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La Cittadella Vodafone a Padova (Dante Benini & Partners).

Progettata dallo Studio Dante O. Benini & Partners Architects, la sede Vodafone di Padova ha richiesto un investimento complessivo di oltre 12 milioni di euro. L’edificio coniuga i concetti di polifunzionalità,  eco-sostenibilità e smart working. Attraverso un concetto di illuminazione e colore pensato per sottolineare la qualità ritmica e armonica dei diversi materiali, spazi e dei ways of working dinamici scelti dall’azienda. 

Dopo la realizzazione del borgo smart Vodafone village di Milano, Vodafone ha scelto ancora lo Studio Dante O. Benini & Partners Architects per la realizzazione degli uffici della Cittadella di Padova, edificio candidato per la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). Caratterizzata da elevati standard di eco-sostenibilità ed efficienza energetica, la Cittadella utilizza un sistema di condizionamento a travi fredde ventilate a basso consumo e illuminazione LED.

Lo spazio si richiama all’esperienza milanese nella ricerca di un ambiente in grado di favorire la filosofia del benessere in ufficio, sviluppato in un open space connotato da aree di incontro formali e informali che favoriscono movimento e condivisione.
I concetti di smart working e di flessibilità, principi guida attorno a cui si è sviluppato il progetto, coordina ambiti di privacy individuali con esigenze collegiali, in una concatenazione di ambienti flessibili e dinamici, creando un’alternanza sensorialmente percepibile attraverso precisi elementi materici e geometrici.
Di forte impatto è il progetto grafico curato da Gr Interior che sottolinea la polifonia dell’insieme e introduce il senso del gioco espresso anche nell’interior design, come nel caso dell’area relax, caratterizzata da grandi poltrone-cocoon e sedie a dondolo in morfologie organiche e avvolgenti.

La caratteristica peculiare dei 7.600 metri quadrati della sede Vodafone a Padova è l’integrazione tra materiali e tecnologie innovative, progetto cromatico, acustico e illuminotecnico.
L’illuminazione Led, per esempio, è accentuata da scelte cromatiche che definiscono l’alternanza dei diversi spazi e da fogli in alluminio alveolati autoportanti a bassissimo spessore applicati sulle superfici e utilizzati per gli arredi custom che forniscono un effetto di dilatazione dello spazio. Un esempio di questa scelta materica è dato dalle macro lettere autoportanti, cablate e auto illuminate di cui sono costituite, o dove si inscrivono, le postazioni di lavoro formali e informali delle isole di lavoro, luoghi d’incontro e sinergia, immagine delle dinamiche che l’azienda vuole imprimere ai propri ways of working.
Una realizzazione complessa che ha visto la partecipazione di fornitori con alta professionalità  tra cui Sedus, Caimi Brevetti, Arper e Segis per gli arredi, Universal Selecta per le pareti mobili; iGuzzini e Viabizzuno per i corpi illuminanti
Testo di Gabriele Masi.
Fotografie di Beppe Raso.

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Jenner 19: il Creative Campus di Publicis Group.

“Abbiamo un giardino, un campo da gioco, una palestra, un orto, un asilo, un ristorante, un bar e un cinema. Se uno queste cose le mette in fila sembra stia descrivendo un resort. Invece è un ufficio, con postazioni di lavoro flessibili, nuove, moderne e colorate.”Publicis Group ha presentato così il Creative Campus di Viale Jenner 19 a Milano, uno spazio moderno riqualificato e ripensato dall’architetto Jacopo della Fontana (D2U). Un complesso di spazi basato sulla socializzazione e confronto creativo tra i diversi brand che operano al suo interno mantenendo la privacy e la connotazione necessaria ad ogni diversa società del gruppo. 

“Trasformare un immobile triste e vuoto in un campus accogliente e creativo è stata una grande sfida, vinta con la visione e la determinazione di tutti i protagonisti”, sintetizza così Jacopo della Fontana il progetto del Polo Creativo che ospita i diversi brand del Gruppo Publicis, tra cui Leo Burnett, Saatchi & Saatchi e Publicis.
I
l cuore della struttura è costituito da un giardino con diversi punti di sosta e riunione informale, realizzato da HW Style dall’orto al campo sportivo, alla parete vegetale verticale, uno spazio di socializzazione per le oltre 700 persone che frequentano ogni giorno il Campus.

