di soluzione customizzata, ma questo non basta ancora ai loro clienti sempre più esigenti.
Non è raro che grossi gruppi bancari si affidino all’architetto per disegnare le proprie scrivanie: possibile che tra centinaia di prodotti in commercio nessuno corrispondesse alle loro richieste?
Se penso a un arredo su disegno mi vengono in mente i raffinati dettagli di Scarpa nello showroom Olivetti, le morbide curve dei tavoli di Mollino, le sorprendenti soluzioni di Gio Ponti… ma che senso ha far realizzare su disegno centinaia di scrivanie uguali per N piani di open space?
Il “virus” del su misura colpisce anche i workplace di dimensioni minori, in particolare quelli che puntano a un mood domestico – Plantronics, Doxa, Digital Entity o Clubhouse Brera, per citarne alcuni- mossi dal desiderio di creare un’immagine di ufficio che non sembri un ufficio.

Da quanto dicono, far realizzare gli arredi da un artigiano è meno costoso che comperarli di serie. E in fondo mixare prodotti di stile diverso per creare il nostro look fa parte della nostra cultura: la moda insegna. Però mi chiedo: gli standard di qualità, di ergonomia e di resistenza sono allo stesso livello dei prodotti industriali ingegnerizzati e testati come richiedono le normative?
Poi c’è il mondo in costante espansione dei coworking -non più una nicchia- che apre un altro universo.

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La sua estetica “raw design” è fatta di tavoli da officina, poltrone recuperate in solaio, arredi di cartone, sedie riciclate, la visione di base è qiuella del bricolage che ricicla gli scarti di una società consumista. L’immagine sciatta e scrausa è voluta, ma, dal mio punto di vista, sta diventando una nuova forma di omologazione.

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Alcune aziende produttrici stanno seguendo questo “filone Garage”Hack di Vitra (foto sopra), Pakiet Zieta, PlayWood di OSB o Pixel di Bene (foto sotto) – ma personalmente sono già stanca di vedere ferro arrugginito e legno grezzo in ufficio. Hanno perso la loro carica trasgressiva.

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Forse è solo moda e presto sarà superata, come tutte le mode.

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Questo manierismo shabby, ha visto però il coinvolgimento di Carlo Ratti per la realizzazione di scrivanie e pareti divisorie negli spazi del coworking Talent Garden Milano Calabiana, mentre un altro importante coworking,

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COWO, ha istituito un gruppo di progetto per realizzare “scrivania ideale” da utilizzare nei suoi spazi: effettivamente ci sono alcuni aspetti innovativi che rispondono in modo efficace alle esigenze di uno spazio di lavoro estremamente dinamico.
Non c’è conclusione a queste mie riflessioni. Non ho risposte e sono bene accetti i commenti, anche di chi la pensa in modo diverso.

Editoriale di Renata Sias, direttore WOW! Webmagazine

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L’acustica declinata con sapienza.

Mascagni, che dal 1930 produce arredi per ufficio e da sempre affianca la divisione Casa a quella Workplace e Contract, ha affrontato il tema imprescindibile del comfort acustico in modo completo, integrato e articolato. Un percorso in progress sviluppato in modo coerente, declinando il tema dell’acustica in una gamma di soluzioni di interior design che non hanno competitor sul mercato.

L’unicità delle proposte dell’azienda bolognese deriva dall’approccio adottato e trova radici nell’esperienza e nel proprio know-how fatto di sperimentazione, di sinergie con fornitori che operano in altri settori e di applicazione di tecnologie mai usate nel furniture design.
Le linee di prodotti presentati a Workplace3.0 erano la fotografia di un modo di operare con precisione e cura dei particolari. Proposte coordinate tra loro per creare ambienti che trasmettono sensazioni piacevoli e benessere, disponibili in una gamma di configurazioni e di materiali tanto ampia da trasformarli in prodotti ad hoc, anche per progetti on demand.

Il versatile pannello fonoassorbente TrèS Sound caratterizzato dalla superficie in legno (o melaminico) curvato, sagomato e microforato che racchiude a sandwich il materiale fonoassorbente, non solo si arricchisce di nuove funzionalità, ma diventa elemento base per varie soluzioni di interior design che si sviluppano tridimensionalmente nello spazio: verticalmente come schermo divisorio, ma anche a parete come funzionale boiserie e a soffitto.
La veste d’uso come partizione divisoria autoportante è rappresentata da TrèS Screen che garantisce sempre alte performance nei diversi materiali disponibili.

TrèS genera TrèS Spine, sistema di d’arredo dalle geometrie semplici con moduli sovrapposti che dividono lo spazio in maniera creativa ed efficiente con altezze differenziate.
Grazie alla collaborazione con 3F Filippi, azienda bolognese di illuminotecnica nasce TrèS Sound Lux, il pannello fonoassorbente che integra luce LED.
Per rivestimenti a soffitto la soluzione è TréS Sound Sky System che, attraverso l’utilizzo di giunti snodabili modulari e modulabili, gli inserti triangolari di pannello fonoassorbente, in legno, laminato o tessuto, crea ambienti eleganti e acusticamente confortevoli.
L’esperienza di Mascagni come produttore di pareti divisorie si esprime in ALLinONE Slim che grazie ai profili in alluminio estrusi accoglie indifferentemente pannellature di vetri singoli, doppi o a facciata piena con struttura interna in acciaio.

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Il calore domestico che tutti cercano nell’ambiente di lavoro trova una risposta in ALLinWOOD sistema di partizioni divisorie isolanti con profilo di legno massello che accoglie indifferentemente vetri singoli, doppi o a facciata piena.

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Spaces, nuovo format di business community.

Anche in Italia è arrivato Spaces, nuovo format internazionale di business community di Regus in espansione “fondato sull’idea che il successo generi altro successo”: dopo Olanda, Inghilterra, Australia e Stati Uniti ecco a Milano, sui Bastioni di Porta Nuova, 5.000 metri quadri di uffici privati e business club con sale riunione e sale conferenza, lounge bar, aree per ospitare mostre ed eventi. Il punto di forza è il rooftop, un terrazzo con vista panoramica sullo skyline della “Milano che sale”.

L’interior design è stato affidato a Laboratorio Permanente, uno studio di progettazione non specializzato in layout di uffici e forse per questo più “fresco” e meno legato ai pregiudizi e ai modelli dello space planning tradizionale. “E’ stato sorprendente scoprire che nel progetto dell’ufficio possono convergere i criteri applicati nella casa insieme a quelli dell’urbanistica: la ricerca del comfort e della gradevolezza dell’ambiente si fondono con lo studio dei flussi e dei percorsi per dare vita a un modello di workplace che ispira modalità di lavoro più collaborative e creative” spiega l’architetto Angelica Sylos Labini.

Emanuele Arpini, regional marketing manager di Spaces commenta: “L’inaugurazione di Spaces testimonia la volontà di puntare sull’internazionalità di questa città, per ospitare la prima sede italiana di questo nuovo format. Milano del resto si conferma sempre di più una piazza in grado di recepire ed esaltare le nuove tendenze in diversi settori, tra cui anche quello del lavoro, in cui il concetto di luogo e di flessibilità, sono le chiavi di lettura del futuro”.


Appena inaugurato, è stato affittato già il 75% di questi ospitali e accoglienti ambienti di lavoro; gli imprenditori e le aziende che hanno scelto Spaces come propria sede dimostrano il desiderio di entrare a far parte di una community che può generare innovazione e cultura.

Dall’atmosfera cosiddetta “urban design” a quella più rigorosa e formale, i diversi piani identificano le diverse funzionalità con caratteri di design diversi: l’esclusività del terrazzo panoramico è perfetta per i momenti di convivialità e relax; il mood della condivisione si respira in particolare al piano terra (articolato in reception, lounge, quiet space, zona bar, “celle” isolate acusticamente adatte per riunioni informali e phone booth per una maggiore privacy).


