1-report-jll-wow-webmagazine

Real Estate per la human experience in ufficio.

Engagement, Fulfilment, Empowerment: è questa la triade di valori dell’ufficio del futuro secondo lo studio “Workplace powered by Human Experience” di JLL (brand name di Jones Lang LaSalle) . Il Real Estate si conferma ancora una volta essere un potente fattore di trasformazione aziendale, volto alla creazione di esperienze significative in un ambiente di lavoro sempre più umano.

“Un ambiente di lavoro alimentato dall’esperienza umana va ben oltre un buon work-life balance. Guida come le persone si sentono circa il loro ufficio, come sentono il controllo sul proprio percorso, il senso di dedizione verso l’azienda e quanto sono soddisfatti”. Con queste parole Marie Puybaraud, Global Head of Research di JLL Corporate Solutions, commenta il report “Workplace powered by Human Experience”, parte del programma di ricerca Future of Work lanciato da JLL.
Lo studio si basa su 40 aziende clienti della società professionale di consulenza americana, specializzata in servizi immobiliari e di gestione degli investimenti, e sui risultati di un’indagine condotta su oltre 7.300 persone comprese tra i 18 e i 65 anni. La survey ha interessato 12 paesi: Australia, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Sud Africa, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Partendo dalla concezione dell’ufficio come un ecosistema, per cui un ambiente di lavoro ben organizzato può portare a una maggiore diffusione di idee, prodotti e strategie organizzative ottimali, e dunque ad un vantaggio competitivo per l’azienda stessa, lo studio mette in risalto tre fattori chiave dell’ufficio del futuro, sempre più concepito come “creatore di esperienze”: engagement, cioè il senso di dedizione (traduzione italiana imperfetta per il sinonimo spesso usato “commitment”), fulfilment, cioè il senso di comfort e appagamento, ed empowerment, cioè il creare la sensazione di controllo da parte del dipendente del proprio lavoro e della propria formazione.

Tra i fattori maggiormenti determinanti il senso di engagement ed empowerment ci sono la fiducia, la gentilezza e la possibilità di prendere l’iniziativa, che si traducono a livello di organizzazione e di design in ways of working agili, in grado di creare le condizioni per sviluppare nei dipendenti uno spirito imprenditoriale.
Il senso di appagamento è dato principalmente, invece, dal vedere riconosciuto il proprio lavoro, dalla possibilità di sviluppare le proprie competenze e la propria creatività, e da un ufficio incentrato sulla continua sfida e innovazione, in grado di soddisfare gli standard di benessere.

-report-jll-wow-webmagazine-grande
C’è, poi, una relazione tra densità all’interno dell’ambiente di lavoro e l’efficacia dei dipendenti: gli uffici più innovativi prevedono un’alta percentuale di spazi comuni con un layout open-plan e favoriscono una bassa densità attraverso un approccio agile e flessibile.
Un ambiente di lavoro ideale deve, così, essere composto da un giusto mix di ambienti collaborativi e di incontro, come le “aree in between” ed aree break, spazi dedicati al co-working o project rooms. Utile è anche la presenza di incubatori, spazi dedicati in cui dipendenti e talenti esterni possono sviluppare progetti personali utilizzando le infrastrutture, il supporto e i consigli dell’azienda.

03-JLL-Workplace-human-experience-wow-webmagazine

Tra i dati più interessanti prodotti è da sottolineare come quasi il 70% degli intervistati concordi sul fatto che la felicità sul lavoro sia l’ingrediente principale di una buona esperienza del luogo di lavoro e circa il 54% è favorevole all’idea di una figura professionale come un ’Responsabile della Felicità’ dedicato al benessere dei dipendenti. La metà circa degli intervistati ha dichiarato, inoltre, di essere attualmente soddisfatto dell’attuale ambiente lavorativo e aspira ad un ambiente dinamico, stile start-up, anche se prevale un atteggiamento ancora di incertezza riguardo all’accettazione del cambiamento: solo il 42% ha rivelato, infatti, di sentirsi pronto a trasferirsi dal proprio desk personale ad una situazione di ufficio open space o postazioni di lavoro fisse, per avere accesso a nuovi luoghi di lavoro innovativi.
Il design e l’immobiliare assumono, quindi, un cruciale valore educativo, strategico e operativo.
“In un mondo sempre più guidato da dati e innovazione digitale, il futuro del lavoro in realtà si basa più sulle persone di quanto si possa pensare”, ha dichiarato Neil Murray, CEO EMEA di Corporate Solutions presso JLL. “Le società non possono più solo focalizzarsi sul fornire luoghi di lavoro, ma devono creare spazi che consentano alle persone di realizzare le proprie ambizioni. Offrire ciò che le persone desiderano può generare cambiamenti vantaggiosi per le imprese.”
Testo di Gabriele Masi.

01-JLL-Workplace-human-experience-wow-webmagazine


 

SalvaSalva

SalvaSalva

SalvaSalva

citterio-privacy-pod-wow-webmagazine

Silenzio, si lavora!

E’ una tipologia di arredi così nuova che ancora non ha una definizione precisa: cabine? navicelle? box acustici? pod? quiet room? chiamiamoli come preferiamo. La loro funzione è delimitare oasi di privacy con dimensioni e livelli di fonoassorbenza variabili in base alle esigenze. Non si tratta di tradizionali pareti mobili né di pannelli divisori; piuttosto un’evoluzione e fusione di entrambi. WOW ha selezionato alcuni tra i sistemi con le più alte performance.

E’ molto affascinante l’immagine di vivaci workplace con chiassosi teamwork impegnati su un progetto, riunioni informali, dinamici open space… La realtà non è così rosea: il comfort acustico risulta essere una delle esigenze principali dei lavoratori -smart o tradizionali che siano- perché i momenti di concentrazione sono indispensabili qualsiasi attività si svolga e, contrariamente a quanto si pensa, anche il lavoro creativo ha bisogno di tempi del silenzio.
Quando si lavora, collaborazione e chiusura verso il mondo esterno fanno parte dello stesso percorso, devono integrarsi e alternarsi in modo dinamico e perché questo sia possibile servono elementi di partizione altrettanto dinamici.
Versatili nell’utilizzo, variabili nelle dimensioni, flessibili nel montaggio, performanti nelle prestazioni acustiche, agili nei tempi di utilizzo, espandibili nel tempo e predisposti per l’integrazione delle tecnologie ICT: questi sono i requisiti di quelle che Edward T. Hall definirebbe “personal bubble”, evidenziando che l’Uomo, in quanto essere sociale, delimita i suoi territori sia per escludere i suoi simili, sia per instaurare relazioni.
Dunque una doppia identità di “rifugio” per escludere gli altri e per non disturbarli -durante il tempo di una telefonata, o di un breve meeting a due- ma anche di “lodge”, di accoglienti “casette” -per lavorare in gruppo anche per tempi più prolungati, per teleconferenze e meeting che coinvolgono un numero maggior di partecipanti-.

Ecco le caratteristiche principali:

Sono sistemi prefabbricati: l’approccio “su disegno” è da dimenticare, ma la gamma degli elementi previsti garantisce la soluzione “su misura”.
La modularità è indispensabile perché le dimensioni variano dal phone booth – cabina telefonica attrezzata al massimo con mensola e sgabello- al salottino per poche persone -arredato con divani e tavolino basso- fino alla sala meeting per 10/12 persone con tavolo riunione e schermi per le proiezioni.
Sono rigorosamente free standing; i sistemi di assemblaggio -spesso brevettati- sono l’elemento distintivo e devono garantire il montaggio rapido.
Il fonoisolamento è il must, dunque vanno evitati setti acustici e le guarnizioni devono essere garantite. Utilizzando pannelli di chiusura ciechi e in materiali fonoassorbenti mantenere elevate performance acustiche è più facile; ma se le pareti sono vetrate il compito è più arduo.
Le pareti non raggiungono il soffitto dell’immobile quindi devono essere predisposti per una copertura che potenzi l’isolamento acustico, ma allo stesso tempo permetta la circolazione dell’aria condizionata.
Prevedono un varco aperto o sono dotati di porta a battente o scorrevole per assicurare la perfetta tenuta acustica.
Il design ha come sempre una grande importanza, non solo per la scelta di materiali e finiture ma anche per gli aspetti formali e strutturali.
In commercio esistono box dalle forme squadrate, ma i sistemi più evoluti prevedono anche moduli curvi, ciechi o vetrati, che fanno assumere a questi elementi di interior design l’immagine di una “navicella” (non a caso in inglese li chiamano Pod) lievemente atterrata nello spazio del workplace e pronta a decollare.


Estel: Collaborative Room.

La gamma di queste cellule modulari si articola in tre varianti dimensionali con struttura e configurazione interna coordinata: dalla versione small, adatta a ospitare una o due persone, alla medium che funge da punto d’incontro per gruppi fino a quattro persone, fino alla large, meeting area per accogliere fino ad otto persone.
Sono composte da una struttura portante in alluminio, integrabile con lastre verticali in vetro o con pannelli ciechi fonoassorbenti. L’accesso può essere configurato con varco aperto, porta a battente o a scorrimento. Può essere dotato di propria pavimentazione. I principali plus sono l’alto grado di isolamento acustico, garantito dalla presenza di materiali fonoassorbenti, la facile e personalizzabile elettrificazione e la dotazione di sistema di ricircolo forzato dell’aria.

Acoustic-Room-fantoni-wow-webmagazine

Fantoni: Acoustic Room.
Può essere dotato di pannelli fonoassorbenti, pareti vetrate e pavimento.
Due moduli di diverse dimensioni (254 x 254 x h254 cm – 254 x 134 x h 254 cm) permettono di creare isole acusticamente protette. Il modulo è costituito di pannelli fonoassorbenti 4akustik.


Universal Selecta
: Chakra – The Inner Sound.
Design R&D US con AMA-Albera Monti e Ezio Rendina
Sistema di partizione prefabbricato, coperto da 5 brevetti; è autoportante, non richiede ancoraggi a soffitto né a pavimento. Grazie alle diverse soluzioni disponibili, garantisce condizioni ideali di comfort acustico personalizzabili e la circolazione dell’aria.
Utilizza un sistema di assemblaggio brevettato che assicura semplicità e velocità nel montaggio. Prevede moduli ciechi e vetrati, lineari e curvi, in varie dimensioni e porte a battente o scorrevoli. Dal phone booth alla meeting room per 12 persone.

 

citterio-sound-system-wow-webmagazine

Citterio: Sound System.
Design Franco Mirenzi e Vittorio Parigi
CSS è una famiglia di cabine in alluminio, vetro e pannelli in fibre legnose che spazia dai phone booth alle sale riunioni di media dimensione. E’ dotata di rivestimenti brevettati fonoassorbenti, piramidali o piani.

 


Faram: Bubble.

Uno spazio che accoglie il singolo e le sue esigenze. Le forme curve agevolano la collocazione negli ambienti. Tutto è personalizzabile, a richiesta del cliente: finiture, seduta, tavolo, dotazione elettrica, luci, aria condizionata, carica cellulare e per piacere. La versione Bubble Meet può ospitare quattro persone.

 

2-orangebox-air-wow-webmagazine

Orangebox: Air3.
Lanciato nel 2014, è un sistema di acoustic pods avanzato che ha ricevuto premi e riconoscimenti. Delimita in poche ore sale riunioni, spazi privati, phone booth e isole touchdown. I materiali di finitura e la soluzione adottata per la copertura lo rendono uno tra i più completi sistemi sul mercato. Il sistema di tetto apribile brevettato a livello mondiale, è infatti dotato di un sistema avanzato di sicurezza antincendio. I pannelli sono intercambiabili. Esistono 17 modelli di pod standard che offrono una varietà di sale riunioni private curve, quadrate, piccole e grandi.

orangebox-air-wow-webmagazine

zainocrazia-zaino-nava-wow-webmagazine

Zainocrazia: agili in un mondo complesso.

