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Il futuro dell’Italian Smart Office con 80 anni di passato.

Massimo Stella, 42 anni, rappresenta l’ingresso della terza generazione in Estel Group dove ha iniziato a lavorare nel 2006.
Dal 2012 ricopre la carica di Sales Director, ma più che il suo ruolo tiene a sottolineare il “lavoro di squadra” portato avanti con impegno e dedizione. Nessun conflitto, quindi con le generazioni precedenti e forse proprio l’equilibrio dinamico e il quotidiano confronto su strategie, comunicazione, persone e prodotti sono tra i motivi del successo di questa azienda, posizionata tra le prime 20 in Europa, che celebra l’80esimo anniversario.

Dalla sua fondazione, quali sono state le tappe principali che secondo te hanno portato Estel tra le prime 20 aziende in Europa? Oggi ripercorreresti lo stesso percorso?

Il momento di svolta coincide certamente con l’ingresso della seconda generazione in azienda avvenuto negli anni ’70, con il susseguente passaggio da azienda artigianale ad industria; un altro momento focale è stato l’ingresso nel mondo dell’arredo ufficio all’inizio degli anni ’80.
Poi, nei primi anni 2000 l’azienda si è evoluta ulteriormente, interiorizzando la cultura del progetto: grazie ad una gamma di prodotti allargata e alla capacità di realizzare soluzioni custom e su misura, richieste ed apprezzate soprattutto dai grandi clienti.
Ogni storia è figlia del suo tempo: il prossimo percorso sarà segnato da una velocità di percorrenza ancora superiore.

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Quali sono i valori aziendali che guidano e distinguono Estel in tutto il mondo?

Estel è un’azienda in costante divenire, che osserva e analizza la realtà e le evoluzioni del mercato su scala globale per poter sviluppare le giuste risposte in termini di prodotto. Siamo giunti ad essere leader nel settore degli arredi per uffici in un periodo storico (gli anni 80’ e 90’) assai differente dal contesto odierno: oggi partiamo dall’assunto che l’attuale mondo del lavoro ha subito un cambiamento epocale poiché nelle aziende di ogni dimensione la staticità delle postazioni fisse è stata messa in discussione grazie alla possibilità di lavorare in costante mobilità, con la conseguente necessità di dover adeguare tutti gli spazi di lavoro.
La tecnologia è il motore di questa grande rivoluzione; quindi per consentire ad uno smart worker di ottenere le migliori prestazioni è assolutamente necessario offrire i giusti strumenti, ovvero soluzioni di arredo in grado di facilitare la vita del lavoratore nomade: Estel risponde aumentando l’investimento in Ricerca e Sviluppo per migliorare costantemente il Know-how Tecnico-Organizzativo e la Logistica, con il fine di proporre prodotti sempre più sofisticati in termini di design, materiali ed integrazione tecnologica, ma sempre con molta attenzione alla convenienza.
L’altro aspetto cruciale è certamente quello della progettazione: non ci consideriamo più solo dei “semplici” produttori di mobili ma un’azienda in grado di offrire soluzioni complete per lo space planning degli ambienti di lavoro, grazie alla vastità della nostra gamma e alla capacità e all’esperienza dei nostri progettisti.

Qualità del design e ricerca sono tra i fattori di successo di Estel, in percentuale quante energie e risorse dedicate a questi fattori?

L’avvento di nuove modalità di svolgimento delle attività lavorative ha investito in maniera diretta anche l’attività di progettazione dei luoghi di lavoro, secondo una semplice relazione: se cambia il metodo di lavoro anche l’ambiente in cui questo si svolge deve modificarsi.
La ricerca è da sempre per Estel un elemento strategico: proprio per questo motivo ogni prodotto – sia esso una scrivania, una seduta da ufficio o una parete attrezzata – nasce dopo un attento processo di studio finalizzato alla definizione di un concept. L’obiettivo finale è quello di creare oggetti che garantiscano benessere e funzionalità all’interno dell’’ambiente di lavoro.
In termini di progettazione il nostro approccio pone dunque il lavoratore al centro del processo creativo, con il fine creare arredi che possano accompagnare al meglio le varie attività che si svolgono in un ufficio; proprio per questo gli arredi della nostra gamma Smart Office non sono più categorizzati in maniera “gerarchica” (esecutivo, direzionale…) ma in base alla loro funzione.
Un team di professionisti affiatati e la continua collaborazione con studi di architettura d’interni di primo piano permettono a Estel di essere una delle aziende leader nel settore dello Smart Office, con prodotti unici sia in termini stilistici sia per quanto riguarda la qualità dei materiali.


Estel si è fatta promotrice del “piacere del lavoro agile”, coniando il claim “Italian Smart Office”: tra i vostri clienti quanti in Italia e all’estero abbracciano l’approccio smart working e quanti sono legati a visioni più tradizionali?

E’ innegabile che rispetto agli Stati Uniti, pionieri dello smart working, il nostro paese sia in netto ritardo. Se valutiamo invece i Paesi della UE solo Inghilterra, Germania e paesi scandinavi sono “avanti” in termini di meri numeri.
Il 2016 per l’Italia è stato un anno di svolta: il nostro paese sta cominciando a recepire i possibili vantaggi che lo Smart Working può apportare all’azienda ed al dipendente, anche in virtù del recente decreto legge. Le grandi imprese italiane cavalcano l’onda di questo nuovo modo di lavorare da anni, facendo registrare un aumento del 30% di progetti strutturati di Smart Working, mentre le PMI cominciano gradualmente ad avvicinarsi a questo mondo.
Il cambio di mentalità è forte: i lavoratori oramai sono divenuti flessibili e disposti a “rinunciare” ad abitudini un tempo radicate – come la personalizzazione o la dimensione della propria scrivania – e grazie al cambio generazionale c’è una maggiore predisposizione verso  nuove indispensabili tecnologie.
Secondo i dati del Politecnico di Milano sono oltre 300.000 i lavoratori “Smart” in Italia ma, a mio avviso, questo numero è destinato a crescere fortemente con l’arrivo delle nuove generazioni di lavoratori cresciuti a “Pane e Tecnologia”, abituati a stare in continuo movimento e ad essere cittadini del mondo.

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Avete arredato alcuni tra i più autorevoli HQ in tutto il mondo, come viene accolta la vostra visione di “Italian Smart Office”? Quali differenze cogli nella cultura del lavoro, nelle esigenze e nei ways of working dei diversi Paesi? 

Nei Paesi che lavorano in maniera “smart” da molto più tempo rispetto all’Italia ci si trova a dialogare con stakeholders già formati sulla materia; in altri Paesi invece queste teorie sono ancora semi-sconosciute e provocano curiosità ed interesse.
In base allo stato dell’arte, dunque, cambia nettamente l’approccio commerciale: se, ad esempio, negli Stati Uniti si propongono i nostri prodotti sottolineandone gli aspetti di design e finiture, molto differente sarà l’approccio utilizzato in chiave commerciale nel Far East, dove si punta maggiormente a far conoscere e proporre un più articolato concept.
Questa flessibilità in chiave commerciale è doverosa per aziende della nostra dimensione e riflette la nostra identità: per natura abbiamo la capacità di offrire prodotti seriali su larga scala ma, allo stesso tempo, siamo aperti a piccole declinazioni in termini di misure e finiture poiché sappiamo che nel contesto internazionale gusti e modalità di lavoro possono essere molto differenti.

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Forme archetipiche della città in ufficio.

Il progetto di DAP Studio per la sede di GFT Italia a Milano è la concretizzazione di un paradosso: il workplace di questa multinazionale che opera nell’immaterialità dell’Information Technology recupera infatti i valori spaziali e sociali della città, la più complessa e materiale creazione dell’uomo. Così, anziché escludere dal luogo di lavoro la vita urbana, la si integra nel paradigma dell’esperienza lavorativa.

“Abbiamo immaginato un luogo dove relazioni umane e conoscenze si muovano lungo strade e piazze, dove ci si possa appartare per discutere in salotti accoglienti oppure scambiare opinioni di fronte ad un lungo tavolo da pranzo. Così l’open space dell’ordinario palazzo per uffici diventa un nuovo paesaggio urbano, teatro di un nuovo modo di intendere il lavoro” spiegano Elena Sacco e Paolo Danelli di DAP Studio.

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L’organizzazione non gerarchica dell’azienda si traduce in una fluidità spaziale capace di stimolare le relazioni interpersonali e la condivisione di informazioni generando 1500 mq di uffici liberi sia dall’omologazione dell’open space che dall’anonimato dell’ufficio tradizionale.


L’ingresso disegna una soglia labile tra spazio esterno e spazi di lavoro introducendo con ironia alcuni segni tipici del paradigma urbano in scala ridotta.

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I percorsi si articolano intorno a questo corpo centrale: se la sezione suggerisce l’archetipo della casa, il volume allungato è l’evocazione della “fabrica”, luogo per antonomasia della produzione. Un’architettura in miniatura con tetto a falda e superfici giocosamente forate che tendono al dinamismo e alla “smaterializzazione”.

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La “casa” enfatizza ovviamente l’ibridazione tra ufficio e spazio domestico e si propone come ospitale e vivace luogo di incontro e scambio di idee, caldo e molto materico all’interno.

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La dualità tra matericità e smaterializzazione è un elemento ricorrente nell’ambiente che spicca nei rivestimenti in cemento contrapposti alle ampie superfici vetrate delle meeting room e nel candido minimalismo delle workstation (touch-down e condivise) che fa da contrappunto al legno di rovere dei serramenti e di alcuni arredi.
Il luogo del lavoro diventa percettivamente stimolante e offre un’inedita e costantemente mutevole esperienza spaziale.
Foto di Barbara Corsico

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L’iconica Nuvola Lavazza di Cino Zucchi.

Rivitalizzare un’area abbandonata in un isolato polifunzionale, dando identità ad un’azienda internazionale. Il progetto di Cino Zucchi, Nuvola di Lavazza, è uno spazio destinato ad essere il centro di un progetto più ampio, di un sistema capace di coinvolgere la città di Torino, basato sui principi dell’activity-based working e smart working, e su tecnologie e attrezzature in grado di favorire la connettività e l’interazione.

“La sede è la sintesi del modo in cui concepiamo un’impresa contemporanea. Non solo un trasferimento di scrivanie, ma un’accelerazione verso una dimensione ancora più integrata, più sfidante e più a misura di persona: un luogo di lavoro stimolante, confortevole, tecnologicamente all’avanguardia poiché pensato per lavorare tutti insieme e per  collegare sempre di più l’headquarter torinese con gli oltre 90 Paesi in cui l’azienda opera”. Giuseppe Lavazza, Vice Presidente Lavazza, presenta così i 18.500 metri quadrati del quartier generale a Torino che ospiterà oltre 600 dipendenti.

