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Design, non solo business, ma un obbligo morale.

Comasco di nascita e cosmopolita per vocazione, Mario Colombo vive con grande interesse le relazioni con clienti e rivenditori appartenenti a culture e Paesi diversi perché crede che la comprensione della diversità possa essere la chiave per una crescita in tutti i campi.
Perfettamente calzante è dunque il ruolo che ricopre come direttore commerciale dell’area mediterranea per Herman Miller, azienda multinazionale fondata in Michigan oltre un secolo fa e nota in tutto il mondo come esempio di innovazione e di eccellenza nel design.

Quali sono i valori aziendali che guidano e distinguono Herman Miller in tutto il mondo?

Esistono delle linee guida storicamente riconosciute nell’azienda e che a mio avviso si possono riassumere in una singola frase: “Design non solo come business, ma come obbligo morale”.
La missione di Herman Miller è quella di creare delle soluzioni di design che aiutino le persone a fare grandi cose. Ciò sintetizza il nostro atteggiamento nell’approccio alla progettazione dei prodotti, sempre intrapreso contemplando la centralità dell’individuo.
Accoppiato a questo criterio c’è un impegno costante per l’ambiente che è stato un focus fin dagli anni ’50.

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In che modo questi valori diventano driver delle vostre strategie?

Ogni prodotto realizzato deve essere generato tramite quello che viene definito “Human Centric Design”. Se un elemento non ha alcuno scopo per l’utente, ha fallito questo obiettivo. Questo modus operandi è intessuto nel DNA della società e lavoriamo con designer come Yves Behar, Studio 7.5, Tim Wallace, e altri che condividono il nostro atteggiamento e la nostra passione.
I nostri obiettivi ambientali vanno di pari passo con il processo di progettazione. Ogni articolo viene valutato per la sua riciclabilità alla fine della sua vita, ma altrettanto importante è creare prodotti fatti per durare.
Ad esempio, la sedia Aeron recentemente riproposta nella versione Remastered, fino al 91% riciclabile, è anche dotata della nostra garanzia di 12 anni 24 ore su 24.

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Da sempre Herman Miller ha avuto il ruolo di grande innovatore e portatore di visioni inedite per l’ufficio -penso a masterpiece come Action Office o Aeron, solo per fare due esempi. Oggi sono ancora possibili evoluzioni straordinarie di questo tipo? 

Il paesaggio dell’ufficio è in continua evoluzione, quindi è difficile prevedere come le cose cambieranno in 5 o 10 anni.
L’home office guadagna consensi anche in Europa e nell’area mediterranea, la flessibilità è una linea guida per molte organizzazioni, segnali che lascerebbero intuire una progressiva e radicale trasformazione dell’ufficio. Penso che gli spazi collaborativi negli uffici continueranno a crescere, così aziende come Herman Miller cercheranno di identificare i modi migliori per supportare le persone che lavorano in quegli spazi.
Abbiamo progettisti in tutto il mondo che lavorano per lo sviluppo di nuovi prodotti, e presto ci saranno novità sul mercato globale e europeo.

Nel tuo ruolo di Sales Director della vasta area che va dal Portogallo fino ad Israele includendo l’Italia, quale differenze cogli nella cultura del lavoro, nelle esigenze e nei ways of working dei diversi Paesi?

Operando in latitudini e longitudini cosi ampie ho modo di osservare molte realtà culturalmente diverse fra loro, e farei una distinzione tra clientele multinazionali e organizzazioni locali. Le multinazionali spesso hanno linee guida operative standardizzate in tutto il mondo anche per le scelte di design, a prescindere dal paese in cui operano. Organizzazioni meno esposte al circuito globale detengono ancora la prerogativa dell’approccio individuale nelle scelte.
Gli architetti che si occupano di interior design, fit-out, progettazione di modelli, sono sempre i migliori ambasciatori dei trend di modernizzazione in quanto sono le persone a cui i clienti, sia globali che locali, si appoggiano per la consulenza e il progetto. Questo è un denominatore comune in tutti i Paesi in cui lavoro. Quindi l’importanza della divulgazione anche tramite gli architetti è fondamentale per un’azienda come la nostra al fine di espandere le nostre ricerche e i nostri risultati nell’osservazione delle modalità di operare nell’ufficio racchiuse nel progetto Living Office.

Le ricerche sulle tematiche e nuove prospettive del workplace che Herman Miller sviluppa in USA- quindi basate su una cultura anglosassone- sono valide e applicabili anche nei Paesi dell’area mediterranea?

Mentre molte ricerche provengono ancora dagli Stati Uniti, teniamo conto del fatto che ci sono tendenze che si sviluppano in tutto il resto del mondo. Osservando i clienti in Italia, in Europa e nel bacino del Mediterraneo, vediamo gli stessi orientamenti verso uffici open space e spazi collaborativi.
Il Regno Unito e l’Europa si stanno muovendo da anni in questa direzione addirittura più velocemente rispetto agli Stati Uniti.
Un altro esempio è l’interesse per i tavoli sit-stand regolabili in altezza si è sviluppato in Scandinavia molto tempo prima che venisse abbracciato nell’area del Mediterraneo.
Le nostre ultime ricerche convergono sul tema “Happiness in the office” un seminario che divulghiamo sempre più spesso e che rivela come le dinamiche di approccio al lavoro in ufficio sono le stesse in tutto il mondo, per cui l’intento è quello di creare uno strumento opportuno per capire la natura dell’azienda cliente e le personalità delle persone che ci lavorano, al fine di offrire un approccio olistico nella progettazione dell’ufficio. Questa ricerca converge nel progetto Living Office già menzionato.

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Negli ultimi mesi la filiale italiana è stata oggetto di cambiamenti. Come è organizzata la nuova struttura? Quali saranno i punti di forza e quali strategie sono previste per affrontare il mercato in Italia?

Dopo vari anni trascorsi nell’area Export, sono molto felice di poter dare il mio contributo all’azienda anche per il mercato italiano. Lo Showroom Herman Miller di Milano è un Hub Europeo che, assieme a Parigi e Londra, consolida una presenza forte nella regione EMEA.
La mia priorità è quella di mantenere e, dove necessario, intensificare una rete distributiva efficiente e in linea con la visione di crescita nel il bacino del Mediterraneo in cui operiamo tramite funzionari storici e anche grazie a nuove leve, che fanno parte ora della nostra organizzazione cosiddetta a matrice.
Alcuni colleghi appartengono a linee di reporting non correlate a me, ma bensì alla filiale nel Regno Unito. L’azienda ha consolidato la regione del Sud Europa comprendendo Italia, Iberia e East Med, per allineare le strategie in territori molto diversi fra loro, alcuni dotati di una presenza diretta come in mercati consolidati -quale è l’Italia, dove abbiamo showroom e uffici- altri con colleghi operanti da remoto come nell’East Med e in Iberia.
La divulgazione delle nostre ricerche è un asset che utilizziamo volentieri in tutta la regione dell’EMEA -anche nelle aree che seguiamo dall’Italia- che ci offre visibilità con clienti e architetti, i quali hanno un ruolo fondamentale.
La divulgazione avviene tramite seminari, partecipazione a eventi e conferenze in collaborazione con il nostro Insight Group gestito da colleghi che si occupano prevalentemente di ricerca e sviluppo nel settore.

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Il futuro dell’Italian Smart Office con 80 anni di passato.

Massimo Stella, 42 anni, rappresenta l’ingresso della terza generazione in Estel Group dove ha iniziato a lavorare nel 2006.
Dal 2012 ricopre la carica di Sales Director, ma più che il suo ruolo tiene a sottolineare il “lavoro di squadra” portato avanti con impegno e dedizione. Nessun conflitto, quindi con le generazioni precedenti e forse proprio l’equilibrio dinamico e il quotidiano confronto su strategie, comunicazione, persone e prodotti sono tra i motivi del successo di questa azienda, posizionata tra le prime 20 in Europa, che celebra l’80esimo anniversario.

Dalla sua fondazione, quali sono state le tappe principali che secondo te hanno portato Estel tra le prime 20 aziende in Europa? Oggi ripercorreresti lo stesso percorso?

Il momento di svolta coincide certamente con l’ingresso della seconda generazione in azienda avvenuto negli anni ’70, con il susseguente passaggio da azienda artigianale ad industria; un altro momento focale è stato l’ingresso nel mondo dell’arredo ufficio all’inizio degli anni ’80.
Poi, nei primi anni 2000 l’azienda si è evoluta ulteriormente, interiorizzando la cultura del progetto: grazie ad una gamma di prodotti allargata e alla capacità di realizzare soluzioni custom e su misura, richieste ed apprezzate soprattutto dai grandi clienti.
Ogni storia è figlia del suo tempo: il prossimo percorso sarà segnato da una velocità di percorrenza ancora superiore.

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Quali sono i valori aziendali che guidano e distinguono Estel in tutto il mondo?

Estel è un’azienda in costante divenire, che osserva e analizza la realtà e le evoluzioni del mercato su scala globale per poter sviluppare le giuste risposte in termini di prodotto. Siamo giunti ad essere leader nel settore degli arredi per uffici in un periodo storico (gli anni 80’ e 90’) assai differente dal contesto odierno: oggi partiamo dall’assunto che l’attuale mondo del lavoro ha subito un cambiamento epocale poiché nelle aziende di ogni dimensione la staticità delle postazioni fisse è stata messa in discussione grazie alla possibilità di lavorare in costante mobilità, con la conseguente necessità di dover adeguare tutti gli spazi di lavoro.
La tecnologia è il motore di questa grande rivoluzione; quindi per consentire ad uno smart worker di ottenere le migliori prestazioni è assolutamente necessario offrire i giusti strumenti, ovvero soluzioni di arredo in grado di facilitare la vita del lavoratore nomade: Estel risponde aumentando l’investimento in Ricerca e Sviluppo per migliorare costantemente il Know-how Tecnico-Organizzativo e la Logistica, con il fine di proporre prodotti sempre più sofisticati in termini di design, materiali ed integrazione tecnologica, ma sempre con molta attenzione alla convenienza.
L’altro aspetto cruciale è certamente quello della progettazione: non ci consideriamo più solo dei “semplici” produttori di mobili ma un’azienda in grado di offrire soluzioni complete per lo space planning degli ambienti di lavoro, grazie alla vastità della nostra gamma e alla capacità e all’esperienza dei nostri progettisti.

Qualità del design e ricerca sono tra i fattori di successo di Estel, in percentuale quante energie e risorse dedicate a questi fattori?