“Cercavo una definizione che esprimesse la volatilità, l’agilità e la complessità dell’attuale mercato del lavoro in antitesi alla staticità della burocrazia.” spiega Leonardo Previ, docente di Gestione delle Risorse Umane all’Università Cattolica di Milano e autore del saggio “Zainocrazia” che sarà presto in libreria e in versione e-book anche in inglese. Abbiamo raccolto queste anticipazioni in un incontro organizzato presso la sede di Doxa in occasione della Settimana #lavoroagile a Milano.

Se l’etimologia di Burocrazia (bureau- krátos) esprime il potere dell’ufficio che si affida alle norme e non prevede eccezioni, la Zainocrazia, al contrario, fa riferimento ad altri indispensabili elementi di improvvisazione che si aggiungono a quelli strutturali.
Previ spiega che questa visione ha autorevoli precedenti storici nel 12° secolo: lo scriptorium era stato fino ad allora l’unico luogo, fisicamente chiuso e immobile, dove fosse possibile imparare a leggere e scrivere consultando pesantissimi manoscritti in pergamena; però, grazie all’invenzione della carta, il libro assume una nuova forma di piccole dimensioni e nasce la figura del Chierico Vagante – prototipo dello Zainocrate- che contribuisce fortemente all’accelerazione della diffusione e  del sapere.
In estrema sintesi la Zainocrazia si basa su alcuni principi chiave:
Mobilità, Leggerezza, Miniaturizzazione, Prontezza, Esplorazione, Convivialità.

Non per tutti la condizione della Mobilità è una libera scelta; in un momento in cui tutto ciò che si può automatizzare viene automatizzato, l’idea di mobilità professionale è però l’unica che può consentire di accedere a lavori diversi.
Su Leggerezza e Miniaturizzazione, in particolare delle tecnologie, molto è già stato detto e scritto.
La Convivialità è un elemento che imprese più avvedute stanno già recuperando; la ormai obsoleta “pausa caffè” normata dai sindacati ora è sostituita da pause di “ozio produttivo” accolte in ambienti lounge e break area che invitano agli incontri informali.
Prontezza è un concetto insito nella cultura Millenials, forse più difficile da comprendere per le generazioni precedenti con una visione diversa di Professionalità: significa imparare un lavoro utilizzando determinati software ed essere in grado di cambiare modo di lavorare con la stessa prontezza e velocità con cui cambiano software.
Il termine Esplorazione evoca viaggi in Paesi lontani e scoperte di culture diverse, ma si possono esplorare con la stessa curiosità anche scrivanie, uffici e le modalità lavorative dei colleghi e questo tipo di esplorazione che genera valore dimostra che la Zainocrazia può anche concretizzarsi all’interno delle aziende e non solo oltre i confini dell’ufficio.

Previ sottolinea poi la differenza sostanziale tra Complicazione e Complessità:
“La teoria della complessità spiega che non esiste linearità tra causa ed effetto né è certo che quello che ha funzionato in passato possa andare bene anche in futuro. E’ evidente che in un mondo complicato ottengo l’ordine attraverso la gerarchia, la disciplina e l’attribuzione di “etichette” precise.
La complessità invece non si può governare, al massimo si può presidiare.- continua Previ- Oggi viviamo in un mondo complesso dove le imprese hanno già iniziato a produrre valore attraverso le macchine, e lo Zainocrate fa unica cosa che la macchina non può fare: improvvisa!
Improvvisa soluzioni creative che le macchine non sanno generare ed è quindi indispensabile un’organizzazione pronta e sollecita ad accogliere la creatività degli umani, che sappia auto-organizzarsi dal basso all’alto.”

Che cosa porta con sé il perfetto Zainocrate?
Il primo elemento è il Vuoto, lo spazio per poter contenere cose che non si era pensato potessero esserci d’aiuto, sarà la capacità di improvvisazione dello Zainocrate a suggerirgli che cosa mettere di volta in volta nello zaino e che cosa utilizzare.
Naturalmente non mancherà un tablet o uno strumento elettronico di piccole dimensioni connesso alla rete, ma affiancato a strumenti tradizionali di scrittura manuale come un taccuino e una matita.

Altri oggetti indispensabili sono un carnet di biglietti per i mezzi pubblici il più eterogeneo possibile che gli permettano di spostarsi e dare un contributo all’economia della condivisione (condividere conoscenza è una “missione” per lo zainocrate).
Un metro pieghevole per misurare tutto ciò che è misurabile anche se le cose che davvero contano non si possono quantizzare.
Infine una scatola nera, simbolo dei primi cibernetici, che esprime l’impossibilità di istituire relazioni completamente trasparenti con i nostri interlocutori: essere consapevoli che siamo “macchine” che generano equivoci ci permette di affrontarli e di risolverli più facilmente.

Zaino-Nava-Dotcom-wow-webmagazine

Il saggio di Previ si conclude con un quiz che permette di misurare se le proprie attitudini sono più zainocratiche o burocratiche.
Con la precisazione che il male o il bene non stanno né da una parte né dall’altra. Piuttosto è importante capire in quale misura la nostra azienda ha bisogno dell’una o dell’altra.
Solo se alla nostra organizzazione servono soluzioni impreviste la Zainocrazia può essere la soluzione adatta.

passenger-tech-nava-design-wow-webmagazine

(Nella foto in apertura Zaino Nava modello Dotcom)

sedus-se-work-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Divani lounge e sofa system sono le nuove workstation?

Come un mantra ripetiamo all’infinito: “collaborazione, condivisione, concentrazione” parole chiave del workplace 3.0 che richiedono atmosfere informali e arredi dinamici per potersi esprimere al meglio. Divani lounge e sofà system diventano così oggetti molto stimolanti per i più creativi designer. Ecco le proposte più interessanti viste al Salone del Mobile e Fuori Salone 2017.

Lo smart working trova i suoi luoghi ideali soprattutto nei territori ibridi al confine tra relax e lavoro, ma anche nei luoghi di transito del mondo contract come le hall di albergo, nelle fluide aree di mezzo tra collettività e privacy ribattezzate aree lounge e in-between. Altrettanto fluidi e ibridi devono quindi essere le poltrone e i divani che le arredano e che assumono spesso il ruolo di workstation non convenzionali.

(Gallery, da sinistra: Estel, Sedus, Ares Line, Manerba)

Quali sono i requisiti base per un sofa system?
Innanzi tutto devono essere sedute accoglienti e confortevoli per ospitare adeguatamente un meeting (incontro informale non è sinonimo di incontro scomodo) e anche l’aspetto estetico ha un’importanza particolare perché il loro compito è vivacizzare e connotare con un’immagine riconoscibile aree di transito che rischiano l’anonimato; colori brillanti e forme inusuali sono quindi un must.
Devono anche essere flessibili, modulari, versatili e trasformabili per potersi adattare a spazi diversi e in grado di configurare composizioni che si possano modificare in caso di necessità.
Più che un catalogo di modelli diversi, grazie alla spiccata modularità, offrono all’utente la possibilità di disegnare il modello più adeguato alle sue esigenze utilizzando l’approccio co-design.
Per delimitare aree indisturbate possono assumere l’aspetto del bozzolo e integrare sistemi di isolamento acustico e/o visivo.
Integrano anche accessori ed elementi funzionali che vanno dal tavolino basso all’alloggiamento delle borse, dalla presa per l’alimentazione (anche senza cavi!) di lap-top e device al piano di lavoro (anche piani girevoli).
Come per ogni altro tipo di postazione di lavoro l’ergonomia è un requisito che non può essere messo in secondo piano.
Ecco le proposte più interessanti viste al Salone del Mobile e Fuori Salone.

Sedus, se:work, Design Sedus Design Team. 

sedus-se-work-sofa-system-divani-wow-webmagazine

L’ergonomia e il benessere produttivo, alla base della visione di Sedus, hanno guidato la concezione di questo confortevole sistema di sedute la cui imbottitura, appositamente studiata e rinforzata da una membrana elastica, fornisce un supporto ottimale per la regione lombare. Il sistema offre diverse varianti di tavolo, incluso quello girevole, che si innesta rapidamente nel telaio. Il sistema di alimentazione consente di caricare le batterie anche senza la necessità di cavi, direttamente dalla superficie dei piani di lavoro. I componenti lineari possono essere ordinati in qualsiasi lunghezza e abbinati a piacere tra loro o con componenti curvi. Sono disponibili diversi tipi di gamba e, per i rivestimenti, 200 tessuti traspiranti e pelle.

Blå Station, Bob, design Thomas Bernstrand and Stefan Borselius.

Utilizzando il minimo numero possibile di moduli (5 tipologie ), offre opzioni compositive quasi illimitate per adeguarsi a tutti i tipi di spazi. E’ vendita a metri e ogni modulo misura solo 26 cm. E’ senza fronte né retro per offrire il meglio in tutte le direzioni.

Estel, Dolly, design Stefano Gallizioli.

estel-lounge-dolly-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Famiglia di divani, poltrone e panca modulare per arredare spazi collettivi. La versione Privè del divano, con schienale alto, garantisce un buon livello di privacy acustica. La configurazione con due divani alti contrapposti prevede un pannello tecnico imbottito che li unisce; può essere predisposto per l’attacco TV e dotato di tavolo elettrificato.

Nowy Styl Group, Tapa, design Mac Stopa.

Nowy-Styl-Group- Tapa-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Gioiose isole modulari composte da pouf mobili che ruotano attorno un perno. Ingegnosa nella sua semplicità, questa soluzione offre diverse possibilità di disposizione utilizzando gli stessi moduli. Il sistema è completato da pouf indipendenti nella stessa forma del modulo di base.

True Design, DNA, design Leonardo Rossano & Debora Mansur.

DNA-True-Design-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Avvolgente e iconica, questa panca modulare è composta da un singolo elemento in compensato di legno curvato, assemblato specularmente. Come suggerisce il nome si ispira alle forme dinamiche della biogenetica. E’ disponibile anche nella versione rivestita in pelle o tessuto.

Offect, Dune, design studio Front (Sofia Lagerkvist and Anna Lindgren).

DUNE-offect-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Così leggero che sembra levitare, questo divano può ospitare fino a 8 persone; le esili gambe supportano il sedile asimmetrico e i tavolini dotati di socket di usb di ultima generazione.

Segis, Longway, Bartoli Design.

longway-segis-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Si rinnova nel nome e nelle infinite composizioni possibili, il sofa-system per eccellenza, capace di snodarsi in modo sinuoso creando sedute, braccioli, curve al centro o alle estremità, in un susseguirsi di segni dal forte impatto visivo e divertenti giochi di forme.

Lapalma, Plus, design Francesco Rota.

4-screen-lapalma-add-system-desk-rota-wow-webmagazine

Forme morbide e massima componibilità per un sistema composto da moduli seduta di tre differenti forme (pianta quadrata, rettangolare oppure a U) in due differenti altezze con  la possibilità di integrare il pannello divisorio Screen che funge anche da vero e proprio schienale. In alternativa esistono due schienali imbottiti. Può essere accessorio con cuscini, braccioli e allacciamenti per la ricarica di cellulari e notebook. 

Manerba, Undecided Sofa, design Raffaella Mangiarotti e Ilkka Suppanen.

2-Manerba-Undecided-Sofa- Mangiarotti-Suppanen-wow-webmagazine- lounge

Un divano che si trasforma attraverso la scelta dell’altezza e del colore; gli invitanti e morbidi cuscini che lo compongono forniscono l’adeguato isolamento acustico.