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L’architettura di Cino Zucchi si basa sul recupero di edifici di valore storico e architettonico in un’area industriale dismessa, realizzando edifici ad alte prestazioni energetico-ambientali, che seguono le indicazioni del protocollo internazionale LEED, con la candidatura alla certificazione LEED GOLD.
In un ottica etica e sostenibile è stato attuato anche il trasloco: parte degli arredi sono stati recuperati per ridurre l’impatto ambientale; oltre tremila pezzi sono stati regalati a vari enti e associazioni benefiche, scuole  ospedali, parrocchie esterni, per esempio la mensa aziendale della vecchia sede è stata donata al Cottolengo per supportare attività socio assistenziali.

La sede Lavazza fa parte del progetto più ampio del sistema Nuvola, aperto verso la città, che prevede l’inaugurazione, per i prossimi mesi, del Museo Lavazza e di uno spazio eventi in grado di accogliere fino a mille persone, oltre che un parcheggio pubblico, una piazza verde e un’area archeologica dedicata ad una basilica paleocristiana rinvenuta durante i lavori di scavo.

Spiega Cino Zucchi: “La rivoluzione informatica ha cambiato radicalmente i modi di lavorare e quindi anche l’organizzazione fisica degli uffici. Se un tempo la disposizione spaziale delle scrivanie era spesso una trasposizione nello spazio dell’organigramma aziendale, oggi i protocolli di organizzazione delle persone e delle relazioni tra le unità operative si è spostato nel campo informatico. Questo da una parte permette una maggiore flessibilità e libertà nelle postazioni, dall’altra crea nuove esigenze per la loro forma e tipologia. Lo spazio di lavoro deve avere ottime condizioni di illuminazione naturale e artificiale, buona acustica, grande flessibilità spaziale, e qualità delle finiture; tutte queste cose sono attributi dell’architettura, che CZA ha studiato con grande attenzione dal punto di vista delle dimensioni e della distribuzione, attributi cardine del “contenitore” dei nuovi ambienti di lavoro”.
Il progetto di interior design, curato da GTP, è stato frutto della collaborazione con le diverse aree dell’azienda, favorendo la ricerca di un nuovo approccio lavorativo.
“Compatibilmente con la forma iconica dell’edificio, per lo space planning degli open space, da noi definiti “evoluti”, che occupano circa il 90 % della superficie, ci siamo basati sui principi dell’activity-based working, attrezzati al massimo su identificazione degli utenti e tecnologie/attrezzature abilitatrici di connettività”, ha commentato Michele Aruanno di GTP.

“Questo open space evoluto si identifica non più con ambienti cellulari e grande distese ripetitive di scrivanie, ma con ambienti aperti e allo stesso tempo ben riconoscibili nella funzione d’uso, tutti dotati di opportune partizioni acustiche e ricarica devices wireless/usb. Inoltre sono presenti aree di supporto open per quick meeting e altre sale riunioni tecnologiche chiuse e più riservate per connettersi agevolmente anche con l’estero”.

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Le aree funzionali sono state co-progettate con i team di lavoro in un’ottica smart working con arredi innovativi per facilitare la condivisione e l’efficienza e per offrire comfort e benessereEstel, nel ruolo di contractor, ha fornito sia arredi di serie che attrezzature su disegno; l’interior design è completato dalle forniture di Arper, Sedus, Vitra, Artemide,mentre le pareti mobili su disegno sono di Tecno. La comunicazione grafica è stata affidata ad Underline, a cui si integrano le tecnologie digitali Samsung, Cisco e Acuson.

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Al centro del progetto, però, c’è soprattutto la riscoperta del valore della convivialità e della “pausa caffè”: interazione e la socializzaizone sono le parole chiave attorno a cui sono stati disegnati diversi ambienti come la palestra aziendale, l’area relax e Bistrot, uno spazio di ristorazione innovativo aperto anche alla città, progettato in collaborazione di Cino Zucchi Architetti e RGA e sviluppato in collaborazione con Slow Food.
“Come l’orario di lavoro oggi si estende spesso nella dimensione della vita privata, così quest’ultima tende sempre di più ad entrare nello spazio di lavoro. Molte decisioni cruciali oggi non si prendono nella sala riunioni, ma piuttosto al ristorante o nell’area break. Il classico “palazzo ad uffici” caricaturizzato decenni fa nel film “Playtime” di Jacques Tati si è oggi evoluto in un vero “ambiente comune” che comprende palestre, giardini, aree relax, ristoranti e bar.
La mensa Lavazza – progettata da CZA con la collaborazione di RGA per gli interni – è così diventata un Bistrot ospitato dall’edificio ristrutturato della ex centrale Enel dove si possono scegliere diversi tipi di cucine e di culture alimentari. Il senso di comfort dato dalle viste sul nuovo giardino e sulla città, dagli arredi di tono caldo e dalla luce che inonda gli ambienti dall’alto suggeriscono una vera evoluzione degli intervalli di lavoro” Conclude Cino Zucchi.

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L’apertura del Museo Lavazza, de La Centrale è previsto invece per il 2018: uno spazio per mostre, concerti, esposizioni, eventi che potrà accogliere fino a 1000 persone, e ospiterà al suo interno anche il ristorante gourmet Condividere by Lavazza studiato insieme a Ferran Adrià, con la scenografia disegnata da Dante Ferretti e la cucina di Federico Zanasi.
Testo di Gabriele Masi.

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Hoofddorp, 19th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

Le sonorità dello Smart Working.

Esplorare il suono nel luogo di lavoro in tutte le sue molteplici dimensioni e sfaccettature: dopo la sede italiana, anche gli uffici di Plantronics a Hoofddorp in Olanda testimoniano la mission dell’azienda, sperimentando nello spazio l’interazione tra l’acustica, la sostenibilità, le nuove soluzioni tecnologiche e di design nel contesto lavorativo.

“Plantronics ha dedicato anni di ricerca e coinvolto esperti per risolvere alcuni tra i più impegnativi problemi di comunicazione e di acustica. Dal 2012 abbiamo dedicato sempre più tempo esplorando l’approccio allo Smart Working. Questo ufficio è stata un’opportunità per far vivere la nostra visione del moderno ambiente di lavoro”. Con queste parole Joe Burton, presidente e chief executive officer di Plantronics, ha presentato i nuovi uffici dell’azienda in Olanda, nel parco innovativo 20|20 di Hoofddorp.

Hoofddorp, 19th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

In primo piano nel progetto spicca la gestione dell’acustica, nella creazione di una “sinfonia di strati sonori” che permette di gestire il rumore di diverse attività che si svolgono contemporaneamente, senza alcun disturbo: dal meeting, alle videoconferenze, alle attività singole che richiedono concentrazione fino alla musica degli strumenti messi a disposizione dei dipendenti nell’area break.
Lo spazio è stato disegnato da William McDonough + Partners, N30, e Gensler, che ha curato la realizzazione di uno spazio espositivo ed esperienziale dove mettere in mostra le innovazioni tecnologiche dell’azienda, attraverso tavoli sonori interattivi e spazi che mostrano l’impatto del suono sulle persone nella vita quotidiana e il processo di ricerca che sta alla base della tecnologia aziendale.

Il progetto è, però, in toto un esempio di applicazione della tecnologia Plantronics, dal management acustico attivo alle cuffie che permettono agli impiegati di lavorare ovunque. Inoltre vengono anche utilizzati elementi naturali, come il suono dell’acqua tre piccole cascate e un piccolo ruscello, che le ricerche dell’azienda hanno dimostrato essere un elemento ideale per gli open space, in grado di ridurre drasticamente la percezione del rumore di fondo e le distrazioni.

Hoofddorp, 21th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

L’edificio, come tutto il parco 20|20 è stato costruito con un approccio di design “Cradle-to-Cradle” che permette alle strutture, costruite con materiale interamente riciclabile, di essere disassemblate. L’attenzione alla sostenibilità è testimoniata dal livello Eccellente della certificazione BREEAM, raggiunta anche attraverso l’utilizzo di pannelli solari, in grado di produrre almeno un quarto della necessità energetica dell’edificio, di un efficiente sistema di riciclo dell’acqua e, nel design, nell’utilizzo di tappeti ricavati da reti da pesca riciclate.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Mats van Soolingen.

 

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Progettazione olistica della Luce.

La luce è essenziale. La luce è atmosfera. La luce consente l’orientamento. Utilizziamo la luce per allestire gli ambienti e renderli piacevoli e assegnamo alla luce il compito di modellare gli spazi e plasmare le immagini. Per fare questo serve un approccio olistico, ovvero pensare in termini di qualità della luce tenendo conto di diverse esigenze.

Il concetto olistico tiene conto di tutti i fattori che compongono un ambiente, fra i quali: la forma architettonica, l’arredo, i colori, l’esposizione e la luce naturale. Fattori che contribuiscono al benessere ambientale e favoriscono (o penalizzano) il comfort.
I primi passi di questo metodo si applicano già in corso di progettazione, per esempio tenendo conto che non c’è una sola luce, ma ne esistono diverse: una luce per vedere, una luce per guardare, una luce per osservare. Si deve superare lo sterile concetto di lux, per estenderlo a quello più importante di comfort, tenendo conto della percezione visiva e dell’importante dogma che l’occhio umano non percepisce la potenza luminosa, ma la distribuzione.

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La progettazione della luce non deve quindi essere quantitativa, ma qualitativa.
In un ambiente di lavoro la riduzione dei contrasti previene l’affaticamento; per ottenere ciò occorre creare delle gerarchie della percezione della luce, impegnandola in modo mirato in funzione dei compiti visivi richiesti.
Uno degli aspetti di estrema importanza per un progetto di lighting qualitativo ed efficace è l’illuminazione delle superfici verticali.
L’illuminazione diffusa di tali superfici, fa apparire gli spazi più ampi ed aumenta la sensazione di luminosità, mediante l’applicazione del concetto di illuminazione differenziata.

