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La luce diventa protagonista della rivoluzione IoT.

Una luce umana e responsabile, capace diinteragire con la componente umana e con la tecnologia, ricevendo e trasmettendo dati. A Euroluce 2017 il tema della luce è apparso aprirsi verso un orizzonte molto più ampio rispetto a ciò a cui siamo abituati. I punti luce non sono più solo lampade, ma fonti e centri di interazione IoT, sensori e software. I prodotti presentati da Artemide sono un chiaro esempio di questi trend e delle possibilità che si aprono nel design dell’illuminazione.

Nonostante un diffuso senso di ritorno nostalgico alle forme degli anni ’50 e ’60, Euroluce 2017 ha saputo anche attraverso alcuni padiglioni guardare al futuro, proponendo un ruolo centrale della luce nell’era dell’IoT. I punti luce sono apparsi così in evoluzione verso una ricerca di un dialogo constante non univoco tra l’apparecchio e l’ambiente, ma anche tra l’apparecchio e l’infrastruttura IoT, verso una totale integrazione coi dispositivi che forniscono altri servizi come la gestione del riscaldamento e della regolazione di umidità.

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La “lampada” assume così una funzione diversa, che va oltre, diventando sensore in grado di interagire con l’ambiente circostante.
A questo proposito è stato interessante seguire l’evoluzione della ricerca sulla tecnologia Li-Fi, nello stand di Artemide, nel progetto Li-Fi: Light as Quanta. Il sistema si basa su una rete “optical wireless” che funziona a impulsi luminosi, invece che a onde radio, permettendo un controllo di diffusione nell’ambiente, limitato al cono di luce di emissione, fornendo alla connessione e all’utente una maggiore sicurezza e migliori performance. La luce visibile viene qui sfruttata per la trasmissione di dati, creando con gli stessi LED normalmente utilizzati una infrastruttura capace di gestire anche l’informazione senza alterare in alcun modo le performance o le proprietà ottiche del punto luce. Una soluzione che permette di pensare ad un nuovo ruolo centrale della luce in progetti intelligenti che necessitano di gestire un’ampia mole di dati in termini di trasmissione digitale.
Al centro di questa evoluzione permane un trend che unifica oggi tutti i campi del design per ufficio: la creazione di un ambiente che metta al primo posto le esigenze fisiologiche e mentali di chi lo abita. La luce in un certo senso diventa come gli arredi, alla ricerca di flessibilità ed ergonomia. 

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Artemide ha sintetizzato questo concetto in una serie di prodotti che si richiamano al progetto “The Human light”. Pur mantenendo un design elegante e riconoscibile, la tecnologia diventa qui la parte preponderante: Target Point, Artemide App o LOT Software sono tutti sistemi basati sulla possibilità di regolare finemente la presenza della luce nello spazio secondo le varie fasi naturali della giornata e le esigenze personali, creando diversi e complessi scenari luminosi in cui l’intensità dell’emissione, l’apertura del fascio, movimento, velocità e complessità vengono regolati in maniera sempre più facile attraverso applicazioni intuitive e compatibili con normali smartphone.
Testo di Gabriele Masi.

1, Yang IoT, Carlotta de Bevilacqua, Artemide, 2017. Scegliere scenari che seguono la vita quotidiana e le esigenze di chi le utilizza. Con un sistema di dialogo bidirezionale e di controllo sparato delle tre sorgenti luminose, Yang permette di creare diversi scenari, sfruttando la tecnologia LED.
2, A24, Carlotta de Bevilacqua, Artemide, 2017. A24 è costituito da un unico profilo spesso 24 mm che può essere installato a incasso, sul soffitto o a sospensione. Una piattaforma di supporto flessibile, aperta ad accogliere diversi prodotti, per disegnare in in modo personalizzato la luce nello spazio.
3-4, LoT-LoT software, Tapio Rosenius, Artemide 2016-2017. Basata sul concetto di interaction design, LoT il primo software Artemide che permette, attraverso un approccio grafico, di modificare in tempo reale gli scenari di luce dell’ambiente.

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Fondazione Feltrinelli a Milano.

I nuovi edifici di Porta Volta a Milano, progettati da Herzog & De Meuron, si adattano al tracciato urbano cinquecentesco e si ispirano alle architetture storiche milanesi riqualificando un’intera area che ora i cittadini potranno vivere. Oltre alla Fondazione Feltrinelli inaugurata a dicembre, è prevista l’imminente inaugurazione della nuova sede Microsoft, anche questa sarà concepita come luogo aperto alla città. Artemide e Unifor sono fornitori di entrambi gli edifici.