Luxy, Puzzle design Itamar Harari.

luxy-puzzle-sofa-system-divani-wow-webmagazine

I tre moduli del sistema (uno, due e tre posti a L) si combinano in varie combinazioni geometriche sottolineate dal disegno delle cuciture. Può integrare lampada e tavolino.

Ares Line, Base, Frigerio Design. 

ares-base-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Poltrone e piccoli tavoli da lavoro integrati in un sistema modulare componibile di pannelli fonoassorbenti lineari e curvi che delimitano visivamente aree di privacy e garantiscono il fonoisolamento adeguato per collaborare, concentrarsi e rilassarsi.

Moroso, Bell Lab, design Ron Arad.

moroso-bell-lab-arad-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Nasce da un progetto site specific per l’ex centro R&D della Bell Industry progettato da Eero Saarinen in New Jersey. Ron Arad parte dal disegno delle grandi lastre rettangolari bianco, nero e grigio a pavimento che sviluppa in grossi cilindri grigi sovrapposti orizzontalmente nelle stesse dimensioni e colori per comporre la seduta e lo schienale del divano.

Alias, Okome, design Nendo.

Okome-alias-nendo-wow-webmagazine

Ci aveva già affascinato a Orgatec questa famiglia di sedute e schienali, caratterizzati forme morbide e naturali e curve di ampio raggi, che evoca i ciottoli levigati dall’acqua. I diversi elementi possono essere uniti tra loro in configurazioni diverse, grazie a un sistema di aggancio sofisticato.

scrivania-del-futuro-IOT-curioctopus-wow-webmagazine

Nuovi desk system: può una scrivania essere innovativa?

Il product design è in grado di rendere “innovativa” una scrivania? Ce lo chiediamo mentre su Facebook impazza il video postato da Curioctopus con la scrivania del futuro in grado di farci svolgere ogni tipo di attività in modo intuitivo con gesti semplici. Ma forse non è questa l’unica possibilità per dare nuova linfa all’arredo che resta l’archetipo ed emblema dell’ufficio tout-court.

Il video di Curioctopus mostra un piano di lavoro estremamente vivace e interattivo 

ben diverso dall’immagine proposta solo un paio di anni fa da un altro video viral Evolution of the Desk” incentrato sul “percorso di svuotamento” che, dagli anni ’80, trasforma la scrivania in un inutile, disadorno e disabitato piano bianco.

evolution-of-the-desk-harward-innovation-lab-wow-webmagazine

Proprio nel momento in cui la vendita dei devices mobili ha superato quella dei PC fissi e lo smart working ci permette di lavorare in ogni luogo (spesso molto scomodi, ammettiamolo!) la scrivania torna a suscitare interesse ed è oggetto di radicali cambiamenti.
Nel regno ibrido del Workplace 3.0 la scrivania deve restare un elemento analogico capace di ospitarci nel modo più confortevole possibile oppure deve diventare oggetto digitale?
Su questo interrogativo si muovono, tra progetti di design tangibili e IoT intangibili, le nuove proposte, presentate durante il Salone del Mobile, che esprimono sostanzialmente due visioni.
La prima visione è quella della scrivania intesa come elemento di arredo, sempre più gradevole, confortevole, ergonomico, equipaggiato, versatile e personalizzato.
Antonello da Messina è stato grande precursore in questo senso… e il concetto dello studio di San Girolamo in fondo è ancora attuale con l’aggiunta di qualche dispositivo funzionale.

Antonello_da_Messina-san-gerolamo-nello studio-wow

La seconda visione, generata dall’Internet Of Things è quella della scrivania intesa come strumento tecnologico interattivo, intelligente, integrato con sistemi informativi, dove quello che conta è il design del software più che l’industrial design.
Però tecnologie che richiedono costanti upgrade e rischiano la rapida obsolescenza possono forse creare problematiche se integrate in un “tavolo” che ha un’aspettativa di vita decisamente più lunga.
L’innovazione è possibile se la scrivania continuerà ad essere concepita come arredo?
Ci sono proposte anche in questa direzione. La creatività dei designer interviene soprattutto sulle gambe, proponendo un’ampia gamma di varianti, incluse quelle regolabili in altezza che stanno finalmente diventando un must anche in Italia.
Elementi distintivi sono gli accessori che diventano parte integrante della scrivania e gli aspetti percettivi e di design dove anche colore, finiture e materiali hanno un ruolo importante. Non meno importanti sono le performance funzionali: la personalizzazione, in chiave estetica e antropometrica; il dispositivo sit -stand; l’agevole alloggiamento dei cavi (siamo realisti: nonostante il wireless ci sono ancora molti “serpenti” da domare) la semplicità di montaggio, la versatilità e l’attitudine ad adattarsi a esigenze diverse di attività e organizzazione spaziale.

WOW ha selezionato i migliori desk system visti a Workplace 3.0 e durante la Design Week.


Herman Miller, Atlas Office Landscape, design Tim Wallace.
Un sistema di lavoro che abbina regolazione in altezza e lavoro collaborativo in un’unica raffinata soluzione. La struttura “senza travi” libera da ostacoli lo spazio di lavoro in modo che le persone possano adattare la postura alle proprie attività, seduti o in piedi. Le scrivanie sit-stand sono abbinate a schermi, tavoli ed elementi di archiviazione per creare un ambiente di lavoro completo. “Per me il problema non era di creare una singola scrivania, ce ne sono già tanti esempi- spiega il progettista- La vera sfida arriva quando quella singola scrivania deve essere moltiplicata e poi disposta in uno spazio. Ho visto l’opportunità per creare un sistema che offrisse dei reali vantaggi all’ambiente di lavoro, sia oggi che in futuro”.


Estel, I Pianeti – Evolution.

Desk system versatili e integrabili per comporre in configurazioni diverse ed estremamente personalizzabili l’ambiente di lavoro. Dalla scrivania singola alle composizione da 3 o 4 postazioni fisse oppure sit-stand con dispositivi di regolazione in altezza armoniosamente inseriti all’interno della struttura in legno. La gamma dei complementi e accessori prevede anche il Lockers che alloggia i box personali e le Chairbox che accompagnano l’utente nel luogo di lavoro.


Fantoni, Woods, design Metrica.
Un progetto dal mood naturale grazie all’uso del legno massello nelle declinazioni faggio e rovere. Il sistema è composto da ampi tavoli meeting e direzionali, scrivanie operative fisse e postazioni regolabili in altezza sit-stand.
La gamba, il cui disegno inclinato conferisce al tavolo un aspetto sobrio e sofisticato, è costituita da due elementi cilindrici telescopici di cui uno in legno. Al suo interno è posizionato un meccanismo elettrico che permette un’agevole regolazione dell’altezza del piano. L’elettrificazione dei tavoli corre sotto il piano, il modesty panel può essere accessoriato con porta-oggetti e dotato di ingresso usb per la ricarica dei vari device.


MDF Italia, 20.venti, design 967.
L’esile dimensione del telaio strutturale in metallo (un profilo da 20x20mm) connota il sistema con un elegante segno grafico. Aperto, versatile e personalizzabile è aggregabile in varie configurazioni o può vivere come workstation singola.
La scrivania è dotata di cablaggio integrato ed è corredata da un’ampia gamma di schermi e accessori: il vano a giorno inserito lateralmente nella cornice strutturale, schermi fonoassorbenti in varie dimensioni realizzati con Snowsound®, porta PC in lamiera su ruote e vivaci accessori porta cancelleria e documenti.


io.T (intelligence of Tecno), design studio Gtp e altri partner.

Di nome e di fatto la sfida di Tecno si lancia verso l’IoT con la sua scrivania che ora si amplia in un sistema intelligente votato al benessere e al cost-saving: arredi connessi ed integrabili a sistemi informativi, device, hub, per offrire in real time informazioni e soluzioni sia ai gestori di smart building che agli utilizzatori finali. Questo progetto raccoglie l’intuizione dello studio Gtp e si avvale da due anni della collaborazione di un team di lavoro composto da esperti del settore quali TIM, STMicroelectronics, Digitronica.it, Ilevia, InfoSolution e Videoworks.

Estel-evolution-desk system-wow-webmagazine

Estel Evolution sit-stand.

consuline-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

Lavoro Felice in una Società Liquida: A Joyful Sense at Work (Workplace 3.0, hall 24)

Mai come in questo momento si è prestata tanta attenzione alla relazione tra Lavoro e Felicità.
Viviamo nell’era della società liquida; le relazioni sociali e l’esperienza individuale sono in continua ricomposizione e l’individuo può realizzare il suo scopo se vive e lavora in un ambiente lavorativo nutriente e fecondo. “Per definire come sarà questo ambiente dobbiamo chiederci che Senso avrà, prima di immaginarne la forma”  spiega Cristiana Cutrona, curatrice di “A Joyful Sense at Work”, l’attesissima installazione culturale che presto potremo apprezzare al padiglione 24 del Salone del Mobile – Workplace 3.0.

Ad organizzazioni liquide corrispondono modi di lavorare che ci vedono sempre più veloci, efficienti, flessibili, nomadici, ubiqui, sincroni, connessi: una nuova era in cui lo sviluppo tecnologico non è più solo questione scientifica, ma investe il fenomeno biologico, psichico e cognitivo, un cambiamento che ha modificato la relazione dell’uomo con la tecnologia, lo spazio, il tempo.
Ci confrontiamo con una realtà a 4 dimensioni (cronotopica), palcoscenico di imprevedibili fenomeni, è quindi tempo di comporre la dialettica tra la rigidità intrinseca della forma (dello spazio e del prodotto) e la temporaneità dei bisogni, convergenza che si definisce nella sua particolare declinazione di adattabilità.
I
l modello spaziale del nuovo Workplace è Adattivo, con riferimento all’adattabilità alla possibilità creativa di gestire scenari anche inattesi ed imprevedibili. L’edificio deve liberarsi da vincoli, maglie e griglie, i prodotti per ufficio devono tornare ad essere forme essenziali ed archetipe, semplici e modulari, in grado di offrire innumerevoli possibilità di aggregazione e riconfigurabilità.
L’ufficio esce dalla rappresentazione statica ed entra nell’era del palcoscenico, della creatività, dell’immaginazione.
Così Cristiana Cutrona sintetizza i concetti guida dell’installazione.
3-consuline-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine
L’installazione è una rappresentazione poetica del nuovo Workplace: un paesaggio pronto a cambiare, semplice da capire e usare, scenografia, teatro, allestimento di cui appropriarsi.
Una scultura luminosa, sospesa come un nastro di nuvole, rappresenta la relazione uomo-tecnologia-spazio-tempo ed è al contempo metafora di una particolare nuova istanza legata al ben-essere: la meteorologia delle emozioni (cit. Francesco Schianchi).
Le aree dedicate ai bisogni (Concentrazione, Condivisione, Creatività) convergono in una grande piazza centrale, quattro elementi chiusi accolgono i progetti dei 4 studi di architettura internazionali invitati ad interpretare “Il Senso Felice del Lavoro”.
Da sud lo studio italiano 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo; da est Ahmadi Studio dell’architetto iraniano Arash Ahmadi;. da nord gli olandesi UnStudio e Scape guidati rispettivamente da Ben van Berkel e Jeff Povlo; da ovest lo studio americano con sede a San Francisco O+A fondato da Primo Orpilla e Verda Alexander.

2-consuline-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine(Gli sketch dell’allestimento generale di A Joyful Sense at Work sono stati realizzati da Consuline Architetti Associati che ha curato il lighting design.)