Ai piani superiori prevalgono l’atmosfera “neutra” e la connotazione più tradizionale di ufficio chiuso (uffici di varie dimensioni delimitati da pareti divisorie che affacciano su corridoio).


Nel basement non mancano ambienti coworking più votati alla condivisione dove, non a caso, hanno scelto di lavorare aziende smart che già hanno attivato proficue forme di sinergia; come ReFeel eMobility, azienda che offre servizi di mobilità elettrica, con cui Spaces ha sviluppato un progetto di car sharing mettendo a disposizione vetture elettriche in esclusiva per i clienti.L’olandese ReFeel eMobility, per la sua prima sede in Italia, ha scelto l’energia rinnovabile made in Italy di LifeGate Energy con notevole risparmio di CO2 rispetto all’utilizzo dell’energia tradizionale.
A dimostrare che la filosofia eco-sostenibile è un elemento che accomuna le aziende più smart.

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I numeri di Spaces:
5000 mq;
740 mq d business club;
3,300 mq uffici;
8 meeting room,
25 posti auto parking.

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Vite Mobili: questo ufficio (non) è un albergo.

Vivere, viaggiare e lavorare sono attività che spesso si intrecciano e i luoghi che ci accolgono, tra lavoro e ospitalità, diventano sempre più ibridi nelle loro funzioni (#designforhospitality). Come possono interagire i settori e gli spazi del leisure con quelli attinenti al business? Quali nuovi scenari si stanno definendo per l’interior design? Su questi temi si è discusso nella conferenza “HOW: HOspitality&Workscape” organizzata dal Politecnico di Milano in occasione della Settimana #lavoroagile.

Il saggio “Mobile Lives” di Anthony Elliott e John Urry, è come una “Bibbia” per gli studenti che da tutta l’Europa hanno partecipato al progetto focalizzato sull’analisi delle relazioni e dei processi di ibridazione tra spazi di lavoro e spazi dell’ospitalità, finanziato da FARB (Fondo Ateneo Ricerca di Base del Dipartimento di Design, Politecnico di Milano).
Come spiega il direttore scientifico prof Francesco Scullica, la conferenza, rappresenta la fase intermedia del percorso di ricerca e un’occasione per descrivere progetti assai diversi tra loro: alcuni già realizzati, altri realizzabili, alcuni più utopici. Uniti da un approccio di cross-fertilization che coinvolge altri settori disciplinari capace di indicare strade e linguaggi progettuali per nuovi ambienti, in grado di rispondere ai bisogni dell’individuo e adatti ad interpretare ed esprimere i valori sociali condivisi dalla società contemporanea.
L’attenzione degli studenti si rivolge principalmente ai workplace per nomadic worker -smart office, hub, coworking- e alberghi e ostelli che acquisiscono nuove funzioni a dimostrare che l’albergo, luogo deputato per l’ospitalità, può diventare polo di servizi e l’ufficio, luogo deputato del lavoro, sempre più si connota come luogo capace di accogliere anche i momenti di piacere della nostra esistenza.

La tavola rotonda pomeridiana porta i temi della ricerca su un piano più concreto. La docente Silvia Piardi sottolinea come come queste trasformazioni rappresentino un’interessante sfida da cogliere per i produttori di arredi. Opinione condivisa dal presidente di Assufficio Marco Predari che vede positivamente la vivacità di tante brillanti idee, idee che i produttori devono sapere concretizzare e tradurre in prodotti finiti.
E Giovanni Giacobone di Progetto CMR aggiunge che la classe dirigente deve cambiare per poter cogliere l’opportunità di questo cambiamento.
Questo cambio culturale ha bisogno sia del cambio della dirigenza che del coinvolgimento delle persone – sostiene Gaia Morselli di Great Place to Work, è importante la rilevazione degli impatti e capire le esigenze; la produttività cambia se si è riusciti a creare  la motivazione.
Si alternano le visioni dei progettisti e quelle di aziende del settore ufficio che hanno saputo cogliere i cambiamenti in corso. Come Manerba che, sotto l’art direction di Raffaella Mangiarotti, ha declinato la propria visione estetica verso le atmosfere calde e confortevoli del soft living e Estel che tra le prime in Italia ha iniziato a lavorare sullo smart office e le inedite contaminazioni tra convivialità e ufficio che hanno ispirato la linea di arredi COffice.

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Più critico l’intervento dell’architetto Tatiana Milone “Non è l’ufficio che deve andare verso l’albergo, in questo periodo in crisi è soprattutto l’Hotel che, cerca di supplire all’attacco degli Airbnb e tentando la ricerca della domesticità e creandosi nuove identità per acquisire nuovi target di clientela.
Il rischio è che gli sconfinamenti e i nuovi slogan dello smart working, dimentichino che la loro ragione d’essere è sì quella di fare lavorare meglio… ma per essere piu produttivi! Quindi sii crea spesso una grande confusione, lavorando sugli stereotipi del giovanilismo stravaccato, coloratissimo, condiviso a oltranza -conclude Milone- Rimettiamo al centro il buon progetto competente, che organizza spazi e funzioni,  teniamo la curiosità vigile, ma come Politecnico, abbiamo il dovere di preparare professionisti competenti al di fuori della mode. Siamo in una situazione simile al Barocco e Roccocò: facciamo in modo che i nostri progetti non diventino “maniera”.
Anche Giorgio Bianchi, PKF Hotelexperts, sostiene che è l’albergo che ha interesse a tendere all’ufficio, il trend sempre più evidente è il business leisure (che ha raggiunto il 20 %) con una maggioranza femminile sotto i 30 anni.
Guido Castellini di AllegroItalia parla del format basato sulle 3 A: Arte /Amore /Allegria, di sale meeting particolari e di uffici temporanei.
Punto in comune tra workplace e albergo è la progressiva apertura verso l’esterno.
Apertura verso situazioni di coworking (Elisa Dragonetti, Best Western), apertura verso il gioco e l’esperienza come memoria attiva (Simone Micheli); anche apertura “fisica” con l’eliminazione delle barriere, per esempio sostituendo il tradizionale bancone reception con più domestici tavoli tondi (Sofia Vedani, Planetaria Hotels).

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L’intervento di Francesco Zurlo, preside vicario della Scuola del Design del Polimi, funge da conclusione:
“Uno dei pericoli della civiltà industriale è che il tempo libero sia organizzato dagli stessi centri di potere che controllano il tempo del lavoro. In questo caso il tempo libero è consumato secondo lo stesso ritmo del tempo lavorativo. Divertirsi significa integrarsi”. Questa frase campeggiava, luminosa, nel cosiddetto corridoio delle didascalie della XIII Triennale, quella dedicata al tempo libero.
È il 1964. Più di 50 anni dopo Dave Eggers scrive “The Circle”, proponendo un’immagine del lavoro, dei suoi miti, delle sue routine, che rappresentano esattamente quella profezia. Il tema dell’ibridazione ufficio/albergo è tutto qui. E va affrontato con una capacità critica che dovrebbe distinguere il buon design.
Il lavoro agile, se da una parte rende libera la persona, dall’altra lo taglia fuori da alcuni fondamentali meccanismi “rituali” che caratterizzano la quotidianità, che distinguono, e danno senso, ai diversi momenti di vita.
Del resto questo modello flessibile è spesso un modo per ridurre i costi degli spazi o, se preziosi, destinarli ad attività più remunerative che non quelle di accogliere scrivanie e sale riunioni.
Quale può essere la soluzione? E che ruolo può avere il design?
Probabilmente progettare piattaforme “abilitanti” più che soluzioni univoche può essere una strada. Dare cioè alla persona un abaco di possibilità per portare a termine un compito, fornendogli delle opzioni che gli consentano di uscire da una certa condizione lavorativa per accoglierne un’altra. Più confacente a condizioni di concomitanza (esigenze funzionali, psicologiche, sociali) e a ritualità (necessarie per riconoscersi in una cultura).
Un design delle opzioni, insomma, che consenta di superare le categorie con cui spesso tendiamo a semplificare fenomeni complessi come quello del lavoro contemporaneo”.