Importante, all’esterno, è stato invece l’intervento sulle facciate, che ha fornito all’edificio un’immagine moderna, utilizzando pellicole serigrafate colorate con un effetto cromatico e dinamico, unite all’estremità in doghe in legno ricomposte con resine di protezione.
Per garantire autonomia di immagine agli uffici delle diverse aziende del Gruppo, che occupano gli 11.500mq della struttura sono stati creati tre ingressi distinti, ciascuno dotato di ampia visibilità dall’esterno e caratterizzato in modo diverso all’interno.
La maggior parte del piano terra, però, funge da spazio comune di supporto per tutte le agenzie: oltre alla caffetteria, si trovano anche un teatro da circa cento di posti, numerose sale riunioni di diverso formato e allestimento e un asilo nido. Al piano inferiore oltre ai numerosi archivi è stata creata una palestra ben attrezzata.
L’allestimento del layout degli spazi di lavoro ai piani superiori, open space intervallati da sale riunioni, ha seguito un’impostazione comune con diverse varianti estetiche, basate su scrivanie modularmente uguali, allineate perpendicolarmente alle finestre e schermate rispetto al corridoio da pareti alte 1,80m che assumono forme e colori diversi a seconda delle diversa società di appartenenza.
“Ci siamo ispirati alle nuove tendenze dell’architettura e del design. Abbiamo riflettuto, studiato, approfondito. E alla fine è venuto fuori questo luogo di lavoro, una location da cui la gente non vuole più uscire. Ma non perché lavora tanto, semplicemente perché dentro ci sta bene.”
Tra i diversi fornitori un ruolo importante ha avuto il dealer Cardex, insieme alle aziende fornitrici di alto livello tra le quali Caimi Brevetti (pannelli fonoassorbenti Snowsound), dieffebi (contenitori archivio), Interface ( pavimentazioni tessili) e Universal Selecta (pareti divisorie mobili).
Testo di Gabriele Masi.

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Milano: nuovi “mondi” di lavoro: Microsoft Milano.

“Spazi che favoriscono la produttività, connotati dalla creatività e dal design Italiano, uniti alla tecnologia più avanzata per sperimentare le potenzialità del digitale”. Carlo Purassanta, Amministratore Delegato Microsoft Italia, ha presentato così il progetto per la sede milanese dell’azienda che aprirà a Febbraio 2017. “Un ambiente ispirato a 4 elementi chiave della cultura Microsoft: flessibilità, collaborazione, apertura ed innovazione”.

Well being, conciliazione delle esigenze personali e professionali, apertura verso la cittadinanza e alla collaborazione. Il progetto della nuova sede Microsoft, nel primo edificio italiano pubblico progettato da Herzog & De Meuron nell’area di Porta Volta a Milano, si inserisce nella scelta orientata allo smart working che l’azienda ha intrapreso già da 10 anni.
Il design degli interni, basato su aree di lavoro open space senza postazioni fisse, è stata affidato a DEGW, con l’obiettivo di creare un’armonia e un equilibrio con l’esterno dell’edificio ispirato dalle cattedrali gotiche lombarde.
7.500 mq pensati per favorire la comunicazione sia all’interno della struttura sia verso l’esterno, favorendo la mobilità dei lavoratori, creando una atmosfera informale, ispirata all’ambiente domestico.

Un ecosistema regolato dalla ultime tecnologie in ambito smart building e di Internet of Things, dove sensori, applicazioni, schermi multimediali e assistenti virtuali permetteranno una interazione dinamica e continua tra persone, spazi e informazioni.
“Lo spazio è stato pensato eclettico, casual, confortevole e vario, con colori naturali e con qualche tinta accentuata, con corpi illuminanti personalizzati e con elementi d’arredo unici, fatti su misura. Ci siamo focalizzati principalmente sul significato intrinseco dello ‘human touch’, creando un ambiente di lavoro migliore, più intelligente e più flessibile”, spiega Cristiana Boienti, Senior Architect di DEGW.
Un altro elemento distintivo della nuova sede è il forte spirito di apertura e di coinvolgimento della città, dei clienti, partner e consumatori. A questo scopo sono state create diverse aree dedicate fra cui una classe digitale, dove i professori e gli studenti potranno avvicinarsi alle nuove tecnologie per imparare, un Microsoft Technology Center, che consentirà a clienti e partner di realizzare, con il supporto di professionisti e tecnologie innovative, progetti di trasformazione digitale, un’area dedicata al mondo dei consumatori dove sarà possibile scoprire e sperimentare le ultime soluzioni tecnologiche per divertirsi, comunicare e innovare, e un laboratorio dove sviluppatori, startup e professionisti IT potranno formarsi e aumentare le competenze sulle soluzioni Microsoft.
Testo di Gabriele Masi.