L’avvento di nuove modalità di svolgimento delle attività lavorative ha investito in maniera diretta anche l’attività di progettazione dei luoghi di lavoro, secondo una semplice relazione: se cambia il metodo di lavoro anche l’ambiente in cui questo si svolge deve modificarsi.
La ricerca è da sempre per Estel un elemento strategico: proprio per questo motivo ogni prodotto – sia esso una scrivania, una seduta da ufficio o una parete attrezzata – nasce dopo un attento processo di studio finalizzato alla definizione di un concept. L’obiettivo finale è quello di creare oggetti che garantiscano benessere e funzionalità all’interno dell’’ambiente di lavoro.
In termini di progettazione il nostro approccio pone dunque il lavoratore al centro del processo creativo, con il fine creare arredi che possano accompagnare al meglio le varie attività che si svolgono in un ufficio; proprio per questo gli arredi della nostra gamma Smart Office non sono più categorizzati in maniera “gerarchica” (esecutivo, direzionale…) ma in base alla loro funzione.
Un team di professionisti affiatati e la continua collaborazione con studi di architettura d’interni di primo piano permettono a Estel di essere una delle aziende leader nel settore dello Smart Office, con prodotti unici sia in termini stilistici sia per quanto riguarda la qualità dei materiali.


Estel si è fatta promotrice del “piacere del lavoro agile”, coniando il claim “Italian Smart Office”: tra i vostri clienti quanti in Italia e all’estero abbracciano l’approccio smart working e quanti sono legati a visioni più tradizionali?

E’ innegabile che rispetto agli Stati Uniti, pionieri dello smart working, il nostro paese sia in netto ritardo. Se valutiamo invece i Paesi della UE solo Inghilterra, Germania e paesi scandinavi sono “avanti” in termini di meri numeri.
Il 2016 per l’Italia è stato un anno di svolta: il nostro paese sta cominciando a recepire i possibili vantaggi che lo Smart Working può apportare all’azienda ed al dipendente, anche in virtù del recente decreto legge. Le grandi imprese italiane cavalcano l’onda di questo nuovo modo di lavorare da anni, facendo registrare un aumento del 30% di progetti strutturati di Smart Working, mentre le PMI cominciano gradualmente ad avvicinarsi a questo mondo.
Il cambio di mentalità è forte: i lavoratori oramai sono divenuti flessibili e disposti a “rinunciare” ad abitudini un tempo radicate – come la personalizzazione o la dimensione della propria scrivania – e grazie al cambio generazionale c’è una maggiore predisposizione verso  nuove indispensabili tecnologie.
Secondo i dati del Politecnico di Milano sono oltre 300.000 i lavoratori “Smart” in Italia ma, a mio avviso, questo numero è destinato a crescere fortemente con l’arrivo delle nuove generazioni di lavoratori cresciuti a “Pane e Tecnologia”, abituati a stare in continuo movimento e ad essere cittadini del mondo.

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Avete arredato alcuni tra i più autorevoli HQ in tutto il mondo, come viene accolta la vostra visione di “Italian Smart Office”? Quali differenze cogli nella cultura del lavoro, nelle esigenze e nei ways of working dei diversi Paesi? 

Nei Paesi che lavorano in maniera “smart” da molto più tempo rispetto all’Italia ci si trova a dialogare con stakeholders già formati sulla materia; in altri Paesi invece queste teorie sono ancora semi-sconosciute e provocano curiosità ed interesse.
In base allo stato dell’arte, dunque, cambia nettamente l’approccio commerciale: se, ad esempio, negli Stati Uniti si propongono i nostri prodotti sottolineandone gli aspetti di design e finiture, molto differente sarà l’approccio utilizzato in chiave commerciale nel Far East, dove si punta maggiormente a far conoscere e proporre un più articolato concept.
Questa flessibilità in chiave commerciale è doverosa per aziende della nostra dimensione e riflette la nostra identità: per natura abbiamo la capacità di offrire prodotti seriali su larga scala ma, allo stesso tempo, siamo aperti a piccole declinazioni in termini di misure e finiture poiché sappiamo che nel contesto internazionale gusti e modalità di lavoro possono essere molto differenti.

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Architettura della comunicazione per un ufficio da WOW effect.

“Find your way!” È questo il motto del futuro mondo del lavoro e del workplace, secondo la trend expert Birgit Gebhardt, intervenuta all’evento “L’evoluzione dello Smart Working: ripensare il lavoro, ridisegnare lo spazio”, presso lo showroom Dieffebi a Milano. Un ambiente costruito attorno a network e a dati, dove lo spazio si personalizza in una cultura basata sulla comunicazione e collaborazione.

Siamo in un momento in cui l’ufficio sta perdendo il suo WOW effect e la sua centralità, soppiantato da spazi terzi che permettono di svolgere il proprio lavoro in maniera più adatta alle esigenze individuali e a volte più efficace e creativa: come ripensare allora l’ufficio per fare in modo che giochi ancora un ruolo importante nel futuro?

Birgit Gebhardt è intervenuta a proposito lo scorso 10 ottobre, nell’evento organizzato nel palinsesto dei Brera Design Days presso lo showroom Dieffebi che, proprio nell’occasione, festeggia il primo anno dall’apertura.
La studiosa tedesca è partita da un’analisi del cambiamento strutturale in cui sono immersi il mondo del lavoro e la società attuale: da una struttura focalizzata sull’industria, e che trovava in “standardizzazione” e “massificazione” le sue parole chiave, si sta passando, nell’era digitale, a una struttura che mette al centro il network e lo scambio massivo di dati, permettendo una maggiore focalizzazione sull’individuo. Se il motto era precedentemente “big, faster, cheaper, further” oggi è diventato “unique, as many as needed, on the spot, feasible by anybody”.

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Il design dell’ambiente di lavoro diventa così la chiave per favorire e porre l’accento sulla comunicazione, non più per strutturare e definire rigidamente i processi, ma per fornire un palcoscenico per diverse performance e competenze.
Uno spazio che, grazie alle nuove tecnologie IoT, diventa intelligente, capace di portare ovunque e sempre la comunicazione, emozionale e in grado di influenzare la nostra creatività e i nostri stati d’animo.
L’ufficio ha dunque bisogno di una “architettura della comunicazione”, capace attraverso la trasparenza, la non gerarchizzazione, la continua malleabilità e interazione con l’utenza di creare uno spazio dove l’individuo possa esprimere, far crescere e imparare nuove competenze.
“Non abbiate paura di provare qualcosa di totalmente diverso o pensare in una direzione totalmente differente”, ha suggerito Gebhardt, mostrando diversi esempi tratti da scuole e uffici disegnati prendendo spunto da diversi modelli di comunicazione umana.
Come fare, però, a costruire uno spazio efficiente, in grado di veicolare queste idee, che non si preoccupi più della “struttura della macchina”, ma della “struttura della collaborazione e della comunicazione”?

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Ecco un’altra formula, per dirla in maniera semplice: “varietà di codici, multiprospettiva e cultura dell’apprendimento”.
Bisogna tenere innanzitutto a mente che lo spazio è sempre percepito attraverso una memoria emotiva individuale e che quindi bisogna creare una reciproca adattabilità tra spazio e persona, che non imbrigli o deprima l’individuo, ma che sia in grado di farne esprimere a pieno il potenziale. Non è solo la persona che deve adattarsi alla situazione, ma è anche lo spazio che deve adattarsi alle persone che vi abitano: “Hai bisogno di toccarlo e di cambiarlo. Se c’è troppo design le persone non faranno nessuna di queste cose”, ha commentato Gebhardt.

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In secondo luogo, seguendo le ricerche neuropsicologiche sulla creatività, è importante che vi siano spazi che permettano una “non focalizzazione”, basati sulla libertà di trovare la propria situazione ideale e sul “lasciare che le cose accadano”. Un ambiente, cioè, che si avvicini maggiormente agli atelier o ai laboratori degli artisti, capaci di fornire diverse stimolazioni sensoriali, anche e soprattutto attraverso aree relax stimolanti o luoghi di incontro.

Infine è uno spazio dove l’apprendimento deve poter essere libero e costante, dove ognuno può imparare di continuo, attivamente e passivamente, dall’incontro con chiunque, un “landscape of learning” basato sulla self-organization, dove il focus principale non sia più su ciò che manca, ma sull’opportunità, non più sulla iper-specializzazione, ma sullo sviluppare sempre nuove prospettive e punti di vista.
Testo di Gabriele Masi.
foto da New Work Order ,bBirgit Gebhardt
Didascalia:
1. La Scuola di Atene, Raffaello: un modello per i workplace contemporanei
2. Pittogrammi metaforici usati Rosan Bosch per descrivere i modelli di comunicazione.
3. Ørestad Gymnasium, Danimarca, foto di Adam Moerk

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La gioia del comfort, del design e del colore.

Flessibilità, leggerezza e semplicità sono requisiti indispensabili per gli spazi e gli arredi adatti ai nuovi Ways of Working.
I nomadic worker sono costantemente in movimento anche all’interno del workplace tra una riunione, un workshop, un incontro informale e una sosta alla postazione di lavoro. Per questi spazi fluidi serve una sedia, semplice, confortevole, versatile come se:joy, l’ultima creazione di Martin Ballendat per Sedus, capace di aggiungere una nota gioiosa all’ambiente.

“”Rispecchia la mia idea di realizzare prodotti indipendenti, riconoscibili e al contempo utili, efficienti e di impiego versatile nel maggior numero possibile di ambiti.” dichiara il designer Martin Ballendat a proposito di se:joy.

Essenziale e allegra con un carattere deciso e dinamico. Il linguaggio formale ispirato alla natura è caratterizzato dalla struttura di supporto leggera in un unico pezzo che, dal punto di vista ergonomico, consente una perfetta distribuzione dei carichi lungo la colonna vertebrale senza necessità di regolazione, per utenti di qualsiasi corporatura.
Gioiosa anche nei colori, se:joy è disponibile con struttura nera o grigio chiaro che si abbinano alle 6 tinte proposte per la membrana elastica (azzurro, arancio, verde, sabbia, grigio chiaro, antracite).


Seduta e schienale sono adattabili e assicurano un’area di sostegno adeguata grazie all’utilizzo di una innovativa membrana strutturata, elastica e indeformabile.
Il meccanismo basculante consente un’inclinazione del sedile di 4° in avanti e 7° indietro, sostiene i movimenti e consente di alternare posture diverse.
Il range di regolazione in altezza del sedile varia da 390 a 510 mm.

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Work Smart! Convegno #OSW17 (11/10, Milano).