(Un ringraziamento particolare a Tatiana Milone e Francesco Zurlo per la gentile collaborazione)

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I 10 trend chiave nel workplace.

Quali sono i trend chiave del mondo del lavoro? Sodexo ne ha individuati 10 attraverso un’indagine condotta assieme agli esperti di diverse università americane. Il Global Workplace Trends Report 2017 nasce per fornire un utile strumento di navigazione ai datori di lavoro in un contesto di continua evoluzione, verso un ambiente lavorativo dove la maggior qualità della vita si traduca in maggiore produttività e benessere sociale.

Non è sempre facile orientarsi in un mondo del lavoro che sta cambiando rapidamente, intercettando le evoluzioni più efficaci e applicandole nel miglior modo possibile. Sodexo, nel suo ruolo di osservatore privilegiato, ha condotto un’indagine insieme ad esperti di  della Columbia University, University of Granada, Harvard Center for Work e United Nations Foundation. Tra i 10 trend individuati che di seguito sintetizziamo, spicca l’importanza dell’ambiente di lavoro, del rapporto intergenerazionale, della sostenibilità, delle nuove tecnologie oltre alle imprescindibili flessibilità e agilità.

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1. Ridefinire l’esperienza sul luogo di lavoro
Tra le nuove modalità per affrontare le mutevoli esigenze dei lavoratori, il design thinking è diventato un imperativo strategico per le organizzazioni che vogliono mettere l’esperienza del personale al primo posto (79% dei dirigenti intervistati) valuta il design thinking come un elemento importante o molto importante. Tutti gli elementi presenti sul luogo di lavoro sono in continua trasformazione: l’ambiente fisico, le tecnologie, i servizi e persino gli ambienti di lavoro virtuali.

2. Crescita dei luoghi di lavoro trasversali.
Interazione è già una delle parole chiave del workplace contemporaneo volto a stimolare l’innovazione. Per i datori di lavoro non è sufficiente creare le condizioni per un’interazione casuale e sperare che l’innovazione si verifichi spontaneamente. Devono promuovere mentalità e competenze che rendono proficua l’impollinazione incrociata, come la curiosità verso idee nuove provenienti da altre persone, la capacità di ascolto per coglierle dall’esterno, il pensiero laterale per dilettarsi con queste idee e la convinzione che chiunque possa essere vettore di innovazione. 

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3. Un’organizzazione agile.
L’agilità è un presupposto fondamentale per l’innovazione e la creatività. In un recente studio Accenture, su 277 aziende, quelle con il più alto livello sia di stabilità dei fondamenti strutturali sia di velocità, avevano il 436% di probabilità in più di raggiungere performance finanziarie molto sopra la media, rispetto a quelle cui entrambe queste caratteristiche mancano.

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 4. Apprendimento intergenerazionale.
Entro il 2030 è previsto un aumento della percentuale di persone con un’età superiore ai 60 anni, fino al 16,5% . Se oggi le regole dell’apprendimento sul lavoro sfidano la credenza per cui le persone più anziane insegnano e quelle più giovani imparano, segnando la fine del mentoring top-down, nel futuro ci si focalizzerà maggiormente su un apprendimento intergenerazionale, che garantirà una  maggiore produttività e competitività. 

5. Sbloccare il potenziale talento dei millennials.
I millennials rappresenteranno la più larga fetta del mercato del lavoro: si stima che entro il 2025 costituiranno il 75% della forza lavoro mondiale. Quando nel 2014 i millennials e la Generazione Z sono stati intervistati in 10 mercati globali, entrambe le generazioni hanno scelto la copertura sanitaria quale benefit più importante, mentre nel 2016 l’item più indicato è stato la flessibilità sul lavoro. Le grandi imprese sono chiamate ad offrire ai millennials la stessa libertà, flessibilità e mobilità che questi ambiscono dalle start up, cercando di stimolare l’intraprendenza (positivo per l’azienda) e un maggiore senso di libertà (positivo per il collaboratore). 

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6. Benessere 3.0.
In un mondo dove i confini tra vita privata e lavoro stanno diventando sempre più labili, i lavoratori di oggi sono alla ricerca di una nuova proposta di valore per il dipendente che preveda una maggiore attenzione verso gli aspetti di salute e benessere. Nel futuro le organizzazioni compiranno un passo ulteriore sforzandosi di rendere i luoghi di lavoro delle “destinazioni” sane per i propri dipendenti, sviluppando programmi olistici, personalizzati e focalizzati sul lavoratore.

7. Personal Branding.
I messaggi sul brand sono condivisi 24 volte più spesso se a diffonderli sono i lavoratori piuttosto che l’azienda. Cavalcando l’importanza sempre crescente dei social network, brand personale e brand aziendale, prima completamente separati, tenendo conto del valore degli influenzatori presenti nella loro forza lavoro. 

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8. Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Lo sviluppo sostenibile e l’integrazione tra bilancio sostenibile e bilancio finanziario diventano responsabilità di ogni impresa, socialmente responsabile per la salvaguardia del pianeta. Inoltre una nuova cultura basata sulla soddisfazione e la collaborazione sul luogo di lavoro porrà le basi per un domani meno individualista.

9. Lavoratori senza confini.
Il compito delle aziende è quello di modellare un mercato lavoro qualificato, occupato ed impegnato, attraverso l’inclusione di lavoratori da tutto il mondo. Le aziende che compiono sforzi effettivi per promuovere un senso di appartenenza e una cultura di inclusione fra i propri dipendenti, includendo anche i migranti, saranno meglio preparate per colmare la carenza di talenti e agevolare la facilità di spostamento tra diversi paesi e luoghi.

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10. Nuove generazioni della robotica.
I luoghi di lavoro, alla ricerca di una maggiore efficienza e produttività stanno diventando luoghi sempre più automatizzati, una tendenza a volte vista con preoccupazione da parte dei lavoratori, perché questa scelta può significare una  fuoriuscita dal mercato del lavoro. Le aziende sono chiamate ad aiutare i propri collaboratori umani ad accettare i colleghi robot, formando e riqualificando le proprie risorse umane per aiutare i lavoratori ad assumere nuovi e differenti ruoli.
Testo di Gabriele Masi.

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Che cosa hanno in comune gli ambienti più felici? Il verde!

Il verde è l’elemento comune che contraddistingue gli ambienti di lavoro più gioiosi, quelli dove le persone sono più felici. Non c’è workplace ideale senza piante!
E anche i giardini e gli orti aziendali all’esterno diventano parte integrante degli uffici più attenti al benessere delle persone.
Non è una moda, ma la presa di coscienza di studi scientifici condotti in tutto il mondo: le piante contribuiscono alla felicità.

Tra i benefici del verde, i più noti riguardano le proprietà anti inquinamento. Il verde interno contribuisce infatti alla qualità dell’aria riducendo i problemi dovuti al sistema di riscaldamento, outgassing, ventilazione e condizionamento o presenza di composti organici volatili (COV), muffe, non evacuazione dell’ozono (fotocopiatrice) o mancanza di filtri del ricircolo dell’aria.
Si sa anche che il verde è un colore più rilassante per la vista, il “greenery” ispirato alla natura è il colore scelto quest’anno da Pantone, ma niente può sostituire il verde disuniforme della vegetazione. “Il colore giusto in ufficio è quello ‘naturale’. E in natura non c’è mai UN colore, ma sempre TANTI colori insieme” come sostiene il perception designer Aldo Bottoli.