Li abbiamo visti crescere giorno per giorno, occupare con le loro massicce travi in cemento inclinate un’area da tempo abbandonata e ora che i nuovi edifici sono stati inaugurati fanno già parte del paesaggio urbano. Queste “piramidi”, caratterizzate da un ritmo ripetitivo di pieni e vuoti, si collocano lungo il tracciato delle antiche Mura Spagnole del 16° secolo, integrando anche i Bastioni del 1800.
Il progetto affidato allo studio -vincitore del Pritzker- Herzog & De Meuron prevede, oltre al centro studio e ricerca di Fondazione Feltrinelli, building ad uso ufficio che ospiteranno anche caffetterie, ristoranti e negozi.

L’intervento restituisce alla città un’area riqualificata, fruibile e vivibile; è infatti prevista anche la realizzazione di un polmone verde con aree giochi, piste ciclabili e il prolungamento dei viali esistenti con un nuovo boulevard.
Fedeli alla lezione del Maestro Aldo Rossi, Jacques Hergoz e Pierre De Meuron, rifiutano il concetto di “stile internazionale” di architettura cercando un’identità nelle cascine della campagna lombarda e nelle architetture lunghe e strette delle istituzioni storiche milanesi.
La massiccia presenza che caratterizza l’esterno sembra dissolversi all’interno dove tutti gli ambienti sono incredibilmente leggeri, minimali, luminosi, con ampie viste sulla città.
Mentre il tetto-facciata inclinato genera sorprendenti atmosfere “neo-gotiche” in alcuni ambienti all’ultimo piano, come la biblioteca della Fondazione Feltrinelli.

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La nuova sede della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli si sviluppa su circa 2.700 metri quadrati su cinque piani.
Una libreria Feltrinelli con punto ristoro occupa il piano terra; il 1° piano ospita uno spazio polifunzionale attrezzato per proiezioni ed eventi. 2° e 3° piano sono destinati ad uso uffici, ciascuno dotato di kitchenette e con aule per meeting e seminari. L’imponente biblioteca all’ultimo piano include una sala di lettura dotata anche di postazioni di lettura multimediali.

Artemide, Unifor, Republic of Fritz Hansen, Vitra: fornitori di alto livello.
A Unifor é stata affidata la fornitura degli arredi per ufficio, dei minimali blocchi cucina e delle raffinatissime pareti divisorie in vetro praticamente invisibili.
Le sedie sono di Vitra e Republic of Fritz Hansen.

Artemide ha fornito l’illuminazione, sviluppando per ognuno dei cinque piani specifiche soluzioni di luce capaci di dialogare con l’architettura e le differenti destinazioni d’uso degli spazi: proposte flessibili, dinamiche e capaci di definire gli ambienti nei differenti momenti della giornata, assicurando elevate performance tecniche e piacevoli atmosfere luminose.


Nella sala lettura all’ultimo piano il progetto illuminotecnico trova la sua massima espressione, in termini di emozione e percezione scenica dello spazio, dialogando con le grandi vetrate che caratterizzano la struttura dell’edificio. Una cascata regolare di più di 100 Unterlinden -lampade disegnate da Herzog & De Meuron nel 2014- anima con leggerezza lo spazio, mentre una speciale versione da tavolo è stata studiata per le postazioni di lettura.

Foto in apertura di Filippo Romano.

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Luce e bagliori d’oro: icone rivisitate.

Lampade firmate dai migliori designer, evergreen che tornano di attualità e diventano ancora più festose grazie alla finitura oro. Diffondono la tecnologica luce LED o quella tradizionale della candela; sono perfette come regalo di Natale, ma da apprezzare ogni giorno dell’anno.

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Artemide, Fato, design Gio Ponti.
Mitico pezzo del 1969, firmato dall’indiscusso Maestro del design Italiano, questo oggetto luminoso ha una forte connotazione stilistica tipica degli anni 60. Racchiude in una cornice quadrata schermi metallici geometrici, che generano campiture di luce e ombra, vuoti e pieni. Una scultura luminosa bellissima anche spenta. Realizzata in metallo verniciato, può montare sorgente LED ed è proposta in versione oro. Prezzo 330 euro.

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Cini&Nils, Cuboled/Cuboluce, design Franco Bettonica e Mario Melocchi.
La geometria perfetta del cubo diventa nel 1972 un’iconica lampada caratterizzata da un’eleganza senza tempo, disponibile in molti colori -anche argento metallizzato- che ora si rinnova nella elegante finitura oro opaco. Prezzo 152 euro.

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Artemide, Tolomeo Micro Gold, design Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina.
Un vero best seller, disegnato nel 1986 e vincitore nel 1989 del Compasso d’Oro ADI, che dopo 30 anni diventa Gold. Lampada, dal design essenziale realizzata in alluminio che, grazie all’articolazione dei bracci e alla rotazione della testa, dirige la luce in ogni punto. E’ perfetta in ogni colore e attualissima in Gold. Prezzo 195 euro.

