1-herman-miller-living-office-wow-webmagazine

Living Office, IoT e co-design: nuove visioni da Worktech17.

L’ufficio non come è pensato, ma come è vissuto. Questo è il punto in comune dei diversi approcci contemporanei al design dell’ambiente di lavoro, che uniscono tecnologia, benessere e cultura aziendale, partendo dall’esperienza e dalle necessità del singolo, come ha testimoniato il forum Worktech17 Madrid, a cui ha partecipato Herman Miller con aziende leader come Interface insieme a grandi studi di architettura come Zaha Hadid ArchitectsCarlo Ratti Associati e Studio Banana.

“We feel before we think”: prima di agire in modo conscio, il nostro corpo percepisce in maniera inconscia l’ambiente, un fattore che ha un potente impatto su di noi. Questa è una delle sette provocazioni contenute nello studio Living Office, condotto da Herman Miller in collaborazione con antropologi, psicologi e designer, che ha come scopo quello di studiare l’ambiente ufficio in un approccio olistico, definendo dei punti in grado di orientare la discussione tra progettisti e azienda.  I risultati della ricerca sono stati confermati dalle diverse realtà progettuali intervenute a Worktech17, un forum dedicato a tutti coloro che sono impegnati nel futuro del lavoro e dell’ufficio tra real estate, tecnologia e innovazione.

4-herman-miller-living-office-wow-webmagazine

Particolarmente interessante nell’intrecciare questi tre aspetti è la modalità di progettazione proposta da Ulrich Blum, di Zaha Hadid Architects nel suo intervento dal titolo già indicativo “The self-learning workplace”.  La disposizione degli elementi e delle persone all’interno dello spazio si deve basare, secondo Blum, sul monitoraggio costante di dati attraverso rivelatori e sensori IoT costantemente all’opera: bisogna pensare l’ambiente ufficio come un network vivo che si definisce in una attività quotidiana in grado di essere letta in base a parametri come distanza, visibilità e illuminazione.

3-herman-miller-living-office-wow-webmagazine

Attraverso i dati raccolti, il progettista può calcolare quali siano le necessità reali di ogni singolo dipendente e disporre le scrivanie e i diversi tipi di ambiente per ottimizzare la comunicazione, la concentrazione e il tempo di lavoro. Le stesse informazioni possono essere usate anche per creare algoritmi in grado di calcolare i gruppi di lavoro più efficaci e metterli nelle migliori condizioni: l’idea è quella di sovvertire l’idea di gerarchia: non più quella che pensa il boss, ma la gerarchia per come si forma nella realtà di ogni giorno. “Vogliamo inserire le persone in una reale gerarchia e non in una artificiale. Questo è il nostro metodo di lavoro: facciamo sedere una persona al desk e misuriamo la distanza che percorre, finché non raggiungiamo il miglior compromesso tra i diversi parametri. Dobbiamo mettere insieme arredo e intelligenza artificiale, in modo da aumentare la flessibilità che gli arredi possono dare”.

L’ufficio, dunque, è prima di tutto un’interazione reale tra persone: “you +me = 3” è un’altra provocazione di Living Office e così come “incontra una meravigliosa confusione”, che mette in luce come gli uffici debbano esprimere un caos controllato, base imprescindibile di un processo creativo. Questa interazione può essere guidata dalla tecnologia, un elemento fondamentale che è in grado di sovvertire il rapporto tra uomo e ambiente. “La tecnologia deve creare un ambiente resiliente. Dobbiamo pensare non come noi che ci dobbiamo adattare all’ambiente, ma come l’ambiente si possa adattare a noi. Dobbiamo sperimentare per progettare spazi che siano in grado di modificarsi per le esigenze che arriveranno tra vent’anni e l’unico modo di andare incontro al futuro è inventarlo, fare esperimenti, applicare i prototipi alla realtà e vedere come la gente reagisce ad essi”. È stato questo il cuore dell’intervento di Marco Maria Pedrazzo di Carlo Ratti Associati, uno studio che ha fatto del “management tecnologico” dell’ambiente il proprio campo di ricerca.

04-Fondazione Agnelli-termobolla-Carlo Ratti Associati-wow-webmagazine

Occorrono a questo punto due precisazioni. La prima è che la tecnologia diventa davvero efficace quando ci dimentichiamo della sua presenza: si realizza di avere una scarpa bella quando non la si sente addosso, e così deve essere per la digitalizzazione dell’ufficio: la sfida è quella di inserirla nel processo lavorativo come una cosa naturale.  La seconda invece riguarda l’ultima provocazione di Living Office: “The next thing isn’t for you”. L’innovazione, a qualunque livello e in qualunque ambito si presenti, deve rispettare la cultura aziendale, le reali necessità è i tempi del processo di evoluzione in atto. L’innovazione non deve, quindi, spaventare, allontanare i lavoratori o minare il senso di appartenenza, ma deve generare l’esatto contrario: l’intervento di Key Portilla dello Studio Banana è andato proprio in questa direzione.

studio-banana-wow-webmagazineCome inserire la tecnologia nell’ambiente di lavoro? Attraverso un processo che parte dalla sorpresa, in grado di generare una curiosità e apprendimento costante, anticamere della creatività. Può essere interessante costruire lo spazio attraverso sessioni di co-design, in cui i manager o i dipendenti prendono parte attiva alla realizzazione dell’ambiente di lavoro, facendo così aumentare loro il senso affettivo e di appartenenza. Infine, un’altra indicazione può essere quella di pensare agli ambienti di lavoro come dei campus universitari, basati su diversi ambienti in grado di favorire diverse attività e diversi stati emozionali.

studio-banana_env_rolex-wow-webmagazine

Per creare un senso di benessere in ufficio, però, la tecnologia non basta: non bisogna scordare l’attrazione e l’amore istintivo dell’uomo per la natura. Oliver Heath, di Interface, ha esposto una interessante ricerca che dimostra come un “design biofilico” capace di ricreare questo contatto con la natura, un “sense of nature”, attraverso il diretto contatto con elementi naturali (luce, piante, acqua) o riferimenti ad essi (colori, pattern, materiali) può ridurre lo stress e aiutare il benessere, migliorando la produttività, la felicità e il senso di appartenenza. Un design che tenga conto della naturale biofilia dell’uomo, inoltre, aiuta la creatività, offrendo spazi adatti al relax che permettono di calmare o ridare energie, essenziali durante una lunga giornata di lavoro.
Report di Mario Colombo (Herman Miller), editing di Gabriele Masi.

 

SalvaSalva

SalvaSalva

ASID-HQ-DC- first-building-WELL-certification-wow-webmagazine

Well: il benessere come focus dello sviluppo immobiliare.

Con la conferenza WellFerence è stato presentato a Milano WELL, il primo protocollo di certificazione della qualità degli edifici che mette il benessere delle persone al centro del processo. Un sistema di rating che sposta l’attenzione dal funzionamento dell’edificio a quello dell’organismo umano e che ha un forte impatto anche sull’aumento del valore e della rendita degli immobili.

WELL è il primo protocollo, basato su evidenze scientifiche, che certifica la qualità interna degli ambienti costruiti e il suo influsso sullo stato psico-fisico delle persone che li abitano, incrementandone il benessere.
E’ nato 3 anni fa dopo un lavoro di ricerca di 6 anni che ha coinvolto team multidisciplinari e si richiama ai crediti di altri standard (quali il LEED, con cui condivide i fondatori e l’ente certificatore, GBCI), ma –qui sta la vera novità– sposta l’attenzione dal funzionamento dell’edificio a quello dell’organismo umano.
Nel mondo si contano già 580 progetti certificati WELL (per esempio l’HQ ASID a Washington, la TD Bank di Toronto, lo showroom Haworth di Shangai o gli uffici di Sceneo in Francia).

Sebbene la sostenibilità abbia fatto molto per l’evoluzione dei green building, fino ad oggi non si è focalizzata abbastanza sulle persone. Ma ora è in atto la “seconda ondata della sostenibilità” come ha dichiarato il guru americano Rick Fedrizzi a WellFerence, in occasione della presentazione di WELL. Uno strumento per valutare e incrementare il livello di benessere dei nostri ambienti di vita, indispensabile anche per progettare città più resilienti.

Una visione innovativa nel panorama internazionale del rating immobiliare, che influisce su valore e rendita degli immobili, in particolare quelli destinati a uffici, spazi commerciali, alberghi e luoghi pubblici come scuole e ospedali, oltre che residenziali.

La conferenza organizzata a Milano da Apta Vitae, prima tappa di un tour europeo per la presentazione di WELL ha approfondito metodologie e finalità del nuovo sistema di rating immobilare.
Ha aperto i lavori Giovanni Fabris, fondatore della società Apta Vitae e pioniere della certificazione WELL in Italia, spiegando il neologismo del titolo “WellFerence” (parola inglese che assume nuovo significato affiancato a “ference”, evocazione del verbo in latino) che esprime in modo chiaro le sue finalità “che porta il Bene”e diffonde ricerche affinché le persona possano vivere nelle migliori condizioni.

Cosa vuol dire vivere in condizioni ottimali?
Lo ha spiegato Jessica Cooper: WELL Building Standard si fonda su 7 categorie di analisi e certificazione: aria, acqua, alimentazione, luce, fitness, comfort e mente.

Una recente ricerca di Harvard dimostra come la qualità dell’aria e della respirazione possano duplicare le abilità cognitive; come il corretto utilizzo dell’illuminazione comporto un miglioramento comportamentale e metabolico; come la gestione delle temperature influisca per 10% delle performance lavorative; come gli indicatori di stress reagiscano a determinati impulsi cromatici; come il sistema uditivo, se disturbato, comporti un rendimento professionale peggiore del 66%; come la sedentarietà sia un’importante causa di decesso (6-9%); ed è stata l’OMS a lanciare l’allarme: il 30% delle assenze lavorative è dovuto alla ‘sindrome dell’edificio malato’ (SBS). Non va inoltre trascurato come il design dei punti di ristoro possa influenzare la promozione dell’ healthy eating e l’educazione alimentare.

 

Kay Killman, managing director di GBC Europe ha portato il punto di vista europeo sul tema della salute degli ambienti costruiti, sottolineando come la certificazione WELL cambia il modo di interagire tra Real Estate e progettisti.
“Il 66% degli sviluppatori immobiliari internazionali fa ormai rientrare il benessere tra gli elementi di successo del mercato immobiliare, in stretta relazione con la crescita di valore e rendita dell’immobile. Anche gli affitti subiscono un’impennata e un’accelerazione”.

 

Dopo avere passato in rassegna le diverse certificazioni, tutte integrate con LEED, ha parlato della utilissima piattaforma Arc skoru.com che, integrando le varie certificazioni, permette di misurare le performance dell’edificio in base a 5 standard: energia, acqua, rifiuti, trasporti e human experience.

La mattina si è conclusa con l’intervento di Daniele Guglielmino, Senior Sustainability Specialist, che ha ampliato la visione dal WELL building alla WELL Community, spiegando che le 7 categorie si possono e si devono applicare anche agli spazi collettivi e all’area urbana perché la qualità della vita prevede anche l’aggregazione sociale, il verde pubblico, la presenza di elementi artistici, ecc.

Apparentemente questi elementi sembrano difficili da misurare, ma ora è possibile implementare il Community Design perché ogni categoria può essere declinata in metriche oggettivamente misurabili, come dimostra il pdf che si può scaricare gratuitamente da WELLcertified.com.

“Il benessere delle persone è una nuova declinazione del significato di sostenibilità. Il progetto di spazi urbani, di edifici e di interni, la loro realizzazione e le modalità di gestione in esercizio sono cruciali per influenzare positivamente la salute delle persone”.
Dunque WELL abbraccia la città, ma dà grande importanza agli elementi dell’interior design e agli arredi
“Gli arredi hanno influenza sulla certificazione WELL, per quanto attiene il contenuto di VOC, relativamente alle certificazioni Declare, HPD e in generale alla trasparenza sugli ingredienti – afferma Guglielmino che continua:
“La certificazione WELL riguarda il benessere dell’uomo all’interno degli edifici, pertanto qualsiasi elemento possa contribuire a migliorare le condizioni ambientali che influenzano la salute delle persone ha rilevanza ai fini di questo protocollo.
I materiali di finitura incidono sul  benessere e la salute degli occupanti, in relazione alle emissioni di sostanze in ambiente che possono influenzare la qualità dell’aria, alle prestazioni acustiche che possono mitigare o meno l’ambiente sonoro, alle finiture e fattori di riflessione che possono influire sull’ambiente visivo. Esistono molti requisiti, all’interno di WELL Building Standard, che riguardano specificatamente le prestazioni dei materiali di finitura“.

Quindi è possibile certificare anche le tecnologie e i singoli elementi di arredo?
Non esattamente, chiarisce Guglielmino: “WELL Building Standard, come anche LEED, non certifica prodotti o strategie progettuali, bensì solo edifici. Tuttavia, i prodotti – anche gli arredi – possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi definiti dal sistema WELL se in possesso di specifici requisiti quali ad esempio certificazioni esterne tipo Declare e HPD. I materiali da costruzione, così come anche gli arredi giocano un ruolo fondamentale nel garantire salute e benessere per gli occupanti”.

 

Nel pomeriggio il prof. Marco Filippi, ha illustrato gli elementi innovativi del sistema di rating WELL che va oltre la valutazione del benessere fisico e aggiunge anche il benessere intellettuale, emozionale e sociale.

Altro aspetto innovativo è la metodologia olistica che dà precise indicazioni per una valutazione complessiva dell’edificio (design, costruzione, gestione) mettendo in evidenza con una grafica chiara quale parte del sistema del corpo umano è direttamente interessata dalle diverse caratteristiche di un WELL Building.
La presentazione completa del prof Filippi si può scaricare qui.