Come ogni anno l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ci offrirà lo stato dell’arte dello Smart Working in Italia. Il convegno 2017 intitolato “Smart Working: sotto la punta dell’iceberg” si svolgerà l’11 ottobre ( h 9/16) nell’aula magna del Politecnico del Campus Bovisa. L’evento è gratuito previa registrazione e i partecipanti riceveranno il Booklet Report. Come ogni anno WOW! patrocina questa iniziativa. Segui l’hashtag #OSW17.
Per informazioni e registrazione clicca qui.

Dopo l’apertura dei lavori a cura di Umberto Bertelè, Chairman degli Osservatori del Politecnico di Milano, saranno Mariano Corso e Fiorella Crespi, rispettivamente Responsabile Scientifico e Direttore dell’OSW a fornire i dati della Ricerca 2017 svolta in collaborazione con Doxa.
Scopriremo a che punto è lo Smart Working nel panorama nazionale; quanti sono gli Smart Worker e quali effetti queste modalità lavorative hanno sulle persone.
I risultati offriranno anche le percentuali di diffusione dello SW non solo tra le piccole, medie e grandi aziende, ma anche nella Pubblica Amministrazione.
Il percorso di crescita costante iniziato da qualche anno in Italia, grazie anche al Jobs Act sul lavoro autonomo approvato in Senato per disciplinare il Lavoro Agile, è inevitabilmente destinato a espandersi in modo esponenziale e a coinvolgere sempre più lavoratori.
Ma che cosa è indispensabile per attuare un progetto di Smart Working?
Forniranno concrete risposte a questa domanda Monica Parrella, Dirigente generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Coordinatrice del progetto Lavoro Agile nella PA; Francesca Gagliarducci, Capo del Dipartimento per il Personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Maurizio Di Fonzo, Chief HR, Organization and Change Management del Gruppo AXA Italia; Franco Ghiringhelli, Senior Vice President, Human Resources, Organization and ICT di Maire Tecnimont.
Dopo l’enfasi su tecnologia e change management, sempre maggiore importanza sta assumendo il terzo pilastro dello SW, ovvero il cambiamento dell’ambiente fisico, il valore del workplace, il concetto di luogo come elemento di facilitazione di questa trasformazione che è soprattutto culturale.

Tavola Rotonda
La mattinata si concluderà con una tavola rotonda che coinvolgerà i sostenitori della Ricerca di OSW: Lorenzo Maresca, Country Manager, Sedus; Ilaria Santambrogio, Country Manager, Plantronics Italia; Massimo Roj, AD di Progetto CMR; Alessandro Magnino, Head of Corporate Marketing, Vodafone Italia, Luba Manolova, Marketing & Operations, Microsoft Italia; Enrico Miolo, Smart Working initiative leader, Cisco; Mauro Mordini, Country Manager, Regus Italia e Malta.

Smart Working Award 2017
Nel pomeriggio avremo anche testimonianze dirette da parte delle aziende che, dopo la cerimonia di premiazione, racconteranno le best practice di Smart Working in Italia.

L’edizione 2017 dell’Osservatorio Smart Working è realizzata con il supporto di:
Cisco, Doxa, Microsoft, Plantronics, Progetto CMR, Regus, Sedus, Vodafone, GetConnected e con il patrocinio di WOW! Webmagazine.

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Titolo evento: Work Smart! Convegno Osservatorio Smart Working 2017
Dove: Aula Magna Carassa Dadda, edificio BL.28, via Lambruschini 4b, campus Bovisa Milano
Quando: 11 Ottobre 2017 (9.00/16.00)

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Real Estate per la human experience in ufficio.

Engagement, Fulfilment, Empowerment: è questa la triade di valori dell’ufficio del futuro secondo lo studio “Workplace powered by Human Experience” di JLL (brand name di Jones Lang LaSalle) . Il Real Estate si conferma ancora una volta essere un potente fattore di trasformazione aziendale, volto alla creazione di esperienze significative in un ambiente di lavoro sempre più umano.

“Un ambiente di lavoro alimentato dall’esperienza umana va ben oltre un buon work-life balance. Guida come le persone si sentono circa il loro ufficio, come sentono il controllo sul proprio percorso, il senso di dedizione verso l’azienda e quanto sono soddisfatti”. Con queste parole Marie Puybaraud, Global Head of Research di JLL Corporate Solutions, commenta il report “Workplace powered by Human Experience”, parte del programma di ricerca Future of Work lanciato da JLL.
Lo studio si basa su 40 aziende clienti della società professionale di consulenza americana, specializzata in servizi immobiliari e di gestione degli investimenti, e sui risultati di un’indagine condotta su oltre 7.300 persone comprese tra i 18 e i 65 anni. La survey ha interessato 12 paesi: Australia, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Sud Africa, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Partendo dalla concezione dell’ufficio come un ecosistema, per cui un ambiente di lavoro ben organizzato può portare a una maggiore diffusione di idee, prodotti e strategie organizzative ottimali, e dunque ad un vantaggio competitivo per l’azienda stessa, lo studio mette in risalto tre fattori chiave dell’ufficio del futuro, sempre più concepito come “creatore di esperienze”: engagement, cioè il senso di dedizione (traduzione italiana imperfetta per il sinonimo spesso usato “commitment”), fulfilment, cioè il senso di comfort e appagamento, ed empowerment, cioè il creare la sensazione di controllo da parte del dipendente del proprio lavoro e della propria formazione.

Tra i fattori maggiormenti determinanti il senso di engagement ed empowerment ci sono la fiducia, la gentilezza e la possibilità di prendere l’iniziativa, che si traducono a livello di organizzazione e di design in ways of working agili, in grado di creare le condizioni per sviluppare nei dipendenti uno spirito imprenditoriale.
Il senso di appagamento è dato principalmente, invece, dal vedere riconosciuto il proprio lavoro, dalla possibilità di sviluppare le proprie competenze e la propria creatività, e da un ufficio incentrato sulla continua sfida e innovazione, in grado di soddisfare gli standard di benessere.

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C’è, poi, una relazione tra densità all’interno dell’ambiente di lavoro e l’efficacia dei dipendenti: gli uffici più innovativi prevedono un’alta percentuale di spazi comuni con un layout open-plan e favoriscono una bassa densità attraverso un approccio agile e flessibile.
Un ambiente di lavoro ideale deve, così, essere composto da un giusto mix di ambienti collaborativi e di incontro, come le “aree in between” ed aree break, spazi dedicati al co-working o project rooms. Utile è anche la presenza di incubatori, spazi dedicati in cui dipendenti e talenti esterni possono sviluppare progetti personali utilizzando le infrastrutture, il supporto e i consigli dell’azienda.

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Tra i dati più interessanti prodotti è da sottolineare come quasi il 70% degli intervistati concordi sul fatto che la felicità sul lavoro sia l’ingrediente principale di una buona esperienza del luogo di lavoro e circa il 54% è favorevole all’idea di una figura professionale come un ’Responsabile della Felicità’ dedicato al benessere dei dipendenti. La metà circa degli intervistati ha dichiarato, inoltre, di essere attualmente soddisfatto dell’attuale ambiente lavorativo e aspira ad un ambiente dinamico, stile start-up, anche se prevale un atteggiamento ancora di incertezza riguardo all’accettazione del cambiamento: solo il 42% ha rivelato, infatti, di sentirsi pronto a trasferirsi dal proprio desk personale ad una situazione di ufficio open space o postazioni di lavoro fisse, per avere accesso a nuovi luoghi di lavoro innovativi.
Il design e l’immobiliare assumono, quindi, un cruciale valore educativo, strategico e operativo.
“In un mondo sempre più guidato da dati e innovazione digitale, il futuro del lavoro in realtà si basa più sulle persone di quanto si possa pensare”, ha dichiarato Neil Murray, CEO EMEA di Corporate Solutions presso JLL. “Le società non possono più solo focalizzarsi sul fornire luoghi di lavoro, ma devono creare spazi che consentano alle persone di realizzare le proprie ambizioni. Offrire ciò che le persone desiderano può generare cambiamenti vantaggiosi per le imprese.”
Testo di Gabriele Masi.

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Global Change: biofilia per pavimenti performanti.

Ideata da Kari Pei, Lead Product Designer di Interface, la nuova collezione di pavimentazione tessile Global Change, lanciata al Neocon, applica i concetti del design biofilico e riflette la necessità umana di cercare la natura anche negli spazi indoor. I raffinati decori che interpretano in modo artistico il fogliame, le texture naturali, le ombre create da alberi e foglie rendono più accoglienti e naturali anche i workplace.

La biofilia è un trend in forte crescita nel modo dell’interior design e dell’architettura anche se non possiamo dire che la “tendenza innata a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali” sia una novità. Questa ipotesi scientifica fu proposta da Edward O. Wilson nel 1984 e da allora le sue applicazioni sono state molte. Interface è stata tra le prime aziende a intercettare questo approccio e da diversi anni applica i concetti del design biofilico nelle sue collezioni di pavimentazioni tessili.
L’ultima nata, Global Change è stata lanciata al Neocon di Chicago e fonde l’ispirazione alla natura con le alte competenze nel settore dei sistemi di pavimentazione modulari che sono prerogativa di Interface.
La collezione evoca il fogliame attraverso l’interpretazione artistica dei modelli di ombreggiatura di alberi e foglie. Gli elementi e i riferimenti biofilici si riflettono anche in modelli casuali e transizioni fluide ispirate a texture trovate in natura.
Decori che fino a poco tempo fa avremmo considerato adatti solo per il settore residenziale o alberghiero oggi sono perfetti anche per un workplace sempre più informale, domestico e fluido.

Global Change è composta da sette stili di decoro disponibili in sei palette di colori organici.
Progression 1,2 3 sono le tre tipologie di doghe fondamentali: tre texture con tre diversi livelli di prezzo.
Glazing e Shading traggono ispirazione dai pergolati, con le forme del fogliame abbinate alle linee della trama:
Ground e Raku evocano l’aspetto cracking della terra secca e possono essere installati secondo ogni direzione.
Sono disponibili in formati da 50 cm x 50 cm e 25 cm x 100 cm .
Per questi sette decori, il team di progettazione Interface ha ideato una gamma di colori che prendono spunto dalla terra e dai minerali (Eclipse, Evening Creep, Ombra del deserto, Fawn, Daylight e Morning Mist).
Global Change guida l’utente in un viaggio dalla foresta alla costa, offrendo un’estetica di qualità, ma anche la versatilità e la funzionalità delle pavimentazioni modulari. -ha affermato Kari Pei- Ogni prodotto della collezione è stato progettato per armonizzarsi con gli altri e la collezione ha la capacità unica di adattarsi poiché il design e i gusti evolvono costantemente”.
Global Change è in linea con gli impegni di sostenibilità di Interface: ha l’impatto di CO2 più basso di qualsiasi altra collezione, utilizza contenuti riciclati e la sua leggerezza riduce l’impronta ecologica della spedizione e del trasporto di prodotti.