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Mitigare l’open space: sede Casio (D2U).

Dagli uffici chiusi allo spazio aperto e dinamico dell’informal office: la riqualificazione della sede milanese di Casio Italia di D2U, -direttore del progetto l’architetto Corrado Caruso– ha mitigato il tema critico della mancanza di privacy dell’open space con un attento progetto acustico e realizzando un’area non operativa di appoggio dotata di arredi in-between che permettono ai lavoratori di lavorare o telefonare seduti oppure in piedi in postazioni touch-down o anche tenere confortevoli meeting, sempre protetti da efficaci schermi acustici.

I lavori di riqualificazione di Design to Users (D2U) della sede Casio Italia in Viale de Gasperi, a Milano, sono intervenuti su uno spazio lungo e stretto (8x90m) e praticamente mono affaccio, con una riorganizzazione del layout basata su una massimizzare dell’apporto della luce naturale per le aree di lavoro, riposizionate sulla facciata sud dell’ufficio.
La modalità open space è interrotta dagli unici tre uffici chiusi rimasti, destinati alla direzione.
Per le altre postazioni la questione della privacy, tema di dibattito nella progettazione dei nuovi spazi di lavoro, è stata risolta creando un’area di appoggio: l’informal office.
Si tratta di un’area non operativa creata appositamente per effettuare telefonate private o collegarsi ad internet o conversare informalmente con colleghi e clienti in una situazione di totale privacy acustica.


Grande attenzione all’acustica è stata posta anche nelle aree operative con il posizionamento di schermi fonoassorbenti Snowsound di Caimi Brevetti (modello Mitesco, design Michele De Lucchi) direttamente sul piano scrivania e in versione free standing per separare le diverse workstation. Anche i soffitti in gyptone acustico e la delimitazione delle diverse aree tramite armadi alti contribuiscono al miglioramento dell’acustica.
Elementi smart del progetto sono anche la creazione di spazi facilmente riconfigurabili per riunioni e training, l’attenzione posta alla sostenibilità ambientale nell’utilizzo dei materiali riciclabili e nello sfruttamento della luce naturale e la creazione di una break area/kitchenette che svolge anche la funzione di punto di incontro informale.
Un forte accento è stato posto, infine, sulla brand identity attraverso il colore corporate, inserendo accenti blu elettrici Casio, sull’assetto cromatico neutro (bianco e grigio per strutture e pareti, beige e tortora per superfici di lavoro e pavimento) dalla reception al primo piano, ai setti inclinati nei corridoi, dai ribassamenti dei controsoffitti agli arredi della kitchenette, D2U ha creato un pattern cromatico capace di legare gli ambienti e creare un legame.
Testo di Gabriele Masi.

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Centro Innovazione: Torre Intesa San Paolo, Torino.

Come il design migliora la vita e il business? Il progetto collaborativo di Lago del Centro per l’Innovazione di Intesa San Paolo al 31esimo piano della torre trasparente disegnata da Renzo Piano a Torino, rispecchia i valori di uno spazio flessibile orientato all’home feeling, capace di trasportare in un ambiente di lavoro le sensazioni positive che l’ambiente domestico è in grado di dare all’individuo. Daniele Lago ne ha parlato in occasione di una stimolante conversazione con Roberto Battaglia, responsabile Servizio Formazione  Intesa San Paolo, svoltasi al Padiglione di EXPO.

L’incontro “Come il design migliora la vita e il business?” si è aperto parlando di Empatia.
L’Empatia di Visioni che ha reso possibile rispondere al desiderio di Intesa San Paolo di creare uno spazio innovativo per la banca del futuro. Ma anche Empatia intesa comecapacità di far entrare in risonanza spazi, oggetti e persone.
Il progetto in progress, sviluppato a quattro mani per il Centro per l’Innovazione di Intesa San Paolo si basa infatti sul principio Lago Interior Life, che ha l’obiettivo di creare, attraverso il design, ambienti improntati all’home feeling e capaci di favorire il benessere individuale e collettivo, aiutando le connessioni sia informali, sia legate al business. Una strategia ben sintetizzata nel claim  “Welcome Home”  che così spiega Daniele Lago, Amministratore Delegato e Head of Design di Lago “Credo che la vera innovazione sia quella che rende la vita di tutti migliore indipendentemente dal settore in cui viene applicata; il design oggi deve essere inteso come uno strumento di trasformazione sociale. Viviamo sempre più fuori casa, trascorriamo molto più tempo negli uffici che nelle nostre abitazioni. Per questa ragione pensiamo che sia necessario sviluppare anche gli ambienti dedicati al business come fossero case accoglienti, così da favorire il benessere individuale e collettivo, creando terreno fertile per attivare scambi inediti”.