Quanto questo sia importante non solo per la qualità del progetto, ma anche per l’economicità di un intervento, lo dimostra il fatto che le superfici verticali costituiscono l’80% di quelle percepite.
Per ottenere tali performance è essenziale individuare corpi illuminanti efficienti, dotati di sistemi ottici potenti e precisi, con la possibilità di ottiche differenziate. E’ inoltre necessario prestare particolare attenzione ad altre importanti caratteristiche, fra le quali: la resa e la costanza cromatica, il flusso luminoso e la stabilità termica; fattori che garantiscono i massimi standard qualitativi, in primis dei Led, ad oggi la tecnologia certamente più utilizzata.

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Come scegliere i LED.
A questo proposito occorre avere cura nella scelta del tipo di Led, selezionando quelli che presentano uno scostamento dal punto colore inferiore a 2 SDCM (Standard Deviation of Colour Matching), il massimo standard attualmente presente sul mercato.
Maggiore è il valore SDCM, maggiore è lo scostamento del colore dalle coordinate cromatiche specificate nei dati tecnici.
Un valore inferiore a 2 SDCM significa che eventuali scostamenti di singoli Led, dal punto di colore nominale, sono praticamente invisibili ad occhio nudo.
Ulteriore dato di grande importanza è il fattore di mantenimento del flusso luminoso; il “Factory Lithing” più performante attualmente è L90|B10, che si raggiunge quando gli apparecchi di illuminazione sono supportati da un’eccellente gestione del colore.
Il dato sopra indicato, indica che dopo 50.000 ore di funzionamento, il 90% dei Led eroga almeno il 90% del flusso luminoso iniziale, con una quota dei guasti non superiore allo 0,1%. Facile quindi comprendere le assai positive ricadute sull’efficienza, volte all’annullamento delle manutenzioni.

Testo di arch. Gianni Ronchetti, lighting designer.

Le illustrazioni sono gentilmente fornite da ERCO (copyright by Erco).

L’ evoluzione dei metodi per l’illuminazione degli uffici, dai sistemi tradizionali degli anni ’70 e ’90 a quello olistico odierno. 

A sinistra un ambiente di lavoro illuminato con metodo tradizionale quantitativo; nelle tre foto a destra lo stesso ambiente trasformato da un approccio olistico e qualitativo dell’illuminazione.

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La Cittadella Vodafone a Padova (Dante Benini & Partners).

Progettata dallo Studio Dante O. Benini & Partners Architects, la sede Vodafone di Padova ha richiesto un investimento complessivo di oltre 12 milioni di euro. L’edificio coniuga i concetti di polifunzionalità,  eco-sostenibilità e smart working. Attraverso un concetto di illuminazione e colore pensato per sottolineare la qualità ritmica e armonica dei diversi materiali, spazi e dei ways of working dinamici scelti dall’azienda. 

Dopo la realizzazione del borgo smart Vodafone village di Milano, Vodafone ha scelto ancora lo Studio Dante O. Benini & Partners Architects per la realizzazione degli uffici della Cittadella di Padova, edificio candidato per la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). Caratterizzata da elevati standard di eco-sostenibilità ed efficienza energetica, la Cittadella utilizza un sistema di condizionamento a travi fredde ventilate a basso consumo e illuminazione LED.

Lo spazio si richiama all’esperienza milanese nella ricerca di un ambiente in grado di favorire la filosofia del benessere in ufficio, sviluppato in un open space connotato da aree di incontro formali e informali che favoriscono movimento e condivisione.
I concetti di smart working e di flessibilità, principi guida attorno a cui si è sviluppato il progetto, coordina ambiti di privacy individuali con esigenze collegiali, in una concatenazione di ambienti flessibili e dinamici, creando un’alternanza sensorialmente percepibile attraverso precisi elementi materici e geometrici.
Di forte impatto è il progetto grafico curato da Gr Interior che sottolinea la polifonia dell’insieme e introduce il senso del gioco espresso anche nell’interior design, come nel caso dell’area relax, caratterizzata da grandi poltrone-cocoon e sedie a dondolo in morfologie organiche e avvolgenti.

La caratteristica peculiare dei 7.600 metri quadrati della sede Vodafone a Padova è l’integrazione tra materiali e tecnologie innovative, progetto cromatico, acustico e illuminotecnico.
L’illuminazione Led, per esempio, è accentuata da scelte cromatiche che definiscono l’alternanza dei diversi spazi e da fogli in alluminio alveolati autoportanti a bassissimo spessore applicati sulle superfici e utilizzati per gli arredi custom che forniscono un effetto di dilatazione dello spazio. Un esempio di questa scelta materica è dato dalle macro lettere autoportanti, cablate e auto illuminate di cui sono costituite, o dove si inscrivono, le postazioni di lavoro formali e informali delle isole di lavoro, luoghi d’incontro e sinergia, immagine delle dinamiche che l’azienda vuole imprimere ai propri ways of working.
Una realizzazione complessa che ha visto la partecipazione di fornitori con alta professionalità  tra cui Sedus, Caimi Brevetti, Arper e Segis per gli arredi, Universal Selecta per le pareti mobili; iGuzzini e Viabizzuno per i corpi illuminanti
Testo di Gabriele Masi.
Fotografie di Beppe Raso.

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Le coordinate per uno showroom fuori dagli schemi.

Cardex, dealer di alcuni tra i più importanti brand di arredo per ufficio e contract, ha inaugurato il suo vivace spazio espositivo a Milano.
Nord 45° 29’ 27”-Est 09° 11’ 17”: ci accolgono le coordinate stampate a caratteri cubitali sulla parete all’ingresso, affiancate alla macro-pianta che riproduce l’intero quartiere. Un ambiente dinamico, funzionale ai nuovi stili di lavoro, che racconta un passato recente e sa esprimere le nuove estetiche del workplace. 

Come diverse zone adiacenti il centro città, anche il quartiere Isola, un tempo popolare è diventato attrattivo e la sua riqualificazione ha visto un progressivo cambio di destinazione d’uso di ex edifici industriali.
Così l’anonimo capannone degli anni ’50 in via Civerchio 4, utilizzato per decenni come magazzino di tubolari in acciaio con la sua tettoia sul parcheggio per i camion, grazie all’intervento di Cardex oggi si trasforma in uno showroom dalle caratteristiche uniche.
Una location, accogliente, estremamente vitale, perfetta per accogliere architetti e clienti, specialmente durante la bella stagione quando il grazioso giardino può diventare una meeting room en plein air.
Oltre 200 mq disposti su due piani a pianta rettangolare con ampie vetrate affacciate sul giardino esterno che forniscono luce naturale all’interno.

Lo space planning evidenzia con dinamismo la divisione funzionale delle diverse aree mantenendo al piano terra le attività di socializzazione e di incontro: dalla sala riunione chiusa da pareti vetrate si prosegue verso una postazione condivisa per team work con contenitori archivio che fungono anche da sedute, passando dall’area lounge per meeting informali per concludersi nella vivace break area con biliardino e cucina, visibile fin dall’ingresso ma chiusa da una parete vetrata per non creare rumore fastidioso nel resto dell’ambiente.

Una scala indica il percorso verso il piano superiore dove è stata mantenuta la struttura del tetto a falda con travi a vista e dove, lungo la parete con finestre, sono disposte alcune configurazioni multipostazione in open space, delimitate da pannelli fonoassorbenti di colori vivaci e contenitori aperti e chiusi.
L’area terminale del piano superiore è separata mediante una parete vetrata e riservata alle attività che richiedono maggiore concentrazione.

Questo originale e vibrante spazio ha preso vita grazie all’idea di due architetti milanesi Pietro Carullo e Paolo Della Salda, uniti in una forte vocazione pragmatica e creativa, e al contributo degli architetti Silvia Gerli, Erica Cazzaniga e Giorgio Colombo.

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Aziende partners di Cardex: 
Arper, Arteco, B&B Italia, Buzzi space, Caimi BrevettiDieffebiHW-Style, Knoll, MDF, OLuce, Sitland, Thonet, Viccarbe.

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Centro Congressi Olof Palme a Managua.

Il faraonico intervento di riqualificazione del centro polivalente Olof Palme a Managua porta la firma di un progettista italiano, Bruno Belluomini, e vede la presenza di aziende che rappresentano il migliore made in Italy, come Ares Line che oltre alle forniture per l’hotel, gli uffici e le sale per la didattica, ha arredato con 1200 poltrone la prestigiosa Sala Plenaria.

Il Centro Congressi di Managua, fu realizzato alla fine degli anni ’80 con il contributo finanziario della Svezia e dedicato a Olof Palme ex Primo Ministro svedese assassinato nel 1986 ed è a tutt’oggi il più importante Centro Congressi del Nicaragua.
Dopo il suo abbandono, in parte dovuto ai danni subiti nel terremoto del 1972, le condizioni del complesso versavano però in una situazione di grave degrado.
Nel 2011 l’Instituto Nicaragùense de Securitad Social, proprietario dell’intera area, affida all’architetto Belluomini l’incarico di ristrutturare e restaurare gli edifici esistenti, ampliando l’intervento con la realizzazione di un hotel, di un’ampia sala polivalente e di spazi commerciali, a servizio del Centro Congressi e dell’hotel con l’obiettivo di richiamare anche fruitori esterni e animare l’area anche al di fuori dell’attività congressuali.
L’intervento, durato cinque anni e recentemente concluso, non solo ha restituito al complesso l’originario splendore, ma ha aggiunto nuove funzionalità e ricucito quest’area con il tessuto urbano.

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Il progetto, articolato in due direzioni, ha previsto sia il restauro dell’architettura e dei dettagli, che avevano dato lustro a questa struttura, mantenendone la destinazione d’uso, per esempio la lobby e la sala congressuale in stile svedese detta“Plenario”; sia la realizzazione delle nuove strutture: edificio uffici e sale polivalenti, centro commerciale, hotel tre stelle da 80 camere con piscina e palestra.

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Quindi sei organismi distinti, pensati come strutture indipendenti e autonome (anche nella gestione), diverse per datazione, importanza storica, forma, dimensione e destinazione, ma accomunate dalla semplicità costruttiva, resa possibile dall’adozione di una struttura modulare e dalle forme di tipo razionalista, con attenzione all’utilizzo di materiali che richiedono poca manutenzione.
Per quanto concerne il “Plenario” l’unico intervento esterno è il rifacimento del portale ad arco per il consolidamento statico e per creare spazi di servizio che ospitano gli impianti.
Negli interni la sala plenaria è rimasta invariata ad eccezione del rifacimento dei controsoffitti con corpi illuminanti integrati e della pavimentazione in listelli di legno. Per il suo ottimale utilizzo è stata studiata una nuova ripartizione dei posti a sedere: 1200 poltrone (rispetto alle precedenti 800), fornite di tavoletta ribaltabile a scomparsa e console multifunzionale.