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Danese, Decomposé Light, design Atelier Oï.
La collezione Decomposé firmata dal gruppo svizzero si allarga e aggiunge al vaso anche la lampada – a sospensione, da tavolo e da terra- che scompone la luce in ogni suo anello così, come poeticamente spiegano i designer “i suoi raggi prendono vita in un balletto scenico, fatto di ombre circolanti intorno al suo cuore centrale”. Nella versione oro è ancora più spettacolare. Prezzo 290 euro.

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Bosa, Lume, design Alessandro Zambelli.
La fiammella una candela, abbracciata e proiettata dalla parabola dorata. Questo poetico oggetto, messaggio di buon auspicio, è parte della collezione “Non ti scordar di me”, dodici doni magici e allusivi, simboli di occasioni speciali progettati per Bosa da Alessandra Baldereschi, Sam Baron, Matteo Cibic, CtrlZak, Jaime Hayon, Constance Guisset, Sebastian Herkner, Pepa Reverter, Elena Salmistraro, Ionna Vautrin, Alessandro Zambelli e Nika Zupanc. Prezzo 106 euro.

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OLuce, Atollo Gold, design Vico Magistretti.
Lampada da tavolo a luce diretta, alla versione in vetro di Murano opalino disegnata nel 1977 da Magistrati si aggiunge ora quella in metallo con finitura galvanica in oro satinato. E’ dotata di dimmer; dimensioni da 35 a 70 cm di altezza. Prezzi da 756 euro.

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Ways of Designing e trasversalità: Atelier Oï.

Architetti, designer, scenografi, artisti: difficile trovare una definizione per il gruppo svizzero fondato da Aurel Aebi, Armand Louis e Patrick Reymond nel 1991. Da 25 anni il loro lavoro, come spiega Laure Krayenbuhl nell’intervista, abbatte le barriere tra i diversi generi e si muove sul piano della trasversalità.

La scorsa settimana ADI Index per il Compasso d’Oro ha incluso nella selezione uno tra i loro più affascinanti ed emozionanti progetti: Le Danseuses per Artemide, scenografiche lampade che danzano nell’aria ruotando vorticosamente come dervisci.
La poesia di Atelier Oï, traspare in ogni loro progetto e nella precisione dell’industrial design unito alla lavorazione artigianale dei materiali, di preferenza legno (per esempio nella collezione Allumettes per Röthlisberger,) o materiali morbidi come carta (lampada Fusion per Danese sviluppata con Ozeki & Co), feltro (contenitori moduli per USM) o tessuti (struttura separatoria Sinua per Danese).

Qual è l’importanza del materiale di un prodotto per Atelier Oï?
Tutti i nostri design si basano su come il materiale esprime se stesso, su come può essere trasformato e su cosa puoi ottenere da esso, quali sono i suoi limiti e come fare a scavalcarli.La ricerca sul materiale e sull’oggetto è alla base della filosofia del nostro lavoro.
Quale approccio bisogna avere verso il materiale oggi?
Noi crediamo che la capacità artigianale non sia più sufficiente, ma deve unirsi a diversi tipi di know-how. Il prodotto è il link tra manifattura, design e diverse competenze. Questo è stato il tema della mostra Casa Gifu dello scorso Aprile a Milano, dove  i prodotti esposti erano frutto della conoscenza e del know-how acquisito negli anni dai designer giapponesi con cui abbiamo collaborato e dalle nuove tecnologie e nuove vie di trasformare il materiale.

C’è bisogno quindi di una maggiore connessione tra manifattura e design?
Con lo studio di Hida Sangyo abbiamo sviluppato una linea di mobili, scrivanie e sedie, tutte in un particolare legno giapponese, che non può essere utilizzato se non compresso. Questo è un esempio di come la competenza nella lavorazione del legno e della compressione per renderlo stabile e utilizzabile, è fondamentale e sta alla base del processo di design.
Un approccio ibrido che coinvolge varie competenze e conoscenze…
In generale i nostri progetti richiamano altri nostri progetti. Qui ad Atelier Oi includiamo nel nostro team architetti e designer di interni e graphic designer, ognuno con il suo punto di vista in una diversa scala. Questo ha un grand impatto sul prodotto finale, perché a volte qualcosa di architettonico può essere trasposto in un mobile o in un oggetto o viceversa. Questo dà anche un nuovo spirito al al modo in cui noi trasformiamo il materiale.
Testo di Gabriele Masi.

 

Didascalie:
1. Allumette, Atelier Oï, Röthlisberger Kollektion
2. Decomposé, Atelier Oï, Artemide.
3. Inos Box, Atelier Oï, USM
4. Casa Gifu, Atelier Oï.
5. Hive, Atelier Oï, B&B Italia.
6. Sinua, Atelier Oï, Danese.
7. Stairs, Atelier Oï, Lasvit
8. Le Danseuses, AtelierOï, Artemide.

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Si è spento Richard Sapper, il papà della Tizio.