Diverse ricerche presentate da HW Style, azienda che fornisce servizi completi di fornitura e manutenzione di vede indoor e outdoor, sottolineano però altri vantaggi non meno importanti: le piante riducono lo stress, aumentano la capacità di attenzione, migliorano il benessere.
Per esempio, come conferma un recente studio tedesco, la presenza di piante nei luoghi di lavoro rende l’atmosfera più accogliente, ci si sente meglio quindi più rilassati e sereni
Secondo uno studio condotto presso l’Università dell’Ohio, alcune piante favoriscono il buonumore grazie agli oli essenziali presenti nelle loro foglie, ne è un esempio la melissa.
Le analisi della prof. norvegese Tove Fjeld, provano che le piante in ufficio riducono sensibilmente mal di testa, stanchezza, problemi di pelle, prurito agli occhi, mal di gola avendo quindi conseguenze notevoli sull’assenteismo per causa di malattia.
Un altro studio condotto per la NASA ha attestato che le piante in ufficio rafforzano le relazioni, migliora il rapporto con i colleghi e facilita il lavoro di squadra.
Infine, ma non ultimo, il ricercatore di psicologia Marlon Nieuwenhuisin presso l’Università di Cardiff, ha studiato e dimostrato che la presenza di verde naturale in ufficio aumenta la produttività dei dipendenti dal 15% fino al 40 %.

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La cultura aziendale dà forma allo spazio.

La felicità al lavoro è un caratteristica fondamentale per il successo di ogni organizzazione. La sua ricetta è composta da elementi sociali, comportamentali, psicologici intangibili ed elementi tangibili come lo spazio di lavoro. Alcuni di questi elementi sono ben definiti e replicabili nello stesso modo in più contesti di lavoro, altri invece hanno bisogno di essere adattati all’organizzazione.

La cultura aziendale è l’elemento più importante per rendere un ambiente di lavoro migliore e più felice. Essa è l’insieme dei valori, delle credenze e dei comportamenti all’interno di un’organizzazione che descrive come le persone si relazionano tra di loro, raggiungono i risultati, interagiscono con lo spazio dove lavorano.
I dipendenti sono più motivati in un posto di lavoro dove c’è una cultura aziendale che li sostiene.
Il workplace è l’elemento fisico che contribuisce alla felicità al lavoro. Mi riferisco con questo termine al design, le strutture, i colori, i materiali e l’arredamento. L’ambiente di lavoro mostra immediatamente se una cultura aziendale rispetta e valorizza il benessere dei suoi dipendenti.
La cultura aziendale e lo spazio ufficio lavorano in simbiosi per creare positive interazioni all’interno dell’ambiente di lavoro.
Questi due elementi influenzano profondamente sia il singolo individuo che l’intera forza lavoro. L’ufficio si configura come spazio statico e inanimato in mancanza di una cultura aziendale che descriva i comportamenti al suo interno. Essa influenza anche la relazione tra le persone e l’utilizzo dello spazio stesso.
Inoltre i valori della cultura aziendale aggregano le diverse generazioni che lavorano nello stesso ambiente.
Gli aspetti intangibili che la cultura aziendale guida insieme all’ufficio influiscono sui risultati finanziari dell’organizzazione.

Parlando di felicità al lavoro. l’office space è l’hardware la cultura aziendale è il software.
Aziende come Facebook, Google e altre hanno creato eccezionali culture e servizi per aumentare la felicità al lavoro e attrarre i talenti.
Queste culture aziendali devono essere coltivate e i cambiamenti possono essere costosi per le aziende ma collaboratori più felici e produttivi ripagheranno ampiamente l’investimento.
Se i dipendenti stanno lavorando in un ambiente con un vecchio arredamento significa che l’azienda non sta dando valore all’employee experience.
Investire nel design di un ufficio permette ai dipendenti di capire dove sono spesi i profitti e crea un ambiente confortevole che aiuta ad essere felici al lavoro.
I servizi e il comfort nell’ambiente di lavoro sono diventati più comuni nella progettazione di un ufficio come indicatore di un’ottima cultura aziendale.
Una break area con distributori automatici non è più ormai un luogo dove i dipendenti possono rilassarsi. Una nap room può aiutare i dipendenti a rilassarsi e disconnettersi dalla tecnologia.

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Negli uffici di Zappos, noto sito e-commerce di abbigliamento, la cultura aziendale ha dato forma allo spazio in cui i dipendenti lavorano. I suoi uffici non incarnano i consueti standard di design ma mostrano i valori in cui i dipendenti credono e creano un ambiente confortevole per tutti.
Questi sono quattro dei dieci valori che influenzano lo spazio dei loro uffici:
Create Fun and A Little Weirdness.
Be Adventurous, Creative, and Open-Minded.
Build Open and Honest Relationships With Communication.
Build a Positive Team and Family Spirit.
Zappos ha tradizionalmente usato un approccio di “open office design” fin dalla sua nascita.
“Noi abbiamo progettato questo ufficio così che le persone potessero veramente personalizzare lo spazio rispetto ai bisogni del team” ha detto Rob Timoshuk, director of Operations.

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Negli uffici di Spotify, l’azienda di musica online a Stoccolma, il management ha delegato la progettazione dei nuovi uffici ai dipendenti, in maniera simile a Zappos.
La soluzione di delimitare le postazioni dei lavoro in open space usando un incrocio di fili invece di vetro o pareti esprime il valore della trasparenza.
Negli uffici del sito di recruiting infoJobs a Barcelona i dipendenti hanno deciso di dare alle loro sale riunioni nomi che corrispondono ai valori dell’azienda e decorare quelle stanze di conseguenza.
La stanza chiamata “happiness” ha fantastici cuscini, coperte, fiori, libri e materassini per lo yoga. Quella è la stanza dove le persone possono esprimere se stesse e provare un pò di felicità.

E’ facile trovare, all’interno di un’azienda, elementi che di proposito o per caso esprimono la cultura aziendale. Come insegna la prossemica, l’orientamento e la forma di un tavolo in una sala riunioni può esprimere i valori aziendali: un tavolo rettangolare può significare una struttura gerarchica mentre un tavolo circolare può significare un ambiente collaborativo dove la partecipazione è incoraggiata.
Il miglior modo per ottenere il 100% del potenziale di uno spazio e di una cultura aziendale è farli interagire. Al centro di tutto ci sono sempre le persone che vivranno quello spazio.

Testo di Giovanni Battista Pozza, co-founder di Full Glass (Happiness Think Thank)

 

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Ergonomia “dinamica” per il benessere.

Il nuovo vademecum “Wellbeing in the Workplace” redatto dalla Commissione Tecnica di Assufficio è stato presentato in occasione di Salone Ufficio-Workplace 3.0 (il 5 aprile 2017, ore 14 nell’area Joyful Sense at Work). Il documento è la sintesi di una più ampia ricerca svolta da Assufficio.
Partendo dall’assunto che non può esistere benessere senza che sia garantito il comfort ambientale, la ricerca tocca diversi aspetti tra i quali il tema di attualità delle scrivanie sit-stand.
In conclusione, il benessere si ottiene trasformando l’ambiente di lavoro e soprattutto le cattive abitudini.

Il comfort ambientale -l’illuminazione, l’acustica, la temperatura- e  soprattutto la possibilità di mantenere una corretta postura sono elementi da considerare per creare reali situazioni di benessere per i lavoratori.
Il posto di lavoro si deve poter adattare alle misure antropometriche dell’utente, scegliendo una seduta ergonomica e una scrivania regolabile in altezza.
Questo però non è sufficiente quando si trascorrono troppe ore davanti al monitor perchè è necessario cambiare posizione, alzarsi, muoversi.

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Le nuove modalità di lavoro sono certamente positive da questo punto di vista: lo smart working e l’approccio activity based office si basano su un uso dinamico del tempo e dello spazio di lavoro e incoraggiano ripetuti cambi di postazione in base alle attività da svolgere.
Dopo un’analisi dei problemi causati da una cattiva postura e alle raccomandazioni per una corretta seduta, il vademecum indica criteri di valutazione e classificazione delle scrivanie in funzione alle altezze e in base al tipo di regolazione per concludersi con un invito al movimento.

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Cambiare postura durante l’orario di lavoro, alzarsi per lavorare in posizione eretta almeno dieci minuti ogni ora riduce gli effetti negativi di una seduta troppo prolungata e ci rende più efficienti : prendiamola come una regola di vita!