Sono state scelte le Papillon di Ares Line con rivestimento in pelle rossa; sono facilmente chiudibili e possono essere stivate in appositi carrelli con minimo ingombro, in modo da permettere massima flessibilità nell’utilizzo della sala polifunzionale.
La riproduzione del Guernica di Picasso, con la raffigurazione di una città bombardata, rende omaggio alla memoria dei luoghi.

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La sede Percassi nella ex fabbrica di Crespi d’Adda.

Il Cotonificio Benigno Crespi è un perfetto esempio di workplace innovativo e cultura illuminata del lavoro. Fondato nel 1878 e inserito nel 1995, nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è un complesso di fabbrica e villaggio operaio tra i meglio conservati. Oggi questo gioiello di archeologia industriale riprende vita grazie all’acquisizione della Percassi che lo trasformerà in un headquarters high-tech mantenendo inalterate le caratteristiche architettoniche.
L’arch Mauro Piantelli racconta il progetto che restituirà a Crespi d’Adda il suo ruolo di ambiente di lavoro innovativo.

I primi segnali di vitalità sono nell’aria proprio in questi giorni. Dopo un abbandono di 13 anni, il villaggio operaio industriale voluto da Cristoforo Benigno Crespi torna alla sua vocazione originaria di work-life balance ante litteram, di luogo di connessione tra vita e lavoro.
Fino al 16 ottobre infatti l’Associazione Crespi d’Adda, dal 1991 impegnata nelle attività di ricerca, valorizzazione e promozione del sito, in collaborazione con il Festival di divulgazione scientifica Bergamo Scienza 2016 organizza visite e laboratori didattici dedicati alla memoria di questo luogo affascinante e alle condizioni di vita nella fabbrica dell’800.

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Giorgio Ravasio, presidente della Associazione Crespi d’Adda e appassionato promotore del suo luogo natale, spiega “riteniamo assolutamente necessario che la nostra epoca, basata sulla tecnologia ‘siliconica’ debba, ogni tanto, ripensare alle sue origini per ritrovare le radici che la sorreggono”.
L’iniziativa è resa possibile grazie all’ospitalità della società Percassi che nel 2013, per volere di Antonio Percassi -altro illuminato imprenditore bergamasco- acquisisce attraverso la holding Odissea l’intero complesso immobiliare (90.000 mq più un bosco di 36.000 mq) con un grande progetto: farne la sede delle proprie aziende, affiancata da centri di ricerca, per l’innovazione e l’arte, con museo e zone espositive accessibili al pubblico, aperti anche ad altri partner.
L’acquisizione e i lavori sono autorizzati dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e culturali, e il polo culturale sarà gestito da “The Antonio Percassi Family Foundation”.
Il presidente Antonio Percassi dichiara “E’ un onore poter trasferire qui le sedi di tutte le nostre società, cercando al contempo di rilanciare questo sito, che merita un nuovo sviluppo, anche attraverso la promozione di attività culturali”.

In occasione di Bergamo Scienza, l’ex portineria dello stabilimento è il primo edificio a tornare in attività: i suoi spazi diventano lo studio di De8 architetti che sta seguendo il progetto, la sede di incontri e l’esposizione dei modelli che illustrano le prossime evoluzioni architettoniche e funzionali del sito.

Crespi d’ Adda: cenni storici e impianto urbanistico.
Giorgio Ravasio, ci guida in un coinvolgente tour in questo luogo senza tempo partendo dal 1878, quando Cristoforo Benigno Crespi fonda il Cotonificio, probabilmente senza la consapevolezza di creare la prima filiera concreta della tessitura e il primo esempio di fabbrica “globale”, acquistando filati dall’Egitto e dagli Stati Uniti. E insieme ai telai, Crespi importa dall’Inghilterra anche un modello di organizzazione sociale.

Il villaggio è l’estensione e lo specchio della fabbrica, il modello produttivo si riflette nel pattern del villaggio e l’impianto di questa città di fondazione è bel visibile dall’alto.
Come un’isola abbracciata da due fiumi – l’Adda e il Brembo- la città si estende lungo il cardo (che separa il lavoro dal tempo libero) e il decumano (che simbolicamente collega la fabbrica a una piazza ideale, ma assente) per offrire ai dipendenti -fino a 4000 nel momento di massima espansione- tutto ciò di cui hanno bisogno dalla vita alla morte: anche le tombe del cimitero erano offerte dalla fabbrica.
Un’istituzione totale formata da fabbrica e abitazioni, ma anche da strutture sociali e luoghi pubblici: il dopolavoro, la scuola, il teatro, la chiesa, l’albergo, l’ospedale, i bagni pubblici, la piscina, il cimitero il lavatoio, gli orti, la cascina, il gasometro.
Il padrone illuminato non si occupa solo della produzione, ma anche della vita dei suoi dipendenti. Un esempio di paternalismo industriale che genera un patto sociale anche al fine di evitare i conflitti sociali.
L’organizzazione spaziale del panopticon è enfatizzata dal “castello” con la sua torre dove abitano i Crespi e dalle due ville disposte sulla parte alta della collina che dominano l’intero villaggio: sono le abitazioni del prete e del medico che vigilano sulla salute dell’anima e del corpo.
La vita di questo utopico microcosmo ebbe termine con la crisi del 1929, ma proseguì con alterne vicende fino alla chiusura definitiva del 2003.

Headquarters Percassi: il futuro di Crespi d’Adda.
Altrettanto coinvolgente è il racconto di Mauro Piantelli di De8 architetti, responsabile del progetto di rigenerazione, sviluppato con Tobia Scarpa, che trasformerà l’ex-cotonificio in immobili a destinazione polifunzionale: sede Percassi, uffici per multinazionali e campus per l’innovazione e l’arte.
L’architetto ci guida all’interno degli enormi affascinanti edifici illustrandoci come saranno trasformati nella loro destinazione d’uso rispettando scrupolosamente l’architettura e le caratteristiche originali.
L’edificio a sinistra dell’ingresso principale è del 1898, tra i primi realizzati nell’impianto originario, ampliato poi nel 1919, all’esterno presenta elementi decorativi in mattoni, l’interno ha un marcato sviluppo longitudinale nella direzione nord-sud ed è suddiviso in 20 campate -uno spazio di 300 x 40 m, per un totale di 12.000 mq- diventerà l’headquarters Percassi e ospiterà 600 persone.

L’architettura conserverà la copertura a shed, la struttura portante in pilastri in ghisa e le capriate a vista; il layout interno sarà mantenuto open space e articolato in varie aree operative, di supporto e lounge con piccoli boschi interni che avranno funzione di orientamento oltre che decorativa.
Sarà un intervento a basso impatto ambientale; sarà utilizzata l’acqua dell’Adda per lo scambio termico e gli impianti passeranno all’interno dei percorsi sotterranei esistenti che collegano tutti gli edifici.
La sede Percassi occuperà anche l’adiacente edificio su 3 piani, caratterizzato da un vasto atrio centrale che fornisce luce naturale anche ai piani inferiori e da una copertura a botte che sarà conservata sotto la nuova copertura a falde.
Saranno invece occupati da altri tenant che condividono la filosofia di Percassi, l’edificio denominato “la cattedrale”, enorme open space a tre navate con copertura a botte originariamente dedicato alla tintura dei tessuti e un altri edifici a un solo piano con struttura in pilastri.
Diventerà invece uno spazio espositivo aperto al pubblico la centrale termica progettata nel 1963 dall’architetto Alziro Bergonzo, lo spazio interno sarà articolato su più piani e scalinate a vista con un’area centrale a doppio volume inondato da luce zenitale.
Lo sviluppo di questo articolato, complesso e costoso intervento richiederà diversi anni, ma il processo già in atto sta già restituendo a Crespi d’Adda l’orgoglio originario e la dimensione unica di luogo che abbatte la separazione tra lavoro e tempo libero.

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Milano: nuovi “mondi” di lavoro: Microsoft Milano.

“Spazi che favoriscono la produttività, connotati dalla creatività e dal design Italiano, uniti alla tecnologia più avanzata per sperimentare le potenzialità del digitale”. Carlo Purassanta, Amministratore Delegato Microsoft Italia, ha presentato così il progetto per la sede milanese dell’azienda che aprirà a Febbraio 2017. “Un ambiente ispirato a 4 elementi chiave della cultura Microsoft: flessibilità, collaborazione, apertura ed innovazione”.

Well being, conciliazione delle esigenze personali e professionali, apertura verso la cittadinanza e alla collaborazione. Il progetto della nuova sede Microsoft, nel primo edificio italiano pubblico progettato da Herzog & De Meuron nell’area di Porta Volta a Milano, si inserisce nella scelta orientata allo smart working che l’azienda ha intrapreso già da 10 anni.
Il design degli interni, basato su aree di lavoro open space senza postazioni fisse, è stata affidato a DEGW, con l’obiettivo di creare un’armonia e un equilibrio con l’esterno dell’edificio ispirato dalle cattedrali gotiche lombarde.
7.500 mq pensati per favorire la comunicazione sia all’interno della struttura sia verso l’esterno, favorendo la mobilità dei lavoratori, creando una atmosfera informale, ispirata all’ambiente domestico.

Un ecosistema regolato dalla ultime tecnologie in ambito smart building e di Internet of Things, dove sensori, applicazioni, schermi multimediali e assistenti virtuali permetteranno una interazione dinamica e continua tra persone, spazi e informazioni.
“Lo spazio è stato pensato eclettico, casual, confortevole e vario, con colori naturali e con qualche tinta accentuata, con corpi illuminanti personalizzati e con elementi d’arredo unici, fatti su misura. Ci siamo focalizzati principalmente sul significato intrinseco dello ‘human touch’, creando un ambiente di lavoro migliore, più intelligente e più flessibile”, spiega Cristiana Boienti, Senior Architect di DEGW.
Un altro elemento distintivo della nuova sede è il forte spirito di apertura e di coinvolgimento della città, dei clienti, partner e consumatori. A questo scopo sono state create diverse aree dedicate fra cui una classe digitale, dove i professori e gli studenti potranno avvicinarsi alle nuove tecnologie per imparare, un Microsoft Technology Center, che consentirà a clienti e partner di realizzare, con il supporto di professionisti e tecnologie innovative, progetti di trasformazione digitale, un’area dedicata al mondo dei consumatori dove sarà possibile scoprire e sperimentare le ultime soluzioni tecnologiche per divertirsi, comunicare e innovare, e un laboratorio dove sviluppatori, startup e professionisti IT potranno formarsi e aumentare le competenze sulle soluzioni Microsoft.
Testo di Gabriele Masi.