Richard Sapper, designer tedesco, milanese di adozione e noto in tutto il mondo, si è spento il 31 dicembre. Lascia in eredità alcuni tra i pezzi di design più famosi al mondo e ben 10 premi Compasso d’Oro vinti. L’ultimo, alla Carriera, nel 2014 “per aver unito il rigore tedesco e la genialità italiana nel disegnare una moltitudine di prodotti straordinari e di grande successo in ambiti anche molto distanti tra loro”.

Dopo avere lavorato alla Mercedes Benz nel reparto styling, da Monaco di Baviera si trasferisce nel 1958 a Milano, in quegli anni vera Mecca del design; dapprima lavora nello studio di Gio Ponti e poi, per circa un decennio in collaborazione con Marco Zanuso per dare vita insieme ad alcuni tra pezzi storici dell’era d’oro del design (radio Cubo e televisore Algol per Brionvega, telefono Grillo, sedia Kartell per bambini, ecc).
Sapper è uno tra i più importanti designer di quella generazione impegnata a dare forma alla funzionalità degli oggetti di uso quotidiano “dal cucchiaio alla città”, uno tra i più premiati e conosciuti nel mondo.
La Tizio per Artemide è probabilmente il suo pezzo più noto e fotogenico (dal 1972 in quanti film abbiamo visto questa lampada?) ma il suo rigoroso segno ha contraddistinto anche in altri campi dell’industrial design e sono molti gli oggetti altamente innovativi disegnati da Sapper, seppure meno iconici.
Nel settore ufficio la mitica sedia Sapper Collection per Knoll nel 1979 e il sistema di arredi “Dalle 9 alle 5” per Castelli nel 1987; per la casa caffettiera, bollitore e posate per Alessi; televisori e computer; orologi (il suo primo Compasso d’Oro, nel 1959 fu proprio per l’orologio Lorenz Static) e mezzi di trasporto, tema che lo ha sempre affascinato.
Didascalie
1, in alto, Richard Sapper con lampade Tizio per Artemide. Compasso d’Oro (design Richard Sapper 1972).



2, Penna Dialog per Lamy (design Richard Sapper).
3, Bicicletta pieghevole Zoombike per Elettromontaggi. Compasso d’Oro 2000 (design Richard Sapper).
4, Sistema di arredi Dalle nove alle cinque per Castelli. Compasso d’Oro (design Richard Sapper 1987).
5, Sedia da ufficio Sapper Chair Collection per Knoll (design Richard Sapper).


6, Televisore Algol per Brionvega (design Marco Zanuso con Richard Sapper 1965).
7, Caffettiera 9090 per Alessi. Compasso d’Oro (design Richard Sapper 1979).
8, Sapper double monitor arm per Knoll (design Richard Sapper 2012).
9, Secretaire per Molteni Unifor (design Richard Sapper 1989).

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Luci danzanti e interattive a Euroluce 2015.

Ruotano vorticosamente come le gonne dei dervisci oppure fluttuano nello spazio con lenti e sensuali movimenti: sono sculture luminose in movimento che interagiscono con con chi le osserva e le usa. Insieme a queste scenografiche proposte, abbiamo visto altri innovativi corpi illuminanti dinamici, fluidi e interattivi: la luce personalizzabile è una delle principali tendenze di Euroluce 2015.

Mutano nello spazio come esseri viventi, questi nuovi corpi illuminanti nascono dalla sperimentazione e dalla ricerca sulle potenzialità dei LED e propongono scenari luminosi di grande effetto che si possono personalizzare a piacere.

Les Danseuses di Artemide, design di Atelier Oi.

Le forze inerziali di Coriolis sono l’elemento fisico alla base di Les Danseuses; queste forze agiscono perpendicolarmente alla direzione del movimento di un corpo che si sposta in uno spazio, a sua volta in rotazione uniforme, visto da un osservatore avente lo stesso punto di riferimento.
Il tessuto di Les Danseuses presenta una simmetria conica e la materia può fluire liberamente lungo la sua superficie, senza distendersi o deformarsi, come l’atmosfera intorno al globo terrestre.

Supernova di Lasvit, design di Petra Krausova.

Supernova è una scultura in vetro mozzafiato, illuminante cinetica e interattiva, che si trasforma magicamente nel tempo e nello spazio, rispondendo al movimento dello spettatore e cambiando la sua forma. L’installazione è composta da elementi in cristallo con trama lineare che creano affascinanti pattern luminosi muovendosi nelle diverse angolazioni.

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Mesh di Luceplan, design di Francisco Gomez Paz.
Spiega il progettista: “Mi sono proposto di creare una lampada partendo da questa capacità di scomposizione spaziale dei LED, distribuendoli in modo di ottimizzare la diffusione della luce ma soprattutto con l’intenzione di donare ad ognuno di questi punti luminosi l’indipendenza. Volevo creare una lampada con capacità di gestire la posizione e la quantità della luce, un oggetto flessibile in grado di adattarsi allo spazio e i bisogni di chi la utilizza. Per organizzare la scomposizione dei punti luminosi ho utilizzato parametri simili a quelli identificati da Fibonacci nella natura, come la disposizione dei semi nel girasole, delle vistose macchie a forma d’occhio nella ruota del pavone maschio o nella rosetta fogliare del cavolo. Una sequenza precisa che mi ha ispirato nella distribuzione della luce nello spazio”.