Illustrazioni di Ettore Schioppa, membro della Commissione Tecnica Assufficio, tratte dal vademecum “Wellbeing in the Workplace” ´©`Assufficio.

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Il Workplace Fuorisalone: eventi della Milano Design Week.

Il cuore pulsante sarà al Salone Ufficio – Workplace 3.0, ma a Milano non mancheranno gli eventi Fuorisalone legati ai nuovi modi di lavorare fuori salone: per un brindisi, per presentare un nuovo prodotto o per condividere nuove visioni. WOW! ne ha selezionati alcuni previsti durante la Milano Design Week.

Attenzione gli eventi sono su invito: per accreditarsi contattare gli organizzatori.

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Tram Way to the Future (Progetto CMR).
Il premio per originalità, spetta a Progetto CMR che propone un viaggio in tram con un percorso tra i nuovi buildingg della Milano che cresce e con incontri in movimento sui nuovi orizzonti della sostenibilità. Dal 4 al 9 aprile ore 17/18.
info: presspcmr@progettocmr.com

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Spazio Necessario (Lombardini22).
Alte le aspettative per la celebrazione dei10 anni dello studio che include anche il brand DEGW, un momento speciale per inaugurare l’ampliamento dello studio: uno Spazio Necessario che accoglie il movimento, l’evoluzione, la crescita. Con installazioni luminose di Massimo Uberti, live painting, tra arte e poesia, di Ivan Tresoldi, jazz e tanto entusiasmo. 6 aprile.
info: eventi@lombardini22.it

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Party Dieffebi.
Brindisi nello showroom di Dieffebi in via Milazzo (zona Brera) tra variopinte cassettiere e contenitori ad alto tasso di design (ora anche con vasi di piante integrati) pensati per il workplace, ma belli anche a casa.
info: afardin@dieffebi.com

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Smart Office (Alias).
Le collezioni per ufficio e i prodotti progettati da Sou Fujimoto si potranno visitare presso lo showroom di corso Monforte 19.
info: press@alias.design

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Undecided sofa (Manerba).
Il nuovo divano “un posto quasi magico, raccolto e caldo, dove ci si siede indecisi e ci si alza con le idee chiare” che Raffaella Mangiarotti e Illka Suppanen hanno disegnato Manerba sarà presentato a Palazzo Litta nell’ installazione “Linking The South and The North/ Unire Nord e Sud” e anche da Jannelli&Volpi in via Melzo, nello showroom milanese di Manerba.
info: info@robertaeusebio.it

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La Fabbrica del Progetto (Tecno).
Un percorso espositivo e fotografico ai Caselli di Porta Garibaldi tra progetti, arredi icona e nuovi prodotti. Il backstage del design e dell’evoluzione di questa azienda storica del Made in Italy che ha anche recentemente acquisito l’80% di Zanotta. Tecno Showroom, Caselli di Porta Garibaldi, Piazza XXV Aprile.
info: pressoffice@umbrella.it

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Programma talk a Workplace 3.0: professionisti e Aziende a confronto.

Workplace 3.0 non è solo una esposizione commerciale e vetrina internazionale per il lancio di innovative soluzioni di arredo e di organizzazione dello spazio.
La visione internazionale di questa edizione del Salone Ufficio si esprime anche nel ricco programma di brevi e focalizzati talk che si terranno nell’area centrale di “A Joyful Sense at Work” 

La visione internazionale, l’analisi sulle evoluzioni del workplace e la lettura delle variabili che intervengono nel progetto sarà affrontata in modo pragmatico da progettisti e aziende.
Un confronto di opinioni e approcci che rappresenta un importante momento di formazione e aggiornamento culturale.

5 aprile ore 11/12
“A Joyful Sense at Work raccontato dai protagonisti”
(
5+1AA, Ahmadi Studio, UnStudio, Scape, O+A, modera Cristiana Cutrona con Francesco Schianchi)

5 aprile ore 14/15
“Wellbeing in the Workplace: riferimenti normativi e nuovi approcci ergonomici”
(
Marco Predari, Marco Fossi, INAIL, Dieffebi, Estel, Fantoni, Hettich, Linak, Sedus, Starpool, modera Renata Sias)

5 aprile ore 15.30 – 16.30
“L’invisibile che crea il visibile”

(Mauro De Bona, iOlab)

6 aprile ore 11/12
“Re-Thinking Work at Foster + Partners”
(Alessandro Ranaldi, Foster +Partners, modera Renata Sias)

6 aprile ore 14/15
“Workplace 3.0: i nuovi bisogni delle organizzazioni, esperienze italiane e internazionali a confronto”

(Twitter, Sisal, GE Oil & Gas, modera Cristiana Cutrona con Francesco Schianchi)

7 aprile ore 11/12
“Workplace 3.0: i nuovi valori delle organizzazioni”
(DEGW, Microsoft Italia, modera Renata Sias)

Venerdì 7 aprile ore 14
“Coltivare l’innovazione con il service design. La persona al Centro in Intesa Sanpaolo”
(Experience Design Lab di Intesa Sanpaolo,Experientia, modera Cristiana Cutrona).

7 aprile
“Sicurezza e innovazione per le nuove modalità di lavoro”.
Si svolgerà invece al padiglione 14 del Salone del Mobile (Sala kappa, mezzanino, ore 9.30/13 e 14.30/17.30) il Convegno organizzato da INAIL.
La sessione del mattino illustra il rapporto tra le nuove forme del lavoro e le problematiche relative alla prevenzione e alla sicurezza. Anche alla luce delle regole tecniche e delle norme di legge più recenti, con una particolare attenzione all’ergonomia della postazione di lavoro anche in funzione del reinserimento lavorativo e dell’invecchiamento della popolazione attiva.
La sessione pomeridiana (con la presenza di: Dante Oscar Benini (Dante O. Benini & Partners), Filippo Pagliani (Park Associati), Gianluca Peluffo (Founder 5+1 AA), Mario Cucinella (Mario Cucinella Architects), Mario Bellini, (Mario Bellini Architects) offre una visione su come alcuni tra i più importanti progettisti italiani hanno dato forma ai luoghi del lavoro nelle loro recenti esperienze.

Scarica il PDF con il programma completo degli incontri.

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La felicità degli spazi di lavoro: GPTW premia Geico.

Il 3 marzo Great Place to Work ha reso pubblica la classifica delle migliori aziende per cui lavorare in Italia. La graduatoria, articolata in tre categorie di grandi, medie e piccole aziende, è stilata sulla base di un questionario sulla qualità percepita dell’ambiente di lavoro distribuito ai dipendenti. L’indagine ha preso in esame il rapporto tra manager e collaboratori, il coinvolgimento nel lavoro e i rapporti tra colleghi.
La qualità dell’ambiente organizzativo riguarda da vicino la felicità: “Le tre forme di benessere: sociale, economico e ambientale sono indivisibili. Insieme determinano la felicità globale lorda.” secondo le parole di Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite.

Intorno ai concetti del benessere si è andato costituendo in questi anni quello che potremmo definire un movimento, di cui fanno parte un numero crescente di imprese nel mondo: queste organizzazioni condividono la convinzione che la crescita economica sia intimamente legata ai due fattori del benessere sociale e ambientale.
I leader che applicano tali presupposti rendono concreto il principio secondo il quale dai rapporti costruttivi tra manager collaboratori e colleghi, derivi il livello di impegno delle persone e il successo economico dell’impresa. Sono numerose le ricerche che confortano questa tesi. Le rilevazioni effettuate nel nostro Paese mettono in evidenza che le 45 aziende della classifica di Great Place to Work, organizzazioni caratterizzate dai piu’ elevati livelli di benessere dei propri collaboratori, hanno visto quest’anno una crescita del loro fatturato del 12,61%, di gran lunga superiore a quello medio Italiano, che si attesta al 2,28%. Questo dato conferma una tendenza fotografata negli ultimi 5 anni.
La ricerca di Great Place to Work di quest’anno ha messo a fuoco in modo particolare il tema degli spazi di lavoro, per capire in che misura essi rappresentino un elemento importante della qualità del clima organizzativo.