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Neocon: ispirazioni per nuovi stili di vita professionali.

Neocon, alla sua 49a edizione si conferma come un eccezionale centro d’ispirazione di soluzioni e tendenze: il design del luogo di lavoro sta diventando essenziale per attrarre e trattenere i lavoratori della Gig Economy, i Millennials e la Generation Z, nuovi volti di questo moderno stile di lavoro ispirato alla “cultura della condivisione“. Interni piacevoli, accoglienti e improntati al benessere psico-fisico rispondono alle nuove regole della co-creazione dell’ufficio e della collaborazione.

L’arredamento adattivo, la privacy su richiesta, il comfort acustico e il controllo del suono, il design biofilico e le nuove tecnologie per la ricarica in wi-fi dei dispositivi e le esperienze di visualizzazione in 3D, ispirano il nuovo design dello spazio di lavoro.
I prodotti sono versatili, modulabili, configurabili, multifunzionali e regolabili per offrire soluzioni flessibili e dinamiche che consentano la massimizzazione delle diverse impostazioni di lavoro: privacy secondo le esigenze, sessioni di lavoro collaborativo o aree riunione improvvisate.
Illuminazione, pareti divisorie, scrivanie e posti a sedere, tutti gli elementi possono essere riconfigurati di continuo per offrire possibilità di allestimenti virtualmente infiniti e ispirare e sostenere il lavoro, dal formale al casual. Le nuove geometrie sono le serpentine, i rettilinei, le unità transitorie.
Pavimenti, pareti divisorie e i prodotti in generale utilizzano materiali naturali o riproducono immagini della natura o propongono altre esperienze tratte dal mondo naturale, secondo la nuova tendenza del design biofilico.

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Insomma “the office is unoffice“, per dirla con l’espressione evocativa di West Elm, un marchio di New York di mobili per la casa che si sta espandendo in modo innovativo anche nelle soluzioni di arredo per workplace.

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Il Neocon merita sempre il viaggio soprattutto quest’anno con l’atmosfera di festa per i 100 anni di Florence Knoll, designer leggendaria e visionaria, ex presidente della Knoll e fondatrice di KnollTextiles, e la conferenza di Antonio Citterio presso il Museo d’Arte Contemporanea di Chicago, considerata, insieme alla sua retrospettiva, uno degli appuntamenti più importanti della Windy City.
Aspettando di vedere cosa ci porterà la 50a edizione, è meglio ricordarsi di prenotare il viaggio per tempo!

Testo di Silvia Fattore.

1. West Elm, Haus, design by Qdesign.
Si tratta di una postazione singola di lavoro, ispirata all’architettura tradizionale e alle cabine aree di prima classe, progettata per il lavoro individuale e di gruppo. Collegate insieme, le tre configurazioni trasformano un ufficio aperto in un villaggio dinamico, un nuovo paesaggio della comunità creativa.

2. Buzzispace, BuzziPleat, design by 13&9Design.
Vincitore del Best of Neocon 2017 Gold.
Categoria: Acoustic Panel & Solutions.
Reinterpreta le tecniche antiche usate nella moda, come lo smocking e la plissettatura, per creare forme scultoree di ampie dimensioni, ma leggere, realizzate in BuzziFelt per l’assorbimento acustico. E l’elemento acustico sospeso si unisce con una sorgente luminosa per sposare il controllo acustico e l’illuminazione in un prodotto multifunzionale.

3. Arper, Parentesit, design by Lievore Altherr Molina.
Collezione di pannelli decorativi modulari dalle audaci forme grafiche (cerchio, quadrato, ellisse) ulteriormente personalizzabili con l’aggiunta di un diffusore o di una luce ambientale. La collezione è ora completata dalla versione freestanding, per la concentrazione o la conversazione silenziosa in ambienti di lavoro condivisi o collaborativi.

4. Fluidconcepts & Design Inc., Orbit, Inline Systems.
Le workstation si conformano in base a come le persone effettivamente lavorano fornendo l’accesso all’area di lavoro di un utente in una circonferenza ergonomica continua. Le postazioni possono essere configurate nella loro piena circolarità o in segmenti parziali, collegate in configurazioni a serpente, tangenti o come moduli indipendenti. La postazione può avere diametri, raggi e altezze diverse. I divisori curvi sono disponibili in vari materiali quali laminato, tessuto, metallo stampato e acrilici. È elettrificabile e l’installazione è facile e veloce.

5. Steelcase, Surround, design Steelcase Design Studio.
Vincitore del Best of Neocon 2017 Gold.
Categoria: Healthcare Guest/ Lounge seating.
Una collezione di arredi destinati a supportare l’assistenza sanitaria. Surround, disponibile nella versione a 3 posti per uso letto, a 2 e a 1 posto, è un sostegno al ruolo dinamico e al coinvolgimento dei membri della famiglia del paziente, aiutandoli nell’impegno e favorendo il loro benessere nei i momenti che contano di più: dal riposo e al relax, all’accogliere gli ospiti e comunicare con i medici.

6. Davis, Q6, design by Jonathan Prestwich.
Vincitore del Best of Neocon 2017
Innovation. Categoria: Furniture Collections for Collaboration.

Una linea all-inclusive ispirata ai modi di lavorare di oggi che risponde alle necessità dei diversi tipi di spazi di lavoro. Composta da posti a sedere, schermi, banchi, tavoli e pouf, offre una gamma versatile di elementi eleganti e funzionali.

7. Snowsound USA (Caimi Brevetti), Snowsound Diesis, design by Alessandro Mendini, Francesco Mendini.
Vincitore Best of Neocon 2017 Silver. Categoria: Acoustic Panels & Solutions.

Elemento fonoassorbente realizzato con strutture portanti in acciaio e drappi realizzati con tecnologia Snowsound-Fiber. Questi elementi hanno nella loro parte alta dei telai in acciaio che consentono al drappeggio di cadere assumendo precisi raggi e stratificazioni studiate per ottimizzare le performance acustiche. E’disponibile nella versione a soffitto o free-standing.

8.Interface, Global Change. Design by Kari Pei, Interface Lead Product Designer.
Rappresenta ad oggi il massimo della flessibilità per una pavimentazione; unisce il design biofilico ispirato alla natura con la modularità dei sistemi di pavimentazione di Interface (quadrotte e doghe). La collezione offre una gamma integrata di opzioni di progettazione che permette infinite composizioni. Interpreta in modo artistico foglie e rami; gli elementi e riferimenti biofilici si esprimono in modelli casuali e in transizioni fluide ispirate a texture trovate in natura.

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9. Herman Miller, Prospect, design by Richard Holbrook.
Vincitore Best of NeoCon Gold.Categoria Arredi per la Collaborazione.
Una linea di arredi freestanding semicircolari ideati per favorire la collaborazione e la creatività individuale negli uffici e nei luoghi di apprendimento. Offre la quantità di privacy adeguata ed è il luogo ideale per il brainstorming, il pinning e per assecondare con facilità la transizione dal lavoro individuale a quello di piccoli e medi team. Gli schermi sono attrezzati con lavagne bianche, superfici sfoderabili e display multimediali.


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Forme archetipiche della città in ufficio.

Il progetto di DAP Studio per la sede di GFT Italia a Milano è la concretizzazione di un paradosso: il workplace di questa multinazionale che opera nell’immaterialità dell’Information Technology recupera infatti i valori spaziali e sociali della città, la più complessa e materiale creazione dell’uomo. Così, anziché escludere dal luogo di lavoro la vita urbana, la si integra nel paradigma dell’esperienza lavorativa.

“Abbiamo immaginato un luogo dove relazioni umane e conoscenze si muovano lungo strade e piazze, dove ci si possa appartare per discutere in salotti accoglienti oppure scambiare opinioni di fronte ad un lungo tavolo da pranzo. Così l’open space dell’ordinario palazzo per uffici diventa un nuovo paesaggio urbano, teatro di un nuovo modo di intendere il lavoro” spiegano Elena Sacco e Paolo Danelli di DAP Studio.

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L’organizzazione non gerarchica dell’azienda si traduce in una fluidità spaziale capace di stimolare le relazioni interpersonali e la condivisione di informazioni generando 1500 mq di uffici liberi sia dall’omologazione dell’open space che dall’anonimato dell’ufficio tradizionale.


L’ingresso disegna una soglia labile tra spazio esterno e spazi di lavoro introducendo con ironia alcuni segni tipici del paradigma urbano in scala ridotta.

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I percorsi si articolano intorno a questo corpo centrale: se la sezione suggerisce l’archetipo della casa, il volume allungato è l’evocazione della “fabrica”, luogo per antonomasia della produzione. Un’architettura in miniatura con tetto a falda e superfici giocosamente forate che tendono al dinamismo e alla “smaterializzazione”.

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La “casa” enfatizza ovviamente l’ibridazione tra ufficio e spazio domestico e si propone come ospitale e vivace luogo di incontro e scambio di idee, caldo e molto materico all’interno.

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La dualità tra matericità e smaterializzazione è un elemento ricorrente nell’ambiente che spicca nei rivestimenti in cemento contrapposti alle ampie superfici vetrate delle meeting room e nel candido minimalismo delle workstation (touch-down e condivise) che fa da contrappunto al legno di rovere dei serramenti e di alcuni arredi.
Il luogo del lavoro diventa percettivamente stimolante e offre un’inedita e costantemente mutevole esperienza spaziale.
Foto di Barbara Corsico

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Arredi su misura: moda, ricerca estetica o esigenza reale?

Tradizionalmente gli arredi “su misura” erano riservati agli ambienti di lusso, agli spazi di rappresentanza, agli uffici dirigenziali oppure alle case borghesi. In seguito, con il diffondersi dell’industrial design, la modifica “fuori serie” si è resa indispensabile per adattare sistemi di arredo troppo rigidi alle caratteristiche dell’edificio, oppure per non cadere nella banalità dell’omologazione.
Oggi che l’industrial design ha accolto il concetto di personalizzazione e di design delle opzioni, l’arredo “su disegno” continua a mantenere un suo fascino anche e soprattutto nei nuovi workplace come i coworking dove vira in una sorta di “manierismo shabby”.
Perché? Costa meno? Oppure ognuno vuole creare la propria estetica?