Free Pixel di Artemide, design di Carlo Ratti.

“Al contrario dei nodi agganciati ad una parete rigida, i LED possono avere una loro dinamica e si organizzano in un loro ecosistema, indipendente e mobile. Ecco che, in un momento in cui le tecnologie stanno diventando ubiquitarie, stiamo assistendo all’avvento dei free pixel” spiega Carlo Ratti. (vedi articolo e video dedicato a Free Pixel)

 

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Free Pixel di Carlo Ratti: scomporre liberamente la luce.

Disegnato da Carlo Ratti, Free Pixel di Artemide rappresenta una vera “liberazione” per la luce. LED estremamente piccoli, potenti e indipendenti diventano pixel, elementi di una immagine di luce in continuo movimento. Con Free Pixel la manipolazione dell’illuminazione dello spazio arriva a un livello granulare.

“Al contrario dei nodi agganciati ad una parete rigida, i LED possono avere una loro dinamica e si organizzano in un loro ecosistema, indipendente e mobile. Ecco che, in un momento in cui le tecnologie stanno diventando ubiquitarie, stiamo assistendo all’avvento dei free pixel”.
Ben oltre le lampadine incandescenti on/off a cui siamo abituati, Free Pixel può essere controllato digitalmente, modulando l’intensità, la posizione e il colore. Artemide sostituisce così la vecchia discontinuità in un infinito gradiente di spazio e tempo, una nuvola di luce dinamica.

L’installazione realizzata in occasione di Euroluce 2015 consiste in un braccio robotico che compone incessantemente figure di luce posizionando fisicamente 1000 pixel su un pannello PCP, disegnato con materiale conduttore ricoperto di grafite.
I LED ad alta efficienza hanno un attacco magnetico e si accendono esattamente al momento in cui vengono posizionati.
L’esposizione Free Pixel di Carlo Ratti e Matthew Claudel continuerà fino al 9 Maggio presso lo showroom di Artemide in Via Manzoni 12: sicuramente una delle piú interessanti novità nel panorama dell’illuminazione che abbiamo visto in questa Milano Design Week 2015.
Testo di Gabriele Masi.

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Villaggio Expo Cascina Merlata di Cucinella.

Dove abiteranno le delegazioni internazionali che arriveranno a Milano per Expo 2015? È pronto il Villaggio Expo, progettato da EuroMilano nell’ambito del piano di riqualificazione dell’area di Cascina Merlata, in prossimità del polo fieristico di Rho-Pero. 7 torri residenziali per 397 alloggi progettati secondo i principi più avanzati di sostenibilità ambientale da MCA Mario Cucinella Architects, Teknoarch, B22 e P-u-r-a.

Temporaneità, informalità, sostenibilità, trasformabilità, flessibilità, uso di elementi di recupero, arredi riutilizzabili e materiali riciclabili, disassemblabili, low cost Sono queste le parole chiave che caratterizzano la realizzazione del Villaggio Expo a Cascina Merlata.
Il progetto è stato realizzato su misura sull’identikit dei suoi futuri abitanti: giovani tra i 25 e i 35 anni; di solito in viaggio da soli e raramente con famiglia al seguito; di diverse culture, religioni e lingue; con stile di vita informale e facilità alla condivisione e al vivere insieme agli altri. Ciò si vede soprattutto negli appartamenti, con tagli da due a cinque posti letto, suddivisi in tre categorie (top, standard e base), in funzione del livello di servizi di hotellerie offerti, e forniti di cablaggio in fibra 100, dotati di TV o Smart TV e wi-fi gratuito. La progettazione degli interni, la definizione degli spazi abitativi e la scelta degli arredi è stata affidata al Politecnico di Milano e ha tenuto conto dei due tipi di utilizzo e destinazione degli appartamenti: una fase temporanea durante i mesi dell’Expo 2015 e un uso permanente negli anni successivi, quando le strutture saranno convertite in residenze di Social Housing.
Gli arredi, studiati ad hoc insieme a Euromobil, hanno allestito, così, tutte le 397 cucine, 1334 letti, 249 divani, più di 2.600 sedie e 900 scrittoi, con finiture e arredi disinstallabili e riutilizzabili, studiati per dare colore e una identità precisa agli appartamenti.
Per le illuminazioni Artemide ha fornito al Villaggio Expo circa 6.000 lampade led a basso consumo, in linea con i principi di sostenibilità di un quartiere interamente a zero emissioni.
Con il contest internazionale AAAdesignercercasi sono stati interpellati anche giovani designer da tutto il mondo. Tra i 107 prototipi autoprodotti dai 500 makers che hanno partecipato al concorso, sono stati scelti dieci designer che stanno realizzando i complementi d’arredo che andranno ad arricchire gli alloggi.
Il Villaggio Expo di Cascina Merlata è uno spazio capace da una parte di accogliere culture diverse, interpretando le esigenze dellabitare temporaneo, dall’altra lasciare alla città di Milano, dopo Expo 2015, uneredità di valore.
Testo di Gabriele Masi.