A Geico il premio speciale per i migliori ambienti lavorativi.

Geico, società operante nel settore dei servizi industriali di ingegneria, ha ricevuto il premio speciale per i migliori ambienti lavorativi.
Abbiamo studiato la percezione degli spazi di lavoro riguardo alla possibilità di concentrarsi nell’attività, di consentire livelli adeguati di privacy, di adattarsi in modo flessibile ai bisogni del lavoratore e all’impatto sull’immagine aziendale. Le nostre analisi confermano l’importanza che assume oggi la qualità degli ambienti di lavoro. La percezione degli spazi determina due aspetti chiave del clima organizzativo, la cura dimostrata dai manager per i collaboratori e il benessere psicologico ed emotivo.

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La progettazione dei nuovi spazi di lavoro a Cinisello Balsamo (Milano) è una risposta a 360° ai bisogni della persona che lavora. Nascono cosi’ i lay out flessibili, nei quali la persona può scegliere di volta in volta di lavorare in uno spazio condiviso con gli altri colleghi, o in uno silenzioso in cui potersi concentrare, in uno appartato che consenta la privacy, o ancora possa fare una riunione in un’atmosfera di confidenzialità. L’ambiente di lavoro in alcuni casi non si limita a rispondere alle sole esigenze di tipo funzionale, ma tiene conto anche di quelle dell’equilibrio psico-fisico: ecco allora comparire nell’ambiente di lavoro i bistrot, i giardini, le cucine e le sale relax.

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I due fattori -cura per le persone e del benessere psicologico- promossi dalla qualità degli spazi lavorativi, sono a loro volta collegati alla percezione di lavorare in un eccellente ambiente organizzativo.
Si stima che un punto percentuale di aumento della percezione degli ambienti di lavoro determini da 0,6 a 0,8 punti di incremento nella percezione di un “great place to work”.
L’impatto che i workplace hanno, per cosi’ dire, sulla “felicità” non è fine a stesso, ma è qualcosa che, come si è visto, si traduce in migliori performance organizzative e risultati economici.

Testo di Antonino Borgese, Direttore della ricerca – Great Place to Work®

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Il Giardino dei Pensieri di Laura è il luogo fisico dove prendono forma i percorsi mentali. È lo spazio reale che il presidente Arabnia ha voluto dedicare a sua moglie Laura e a tutta la sua famiglia allargata: i dipendenti.
Qui batte il cuore di Geico. Qui ha sfogo la parte destra del suo cervello. Qui prende forma la sua anima.
In tutto 2.000 metri quadrati di benessere e bellezza, preludio indispensabile prima di accedere al Pardis Innovation Centre, perfetta sintesi tra emozioni e creatività.
A comporre questo meraviglioso giardino zen, uno spazio per la meditazione, la palestra aziendale, la zona bistrot e un’area culturale e di intrattenimento composta da un anfiteatro e da una galleria fotografica. L’ideale per il benessere psico-fisico delle persone che abitano Geico.

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Uffici Mutti: archeologia industriale, biofilia e sostenibilità.

Gli uffici Mutti, disegnati dall’architetto Paolo Bedogni, mettono al centro il rapporto tra tradizione e sostenibilità dalla ristrutturazione e valorizzazione del complesso architettonico settecentesco originale, al design dei nuovi spazi ad esso collegati attraverso una lunga passeggiata solare. Il progetto degli oltre 1.000 mq del complesso si basano su due peculiarità: l’attenzione all’utilizzo dell’illuminazione naturale e le scelte cromatiche di “brandizzazione” dello spazio.

Tutto nella sede di Montechiarugolo (Parma) di Mutti, azienda famosa in tutto il mondo per la lavorazione del pomodoro, richiama alla sua attività.
Innanzitutto l’attenzione per l’illuminazione: la luce è uno degli elementi fondamentali per una buona agricoltura… e anche per una buona produttività e qualità della vita in ufficio.

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Al centro del complesso si sviluppa così una solar promenade che prosegue per tutta la lunghezza dell’edificio su due livelli: una strada interna, fiancheggiata da alberi, illuminata dai lucernari apribili sulla copertura.

Gli uffici, che si susseguono su entrambi i piani, sono stati esposti a sud, in modo che potessero beneficiare di un’illuminazione naturale filtrata dalla parete traforata in mattoni che affaccia sul ballatoio di collegamento. Un’illuminazione amplificata dalla pavimentazione in gres e migliorata nelle postazioni lavorative dalle lampade a Led dimmerabile dotate di sensori di luminosità che seguono il flusso luminoso, consentendo un buon risparmio energetico. Ogni lampada può essere inoltre gestita secondo le esigenze del lavoratore attraverso un computer o uno smartphone.

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La luce è stata anche protagonista dell’efficientamento energetico dell’edificio con l’utilizzo di un impianto fotovoltaico da 18kW e un impianto solare termico con accumulo per la produzione di acqua sanitaria. Anche il ricambio d’aria naturale, che si unisce a quello indotto dall’impianto di ventilazione, sfrutta le correnti ascensionali create dall’irraggiamento solare, immettendo aria dalla facciata nord attraverso aperture regolate da un sistema automatizzato.
Il lato sud dell’edificio presenta, invece, un sistema di ombreggianti di brise soleil meccanici per contrastare l’eccessivo irraggiamento estivo. 

Un secondo tema del progetto è la rilevanza che il pomodoro ha avuto come elemento di ispirazione. Innanzitutto, da un punto di vista spaziale, la hall di ingresso è stata pensata per richiamare la forma morbida del vegetale, senza spigoli e con un andamento circolare.
In secondo luogo dal punto di vista del colore, ricercando creare un ambiente distensivo, rilassante e brandizzato, tra le vetrate policrome con sfumature di rosso e giallo oro, colori del logo dell’azienda.

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La capacità di armonizzare archeologia industriale e nuove esigenze di flessibilità viene confermata anche dalle sedute Bross scelte per la hall e le due sale riunioni al primo piano, che uniscono una lavorazione artigianale a soluzione ergonomiche innovative.
La capacità di creare un workplace flessibile in grado di equilibrare luoghi di relazione ad ambienti per il lavoro individuale è stata un’altra preoccupazione di Paolo Bedogni, come dimostrano i due canali tecnici a tutta lunghezza integrati nelle pavimentazioni che permettono di riconfigurare liberamente le postazioni di lavoro all’interno dell’ufficio.
Testo di Gabriele Masi.

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Obiezioni alla felicità in ufficio? Ecco come combatterle.

“La felicità al lavoro non è qualcosa che si dovrebbe avere, ma qualcosa che si deve ricercare, e dipende da due fattori: risultati e relazioni”. In un video pubblicato sulla sua pagina di LinkedIn, Alexander Kjerulf, fondatore di Wohoo Inc., analizza quali sono le obiezioni che spesso ascolta durante i diversi incontri e i workshop che gestisce sul tema in qualità di Happiness expert: quali sono e perché ancora oggi ci sono resistenze circa la creazione di un luogo di lavoro che metta al primo posto la felicità di chi ci lavora?

Esiste una parola nelle lingue scandinave che non esiste nelle altre ed è Arbejdsglæde, letteralmente “felicità al lavoro”. Alexander Kjerulf ha fatto di questa parola in tutto il mondo la sua missione, organizzando conferenze in diversi paesi e sviluppando progetti insieme a grandi compagnie come Lego, Ikea, Shell, IBM o Microsoft.
Spesso, come spiega nel video pubblicato su LinkedIn, però, incontra delle resistenze sul tema della felicità in ufficio. Quali sono dunque i pregiudizi da abbattere?
I più interessanti sono sicuramente quelli che contestano una mancanza di definizione comune del concetto di felicità, e perciò l’impossibilità di misurarla e di poter soddisfare pienamente il lavoratore perché portatore di esigenze troppo soggettive, che spesso neanche gli individui stessi sanno interpretare.