Ha concluso la giornata Alfonso Senatore, fondatore del portale Ongreening che ha parlato dei materiali per la salute e il benessere negli ambienti costruiti.

Nella foto in apertura l’headquarter ASID a Washington.
La sede della American Society of Interior Designers (ASID) è il primo spazio al mondo a conseguire sia la certificazione di livello Platinum per il WELL Building Standard, sia la Leadership in Energy and Environmental Design (LEED), sotto il Sistema di classificazione LEED ID + C: il più alto riconoscimento assegnato dal Green Building Council  degli Stati Uniti e dall’International WELL Building Institute.
Il workplace, progettato da Perkins + Will, ha la sostenibilità come filosofia centrale e incorpora attraverso il design le più innovative funzionalità finalizzate alla salute e al benessere.

Convergence-Pollock-Convergenza-Jackson-Pollock-1952

La creatività che già c’è: istruzione per l’uso.

Non c’è bisogno di un genio: la creatività è un fatto sociale che nasce dal nostro essere parte di un ambiente che modifichiamo e che ci modifica quotidianamente. Al Facility Management Day di IFMA, nella conferenza “I confini della fantasia: la ricerca di creatività in azienda si è spinta troppo oltre?”, WOW! ha sostenuto come concetti quali benessere, flessibilità e malleabilità degli spazi, responsabilità, comunicazione e nuove tecnologie siano il veicolo per creare un ambiente utilmente e realmente creativo.

Il concetto di creatività, per come è spesso inteso, rischia di caricarsi di una certa ansia sia dalla parte dei lavoratori, che non capiscono perfettamente cosa e quanto venga loro chiesto, sia dalla parte del management, alle prese con le difficoltà di impostare e convincere della bontà di un nuovo modo di lavorare e in imbarazzo nel definirne i confini.

L’antropologia, però, può aprire nuove prospettive, anche nell’ambito dell’ambiente di lavoro. Se è vero come afferma lo statunitense Tim Ingold che è non è vero che costruiamo per abitare, ma che “solo se sappiamo abitare, siamo in grado di costruire”, allora l’attività creativa nasce da un rapporto quotidiano con un ambiente, costituito da spazi, oggetti, altre persone e, anche se ad un primo momento sembra stridere con un concetto romantico di “fantasia” e “creatività”, regole.
Ogni persona che vive all’interno di uno spazio ricrea continuamente gli oggetti e l’ambiente che lo circondano. La sfida, oggi, rendere visibile questo costante processo creativo e incanalarlo in un’ottica produttiva per l’azienda.

01-piramide-Maslow-wow-webmagazine

Come dimostra in una efficace semplificazione la piramide dei bisogni di Maslow, questo può avvenire solamente in uno spazio in grado di generare sensazioni di benessere, appartenenza, autostima e sicurezza. Altrimenti la creatività si “focalizza verso l’interno”, cioè verso la sopravvivenza, verso la garanzia di standard minimi che ci permettono di “superare l’ennesima giornata di lavoro”. Guardate le scrivanie assegnate negli uffici gerarchici: gli oggetti che trovate sopra, le foto dei figli, le pile di documenti, i postit, alcune decorazioni personali, non sono forse simili ad un piccolo territorio ricreato in un lento lavorio quotidiano?
Come fare allora a trasformare questa creatività “focalizzata verso l’interno”, in una “focalizzata verso l’esterno”?
Ecco alcuni consigli da poter mettere in pratica:

zappos-felicità-wow-webmagazine

1) Creare spazi malleabili.
Non basta che gli spazi siano flessibili, cioè continuamente riassemblabili e fruibili in base a sempre nuove esigenze, ma devono prevedere un’esperienza tattile di utilizzo e di continua modifica. Serve dunque un design aperto, basato non solo sulla multifunzionalità, ma sulla reinventabilità.

2) Gli oggetti creano relazioni.
“Due sedia vuote, una di fronte all’altra, sono già in potenza una conversazione”. Gli oggetti non solo hanno in loro una capacità simbolica, cioè rievocano nella gente i riflessi fondamentali della loro cultura e della loro appartenenza, ma hanno anche una capacità intrinseca di creare “azioni”. Attraverso gli arredi si può lasciare traccia di messaggi più o meno impliciti, creando un ambiente il più possibile adatto ad un certo scopo, che sia il più possibile percettibile da parte di chi vive lo spazio.

3) Responsabilità e fiducia
Per quanto ci si possa sforzare, la quotidianità sovverte o palesa dei limiti del progetto o gli scopi iniziali. Bisogna, perciò, essere in grado di convivere e indirizzare questa imprevedibilità, senza essere troppo rigidi: giocare su quella linea sottile tra caos ed entropia, dove tutto è abbastanza disordinato per generare sempre nuove soluzioni e abbastanza ordinato per non finire nel guazzabuglio. Importante in questo è tenere presente due concetti chiave dello smart working: la responsabilità e fiducia.

03-Bridgit-Gebhardt-redesign-your-office-wow-webmagazine

4) Pensare agli spazi come comunicazione e apprendimento.
Come ha approfondito Birgit Gebhardt, può essere utile pensare allo spazio come comunicazione e relazione, strutturandolo cioè non come insieme di luoghi fisici, ma come spazi dove viene messa in scena un certo tipo di comunicazione, e quindi di relazione. In secondo luogo l’ufficio deve essere concepito come un ambiente di apprendimento. È dall’apprendimento e dallo sviluppo di punti di vista sempre nuovi che nasce la creatività: ambienti che favoriscono un lavoro in team ibridi, dove scambiarsi conoscenze e competenze, a luoghi di incontro capaci di stimolare la crescita personale, a spazi che stimolano il brainstorming collettivo e all’opposto ad ambienti in grado di creare le giuste condizioni ambientali per un proficuo isolamento.

02-sedus-insight-felicità-wow-webmagazine

5) Utilizzare la tecnologia.
Come ha dimostrato una recente ricerca Sedus, la tecnologia sta avendo un grosso impatto sull’architettura e sul design degli ambienti di lavoro, basando la “felicità spaziale” sulla capacità del dipendente di poter dominare e usufruire liberamente dell’ambiente: poter scegliere quale area utilizzare, le condizioni di temperatura e luminosità, sviluppare i propri percorsi, interagire liberamente e modificare lo spazio. Dalla parte del management, invece, la stessa tecnologia permette contemporaneamente di elaborare diversi dati, intercettando ed elaborando le preferenze delle persone e offrendo la possibilità di realizzare uffici che soddisfano di più i dipendenti.
Testo di Gabriele Masi.        

02-FM Day- IFMA-wow-webmagazine    

 

SalvaSalva

1-osw17-wow-webmagazine

Sono 305.000 gli smart worker in Italia: i risultati di #OSW17

Come sempre affollatissimo il convegno annuale per la presentazione dei risultati della ricerca 2017 dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano che ha svelato cosa si cela “Sotto la punta dell’Iceberg” dello Smart Working.
Cresce del 14% il numero degli smart worker che raggiunge quota 305.000, l’8% dei lavoratori.
Soprattutto le grandi imprese (36%) hanno già progetti strutturati, contro 5% della Pubblica Amministrazione e il 7% delle PMI, tutti motivati dai benefici derivanti dall’adozione del Lavoro Agile (aumento della produttività 15% e del work-life balance, riduzione di assenteismo, costi e inquinamento). Consegnati gli Smart Working Award alle aziende eccellenti. Anche per questa edizione, WOW! ha dato il suo patrocinio all’evento.

L’approccio Smart Working sembra ancora interessare soprattutto il settore privato, grandi imprese in testa, ma la Pubblica Amministrazione (17% degli smart worker complessivi) sta guadagnando il tempo perduto grazie anche alla direttiva della riforma Madia che punta a rendere Agile entro 3 anni almeno il 10% dei dipendenti pubblici.

Ancora una volta risulta evidente che non esiste un unico modello di smart working, ma ogni azienda deve definire il progetto più adatto per la propria struttura: dalla semplice flessibilità di orario alla più elevata mobilità nel luogo; dal permettere di lavorare fuori sede un giorno alla settimana a chi, al contrario, richiede la presenza in azienda almeno un giorno alla settimana!

 

I risultati della ricerca sono stati illustrati da Fiorella Crespi, direttore di OSW, e da Mariano Corso, responsabile scientifico, che ha in particolare sintetizzato i benefici dello smart working e cosa si nasconde sotto la punta dell’iceberg, sottolineando tra l’altro l’importanza del luogo fisico dell’ufficio come driver dello smart working.

#OSW17 smart working: che cosa c'è sotto la punta dell'iceberg? Lo spiega Mariano Corso durante la presentazione dei dati Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Mediamente il 31% degli Smart Worker lavora in un’organizzazione con progetti strutturati di Smart Working.
Gli Smart Worker italiani trascorrono mediamente il 67% del tempo lavorativo in azienda, solo il 39% di questi alla scrivania, anche se spesso non hanno una workstation assegnata.
Si calcola intorno al 15% il tempo trascorso lavorando in postazioni diverse all’interno dell’azienda e 13% quello svolto da altre sedi della propria azienda. Casa, coworking, sedi di fornitori e clienti sono i luoghi di lavoro adottati dal restante 33%.

5-osw17-wow-webmagazine

Il 50% dei lavoratori agili si ritiene soddisfatto e dichiara di avere maggiore capacità di collaborazione, anche in team virtuali e padronanza nei cosiddetti Digital Soft Skills. Solo l’1% si dichiara insoddisfatto.
L’indagine ha anche tracciato le diverse identità degli smart worker.

#OSW17 chi sono gli smart worker?

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Tavola Rotonda


Rispecchiando gli elementi emergenti dalla ricerca 2017, il convegno ha dato ampio rilievo ai progetti di smart working in progress nella Pubblica Amministrazione raccontati da Monica Parrella, Francesca Gagliarducci della Presidenza Consiglio dei Ministri e Claudia Colaiacono del Ministero Economia e Finanza.

Le esperienze di progetti di Smart Working già attuati con successo sono state presentate da Maurizio di Fonzo di Axa, Franco Ghiringhelli di Marie Tecnimont, Giacomo Piantoni di Nestlè.

Sono poi saliti sul palco i partner di OSW, tutti pionieri dello smart working, che hanno offerto una panoramica a 360° sulle diverse tematiche; dagli aspetti tecnologici (Alessandro Magnino di Vodafone, Luba Manolova di Microsoft, Enrico Miolo di Cisco) a quelli attinenti il change management e la qualità del workplace.

Mauro Mondini di Regus ha illustrato le nuove esigenze di uffici temporanei e condivisi

#OSW17 Mauro Mordini di Regus

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Con la consueta spontaneità e simpatia, Ilaria Santambrogio di Plantronics ha fornito utili suggerimenti a chi vuole intraprendere la strada dello smart working e presentato la nuova sede di Vimercate progettata su questi principi.

#OSW17 Ilaria Santambrogio di Plantronics

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Lorenzo Maresca di Sedus ha introdotto il tema della Felicità al Lavoro, come obiettivo principale per ogni azienda e soprattutto per chi adotta modalità Smart Working.

#OSW17 Lorenzo Maresca di Sedus parla di Workplace e Felicità

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Massimo Roj di Progetto CMR ha sintetizzato il percorso di trasformazione e “smartizzazione” dell’ufficio negli ultimi anni.

#OSW17 Massimo Roj di Progetto CMR

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Smart Working Award 2017

Il convegno si è concluso con l’assegnazione degli “Smart Working Award” alle aziende che si sono distinte per capacità di innovare le modalità di lavoro nell’ottica del Lavoro Agile e con il racconto dei diversi progetti.
Dal 2012 questo riconoscimento “Ha l’obiettivo di sostenere la cultura dell’innovazione nello Smart Working, generando un meccanismo virtuoso di condivisione delle esperienze di eccellenza e dando visibilità alle iniziative di maggior successo”, come spiega Fiorella Crespi.

osw-smart-working-award-2017-wow-webmagazine

Hanno meritato lo Smart Working Award 2017:
AXA Italia per il progetto “Smart working, smart life”, presentato da Pascal Bérnard.
CNH Industrial per “Lavoro da Casa”, presentato da Riccardo Iessi.
Costa Crociere per “Sm@rt Working Costa – Moving Forward!”, presentato da Paolo Tolle.
Generali Italia per “New Ways Of Working”, presentato da Simone Viola.
Hilti per “Smart Working@Hilti”, presentato da Maria Vittoria Loi e Sandra Polito.
Una menzione speciale è stata assegnata a Benetton per il progetto “Stretch your Time”.

benefici-osw17-wow-webmagazine

SalvaSalva

SalvaSalva

SalvaSalva

SalvaSalva

SalvaSalva

3-hsd-hochschule-dusseldorf-orgatec-2016-wow-webmagazine

Architettura della comunicazione per un ufficio da WOW effect.

“Find your way!” È questo il motto del futuro mondo del lavoro e del workplace, secondo la trend expert Birgit Gebhardt, intervenuta all’evento “L’evoluzione dello Smart Working: ripensare il lavoro, ridisegnare lo spazio”, presso lo showroom Dieffebi a Milano. Un ambiente costruito attorno a network e a dati, dove lo spazio si personalizza in una cultura basata sulla comunicazione e collaborazione.

Siamo in un momento in cui l’ufficio sta perdendo il suo WOW effect e la sua centralità, soppiantato da spazi terzi che permettono di svolgere il proprio lavoro in maniera più adatta alle esigenze individuali e a volte più efficace e creativa: come ripensare allora l’ufficio per fare in modo che giochi ancora un ruolo importante nel futuro?