Al centro dell’open space, occupato dal Centro per l’Innovazione a Torino, “galleggia” un Lago Community Table lungo 13 metri adatto per postazioni di co-working o conferenze, contornato da arredi su ruote che permettono la riconfigurazione costante la sua disposizione in base alle esigenze di utilizzo. Il piano del grande tavolo attraversa due librerie speculari tra loro una disposta a terra e l’altra sospesa a soffitto, che dividono lo spazio in un’area Laboratorio, luogo privilegiato della materioteca che supporta nella costruzione di prototipi e plastici, e in un’area Eventi che, grazie a tappeti, poltroncine e divani componibili Air, ha anche la funzione di area break.
La libreria LagoLinea connette lo spazio di lavoro a una cucina, pensata per aumentare la percezione dell’home feeling, di convivialità, scambio e relax.
Una sensazione rafforzata dal grande wall integrato in una postazione living, che permette di condividere facilmente progetti e presentazioni digitali, e da una illuminazione domestica, che rispetta nelle postazioni operative tutti i canoni ergonomici delle postazioni ufficio.
Diversa, invece, l’area dedicata agli uffici direzionali che si sviluppa a partire da una pianta rettangolare con tre lati a grandi vetrate. Per questo spazio Lago ha creato uninterior leggero, in grado di enfatizzare il panorama sul quale si affaccia con un ring di divani, un luogo privilegiato per trovare un momento di distensione.
Ai due lati di questo spazio sono stati ricavati due uffici direzionali, mentre al centro un grande tavolo Air di 4 metri per 3 è interamente dedicato alle riunioni.
Tutto all’insegna della più assoluta trasparenza e leggerezza.
Testo di Gabriele Masi.

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Digital Entity: un workspace per lo smart working.

Il progetto dei nuovi uffici milanesi di Digital Entity, business unit di NTTdata, va oltre la tradizionale ricerca di una alternanza tra open space e uffici individuali. Lo spazio, progettato dallo studio deamicisarchitetti, è articolato attraverso l’utilizzo di soli arredi e crea un continuum di ambientazioni formali e informali, individuali e collettive: luoghi dotati di personalità, in un approccio centrato sui contenuti e senza forme precostituite.

Lobiettivo del progetto dei nuovi uffici Digital Entity era quello di verificare dallinterno lefficienza di nuove possibilità organizzative e di far vivere in prima persona ai dipendenti una condizione di libertà espressiva analoga, in termini lavorativi, a quella promessa dai servizi offerti ai clienti, secondo i principi dello smart working.
Questo workspace doveva rappresentare concretamente ciò che è il core business dellazienda.
A partire da questo briefing, attraverso riflessioni congiunte, abbiamo iniziato ad indagare come esso potesse essere interpretato nella realtà e che cosa potesse significare in termini di organizzazione dello spazio. Ne è nato un nuovo principio:i modi di lavoronon dipendono dalla mansione o dallo status, ma dalloccasione e dallefficacia.” spiega larchitetto Giacomo De Amicis, che continua Dallosservazione sul campo delle abitudini degli addetti, è apparso chiaro che le persone tendono ad utilizzare luoghi diversi non solo con riferimento alla tipologia che devono svolgere, ma anche al variare degli orari e delle stagioni, spiega larchitetto Giacomo De Amicis.Oggi, ritrovarsi nello stesso luogo significa innanzitutto avere la possibilità di usare molteplici ambienti tra loro diversificati che consentono di coltivare, anche in occasioni non pianificate, la relazione, lo scambio, e la condivisione. Noi pensiamo che la progettazione debba fare i conti innanzi tutto con il carattere dei luoghi, inteso come quel connotato immateriale che conferisce specifica identità agli ambienti e che è il risultato dellinsieme di tutte le parti che concorrono nella costruzione di un luogo: siano esse geometriche, materiali, luci o arredi.
Cambia il concetto di spazio flessibile. Queste idee si riflettono in uno spazio che annulla la tradizionale gerarchia tra corridoio e postazioni di lavoro, creando un un unico open space caratterizzato da grandi piani di lavoro con sgabelli per workshop e riunioni informali, unarea relax con tappeto e poltrone, un tavolo da lavoro esagonale, tavoli singoli incernierati e una grande parete dove è possibile scrivere.
Luso di materiali naturali combinati in modo elementare, e il leit-motiv del reticolo in profilo in ferro a sezione quadrata verniciato articolato in molte e diverse configurazioni, permettono di mantenere una continuità formale di sottofondo, dalla quale emergono accenti diversificati: colori, materiali e oggetti di altra natura.
Grande attenzione è stata posta anche agli arredi fissi, che originano da un tubolare quadrato in ferro, scandendo tutti gli ambienti con la ripetizione della stessa geometria Mondrianescautilizzata per librerie, espositori e diaframmi semi opachi.
Sul controsoffitto dipinto in nero, infine, scompare la tradizionale partizione modulare con lampade ad incasso, sostituite da lanterne luminose: vivaci grandi paralumi in pergamena di forme e dimensioni differenti.
Testo di Gabriele Masi.
Fotografie di Gabriele Leo.