5+1-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

Chronotopic System, progetto di 5+1AA (Italia)
Il lavoro, nelle sue diverse forme, impegna il maggior tempo della nostra vita. L’impegno e il dovere è trasformare il momento del lavoro in un momento di vita.
Quando pensiamo alla definizione “A Joyful Sense at Work”, ci viene in mente la vita e il desiderio di viverla pienamente e sinceramente.
Rendere lo spazio del lavoro un luogo cronotopico, ovvero uno spazio che si modifica in funzione del tempo e del luogo, pertanto un luogo vivo che si crea e si modifica in funzione dell’uso, delle esigenze e dei desideri di chi lo “abita”.
Il workplace del futuro invertirà la percentuale di spazi statici, fissi e immutevoli verso una maggioranza di spazi dinamici e mutevoli, verso la radicalizzazione di uno spazio articolato e cangiante che si appoggia o si declina su uno o più elementi fondativi, di anchoring al luogo.

ahmadi-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

Ham-Dasti, progetto di Ahmadi Studio (Iran)
Ham-Dasti, parola iraniana che indica complicità, vuole sottolineare i presupposti alla base del workplace del futuro in cui Dinamismo, Condivisione, Appartenenza e Confidenza creano un ambiente di lavoro in cui tutti possono sentirsi a proprio agio.
L’architetto Arash Ahmadi ha voluto affidare a questa parola, che letteralmente si traduce con “Mano nella Mano”, un messaggio di armonia, appartenenza e condivisione dello spazio lavorativo del futuro.
Questo spazio simbolico arricchito di tessuti, tappeti, ceramiche, dipinti e calligrafie vuole racchiudere l’intima essenza delle diverse culture e tradizioni di questa vasta area geografica attraverso riferimenti emozionali e simbolici. Il Workplace3.0 è un’area in cui tutti possano ritrovare se stessi in armonia con la natura. Il vortice che in modo dinamico circonda l’albero e si estende in altezza riprende il movimento delle arcate dei bazar e dei corsi d’acqua dei giardini persiani. Uno spazio aperto, facilmente modificabile a seconda delle esigenze di chi lo vive. Le pareti sono composte dei tessuti tradizionali orientali.

01-Reset-UNSTUDIO-Scape-Salone Ufficio 2017-wow-webmagazine

Reset progetto di UNstudio e Scape (Olanda)
Reset è una struttura modulare che dispone di sei metodi di riduzione dello stress scientificamente provati con approccio ludico e interattivo. Per l’installazione “A Joyful Sense at Work” sono stati realizzati due prototipi: il “Sound pod” e l’ “Intimacy pod”.
Il primo si basa sui principi della terapia del suono, mentre il secondo è stato sviluppato intorno al senso di calma e relax. Prima di vivere le due esperienze, i visitatori saranno dotati sia di un neuro-sensore  EMOTIVInsight EEG che di un orologio cardio-frequenzimetro ECG.
I sensori informano il pod che a sua volta adatta il suo ambiente fisico in base allo stato dell’utente, inoltre tramite l’utilizzo di uno speciale algoritmo, si genera il Reset Index, un feedback personalizzato che suggerisce i metodi di sollievo più appropriati per il visitatore.

o+a-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

The Water Cooler, progetto di O+A (Stati Uniti)
Partendo dalla cultura della West Coast, che rende valori fondamentali la sperimentazione e l’innovazione, O+A  si proietta nella progettazione dell’ufficio con la giocosità e l’irriverenza che hanno cambiato il nostro modo di pensare il Lavoro. Il futuro del workplace è ora.
L‘installazione propone un radicale ripensamento degli ambienti di lavoro, un approccio allo spazio, sia fisico che mentale, che ci permette di pensare in modo creativo e fornisce un sollievo dallo stress della giornata. Come l’acqua cambia proprietà secondo la sua forma, il nuovo ufficio cambierà per soddisfare le esigenze dell’ utente. O+A immagina questa necessità in quattro “posture”, quattro modi di interagire con lo spazio e con il lavoro.

2-o+a-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

unstudio-joyful-sense-at-work-workplace-3-0-wow-webmagazine

Reset: un ambiente che muta in base allo stress (UNstudio e Scape a Workplace 3.0).

Può uno spazio adattarsi al livello di stress di chi lo vive? Reset, che sarà presentato da UNStudio e Scape nell’installazione A Joyful Sense at Work al prossimo Salone Ufficio 2017, è un ambiente intelligente che permette di individuare il miglior metodo di riduzione dello stress per ogni individuo, modellandosi attraverso i suoi feedback. Un laboratorio vivente che segna una nuova frontiera del benessere in ufficio.

“L’unicità di Reset pod è che parliamo di uno spazio che risponde attivamente, attraverso una tecnologia portatile che permette di personalizzare l’esperienza in base all’input dato dal livello di stress”. Jeff Povlo, fondatore di SCAPE, riassume così il risultato di un lavoro di ricerca multidisciplinare svolto con i progettisti olandesi UNStudio, insieme alla neuroscienziata Teresa de Sanctis e agli esperti di ambienti intelligenti Jurjen Söhne e Diederik Veelo.
Reset pod è una struttura modulare totalmente immersiva che utilizza in modo interattivo e giocoso metodi scientificamente provati di riduzione dello stress.
Reset pods è un esempio di intelligenza ambientale, un concetto riferito a quegli spazi che grazie ad una avanzata tecnologia di biosensori sono sensibili e responsivi alla presenza delle persone e si modificano attraverso le loro reazioni.
Usare il design per aumentare la salute delle persone a tutti i livelli è uno degli aspetti più importanti dell’architettura”, ha commentato Ben van Berkel di UnSpace.
Reset sarà una delle quattro ambientazioni nell’ambito dell’installazione A Joyful Sense at Work’ curata da Cristiana Cutrona al prossimo Salone del Mobile 2017 -Workplace 3.0. Un nuovo passo avanti nel rapporto tra neuroscienze, tecnologia e uomo nel contesto ufficio, in uno spazio sempre più in grado di prendersi cura di chi vive al suo interno.
Testo di Gabriele Masi

01-Reset-UNSTUDIO-Scape-Salone Ufficio 2017-wow-webmagazine

 

03-Microsoft House-Milano-wow-webmagazine

Microsoft House di Milano: aprire l’innovazione alla città.

Laboratorio dell’innovazione aperto alla città, la Microsoft House di Milano, con le sue 832 vetrate e i suoi tre piani su sei dedicati ai visitatori, è stata disegnata nell’ottica dell’apertura, dell’integrazione con l’ambiente esterno e dell’open innovation. Uno spazio che riflette un nuovo modello di azienda, che si pone come punto di riferimento e motore di innovazione, coinvolgendo professionisti, scuole, partner e clienti.

200.000 visitatori attesi, 10.000 professionisti, 4.000 studenti e 1.000 dirigenti scolastici in un anno: non sono i numeri di una mostra o di un museo, ma quelli della sede milanese di Microsoft, in Viale Pasubio, nel primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron.
Tre dei sei piani della Microsoft House sono stati concepiti per essere aperti alla città. 

Il piano terra ospita lo Showroom, aperto tutti i giorni per permettere a chiunque di sperimentare le nuove tecnologie nello spazio Modern PC Windows e Intel, rilassarsi collegandosi liberamente al wi-fi o giocando in una delle 13 postazioni adibite, o partecipare ad uno dei diversi workshop che si svolgeranno frequentemente.
Grande attenzione viene data anche alle scuole, campo dove l’informatica è sempre più centrale: per questo è stata allestita una Digital Class, aperta a tutte le scuole, completa per offrire a studenti e insegnanti mezzi per creare nuovi modi di imparare, come le postazioni di edutainment.
Al primo piano, invece, la Microsoft House si apre alle aziende, startup e professionisti, proponendo un modello di Digital Transformation:  il Microsoft Technology Center è un innovativo ambiente esperienziale diviso in quattro punti cardine studiati per rispondere alle esigenze: la Briefing Suite, in cui è possibile offrire consulenze mirate, l’Envisioning Center, la grande sala centrale per conferenze e simulazioni, con un auditorium polifunzionale da 80 posti a sedere, l’Immersion Suite, pensata per far interagire concretamente con ambienti tecnologici diversi e l’Interactive Center, un’area con postazioni interattive per le diverse funzioni per programmi di gestione sperimentali.
Un ulteriore spazio aperto è il Loft all’ultimo piano, una cuspide progettata per ospitare eventi di rilievo, con un design di interni totalmente Made in Italy.

I piani centrali dell’edificio, dal secondo al quinto, (interior design e space planning  curati da DEGW) sono dedicati ai 7.500 metri quadrati delle aree di lavoro, concepiti in un’ottica smart working fluida e dinamica, in uno spazio open space senza postazione assegnate, alternato a Atelier trasparenti pensati per un lavoro individuale di breve durata, e a Creative Garden, dove svolgere attività di collaborazione all’interno di leggere strutture in legno naturali, arredate con piante e elementi di colore.
Per lavori che richiedono una maggiore concentrazione sono presenti Smart Flowers e Smart Platform, all’interno di strutture di metallo isolate e dotate di lavagne scorrevoli.
Al quinto piano si trovano i Garden Tables, dove grazie ad un meccanismo creativo, elementi circolari si adattano ad esigente di lavoro singolo o in team, utilizzando come partizione mobile le piante decorative al centro del tavolo.
Dagli spazi angolari dell’edificio sono stati ricavati invece gli spazi di incontro informale: tre Social Hub tematiche, attrezzate con cucina, per un pranzo o per una pausa caffè.
“Un nuovo luogo per innovare, collaborare, trovare idee e fare ecosistema”, ha dichiarato Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia. “Solo insieme si possono fare grandi cose per far crescere l’Italia”.
Testo di Gabriele Masi.

Team di progetto:
Space planning, interior design, modifica impianti, change management FUD Brand Making Factory: Communication Design & Physical Branding di DEGW (Client Leader: Alessandro Adamo, Senior Architect: Cristiana Boienti).
Tra i fornitori sono presenti:
Arper, Artemide, Caimi Brevetti, Knoll, Kvadrat, Interface, La Palma, Omnitex, Pedrali, Tecno, Viabizzuno, Zanotta  e HW-Style che ha fornito il verde delle “oasi vegetali”.

08-Microsoft House-Milano-wow-webmagazine

13-PwC-evolutiondesign-Power Nap-Picture by Peter Wurmli-wow-webmagazine.jpg

La via per il benessere è l’ufficio: sede PwC Switzerland di Evolution Design.

Il motto del progetto degli uffici PwC Switzerland di Basilea di Evolution Design è “Lavorare in modo salutare va molto oltre l’ergonomia”. Davanti al grande sviluppo del paradigma workplacewellbeing, cardine delle nuove tendenze in fatto di progettazione di uffici, ci si può porre oggi una domanda provocatoria: può un ufficio insegnare ai propri dipendenti come stare bene? 

Uno degli assiomi su cui si basa oggi la progettazione di spazi per ufficio è che la costruzione della salute e del benessere del dipendente sia alla base di una maggiore produttività.
Il progetto di Evolution Design degli uffici di Basilea di PwC Switzerland è un esempio chiaro di come questo concetto sia arrivato a incidere sostanzialmente sull’ambiente di lavoro.
Uno spazio in grado di favorire, attraverso la combinazione di ambienti, soluzioni, design e messaggi, il movimento, la positività, l’energia in contemporanea alla necessità di riposo, relax e cura di sé, insegnano anche i principi diuna corretta gestione del tempo e alimentazione. 