Birgit Gebhardt è intervenuta a proposito lo scorso 10 ottobre, nell’evento organizzato nel palinsesto dei Brera Design Days presso lo showroom Dieffebi che, proprio nell’occasione, festeggia il primo anno dall’apertura.
La studiosa tedesca è partita da un’analisi del cambiamento strutturale in cui sono immersi il mondo del lavoro e la società attuale: da una struttura focalizzata sull’industria, e che trovava in “standardizzazione” e “massificazione” le sue parole chiave, si sta passando, nell’era digitale, a una struttura che mette al centro il network e lo scambio massivo di dati, permettendo una maggiore focalizzazione sull’individuo. Se il motto era precedentemente “big, faster, cheaper, further” oggi è diventato “unique, as many as needed, on the spot, feasible by anybody”.

06-scuola-di-atene-Birgit-Gebhardt-wow-webmagazine

Il design dell’ambiente di lavoro diventa così la chiave per favorire e porre l’accento sulla comunicazione, non più per strutturare e definire rigidamente i processi, ma per fornire un palcoscenico per diverse performance e competenze.
Uno spazio che, grazie alle nuove tecnologie IoT, diventa intelligente, capace di portare ovunque e sempre la comunicazione, emozionale e in grado di influenzare la nostra creatività e i nostri stati d’animo.
L’ufficio ha dunque bisogno di una “architettura della comunicazione”, capace attraverso la trasparenza, la non gerarchizzazione, la continua malleabilità e interazione con l’utenza di creare uno spazio dove l’individuo possa esprimere, far crescere e imparare nuove competenze.
“Non abbiate paura di provare qualcosa di totalmente diverso o pensare in una direzione totalmente differente”, ha suggerito Gebhardt, mostrando diversi esempi tratti da scuole e uffici disegnati prendendo spunto da diversi modelli di comunicazione umana.
Come fare, però, a costruire uno spazio efficiente, in grado di veicolare queste idee, che non si preoccupi più della “struttura della macchina”, ma della “struttura della collaborazione e della comunicazione”?

03-Bridgit-Gebhardt-redesign-your-office-wow-webmagazine

Ecco un’altra formula, per dirla in maniera semplice: “varietà di codici, multiprospettiva e cultura dell’apprendimento”.
Bisogna tenere innanzitutto a mente che lo spazio è sempre percepito attraverso una memoria emotiva individuale e che quindi bisogna creare una reciproca adattabilità tra spazio e persona, che non imbrigli o deprima l’individuo, ma che sia in grado di farne esprimere a pieno il potenziale. Non è solo la persona che deve adattarsi alla situazione, ma è anche lo spazio che deve adattarsi alle persone che vi abitano: “Hai bisogno di toccarlo e di cambiarlo. Se c’è troppo design le persone non faranno nessuna di queste cose”, ha commentato Gebhardt.

01-Oerestad-Gymnasium-Birgit-Gebhardt-wow-webmagazine

In secondo luogo, seguendo le ricerche neuropsicologiche sulla creatività, è importante che vi siano spazi che permettano una “non focalizzazione”, basati sulla libertà di trovare la propria situazione ideale e sul “lasciare che le cose accadano”. Un ambiente, cioè, che si avvicini maggiormente agli atelier o ai laboratori degli artisti, capaci di fornire diverse stimolazioni sensoriali, anche e soprattutto attraverso aree relax stimolanti o luoghi di incontro.

Infine è uno spazio dove l’apprendimento deve poter essere libero e costante, dove ognuno può imparare di continuo, attivamente e passivamente, dall’incontro con chiunque, un “landscape of learning” basato sulla self-organization, dove il focus principale non sia più su ciò che manca, ma sull’opportunità, non più sulla iper-specializzazione, ma sullo sviluppare sempre nuove prospettive e punti di vista.
Testo di Gabriele Masi.
foto da New Work Order ,bBirgit Gebhardt
Didascalia:
1. La Scuola di Atene, Raffaello: un modello per i workplace contemporanei
2. Pittogrammi metaforici usati Rosan Bosch per descrivere i modelli di comunicazione.
3. Ørestad Gymnasium, Danimarca, foto di Adam Moerk

01-Bridgit-Gebhardt-redesign-your-office-wow-webmagazine

 

 

1-report-jll-wow-webmagazine

Real Estate per la human experience in ufficio.

Engagement, Fulfilment, Empowerment: è questa la triade di valori dell’ufficio del futuro secondo lo studio “Workplace powered by Human Experience” di JLL (brand name di Jones Lang LaSalle) . Il Real Estate si conferma ancora una volta essere un potente fattore di trasformazione aziendale, volto alla creazione di esperienze significative in un ambiente di lavoro sempre più umano.

“Un ambiente di lavoro alimentato dall’esperienza umana va ben oltre un buon work-life balance. Guida come le persone si sentono circa il loro ufficio, come sentono il controllo sul proprio percorso, il senso di dedizione verso l’azienda e quanto sono soddisfatti”. Con queste parole Marie Puybaraud, Global Head of Research di JLL Corporate Solutions, commenta il report “Workplace powered by Human Experience”, parte del programma di ricerca Future of Work lanciato da JLL.
Lo studio si basa su 40 aziende clienti della società professionale di consulenza americana, specializzata in servizi immobiliari e di gestione degli investimenti, e sui risultati di un’indagine condotta su oltre 7.300 persone comprese tra i 18 e i 65 anni. La survey ha interessato 12 paesi: Australia, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Sud Africa, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Partendo dalla concezione dell’ufficio come un ecosistema, per cui un ambiente di lavoro ben organizzato può portare a una maggiore diffusione di idee, prodotti e strategie organizzative ottimali, e dunque ad un vantaggio competitivo per l’azienda stessa, lo studio mette in risalto tre fattori chiave dell’ufficio del futuro, sempre più concepito come “creatore di esperienze”: engagement, cioè il senso di dedizione (traduzione italiana imperfetta per il sinonimo spesso usato “commitment”), fulfilment, cioè il senso di comfort e appagamento, ed empowerment, cioè il creare la sensazione di controllo da parte del dipendente del proprio lavoro e della propria formazione.

Tra i fattori maggiormenti determinanti il senso di engagement ed empowerment ci sono la fiducia, la gentilezza e la possibilità di prendere l’iniziativa, che si traducono a livello di organizzazione e di design in ways of working agili, in grado di creare le condizioni per sviluppare nei dipendenti uno spirito imprenditoriale.
Il senso di appagamento è dato principalmente, invece, dal vedere riconosciuto il proprio lavoro, dalla possibilità di sviluppare le proprie competenze e la propria creatività, e da un ufficio incentrato sulla continua sfida e innovazione, in grado di soddisfare gli standard di benessere.

-report-jll-wow-webmagazine-grande
C’è, poi, una relazione tra densità all’interno dell’ambiente di lavoro e l’efficacia dei dipendenti: gli uffici più innovativi prevedono un’alta percentuale di spazi comuni con un layout open-plan e favoriscono una bassa densità attraverso un approccio agile e flessibile.
Un ambiente di lavoro ideale deve, così, essere composto da un giusto mix di ambienti collaborativi e di incontro, come le “aree in between” ed aree break, spazi dedicati al co-working o project rooms. Utile è anche la presenza di incubatori, spazi dedicati in cui dipendenti e talenti esterni possono sviluppare progetti personali utilizzando le infrastrutture, il supporto e i consigli dell’azienda.

03-JLL-Workplace-human-experience-wow-webmagazine

Tra i dati più interessanti prodotti è da sottolineare come quasi il 70% degli intervistati concordi sul fatto che la felicità sul lavoro sia l’ingrediente principale di una buona esperienza del luogo di lavoro e circa il 54% è favorevole all’idea di una figura professionale come un ’Responsabile della Felicità’ dedicato al benessere dei dipendenti. La metà circa degli intervistati ha dichiarato, inoltre, di essere attualmente soddisfatto dell’attuale ambiente lavorativo e aspira ad un ambiente dinamico, stile start-up, anche se prevale un atteggiamento ancora di incertezza riguardo all’accettazione del cambiamento: solo il 42% ha rivelato, infatti, di sentirsi pronto a trasferirsi dal proprio desk personale ad una situazione di ufficio open space o postazioni di lavoro fisse, per avere accesso a nuovi luoghi di lavoro innovativi.
Il design e l’immobiliare assumono, quindi, un cruciale valore educativo, strategico e operativo.
“In un mondo sempre più guidato da dati e innovazione digitale, il futuro del lavoro in realtà si basa più sulle persone di quanto si possa pensare”, ha dichiarato Neil Murray, CEO EMEA di Corporate Solutions presso JLL. “Le società non possono più solo focalizzarsi sul fornire luoghi di lavoro, ma devono creare spazi che consentano alle persone di realizzare le proprie ambizioni. Offrire ciò che le persone desiderano può generare cambiamenti vantaggiosi per le imprese.”
Testo di Gabriele Masi.

01-JLL-Workplace-human-experience-wow-webmagazine


 

SalvaSalva

SalvaSalva

SalvaSalva

citterio-privacy-pod-wow-webmagazine

Silenzio, si lavora!

E’ una tipologia di arredi così nuova che ancora non ha una definizione precisa: cabine? navicelle? box acustici? pod? quiet room? chiamiamoli come preferiamo. La loro funzione è delimitare oasi di privacy con dimensioni e livelli di fonoassorbenza variabili in base alle esigenze. Non si tratta di tradizionali pareti mobili né di pannelli divisori; piuttosto un’evoluzione e fusione di entrambi. WOW ha selezionato alcuni tra i sistemi con le più alte performance.

E’ molto affascinante l’immagine di vivaci workplace con chiassosi teamwork impegnati su un progetto, riunioni informali, dinamici open space… La realtà non è così rosea: il comfort acustico risulta essere una delle esigenze principali dei lavoratori -smart o tradizionali che siano- perché i momenti di concentrazione sono indispensabili qualsiasi attività si svolga e, contrariamente a quanto si pensa, anche il lavoro creativo ha bisogno di tempi del silenzio.
Quando si lavora, collaborazione e chiusura verso il mondo esterno fanno parte dello stesso percorso, devono integrarsi e alternarsi in modo dinamico e perché questo sia possibile servono elementi di partizione altrettanto dinamici.
Versatili nell’utilizzo, variabili nelle dimensioni, flessibili nel montaggio, performanti nelle prestazioni acustiche, agili nei tempi di utilizzo, espandibili nel tempo e predisposti per l’integrazione delle tecnologie ICT: questi sono i requisiti di quelle che Edward T. Hall definirebbe “personal bubble”, evidenziando che l’Uomo, in quanto essere sociale, delimita i suoi territori sia per escludere i suoi simili, sia per instaurare relazioni.
Dunque una doppia identità di “rifugio” per escludere gli altri e per non disturbarli -durante il tempo di una telefonata, o di un breve meeting a due- ma anche di “lodge”, di accoglienti “casette” -per lavorare in gruppo anche per tempi più prolungati, per teleconferenze e meeting che coinvolgono un numero maggior di partecipanti-.

Ecco le caratteristiche principali:

Sono sistemi prefabbricati: l’approccio “su disegno” è da dimenticare, ma la gamma degli elementi previsti garantisce la soluzione “su misura”.
La modularità è indispensabile perché le dimensioni variano dal phone booth – cabina telefonica attrezzata al massimo con mensola e sgabello- al salottino per poche persone -arredato con divani e tavolino basso- fino alla sala meeting per 10/12 persone con tavolo riunione e schermi per le proiezioni.
Sono rigorosamente free standing; i sistemi di assemblaggio -spesso brevettati- sono l’elemento distintivo e devono garantire il montaggio rapido.
Il fonoisolamento è il must, dunque vanno evitati setti acustici e le guarnizioni devono essere garantite. Utilizzando pannelli di chiusura ciechi e in materiali fonoassorbenti mantenere elevate performance acustiche è più facile; ma se le pareti sono vetrate il compito è più arduo.
Le pareti non raggiungono il soffitto dell’immobile quindi devono essere predisposti per una copertura che potenzi l’isolamento acustico, ma allo stesso tempo permetta la circolazione dell’aria condizionata.
Prevedono un varco aperto o sono dotati di porta a battente o scorrevole per assicurare la perfetta tenuta acustica.
Il design ha come sempre una grande importanza, non solo per la scelta di materiali e finiture ma anche per gli aspetti formali e strutturali.
In commercio esistono box dalle forme squadrate, ma i sistemi più evoluti prevedono anche moduli curvi, ciechi o vetrati, che fanno assumere a questi elementi di interior design l’immagine di una “navicella” (non a caso in inglese li chiamano Pod) lievemente atterrata nello spazio del workplace e pronta a decollare.


Estel: Collaborative Room.

La gamma di queste cellule modulari si articola in tre varianti dimensionali con struttura e configurazione interna coordinata: dalla versione small, adatta a ospitare una o due persone, alla medium che funge da punto d’incontro per gruppi fino a quattro persone, fino alla large, meeting area per accogliere fino ad otto persone.
Sono composte da una struttura portante in alluminio, integrabile con lastre verticali in vetro o con pannelli ciechi fonoassorbenti. L’accesso può essere configurato con varco aperto, porta a battente o a scorrimento. Può essere dotato di propria pavimentazione. I principali plus sono l’alto grado di isolamento acustico, garantito dalla presenza di materiali fonoassorbenti, la facile e personalizzabile elettrificazione e la dotazione di sistema di ricircolo forzato dell’aria.

Acoustic-Room-fantoni-wow-webmagazine

Fantoni: Acoustic Room.
Può essere dotato di pannelli fonoassorbenti, pareti vetrate e pavimento.
Due moduli di diverse dimensioni (254 x 254 x h254 cm – 254 x 134 x h 254 cm) permettono di creare isole acusticamente protette. Il modulo è costituito di pannelli fonoassorbenti 4akustik.