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Luce e assorbimento acustico “alla finestra”.

“Quale altra “lampada naturale” conosciamo se non la finestra? Una lampada che è anche un luogo di scambio tra il nostro spazio interno e il resto del mondo. Schermi, pannelli e tendaggi hanno contribuito nei secoli e nelle più diverse civiltà a regolarne l’uso” così il designer Mario Bellini spiega il concept di Night and Day, disegnata per Artemide.

Night and Day è un apparecchio a parete costituito da un corpo illuminante in alluminio e da una tenda in tessuto dalle ottime proprietà ottiche e fonoassorbenti.
Il motore ottico monta LED di ultima generazione e il fascio luminoso è controllato da una lente stampata ad iniezione, che consente l’effetto wall-washer perimetrando la superficie di tessuto. La tenda si dispiega e si riavvolge grazie ad un motore racchiuso in due volumi dalle forme geometriche ben distinte: cerchio e triangolo, che assumono una forte valenza estetica.
Il corpo lampada è bianco, cromaticamente in contrasto con le lamelle dell’ottica ad abbagliamento controllato, di colore nero, che hanno duplice funzione: delineare esattamente il perimetro della tenda e ridurre l’abbagliamento laterale. Di sera, si accende gradualmente fino a sostituire del tutto la luce del giorno, garantendo anche la privacy.
“Sotto il profilo acustico, il materiale impiegato nella tenda luminosa è dotato di interessantissime caratteristiche, pienamente valorizzate dalle sue peculiari modalità di impiego. – spiega Ing. Umberto Nicolao, Sound Engineering Consulting Services- Infatti, la tenda luminosa, essendo installabile ad una certa distanza dal vetro così come da una parete, si caratterizza anche per ottime proprietà fonoassorbenti.
Con riferimento alle frequenze più importanti per l’intelligibilità del parlato ed in particolare per l’articolazione delle consonanti (frequenze individuabili in un intervallo compreso tra i 1.000 ed i 4.000 Hz), ben il 40% delle onde sonore che incidono sulla tenda vengono assorbite, evitando così di alimentare il riverbero acustico dell’ambiente.

 

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Arredi per ufficio e contract nell’ADI Index 2014.

Dopo qualche anno di assenza, finalmente anche prodotti per l’ufficio/contract sono selezionati nell’ADI Index 2014 per il prossimo Compasso d’Oro, segno che la ricerca e l’impegno per una vera innovazione vengono riconosciute e premiate. I prodotti selezionati in mostra a Milano e Roma.

Gli arredi per ufficio da questa edizione di ADI Index sono selezionati nella categoria “lavoro” anziché “abitare” ma il confine tra prodotti per l’ambiente domestico, ufficio e contract è sempre più labile. Tra i progetti selezionati spiccano i nomi di Caimi Brevetti, Ares Line, De Castelli, Unifor, Segis. E nell’illuminazione Karboxx, Artemide, Danese, Luceplan.
La selezione non è stata semplice perché le commissioni hanno esaminato 659 proposte, di cui 194 relative alla Targa Giovani (la sezione riservata ai progetti elaborati dagli studenti delle scuole di design italiane). Tra questi sono strati scelti 138 progetti e servizi (di cui 18 relativi alla Targa Giovani), suddivisi in 11 categorie tematiche.
Tra le categorie della selezione alcune quest’anno sono state modificate rispetto alle edizioni precedenti, per rispondere meglio alla nuova fisionomia del design italiano: nuove sono la categoria del Design per la mobilità e quella del Design per la comunicazione (che dedicano attenzione specifica a settori prima compresi in altre categorie), mentre anche la centrale categoria del Design per l’abitare è stata parzialmente ristrutturata per comprendere anche l’arredo urbano e i mobili per esterni. Confermata l’importanza crescente delle categorie riservate ai progetti di Design sociale e a quelli di Design dei servizi.
I prodotti e i servizi in mostra sono, come di consueto, il risultato del lavoro dell’Osservatorio permanente del Design ADI: un gruppo di circa centocinquanta esperti indipendenti (soci e non soci ADI) che hanno individuato i migliori risultati del design italiano contemporaneo. La selezione viene compiuta attraverso una rete di Commissioni territoriali che lavorano in ciascuna regione italiana, di Commissioni tematiche che valutano settore per settore il contenuto di innovazione di ogni progetto, e da una Commissione di selezione finale che ne convalida i risultati. Il coordinamento di questa struttura è stato affidato quest’anno a Carlo Martino (Università degli studi La Sapienza, Roma), César Mendoza (designer) e Francesco Zurlo (Politecnico di Milano).
I prodotti selezionati sono stati esposti nella mostra itinerante che, dopo Milano (Ansaldo 27 ottobre/8 novembre) si è spostata a Roma (17 /28 novembre 2014, Ex Cartiera Latina,via Appia Antica).