“La ricetta del successo richiede una sottile miscela di pianificazione, creatività e umanità: fornendo varietà e scelte che riconoscono l’importanza sia del lavoro in gruppo sia del singolo, tenendo in considerazione l’importanza dei network informali e le necessità del singolo come la corretta alimentazione, il relax e il proprio sviluppo personale”.
Una filosofia, quella espressa da Evolution Design, che si riflette in ogni aspetto della progettazione e strutturazione dello spazio.
Sono tre le tipologie di ambiente che compongono il progetto: i “Focus Spaces”, un’area scrivanie open space dove ognuno può lavorare al suo progetto, pur continuando a sentirsi parte di un team; la “Quiet Zone”, uno spazio privato, senza telefoni basato su un’attenzione all’acustica e alla fonoassorbenza; i “Team Spaces” con grandi tavoli, lavagne e muri su cui è possibile lavorare o appendere i propri progetti.
Ogni area utilizza una varietà di arredi ergonomici, da divani a tavoli da caffè a sgabelli abbinati ripiani alti: “Lo spazio è pensato per permettere di muoversi in modi differenti”, spiega Stefan Camenzind, executive director. “La sfida è creare spazi che funzionano così bene da fare in modo che le persone si alzino e si muovono tra differenti spazi quando svolgono differenti mansioni”.

Ogni dipendente può scegliere liberamente tra una serie di ambienti diversi, pensati per soddisfare non solo differenti esigenze, ma differenti umori e sensazioni.
Tra questi ambienti si evidenzia uno spazio creato appositamente per permettere ai dipendenti di rilassarsi e concedersi un vero e proprio riposino rigenerante.
“Non è possibile andare al massimo per tutto il giorno, a volte c’è bisogno di fermarsi”, continua Stefan Camenzind. “Diversi studi hanno dimostrato come un breve sonno faciliti la concentrazione.  Una volta addormentarsi al lavoro era qualcosa da biasimare, ora, invece è considerato irresponsabile chi non lo fa.
Un aspetto particolare del progetto sono le pareti, che non si limitano a creare una esperienza di corporate engagement attraverso l’uso brandizzato dei colori, tipico anche di altri progetti.

Qui Evolution Desing ha creato una serie di grafici e scritte che in ogni parte dell’edificio ricordano e sensibilizzano i dipendenti sull’importanza di mangiare sano.
Il progetto prevede diversi spazi per mangiare e rilassarsi, come il ristorante sulla terrazza del settimo piano e numerose aree caffè con diversi social hubs, che insieme alla disposizione degli spazi, favoriscono anche l’interazione spontanea.
“Condividere conoscenze e idee è la chiave della creatività e aiuta a creare relazioni. Questo ha un impatto positivo sul benessere generale”, conclude Stefan Camenzind.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Peter Wurmli.

11-PwC-evolutiondesign-Energy Management-Picture by Peter Wurmli-wow-webmagazine.jpg

1-Tortato-AB-Medica-DEGW-wow-webmagazine

La sede-motoscafo AB Medica: dinamismo e comfort, produttività e leisure.

Giuseppe Tortato ha progettato una sede-metafora ispirata al motoscafo per rappresentare la dinamicità e l’innovazione di AB Medica, gruppo all’avanguardia specializzato nello sviluppo di robot medici. Con questo edificio landmark, attento al risparmio energetico e al benessere dei dipendenti, si è confrontato DEGW per la definizione di space planning e interior design che dialogassero con l’esterno.

La conformazione del lotto e i vincoli autostradali, hanno suggerito un volume che evoca il mondo tecnologicamente evoluto della nautica super veloce; una forma triangolare che “naviga” tra colline artificiali con funzione di isolamento termico e acustico.
9000 mq dei quali 2000 ad uso ufficio.

2-Tortato-AB-Medica-DEGW-wow-webmagazine

La base con i grandi setti inclinati delle facciate ventilate che integrano le funzioni di isolamento e risparmio energetico, si sviluppa al piano superiore in un elemento più aereo e luminoso. In questo piano libero e totalmente vetrato, sono distribuiti gli uffici open space dove gli elementi strutturali vengono limitati attorno a patii triangolari e lungo il perimetro irregolare.
Il tetto, a sua volta ruotato in funzione dell’orientamento solare rispetto alla sagoma del piano terra, è dotato di forti aggetti con funzione di schermatura solare e caratterizzato dalle bucature triangolari dei patii che garantiscono il confort di un’illuminazione naturale.


L’impiantistica all’avanguardia sfrutta anche la geotermia come energia rinnovabile con un sistema ibrido di pompe di calore. Lo sfruttamento dell’acqua di falda per la climatizzazione degli ambienti mediante pompe di calore ad alto rendimento viene ottimizzato grazie alla presenza di una riserva idrica antincendio. Inoltre l’acqua di falda alimenta anche il sistema di irrigazione della vasta area verde.
Un verde che si integra con l’architettura e contribuisce al suo isolamento e alla qualità di vita degli utilizzatori.
La mia attività è sempre stata volta a rompere le convenzioni, proponendo progetti che restituiscano la centralità dell’esperienza sensoriale, in un insieme più grande che è il territorio urbano. Creare un luogo in cui lavorare e vivere, ma anche rifugiarsi, un’oasi, un rifugio rigeneratore, riportando dove possibile la presenza della natura. Un progetto in cui il fruitore non perda mai il dialogo con il suo lato sensoriale, in contrapposizione con quanto avviene in molti involucri artificiali che tendono ad annullare l’uomo in schemi prestabiliti. I miei progetti mettono al centro un uomo cosciente, che si nutre di esperienze vere” spiega l’architetto Giuseppe Tortato.

Space Planning e Interior Design.
Lo space planning e l’interior design sono stati affidati a DEGW che ha collaborato anche per il concept del il ristorante aziendale, il banco reception e il mood generale delle finiture.
La palette colori, sintonizzata con il carattere del progetto architettonico e con i valori aziendali, si è focalizzata su due tonalità cromatiche dominanti: quelle fluide dell’acqua e quelle algide della tecnologia, sommandovi i valori di trasparenza, cura, affidabilità e comfort.


Lo Space Planning delle aree ufficio punta alla valorizzazione delle superfici e delle diverse profondità di piano, distribuendo le postazioni lavoro, chiuse e in open space, lungo il perimetro. La parte centrale, dedicata alle attività di supporto, si connota come un hub diffuso, formato da copy area, break area, lockers, aree informali in nicchia e meeting room che si snodano intorno a un lungo e sinuoso bench su disegno destinato a postazioni touchdown.

5-Tortato-AB-Medica-DEGW-wow-webmagazine

Il risultato è un ambiente dinamico e con molte funzioni dove la produttività formale incontra relazioni di lavoro più colloquiali e istantanee, sfruttando il comfort dei pozzi di luce naturale proveniente da lucernari e patii interni triangolari.
Particolari soluzioni sono state studiate per la reception -il cui banco richiama anch’esso le forme fluide di un’imbarcazione- e l’area accoglienza e ristorazione al piano terra.
Nel ristorante aziendale, oltre ai tavoli più tradizionali, è stata adottata un’originale soluzione di tavoli e divani in nicchie privè.
Ogni ambiente, concepito tra produttività e leisure, lavoro e ristoro, ha come obiettivo il benessere psicofisico dei lavoratori che ha guidato tutto il progetto.

11-Tortato-AB-Medica-DEGW-wow-webmagazine

Foto di Dario Tettamanzi e Daniele Domenicali.

estel-orgatec-2016-wow-webmagazine

10 tendenze da Orgatec 2016.

I follower che hanno seguito lo streaming da Orgatec sulle pagine social di WOW! hanno già avuto le prime impressioni in diretta.
In questo articolo confermiamo le tendenze individuate a caldo, con qualche ulteriore riflessione a posteriori.

Trend 1: arredi 4.0
Una macro-tendenza trasversale comincia a delinearsi; in linea con l’approccio 4.0 che rivoluziona la catena di produttiva, l’utilizzatore è coinvolto nel design e nelle funzionalità di prodotti che integrano anche il servizio e la tecnologia.

1 Tecno io.T, un sistema intelligente di arredi connessi integrabili a sistemi informativi, device, hub,che consentono di migliorare la gestione dell’area, di minimizzare i consumi e di ottimizzare le risorse.
2
Thonet ha sviluppato in cooperazione con Mauser Sitzkultur un sistema di numerazione numerazione elettronica flessibile delle poltrone, gestito tramite tecnologia radio.
3 PrintStool One, di Thorsten Franck per Wilkhahn, è il primo sgabello ready-to-use prodotto con stampante 3D personalizzabile dall’utente.

Trend 2: Sit-stand desk, un must.
Praticamente ogni azienda presenta almeno una tipologia di scrivania o tavolo regolabile in altezza. Nel passaggio tra i padiglioni 10 e 11 Linak, la più importante produttrice di attuatori lineari per la regolazione in altezza, ha elaborato questo tema in modo inusuale. I meccanismi sono stati inseriti in arredi per outdoor e ambientati in giardino con i colori dell’estate e dell’autunno. Un modo nuovo per ricordarci che nell’era dello smart working si lavora dovunque e che la natura ha un effetto benefico (vedi trend 6).

1 Vitra Sistema CDS, design Antonio Citterio. Estetica industriale e meccanismo sofisticato.
2 Design Meets Movement, allestimento di Linak dedicato agli arredi regolabili in altezza.
3 Sedus, sistemi di arredo che promuovono il movimento in ufficio per il Benessere Produttivo.
4 Okamura SW , scrivanie regolabili in altezza.

Trend 3: Acustica… anche con qualche eccesso.
Tema importante quello del comfort acustico, ma può diventare un’ossessione quando prende il sopravvento sul design del prodotto, come si è visto in alcuni casi “estremi”; come nel caso di K+N. Non mancano però soluzioni nuove e interessanti dal punto di vista del design, quasi mai vengono però forniti elementi obiettivi per valutare l’effettiva efficacia di questi prodotti.

1 Offect Sound Wall di Christophe Pillet.
2 Koenig+Neurath: abbondanza di pannelli fonoassorbenti.
3 Thonet Canon, lavagna con funzione fonoassorbente.
4 Cascando, schermo acustico dalle linee soft.

Trend 4: Purché sia legno!
Vero trionfo del legno, meglio se naturale, anche con essenze chiare come rovere, frassino o pioppo, tipiche degli anni’70, che tornano con prepotenza a Orgatec.

1 Haworth,Sistema Immerse.
2 Sinetica Use Me, sistema di contenitori integrato al desking system Stay disegnato da Paolo Mantero.
3  Citterio
Wood_Wall, parete divisoria che fa del legno il materiale primario e caratte­rizzante.

Trend 5: Tanto, tanto colore.
Si osano tinte vivaci, talvolta inusuali nell’ufficio come per esempio il viola; spiccano le tonalità calde di salmone, corallo e bordeaux. Ma non mancano tutte le sfumature dell’azzurro, colore perfetto per stimolare la creatività.

1 Sedus presenta nuove palette di colori ispirati dalla natura per personalizzare l’ambiente di lavoro.
2 Unifor sceglie per le scrivanie il color corallo.
3 Segis propone accostamenti caldi per il sistema Lounge disegnato da Biagio Cisotti.
4 Alias poltrona della famiglia Slim, design di PearsonLloyd, in color salmone.

Trend 6: Privé e cocoon nelle aree in-between.
In nome della Privacy tutto è permesso… anche in questo caso con qualche eccesso.
Già da qualche anno è presente una nuova tipologia di arredi per aree in-between per rispondere alla necessità di creare ambienti che garantiscano privacy- visiva e acustica, individuale o per piccoli gruppi- negli spazi aperti e non solo in ufficio. La gamma di queste soluzioni si amplia e migliorano funzionalità ed efficienza.

1 Okamura, Muffle è componibile in varie configurazioni.
2 Teknion, design essenziale e tanto legno.
3 Universal Selecta, Chakra è un sistema modulare brevettato di pannelli ciechi o vetrati per creare aree riservate.
4 Alias, Eleven, design di PearsonLloyd

Trend 7: La natura in ufficio.
I benefici della natura per un ufficio più umanizzato non sono solo suggerti dalla presenza di piante che andranno a fare parte in modo integrato nella concezione degli stand oltre che del workplace. La natura ispira il design con il concetto di biofilia e suggerisce scelte cromatiche e ambientazioni che valorizzano l’outdoor.