Universal Selecta
: Chakra – The Inner Sound.
Design R&D US con AMA-Albera Monti e Ezio Rendina
Sistema di partizione prefabbricato, coperto da 5 brevetti; è autoportante, non richiede ancoraggi a soffitto né a pavimento. Grazie alle diverse soluzioni disponibili, garantisce condizioni ideali di comfort acustico personalizzabili e la circolazione dell’aria.
Utilizza un sistema di assemblaggio brevettato che assicura semplicità e velocità nel montaggio. Prevede moduli ciechi e vetrati, lineari e curvi, in varie dimensioni e porte a battente o scorrevoli. Dal phone booth alla meeting room per 12 persone.

 

citterio-sound-system-wow-webmagazine

Citterio: Sound System.
Design Franco Mirenzi e Vittorio Parigi
CSS è una famiglia di cabine in alluminio, vetro e pannelli in fibre legnose che spazia dai phone booth alle sale riunioni di media dimensione. E’ dotata di rivestimenti brevettati fonoassorbenti, piramidali o piani.

 


Faram: Bubble.

Uno spazio che accoglie il singolo e le sue esigenze. Le forme curve agevolano la collocazione negli ambienti. Tutto è personalizzabile, a richiesta del cliente: finiture, seduta, tavolo, dotazione elettrica, luci, aria condizionata, carica cellulare e per piacere. La versione Bubble Meet può ospitare quattro persone.

 

2-orangebox-air-wow-webmagazine

Orangebox: Air3.
Lanciato nel 2014, è un sistema di acoustic pods avanzato che ha ricevuto premi e riconoscimenti. Delimita in poche ore sale riunioni, spazi privati, phone booth e isole touchdown. I materiali di finitura e la soluzione adottata per la copertura lo rendono uno tra i più completi sistemi sul mercato. Il sistema di tetto apribile brevettato a livello mondiale, è infatti dotato di un sistema avanzato di sicurezza antincendio. I pannelli sono intercambiabili. Esistono 17 modelli di pod standard che offrono una varietà di sale riunioni private curve, quadrate, piccole e grandi.

orangebox-air-wow-webmagazine

zainocrazia-zaino-nava-wow-webmagazine

Zainocrazia: agili in un mondo complesso.

“Cercavo una definizione che esprimesse la volatilità, l’agilità e la complessità dell’attuale mercato del lavoro in antitesi alla staticità della burocrazia.” spiega Leonardo Previ, docente di Gestione delle Risorse Umane all’Università Cattolica di Milano e autore del saggio “Zainocrazia” che sarà presto in libreria e in versione e-book anche in inglese. Abbiamo raccolto queste anticipazioni in un incontro organizzato presso la sede di Doxa in occasione della Settimana #lavoroagile a Milano.

Se l’etimologia di Burocrazia (bureau- krátos) esprime il potere dell’ufficio che si affida alle norme e non prevede eccezioni, la Zainocrazia, al contrario, fa riferimento ad altri indispensabili elementi di improvvisazione che si aggiungono a quelli strutturali.
Previ spiega che questa visione ha autorevoli precedenti storici nel 12° secolo: lo scriptorium era stato fino ad allora l’unico luogo, fisicamente chiuso e immobile, dove fosse possibile imparare a leggere e scrivere consultando pesantissimi manoscritti in pergamena; però, grazie all’invenzione della carta, il libro assume una nuova forma di piccole dimensioni e nasce la figura del Chierico Vagante – prototipo dello Zainocrate- che contribuisce fortemente all’accelerazione della diffusione e  del sapere.
In estrema sintesi la Zainocrazia si basa su alcuni principi chiave:
Mobilità, Leggerezza, Miniaturizzazione, Prontezza, Esplorazione, Convivialità.

Non per tutti la condizione della Mobilità è una libera scelta; in un momento in cui tutto ciò che si può automatizzare viene automatizzato, l’idea di mobilità professionale è però l’unica che può consentire di accedere a lavori diversi.
Su Leggerezza e Miniaturizzazione, in particolare delle tecnologie, molto è già stato detto e scritto.
La Convivialità è un elemento che imprese più avvedute stanno già recuperando; la ormai obsoleta “pausa caffè” normata dai sindacati ora è sostituita da pause di “ozio produttivo” accolte in ambienti lounge e break area che invitano agli incontri informali.
Prontezza è un concetto insito nella cultura Millenials, forse più difficile da comprendere per le generazioni precedenti con una visione diversa di Professionalità: significa imparare un lavoro utilizzando determinati software ed essere in grado di cambiare modo di lavorare con la stessa prontezza e velocità con cui cambiano software.
Il termine Esplorazione evoca viaggi in Paesi lontani e scoperte di culture diverse, ma si possono esplorare con la stessa curiosità anche scrivanie, uffici e le modalità lavorative dei colleghi e questo tipo di esplorazione che genera valore dimostra che la Zainocrazia può anche concretizzarsi all’interno delle aziende e non solo oltre i confini dell’ufficio.

Previ sottolinea poi la differenza sostanziale tra Complicazione e Complessità:
“La teoria della complessità spiega che non esiste linearità tra causa ed effetto né è certo che quello che ha funzionato in passato possa andare bene anche in futuro. E’ evidente che in un mondo complicato ottengo l’ordine attraverso la gerarchia, la disciplina e l’attribuzione di “etichette” precise.
La complessità invece non si può governare, al massimo si può presidiare.- continua Previ- Oggi viviamo in un mondo complesso dove le imprese hanno già iniziato a produrre valore attraverso le macchine, e lo Zainocrate fa unica cosa che la macchina non può fare: improvvisa!
Improvvisa soluzioni creative che le macchine non sanno generare ed è quindi indispensabile un’organizzazione pronta e sollecita ad accogliere la creatività degli umani, che sappia auto-organizzarsi dal basso all’alto.”

Che cosa porta con sé il perfetto Zainocrate?
Il primo elemento è il Vuoto, lo spazio per poter contenere cose che non si era pensato potessero esserci d’aiuto, sarà la capacità di improvvisazione dello Zainocrate a suggerirgli che cosa mettere di volta in volta nello zaino e che cosa utilizzare.
Naturalmente non mancherà un tablet o uno strumento elettronico di piccole dimensioni connesso alla rete, ma affiancato a strumenti tradizionali di scrittura manuale come un taccuino e una matita.

Altri oggetti indispensabili sono un carnet di biglietti per i mezzi pubblici il più eterogeneo possibile che gli permettano di spostarsi e dare un contributo all’economia della condivisione (condividere conoscenza è una “missione” per lo zainocrate).
Un metro pieghevole per misurare tutto ciò che è misurabile anche se le cose che davvero contano non si possono quantizzare.
Infine una scatola nera, simbolo dei primi cibernetici, che esprime l’impossibilità di istituire relazioni completamente trasparenti con i nostri interlocutori: essere consapevoli che siamo “macchine” che generano equivoci ci permette di affrontarli e di risolverli più facilmente.

Zaino-Nava-Dotcom-wow-webmagazine

Il saggio di Previ si conclude con un quiz che permette di misurare se le proprie attitudini sono più zainocratiche o burocratiche.
Con la precisazione che il male o il bene non stanno né da una parte né dall’altra. Piuttosto è importante capire in quale misura la nostra azienda ha bisogno dell’una o dell’altra.
Solo se alla nostra organizzazione servono soluzioni impreviste la Zainocrazia può essere la soluzione adatta.

passenger-tech-nava-design-wow-webmagazine

(Nella foto in apertura Zaino Nava modello Dotcom)

sedus-se-work-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Divani lounge e sofa system sono le nuove workstation?

Come un mantra ripetiamo all’infinito: “collaborazione, condivisione, concentrazione” parole chiave del workplace 3.0 che richiedono atmosfere informali e arredi dinamici per potersi esprimere al meglio. Divani lounge e sofà system diventano così oggetti molto stimolanti per i più creativi designer. Ecco le proposte più interessanti viste al Salone del Mobile e Fuori Salone 2017.

Lo smart working trova i suoi luoghi ideali soprattutto nei territori ibridi al confine tra relax e lavoro, ma anche nei luoghi di transito del mondo contract come le hall di albergo, nelle fluide aree di mezzo tra collettività e privacy ribattezzate aree lounge e in-between. Altrettanto fluidi e ibridi devono quindi essere le poltrone e i divani che le arredano e che assumono spesso il ruolo di workstation non convenzionali.

(Gallery, da sinistra: Estel, Sedus, Ares Line, Manerba)

Quali sono i requisiti base per un sofa system?
Innanzi tutto devono essere sedute accoglienti e confortevoli per ospitare adeguatamente un meeting (incontro informale non è sinonimo di incontro scomodo) e anche l’aspetto estetico ha un’importanza particolare perché il loro compito è vivacizzare e connotare con un’immagine riconoscibile aree di transito che rischiano l’anonimato; colori brillanti e forme inusuali sono quindi un must.
Devono anche essere flessibili, modulari, versatili e trasformabili per potersi adattare a spazi diversi e in grado di configurare composizioni che si possano modificare in caso di necessità.
Più che un catalogo di modelli diversi, grazie alla spiccata modularità, offrono all’utente la possibilità di disegnare il modello più adeguato alle sue esigenze utilizzando l’approccio co-design.
Per delimitare aree indisturbate possono assumere l’aspetto del bozzolo e integrare sistemi di isolamento acustico e/o visivo.
Integrano anche accessori ed elementi funzionali che vanno dal tavolino basso all’alloggiamento delle borse, dalla presa per l’alimentazione (anche senza cavi!) di lap-top e device al piano di lavoro (anche piani girevoli).
Come per ogni altro tipo di postazione di lavoro l’ergonomia è un requisito che non può essere messo in secondo piano.
Ecco le proposte più interessanti viste al Salone del Mobile e Fuori Salone.

Sedus, se:work, Design Sedus Design Team. 

sedus-se-work-sofa-system-divani-wow-webmagazine

L’ergonomia e il benessere produttivo, alla base della visione di Sedus, hanno guidato la concezione di questo confortevole sistema di sedute la cui imbottitura, appositamente studiata e rinforzata da una membrana elastica, fornisce un supporto ottimale per la regione lombare. Il sistema offre diverse varianti di tavolo, incluso quello girevole, che si innesta rapidamente nel telaio. Il sistema di alimentazione consente di caricare le batterie anche senza la necessità di cavi, direttamente dalla superficie dei piani di lavoro. I componenti lineari possono essere ordinati in qualsiasi lunghezza e abbinati a piacere tra loro o con componenti curvi. Sono disponibili diversi tipi di gamba e, per i rivestimenti, 200 tessuti traspiranti e pelle.

Blå Station, Bob, design Thomas Bernstrand and Stefan Borselius.

Utilizzando il minimo numero possibile di moduli (5 tipologie ), offre opzioni compositive quasi illimitate per adeguarsi a tutti i tipi di spazi. E’ vendita a metri e ogni modulo misura solo 26 cm. E’ senza fronte né retro per offrire il meglio in tutte le direzioni.

Estel, Dolly, design Stefano Gallizioli.

estel-lounge-dolly-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Famiglia di divani, poltrone e panca modulare per arredare spazi collettivi. La versione Privè del divano, con schienale alto, garantisce un buon livello di privacy acustica. La configurazione con due divani alti contrapposti prevede un pannello tecnico imbottito che li unisce; può essere predisposto per l’attacco TV e dotato di tavolo elettrificato.

Nowy Styl Group, Tapa, design Mac Stopa.

Nowy-Styl-Group- Tapa-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Gioiose isole modulari composte da pouf mobili che ruotano attorno un perno. Ingegnosa nella sua semplicità, questa soluzione offre diverse possibilità di disposizione utilizzando gli stessi moduli. Il sistema è completato da pouf indipendenti nella stessa forma del modulo di base.

True Design, DNA, design Leonardo Rossano & Debora Mansur.

DNA-True-Design-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Avvolgente e iconica, questa panca modulare è composta da un singolo elemento in compensato di legno curvato, assemblato specularmente. Come suggerisce il nome si ispira alle forme dinamiche della biogenetica. E’ disponibile anche nella versione rivestita in pelle o tessuto.

Offect, Dune, design studio Front (Sofia Lagerkvist and Anna Lindgren).

DUNE-offect-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Così leggero che sembra levitare, questo divano può ospitare fino a 8 persone; le esili gambe supportano il sedile asimmetrico e i tavolini dotati di socket di usb di ultima generazione.

Segis, Longway, Bartoli Design.

longway-segis-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Si rinnova nel nome e nelle infinite composizioni possibili, il sofa-system per eccellenza, capace di snodarsi in modo sinuoso creando sedute, braccioli, curve al centro o alle estremità, in un susseguirsi di segni dal forte impatto visivo e divertenti giochi di forme.

Lapalma, Plus, design Francesco Rota.

4-screen-lapalma-add-system-desk-rota-wow-webmagazine

Forme morbide e massima componibilità per un sistema composto da moduli seduta di tre differenti forme (pianta quadrata, rettangolare oppure a U) in due differenti altezze con  la possibilità di integrare il pannello divisorio Screen che funge anche da vero e proprio schienale. In alternativa esistono due schienali imbottiti. Può essere accessorio con cuscini, braccioli e allacciamenti per la ricarica di cellulari e notebook. 

Manerba, Undecided Sofa, design Raffaella Mangiarotti e Ilkka Suppanen.

2-Manerba-Undecided-Sofa- Mangiarotti-Suppanen-wow-webmagazine- lounge

Un divano che si trasforma attraverso la scelta dell’altezza e del colore; gli invitanti e morbidi cuscini che lo compongono forniscono l’adeguato isolamento acustico.