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Parafrasando la definizione di felicità data da Sonja Lyubomirsky, Alexander Kjerulf suggerisce questa definizione del termine felicità: “una esperienza di gioia, contentezza e positivo benessere sul luogo di lavoro, in combinazione con un senso che la propria vita lavorativa sia buona, significativa e utile”.
Non bisogna confondere la felicità, cioè come tu percepisci il lavoro, con la soddisfazione, cioè coi risultati di carriera, quali stipendio, alta posizione all’interno dell’organico, etc…
Due sono i parametri da considerare: i risultati, cioè il sentirsi il migliore in quello che si fa, e le relazioni, cioè trovarsi bene con le persone con cui si lavora.
Certo è impossibile creare delle condizioni standard che possono andare bene per tutti, ed è per questo che è importante tenere a mente il fatto che “l’unico modo per far felici tutti è quello di trattarli in maniera diversa”.
Non bisogna dimenticarsi, anche, che c’è anche un modo di educare le persone a essere felici e ad aiutarle a capire cosa può renderle tali nei luoghi di lavoro, e questo, come abbiamo già analizzato, può essere uno dei compiti del design nei nuovi spazi ufficio.

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Un’altra obiezione interessante consiste nel considerare la felicità come una questione privata: molte persone infatti vogliono poter aver il diritto di sentirsi tristi al lavoro e di non far parte di feste, giochi o altre “stupidaggini” organizzate dall’azienda per creare un clima felice.
In un contesto produttivo e di lavoro in team, però, le emozioni e le sensazioni hanno un impatto sociale e sulla produttività dell’azienda.  Mai come in altri casi, qui una delle frasi dello scorso secolo risulta calzante: in ufficio “il personale è sociale”, e anzi crea lo spazio sociale intorno, modificandone anche i risultati.
Lungi dall’essere elementi estranei dal luogo di lavoro, le emozioni hanno una reale incidenza e al contrario di quello che alcuni sostengono, l’essere felice non ci rende pigri o egoisti, ma ci più propositivi, volenterosi e disposti al lavoro in team.

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L’obiezione principale però è quella di chi dice “se ti aspetti di essere felice al lavoro, sarai deluso”.
“È proprio il contrario”, conclude Kjerulf. “Se tu ti aspetti che essere felice debba essere uno dei parametri per la scelta del tuo lavoro, allora farai di tutto per esserlo. Credo che essere felici sul posto di lavoro o creare un posto di lavoro felice debba essere il primo obiettivo della propria carriera o della propria leadership”.
Testo di Gabriele Masi.

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Dal co-working al co-living: nuovi stili di vita e nuove architetture.

Il termine sharing economy sintetizza una radicale trasformazione caratterizzata dall’emergere di attitudini collaborative. Iniziata come fenomeno di nicchia e subito abbracciata dai Millenials, questa rivoluzione evolve rapidamente e da qualche tempo non interessa solo l’utilizzo di servizi: il coworking è già superato da un più sostenibile concetto di “co-living” offrendo nuovi stimoli per l’architettura.


Una ricerca svolta da Osservatorio MADE Expo analizza come il nuovo valore della condivisione -in tutto il mondo- influenzi profondamente gli stili di vita e di lavoro, gli ambienti residenziali e i workplace, fino a interessare l’intero mondo del progetto architettonico.

La nuova frontiera del coworking è il coliving.
Sono passati oltre 20 anni dalla nascita del primo coworking (C-Base a Berlino, nel 1995) e oggi, proprio quella Generazione Z nata allora sta diventando una categoria di professionisti creativi, nomadi digitali più propensa all’accesso a beni e servizi che al loro possesso.
I grandi hub di innovazione nel mondo non si limitano a dare loro un luogo di lavoro da condividere, ma rispondono all’esigenza di vivere in una community a tempo pieno.
“La vita di queste persone è improntata alla flessibilità, alla ricerca di un bilanciamento diverso tra attività lavorative e ricreative (definita work-life balance) e, soprattutto, a un rinnovato desiderio di comunità, apertura e scambio”.
Le prime a entrare in questo nuovo mercato immobiliare che rinnega la “casa di proprietà” sono state Common e Pure House, due start up americane alla fine del 2015 e più recentemente anche WeWork ha aperto la divisione WeLive.
Quello che sta trainando il co-living e il movimento di condivisione dello spazio abitativo è il desiderio dei giovani professionisti di vivere in una community con altri creativi e innovatori, in un mondo fatto di condivisioni e di collaborazioni, senza frontiere di spazio e tempo”. Spiega Ryan Fix, fondatore del co-living Pure House di New York.
Non si deve pensare a un fenomeno fatto di piccoli numeri!


All’estero si stanno già costruendo grattacieli ad uso misto per il co-living, con spazi residenziale, per la cultura, il lavoro e il tempo libero.
Gli edifici della prossima generazione avranno come caratteristica il ritorno alla vita sociale, garantendo degli spazi comuni ed offrendo una maggiore sicurezza. La progettazione degli spazi fisici sarà quindi pensata per incoraggiare un forte senso di comunità”commenta l’architetto Massimo Facchinetti.
Come spiega Osservatorio MADE Expo “Queste nuove tipologie di edifici dall’anima “ibrida” mettono al centro dell’attività progettuale i bisogni e il benessere della comunità e sono pensate per gruppi di persone socialmente consapevoli che condividono pratiche e valori comuni quali la volontà di perseguire una qualità della vita basata sui concetti di eco-compatibilità e cooperazione”.
Non è una moda ma una tendenza che sancisce una nuova coscienza dell’abitare contemporaneo e attribuisce nuovi valori ai luoghi di vita.

Esempi di co-living nel mondo.

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Funan DigitaLife Mall, Singapore (design Woods Bagot).
Tra gli esempi di coliving la ricerca di Osservatorio Made Expo cita la riconversione dell’area dell’ex Funan DigitaLife Mall di Singapore che parte proprio da questi presupposti per offrire un’esperienza a tutto tondo agli adepti del green lifestyle. Il complesso, progettato dalla company internazionale Woods Bagot, include negozi, ristoranti, residenze, uffici, cinema, una fattoria urbana e attrezzature sportive. È stato disegnato per promuovere un’idea di mobilità urbana sostenibile e abitudini di vita salutari. L’intera costruzione è infatti strutturata a misura di ciclisti, sia in termini di accessibilità e fruizione degli spazi, sia in termini di servizi dedicati.
A questo scopo il piano terra dell’edificio si configura come un vero e proprio snodo all’interno della rete urbana di piste ciclabili che favorisce l’ingresso e l’uscita dai suoi spazi attraverso rampe di raccordo e offre ristoro e supporto ai ciclisti con uno bike shop e un bike cafè dotati di officine, armadietti e docce.
La visione dei progettisti è quella di creare un ambiente fertile in cui gli abitanti possano coltivare le proprie passioni e i propri interessi. Più che una semplice costruzione, infatti, il complesso potrebbe essere definito un passion cluster, un incubatore in cui l’organizzazione degli spazi incoraggia la condivisione e la liberazione di energie creative e in cui i retailer, ad esempio, possono proporre prodotti e concept innovativi in negozi concepiti come laboratori di sperimentazione.
Il fine ultimo è quello di creare una comunità produttiva che si riconosce e si aggrega intorno a inclinazioni e stili di vita identitari, di cui l’architettura diventa il catalizzatore e, allo stesso tempo, il manifesto estetico e progettuale.

Cykelhuset Ohboy, Malmo ( Design Hauschild + Siegel).