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Shigeru Ban progetterà la sede di Team 7.

Il Pritzker Prize Shigeru Ban, vincitore del concorso internazionale indetto da Team 7, progetterà la nuova sede dell’azienda a Ried, in alta Austria “Il design di Shigeru Ban arriva al cuore e all’anima -ha dichiarato Georg Emprechtinger, CEO e proprietario di Team 7- il concept dà forma alla nostra visione e rende tangibile la nostra sfaccettata filosofia in ogni aspetto.”

L’ innovativo progetto del Maestro giapponese scelto dalla giuria sarà in legno naturale e a impatto zero. Elementi che riflettono la responsabilità ecologica, sociale ed economica, il pensiero innovativo e la visione di uno stile di vita sostenibile.
Si chiamerà Team 7 World e, secondo Shigeru Ban, sarà un luogo incentrato sull’estetica del legno, ispiratore di creatività̀, stimolatore di incontri e aperto al mondo.

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Trasparenza e apertura sono i principi chiave del progetto che, grazie all’uso intelligente di elementi in vetro e oscuranti, ottimizza lo sfruttamento della luce diurna e la relazione tra interno ed esterno. Un sistema tecnologicamente evoluto di ventilazione garantirà il perfetto comfort climatico degli ambienti di lavoro.
In sintonia con la produzione sostenibile che caratterizza l’azienda austriaca, l’impiego del legno e lo sfruttamento efficiente delle risorse energetiche renderanno l’edificio a basso impatto con un bilancio positivo di CO2. La nuova sede di questa azienda specializzata in arredi in legno naturale, si svilupperà su quattro piani, collegati tra loro da un volume importante di forma ellittica.
I percorsi si articoleranno attraverso una rampa spiraliforme, una scalinata e un ascensore che, attraversando due piani di uffici open space, condurranno i visitatori e i collaboratori dalla zona espositiva all’atrio trasparente, fino allo skybox posto al quarto piano.

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Le 10 scrivanie più innovative.

Scrivania o tavolo da pranzo? Ambiente contract o domestico? Difficile e probabilmente inutile tentare di stabilire questa differenza o definire categorie rigide per arredi che, come confermano anche le novità proposte al Salone del Mobile e nel Fuorisalone 2016, sono sempre più versatili, capaci di adattarsi a ogni ambiente, personalizzabili anche se realizzati con processi industriali; concepiti come sistemi articolati e ampliabili per rispondere a varie esigenze.

WOW! ha selezionato i tavoli più interessanti, adatti per l’ambiente domestico e anche per quello di lavoro, gli oggetti di industrial design con caratteristiche di innovazione e quelli progettati non solo pensando agli spazi, ma anche alla vita che anima quegli spazi. Tavoli per nuovi ways of working e ways of living.
Tra i 10 migliori tavoli della Milano Design Week 2016 confermiamo due progetti oggetto di due articoli dedicati, postati recentemente su WOW!

Pillow-table, scrivania regolabile in altezza predisposta per power nap, un progetto di Tine Mouritsen in cerca a di un produttore;

Coffice, innovativo concept di tavolo doppio meeting con attrezzature per cucina proposto da Estel.
A questi due prodotti WOW! aggiunge la sua selezione di best tables:

Brut, Magis, design Konstantin Grcic.
L’idea per questa serie di tavoli nasce dal materiale, la ghisa, un processo produttivo caratterizzato da una matericità, una fisicità e una solidità arcaiche e da una grammatica “grezza” come sottolinea il nome, Brut, che evoca anche un vino ricercato ed esprime quindi la raffinatezza e il gusto sofisticato di questi tavoli.

Zero, Alias, design Ron Gilad.
Una collezione dalla geometria essenziale ed astratta di tavoli e tavolini di diverse altezze con telaio in alluminio che sviluppa il tema del tavolo basico a quattro gambe. L’angolo, l’elemento strutturale del tavolo, viene però svuotato, smaterializzato, generando una forma enigmatica.

Clavis, Tecno, design Centro Progetti Tecno con Daniele del Missier.
Questo nuovo sistema di tavoli ha come requisiti base la flessibilità e facilità di assemblaggio; un giunto brevettato e una serie ridotta di componenti industriali garantiscono il montaggio senza l’utilizzo di alcuno strumento. Una vasta tipologia di configurazioni che vanno dal tavolo singolo alle workstation multiple e alle postazioni di lavoro in piedi regolabili in altezza.

Copenhague Deux, Hay, design Ronan & Erwan Bouroullec
Una collezione di tavoli, tavolini e lunghi tavoli bench in 12 diverse dimensioni. Il piano è realizzato con un nuovo laminato basato su nanotecnologie che offre una superficie extra matt e molto piacevole al tatto con caratteristiche di alta resistenza ai graffi e facilità di pulizia.

Add, La Palma, design Francesco Rota.
Un nuovo tavolo che prosegue il percorso già intrapreso dal pluripremiato sistema versatile Add Seating System integrando la collezione.

E’ composto da un telaio in estruso d’alluminio che prosegue con gambe in fusione d’alluminio; la gamba terminale collega i traversi a 90° dando vita all’angolo, mentre quella doppia collega i traversi a 180° e permette di collegare due o più tavoli assieme. Una soluzione che rende Add perfetto per la ristorazione, per l’ufficio e gli ambienti contract.

Pegaso Infinito, Caimi, design Angelotti & Cardile.
La collezione Pegaso si arricchisce di un tavolo modulare per composizioni lineari senza limite di lunghezza. La semplicità e pulizia formale del piano, contrapposta alla sinuosità della struttura in alluminio lucido, si ripete all’infinito grazie alla nuova gamba simmetrica che può essere giuntata innumerevoli volte.

MadeTerraneo, Lago, design Daniele Lago.
Tavolo con top in piastrelle di ceramica dipinta a mano, frutto della collaborazione con l’azienda Made a Mano di Caltagirone. Processi industriali e artigianalità per creare questo piano non ortogonale, una sorta di patchwork irregolare composto da grandi pixel che portano negli ambienti il calore del mediterraneo.

MovePlace, A.R. Novate design Anastasia Gavrilova e Rafael Gaynullin.
E’ stato presentato al Salone Satellite  da due giovani designer russi il prototipo di questo tavolo da lavoro pieghevole, facilmente trasportabile e immagazzinabile in poso spazio. E’ dotato di alcuni funzionali accessori, tra i quali la sacca porta cavi.

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Milano Design Week: eventi imperdibili dedicati all’ufficio.

In attesa del prossimo Salone Ufficio 2017, il Workplace 3.0 fa sentire la sua voce in occasione della Milano Design Week 2016. La presenza di aziende e prodotti del settore Ufficio sceglie modalità di comunicazione molto originali sia all’interno del Salone del Mobile che in diversi eventi del Fuori Salone. Tra i moltissimi che invaderanno la città, abbiamo selezionato gli eventi i più WOW!

L’Ufficio al Salone del Mobile 2016.
Spicca tra tutti l’allestimento “provocatorio” di Assufficio “Il senso felice del lavoro” al pad 9 (presentazione 14 aprile ore 15), ma non è questa l’unica presenza ibrida di Eurocucina, dove anche Estel presenta i suoi originali concept “C-Office caffetteria“ e “Lavoro in cucina”.

Salone Ufficio, Worplace 3.0, Assufficio, Cristiana Cutrona, Salone Ufficio 2017, workplace, progetto, temi guida, installazione, Il senso felice del lavoro, Sculture site specific, video artistici, suoni, sinestesia, ascolto dei bisogni, organismo adattivo, resiliente, Concentrazione, Condivisione, Creatività, spazio simbolico, Spazi Eterotopia, Francesco Cascino, Filippo Riniolo, Roberta Maddalena, Tommaso Melideo, Studio Quantica, news-wow,
Al Salone del Mobile vedremo Arper ( pad 16, stand C29) con le gli schermi freestanding Parentesit (design Lievore Altherr Molina) e Lago ( pad 16 stand B25) con “Never stop designing spaces”, un viaggio emozionale in dieci scenari del vivere italiano.
Ma saranno soprattutto le aziende straniere a parlare di ufficio.

Per esempio Inno ( pad 20-stand F22) con nuovi elementi del programma “Cozy Office”; oppure Offect con le novità sostenibili di Luca Nichetto e Neri&Hu o ancora USM (Pad 20 stand F14) con i nuovi accessori di Atelier oï compatibili con l’universale sistema USM Haller, l’azienda sarà anche presente con altri eventi allo Swiss Corner di via Palestro.
Ci sorprenderà la presenza di Linak nello stand di Danish LivingRoom (pad 10 stand B03) dove la designer Tine Mouritsen si è cimentata con una scrivania sitting-standing dotata di cuscino integrato per il sonnellino.
Affascinante anche lo stand Caimi Brevetti (pad 16 stand E31) con le affascinanti creazioni ispirate dalla tecnologia Snowsound , presenti anche nella imperdibile mostra “Il design come non lo avete mai sentito” al Museo della Scienza e della Tecnica.

L’Ufficio nel Fuori Salone.
Nel folle tour della Milano Design Week consigliamo alcuni interessanti allestimenti e curiose partnership che spostano il focus sulle tematiche del workplace.
Per esempio nella pulsante Zona Tortona, Dieffebi è presente nel co-net-working “Live Work Design” di Archiproducts dove è stato progettato un accogliente workplace dove sentirsi a casa.
Stessa zona per l’evento presso l’Experience Design Bed & Show di via Voghera, dove Plantronics presenterà le sue cuffie acustiche BackBeat Sense, vincitrici di IF Design Award.
A poca distanza, tra i Navigli nella Mesopotamia Milanese, allo Spazio US 49 di via Ettore Ponti 49 troveremo l’evento congiunto di 3 aziende diverse e complementari: “L’Alchimia di 3 Progetti” , appunto: Universal Selecta, Sedus e Staygreen (party 13 aprile ore 19).