Luxy, Puzzle design Itamar Harari.

luxy-puzzle-sofa-system-divani-wow-webmagazine

I tre moduli del sistema (uno, due e tre posti a L) si combinano in varie combinazioni geometriche sottolineate dal disegno delle cuciture. Può integrare lampada e tavolino.

Ares Line, Base, Frigerio Design. 

ares-base-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Poltrone e piccoli tavoli da lavoro integrati in un sistema modulare componibile di pannelli fonoassorbenti lineari e curvi che delimitano visivamente aree di privacy e garantiscono il fonoisolamento adeguato per collaborare, concentrarsi e rilassarsi.

Moroso, Bell Lab, design Ron Arad.

moroso-bell-lab-arad-sofa-system-divani-wow-webmagazine

Nasce da un progetto site specific per l’ex centro R&D della Bell Industry progettato da Eero Saarinen in New Jersey. Ron Arad parte dal disegno delle grandi lastre rettangolari bianco, nero e grigio a pavimento che sviluppa in grossi cilindri grigi sovrapposti orizzontalmente nelle stesse dimensioni e colori per comporre la seduta e lo schienale del divano.

Alias, Okome, design Nendo.

Okome-alias-nendo-wow-webmagazine

Ci aveva già affascinato a Orgatec questa famiglia di sedute e schienali, caratterizzati forme morbide e naturali e curve di ampio raggi, che evoca i ciottoli levigati dall’acqua. I diversi elementi possono essere uniti tra loro in configurazioni diverse, grazie a un sistema di aggancio sofisticato.

scrivania-del-futuro-IOT-curioctopus-wow-webmagazine

Nuovi desk system: può una scrivania essere innovativa?

Il product design è in grado di rendere “innovativa” una scrivania? Ce lo chiediamo mentre su Facebook impazza il video postato da Curioctopus con la scrivania del futuro in grado di farci svolgere ogni tipo di attività in modo intuitivo con gesti semplici. Ma forse non è questa l’unica possibilità per dare nuova linfa all’arredo che resta l’archetipo ed emblema dell’ufficio tout-court.

Il video di Curioctopus mostra un piano di lavoro estremamente vivace e interattivo 

ben diverso dall’immagine proposta solo un paio di anni fa da un altro video viral Evolution of the Desk” incentrato sul “percorso di svuotamento” che, dagli anni ’80, trasforma la scrivania in un inutile, disadorno e disabitato piano bianco.

evolution-of-the-desk-harward-innovation-lab-wow-webmagazine

Proprio nel momento in cui la vendita dei devices mobili ha superato quella dei PC fissi e lo smart working ci permette di lavorare in ogni luogo (spesso molto scomodi, ammettiamolo!) la scrivania torna a suscitare interesse ed è oggetto di radicali cambiamenti.
Nel regno ibrido del Workplace 3.0 la scrivania deve restare un elemento analogico capace di ospitarci nel modo più confortevole possibile oppure deve diventare oggetto digitale?
Su questo interrogativo si muovono, tra progetti di design tangibili e IoT intangibili, le nuove proposte, presentate durante il Salone del Mobile, che esprimono sostanzialmente due visioni.
La prima visione è quella della scrivania intesa come elemento di arredo, sempre più gradevole, confortevole, ergonomico, equipaggiato, versatile e personalizzato.
Antonello da Messina è stato grande precursore in questo senso… e il concetto dello studio di San Girolamo in fondo è ancora attuale con l’aggiunta di qualche dispositivo funzionale.

Antonello_da_Messina-san-gerolamo-nello studio-wow

La seconda visione, generata dall’Internet Of Things è quella della scrivania intesa come strumento tecnologico interattivo, intelligente, integrato con sistemi informativi, dove quello che conta è il design del software più che l’industrial design.
Però tecnologie che richiedono costanti upgrade e rischiano la rapida obsolescenza possono forse creare problematiche se integrate in un “tavolo” che ha un’aspettativa di vita decisamente più lunga.
L’innovazione è possibile se la scrivania continuerà ad essere concepita come arredo?
Ci sono proposte anche in questa direzione. La creatività dei designer interviene soprattutto sulle gambe, proponendo un’ampia gamma di varianti, incluse quelle regolabili in altezza che stanno finalmente diventando un must anche in Italia.
Elementi distintivi sono gli accessori che diventano parte integrante della scrivania e gli aspetti percettivi e di design dove anche colore, finiture e materiali hanno un ruolo importante. Non meno importanti sono le performance funzionali: la personalizzazione, in chiave estetica e antropometrica; il dispositivo sit -stand; l’agevole alloggiamento dei cavi (siamo realisti: nonostante il wireless ci sono ancora molti “serpenti” da domare) la semplicità di montaggio, la versatilità e l’attitudine ad adattarsi a esigenze diverse di attività e organizzazione spaziale.

WOW ha selezionato i migliori desk system visti a Workplace 3.0 e durante la Design Week.


Herman Miller, Atlas Office Landscape, design Tim Wallace.
Un sistema di lavoro che abbina regolazione in altezza e lavoro collaborativo in un’unica raffinata soluzione. La struttura “senza travi” libera da ostacoli lo spazio di lavoro in modo che le persone possano adattare la postura alle proprie attività, seduti o in piedi. Le scrivanie sit-stand sono abbinate a schermi, tavoli ed elementi di archiviazione per creare un ambiente di lavoro completo. “Per me il problema non era di creare una singola scrivania, ce ne sono già tanti esempi- spiega il progettista- La vera sfida arriva quando quella singola scrivania deve essere moltiplicata e poi disposta in uno spazio. Ho visto l’opportunità per creare un sistema che offrisse dei reali vantaggi all’ambiente di lavoro, sia oggi che in futuro”.


Estel, I Pianeti – Evolution.

Desk system versatili e integrabili per comporre in configurazioni diverse ed estremamente personalizzabili l’ambiente di lavoro. Dalla scrivania singola alle composizione da 3 o 4 postazioni fisse oppure sit-stand con dispositivi di regolazione in altezza armoniosamente inseriti all’interno della struttura in legno. La gamma dei complementi e accessori prevede anche il Lockers che alloggia i box personali e le Chairbox che accompagnano l’utente nel luogo di lavoro.


Fantoni, Woods, design Metrica.
Un progetto dal mood naturale grazie all’uso del legno massello nelle declinazioni faggio e rovere. Il sistema è composto da ampi tavoli meeting e direzionali, scrivanie operative fisse e postazioni regolabili in altezza sit-stand.
La gamba, il cui disegno inclinato conferisce al tavolo un aspetto sobrio e sofisticato, è costituita da due elementi cilindrici telescopici di cui uno in legno. Al suo interno è posizionato un meccanismo elettrico che permette un’agevole regolazione dell’altezza del piano. L’elettrificazione dei tavoli corre sotto il piano, il modesty panel può essere accessoriato con porta-oggetti e dotato di ingresso usb per la ricarica dei vari device.


MDF Italia, 20.venti, design 967.
L’esile dimensione del telaio strutturale in metallo (un profilo da 20x20mm) connota il sistema con un elegante segno grafico. Aperto, versatile e personalizzabile è aggregabile in varie configurazioni o può vivere come workstation singola.
La scrivania è dotata di cablaggio integrato ed è corredata da un’ampia gamma di schermi e accessori: il vano a giorno inserito lateralmente nella cornice strutturale, schermi fonoassorbenti in varie dimensioni realizzati con Snowsound®, porta PC in lamiera su ruote e vivaci accessori porta cancelleria e documenti.


io.T (intelligence of Tecno), design studio Gtp e altri partner.

Di nome e di fatto la sfida di Tecno si lancia verso l’IoT con la sua scrivania che ora si amplia in un sistema intelligente votato al benessere e al cost-saving: arredi connessi ed integrabili a sistemi informativi, device, hub, per offrire in real time informazioni e soluzioni sia ai gestori di smart building che agli utilizzatori finali. Questo progetto raccoglie l’intuizione dello studio Gtp e si avvale da due anni della collaborazione di un team di lavoro composto da esperti del settore quali TIM, STMicroelectronics, Digitronica.it, Ilevia, InfoSolution e Videoworks.

Estel-evolution-desk system-wow-webmagazine

Estel Evolution sit-stand.

consuline-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

Lavoro Felice in una Società Liquida: A Joyful Sense at Work (Workplace 3.0, hall 24)

Mai come in questo momento si è prestata tanta attenzione alla relazione tra Lavoro e Felicità.
Viviamo nell’era della società liquida; le relazioni sociali e l’esperienza individuale sono in continua ricomposizione e l’individuo può realizzare il suo scopo se vive e lavora in un ambiente lavorativo nutriente e fecondo. “Per definire come sarà questo ambiente dobbiamo chiederci che Senso avrà, prima di immaginarne la forma”  spiega Cristiana Cutrona, curatrice di “A Joyful Sense at Work”, l’attesissima installazione culturale che presto potremo apprezzare al padiglione 24 del Salone del Mobile – Workplace 3.0.

Ad organizzazioni liquide corrispondono modi di lavorare che ci vedono sempre più veloci, efficienti, flessibili, nomadici, ubiqui, sincroni, connessi: una nuova era in cui lo sviluppo tecnologico non è più solo questione scientifica, ma investe il fenomeno biologico, psichico e cognitivo, un cambiamento che ha modificato la relazione dell’uomo con la tecnologia, lo spazio, il tempo.
Ci confrontiamo con una realtà a 4 dimensioni (cronotopica), palcoscenico di imprevedibili fenomeni, è quindi tempo di comporre la dialettica tra la rigidità intrinseca della forma (dello spazio e del prodotto) e la temporaneità dei bisogni, convergenza che si definisce nella sua particolare declinazione di adattabilità.
I
l modello spaziale del nuovo Workplace è Adattivo, con riferimento all’adattabilità alla possibilità creativa di gestire scenari anche inattesi ed imprevedibili. L’edificio deve liberarsi da vincoli, maglie e griglie, i prodotti per ufficio devono tornare ad essere forme essenziali ed archetipe, semplici e modulari, in grado di offrire innumerevoli possibilità di aggregazione e riconfigurabilità.
L’ufficio esce dalla rappresentazione statica ed entra nell’era del palcoscenico, della creatività, dell’immaginazione.
Così Cristiana Cutrona sintetizza i concetti guida dell’installazione.
3-consuline-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine
L’installazione è una rappresentazione poetica del nuovo Workplace: un paesaggio pronto a cambiare, semplice da capire e usare, scenografia, teatro, allestimento di cui appropriarsi.
Una scultura luminosa, sospesa come un nastro di nuvole, rappresenta la relazione uomo-tecnologia-spazio-tempo ed è al contempo metafora di una particolare nuova istanza legata al ben-essere: la meteorologia delle emozioni (cit. Francesco Schianchi).
Le aree dedicate ai bisogni (Concentrazione, Condivisione, Creatività) convergono in una grande piazza centrale, quattro elementi chiusi accolgono i progetti dei 4 studi di architettura internazionali invitati ad interpretare “Il Senso Felice del Lavoro”.
Da sud lo studio italiano 5+1AA di Alfonso Femia e Gianluca Peluffo; da est Ahmadi Studio dell’architetto iraniano Arash Ahmadi;. da nord gli olandesi UnStudio e Scape guidati rispettivamente da Ben van Berkel e Jeff Povlo; da ovest lo studio americano con sede a San Francisco O+A fondato da Primo Orpilla e Verda Alexander.

2-consuline-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine(Gli sketch dell’allestimento generale di A Joyful Sense at Work sono stati realizzati da Consuline Architetti Associati che ha curato il lighting design.)

5+1-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

Chronotopic System, progetto di 5+1AA (Italia)
Il lavoro, nelle sue diverse forme, impegna il maggior tempo della nostra vita. L’impegno e il dovere è trasformare il momento del lavoro in un momento di vita.
Quando pensiamo alla definizione “A Joyful Sense at Work”, ci viene in mente la vita e il desiderio di viverla pienamente e sinceramente.
Rendere lo spazio del lavoro un luogo cronotopico, ovvero uno spazio che si modifica in funzione del tempo e del luogo, pertanto un luogo vivo che si crea e si modifica in funzione dell’uso, delle esigenze e dei desideri di chi lo “abita”.
Il workplace del futuro invertirà la percentuale di spazi statici, fissi e immutevoli verso una maggioranza di spazi dinamici e mutevoli, verso la radicalizzazione di uno spazio articolato e cangiante che si appoggia o si declina su uno o più elementi fondativi, di anchoring al luogo.

ahmadi-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

Ham-Dasti, progetto di Ahmadi Studio (Iran)
Ham-Dasti, parola iraniana che indica complicità, vuole sottolineare i presupposti alla base del workplace del futuro in cui Dinamismo, Condivisione, Appartenenza e Confidenza creano un ambiente di lavoro in cui tutti possono sentirsi a proprio agio.
L’architetto Arash Ahmadi ha voluto affidare a questa parola, che letteralmente si traduce con “Mano nella Mano”, un messaggio di armonia, appartenenza e condivisione dello spazio lavorativo del futuro.
Questo spazio simbolico arricchito di tessuti, tappeti, ceramiche, dipinti e calligrafie vuole racchiudere l’intima essenza delle diverse culture e tradizioni di questa vasta area geografica attraverso riferimenti emozionali e simbolici. Il Workplace3.0 è un’area in cui tutti possano ritrovare se stessi in armonia con la natura. Il vortice che in modo dinamico circonda l’albero e si estende in altezza riprende il movimento delle arcate dei bazar e dei corsi d’acqua dei giardini persiani. Uno spazio aperto, facilmente modificabile a seconda delle esigenze di chi lo vive. Le pareti sono composte dei tessuti tradizionali orientali.