I nuovi sistemi produttivi permettono la massima personalizzazione dei componenti e delle finiture, allora da cosa nasce questa ossessione dell’arredo su disegno?
Le aziende produttrici sono messe in crisi dalla costante richiesta di campionature “personalizzate” che arrivano anche dai grandi clienti. Si sono impegnate, e hanno investito parecchio, nello sviluppo di sistemi di arredo articolati e complessi da permettere praticamente ogni tipo di soluzione customizzata, ma questo non basta ancora ai loro clienti sempre più esigenti.
Non è raro che grossi gruppi bancari si affidino all’architetto per disegnare le proprie scrivanie: possibile che tra centinaia di prodotti in commercio nessuno corrispondesse alle loro richieste?
Se penso a un arredo su disegno mi vengono in mente i raffinati dettagli di Scarpa nello showroom Olivetti, le morbide curve dei tavoli di Mollino, le sorprendenti soluzioni di Gio Ponti… ma che senso ha far realizzare su disegno centinaia di scrivanie uguali per N piani di open space?
Il “virus” del su misura colpisce anche i workplace di dimensioni minori, in particolare quelli che puntano a un mood domestico – Plantronics, Doxa, Digital Entity o Clubhouse Brera, per citarne alcuni- mossi dal desiderio di creare un’immagine di ufficio che non sembri un ufficio.

Da quanto dicono, far realizzare gli arredi da un artigiano è meno costoso che comperarli di serie. E in fondo mixare prodotti di stile diverso per creare il nostro look fa parte della nostra cultura: la moda insegna. Però mi chiedo: gli standard di qualità, di ergonomia e di resistenza sono allo stesso livello dei prodotti industriali ingegnerizzati e testati come richiedono le normative?
Poi c’è il mondo in costante espansione dei coworking -non più una nicchia- che apre un altro universo.

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La sua estetica “raw design” è fatta di tavoli da officina, poltrone recuperate in solaio, arredi di cartone, sedie riciclate, la visione di base è qiuella del bricolage che ricicla gli scarti di una società consumista. L’immagine sciatta e scrausa è voluta, ma, dal mio punto di vista, sta diventando una nuova forma di omologazione.

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Alcune aziende produttrici stanno seguendo questo “filone Garage”Hack di Vitra (foto sopra), Pakiet Zieta, PlayWood di OSB o Pixel di Bene (foto sotto) – ma personalmente sono già stanca di vedere ferro arrugginito e legno grezzo in ufficio. Hanno perso la loro carica trasgressiva.

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Forse è solo moda e presto sarà superata, come tutte le mode.

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Questo manierismo shabby, ha visto però il coinvolgimento di Carlo Ratti per la realizzazione di scrivanie e pareti divisorie negli spazi del coworking Talent Garden Milano Calabiana, mentre un altro importante coworking,

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COWO, ha istituito un gruppo di progetto per realizzare “scrivania ideale” da utilizzare nei suoi spazi: effettivamente ci sono alcuni aspetti innovativi che rispondono in modo efficace alle esigenze di uno spazio di lavoro estremamente dinamico.
Non c’è conclusione a queste mie riflessioni. Non ho risposte e sono bene accetti i commenti, anche di chi la pensa in modo diverso.

Editoriale di Renata Sias, direttore WOW! Webmagazine

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L’acustica declinata con sapienza.

Mascagni, che dal 1930 produce arredi per ufficio e da sempre affianca la divisione Casa a quella Workplace e Contract, ha affrontato il tema imprescindibile del comfort acustico in modo completo, integrato e articolato. Un percorso in progress sviluppato in modo coerente, declinando il tema dell’acustica in una gamma di soluzioni di interior design che non hanno competitor sul mercato.

L’unicità delle proposte dell’azienda bolognese deriva dall’approccio adottato e trova radici nell’esperienza e nel proprio know-how fatto di sperimentazione, di sinergie con fornitori che operano in altri settori e di applicazione di tecnologie mai usate nel furniture design.
Le linee di prodotti presentati a Workplace3.0 erano la fotografia di un modo di operare con precisione e cura dei particolari. Proposte coordinate tra loro per creare ambienti che trasmettono sensazioni piacevoli e benessere, disponibili in una gamma di configurazioni e di materiali tanto ampia da trasformarli in prodotti ad hoc, anche per progetti on demand.

Il versatile pannello fonoassorbente TrèS Sound caratterizzato dalla superficie in legno (o melaminico) curvato, sagomato e microforato che racchiude a sandwich il materiale fonoassorbente, non solo si arricchisce di nuove funzionalità, ma diventa elemento base per varie soluzioni di interior design che si sviluppano tridimensionalmente nello spazio: verticalmente come schermo divisorio, ma anche a parete come funzionale boiserie e a soffitto.
La veste d’uso come partizione divisoria autoportante è rappresentata da TrèS Screen che garantisce sempre alte performance nei diversi materiali disponibili.

TrèS genera TrèS Spine, sistema di d’arredo dalle geometrie semplici con moduli sovrapposti che dividono lo spazio in maniera creativa ed efficiente con altezze differenziate.
Grazie alla collaborazione con 3F Filippi, azienda bolognese di illuminotecnica nasce TrèS Sound Lux, il pannello fonoassorbente che integra luce LED.
Per rivestimenti a soffitto la soluzione è TréS Sound Sky System che, attraverso l’utilizzo di giunti snodabili modulari e modulabili, gli inserti triangolari di pannello fonoassorbente, in legno, laminato o tessuto, crea ambienti eleganti e acusticamente confortevoli.
L’esperienza di Mascagni come produttore di pareti divisorie si esprime in ALLinONE Slim che grazie ai profili in alluminio estrusi accoglie indifferentemente pannellature di vetri singoli, doppi o a facciata piena con struttura interna in acciaio.

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Il calore domestico che tutti cercano nell’ambiente di lavoro trova una risposta in ALLinWOOD sistema di partizioni divisorie isolanti con profilo di legno massello che accoglie indifferentemente vetri singoli, doppi o a facciata piena.

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Spaces, nuovo format di business community.

Anche in Italia è arrivato Spaces, nuovo format internazionale di business community di Regus in espansione “fondato sull’idea che il successo generi altro successo”: dopo Olanda, Inghilterra, Australia e Stati Uniti ecco a Milano, sui Bastioni di Porta Nuova, 5.000 metri quadri di uffici privati e business club con sale riunione e sale conferenza, lounge bar, aree per ospitare mostre ed eventi. Il punto di forza è il rooftop, un terrazzo con vista panoramica sullo skyline della “Milano che sale”.

L’interior design è stato affidato a Laboratorio Permanente, uno studio di progettazione non specializzato in layout di uffici e forse per questo più “fresco” e meno legato ai pregiudizi e ai modelli dello space planning tradizionale. “E’ stato sorprendente scoprire che nel progetto dell’ufficio possono convergere i criteri applicati nella casa insieme a quelli dell’urbanistica: la ricerca del comfort e della gradevolezza dell’ambiente si fondono con lo studio dei flussi e dei percorsi per dare vita a un modello di workplace che ispira modalità di lavoro più collaborative e creative” spiega l’architetto Angelica Sylos Labini.

Emanuele Arpini, regional marketing manager di Spaces commenta: “L’inaugurazione di Spaces testimonia la volontà di puntare sull’internazionalità di questa città, per ospitare la prima sede italiana di questo nuovo format. Milano del resto si conferma sempre di più una piazza in grado di recepire ed esaltare le nuove tendenze in diversi settori, tra cui anche quello del lavoro, in cui il concetto di luogo e di flessibilità, sono le chiavi di lettura del futuro”.


Appena inaugurato, è stato affittato già il 75% di questi ospitali e accoglienti ambienti di lavoro; gli imprenditori e le aziende che hanno scelto Spaces come propria sede dimostrano il desiderio di entrare a far parte di una community che può generare innovazione e cultura.

Dall’atmosfera cosiddetta “urban design” a quella più rigorosa e formale, i diversi piani identificano le diverse funzionalità con caratteri di design diversi: l’esclusività del terrazzo panoramico è perfetta per i momenti di convivialità e relax; il mood della condivisione si respira in particolare al piano terra (articolato in reception, lounge, quiet space, zona bar, “celle” isolate acusticamente adatte per riunioni informali e phone booth per una maggiore privacy).


Ai piani superiori prevalgono l’atmosfera “neutra” e la connotazione più tradizionale di ufficio chiuso (uffici di varie dimensioni delimitati da pareti divisorie che affacciano su corridoio).


Nel basement non mancano ambienti coworking più votati alla condivisione dove, non a caso, hanno scelto di lavorare aziende smart che già hanno attivato proficue forme di sinergia; come ReFeel eMobility, azienda che offre servizi di mobilità elettrica, con cui Spaces ha sviluppato un progetto di car sharing mettendo a disposizione vetture elettriche in esclusiva per i clienti.L’olandese ReFeel eMobility, per la sua prima sede in Italia, ha scelto l’energia rinnovabile made in Italy di LifeGate Energy con notevole risparmio di CO2 rispetto all’utilizzo dell’energia tradizionale.
A dimostrare che la filosofia eco-sostenibile è un elemento che accomuna le aziende più smart.

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I numeri di Spaces:
5000 mq;
740 mq d business club;
3,300 mq uffici;
8 meeting room,
25 posti auto parking.

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Vite Mobili: questo ufficio (non) è un albergo.

Vivere, viaggiare e lavorare sono attività che spesso si intrecciano e i luoghi che ci accolgono, tra lavoro e ospitalità, diventano sempre più ibridi nelle loro funzioni (#designforhospitality). Come possono interagire i settori e gli spazi del leisure con quelli attinenti al business? Quali nuovi scenari si stanno definendo per l’interior design? Su questi temi si è discusso nella conferenza “HOW: HOspitality&Workscape” organizzata dal Politecnico di Milano in occasione della Settimana #lavoroagile.

Il saggio “Mobile Lives” di Anthony Elliott e John Urry, è come una “Bibbia” per gli studenti che da tutta l’Europa hanno partecipato al progetto focalizzato sull’analisi delle relazioni e dei processi di ibridazione tra spazi di lavoro e spazi dell’ospitalità, finanziato da FARB (Fondo Ateneo Ricerca di Base del Dipartimento di Design, Politecnico di Milano).
Come spiega il direttore scientifico prof Francesco Scullica, la conferenza, rappresenta la fase intermedia del percorso di ricerca e un’occasione per descrivere progetti assai diversi tra loro: alcuni già realizzati, altri realizzabili, alcuni più utopici. Uniti da un approccio di cross-fertilization che coinvolge altri settori disciplinari capace di indicare strade e linguaggi progettuali per nuovi ambienti, in grado di rispondere ai bisogni dell’individuo e adatti ad interpretare ed esprimere i valori sociali condivisi dalla società contemporanea.
L’attenzione degli studenti si rivolge principalmente ai workplace per nomadic worker -smart office, hub, coworking- e alberghi e ostelli che acquisiscono nuove funzioni a dimostrare che l’albergo, luogo deputato per l’ospitalità, può diventare polo di servizi e l’ufficio, luogo deputato del lavoro, sempre più si connota come luogo capace di accogliere anche i momenti di piacere della nostra esistenza.