Il giorno 14alle 19 Lombardini 22 inaugura il ciclo ci conferenze RE Generation e l’installazione site-specific Revolting Mass.
La rete di imprese Contract Design Network festeggia l’ingresso di tre new entry il 14 aprile alle 19 presso lo Spazio Eventi in via Gian Galeazzo 3.
Connections, Connectors & Connectivity” è l’evento Tecno che si svolgerà presso i Caselli di Porta Garibaldi (opening 11 aprile ore 18,30).
In corso Garibaldi 70 Herman Miller propone invece l’installazione “The Double Dream of Spring”, di Michael Anastassiades con nuove collezioni di arredo.
All’interno della mostra promossa dalla rivista DAMn “A Matter of Perception: Tradition & Technology” a Palazzo Litta, Vitra illustra la storia della seduta per ufficio Physix di Alberto Meda.
E, se ancora avremo energie, nella creativa Zona Lambrate, in via Oslavia, potremo vedere la “Boring Collection” di Lensvelt che a dispetto del nome è stata oggetto di un lancio molto stimolante. dieffebi-salone-del-mobile-2016-wow-webmagazine

 

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Sede Coca Cola Italia: smart working …e bollicine.

L’avvio della progettazione della nuova sede centrale di Coca Cola HBC Italia a Sesto San Giovanni (Milano) inizia nel 2013 quando la scadenza del canone di locazione e la necessità di trasferimento diventano l’occasione per analizzare i modi di lavorare delle persone e intraprendere la strada dello smart working. Questo case study è stato raccontato durante il corso che si è svolto presso l’Isola WOW! Lavoro Agile 2016 da Pietro Fiorani, National General Services Manager in Coca Cola HBC, insieme a Alessandro Adamo di DEGW che ha spiegato il metodo progettuale.

I fattori principali del successo di questo case study sono stati la definizione di un percorso chiaro e condiviso con i dipendenti che ha coinvolto fin dalla fase iniziali i progettisti (DEGW) che hanno saputo interpretare i nuovi bisogni per soddisfarli nella configurazione dello spazio fisico.
Lasciare un edificio degli anni ’80, poco efficiente dal punto di vista impiantistico e architettonico, porta quasi sicuramente a un miglioramento, ma Coca Cola, tre anni fa, ha voluto avviare un progetto integrato e articolato chiamato PrISm (acronimo di Productive, Innovative, Smart) partito dalla definizione degli obiettivi, ovvero da ciò che si poteva migliorare grazie al trasferimento in una nuova sede:
il costo di locazione e la produttività,
la qualità degli spazi e l’innovazione;
la fruibilità e l’adozione di modalità di lavoro smart.
Attraverso workshop e attività di condivisione si individuano i temi fondamentali legati al progetto spaziale con la consapevolezza che il workplace è responsabile al 25% del benessere delle persone e per il 5% delle loro performance.

Le domande iniziali sono state: in quale modo vogliamo interpretare e applicare lo smart working? Come dobbiamo cambiare i nostri modi di lavorare? Quale edificio può essere più adatto per la nostra nuova sede?
DEGW, lo studio incaricato di curare il progetto, entra in campo già in questa fase iniziale con l’analisi delle tipologie di edificio più adatte e l’impatto che lo spazio può avere sul benessere delle persone, seguito dalla valutazione delle disponibilità del mercato immobiliare.
Per quanto concerne l’aspetto immobiliare, la scelta è caduta su un edificio multitenant con impianti efficienti e più funzionale rispetto all’utilizzo della superficie disponibile.
La qualità degli spazi ha puntato soprattutto su spazi open space, luce naturale e colori vivaci, ma non invasivi; grande importanza è stata data anche alla corporate image e alla scelta degli arredi (Sedus). Tutti fattori che incidono in modo determinante sulla engagement dei dipendenti, un elemento di grande importanza per Coca Cola.
La fruibilità, altra voce da migliorare, è aumentata grazie all’uso della tecnologia, alla disponibilità di spazi e all’accessibilità dei trasporti pubblici.

Dimensionamento dello spazio.
I dati principali mostrano un aumento dei dipendenti (da 300 a 340), la riduzione di 400 mq di superficie totale (da 3700 a 3300 mq) e di 1 mq di superficie media pro capite ( da 12 a 11 mq). Ma è soprattutto interessante osservare i dimensionanti dello spazio dedicati alle diverse tipologie: Gli uffici individuali chiusi scendono da 596 a 19 mq (con un risparmio di 600 mq) e si riducono di 160 mq anche le postazioni operative in open space (da 1596 a 1409 mq) aumentano pero in modo considerevole (+ 293 mq) le aree di supporto che passano da 1550 a 1846 mq.
Si è scelto di aumentare la qualità ambientale grazie drastica riduzione di uffici chiusi individuali e all’introduzione di meeting room di varie dimensioni, a disposizione oppure prestabilii (anche con iphone) postazioni touch down, phone booth, docce e di cosiddetti “spazi per noi”, non deputati a fare business: terrazzo con ombrelloni, accogliente zona ristorante anche utilizzabile per meeting, area di consultazione per riviste e libri, area leisure.
L’idea progettuale è stata quella di disporre le aree operative lungo il perimetro, illuminati dalla luce naturale e collocare nel corpo centrale le aree di supporto.

Criteri di scelta e modalità di utilizzo degli arredi.
Uscire dal paradigma “sono seduto alla scrivania quindi sto lavorando” e passare a “vado in ufficio per lavorare e decido dove voglio farlo” implica una valutazione diversa degli arredi che assumono il ruolo di strumenti per assecondare questo cambiamento.
Non è solo il rapporto qualità/prezzo, ma la flessibilità la forma e dimensione. Se in passato l’arredo per ufficio si è evoluto seguendo l’evoluzione della tecnologia, oggi evolve basandosi sui modi di lavorare.
Definita una rigida “clean desk policy”, ogni segno di personalizzazione è stato eliminato alla workstation, il telefono è sostituito dal Pc e dalle cuffie; si riducono i contenitori per l’archiviazione cartacea e le cassettiere sono quasi totalmente sostituite da lockers chiusi e personali ubicati in posizione centrale e accessibile.
Le postazioni non sono assegnate però molte persone tendono a tornare sempre alla stessa scrivania. Un insuccesso? No, piuttosto un istintivo comportamento di appropriazione del territorio che non toglie flessibilità perché, in caso di assenza dei dipendenti più stanziali, queste scrivanie sono comunque disponibili per chiunque altro.

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Sale meeting e smart working in hotel.

Ha fondato nel 1990 lo studio Simone Micheli e nel 2003 la società di progettazione “Simone Micheli Architectural Hero” con sede a Firenze, Milano, Dubai e Rabat. il suo nome è noto in tutto il mondo come specialista nel settore contract, ma la sua attività professionale si articola in varie direzioni: dall’architettura all’interior design, dall’industrial al visual design e alla comunicazione. Nell’intervista ci parla di ibridazioni tra ufficio e hotel e delle esigenze dei lavoratori nomadi in viaggio.

Numerose sono le sue realizzazioni per amministrazioni pubbliche e committenti privati connessi al mondo residenziale e della collettività; non mancano i progetti di ambienti di lavoro: tra questi gli uffici e showroom per RubensLuciano a Strà, Venezia, vincitore nel 2014 di “”Iconic Award” Francoforte, organizzato dal German Design Council.
Tra i molti premi ricevuti, spicca “100 Eccellenze Italiane” ricevuto lo scorso dicembre 2015 a Montecitorio che, per le sue qualità di interior designer e progettista, lo include tra i 100 personaggi rappresentativi dell’eccellenza del nostro Paese.

Simone Micheli ha progettato uffici e hotel: applica un identico modello progettuale in ogni parte del mondo oppure modifica il proprio approccio in base alle diverse realtà?
La mia filosofia progettuale, ben definita ma continuamente in evoluzione, si declina di volta in volta in modalità differenti in base alle realtà in cui si concretizza. I limiti di ciascun territorio, le sue peculiarità e il contesto sociale e culturale che lo caratterizzano sono fondamentali per delineare i tratti di ogni progetto, costituendo di questo i punti di valore e le motivazioni del suo essere unico e irripetibile altrove. E’ importante che ogni opera si inserisca pienamente nello spazio in cui prende vita, rispettandone le caratteristiche e divenendo soggetto promotore forte del fitto sistema di relazioni umane ed emozionali che sottende il territorio. Il mio fare architettonico resta riconoscibile ovunque poiché conseguenza diretta del mio essere e delle esperienze che segnano il mio cammino, ma sapientemente questo si modella sulla conformazione dell’area, delicatamente posandosi su di essa.

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Il progetto nel contract/ospitalità e nel settore workplace hanno punti in comune? ci sono ibridazioni?
Si, ci sono. Il punto centrale di ogni opera è l’uomo, il suo benessere e la garanzia di dare vita a luoghi/oggetti  in grado di soddisfarne i bisogni. Si tratta, sia nel settore workplace sia nel settore dedicato all’ospitalità, di dare forma a  progetti che al loro interno contengono vita e quindi azione e movimento.
Progetti dinamici, flessibili, aperti ed in grado di inviare stimoli personalizzabili in base a sogni, desideri e necessità.
I due settori sono strutturalmente distinti ed i canoni da seguire durante la progettazione degli spazi sono differenti e diversificate sono le modalità in cui si declina il benessere dell’uomo, calandosi nelle specifiche situazioni.
Gli approcci quindi restano separati ma, soprattutto negli ultimi anni, i mondi dell’architettura e dell’interior design si dirigono sempre più verso la creazione di spazi flessibili ed a 360 gradi, abili nel cogliere la totalità dell’essere umano. Anche le ibridazioni tra i due settori sono quindi in crescita e volte verso la realizzazione di luoghi “smart”, cangianti ed intenti a colpire il cuore degli uomini.

Da sempre gli hotel prevedono business center per conferenze e incontri, che esigenze ci sono nel progetto di queste aree?
La creazione di aree business dedicate a meeting di lavoro ed a conferenze si modella principalmente sulla base delle caratteristiche che hotel nel complesso ha e sul tipo di esperienza che questo desidera offrire ai suoi visitatori. L’integrazione è essenziale e l’opera nella sua unicità deve essere il risultato straordinario dell’armonia delle singole componenti. Così come l’oggetto, anche la struttura ricettiva può dirsi riuscita soltanto quando è in grado di dare origine ad un’atmosfera unica, non divisibile in compartimenti e non ripetibile altrove.
E’ certo fondamentale non dimenticare che nella progettazione di sale riunioni e conferenze è l’intelligibilità della parola a fare da sovrana; questa deve essere garantita attraverso un’acustica eccellente, attraverso sistemi tecnologici integrati e di alto livello qualitativo atti a semplificare il lavoro dell’uomo, ed attraverso sistemi di controllo veloci ed automatizzati. Infine ci sono gli standard tecnici e di sicurezza da rispettare, questi però non vanno concepiti come limiti ma piuttosto come spunti per far sì che il progetto si declini secondo modalità non ancora note, ogni volta inaspettate.