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Quello di Singapore non è un esempio isolato, a testimonianza di quanto la bicicletta sia diventata centrale per i nuovi modi di vivere all’insegna della sostenibilità. A Malmo, in Svezia, lo studio Hauschild + Siegel sta realizzando per il developer Cykelhuset Ohboy un edificio residenziale progettato a partire dalle esigenze di abitanti che non posseggono l’automobile e scelgono le due ruote per spostarsi in città.
I garage per le auto sono assenti. Oltre a aree di bike parking esterne, le unità abitative sono state pensate per ospitare al loro interno anche le biciclette stesse. Per agevolarne spostamenti, gli spazi di passaggio, le aperture e gli ascensori hanno dimensioni maggiori. Questo consente di manovrare in modo sufficientemente comodo sia le biciclette sia le cargo bike – il modello molto diffuso nei paesi del Nord-Europa utilizzato per trasportare i bambini, la spesa o altre tipologie di carico più “ingombranti” – e di condurle fin dentro casa per scaricare eventuali pesi senza fare fatica.
Ciò ha comportato alcuni accorgimenti tecnici che prevedono, ad esempio, la doppia entrata degli ascensori, di modo che la bici si trovi sempre nel verso giusto di marcia, nonché l’utilizzo di finiture in cemento alle pareti – sia quelle degli spazi comuni che quelle delle abitazioni – più durevoli e facili da pulire per ridurre al minimo i costi di manutenzione. Mentre le finestre circolari inserite nel prospetto rimandano metaforicamente alle ruote della bicicletta che si trasforma anche in elemento di ispirazione formale e espressiva.
I residenti, inoltre, potranno accedere a un servizio annuale di assistenza tecnica per i loro mezzi di trasporto, a un abbonamento al servizio di bike-sharing, avranno a disposizione biciclette per gli ospiti e l’accesso al car-sharing nel caso in cui necessitassero di un’automobile.

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A MADE Expo (Milano 8/11 marzo 2017) sarà proposta una panoramica di quello che le aziende offrono per reinventare gli ambienti e renderli multi-funzione anche in termini di spazi condivisi.

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Fonte di benessere e di suggestioni emotive: questo è il workplace 3.0.

Cresce l’attesa per la presentazione del prossimo Salone Ufficio che a Milano, in concomitanza con Salone del Mobile, offrirà -insieme alle proposte commerciali- la fotografia di un workplace che non è solo tecnologicamente smart, ma si connota come luogo dove il lavoratore diventa parte attiva in un processo di circoli virtuosi.
Un ufficio smart perché basato sulle relazioni, la fiducia, la trasparenza, il benessere. Dove lavoro e gioia, produttività e gioco convivono.

Presto sapremo come alcuni progettisti da diverse parti del mondo svilupperanno il tema “A Joyful sense at Work” lanciato da Cristiana Cutrona per l’installazione che occuperà il padiglione 24 del Salone Ufficio.
Ma gli elementi guida di questa trasformazione culturale del luogo di lavoro sono chiari ed è già in atto un “movimento” che concretamente sta gettando le basi per quello che può essere definito Workplace 3.0 (molto più interessante del 4.0 che in fondo si limita a decretarne la definitiva estinzione!).
E alcuni degli articoli pubblicati in questo numero ne sono la dimostrazione:
dagli uffici PwC Switzerland di Basilea progettati da Evolution Design e guidati dal motto “Lavorare in modo salutare va molto oltre l’ergonomia” all’headquarters AB Medica di Giuseppe Tortato che ha messo il benessere psicofisico dei lavoratori al centro del progetto architettonico di questo edificio iconico, oasi rigenerante che dialoga con la natura.
Gioia, benessere e forti suggestioni emotive caratterizzano anche gli uffici progettati da Herzog e De Meuron per la Fondazione Feltrinelli e quelli di GaS a Roma.
E questi luoghi che sanno bilanciare vita e lavoro liberano nuovi comportamenti, nuovi usi dello spazio che sono fonte di ispirazione per un furniture design davvero innovativo, che sa produrre oggetti ibridi che spesso non hanno una categoria per poterli definire (per esempio il pouf a dondolo di 13&9 o l’appoggio da parete di Kaja Solgaard Dahl).
Arredi che divertono e tolgono staticità e omologazione all’ambiente di lavoro.
Editoriale di Renata Sias, direttore di WOW! Webmagazine.

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Nelle foto di Peter Wurmli: sede PwC Switzerland, design di Evolution Design.

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La via per il benessere è l’ufficio: sede PwC Switzerland di Evolution Design.

Il motto del progetto degli uffici PwC Switzerland di Basilea di Evolution Design è “Lavorare in modo salutare va molto oltre l’ergonomia”. Davanti al grande sviluppo del paradigma workplacewellbeing, cardine delle nuove tendenze in fatto di progettazione di uffici, ci si può porre oggi una domanda provocatoria: può un ufficio insegnare ai propri dipendenti come stare bene? 

Uno degli assiomi su cui si basa oggi la progettazione di spazi per ufficio è che la costruzione della salute e del benessere del dipendente sia alla base di una maggiore produttività.
Il progetto di Evolution Design degli uffici di Basilea di PwC Switzerland è un esempio chiaro di come questo concetto sia arrivato a incidere sostanzialmente sull’ambiente di lavoro.
Uno spazio in grado di favorire, attraverso la combinazione di ambienti, soluzioni, design e messaggi, il movimento, la positività, l’energia in contemporanea alla necessità di riposo, relax e cura di sé, insegnano anche i principi diuna corretta gestione del tempo e alimentazione. 

“La ricetta del successo richiede una sottile miscela di pianificazione, creatività e umanità: fornendo varietà e scelte che riconoscono l’importanza sia del lavoro in gruppo sia del singolo, tenendo in considerazione l’importanza dei network informali e le necessità del singolo come la corretta alimentazione, il relax e il proprio sviluppo personale”.
Una filosofia, quella espressa da Evolution Design, che si riflette in ogni aspetto della progettazione e strutturazione dello spazio.
Sono tre le tipologie di ambiente che compongono il progetto: i “Focus Spaces”, un’area scrivanie open space dove ognuno può lavorare al suo progetto, pur continuando a sentirsi parte di un team; la “Quiet Zone”, uno spazio privato, senza telefoni basato su un’attenzione all’acustica e alla fonoassorbenza; i “Team Spaces” con grandi tavoli, lavagne e muri su cui è possibile lavorare o appendere i propri progetti.
Ogni area utilizza una varietà di arredi ergonomici, da divani a tavoli da caffè a sgabelli abbinati ripiani alti: “Lo spazio è pensato per permettere di muoversi in modi differenti”, spiega Stefan Camenzind, executive director. “La sfida è creare spazi che funzionano così bene da fare in modo che le persone si alzino e si muovono tra differenti spazi quando svolgono differenti mansioni”.

Ogni dipendente può scegliere liberamente tra una serie di ambienti diversi, pensati per soddisfare non solo differenti esigenze, ma differenti umori e sensazioni.
Tra questi ambienti si evidenzia uno spazio creato appositamente per permettere ai dipendenti di rilassarsi e concedersi un vero e proprio riposino rigenerante.
“Non è possibile andare al massimo per tutto il giorno, a volte c’è bisogno di fermarsi”, continua Stefan Camenzind. “Diversi studi hanno dimostrato come un breve sonno faciliti la concentrazione.  Una volta addormentarsi al lavoro era qualcosa da biasimare, ora, invece è considerato irresponsabile chi non lo fa.
Un aspetto particolare del progetto sono le pareti, che non si limitano a creare una esperienza di corporate engagement attraverso l’uso brandizzato dei colori, tipico anche di altri progetti.

Qui Evolution Desing ha creato una serie di grafici e scritte che in ogni parte dell’edificio ricordano e sensibilizzano i dipendenti sull’importanza di mangiare sano.
Il progetto prevede diversi spazi per mangiare e rilassarsi, come il ristorante sulla terrazza del settimo piano e numerose aree caffè con diversi social hubs, che insieme alla disposizione degli spazi, favoriscono anche l’interazione spontanea.
“Condividere conoscenze e idee è la chiave della creatività e aiuta a creare relazioni. Questo ha un impatto positivo sul benessere generale”, conclude Stefan Camenzind.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Peter Wurmli.

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