La tavola rotonda pomeridiana porta i temi della ricerca su un piano più concreto. La docente Silvia Piardi sottolinea come come queste trasformazioni rappresentino un’interessante sfida da cogliere per i produttori di arredi. Opinione condivisa dal presidente di Assufficio Marco Predari che vede positivamente la vivacità di tante brillanti idee, idee che i produttori devono sapere concretizzare e tradurre in prodotti finiti.
E Giovanni Giacobone di Progetto CMR aggiunge che la classe dirigente deve cambiare per poter cogliere l’opportunità di questo cambiamento.
Questo cambio culturale ha bisogno sia del cambio della dirigenza che del coinvolgimento delle persone – sostiene Gaia Morselli di Great Place to Work, è importante la rilevazione degli impatti e capire le esigenze; la produttività cambia se si è riusciti a creare  la motivazione.
Si alternano le visioni dei progettisti e quelle di aziende del settore ufficio che hanno saputo cogliere i cambiamenti in corso. Come Manerba che, sotto l’art direction di Raffaella Mangiarotti, ha declinato la propria visione estetica verso le atmosfere calde e confortevoli del soft living e Estel che tra le prime in Italia ha iniziato a lavorare sullo smart office e le inedite contaminazioni tra convivialità e ufficio che hanno ispirato la linea di arredi COffice.

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Più critico l’intervento dell’architetto Tatiana Milone “Non è l’ufficio che deve andare verso l’albergo, in questo periodo in crisi è soprattutto l’Hotel che, cerca di supplire all’attacco degli Airbnb e tentando la ricerca della domesticità e creandosi nuove identità per acquisire nuovi target di clientela.
Il rischio è che gli sconfinamenti e i nuovi slogan dello smart working, dimentichino che la loro ragione d’essere è sì quella di fare lavorare meglio… ma per essere piu produttivi! Quindi sii crea spesso una grande confusione, lavorando sugli stereotipi del giovanilismo stravaccato, coloratissimo, condiviso a oltranza -conclude Milone- Rimettiamo al centro il buon progetto competente, che organizza spazi e funzioni,  teniamo la curiosità vigile, ma come Politecnico, abbiamo il dovere di preparare professionisti competenti al di fuori della mode. Siamo in una situazione simile al Barocco e Roccocò: facciamo in modo che i nostri progetti non diventino “maniera”.
Anche Giorgio Bianchi, PKF Hotelexperts, sostiene che è l’albergo che ha interesse a tendere all’ufficio, il trend sempre più evidente è il business leisure (che ha raggiunto il 20 %) con una maggioranza femminile sotto i 30 anni.
Guido Castellini di AllegroItalia parla del format basato sulle 3 A: Arte /Amore /Allegria, di sale meeting particolari e di uffici temporanei.
Punto in comune tra workplace e albergo è la progressiva apertura verso l’esterno.
Apertura verso situazioni di coworking (Elisa Dragonetti, Best Western), apertura verso il gioco e l’esperienza come memoria attiva (Simone Micheli); anche apertura “fisica” con l’eliminazione delle barriere, per esempio sostituendo il tradizionale bancone reception con più domestici tavoli tondi (Sofia Vedani, Planetaria Hotels).

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L’intervento di Francesco Zurlo, preside vicario della Scuola del Design del Polimi, funge da conclusione:
“Uno dei pericoli della civiltà industriale è che il tempo libero sia organizzato dagli stessi centri di potere che controllano il tempo del lavoro. In questo caso il tempo libero è consumato secondo lo stesso ritmo del tempo lavorativo. Divertirsi significa integrarsi”. Questa frase campeggiava, luminosa, nel cosiddetto corridoio delle didascalie della XIII Triennale, quella dedicata al tempo libero.
È il 1964. Più di 50 anni dopo Dave Eggers scrive “The Circle”, proponendo un’immagine del lavoro, dei suoi miti, delle sue routine, che rappresentano esattamente quella profezia. Il tema dell’ibridazione ufficio/albergo è tutto qui. E va affrontato con una capacità critica che dovrebbe distinguere il buon design.
Il lavoro agile, se da una parte rende libera la persona, dall’altra lo taglia fuori da alcuni fondamentali meccanismi “rituali” che caratterizzano la quotidianità, che distinguono, e danno senso, ai diversi momenti di vita.
Del resto questo modello flessibile è spesso un modo per ridurre i costi degli spazi o, se preziosi, destinarli ad attività più remunerative che non quelle di accogliere scrivanie e sale riunioni.
Quale può essere la soluzione? E che ruolo può avere il design?
Probabilmente progettare piattaforme “abilitanti” più che soluzioni univoche può essere una strada. Dare cioè alla persona un abaco di possibilità per portare a termine un compito, fornendogli delle opzioni che gli consentano di uscire da una certa condizione lavorativa per accoglierne un’altra. Più confacente a condizioni di concomitanza (esigenze funzionali, psicologiche, sociali) e a ritualità (necessarie per riconoscersi in una cultura).
Un design delle opzioni, insomma, che consenta di superare le categorie con cui spesso tendiamo a semplificare fenomeni complessi come quello del lavoro contemporaneo”.

(Un ringraziamento particolare a Tatiana Milone e Francesco Zurlo per la gentile collaborazione)

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I 10 trend chiave nel workplace.

Quali sono i trend chiave del mondo del lavoro? Sodexo ne ha individuati 10 attraverso un’indagine condotta assieme agli esperti di diverse università americane. Il Global Workplace Trends Report 2017 nasce per fornire un utile strumento di navigazione ai datori di lavoro in un contesto di continua evoluzione, verso un ambiente lavorativo dove la maggior qualità della vita si traduca in maggiore produttività e benessere sociale.

Non è sempre facile orientarsi in un mondo del lavoro che sta cambiando rapidamente, intercettando le evoluzioni più efficaci e applicandole nel miglior modo possibile. Sodexo, nel suo ruolo di osservatore privilegiato, ha condotto un’indagine insieme ad esperti di  della Columbia University, University of Granada, Harvard Center for Work e United Nations Foundation. Tra i 10 trend individuati che di seguito sintetizziamo, spicca l’importanza dell’ambiente di lavoro, del rapporto intergenerazionale, della sostenibilità, delle nuove tecnologie oltre alle imprescindibili flessibilità e agilità.

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1. Ridefinire l’esperienza sul luogo di lavoro
Tra le nuove modalità per affrontare le mutevoli esigenze dei lavoratori, il design thinking è diventato un imperativo strategico per le organizzazioni che vogliono mettere l’esperienza del personale al primo posto (79% dei dirigenti intervistati) valuta il design thinking come un elemento importante o molto importante. Tutti gli elementi presenti sul luogo di lavoro sono in continua trasformazione: l’ambiente fisico, le tecnologie, i servizi e persino gli ambienti di lavoro virtuali.

2. Crescita dei luoghi di lavoro trasversali.
Interazione è già una delle parole chiave del workplace contemporaneo volto a stimolare l’innovazione. Per i datori di lavoro non è sufficiente creare le condizioni per un’interazione casuale e sperare che l’innovazione si verifichi spontaneamente. Devono promuovere mentalità e competenze che rendono proficua l’impollinazione incrociata, come la curiosità verso idee nuove provenienti da altre persone, la capacità di ascolto per coglierle dall’esterno, il pensiero laterale per dilettarsi con queste idee e la convinzione che chiunque possa essere vettore di innovazione. 

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3. Un’organizzazione agile.
L’agilità è un presupposto fondamentale per l’innovazione e la creatività. In un recente studio Accenture, su 277 aziende, quelle con il più alto livello sia di stabilità dei fondamenti strutturali sia di velocità, avevano il 436% di probabilità in più di raggiungere performance finanziarie molto sopra la media, rispetto a quelle cui entrambe queste caratteristiche mancano.

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 4. Apprendimento intergenerazionale.
Entro il 2030 è previsto un aumento della percentuale di persone con un’età superiore ai 60 anni, fino al 16,5% . Se oggi le regole dell’apprendimento sul lavoro sfidano la credenza per cui le persone più anziane insegnano e quelle più giovani imparano, segnando la fine del mentoring top-down, nel futuro ci si focalizzerà maggiormente su un apprendimento intergenerazionale, che garantirà una  maggiore produttività e competitività. 

5. Sbloccare il potenziale talento dei millennials.
I millennials rappresenteranno la più larga fetta del mercato del lavoro: si stima che entro il 2025 costituiranno il 75% della forza lavoro mondiale. Quando nel 2014 i millennials e la Generazione Z sono stati intervistati in 10 mercati globali, entrambe le generazioni hanno scelto la copertura sanitaria quale benefit più importante, mentre nel 2016 l’item più indicato è stato la flessibilità sul lavoro. Le grandi imprese sono chiamate ad offrire ai millennials la stessa libertà, flessibilità e mobilità che questi ambiscono dalle start up, cercando di stimolare l’intraprendenza (positivo per l’azienda) e un maggiore senso di libertà (positivo per il collaboratore). 

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6. Benessere 3.0.
In un mondo dove i confini tra vita privata e lavoro stanno diventando sempre più labili, i lavoratori di oggi sono alla ricerca di una nuova proposta di valore per il dipendente che preveda una maggiore attenzione verso gli aspetti di salute e benessere. Nel futuro le organizzazioni compiranno un passo ulteriore sforzandosi di rendere i luoghi di lavoro delle “destinazioni” sane per i propri dipendenti, sviluppando programmi olistici, personalizzati e focalizzati sul lavoratore.

7. Personal Branding.
I messaggi sul brand sono condivisi 24 volte più spesso se a diffonderli sono i lavoratori piuttosto che l’azienda. Cavalcando l’importanza sempre crescente dei social network, brand personale e brand aziendale, prima completamente separati, tenendo conto del valore degli influenzatori presenti nella loro forza lavoro. 

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8. Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Lo sviluppo sostenibile e l’integrazione tra bilancio sostenibile e bilancio finanziario diventano responsabilità di ogni impresa, socialmente responsabile per la salvaguardia del pianeta. Inoltre una nuova cultura basata sulla soddisfazione e la collaborazione sul luogo di lavoro porrà le basi per un domani meno individualista.

9. Lavoratori senza confini.
Il compito delle aziende è quello di modellare un mercato lavoro qualificato, occupato ed impegnato, attraverso l’inclusione di lavoratori da tutto il mondo. Le aziende che compiono sforzi effettivi per promuovere un senso di appartenenza e una cultura di inclusione fra i propri dipendenti, includendo anche i migranti, saranno meglio preparate per colmare la carenza di talenti e agevolare la facilità di spostamento tra diversi paesi e luoghi.