1 Interface, nuove collezioni di pavimentazioni tessili ispirate alla biofilia
2 Fantoni integra alberi di ulivo nella scrivania Hub disegnata da Matteo Ragni
3 Offect, On Point disegnato da Mattias Stenberg è un tavolo che integra piante.
4 Ersa sistema Edge, design di Claudio Bellini.

Trend 8 ufficio residenziale con dondolo.
I temi del work-life  balance e della conciliazione casa-ufficio stanno da tempo delineando nuove linee di prodotti trasversali adatti per lounge, coworking e ambienti di lavoro che rispondono a una nuova estetica che punta sull’accoglienza, l’ospitalità e il calore domestico, non è un caso che la sedia a dondolo -quella della nonna o quella più giocosa- entrano a pieno diritto in ufficio.

1 Dondolo ludico di Nurus.
2 Stile tradizionale per la poltrona di True.
3 Buzzi Balance, pouf a dondolo disegnato da 13&9.
4 Viccarbe, poltrona a dondolo design oriented.

Trend 9 ufficio residenziale con kitchenette (foto in apertura: Estel).
Il cibo come elemento di socializzazione; la pausa pranzo che non è una vera e propria pausa, il caffè che non si consuma velocemente in piedi ma insieme ai colleghi o ai clienti. Lo smart working è fatto anche di momenti conviviale e di condivisione che possono essere consumati all’interno dell’ambiente di lavoro e richiedono nuove tipologie di arredi-isole, attrezzate per agevolare queste nuove abitudini.

1 Bralco Domomag, design Fornaciari & Fait, contenitore componibile e modulare con funzione kitchenette.
2 Estel Coffice, varie configurazioni di isole conviviali multi funzione.

Trend 10 sostenibilità.
Sicuramente non è un nuovo trend, ma va segnalata la sempre maggiore serietà con la quale alcune aziende affrontano il tema del ciclo di vita del prodotto e investono in ricerca per nuovi materiali e sistemi di assemblaggio finalizzati all’eco-sostenibilità.
Non si può parlare di qualità della vita e benessere in ufficio trascurando il benessere del pianeta.

1 Nell’ambito del proprio programma Mission Zero®, Interface crea le sue collezioni di pavimentazioni tessili con filati riciclati al 100%, in stabilimenti che utilizzano sempre più energia pulita, utilizzando oltre il 90% di energia rinnovabile nel mondo.
2 Offect, sedia Phoenix disegnata da Luca Nichetto nel rispetto della filosofia Life Circle. 

nurus-stand-sinetica-orgatec-2016-wow-webmagazine

Foto in apertura: stand Estel .
Foto in chiusura: stand Nurus.

1-osw16-smart-working-wow-webmagazine

#OSW16: in Italia raddoppia lo Smart Working nelle grandi imprese.

Lo Smart Working è un cantiere sempre aperto, è quanto emerge dal convegno di presentazione della ricerca di Osservatorio Smart Working, giunta alla 5a edizione, che ha fornito anche quest’anno dati interessanti, condiviso esperienze costruttive e presentato casi eccellenti, tra questi il progetto SW di Subito che ha vinto lo Smart Working Award 2016.
WOW! è partner di Osservatorio Smart Working.

Il convegno di Osservatorio Smart Working 2016 si è aperto con il collegamento con il senatore Maurizio Sacconi, presidente dell’11a commissione Lavoro e Previdenza Sociale che, con atteggiamento positivo e propositivo, ha fornito aggiornamenti sull’atteso decreto di legge sul “Lavoro Agile” che tra due settimane andrà in approvazione al Senato.

Anticipazioni sul decreto legge sul Lavoro Agile
Avendo come oggetto un tema in costante evoluzione come lo Smart Working, “si tratterà necessariamente di un decreto in progress”, spiega il senatore che sintetizza i punti salienti di quella che definisce una “proposta sovversiva” che per la prima volta “si differenzia dal lavoro a distanza” e “smaterializza la postazione di lavoro fissa”.
Pur non indicando una nuova tipologia contrattuale il decreto sancisce che la prestazione si può svolgere dentro o fuori l’ufficio in un orario aperto stabilito però nel rispetto degli accordi comunitari. La definizione di tempi e luoghi potrà essere oggetto di contrattatazione individuale o collettiva, ma il contratto sarà in ogni caso individuale.
Rivoluzionari sono i nuovi diritti che vengono sanciti: il “diritto alla disconnessione” e il “diritto all’accesso a conoscenze e competenze attraverso le tecnologie” esaltando il valore cognitivo delle persone e l’apprendimento costante come strumento indispensabile per la crescita, non solo professionale.
Anche per quanto riguarda l’assai discusso aspetto della Sicurezza, si propone un approccio smart, ovvero un impianto che “si differenzi dal concetto di sicurezza fondato sulla fonderia” approccio che rischia di trasformarsi in un impedimento per l’applicazione dello smart working in Italia.

I risultati della ricerca OSW 2016.
I risultati della ricerca 2016 “esprimono la vivacità di un fenomeno che sta diventando virale”, come sostiene il prof. Mariano Corso, responsabile scientifico di OSW.
Le persone chiedono più flessibilità perchè un’organizzazione rigida genera frustrazione diffusa.
C’è grande ricettività in particolare da parte delle grandi imprese: il 30% attua attività di smart working strutturate (quasi il doppio rispetto al 17% del 2015).
Resta invece fermo al 5%, come lo scorso anno, il dato che riguarda le piccole-medie imprese; l’aspetto positivo è però la crescita dell’informazione e della consapevolezza anche se con molte incertezze sull’introduzione.

Il 35% dei progetti è in fase di sperimentazione, mentre il 40% sta già estendendo il progetto e procedendo a coinvolgere un maggiore numero di dipendenti; solo il 25% delle aziende può essere considerato a regime o in fase di perfezionamento del progetto.
Tuttavia la caratteristica dello smart working è quella di essere un cantiere sempre aperto che necessita di continuo monitoraggio, come hanno sottolineato Ilaria Santambrogio di Plantronics e Alessandra Stasi di Barilla.

Indica una crescente maturità anche la definizione dei luoghi dello Smart Working che finalmente non viene più confuso con il telelavoro; solo saltuariamente la casa è il luogo dal quale si opera, aumentano gli hub aziendali e i luoghi terzi come i coworking, affiancati agli uffici “deputati” che assumono organizzazioni spaziali e funzionali ibride per rispondere in modo smart alle nuove modalità di lavoro.
Come spiega Lorenzo Maresca di Sedus “Smart Working vuol dire anche creare uffici dove le persone ‘vogliono’ andare a lavorare”.
Questi spazi hanno in comune l’eliminazione della rilevazione di presenza, la flessibilità di orario e il desk sharing.
Il sondaggio svolto con Doxa stima che in Italia gli smart worker siano circa 250.000 (+ 40% rispetto al 2013) caratterizzati da soft skill e la resilienza e tra le prerogative di questa tipologia di lavoratori che hanno spiccata capacità di risposta agli imprevisti e di adattamento.

Il sondaggio OSW via Twitter
Dopo gli appassionati testimonial che hanno raccontato applicazioni di Smart Working assai diverse tra loro (tra i quali: Comune di Torino, Valore D, Plantronics, Philips, Barilla, Wind, Cisco,ecc) gli addetti ai lavori presenti in sala hanno risposto in diretta via Twitter ad alcune domande, evidenziando il sentiment rispetto ad alcune problematiche di fondo:

Qual è il principale nemico dello Smart Working?
Il 60% risponde la resistenza culturale; il 30% il management e , inaspettatamente solo il 6%indica i sindacati. Si dedica quindi che la responsabilità è quasi totalmente a carico di un’organizzazione aziendale immobilizzata da troppi pregiudizi; molti dipendenti dichiarano infatti il timore che l’adesione allo smart working possa avere riflessi negativi sulla carriera.

Qual è la maggiore criticità quando si implementa lo Smart Working?
Anche in questo caso una sorpresa: solo il 7% teme il rischio di work intensification, mentre il 37% indica mancanza di coordinamento e pianificazione e il 30% la mancanza di maturità e disciplina personale.
Ma, come sostiene Alessandra Stasi “le regole vanno fatte per il 99% delle persone mature, non per l’1% che se ne approfitta o è incapace di gestirsi” ; è dimostrato che in media gli smart worker lavorano 1 ora in più rispetto a chi opera in un’organizzazione tradizionale, ma la persone devono avere un atteggiamento responsabile anche per quanto riguarda la work intensification.
Più la persona che lavora è equilibrata e completa maggiore sarà il benessere organizzativo in azienda.

4-osw16-smart-working-wow-webmagazine

600-sugru-jane-ni-dhulchaointingh-new-british-inventors-wow-webmagazine

Innovazione nel design per dare forma a un futuro migliore.

Il programma Invention in Design del British Council ha l’obiettivo di lanciare alcuni designer d’avanguardia (nel link sotto il pdf del booklet New British Inventors) e creare una piattaforma di dibattito internazionale dedicata alle potenzialità del design per dare forma al futuro. Questo testo scritto da Ria Hawthron, Project Manager di New British Inventors sintetizza il vivace incontro organizzato da British Council che si è svolto presso Base Milano.

In Italia e nel Regno Unito c’è un terreno fertile per la progettazione “inventiva”. I designer stanno sperimentando nuove modalità di pratica interdisciplinare e di collaborazione, facendo tesoro dei progressi nella tecnologia digitale e assumendosi rischi attraverso la ricerca.
Uno degli effetti più significativi dell’invenzione è il potenziale del design nel plasmare il futuro con un impatto sociale positivo in vari settori tra i quali la salute, l’istruzione o l’ambiente. Ci sono molte idee innovative che interessano la progettazione sociale, ma spesso ci sono barriere che impediscono di trasformare queste idee in realtà, e fare la differenza nella vita delle persone.
Dalla progettazione per le ambulanze, ai kit di visita oculistica digitali portatili per i Paesi in via di sviluppo, a un diverso approccio nei confronti della disabilità; queste idee richiedono tempo, denaro e determinazione per poter essere realizzate.

new_british_inventors_booklet

Lo scorso 7 settembre, British Council ha invitato cinque designer inglesi e italiani a confrontarsi in una discussione pubblica moderata da Marco Sammicheli, design curator di Abitare: il noto architetto Hugh Broughton; l’ingegnere e industrial designer Oluwaseyi Sosanya; Annie Warburton direttore creativo presso il Crafts Council,  che dalla Gran Bretagna sono venuti a Milano per un dibattito con Enrica Carvazan, co-fondatore dello studio di design Zaven,,e Giorgio Biscaro, direttore creativo di Fontana Arte.

halley-hugh-broughton-new-british-inventors-wow-webmagazine
Hugh Broughton, vera fonte di ispirazione, nel suo intervento di apertura ha raccontato la sua esperienza nella progettazione della stazione  di ricerca Halley VI in Antartide, situata su una piattaforma di ghiaccio che si muove lentamente in uno degli ambienti più difficili al mondo dove le temperature sono sempre sotto lo zero e raggiungono -55 gradi Celsius in inverno.
Il suo progetto permette all’edificio di essere trainato in una nuova posizione nel caso in cui la piattaforma di ghiaccio diventi instabile e anche di essere alzato sopra a cumuli di neve grazie alle gambe idrauliche. Con questo progetto Broughton ha inoltre notevolmente migliorato l’esperienza delle persone che vivono 6 mesi all’anno isolate, nel buio più totale con la creazione di spazi sociali accoglienti e attraverso l’uso della luce.
Enrica Carvazan ha illustrato approcci progettuali molto contrastanti e sfaccettata, prendendo ispirazione da una miriade di fonti e spesso indagando il rapporto tra arte e design, influenzato dal suo background nelle arti visive.
Assumendo un approccio imprenditoriale innovativo, Zaven ha creato una piccola casa editrice (Edizioni Monos) e Something Good, brand che produce e distribuisce collezioni di un gruppo selezionato di progettisti. Il mantra di Carvazan è “Pratica e il resto seguirà”.