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La visionaria sede di TeamBank: nuovi modi di lavorare in banca.

Dopo il Google Office di Tel Aviv e il Google Campus di Dublino, Evolution Design ha firmato il progetto del nuovo quartier generale di TeamBank a Norimberga che ospiterà 700 dipendenti. Un vibrante workspace adatto per nuovi ways of working, strutturato come una città, capace di esprimere e integrare felicemente i valori del brand attraverso lo spazio.

Il design degli interni del quartier generale di TeamBank (meglio conosciuta come easyCredit), affronta la sfida di cambiare uno spazio di lavoro tradizionale verso una nuova modalità di lavoro basata non più su postazioni fisse, sui concetti dello smart working e dell’activity based office.

L’organizzazione spaziale dell’edificio, 15mila mq progettati da Baumschlager Eberle e costruita da Gp Wirth Architekten, richiama quella di una città.
L’area principale è la “zona mercato” del ristorante e del bar, seguita da un’area centrale denominata “Meet & Create Zone” attorno a cui si posizionano dei quartieri (Homezone), divisi in diversi isolati (Homebase).
I quartieri sono un mix unico di differenti tipologie di workspace in grado di fornire sempre un luogo adatto alle differenti esigenze di una giornata di lavoro.
L’area “Meet & Create Zone” consiste, invece, in una serie di diverse aree informali, specificatamente progettate per favorire la creatività e la concentrazione.
Come in tutte le città, poi, tutte queste aree pubbliche sono collegate da “parchi” e “strade”, spazi in-between che incoraggiano incontri casuali tra i lavoratori.

Un’altra importante caratteristica del progetto è l’identificazione con il brand, che ha portato Evolution Design a pensare come traslare fisicamente la vision e i valori di easyCredit, come il lavoro di squadra, la trasparenza, la comunicazione e l’onestà.
Il risultato è una struttura che i lavoratori di TeamBank possono vivere come una casa, ma anche come uno spazio condiviso e stimolante che riflette in ogni angolo un forte senso di appartenenza e di identificazione.
Testo di Gabriele Masi.

Didascalie
01. Primo e Secondo Piano, Homebase Work Area, Garden Typology.
02. Piano Terra, Bar, Caffè Centrale.
03. Piano Terra, Ristorante, Eat & Meet.
04. Piano Terra, Homebase Work Area esterna, Standard Typology.
05. Piano Terra, Meet & Create, Project Area, Lounge.
06. Primo Piano, Meet & Create, Area informale, Green Lounge.
07. Secondo piano, Meet & Create,Sunshine Bar.
08. Primo e Secondo piano, Homebase, Sala riunioni, Lounge Typology.
09. Primo e Secondo piano, Homebase, Sala riunioni,  Standard Typology.
10. Primo e Secondo piano, Homebase, Area informale, Diner Typology.
11. Primo e Secondo piano, Homebase, Area informale, High Backs Typology.
12. Secondo piano, Meet & Create, Games Lounge.
Photo credit: TeamBank AG / easyCredit.

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Street Art in ufficio.