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10. Nuove generazioni della robotica.
I luoghi di lavoro, alla ricerca di una maggiore efficienza e produttività stanno diventando luoghi sempre più automatizzati, una tendenza a volte vista con preoccupazione da parte dei lavoratori, perché questa scelta può significare una  fuoriuscita dal mercato del lavoro. Le aziende sono chiamate ad aiutare i propri collaboratori umani ad accettare i colleghi robot, formando e riqualificando le proprie risorse umane per aiutare i lavoratori ad assumere nuovi e differenti ruoli.
Testo di Gabriele Masi.

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Che cosa hanno in comune gli ambienti più felici? Il verde!

Il verde è l’elemento comune che contraddistingue gli ambienti di lavoro più gioiosi, quelli dove le persone sono più felici. Non c’è workplace ideale senza piante!
E anche i giardini e gli orti aziendali all’esterno diventano parte integrante degli uffici più attenti al benessere delle persone.
Non è una moda, ma la presa di coscienza di studi scientifici condotti in tutto il mondo: le piante contribuiscono alla felicità.

Tra i benefici del verde, i più noti riguardano le proprietà anti inquinamento. Il verde interno contribuisce infatti alla qualità dell’aria riducendo i problemi dovuti al sistema di riscaldamento, outgassing, ventilazione e condizionamento o presenza di composti organici volatili (COV), muffe, non evacuazione dell’ozono (fotocopiatrice) o mancanza di filtri del ricircolo dell’aria.
Si sa anche che il verde è un colore più rilassante per la vista, il “greenery” ispirato alla natura è il colore scelto quest’anno da Pantone, ma niente può sostituire il verde disuniforme della vegetazione. “Il colore giusto in ufficio è quello ‘naturale’. E in natura non c’è mai UN colore, ma sempre TANTI colori insieme” come sostiene il perception designer Aldo Bottoli.


Diverse ricerche presentate da HW Style, azienda che fornisce servizi completi di fornitura e manutenzione di vede indoor e outdoor, sottolineano però altri vantaggi non meno importanti: le piante riducono lo stress, aumentano la capacità di attenzione, migliorano il benessere.
Per esempio, come conferma un recente studio tedesco, la presenza di piante nei luoghi di lavoro rende l’atmosfera più accogliente, ci si sente meglio quindi più rilassati e sereni
Secondo uno studio condotto presso l’Università dell’Ohio, alcune piante favoriscono il buonumore grazie agli oli essenziali presenti nelle loro foglie, ne è un esempio la melissa.
Le analisi della prof. norvegese Tove Fjeld, provano che le piante in ufficio riducono sensibilmente mal di testa, stanchezza, problemi di pelle, prurito agli occhi, mal di gola avendo quindi conseguenze notevoli sull’assenteismo per causa di malattia.
Un altro studio condotto per la NASA ha attestato che le piante in ufficio rafforzano le relazioni, migliora il rapporto con i colleghi e facilita il lavoro di squadra.
Infine, ma non ultimo, il ricercatore di psicologia Marlon Nieuwenhuisin presso l’Università di Cardiff, ha studiato e dimostrato che la presenza di verde naturale in ufficio aumenta la produttività dei dipendenti dal 15% fino al 40 %.

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La cultura aziendale dà forma allo spazio.

La felicità al lavoro è un caratteristica fondamentale per il successo di ogni organizzazione. La sua ricetta è composta da elementi sociali, comportamentali, psicologici intangibili ed elementi tangibili come lo spazio di lavoro. Alcuni di questi elementi sono ben definiti e replicabili nello stesso modo in più contesti di lavoro, altri invece hanno bisogno di essere adattati all’organizzazione.

La cultura aziendale è l’elemento più importante per rendere un ambiente di lavoro migliore e più felice. Essa è l’insieme dei valori, delle credenze e dei comportamenti all’interno di un’organizzazione che descrive come le persone si relazionano tra di loro, raggiungono i risultati, interagiscono con lo spazio dove lavorano.
I dipendenti sono più motivati in un posto di lavoro dove c’è una cultura aziendale che li sostiene.
Il workplace è l’elemento fisico che contribuisce alla felicità al lavoro. Mi riferisco con questo termine al design, le strutture, i colori, i materiali e l’arredamento. L’ambiente di lavoro mostra immediatamente se una cultura aziendale rispetta e valorizza il benessere dei suoi dipendenti.
La cultura aziendale e lo spazio ufficio lavorano in simbiosi per creare positive interazioni all’interno dell’ambiente di lavoro.
Questi due elementi influenzano profondamente sia il singolo individuo che l’intera forza lavoro. L’ufficio si configura come spazio statico e inanimato in mancanza di una cultura aziendale che descriva i comportamenti al suo interno. Essa influenza anche la relazione tra le persone e l’utilizzo dello spazio stesso.
Inoltre i valori della cultura aziendale aggregano le diverse generazioni che lavorano nello stesso ambiente.
Gli aspetti intangibili che la cultura aziendale guida insieme all’ufficio influiscono sui risultati finanziari dell’organizzazione.

Parlando di felicità al lavoro. l’office space è l’hardware la cultura aziendale è il software.
Aziende come Facebook, Google e altre hanno creato eccezionali culture e servizi per aumentare la felicità al lavoro e attrarre i talenti.
Queste culture aziendali devono essere coltivate e i cambiamenti possono essere costosi per le aziende ma collaboratori più felici e produttivi ripagheranno ampiamente l’investimento.
Se i dipendenti stanno lavorando in un ambiente con un vecchio arredamento significa che l’azienda non sta dando valore all’employee experience.
Investire nel design di un ufficio permette ai dipendenti di capire dove sono spesi i profitti e crea un ambiente confortevole che aiuta ad essere felici al lavoro.
I servizi e il comfort nell’ambiente di lavoro sono diventati più comuni nella progettazione di un ufficio come indicatore di un’ottima cultura aziendale.
Una break area con distributori automatici non è più ormai un luogo dove i dipendenti possono rilassarsi. Una nap room può aiutare i dipendenti a rilassarsi e disconnettersi dalla tecnologia.

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Negli uffici di Zappos, noto sito e-commerce di abbigliamento, la cultura aziendale ha dato forma allo spazio in cui i dipendenti lavorano. I suoi uffici non incarnano i consueti standard di design ma mostrano i valori in cui i dipendenti credono e creano un ambiente confortevole per tutti.
Questi sono quattro dei dieci valori che influenzano lo spazio dei loro uffici:
Create Fun and A Little Weirdness.
Be Adventurous, Creative, and Open-Minded.
Build Open and Honest Relationships With Communication.
Build a Positive Team and Family Spirit.
Zappos ha tradizionalmente usato un approccio di “open office design” fin dalla sua nascita.
“Noi abbiamo progettato questo ufficio così che le persone potessero veramente personalizzare lo spazio rispetto ai bisogni del team” ha detto Rob Timoshuk, director of Operations.

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Negli uffici di Spotify, l’azienda di musica online a Stoccolma, il management ha delegato la progettazione dei nuovi uffici ai dipendenti, in maniera simile a Zappos.
La soluzione di delimitare le postazioni dei lavoro in open space usando un incrocio di fili invece di vetro o pareti esprime il valore della trasparenza.
Negli uffici del sito di recruiting infoJobs a Barcelona i dipendenti hanno deciso di dare alle loro sale riunioni nomi che corrispondono ai valori dell’azienda e decorare quelle stanze di conseguenza.
La stanza chiamata “happiness” ha fantastici cuscini, coperte, fiori, libri e materassini per lo yoga. Quella è la stanza dove le persone possono esprimere se stesse e provare un pò di felicità.

E’ facile trovare, all’interno di un’azienda, elementi che di proposito o per caso esprimono la cultura aziendale. Come insegna la prossemica, l’orientamento e la forma di un tavolo in una sala riunioni può esprimere i valori aziendali: un tavolo rettangolare può significare una struttura gerarchica mentre un tavolo circolare può significare un ambiente collaborativo dove la partecipazione è incoraggiata.
Il miglior modo per ottenere il 100% del potenziale di uno spazio e di una cultura aziendale è farli interagire. Al centro di tutto ci sono sempre le persone che vivranno quello spazio.

Testo di Giovanni Battista Pozza, co-founder di Full Glass (Happiness Think Thank)

 

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Ergonomia “dinamica” per il benessere.

Il nuovo vademecum “Wellbeing in the Workplace” redatto dalla Commissione Tecnica di Assufficio è stato presentato in occasione di Salone Ufficio-Workplace 3.0 (il 5 aprile 2017, ore 14 nell’area Joyful Sense at Work). Il documento è la sintesi di una più ampia ricerca svolta da Assufficio.
Partendo dall’assunto che non può esistere benessere senza che sia garantito il comfort ambientale, la ricerca tocca diversi aspetti tra i quali il tema di attualità delle scrivanie sit-stand.
In conclusione, il benessere si ottiene trasformando l’ambiente di lavoro e soprattutto le cattive abitudini.

Il comfort ambientale -l’illuminazione, l’acustica, la temperatura- e  soprattutto la possibilità di mantenere una corretta postura sono elementi da considerare per creare reali situazioni di benessere per i lavoratori.
Il posto di lavoro si deve poter adattare alle misure antropometriche dell’utente, scegliendo una seduta ergonomica e una scrivania regolabile in altezza.
Questo però non è sufficiente quando si trascorrono troppe ore davanti al monitor perchè è necessario cambiare posizione, alzarsi, muoversi.

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Le nuove modalità di lavoro sono certamente positive da questo punto di vista: lo smart working e l’approccio activity based office si basano su un uso dinamico del tempo e dello spazio di lavoro e incoraggiano ripetuti cambi di postazione in base alle attività da svolgere.
Dopo un’analisi dei problemi causati da una cattiva postura e alle raccomandazioni per una corretta seduta, il vademecum indica criteri di valutazione e classificazione delle scrivanie in funzione alle altezze e in base al tipo di regolazione per concludersi con un invito al movimento.

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Cambiare postura durante l’orario di lavoro, alzarsi per lavorare in posizione eretta almeno dieci minuti ogni ora riduce gli effetti negativi di una seduta troppo prolungata e ci rende più efficienti : prendiamola come una regola di vita!

Illustrazioni di Ettore Schioppa, membro della Commissione Tecnica Assufficio, tratte dal vademecum “Wellbeing in the Workplace” ´©`Assufficio.

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Il Workplace Fuorisalone: eventi della Milano Design Week.