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Lo smart working ha portato il lavoro anche fuori dal luogo deputato -l’ufficio- portandolo in tutti gli altri ambienti di vita. Che esigenze hanno i lavoratori nomadi in viaggio? Ci sono nuovi aspetti da tenere presenti nel progetto?
Flessibilità è la parola d’ordine che caratterizza l’epoca contemporanea. Oggi si lavora in ogni luogo e non si seguono più rigidi orari e schemi. La condivisione e l’ibridazione di idee e progetti sono la conseguenza di questo nuovo modo di procedere: diretto, relazionale, mai statico o chiuso in se stesso. Così spazi precedentemente adibiti ad altro ora, al loro interno, prevedono aree dedicate al lavoro smart e, contemporaneamente, i luoghi fino a questo momento dedicati all’operosità umana modificano le loro fattezze, arrivando ad abbracciare aree dedicate al relax ed al benessere.
Le strutture si fanno più ampie e si liberano di ciò che è superfluo, adattandosi e plasmandosi in base alla differenti esigenze. Le indicazioni si chiarificano e riducono, dimostrando l’importanza che ha una comunicazione diretta, semplice ma radicata e profonda, immediatamente in contatto con l’essenza degli uomini. La luce mantiene il suo ruolo fondamentale, divenendo spesso protagonista degli ambienti ed arrivando fino alla loro definizione. L’elemento tecnologico diventa il filo rosso che sottende ogni opera, silenzioso ma indispensabile tiene le redini dell’intera struttura.
Aree dedicate alla focalizzazione ed alla concertazione prendono vita in luoghi inaspettati per dare risposta all’esigenza dei lavoratori nomadi di sviluppare idee, progetti e sogni praticamente ovunque e di condividere con un click il risultato dei loro pensieri.

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Quale scenario e quali evoluzioni prevedi per l’ufficio e per i modi di lavorare del prossimo futuro?
Ciò che ho raccontato sopra continuerà il suo percorso evolutivo e progressivo, arrivando a modificare radicalmente sia i luoghi dedicati al lavoro sia generalmente gli spazi in cui gli uomini si incontrano e trascorrono una lunga parte della loro quotidianità.
La possibilità di viaggiare molto ed in tempi decisamente brevi e l’opportunità dì condividere informazioni velocemente e in qualsiasi parte del mondo fanno sì, come detto, che idee e pensieri si combinino, ma anche che siano sempre meno e più integrati gli oggetti ed i mezzi necessari per svolgere un lavoro. Immagino i futuri workplace come spazi eterei, sospesi, ampi, luminosi e liberi. Spazi cangianti e dinamici, il cui obiettivo sarà quello di favorire il benessere , la libera espressione e la creatività umana. Spazi condivisi e intelligenti.

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Didascalie
sopra: Worldhotel Ripa Roma. Progetto di interior e lighting design di Arch. Simone Micheli (2015). Sala Sironi (sala conferenze). Foto di: Juergen Eheim sotto:
Barceló Milan Hotel. Progetto di interior e lighting design di Arch. Simone Micheli (2012). Foto: M.Marcato/J. Eheim

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I mille volti del coworking: #coworkingeurope.

Trecento entusiasti sostenitori del coworking arrivati da tutto il mondo hanno dato vita a Milano alle tre vibranti giornate della Coworking Europe Conference 2015, il più grande avvenimento di questo settore giunto alla sesta edizione, che si è svolto lo scorso novembre a Milano nel nuovo spazio Base (ex Ansaldo) di via Bergognone arricchito da visite guidate nei coworking milanesi e da conviviali party serali nei nuovi spazi di lavoro sparsi nella città. L’energia e la partecipazione erano palpabili e si potevano percepire in modo concreto le diverse identità di questi workplace.
WOW! ha seguito l’evento e propone una sintesi dei temi emersi e alcuni video.

Il movimento del coworking è in costante crescita ed evoluzione, ma soprattutto comincia a influenzare il mondo delle imprese; questo è uno dei principali dati emersi. Le grandi aziende si ispirano sempre più spesso al modello del coworking e iniziano a creare la propria versione di workplace condiviso. Nel “Corporate coworking” i confini tra spazio corporate e spazio coworking non sono più così netti: per esempio Tiscali ha aperto a Cagliari Open Campus, un coworking in un’area non più utilizzata della sede. (vedi i video di Alice Soru).


In altri casi le grandi aziende utilizzano spazi coworking per progetti mirati o semplicemente per attività che richiedono un’atmosfera diversa. Questo non ci sorprende se, come dimostra l’indagine di Neo-Nomad, il modello coworking aumenta la felicità del 65% e la produttività del 70%!
Nelle informali discussioni di gruppo delle “unconference” state affrontate le principali tematiche inerenti il coworking.

Si è molto parlato di come costruire una Community, come generare condivisione, come formare e aiutare la crescita e le sinergie dei coworkers, ma anche di come questo way of working influenza o è influenzato dagli stili di vita; di come offre nuovi input anche al settore del turismo come nello start-up Hotel Schani Wein di Vienna.
Inoltre gli spazi coworking interagiscono con la città e possono ridisegnare aree urbane fatiscenti, Sarah Turnbull di Bootstrap ha illustrato il caso di Londra.
Non sono mancate le iniziative umanitarie, Paul Keursten and Vasili Sofiadellis stanno progettando la creazione di uno spazio coworking nell’isola greca di Lesvos che metta in contatto i rifugiati con imprenditori e investitori locali e internazionali.

E’ purtroppo stato trattato in modo superficiale e deludente il tema -non secondario- del progetto fisico dello spazio coworking; probabilmente Oliver Marlow di StudioTilt -che ha disdetto il suo speech a causa di impegni improvvisi- avrebbe dato stimoli maggiori ai designer di coworking space.

Uno dei momenti più attesi è stato il report della Global Coworking Survey che dimostra una crescita annuale del 36% .

La grande articolazione dello scenario coworking è emerso dai case study proposti e dalle visite guidate di cui proponiamo alcune immagini e i video che sono anche stati trasmessi in diretta sulla pagina Periscope di WOW!
Nelle foto, da sinistra, i coworking Unità di Produzione e Login.

 

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ColourFutures AkzoNobel: il colore dell’anno 2016 è Oro.

Il Global Aesthetic Center di AkzoNobel ha presentato a Londra il ColourFutures 2016, un influente studio sviluppato insieme ai maggiori esperti di colore al mondo che indica le tendenze e porta alla definizione del colore dominante. Il colore dell’anno 2016 è oro (oro-ocra). Un colore già fortemente presente negli ultimi anni nel mondo del design e dell’architettura. 

“L’Oro esemplifica il tema generale della dualità”, ha spiegato Heleen van Gent, responsabile Global Aesthetic Center di AkzoNobel. “E ‘abbastanza brillante per attirare l’attenzione, ma rimanda in modo sottile alla storia e al patrimonio. Quindi rappresenta una fusione di passato, presente e futuro.” ancora un colore metallico e una naturale evoluzione e transizione dal rame che era il colore dell’anno 2015.
Un colore che offre diversi vantaggi “E’ versatile, estremamente facile da utilizzare: per esempio per un muro sia in interni che all’esterno. Anche se è un vero giallo, allo stesso tempo è caldo e neutro.

Si abbina molto bene con altri colori, creando effetti molto diversi in diversi stili di interior design. E ‘un colore che conosciamo e apprezziamo ed è eccitante e nuovo allo stesso tempo”, continua Heleen.
Per il 2016 sono state selezionate palette tenui e sofisticate che si concentrano sulle morbide sfumature dei semi toni. Il feeling generale continua ad essere caldo, ma più raffinato. I colori vivaci si allontanano dal tono primario per diventare qualcosa di più interessante creando una palette cordiale ma con un lato oscuro, misterioso.
“I colori sono sempre più discreti e sfumati, anche i colori più brillanti diventano intriganti e complessi”, conclude Heleen.
Ne è un esempio la Color of the Year palette:10 colori che mostrano come combinare il color Oro in chiave contemporanea.

Il ColourFutures 2016 offre suggestioni e suggerimenti per creare tavolozze abbinate al colore Oro: con effetto tono su tono, combinazioni neutre e rilassate o decisamente più sorprendenti nell’abbinamento con i colori scuri.
Più che mai attuale è quindi la nuova collezione Special Effects 2015/2018 di Interpon (brand di Akzo Nobel), una gamma di 43 finiture di vernici in polvere a effetto metallizzato, come sempre sostenibili perché esenti da solventi.

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La visionaria sede di TeamBank: nuovi modi di lavorare in banca.

Dopo il Google Office di Tel Aviv e il Google Campus di Dublino, Evolution Design ha firmato il progetto del nuovo quartier generale di TeamBank a Norimberga che ospiterà 700 dipendenti. Un vibrante workspace adatto per nuovi ways of working, strutturato come una città, capace di esprimere e integrare felicemente i valori del brand attraverso lo spazio.

Il design degli interni del quartier generale di TeamBank (meglio conosciuta come easyCredit), affronta la sfida di cambiare uno spazio di lavoro tradizionale verso una nuova modalità di lavoro basata non più su postazioni fisse, sui concetti dello smart working e dell’activity based office.

L’organizzazione spaziale dell’edificio, 15mila mq progettati da Baumschlager Eberle e costruita da Gp Wirth Architekten, richiama quella di una città.
L’area principale è la “zona mercato” del ristorante e del bar, seguita da un’area centrale denominata “Meet & Create Zone” attorno a cui si posizionano dei quartieri (Homezone), divisi in diversi isolati (Homebase).
I quartieri sono un mix unico di differenti tipologie di workspace in grado di fornire sempre un luogo adatto alle differenti esigenze di una giornata di lavoro.
L’area “Meet & Create Zone” consiste, invece, in una serie di diverse aree informali, specificatamente progettate per favorire la creatività e la concentrazione.
Come in tutte le città, poi, tutte queste aree pubbliche sono collegate da “parchi” e “strade”, spazi in-between che incoraggiano incontri casuali tra i lavoratori.

Un’altra importante caratteristica del progetto è l’identificazione con il brand, che ha portato Evolution Design a pensare come traslare fisicamente la vision e i valori di easyCredit, come il lavoro di squadra, la trasparenza, la comunicazione e l’onestà.
Il risultato è una struttura che i lavoratori di TeamBank possono vivere come una casa, ma anche come uno spazio condiviso e stimolante che riflette in ogni angolo un forte senso di appartenenza e di identificazione.
Testo di Gabriele Masi.