Didascalie
1Cover ADI Index 2014.
2,FLAP, Pannelli modulari fonoassorbenti.Design: Alberto Meda, Francesco Meda. Caimi Brevetti.
3,PRIVÉE, Collezione di poltrone, divani e pouf componibili. Design: Progetto CMR, Ares Line.
4, SC&A, Parete vetrata modulare. Design: Pierluigi Cerri – Studio Cerri & Associati, Unifor.
5, CASES, Sistema modulare di elementi d’arredo per l’ufficio. Design: Jean Nouvel, Unifor.
6, DRAGONFLY, Sedia. Design: Odoardo Fioravanti con/with Philippe Tabet, Segis.
7, PLACAS, Coffee table smontabile. Design: Paolo Lucidi, Luca Pevere – LucidiPevere Design Studio, De Castelli.
8, QUADRICROMIA, Elementi d’arredo, sistema di superfici o divisori ambientali. Design: Jean Nouvel, Danese.
9, HEEL, Sedia. Design: Nendo, Moroso.
10, ELEMENT, Collezione di tavoli, tavoli bassi, consolle e sedia. Design: Tokujin Yoshioka, Desalto.
11, CATA, Proiettore a LED. Design: Carlotta de Bevilacqua, Artemide Architectural.
12, ECLITTICA, Serie di lampade a LED. Design: Carlotta de Bevilacqua, Danese.
13, ADD-ON PENDANT LAMP, Lampada a sospensione. Design: Thomas Feichtner. Karboxx.
14,SILENZIO, Famiglia di lampade a sospensione e fonoassorbenti. Design: Monica Armani, Luceplan.
15, SYNAPSE, Sistema di illuminazione modulare sospeso a parete o configurabile come divisorio luminoso. Design: Francisco Gomez Paz, Luceplan.

 

Gio-Ponti-Oggetti Misteriosi-artemide-wow-webmagazine

Oggetti Misteriosi di Gio Ponti illuminati da Artemide.

L’aeroporto di Milano Malpensa ospita fino al 31 marzo 2015 la mostra “Oggetti misteriosi”. Le tre opere del grande architetto e designer milanese Gio Ponti saranno “messe in luce” da Artemide.

La Porta di Milano, all’aeroporto di Milano Malpensa,  è un’opera architettonica inaugurata nel 2011 che, oltre ad accogliere le persone in transito all’aeroporto, ospita mostre temporanee d’arte.
La tecnologia Artemide che ha già illuminato i lavori di Fausto Melotti e Marino Marini, ospitate in questo spazio, ha permesso di creare un progetto illuminotecnico, studiato appositamente per questo spazio espositivo, in grado di gestire con la massima flessibilità le diverse scene luminose, modificabili di volta in volta, per creare affinità e coerenza con gli eventi artistici proposti a cadenza periodica nella struttura.
Ora l’illuminazione di Artemide è per Gio Ponti  che nel 1969 ha disegnato la lampada Fato, vero e proprio oggetto di culto.
La mostra “Oggetti Misteriosi” ospiterà tre lavori inusuali di Ponti:
l’installazione “Espressioni” del 1966 dello showroom Ideal Standard, dove l’architetto riempie lo spazio con bianchi obelischi di diverse altezze;
la “Cattedrale di Los Angeles” del 1967, una grande scultura in acciaio inossidabile composta da sottili lamine in forma di angelo;
i Pavimenti per gli uffici della “Salzburger Nachrichten” di Salisburgo del 1976, dove Ponti compone  uno straordinario pavimento come fosse una pittura.
Titolo mostra: Gio Ponti. Oggetti Misteriosi
dove: Aeroporto di Milano Malpensa – Porta di Milano (Terminal 1)
quando: 29 ottobre 2014 – 31 marzo 2015


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I proiettori Picto 125 LED, messi a punto da Artemide con uno speciale adattatore 3000K DALI, installati in modo permanente nello spazio, consentono di rendere perfettamente visibili ai passanti-visitatori le opere esposte; il controllo DALI, che permette la modulazione delle luci, definisce al meglio i valori di illuminazione nell’intero ambiente, in base alle necessità di allestimento scenico delle opere.
Lampada Fato, design Gio Ponti 1969, prodotta da Artemide.

 

WOW! Giacobone, Progetto CMR.

Durante la Milano Design Week, WOW! incontra Giovanni Giacobone (Progetto CMR), nello showroom Artemide dove ci spiega i concetti base di Eggboard, un prodotto ibrido di illuminazione e fonoassorbente che risolve le esigenze di comfort acustico e illuminotecnica.