01-Reset-UNSTUDIO-Scape-Salone Ufficio 2017-wow-webmagazine

Reset progetto di UNstudio e Scape (Olanda)
Reset è una struttura modulare che dispone di sei metodi di riduzione dello stress scientificamente provati con approccio ludico e interattivo. Per l’installazione “A Joyful Sense at Work” sono stati realizzati due prototipi: il “Sound pod” e l’ “Intimacy pod”.
Il primo si basa sui principi della terapia del suono, mentre il secondo è stato sviluppato intorno al senso di calma e relax. Prima di vivere le due esperienze, i visitatori saranno dotati sia di un neuro-sensore  EMOTIVInsight EEG che di un orologio cardio-frequenzimetro ECG.
I sensori informano il pod che a sua volta adatta il suo ambiente fisico in base allo stato dell’utente, inoltre tramite l’utilizzo di uno speciale algoritmo, si genera il Reset Index, un feedback personalizzato che suggerisce i metodi di sollievo più appropriati per il visitatore.

o+a-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

The Water Cooler, progetto di O+A (Stati Uniti)
Partendo dalla cultura della West Coast, che rende valori fondamentali la sperimentazione e l’innovazione, O+A  si proietta nella progettazione dell’ufficio con la giocosità e l’irriverenza che hanno cambiato il nostro modo di pensare il Lavoro. Il futuro del workplace è ora.
L‘installazione propone un radicale ripensamento degli ambienti di lavoro, un approccio allo spazio, sia fisico che mentale, che ci permette di pensare in modo creativo e fornisce un sollievo dallo stress della giornata. Come l’acqua cambia proprietà secondo la sua forma, il nuovo ufficio cambierà per soddisfare le esigenze dell’ utente. O+A immagina questa necessità in quattro “posture”, quattro modi di interagire con lo spazio e con il lavoro.

2-o+a-a-joyful-sense-at-work-workplace-30-wow-webmagazine

unstudio-joyful-sense-at-work-workplace-3-0-wow-webmagazine

Reset: un ambiente che muta in base allo stress (UNstudio e Scape a Workplace 3.0).

Può uno spazio adattarsi al livello di stress di chi lo vive? Reset, che sarà presentato da UNStudio e Scape nell’installazione A Joyful Sense at Work al prossimo Salone Ufficio 2017, è un ambiente intelligente che permette di individuare il miglior metodo di riduzione dello stress per ogni individuo, modellandosi attraverso i suoi feedback. Un laboratorio vivente che segna una nuova frontiera del benessere in ufficio.

“L’unicità di Reset pod è che parliamo di uno spazio che risponde attivamente, attraverso una tecnologia portatile che permette di personalizzare l’esperienza in base all’input dato dal livello di stress”. Jeff Povlo, fondatore di SCAPE, riassume così il risultato di un lavoro di ricerca multidisciplinare svolto con i progettisti olandesi UNStudio, insieme alla neuroscienziata Teresa de Sanctis e agli esperti di ambienti intelligenti Jurjen Söhne e Diederik Veelo.
Reset pod è una struttura modulare totalmente immersiva che utilizza in modo interattivo e giocoso metodi scientificamente provati di riduzione dello stress.
Reset pods è un esempio di intelligenza ambientale, un concetto riferito a quegli spazi che grazie ad una avanzata tecnologia di biosensori sono sensibili e responsivi alla presenza delle persone e si modificano attraverso le loro reazioni.
Usare il design per aumentare la salute delle persone a tutti i livelli è uno degli aspetti più importanti dell’architettura”, ha commentato Ben van Berkel di UnSpace.
Reset sarà una delle quattro ambientazioni nell’ambito dell’installazione A Joyful Sense at Work’ curata da Cristiana Cutrona al prossimo Salone del Mobile 2017 -Workplace 3.0. Un nuovo passo avanti nel rapporto tra neuroscienze, tecnologia e uomo nel contesto ufficio, in uno spazio sempre più in grado di prendersi cura di chi vive al suo interno.
Testo di Gabriele Masi

01-Reset-UNSTUDIO-Scape-Salone Ufficio 2017-wow-webmagazine

 

03-Microsoft House-Milano-wow-webmagazine

Microsoft House di Milano: aprire l’innovazione alla città.

Laboratorio dell’innovazione aperto alla città, la Microsoft House di Milano, con le sue 832 vetrate e i suoi tre piani su sei dedicati ai visitatori, è stata disegnata nell’ottica dell’apertura, dell’integrazione con l’ambiente esterno e dell’open innovation. Uno spazio che riflette un nuovo modello di azienda, che si pone come punto di riferimento e motore di innovazione, coinvolgendo professionisti, scuole, partner e clienti.

200.000 visitatori attesi, 10.000 professionisti, 4.000 studenti e 1.000 dirigenti scolastici in un anno: non sono i numeri di una mostra o di un museo, ma quelli della sede milanese di Microsoft, in Viale Pasubio, nel primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron.
Tre dei sei piani della Microsoft House sono stati concepiti per essere aperti alla città. 

Il piano terra ospita lo Showroom, aperto tutti i giorni per permettere a chiunque di sperimentare le nuove tecnologie nello spazio Modern PC Windows e Intel, rilassarsi collegandosi liberamente al wi-fi o giocando in una delle 13 postazioni adibite, o partecipare ad uno dei diversi workshop che si svolgeranno frequentemente.
Grande attenzione viene data anche alle scuole, campo dove l’informatica è sempre più centrale: per questo è stata allestita una Digital Class, aperta a tutte le scuole, completa per offrire a studenti e insegnanti mezzi per creare nuovi modi di imparare, come le postazioni di edutainment.
Al primo piano, invece, la Microsoft House si apre alle aziende, startup e professionisti, proponendo un modello di Digital Transformation:  il Microsoft Technology Center è un innovativo ambiente esperienziale diviso in quattro punti cardine studiati per rispondere alle esigenze: la Briefing Suite, in cui è possibile offrire consulenze mirate, l’Envisioning Center, la grande sala centrale per conferenze e simulazioni, con un auditorium polifunzionale da 80 posti a sedere, l’Immersion Suite, pensata per far interagire concretamente con ambienti tecnologici diversi e l’Interactive Center, un’area con postazioni interattive per le diverse funzioni per programmi di gestione sperimentali.
Un ulteriore spazio aperto è il Loft all’ultimo piano, una cuspide progettata per ospitare eventi di rilievo, con un design di interni totalmente Made in Italy.

I piani centrali dell’edificio, dal secondo al quinto, (interior design e space planning  curati da DEGW) sono dedicati ai 7.500 metri quadrati delle aree di lavoro, concepiti in un’ottica smart working fluida e dinamica, in uno spazio open space senza postazione assegnate, alternato a Atelier trasparenti pensati per un lavoro individuale di breve durata, e a Creative Garden, dove svolgere attività di collaborazione all’interno di leggere strutture in legno naturali, arredate con piante e elementi di colore.
Per lavori che richiedono una maggiore concentrazione sono presenti Smart Flowers e Smart Platform, all’interno di strutture di metallo isolate e dotate di lavagne scorrevoli.
Al quinto piano si trovano i Garden Tables, dove grazie ad un meccanismo creativo, elementi circolari si adattano ad esigente di lavoro singolo o in team, utilizzando come partizione mobile le piante decorative al centro del tavolo.
Dagli spazi angolari dell’edificio sono stati ricavati invece gli spazi di incontro informale: tre Social Hub tematiche, attrezzate con cucina, per un pranzo o per una pausa caffè.
“Un nuovo luogo per innovare, collaborare, trovare idee e fare ecosistema”, ha dichiarato Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia. “Solo insieme si possono fare grandi cose per far crescere l’Italia”.
Testo di Gabriele Masi.

Team di progetto:
Space planning, interior design, modifica impianti, change management FUD Brand Making Factory: Communication Design & Physical Branding di DEGW (Client Leader: Alessandro Adamo, Senior Architect: Cristiana Boienti).
Tra i fornitori sono presenti:
Arper, Artemide, Caimi Brevetti, Knoll, Kvadrat, Interface, La Palma, Omnitex, Pedrali, Tecno, Viabizzuno, Zanotta  e HW-Style che ha fornito il verde delle “oasi vegetali”.

08-Microsoft House-Milano-wow-webmagazine

13-PwC-evolutiondesign-Power Nap-Picture by Peter Wurmli-wow-webmagazine.jpg

La via per il benessere è l’ufficio: sede PwC Switzerland di Evolution Design.

Il motto del progetto degli uffici PwC Switzerland di Basilea di Evolution Design è “Lavorare in modo salutare va molto oltre l’ergonomia”. Davanti al grande sviluppo del paradigma workplacewellbeing, cardine delle nuove tendenze in fatto di progettazione di uffici, ci si può porre oggi una domanda provocatoria: può un ufficio insegnare ai propri dipendenti come stare bene? 

Uno degli assiomi su cui si basa oggi la progettazione di spazi per ufficio è che la costruzione della salute e del benessere del dipendente sia alla base di una maggiore produttività.
Il progetto di Evolution Design degli uffici di Basilea di PwC Switzerland è un esempio chiaro di come questo concetto sia arrivato a incidere sostanzialmente sull’ambiente di lavoro.
Uno spazio in grado di favorire, attraverso la combinazione di ambienti, soluzioni, design e messaggi, il movimento, la positività, l’energia in contemporanea alla necessità di riposo, relax e cura di sé, insegnano anche i principi diuna corretta gestione del tempo e alimentazione. 

“La ricetta del successo richiede una sottile miscela di pianificazione, creatività e umanità: fornendo varietà e scelte che riconoscono l’importanza sia del lavoro in gruppo sia del singolo, tenendo in considerazione l’importanza dei network informali e le necessità del singolo come la corretta alimentazione, il relax e il proprio sviluppo personale”.
Una filosofia, quella espressa da Evolution Design, che si riflette in ogni aspetto della progettazione e strutturazione dello spazio.
Sono tre le tipologie di ambiente che compongono il progetto: i “Focus Spaces”, un’area scrivanie open space dove ognuno può lavorare al suo progetto, pur continuando a sentirsi parte di un team; la “Quiet Zone”, uno spazio privato, senza telefoni basato su un’attenzione all’acustica e alla fonoassorbenza; i “Team Spaces” con grandi tavoli, lavagne e muri su cui è possibile lavorare o appendere i propri progetti.
Ogni area utilizza una varietà di arredi ergonomici, da divani a tavoli da caffè a sgabelli abbinati ripiani alti: “Lo spazio è pensato per permettere di muoversi in modi differenti”, spiega Stefan Camenzind, executive director. “La sfida è creare spazi che funzionano così bene da fare in modo che le persone si alzino e si muovono tra differenti spazi quando svolgono differenti mansioni”.

Ogni dipendente può scegliere liberamente tra una serie di ambienti diversi, pensati per soddisfare non solo differenti esigenze, ma differenti umori e sensazioni.
Tra questi ambienti si evidenzia uno spazio creato appositamente per permettere ai dipendenti di rilassarsi e concedersi un vero e proprio riposino rigenerante.
“Non è possibile andare al massimo per tutto il giorno, a volte c’è bisogno di fermarsi”, continua Stefan Camenzind. “Diversi studi hanno dimostrato come un breve sonno faciliti la concentrazione.  Una volta addormentarsi al lavoro era qualcosa da biasimare, ora, invece è considerato irresponsabile chi non lo fa.
Un aspetto particolare del progetto sono le pareti, che non si limitano a creare una esperienza di corporate engagement attraverso l’uso brandizzato dei colori, tipico anche di altri progetti.

Qui Evolution Desing ha creato una serie di grafici e scritte che in ogni parte dell’edificio ricordano e sensibilizzano i dipendenti sull’importanza di mangiare sano.
Il progetto prevede diversi spazi per mangiare e rilassarsi, come il ristorante sulla terrazza del settimo piano e numerose aree caffè con diversi social hubs, che insieme alla disposizione degli spazi, favoriscono anche l’interazione spontanea.
“Condividere conoscenze e idee è la chiave della creatività e aiuta a creare relazioni. Questo ha un impatto positivo sul benessere generale”, conclude Stefan Camenzind.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Peter Wurmli.

11-PwC-evolutiondesign-Energy Management-Picture by Peter Wurmli-wow-webmagazine.jpg

1-Tortato-AB-Medica-DEGW-wow-webmagazine

La sede-motoscafo AB Medica: dinamismo e comfort, produttività e leisure.

Giuseppe Tortato ha progettato una sede-metafora ispirata al motoscafo per rappresentare la dinamicità e l’innovazione di AB Medica, gruppo all’avanguardia specializzato nello sviluppo di robot medici. Con questo edificio landmark, attento al risparmio energetico e al benessere dei dipendenti, si è confrontato DEGW per la definizione di space planning e interior design che dialogassero con l’esterno.

La conformazione del lotto e i vincoli autostradali, hanno suggerito un volume che evoca il mondo tecnologicamente evoluto della nautica super veloce; una forma triangolare che “naviga” tra colline artificiali con funzione di isolamento termico e acustico.
9000 mq dei quali 2000 ad uso ufficio.

2-Tortato-AB-Medica-DEGW-wow-webmagazine

La base con i grandi setti inclinati delle facciate ventilate che integrano le funzioni di isolamento e risparmio energetico, si sviluppa al piano superiore in un elemento più aereo e luminoso. In questo piano libero e totalmente vetrato, sono distribuiti gli uffici open space dove gli elementi strutturali vengono limitati attorno a patii triangolari e lungo il perimetro irregolare.
Il tetto, a sua volta ruotato in funzione dell’orientamento solare rispetto alla sagoma del piano terra, è dotato di forti aggetti con funzione di schermatura solare e caratterizzato dalle bucature triangolari dei patii che garantiscono il confort di un’illuminazione naturale.