Didascalie
01. Primo e Secondo Piano, Homebase Work Area, Garden Typology.
02. Piano Terra, Bar, Caffè Centrale.
03. Piano Terra, Ristorante, Eat & Meet.
04. Piano Terra, Homebase Work Area esterna, Standard Typology.
05. Piano Terra, Meet & Create, Project Area, Lounge.
06. Primo Piano, Meet & Create, Area informale, Green Lounge.
07. Secondo piano, Meet & Create,Sunshine Bar.
08. Primo e Secondo piano, Homebase, Sala riunioni, Lounge Typology.
09. Primo e Secondo piano, Homebase, Sala riunioni,  Standard Typology.
10. Primo e Secondo piano, Homebase, Area informale, Diner Typology.
11. Primo e Secondo piano, Homebase, Area informale, High Backs Typology.
12. Secondo piano, Meet & Create, Games Lounge.
Photo credit: TeamBank AG / easyCredit.

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Street Art in ufficio.

“La street art con le sue tecniche dirette e con le sue sofferenze nell’anima entra negli uffici per offrire valore interno e stimolo alla conoscenza di forme d’arte non naturalmente utilizzate”. Con queste parole Alide Forte Catella, amministratore delegato di Coima Image, spiega una delle nuove tendenze più interessanti, sintomo di un cambiamento di percezione dello spazio lavorativo. 

La decorazione nei progetti residenziali e di uffici sta diventando un elemento sempre più importante e speciale: definisce lo stile e ne tratteggia i connotati dell’insieme”, continua Alide Forte Catella. “Quanto la street art viene cercata e selezionata necessita di un pensiero profondo che viene trasmesso per dare quella personalità che rende un progetto caldo, accogliente e in grado di contenere già una storia che lo rende unico”.
Gli ultimi progetti di Coima Image, gli spazi della hall dell’edificio Google-Pandora e degli uffici Roland Berger, raccontano un nuovo modo di personalizzare gli spazi.
La Street Art e i graffiti, che si esprimono solitamente nei luoghi pubblici per dare voce a una critica sociale e di contrasto, si evolvono in una nuova forma d’arte che da fenomeno clandestino diventa un’espressione condivisa e legale. Un nuovo linguaggio in grado di dare un’anima culturale e artistica agli spazi da vivere.

Su Wow! abbiamo già presentato altri esempi di come i graffiti si abbinano alla perfezione negli ambienti di lavoro e soprattutto negli spazi in-between, come dimostra la nuova sede Neomobile di Roma. “L’incursione della street art così come delle forme d’arte visiva contemporanea si inserisce perfettamente nel nuovo concept di ufficio moderno dove si cerca di ricreare spazi “altri” rispetto al solito, in modo da stimolare maggiore interazione tra i colleghi durante una pausa o in modo da essere di ispirazione per le attività creative”, spiega Salvatore Marinaro di Unispace che ha curato il progetto. “Personalmente”, conclude, “apprezzo molto questo tipo di approccio all’interno degli spazi di lavoro, ma pur sempre contenuto nelle aree non operative dove invece è sempre necessario mantenere il focus sul piano di lavoro con una scelta opportuna di luce, colori e materiali adeguati”.
Come testimonia anche il lavoro di Monforte e come abbiamo già sottolineato parlando della nuova piattaforma culturale #UfficioManifesto, la crescente presenza dei graffiti in ufficio può essere infondo ricondotta a quella tendenza che punta alla creazione di un ambiente di lavoro collaborativo divertente e orientato all’home feeling, o comunque più informale e rilassato.
Testo di Gabriele Masi.

Didascalie
1, Hall Google – Pandora. Coima image. Nel palazzo per uffici progettato da W. Mc Donough nel Quartiere Isola a Porta Nuova, sede degli uffici Google e Pandora, Coima Image ha curato l’interior design della main lobby dell’edificio. Gli artisti hanno lavorato per quattro sere, utilizzando la tecnica delle bombolette spray, secondo alcune suggestioni da sviluppare: il verde e la natura (vista la contiguità con l’edificio del Bosco Verticale), l’astratto e la rappresentazione di alcune lettere dell’alfabeto tra ui la G di Google e la P di Pandora. Il progetto ha coinvolto quattro street artists milanesi, Marte, Fosk, Mate e Leos, i primi tre parte della“crew” Nuclear1, nata a Milano nel 1996 e formata da persone con background differenti e stili diversi.
2,3,4 Uffici Roland Berger, Coima Image. Roland Berger occupa una porzione dell’edificio Gioiaotto, progettato negli anni ’70 dall’architetto Marco Zanuso e di recente ristrutturato nell’ambito del progetto Porta Nuova Varesine. I 600 mq sono stati ripensati da Coima Image, puntando sull’ottimizzazione degli spazi, in base alle performance richieste. Gli uffici doppi o multipli dei manager, sono separati da pareti decorate con opere degli artisti della Street Art. La filosofia del progetto artistico evoca i principi della “Singularity University” in California, volta a sfruttare le potenze tecnologiche esponenziali per risolvere le grandi sfide dell’umanità. Queste tematiche hanno ispirato le immagini iconiche del DNA, dell’energia, della robotica e delle nanotecnologie che caratterizzano in modo differente ciascun ufficio. Il progetto ha coinvolto gli stessi street artist della Hall Google-Pandora, Marte, Fosk, Mate e Leos.

5, 6 Sede Monforte di Milano. Monforte. Lo spazio pensato da Monforte e dalla business developer Paola Miglio, è un coworking di spazi e di idee, il manifesto dell’ufficio collaborativo. Le aree previste in questo variopinto ambiente di lavoro non fanno riferimento alle classiche funzioni operative, ma evocano altri modelli di lavoro conviviale (eat and chat, meet, relax, welcome) “Vogliamo trasferire l’esperienza acquisita nella progettazione della vita domestica negli spazi di lavoro per costruire ambienti di benessere individuale e collettivo, nei quali l’efficienza della ragione e l’intuizione emozionale lavorino insieme”, spiega Daniele Lago, di Lago che ha fornito gli arredi.
7, 8 Uffici Neomobile, Unispace. “La scelta dei graffiti è stata perché all’epoca Neomobile stava portando avanti una campagna creativa legata ai supereroi “become a superhero of mobile monetization”, in occasione del Mobile World Congress di Barcellona e la responsabile della corporate communication decise di immaginare che alcuni dei supereroi più famosi venissero rappresentati in pose insolite in tutte le aree comuni e di relax (Superman che fa un pisolino, spiderman ai fornelli, Hulk che esce dalla doccia , ecc ecc)”, spiega Salvatore Marinaro. Negli uffici Neomobile i graffiti sono presenti esclusivamente nelle aree “leisure” o di passaggio (come le rampe delle scale), non all’interno delle aree operative dove si è preferito mantenere le pareti neutre.

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Star: rivoluzione smart di un’azienda tradizionale.

Dalla scrivania fissa e personale all’open space, da uno spazio fortemente gerarchizzato alle postazioni libere. Come portare un’azienda tradizionale e con un una lunga storia nell’era dello smart working? Durante la seconda jelly session dell’Isola WOW! Lavoro Agile, Matteo Melchiorri, HR Star e Antonella Grenci de Il Prisma hanno illustrato le caratteristiche dei nuovi uffici Star di Milano.

Star, la famosa azienda alimentare, ha da poco trasferito i suoi uffici presso il centro MAC7 di Milano. Gli interni, progettati dall’architetto Antonella Grenci de Il Prisma, propongono una concezione dell’ambiente di lavoro, all’insegna del “chance encounters”.
“Abbiamo optato per un open space uguale per tutti senza postazioni assegnate” spiega Matteo Melchiorri, direttore risorse umane Star “Abbiamo scelto uno spazio molto generoso, senza un obiettivo di ottimizzazione della superfice. Di per sé la postazione è tradizionale, ma non ci sono pannelli divisori e soprattutto sono stati ridotti al minimo gli spazi fisici per l’archiviazione dei documenti, perché abbiamo adottato un approccio paper-less.
Per accompagnare il processo di cambiamento verso questo nuovo modo di lavorare, abbiamo dotato ogni dipendente di un locker, armadietto 35x35x60cm per gli oggetti personali”.
L’elemento che contraddistingue il progetto è la forte impronta che lazienda ha voluto dare allo spazio, in primo luogo nell’uso del colore.
“Chiunque entri negli uffici non ha dubbi di trovarsi in Star per i colori inconfondibili del marchio”, spiega Antonella Grenci. “Una moquette verde, un grande prato, e le nuvole colorate dei pannelli acustici gialle, rosse e bianche: i colori di Star sono presenti ovunque”.
Altro forte elemento architettonico e cuore del progetto è lagorà.
“Gli uffici hanno una struttura ovale” continua Melchiorri “al centro c’è un’agorà che riproduce l’ambiente famigliare di una cucina, con un bancone, un frigorifero, vending machine, tavolini e divanetti. Unarea break flessibile e multifunzione che può essere utilizzata per rilassarsi o lavorare in autonomia o con altri in maniera informale.
Volevamo un luogo che favorisse lincontro e la condivisione tra i dipendenti. Abbiamo anche una cucina vera, professionale, uno spazio di lavoro dove organizziamo show cooking, eventi con la stampa, coi consumatori, con gli studenti universitari, etc”.
Qual è, però, il fattore più importante del passaggio allo smart working per un’azienda tradizionale come Star?
Melchiorri non ha dubbi: “È il change management, fatto di accompagnamento,verso il nuovo e di spiegazione del perché delle scelte.
Proprio con questa finalità abbiamo illustrato le varie fasi di realizzazione dei nuovi spazi attraverso un website dedicato ed abbiamo organizzato un focus group interno per ascoltare i dubbi e gli spunti delle nostre persone”.
Limportante è non dare per scontato nulla e rispondere a tutte le domande che arrivano”.
Il passaggio allo smart working, come tiene a sottolineare Melchiorri, non è comunque semplice e richiede una sua gradualità.
“Non possiamo definirci un’azienda agile, ma abbiamo scelto per il momento una maggior flessibilità in entrata (dalle 7.30 alle 9.30), nella gestione dell’orario durante la giornata e di conseguenza anche dell’orario di uscita, ma soprattutto abbiamo eliminato la timbratura, all’insegna del trust ed dell’accountability. Abbiamo deciso di non adottare in questa fase l’home working, per il futuro vedremo…”.
Testo di Gabriele Masi.

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