La seconda sessione dell’evento è stata una tavola rotonda incentrata sulla ricerca, l’assunzione di rischi e la collaborazione, temi che tutti i componenti del panel sentivano essere parte integrante del loro lavoro e dei progetti di successo.
Annie Warburton ha spiegato come il Crafts Council fornisce una visione globale e un avvocato per il settore artigianale nel Regno Unito; ha sottolineato inoltre  l’importanza fondamentale di commissionare ricerca e dimostrare il valore delle industrie creative facendo pressioni sul governo e altri enti per avere un supporto.
I temi chiave discussi sono stati la maggiore collaborazione tra designer e scienziati, esperti in tecnologie e ricercatori e il modo in cui i progettisti possono trasformare i processi applicati dalle industrie.

3d-weave-oluwaseyi-sosanya-new-british-inventors-wow-webmagazine
Oluwaseyi Sosanya ha portato l’esempio del suo tessitore 3D, sviluppato lavorando a stretto contatto con i tessitori tradizionali per creare una macchina che può tessere in tre dimensioni. Il risultato è stato possibile applicando tecnologie di altri settori.
Gli scienziati pensano invece che la tecnologia dovrebbe essere utilizzata per l’innovazione nel campo aerospaziale o della medicina.
Giorgio Biscaro, sostenitore della multi-disciplinarità, ha spiegato che i progettisti hanno bisogno di competenze al di là della conoscenza tecnica di progettazione. L’invenzione è spesso favorita da un atteggiamento aperto verso i colleghi e ottenendo il sostegno degli altri. Lavorando con un brand di illuminazione tradizionale e rinomato è stato necessario fare opera di persuasione per cercare nuove tecnologie e materiali e introdurre l’efficienza nel processo produttivo.
L’evento ha dato ai partecipanti l’occasione per uno scambio di idee e per riflettere su pratiche diverse di progettazione. E’ stato rassicurante vedere azioni comuni per sfidare lo status quo nella produzione di design, per rivalutare costantemente e aprire il processo progettuale attraverso il desiderio di collaborare con campi diversi.
In effetti, l’ingenuità di un designer che lavora in un settore nuovo è prezioso perchè può portare nuove idee che sono il catalizzatore per l’invenzione e hanno il potenziale per cambiare il mondo intorno a noi.

Testo di Ria Hawthron, New British Inventors Project Manager, British Council.

Didascalie:
Foto in apertura: Sugru, design di Jane ni Dhulchaointingh, è un silicone malleabile brevettato che può essere usato per riparare gli oggetti o per proteggerne le parti più delicate.
Sotto, da sinistra:
Stazione Halley VI in Antartide, design Hugh Broughton Architects.
Prodotto realizzato con macchina per tessitura 3D, design Oluwaseyi Sosanya.
Foto dell’incontro che si è svolto presso Base Milano.

new-british-inventors-wow-webmagazine

 

 

sala-introduttiva-reporting-from-the -front-biennale-venezia-wow-webmagazine

Biennale Architettura di Venezia: un invito all’umiltà.

Una Biennale dell’impegno sociale, quella di Alejandro Aravena. Senza wow! effect né archistar, senza sconfinamenti nell’arte né visioni ipertecnologiche.
Reporting from the Front non mostra l’architettura bella e innovativa pubblicata nelle riviste, propone un punto di vista attento alle architetture povere delle periferie, fatte di materiali di recupero, di manodopera non qualificata, di creatività che nasce dalla miseria. Una rigorosa visione del “politicamente corretto” in tutte le sue sfaccettature dalla quale traspare però in alcuni casi una sorta di tediosa retorica.

La sala introduttiva della 15 esima Biennale Internazionale di Architettura, Reporting from the Front, all’Arsenale è una vera dichiarazione di intenti. Realizzata riutilizzando 100 tonnellate di materiale di scarto – 10.000 mq di cartongesso e 14 km di montanti metallici- provenienti dallo smantellamento dell’edizione 2015 della Biennale Arte, rappresenta la sintesi del futuro dell’architettura secondo Aravena e il primo tra i nuovi imperativi per l’architetto: no allo spreco.
La sostenibilità è un imperativo, questa non è una novità. L’evidenza interessante in questa Biennale è che la sostenibilità è una necessità per chi non ha mezzi, è uno strumento per la sopravvivenza. Forse è semplicemente buon senso, come sottolinea Transsolar e si attua assecondando la natura anziché contrastandola; ma soprattutto l’architettura sostenibile non deve solo apportare meno danni, ma portare più benefici, come spiega Michael Braungert.

L’uso dei materiali grezzi, di scarto e poveri è l’elemento unificante dei progetti e degli allestimenti: pallets, tubi innocenti, reti per letti, cartone, bambu, stracci e lamiere arrugginite sono il supporto per mostrare lavori e sperimentazioni che cercano, attraverso l’architettura, di dare risposte o tentano di contribuire a migliorare la qualità dell’ambiente costruito – e della vita- anche in quel “Fronte” dominato da segregazione, traffico, inquinamento, migrazioni, calamità naturali, disuguaglianza.
La sfida è dare una dimensione estetica alla bruttezza, rendere poetica la povertà dell’ambiente costruito, come già era riuscita fare l’arte povera negli anni ’60, generare emozioni e relazioni positive nei luoghi dei diseredati.
I progettisti prendono alla lettera le parole chiave identificate da curatore e le problematiche da affrontare, abbandonano i punti di riferimento canonici dell’architettura e dell’urbanistica. La città perde la sua connotazione di permanenza, si ispira a modelli nomadici, i luoghi di vita assumono una connotazione effimera. Un’accezione di effimero diametralmente opposta a quella che ha ispirato il periodo dell’architettura post-moderna, dello spreco e della superficialità.
La dimensione effimera che arriva dal “Fronte” è un requisito base per una progettazione sostenibile, resiliente, non finita, capace di adattarsi e modificarsi sulla base dei bisogni delle persone.
Significativi da questo punto di vista sono la scuola galleggiante “Waterfront” di Kunlè Adeyemi in Nigeria (ricostruita alle Gaggiandre e vincitrice del Leone d’Argento) per rispondere alla carenza di infrastrutture e ai cambiamenti climatici in stuazione di rapida urbanizzazione;

Kunle-Adeyemi- arsenale-e -front-biennale-venezia-wow-webmagazine

il Padiglione Spagna “Unfinished”, vincitore del Leone d’Oro, che illustra edifici mai finiti a causa della crisi economica e interventi di recupero a basso costo di edifici esistenti;

UNFINISHED-padiglione-spagna-biennale-venezia-foto-fernando maquieira-wow-webmagazine

la ricerca di Rahul Mehrota all’Arsenale dedicata all’insediamento effimero per la festa religiosa di Kumbh Mela che si svolge ogni 12 anni in India e ospita fino a 7 milioni di persone contemporaneamente.

kumbh-mela-mehrota-reporting-from-the -front-biennale-venezia-wow-webmagazine

L’impianto urbanistico, le infrastrutture le tecniche costruttive, la scelta dei materiali l’equilibrio tra edificazione individuale e collettiva, tra spontaneità e coordinamento rappresentano un modello di riferimento per una nuova visione di “metropoli impermanente”, adatta ai costanti flussi migratori e sostenibile: con la pioggia del primo monsone il fiume distrugge l’intero insediamento (realizzato con solo cinque materiali eco-compatibili) senza lasciare alcuna traccia.
Una lezione di umiltà, che l’architettura deve imparare.

transsolar-arsenale-e -front-biennale-venezia-wow-webmagazine

giulio-cassano-piano-city-milano-wow-concert-wow-webmagazine

#WOWConcert: la musica nel workplace @PianoCityMilano.

WOW! Concert porterà la musica di Chopin e Skrjabin, eseguita da Giulio Cassano, all’interno del più elegante ed esclusivo coworking di Milano, Clubhouse Brera, il membership club di Copernico. Il concerto, organizzato da WOW! Webmagazine nell’ambito di Piano City Milano con il contributo di Caimi Brevetti, Plantronics, Universal Selecta, è gratuito.

Anche WOW! ha voluto dare il suo contributo al ricco programma di Piano City Milano: 400 concerti, attesi ospiti internazionali, 50 ore ininterrotte di musica che invaderanno Milano e l’hinterland per un intero meraviglioso week end dal 20 al 22 maggio 2016, una vera e propria colonna sonora urbana.
Dopo il successo delle precedenti edizioni, Piano City Milano diffonderà le sue note anche negli orari più inconsueti (sono previsti concerti all’alba e maratone notturne) e nei luoghi più disparati, non c’è limite ai luoghi “non deputati” che si trasformeranno in sale concerto temporanee: musei, parchi, gallerie, appartamenti privati, ma anche PianoTram, PianoBoat.
Al PianoOffice ha pensato WOW! Concert che, grazie all’ospitalità di Clubhouse Brera, risveglierà il Genius Loci dell’ ex Teatro delle Erbe, con i brani di Chopin e Skrjabin eseguiti dal giovane e talentuoso pianista Giulio Cassano.
Alla realizzazione di questo concerto hanno contribuito tre aziende che, in modo diverso tra loro, operano nel campo dell’acustica e sono sensibili alla qualità del suono.
Caimi Brevetti, produttrice di Snowsound, la tecnologia di materiali fonoassorbenti più premiata al mondo, che tra i modelli a disposizione prevede anche la versione Fiber e il modulo trasportabile progettato da Lorenzo Palmeri per i musicisti.
Plantronics, multinazionale produttrice di molti modelli diversi di cuffie acustiche con alte performance, perfette per l’ascolto della musica oppure per una maggiore concentrazione negli uffici open space;
Universal Selecta, azienda produttrice di pareti divisorie in vetro con alto coefficiente di fonoisolmento per un’elevata privacy acustica, non a caso fornitrice delle pareti vetrate che delimitano le sale meeting di Clubhouse Brera, sorprendente spazio “Where Things Happen”.

In breve
Titolo:
WOW! Concert, nel programma di Piano City Milano 2016.
Quando:
21 maggio 2016 ore 11 e ore 16.
Dove:
Clubhouse Brera, Foro Buonaparte 22, Milano.
Hashtag:
#WowConcert , #pianomi2016

Il concerto è gratuito, sono disponibili 80 posti per ciascun concerto.
I posti sono numerati. E’ obbligatoria la prenotazione a
info@wow-webmagazine.com indicando i nomi delle persone e l’orario del concerto (ore 11 oppure ore 16).

Programma WOW! Concert:
F. Chopin: 

Improvviso in la bemolle maggiore Op 29 n. 1
Ballata in sol minore Op 23
Studio in do minore Op 10 n. 12
A. Skrjabin:
Sonata-fantasia in sol diesis minore n. 2 Op 19
Studio in do diesis minore Op 24 n. 5

Giulio Cassano
nasce nel 1990, inizia in giovane età lo studio del pianoforte con il M° Andrea Nodari. Dopo la maturità scientifica, nel 2012 consegue il Compimento Superiore di Pianoforte presso il conservatorio Luca Marenzio di Brescia sotto la guida delle professoresse Lucia Pittau e Pinuccia Giarmanà.
Affiancando alla formazione musicale la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, è affascinato dagli aspetti neurofisiologici della tecnica pianistica e dalle connessioni fra strutture del pensiero e forme musicali
.
Foto di Gabriele Pagani.

invito-wow-concert-21-maggio-wow-webmagazine

bis-21triennale-ufficio-wow-webmagazine

#21triennale: il “Design dopo il Design” torna all’artigianato.