L’impiantistica all’avanguardia sfrutta anche la geotermia come energia rinnovabile con un sistema ibrido di pompe di calore. Lo sfruttamento dell’acqua di falda per la climatizzazione degli ambienti mediante pompe di calore ad alto rendimento viene ottimizzato grazie alla presenza di una riserva idrica antincendio. Inoltre l’acqua di falda alimenta anche il sistema di irrigazione della vasta area verde.
Un verde che si integra con l’architettura e contribuisce al suo isolamento e alla qualità di vita degli utilizzatori.
La mia attività è sempre stata volta a rompere le convenzioni, proponendo progetti che restituiscano la centralità dell’esperienza sensoriale, in un insieme più grande che è il territorio urbano. Creare un luogo in cui lavorare e vivere, ma anche rifugiarsi, un’oasi, un rifugio rigeneratore, riportando dove possibile la presenza della natura. Un progetto in cui il fruitore non perda mai il dialogo con il suo lato sensoriale, in contrapposizione con quanto avviene in molti involucri artificiali che tendono ad annullare l’uomo in schemi prestabiliti. I miei progetti mettono al centro un uomo cosciente, che si nutre di esperienze vere” spiega l’architetto Giuseppe Tortato.

Space Planning e Interior Design.
Lo space planning e l’interior design sono stati affidati a DEGW che ha collaborato anche per il concept del il ristorante aziendale, il banco reception e il mood generale delle finiture.
La palette colori, sintonizzata con il carattere del progetto architettonico e con i valori aziendali, si è focalizzata su due tonalità cromatiche dominanti: quelle fluide dell’acqua e quelle algide della tecnologia, sommandovi i valori di trasparenza, cura, affidabilità e comfort.


Lo Space Planning delle aree ufficio punta alla valorizzazione delle superfici e delle diverse profondità di piano, distribuendo le postazioni lavoro, chiuse e in open space, lungo il perimetro. La parte centrale, dedicata alle attività di supporto, si connota come un hub diffuso, formato da copy area, break area, lockers, aree informali in nicchia e meeting room che si snodano intorno a un lungo e sinuoso bench su disegno destinato a postazioni touchdown.

5-Tortato-AB-Medica-DEGW-wow-webmagazine

Il risultato è un ambiente dinamico e con molte funzioni dove la produttività formale incontra relazioni di lavoro più colloquiali e istantanee, sfruttando il comfort dei pozzi di luce naturale proveniente da lucernari e patii interni triangolari.
Particolari soluzioni sono state studiate per la reception -il cui banco richiama anch’esso le forme fluide di un’imbarcazione- e l’area accoglienza e ristorazione al piano terra.
Nel ristorante aziendale, oltre ai tavoli più tradizionali, è stata adottata un’originale soluzione di tavoli e divani in nicchie privè.
Ogni ambiente, concepito tra produttività e leisure, lavoro e ristoro, ha come obiettivo il benessere psicofisico dei lavoratori che ha guidato tutto il progetto.

11-Tortato-AB-Medica-DEGW-wow-webmagazine

Foto di Dario Tettamanzi e Daniele Domenicali.

estel-orgatec-2016-wow-webmagazine

10 tendenze da Orgatec 2016.

I follower che hanno seguito lo streaming da Orgatec sulle pagine social di WOW! hanno già avuto le prime impressioni in diretta.
In questo articolo confermiamo le tendenze individuate a caldo, con qualche ulteriore riflessione a posteriori.

Trend 1: arredi 4.0
Una macro-tendenza trasversale comincia a delinearsi; in linea con l’approccio 4.0 che rivoluziona la catena di produttiva, l’utilizzatore è coinvolto nel design e nelle funzionalità di prodotti che integrano anche il servizio e la tecnologia.

1 Tecno io.T, un sistema intelligente di arredi connessi integrabili a sistemi informativi, device, hub,che consentono di migliorare la gestione dell’area, di minimizzare i consumi e di ottimizzare le risorse.
2
Thonet ha sviluppato in cooperazione con Mauser Sitzkultur un sistema di numerazione numerazione elettronica flessibile delle poltrone, gestito tramite tecnologia radio.
3 PrintStool One, di Thorsten Franck per Wilkhahn, è il primo sgabello ready-to-use prodotto con stampante 3D personalizzabile dall’utente.

Trend 2: Sit-stand desk, un must.
Praticamente ogni azienda presenta almeno una tipologia di scrivania o tavolo regolabile in altezza. Nel passaggio tra i padiglioni 10 e 11 Linak, la più importante produttrice di attuatori lineari per la regolazione in altezza, ha elaborato questo tema in modo inusuale. I meccanismi sono stati inseriti in arredi per outdoor e ambientati in giardino con i colori dell’estate e dell’autunno. Un modo nuovo per ricordarci che nell’era dello smart working si lavora dovunque e che la natura ha un effetto benefico (vedi trend 6).

1 Vitra Sistema CDS, design Antonio Citterio. Estetica industriale e meccanismo sofisticato.
2 Design Meets Movement, allestimento di Linak dedicato agli arredi regolabili in altezza.
3 Sedus, sistemi di arredo che promuovono il movimento in ufficio per il Benessere Produttivo.
4 Okamura SW , scrivanie regolabili in altezza.

Trend 3: Acustica… anche con qualche eccesso.
Tema importante quello del comfort acustico, ma può diventare un’ossessione quando prende il sopravvento sul design del prodotto, come si è visto in alcuni casi “estremi”; come nel caso di K+N. Non mancano però soluzioni nuove e interessanti dal punto di vista del design, quasi mai vengono però forniti elementi obiettivi per valutare l’effettiva efficacia di questi prodotti.

1 Offect Sound Wall di Christophe Pillet.
2 Koenig+Neurath: abbondanza di pannelli fonoassorbenti.
3 Thonet Canon, lavagna con funzione fonoassorbente.
4 Cascando, schermo acustico dalle linee soft.

Trend 4: Purché sia legno!
Vero trionfo del legno, meglio se naturale, anche con essenze chiare come rovere, frassino o pioppo, tipiche degli anni’70, che tornano con prepotenza a Orgatec.

1 Haworth,Sistema Immerse.
2 Sinetica Use Me, sistema di contenitori integrato al desking system Stay disegnato da Paolo Mantero.
3  Citterio
Wood_Wall, parete divisoria che fa del legno il materiale primario e caratte­rizzante.

Trend 5: Tanto, tanto colore.
Si osano tinte vivaci, talvolta inusuali nell’ufficio come per esempio il viola; spiccano le tonalità calde di salmone, corallo e bordeaux. Ma non mancano tutte le sfumature dell’azzurro, colore perfetto per stimolare la creatività.

1 Sedus presenta nuove palette di colori ispirati dalla natura per personalizzare l’ambiente di lavoro.
2 Unifor sceglie per le scrivanie il color corallo.
3 Segis propone accostamenti caldi per il sistema Lounge disegnato da Biagio Cisotti.
4 Alias poltrona della famiglia Slim, design di PearsonLloyd, in color salmone.

Trend 6: Privé e cocoon nelle aree in-between.
In nome della Privacy tutto è permesso… anche in questo caso con qualche eccesso.
Già da qualche anno è presente una nuova tipologia di arredi per aree in-between per rispondere alla necessità di creare ambienti che garantiscano privacy- visiva e acustica, individuale o per piccoli gruppi- negli spazi aperti e non solo in ufficio. La gamma di queste soluzioni si amplia e migliorano funzionalità ed efficienza.

1 Okamura, Muffle è componibile in varie configurazioni.
2 Teknion, design essenziale e tanto legno.
3 Universal Selecta, Chakra è un sistema modulare brevettato di pannelli ciechi o vetrati per creare aree riservate.
4 Alias, Eleven, design di PearsonLloyd

Trend 7: La natura in ufficio.
I benefici della natura per un ufficio più umanizzato non sono solo suggerti dalla presenza di piante che andranno a fare parte in modo integrato nella concezione degli stand oltre che del workplace. La natura ispira il design con il concetto di biofilia e suggerisce scelte cromatiche e ambientazioni che valorizzano l’outdoor.

1 Interface, nuove collezioni di pavimentazioni tessili ispirate alla biofilia
2 Fantoni integra alberi di ulivo nella scrivania Hub disegnata da Matteo Ragni
3 Offect, On Point disegnato da Mattias Stenberg è un tavolo che integra piante.
4 Ersa sistema Edge, design di Claudio Bellini.

Trend 8 ufficio residenziale con dondolo.
I temi del work-life  balance e della conciliazione casa-ufficio stanno da tempo delineando nuove linee di prodotti trasversali adatti per lounge, coworking e ambienti di lavoro che rispondono a una nuova estetica che punta sull’accoglienza, l’ospitalità e il calore domestico, non è un caso che la sedia a dondolo -quella della nonna o quella più giocosa- entrano a pieno diritto in ufficio.

1 Dondolo ludico di Nurus.
2 Stile tradizionale per la poltrona di True.
3 Buzzi Balance, pouf a dondolo disegnato da 13&9.
4 Viccarbe, poltrona a dondolo design oriented.

Trend 9 ufficio residenziale con kitchenette (foto in apertura: Estel).
Il cibo come elemento di socializzazione; la pausa pranzo che non è una vera e propria pausa, il caffè che non si consuma velocemente in piedi ma insieme ai colleghi o ai clienti. Lo smart working è fatto anche di momenti conviviale e di condivisione che possono essere consumati all’interno dell’ambiente di lavoro e richiedono nuove tipologie di arredi-isole, attrezzate per agevolare queste nuove abitudini.

1 Bralco Domomag, design Fornaciari & Fait, contenitore componibile e modulare con funzione kitchenette.
2 Estel Coffice, varie configurazioni di isole conviviali multi funzione.

Trend 10 sostenibilità.
Sicuramente non è un nuovo trend, ma va segnalata la sempre maggiore serietà con la quale alcune aziende affrontano il tema del ciclo di vita del prodotto e investono in ricerca per nuovi materiali e sistemi di assemblaggio finalizzati all’eco-sostenibilità.
Non si può parlare di qualità della vita e benessere in ufficio trascurando il benessere del pianeta.

1 Nell’ambito del proprio programma Mission Zero®, Interface crea le sue collezioni di pavimentazioni tessili con filati riciclati al 100%, in stabilimenti che utilizzano sempre più energia pulita, utilizzando oltre il 90% di energia rinnovabile nel mondo.
2 Offect, sedia Phoenix disegnata da Luca Nichetto nel rispetto della filosofia Life Circle. 

nurus-stand-sinetica-orgatec-2016-wow-webmagazine

Foto in apertura: stand Estel .
Foto in chiusura: stand Nurus.

1-osw16-smart-working-wow-webmagazine

#OSW16: in Italia raddoppia lo Smart Working nelle grandi imprese.

Lo Smart Working è un cantiere sempre aperto, è quanto emerge dal convegno di presentazione della ricerca di Osservatorio Smart Working, giunta alla 5a edizione, che ha fornito anche quest’anno dati interessanti, condiviso esperienze costruttive e presentato casi eccellenti, tra questi il progetto SW di Subito che ha vinto lo Smart Working Award 2016.
WOW! è partner di Osservatorio Smart Working.

Il convegno di Osservatorio Smart Working 2016 si è aperto con il collegamento con il senatore Maurizio Sacconi, presidente dell’11a commissione Lavoro e Previdenza Sociale che, con atteggiamento positivo e propositivo, ha fornito aggiornamenti sull’atteso decreto di legge sul “Lavoro Agile” che tra due settimane andrà in approvazione al Senato.

Anticipazioni sul decreto legge sul Lavoro Agile
Avendo come oggetto un tema in costante evoluzione come lo Smart Working, “si tratterà necessariamente di un decreto in progress”, spiega il senatore che sintetizza i punti salienti di quella che definisce una “proposta sovversiva” che per la prima volta “si differenzia dal lavoro a distanza” e “smaterializza la postazione di lavoro fissa”.
Pur non indicando una nuova tipologia contrattuale il decreto sancisce che la prestazione si può svolgere dentro o fuori l’ufficio in un orario aperto stabilito però nel rispetto degli accordi comunitari. La definizione di tempi e luoghi potrà essere oggetto di contrattatazione individuale o collettiva, ma il contratto sarà in ogni caso individuale.
Rivoluzionari sono i nuovi diritti che vengono sanciti: il “diritto alla disconnessione” e il “diritto all’accesso a conoscenze e competenze attraverso le tecnologie” esaltando il valore cognitivo delle persone e l’apprendimento costante come strumento indispensabile per la crescita, non solo professionale.
Anche per quanto riguarda l’assai discusso aspetto della Sicurezza, si propone un approccio smart, ovvero un impianto che “si differenzi dal concetto di sicurezza fondato sulla fonderia” approccio che rischia di trasformarsi in un impedimento per l’applicazione dello smart working in Italia.

I risultati della ricerca OSW 2016.
I risultati della ricerca 2016 “esprimono la vivacità di un fenomeno che sta diventando virale”, come sostiene il prof. Mariano Corso, responsabile scientifico di OSW.
Le persone chiedono più flessibilità perchè un’organizzazione rigida genera frustrazione diffusa.
C’è grande ricettività in particolare da parte delle grandi imprese: il 30% attua attività di smart working strutturate (quasi il doppio rispetto al 17% del 2015).
Resta invece fermo al 5%, come lo scorso anno, il dato che riguarda le piccole-medie imprese; l’aspetto positivo è però la crescita dell’informazione e della consapevolezza anche se con molte incertezze sull’introduzione.