 

“EggBoard nasce da un’idea semplice: coniugare comfort acustico e comfort visivo in un unico dispositivo, che possa contribuire alla creazione di un ambiente confortevole a 360°. – Giacobone e Roj, Progetto CMR “La forma di EggBoard rammenta il ben noto contenitore di uova che è servito per generazioni di musicisti per costruirsi un locale più idoneo dove potersi esercitare. La forma è la stessa ma il materiale impiegato è ben più duraturo ed efficace sotto il profilo acustico. Anche la gamma di frequenze di intervento è di gran lunga molto più estesa di quella del contenitore di uova, grazie al montaggio ad una certa distanza dal soffitto.
Distanze utili di posizionamento sono dell’ordine del metro sopra la testa di chi parla e ascolta. Un tale approccio consente di operare su una regione limitata di spazio, essendo il beneficio acustico che se ne ricava principal­mente concentrato in tale spazio. Se gli spazi “bonificati” sono molteplici, l’effetto si moltiplica accrescendo l’efficacia dell’intervento.” Ing.Nicolao, Sound Engineering Consulting Services.

WOW! incontra Daniel Libeskind.

Incontro “in movimento” con Daniel Libeskind presso lo stand Fiam al Salone del Mobile. Architetto e designer di fama internazionale, oltre che virtuoso musicista, Libeskind opera in tutti i settori dell’architettura e del design, diversi suoi progetti erano presenti alla Design Week milanese.

L’ambizione di Libeskind è quella di realizzare i singoli oggetti in modo unico e innovativo, per rendere la vita di tutti i giorni più attraente e interessante. Libeskind ha ricevuto numerosi premi e ha ideato progetti di fama mondiale; punto fondante della sua filosofia di è l’idea che ogni costruzione si evolve attraverso l’energia umana.

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1 Fiam. La collezione The Wing, progettata da Daniel Libeskind, reinterpreta lo specchio come oggetto magico che agisce sullo spazio. Dalle tracce incise sulla sua superficie, lo specchio ha il potere affascinante di trasmettere il mistero di ciò che vi è riflesso. “Per risvegliare gli occhi dei dormienti” disse il bardo cieco, attribuendo allo specchio l’impronta di un segno dinamico che si staglia sui volti di chi lo osserva. Così The Wing suggerisce l’enigma del risveglio sull’ala dei sogni e dei desideri dell’uomo, interpretando il ”decostruttivismo” di cui Libeskind è una delle massime espressioni.

2 Artemide. La lampada Paragon, progettato da Daniel Libeskind, ha un design radicale; la forma ricorda un grattacielo in miniatura quando in posizione eretta, il corpo illuminante è composto da quattro segmenti piegabili che permettono di creare interessanti forme geometriche che assumono diverse sembianze. Una lampada dotata della più recente tecnologia LED è in cima alla struttura verticale.

3 Jacuzzi SPA Flow, progettata da Daniel Libeskind utilizzando la tecnologia innovativa della City Spa, è il risultato dell’interazione tra due geometrie classiche, con una base circolare che torcendosi si trasforma progressivamente nel top deck quadrato. La sua forma ricorda le intricate terme romane e le eccentriche cisterne del barocco, oltre a richiamare il movimento rotatorio di un vortice marino.

4 Tre-Più. Idea, design da Daniel Libeskind; porta per interni con profilo brevettato in alluminio che separa con un effetto ottico la porta dalla parete  e può nascondere dei led all’interno.

5 Beyond the Wall. Installazione di Daniel Libeskind (Interni Hybrid / Metissage Architecture & Design Exhibition presso il Cortile dell’Università Statale durante il Salone del Mobile) realizzato con Silestone ® di Consentino, quarzo trattato con un’innovativa finitura opaca “camoscio”, questa spettacolare spirale policentrica si apre in molteplici direzioni con traiettorie diverse e una forte torsione propulsiva verso lo zenith.

6 Banca Sistema, filiale di Corso Monforte a Milano. Daniel Libeskind, che ha curato l’interior design (realizzazione di Saporiti Italia in collaborazione con Cisco Systems), dichiara: “Lavorare sul concetto di banca del ventunesimo secolo, creando uno spazio totalmente personalizzato e interattivo, con tecnologia d’avanguardia, è stata un’esperienza insieme originale ed entusiasmante”.

7 Accademia del Museo Ebraico di Berlino progettata da Daniel Libeskind. La nuova struttura occupa una superficie di 25.000 mq negli spazi dell’ex mercato dei fiori. “Ogni progetto offre una nuova opportunità per illuminare la storia e la cultura ebraica, per comprendere le tragedie e i trionfi, e per celebrare la creatività, la determinazione e la cultura che hanno caratterizzato l’eredità del popolo ebraico”.