Design after Design…Che cosa è il “Design dopo il Design”? Non aspettatevi di trovare alla XXI Triennale Internazionale di Milano oggetti futuribili simili a quello giallo (un’antenna? un satellite?) che anima la  misteriosa campagna di comunicazione creata dall’agenzia KesselsKramer di Amsterdam.
Non aspettatevi di trovare il design del futuro. Il Design del 21°secolo -a partire da quello di oggi- segna soprattutto un ritorno all’artigianato. Un Neo-Artigianato evoluto che non utilizza più solo le mani e gli strumenti manuali, ma evolve grazie alle nuove tecnologie creando un oggetto industriale dalle infinite possibilità. E il design del manufatto spesso nasce dal design della tecnologia necessaria per realizzarlo.

L’omologazione e la standardizzazione, bandiere del Design Moderno, hanno perso il loro valore; in ogni settore del progetto la personalizzazione, la possibilità di coinvolgimento e partecipazione attiva dell’utente sono le basi del “design delle opzioni”, human centered che si confronta con i temi della filosofia e dell’antropologia.
Scardinato anche il fulcro del funzionalismo, altro vessillo del XX secolo, sostituito spesso da “funzioni” legate all’emotività e all’empatia.
Aggiungi poi le sacrosante tematiche della sostenibilità ambientale.
E non dimentichiamo il ruolo delle nuove tecnologie che permettono di realizzare oggetti unici in serie (e non c’è solo la stampante 3D, fortunatamente).
Il risultato è una conciliazione. La dicotomia tra arte e design, tra design e architettura, tra mano e macchina, tra pensare e fare, tra tecnologie innovative e sapiente artigianalittà, tra oggetto su misura e oggetto di serie è finalmente sedata, con buona pace di William Morris che 150 anni fa concepiva il progetto come “arts and crafts”. Lui però non era un nativo digitale… e le strade che oggi si aprono portano verso scenari affascinanti che si muovono tra global e local.
Scenari ottimisti e pieni di energia (mi sembra di poter percepire dalla prima frettolosa visita della press preview di ieri) come dimostrano gli articoli dedicati alle prime tra le mostre che abbiamo visitato in anteprima. In particolare “Sempering” al MUDEC e “New Craft” alla Fabbrica del Vapore, “Il Design come non lo avete mai sentito” al Museo della Scienza e della Tecnologia ( dedicata Snowsound di Caimi Brevetti), ma anche in molte delle partecipazioni nazionali, in particolare l’Angola al Palazzo della Permanente, con le geniali sedie di pneumatici – quasi un emblema del Design after Design- realizzate da Atelier Rastafa, progettista ed esecutore.

21triennale-angola-atelier-rastafa-wow-webmagazine
Alcuni di questi scenari possiamo assaggiarli nelle mostre della XXI Triennale, un’esposizione giustamente pensata non solo per addetti al settore, ma per un pubblico più vasto e che per i prossimi sei mesi (dal 2 aprile al 12 settembre 2016) invaderà non solo il Palazzo delle esposizioni della Triennale, sede ufficiale, ma oltre 20 sedi in città e fuori città, interessando anche la Villa Reale di Monza che ospitò le prime edizioni della Triennale.

I gadget Culto della XXI Triennale.
Dettagli futili per i trend maker compulsivi:
il gadget per eccellenza è sempre la T shirt. Al book store della Triennale è in vendita un modello “classico” nero con scritta XXI Triennale. Purtroppo non è in vendita quella bellissima con l’oggetto misterioso giallo di KesselsKramer indossato esclusivamente dallo staff.
Per piacere facciamo una petizione affinché la mettano in vendita anche al pubblico!
Altro Cult è la bottiglietta di 24Bottles in acciaio inossidabile, color giallo-triennale, e logo in rigoroso Helvetica bianco/nero. Utilizzandola al posto della bottiglia in plastica da 1/2 litro eviteremo di disperdere 0,08 KG di CO2 ogni volta che la riempiremo di sana acqua del rubinetto.
Essere ecologici è uno degli imperativi per il design del XXI secolo.
Testo di Renata Sias

cult-21triennale-wow-webmagazine

apertura-NL-isola- agile-2016

Coworking e incontri in piscina! Torna l’Isola WOW Lavoro Agile (15/19 febbraio 2016).

Per il secondo anno consecutivo la tribuna della storica Piscina Cozzi a Milano si trasforma in coworking e in hub per condividere esperienze e visioni sul Lavoro Agile.
Dal 15 al 19 febbraio 2016 WOW! con Milanosport organizza una nuova edizione dell’Isola WOW! Lavoro Agile.
Ogni giorno sono previsti meeting
con i professionisti dello Smart Working.
Clicca qui per consultare l’agenda aggiornata degli incontri.
Non mancare!

In occasione della Giornata del Lavoro Agile promossa dal Comune di Milano (18 febbraio 2016) e dopo il successo dell’edizione 2015 torna Isola WOW! Lavoro Agile.
Per una settimana l’ampio spazio della tribuna al secondo piano della piscina Cozzi sarà allestito con originali postazioni di lavoro e divani gratuitamente a disposizione di chiunque desideri lavorare in modalità Agile o fare una pausa di relax, frequentatori della piscina o smart worker di passaggio potranno usufruire di scrivanie condivise o organizzare piccole riunioni sorseggiando un caffè.
Una novità dell’edizione 2016 è la zona “conferenze” creata per gli incontri con un pubblico più numeroso, per esempio il corso con Ordine degli Architetti di Milano (2 crediti formativi) o il seminario in collaborazione con AREL dedicato al rapporto tra Lavoro Agile e sviluppo urbano, dove è prevista anche la presenza dell’assessora Chiara Bisconti.
Si svolgeranno invece nelle postazioni lounge gli incontri informali e più interattivi -Jelly Session- dedicati a condividere esperienze in Italia e all’estero, ma anche a discutere problematiche e sollevare dubbi o quesiti.
Il valore degli spazi per la collaborazione come catalizzatore di relazioni e generatore di innovazioni sarà il tema della Session in collaborazione con Onclaude, mentre progettisti, manager e aziende di grande esperienza si confronteranno sui nuovi concetti ergonomici, di benessere e sulla visione di heath promotion nella Session organizzato il 18 febbraio, data fissata per la Giornata del Lavoro Agile 2016.
Punto forte di questa iniziativa sono infatti i momenti di network e l’agenda degli incontri dedicati ai principali aspetti del Lavoro Agile.
Un tema che sta diventando di grande attualità anche tra i non addetti ai lavori e che, dopo tanti anni di confusione, comincia finalmente a essere compreso e ad avere un’identità e obiettivi più chiari.
Dopo avere sostenuto e divulgato la cultura dello Smart Working, insieme alle aziende e agli enti partner, WOW! ritiene sia necessario focalizzare gli elementi che permettano di intraprendere il complesso percorso del Lavoro Agile e di applicarlo nel modo corretto.
Ti aspettiamo alla piscina Cozzi.

L’evento è possibile grazie all’ospitalità di Milanosport e al supporto delle aziende che hanno fornito la sponsorizzazione tecnica:

Ringraziamo per il patrocinio:
AREL, Assufficio, GPTW, IFMA, Osservatorio Smart Working PoliMi.

 

01-Ricoh-generation Z-wow-webmagazine

Collisione o Collaborazione? L’impatto della Generazione Z sui nuovi ways of working.

Il modo di lavorare cambia a seconda della generazione di appartenenza. Con l’arrivo della Generazione Z, coloro che oggi hanno meno di 20 anni, nei luoghi di lavoro convivranno 4 generazioni diverse. Una ricerca internazionale condotta da Ricoh Europe dimostra l’importanza dell’innovazione dei sistemi tecnologici, dei processi e dei modi di lavorare per permettere alle diverse componenti della popolazione aziendale di esprimersi al meglio.

“Non c’è dubbio che la Generazione Z avrà un impatto critico con il mondo del lavoro, che si deve adattare fin da ora.
Cercare di far entrare la nuova generazione nelle solite modalità di lavoro tradizionali, con i suoi soliti strumenti, semplicemente non funziona.
Se sono le persone quelle che fanno la vera differenza in azienda, le compagnie che avranno più successo saranno quelle che riusciranno a mettere la propria forza lavoro nelle migliori condizioni, da coloro che hanno più esperienza ai più giovani”.
Con queste parole David Mills, CEO di Ricoh Europe ha commentato i risultati di4G Workplace, una ricerca condotta
(luglio 2015) su un campione di più di 3,300 persone in 22 Paesi diversi, tra Europa, Medio Oriente e Africa, che ha messo al centro la convivenza generazionale come una delle maggiori sfide che il mondo del lavoro dovrà affrontare nei prossimi anni.
Cresciuti sotto l’esempio della mentalità individualista dei genitori della Generazione X e con le storie dei nonni Baby Boomer e assistendo agli errori e ai successi della Generazione Y dei “Millennials”, i “Gen Z” sono individui unici, cresciuti contestualmente alla digitalizzazione e all’abbattimento dei confini e delle barriere di un mondo globale: una generazione che richiede insistentemente cambiamenti di prospettive e modalità di lavoro, in un mondo dove il costante flusso di innovazione, nuove tecnologie, prodotti e processi è diventato ormai la norma.

02-Ricoh-generation Z-wow-webmagazine

I risultati dell’indagine hanno messo in luce, innanzitutto, che, nonostante la maggioranza degli lavoratori intervistati (88%) consideri un vantaggio per una compagnia avere una forza lavoro composita dal punto di vista generazionale, ci sono ancora delle sfide che devono essere affrontate a livello manageriale: il 54% dei partecipanti al sondaggio afferma, infatti, che le aziende non riescono ad adeguare le modalità operative alle nuove generazioni.
Un secondo fattore evidenziato è il rischio di uno “scontro generazionale”: più di un terzo (35%) degli impiegati più anziani si aspetta un aumento delle tensioni sul luogo di lavoro legate all’arrivo di una generazione che si caratterizza per una forte convinzione
di essere una forza di cambiamento positiva: il 65% ritiene che riuscirà a introdurre nuovi modi di lavorare; il 61% crede che ci sarà un’apertura verso nuove idee e un rinnovamento nel modo di pensare; mentre il 73% crede che il proprio futuro datore di lavoro riuscirà a soddisfare ogni tipo suo di esigenza (solo il 48% degli intervistati appartenenti alle altre tre generazioni, però, è dello stesso parere).
Le differenze nelle modalità di lavoro, aspettative e mentalità sono già fortemente percepite all’interno di un’azienda dal 65% del campione. Un esempio lampante del cambiamento è l’utilizzo della comunicazione face-to-face in ambito business, in pieno “declino generazionale” (dal 77% tra i Baby Boomers al
58% tra la Generazione Z).
La Generazione Z ha aspettative più alte priorità diverse riguardo al luogo di lavoro rispetto a quelle delle generazioni precedenti ed è anche è anche più facilmente soggetta a frustrazione.
Oltre all’aspetto economico, questa fascia di utenti mira soprattutto al work-life balance (48%), alla possibilità di lavorare con persone di valore (47%); desidera orari di lavoro flessibili, possibilità di carriera e sicurezza del lavoro (equivalenti al 42%).
“Come le nuove possibilità portate dalla digitalizzazione, così anche l‘arrivo della Generazione Z apre un ampio catalogo di opportunità per tutti i tipi di business”, conclude Mills. Compito delle aziende trovare le giuste modalità e condizioni per sfruttare al meglio queste opportunità.
Testo di Gabriele Masi.

03-Ricoh-generation Z-wow-webmagazine