Il 35% dei progetti è in fase di sperimentazione, mentre il 40% sta già estendendo il progetto e procedendo a coinvolgere un maggiore numero di dipendenti; solo il 25% delle aziende può essere considerato a regime o in fase di perfezionamento del progetto.
Tuttavia la caratteristica dello smart working è quella di essere un cantiere sempre aperto che necessita di continuo monitoraggio, come hanno sottolineato Ilaria Santambrogio di Plantronics e Alessandra Stasi di Barilla.

Indica una crescente maturità anche la definizione dei luoghi dello Smart Working che finalmente non viene più confuso con il telelavoro; solo saltuariamente la casa è il luogo dal quale si opera, aumentano gli hub aziendali e i luoghi terzi come i coworking, affiancati agli uffici “deputati” che assumono organizzazioni spaziali e funzionali ibride per rispondere in modo smart alle nuove modalità di lavoro.
Come spiega Lorenzo Maresca di Sedus “Smart Working vuol dire anche creare uffici dove le persone ‘vogliono’ andare a lavorare”.
Questi spazi hanno in comune l’eliminazione della rilevazione di presenza, la flessibilità di orario e il desk sharing.
Il sondaggio svolto con Doxa stima che in Italia gli smart worker siano circa 250.000 (+ 40% rispetto al 2013) caratterizzati da soft skill e la resilienza e tra le prerogative di questa tipologia di lavoratori che hanno spiccata capacità di risposta agli imprevisti e di adattamento.

Il sondaggio OSW via Twitter
Dopo gli appassionati testimonial che hanno raccontato applicazioni di Smart Working assai diverse tra loro (tra i quali: Comune di Torino, Valore D, Plantronics, Philips, Barilla, Wind, Cisco,ecc) gli addetti ai lavori presenti in sala hanno risposto in diretta via Twitter ad alcune domande, evidenziando il sentiment rispetto ad alcune problematiche di fondo:

Qual è il principale nemico dello Smart Working?
Il 60% risponde la resistenza culturale; il 30% il management e , inaspettatamente solo il 6%indica i sindacati. Si dedica quindi che la responsabilità è quasi totalmente a carico di un’organizzazione aziendale immobilizzata da troppi pregiudizi; molti dipendenti dichiarano infatti il timore che l’adesione allo smart working possa avere riflessi negativi sulla carriera.

Qual è la maggiore criticità quando si implementa lo Smart Working?
Anche in questo caso una sorpresa: solo il 7% teme il rischio di work intensification, mentre il 37% indica mancanza di coordinamento e pianificazione e il 30% la mancanza di maturità e disciplina personale.
Ma, come sostiene Alessandra Stasi “le regole vanno fatte per il 99% delle persone mature, non per l’1% che se ne approfitta o è incapace di gestirsi” ; è dimostrato che in media gli smart worker lavorano 1 ora in più rispetto a chi opera in un’organizzazione tradizionale, ma la persone devono avere un atteggiamento responsabile anche per quanto riguarda la work intensification.
Più la persona che lavora è equilibrata e completa maggiore sarà il benessere organizzativo in azienda.

4-osw16-smart-working-wow-webmagazine

600-sugru-jane-ni-dhulchaointingh-new-british-inventors-wow-webmagazine

Innovazione nel design per dare forma a un futuro migliore.

Il programma Invention in Design del British Council ha l’obiettivo di lanciare alcuni designer d’avanguardia (nel link sotto il pdf del booklet New British Inventors) e creare una piattaforma di dibattito internazionale dedicata alle potenzialità del design per dare forma al futuro. Questo testo scritto da Ria Hawthron, Project Manager di New British Inventors sintetizza il vivace incontro organizzato da British Council che si è svolto presso Base Milano.

In Italia e nel Regno Unito c’è un terreno fertile per la progettazione “inventiva”. I designer stanno sperimentando nuove modalità di pratica interdisciplinare e di collaborazione, facendo tesoro dei progressi nella tecnologia digitale e assumendosi rischi attraverso la ricerca.
Uno degli effetti più significativi dell’invenzione è il potenziale del design nel plasmare il futuro con un impatto sociale positivo in vari settori tra i quali la salute, l’istruzione o l’ambiente. Ci sono molte idee innovative che interessano la progettazione sociale, ma spesso ci sono barriere che impediscono di trasformare queste idee in realtà, e fare la differenza nella vita delle persone.
Dalla progettazione per le ambulanze, ai kit di visita oculistica digitali portatili per i Paesi in via di sviluppo, a un diverso approccio nei confronti della disabilità; queste idee richiedono tempo, denaro e determinazione per poter essere realizzate.

new_british_inventors_booklet

Lo scorso 7 settembre, British Council ha invitato cinque designer inglesi e italiani a confrontarsi in una discussione pubblica moderata da Marco Sammicheli, design curator di Abitare: il noto architetto Hugh Broughton; l’ingegnere e industrial designer Oluwaseyi Sosanya; Annie Warburton direttore creativo presso il Crafts Council,  che dalla Gran Bretagna sono venuti a Milano per un dibattito con Enrica Carvazan, co-fondatore dello studio di design Zaven,,e Giorgio Biscaro, direttore creativo di Fontana Arte.

halley-hugh-broughton-new-british-inventors-wow-webmagazine
Hugh Broughton, vera fonte di ispirazione, nel suo intervento di apertura ha raccontato la sua esperienza nella progettazione della stazione  di ricerca Halley VI in Antartide, situata su una piattaforma di ghiaccio che si muove lentamente in uno degli ambienti più difficili al mondo dove le temperature sono sempre sotto lo zero e raggiungono -55 gradi Celsius in inverno.
Il suo progetto permette all’edificio di essere trainato in una nuova posizione nel caso in cui la piattaforma di ghiaccio diventi instabile e anche di essere alzato sopra a cumuli di neve grazie alle gambe idrauliche. Con questo progetto Broughton ha inoltre notevolmente migliorato l’esperienza delle persone che vivono 6 mesi all’anno isolate, nel buio più totale con la creazione di spazi sociali accoglienti e attraverso l’uso della luce.
Enrica Carvazan ha illustrato approcci progettuali molto contrastanti e sfaccettata, prendendo ispirazione da una miriade di fonti e spesso indagando il rapporto tra arte e design, influenzato dal suo background nelle arti visive.
Assumendo un approccio imprenditoriale innovativo, Zaven ha creato una piccola casa editrice (Edizioni Monos) e Something Good, brand che produce e distribuisce collezioni di un gruppo selezionato di progettisti. Il mantra di Carvazan è “Pratica e il resto seguirà”.

La seconda sessione dell’evento è stata una tavola rotonda incentrata sulla ricerca, l’assunzione di rischi e la collaborazione, temi che tutti i componenti del panel sentivano essere parte integrante del loro lavoro e dei progetti di successo.
Annie Warburton ha spiegato come il Crafts Council fornisce una visione globale e un avvocato per il settore artigianale nel Regno Unito; ha sottolineato inoltre  l’importanza fondamentale di commissionare ricerca e dimostrare il valore delle industrie creative facendo pressioni sul governo e altri enti per avere un supporto.
I temi chiave discussi sono stati la maggiore collaborazione tra designer e scienziati, esperti in tecnologie e ricercatori e il modo in cui i progettisti possono trasformare i processi applicati dalle industrie.

3d-weave-oluwaseyi-sosanya-new-british-inventors-wow-webmagazine
Oluwaseyi Sosanya ha portato l’esempio del suo tessitore 3D, sviluppato lavorando a stretto contatto con i tessitori tradizionali per creare una macchina che può tessere in tre dimensioni. Il risultato è stato possibile applicando tecnologie di altri settori.
Gli scienziati pensano invece che la tecnologia dovrebbe essere utilizzata per l’innovazione nel campo aerospaziale o della medicina.
Giorgio Biscaro, sostenitore della multi-disciplinarità, ha spiegato che i progettisti hanno bisogno di competenze al di là della conoscenza tecnica di progettazione. L’invenzione è spesso favorita da un atteggiamento aperto verso i colleghi e ottenendo il sostegno degli altri. Lavorando con un brand di illuminazione tradizionale e rinomato è stato necessario fare opera di persuasione per cercare nuove tecnologie e materiali e introdurre l’efficienza nel processo produttivo.
L’evento ha dato ai partecipanti l’occasione per uno scambio di idee e per riflettere su pratiche diverse di progettazione. E’ stato rassicurante vedere azioni comuni per sfidare lo status quo nella produzione di design, per rivalutare costantemente e aprire il processo progettuale attraverso il desiderio di collaborare con campi diversi.
In effetti, l’ingenuità di un designer che lavora in un settore nuovo è prezioso perchè può portare nuove idee che sono il catalizzatore per l’invenzione e hanno il potenziale per cambiare il mondo intorno a noi.

Testo di Ria Hawthron, New British Inventors Project Manager, British Council.

Didascalie:
Foto in apertura: Sugru, design di Jane ni Dhulchaointingh, è un silicone malleabile brevettato che può essere usato per riparare gli oggetti o per proteggerne le parti più delicate.
Sotto, da sinistra:
Stazione Halley VI in Antartide, design Hugh Broughton Architects.
Prodotto realizzato con macchina per tessitura 3D, design Oluwaseyi Sosanya.
Foto dell’incontro che si è svolto presso Base Milano.

new-british-inventors-wow-webmagazine

 

 

sala-introduttiva-reporting-from-the -front-biennale-venezia-wow-webmagazine

Biennale Architettura di Venezia: un invito all’umiltà.

Una Biennale dell’impegno sociale, quella di Alejandro Aravena. Senza wow! effect né archistar, senza sconfinamenti nell’arte né visioni ipertecnologiche.
Reporting from the Front non mostra l’architettura bella e innovativa pubblicata nelle riviste, propone un punto di vista attento alle architetture povere delle periferie, fatte di materiali di recupero, di manodopera non qualificata, di creatività che nasce dalla miseria. Una rigorosa visione del “politicamente corretto” in tutte le sue sfaccettature dalla quale traspare però in alcuni casi una sorta di tediosa retorica.

La sala introduttiva della 15 esima Biennale Internazionale di Architettura, Reporting from the Front, all’Arsenale è una vera dichiarazione di intenti. Realizzata riutilizzando 100 tonnellate di materiale di scarto – 10.000 mq di cartongesso e 14 km di montanti metallici- provenienti dallo smantellamento dell’edizione 2015 della Biennale Arte, rappresenta la sintesi del futuro dell’architettura secondo Aravena e il primo tra i nuovi imperativi per l’architetto: no allo spreco.
La sostenibilità è un imperativo, questa non è una novità. L’evidenza interessante in questa Biennale è che la sostenibilità è una necessità per chi non ha mezzi, è uno strumento per la sopravvivenza. Forse è semplicemente buon senso, come sottolinea Transsolar e si attua assecondando la natura anziché contrastandola; ma soprattutto l’architettura sostenibile non deve solo apportare meno danni, ma portare più benefici, come spiega Michael Braungert.

L’uso dei materiali grezzi, di scarto e poveri è l’elemento unificante dei progetti e degli allestimenti: pallets, tubi innocenti, reti per letti, cartone, bambu, stracci e lamiere arrugginite sono il supporto per mostrare lavori e sperimentazioni che cercano, attraverso l’architettura, di dare risposte o tentano di contribuire a migliorare la qualità dell’ambiente costruito – e della vita- anche in quel “Fronte” dominato da segregazione, traffico, inquinamento, migrazioni, calamità naturali, disuguaglianza.
La sfida è dare una dimensione estetica alla bruttezza, rendere poetica la povertà dell’ambiente costruito, come già era riuscita fare l’arte povera negli anni ’60, generare emozioni e relazioni positive nei luoghi dei diseredati.
I progettisti prendono alla lettera le parole chiave identificate da curatore e le problematiche da affrontare, abbandonano i punti di riferimento canonici dell’architettura e dell’urbanistica. La città perde la sua connotazione di permanenza, si ispira a modelli nomadici, i luoghi di vita assumono una connotazione effimera. Un’accezione di effimero diametralmente opposta a quella che ha ispirato il periodo dell’architettura post-moderna, dello spreco e della superficialità.
La dimensione effimera che arriva dal “Fronte” è un requisito base per una progettazione sostenibile, resiliente, non finita, capace di adattarsi e modificarsi sulla base dei bisogni delle persone.
Significativi da questo punto di vista sono la scuola galleggiante “Waterfront” di Kunlè Adeyemi in Nigeria (ricostruita alle Gaggiandre e vincitrice del Leone d’Argento) per rispondere alla carenza di infrastrutture e ai cambiamenti climatici in stuazione di rapida urbanizzazione;

Kunle-Adeyemi- arsenale-e -front-biennale-venezia-wow-webmagazine

il Padiglione Spagna “Unfinished”, vincitore del Leone d’Oro, che illustra edifici mai finiti a causa della crisi economica e interventi di recupero a basso costo di edifici esistenti;

UNFINISHED-padiglione-spagna-biennale-venezia-foto-fernando maquieira-wow-webmagazine

la ricerca di Rahul Mehrota all’Arsenale dedicata all’insediamento effimero per la festa religiosa di Kumbh Mela che si svolge ogni 12 anni in India e ospita fino a 7 milioni di persone contemporaneamente.

kumbh-mela-mehrota-reporting-from-the -front-biennale-venezia-wow-webmagazine

L’impianto urbanistico, le infrastrutture le tecniche costruttive, la scelta dei materiali l’equilibrio tra edificazione individuale e collettiva, tra spontaneità e coordinamento rappresentano un modello di riferimento per una nuova visione di “metropoli impermanente”, adatta ai costanti flussi migratori e sostenibile: con la pioggia del primo monsone il fiume distrugge l’intero insediamento (realizzato con solo cinque materiali eco-compatibili) senza lasciare alcuna traccia.
Una lezione di umiltà, che l’architettura deve imparare.

transsolar-arsenale-e -front-biennale-venezia-wow-webmagazine