Il cuore pulsante sarà al Salone Ufficio – Workplace 3.0, ma a Milano non mancheranno gli eventi Fuorisalone legati ai nuovi modi di lavorare fuori salone: per un brindisi, per presentare un nuovo prodotto o per condividere nuove visioni. WOW! ne ha selezionati alcuni previsti durante la Milano Design Week.

Attenzione gli eventi sono su invito: per accreditarsi contattare gli organizzatori.

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Tram Way to the Future (Progetto CMR).
Il premio per originalità, spetta a Progetto CMR che propone un viaggio in tram con un percorso tra i nuovi buildingg della Milano che cresce e con incontri in movimento sui nuovi orizzonti della sostenibilità. Dal 4 al 9 aprile ore 17/18.
info: presspcmr@progettocmr.com

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Spazio Necessario (Lombardini22).
Alte le aspettative per la celebrazione dei10 anni dello studio che include anche il brand DEGW, un momento speciale per inaugurare l’ampliamento dello studio: uno Spazio Necessario che accoglie il movimento, l’evoluzione, la crescita. Con installazioni luminose di Massimo Uberti, live painting, tra arte e poesia, di Ivan Tresoldi, jazz e tanto entusiasmo. 6 aprile.
info: eventi@lombardini22.it

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Party Dieffebi.
Brindisi nello showroom di Dieffebi in via Milazzo (zona Brera) tra variopinte cassettiere e contenitori ad alto tasso di design (ora anche con vasi di piante integrati) pensati per il workplace, ma belli anche a casa.
info: afardin@dieffebi.com

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Smart Office (Alias).
Le collezioni per ufficio e i prodotti progettati da Sou Fujimoto si potranno visitare presso lo showroom di corso Monforte 19.
info: press@alias.design

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Undecided sofa (Manerba).
Il nuovo divano “un posto quasi magico, raccolto e caldo, dove ci si siede indecisi e ci si alza con le idee chiare” che Raffaella Mangiarotti e Illka Suppanen hanno disegnato Manerba sarà presentato a Palazzo Litta nell’ installazione “Linking The South and The North/ Unire Nord e Sud” e anche da Jannelli&Volpi in via Melzo, nello showroom milanese di Manerba.
info: info@robertaeusebio.it

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La Fabbrica del Progetto (Tecno).
Un percorso espositivo e fotografico ai Caselli di Porta Garibaldi tra progetti, arredi icona e nuovi prodotti. Il backstage del design e dell’evoluzione di questa azienda storica del Made in Italy che ha anche recentemente acquisito l’80% di Zanotta. Tecno Showroom, Caselli di Porta Garibaldi, Piazza XXV Aprile.
info: pressoffice@umbrella.it

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Programma talk a Workplace 3.0: professionisti e Aziende a confronto.

Workplace 3.0 non è solo una esposizione commerciale e vetrina internazionale per il lancio di innovative soluzioni di arredo e di organizzazione dello spazio.
La visione internazionale di questa edizione del Salone Ufficio si esprime anche nel ricco programma di brevi e focalizzati talk che si terranno nell’area centrale di “A Joyful Sense at Work” 

La visione internazionale, l’analisi sulle evoluzioni del workplace e la lettura delle variabili che intervengono nel progetto sarà affrontata in modo pragmatico da progettisti e aziende.
Un confronto di opinioni e approcci che rappresenta un importante momento di formazione e aggiornamento culturale.

5 aprile ore 11/12
“A Joyful Sense at Work raccontato dai protagonisti”
(
5+1AA, Ahmadi Studio, UnStudio, Scape, O+A, modera Cristiana Cutrona con Francesco Schianchi)

5 aprile ore 14/15
“Wellbeing in the Workplace: riferimenti normativi e nuovi approcci ergonomici”
(
Marco Predari, Marco Fossi, INAIL, Dieffebi, Estel, Fantoni, Hettich, Linak, Sedus, Starpool, modera Renata Sias)

5 aprile ore 15.30 – 16.30
“L’invisibile che crea il visibile”

(Mauro De Bona, iOlab)

6 aprile ore 11/12
“Re-Thinking Work at Foster + Partners”
(Alessandro Ranaldi, Foster +Partners, modera Renata Sias)

6 aprile ore 14/15
“Workplace 3.0: i nuovi bisogni delle organizzazioni, esperienze italiane e internazionali a confronto”

(Twitter, Sisal, GE Oil & Gas, modera Cristiana Cutrona con Francesco Schianchi)

7 aprile ore 11/12
“Workplace 3.0: i nuovi valori delle organizzazioni”
(DEGW, Microsoft Italia, modera Renata Sias)

Venerdì 7 aprile ore 14
“Coltivare l’innovazione con il service design. La persona al Centro in Intesa Sanpaolo”
(Experience Design Lab di Intesa Sanpaolo,Experientia, modera Cristiana Cutrona).

7 aprile
“Sicurezza e innovazione per le nuove modalità di lavoro”.
Si svolgerà invece al padiglione 14 del Salone del Mobile (Sala kappa, mezzanino, ore 9.30/13 e 14.30/17.30) il Convegno organizzato da INAIL.
La sessione del mattino illustra il rapporto tra le nuove forme del lavoro e le problematiche relative alla prevenzione e alla sicurezza. Anche alla luce delle regole tecniche e delle norme di legge più recenti, con una particolare attenzione all’ergonomia della postazione di lavoro anche in funzione del reinserimento lavorativo e dell’invecchiamento della popolazione attiva.
La sessione pomeridiana (con la presenza di: Dante Oscar Benini (Dante O. Benini & Partners), Filippo Pagliani (Park Associati), Gianluca Peluffo (Founder 5+1 AA), Mario Cucinella (Mario Cucinella Architects), Mario Bellini, (Mario Bellini Architects) offre una visione su come alcuni tra i più importanti progettisti italiani hanno dato forma ai luoghi del lavoro nelle loro recenti esperienze.

Scarica il PDF con il programma completo degli incontri.

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La felicità degli spazi di lavoro: GPTW premia Geico.

Il 3 marzo Great Place to Work ha reso pubblica la classifica delle migliori aziende per cui lavorare in Italia. La graduatoria, articolata in tre categorie di grandi, medie e piccole aziende, è stilata sulla base di un questionario sulla qualità percepita dell’ambiente di lavoro distribuito ai dipendenti. L’indagine ha preso in esame il rapporto tra manager e collaboratori, il coinvolgimento nel lavoro e i rapporti tra colleghi.
La qualità dell’ambiente organizzativo riguarda da vicino la felicità: “Le tre forme di benessere: sociale, economico e ambientale sono indivisibili. Insieme determinano la felicità globale lorda.” secondo le parole di Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite.

Intorno ai concetti del benessere si è andato costituendo in questi anni quello che potremmo definire un movimento, di cui fanno parte un numero crescente di imprese nel mondo: queste organizzazioni condividono la convinzione che la crescita economica sia intimamente legata ai due fattori del benessere sociale e ambientale.
I leader che applicano tali presupposti rendono concreto il principio secondo il quale dai rapporti costruttivi tra manager collaboratori e colleghi, derivi il livello di impegno delle persone e il successo economico dell’impresa. Sono numerose le ricerche che confortano questa tesi. Le rilevazioni effettuate nel nostro Paese mettono in evidenza che le 45 aziende della classifica di Great Place to Work, organizzazioni caratterizzate dai piu’ elevati livelli di benessere dei propri collaboratori, hanno visto quest’anno una crescita del loro fatturato del 12,61%, di gran lunga superiore a quello medio Italiano, che si attesta al 2,28%. Questo dato conferma una tendenza fotografata negli ultimi 5 anni.
La ricerca di Great Place to Work di quest’anno ha messo a fuoco in modo particolare il tema degli spazi di lavoro, per capire in che misura essi rappresentino un elemento importante della qualità del clima organizzativo.

A Geico il premio speciale per i migliori ambienti lavorativi.

Geico, società operante nel settore dei servizi industriali di ingegneria, ha ricevuto il premio speciale per i migliori ambienti lavorativi.
Abbiamo studiato la percezione degli spazi di lavoro riguardo alla possibilità di concentrarsi nell’attività, di consentire livelli adeguati di privacy, di adattarsi in modo flessibile ai bisogni del lavoratore e all’impatto sull’immagine aziendale. Le nostre analisi confermano l’importanza che assume oggi la qualità degli ambienti di lavoro. La percezione degli spazi determina due aspetti chiave del clima organizzativo, la cura dimostrata dai manager per i collaboratori e il benessere psicologico ed emotivo.

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La progettazione dei nuovi spazi di lavoro a Cinisello Balsamo (Milano) è una risposta a 360° ai bisogni della persona che lavora. Nascono cosi’ i lay out flessibili, nei quali la persona può scegliere di volta in volta di lavorare in uno spazio condiviso con gli altri colleghi, o in uno silenzioso in cui potersi concentrare, in uno appartato che consenta la privacy, o ancora possa fare una riunione in un’atmosfera di confidenzialità. L’ambiente di lavoro in alcuni casi non si limita a rispondere alle sole esigenze di tipo funzionale, ma tiene conto anche di quelle dell’equilibrio psico-fisico: ecco allora comparire nell’ambiente di lavoro i bistrot, i giardini, le cucine e le sale relax.

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I due fattori -cura per le persone e del benessere psicologico- promossi dalla qualità degli spazi lavorativi, sono a loro volta collegati alla percezione di lavorare in un eccellente ambiente organizzativo.
Si stima che un punto percentuale di aumento della percezione degli ambienti di lavoro determini da 0,6 a 0,8 punti di incremento nella percezione di un “great place to work”.
L’impatto che i workplace hanno, per cosi’ dire, sulla “felicità” non è fine a stesso, ma è qualcosa che, come si è visto, si traduce in migliori performance organizzative e risultati economici.

Testo di Antonino Borgese, Direttore della ricerca – Great Place to Work®

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Il Giardino dei Pensieri di Laura è il luogo fisico dove prendono forma i percorsi mentali. È lo spazio reale che il presidente Arabnia ha voluto dedicare a sua moglie Laura e a tutta la sua famiglia allargata: i dipendenti.
Qui batte il cuore di Geico. Qui ha sfogo la parte destra del suo cervello. Qui prende forma la sua anima.
In tutto 2.000 metri quadrati di benessere e bellezza, preludio indispensabile prima di accedere al Pardis Innovation Centre, perfetta sintesi tra emozioni e creatività.
A comporre questo meraviglioso giardino zen, uno spazio per la meditazione, la palestra aziendale, la zona bistrot e un’area culturale e di intrattenimento composta da un anfiteatro e da una galleria fotografica. L’ideale per il benessere psico-fisico delle persone che abitano Geico.

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