“La street art con le sue tecniche dirette e con le sue sofferenze nell’anima entra negli uffici per offrire valore interno e stimolo alla conoscenza di forme d’arte non naturalmente utilizzate”. Con queste parole Alide Forte Catella, amministratore delegato di Coima Image, spiega una delle nuove tendenze più interessanti, sintomo di un cambiamento di percezione dello spazio lavorativo. 

La decorazione nei progetti residenziali e di uffici sta diventando un elemento sempre più importante e speciale: definisce lo stile e ne tratteggia i connotati dell’insieme”, continua Alide Forte Catella. “Quanto la street art viene cercata e selezionata necessita di un pensiero profondo che viene trasmesso per dare quella personalità che rende un progetto caldo, accogliente e in grado di contenere già una storia che lo rende unico”.
Gli ultimi progetti di Coima Image, gli spazi della hall dell’edificio Google-Pandora e degli uffici Roland Berger, raccontano un nuovo modo di personalizzare gli spazi.
La Street Art e i graffiti, che si esprimono solitamente nei luoghi pubblici per dare voce a una critica sociale e di contrasto, si evolvono in una nuova forma d’arte che da fenomeno clandestino diventa un’espressione condivisa e legale. Un nuovo linguaggio in grado di dare un’anima culturale e artistica agli spazi da vivere.

Su Wow! abbiamo già presentato altri esempi di come i graffiti si abbinano alla perfezione negli ambienti di lavoro e soprattutto negli spazi in-between, come dimostra la nuova sede Neomobile di Roma. “L’incursione della street art così come delle forme d’arte visiva contemporanea si inserisce perfettamente nel nuovo concept di ufficio moderno dove si cerca di ricreare spazi “altri” rispetto al solito, in modo da stimolare maggiore interazione tra i colleghi durante una pausa o in modo da essere di ispirazione per le attività creative”, spiega Salvatore Marinaro di Unispace che ha curato il progetto. “Personalmente”, conclude, “apprezzo molto questo tipo di approccio all’interno degli spazi di lavoro, ma pur sempre contenuto nelle aree non operative dove invece è sempre necessario mantenere il focus sul piano di lavoro con una scelta opportuna di luce, colori e materiali adeguati”.
Come testimonia anche il lavoro di Monforte e come abbiamo già sottolineato parlando della nuova piattaforma culturale #UfficioManifesto, la crescente presenza dei graffiti in ufficio può essere infondo ricondotta a quella tendenza che punta alla creazione di un ambiente di lavoro collaborativo divertente e orientato all’home feeling, o comunque più informale e rilassato.
Testo di Gabriele Masi.

Didascalie
1, Hall Google – Pandora. Coima image. Nel palazzo per uffici progettato da W. Mc Donough nel Quartiere Isola a Porta Nuova, sede degli uffici Google e Pandora, Coima Image ha curato l’interior design della main lobby dell’edificio. Gli artisti hanno lavorato per quattro sere, utilizzando la tecnica delle bombolette spray, secondo alcune suggestioni da sviluppare: il verde e la natura (vista la contiguità con l’edificio del Bosco Verticale), l’astratto e la rappresentazione di alcune lettere dell’alfabeto tra ui la G di Google e la P di Pandora. Il progetto ha coinvolto quattro street artists milanesi, Marte, Fosk, Mate e Leos, i primi tre parte della“crew” Nuclear1, nata a Milano nel 1996 e formata da persone con background differenti e stili diversi.
2,3,4 Uffici Roland Berger, Coima Image. Roland Berger occupa una porzione dell’edificio Gioiaotto, progettato negli anni ’70 dall’architetto Marco Zanuso e di recente ristrutturato nell’ambito del progetto Porta Nuova Varesine. I 600 mq sono stati ripensati da Coima Image, puntando sull’ottimizzazione degli spazi, in base alle performance richieste. Gli uffici doppi o multipli dei manager, sono separati da pareti decorate con opere degli artisti della Street Art. La filosofia del progetto artistico evoca i principi della “Singularity University” in California, volta a sfruttare le potenze tecnologiche esponenziali per risolvere le grandi sfide dell’umanità. Queste tematiche hanno ispirato le immagini iconiche del DNA, dell’energia, della robotica e delle nanotecnologie che caratterizzano in modo differente ciascun ufficio. Il progetto ha coinvolto gli stessi street artist della Hall Google-Pandora, Marte, Fosk, Mate e Leos.

5, 6 Sede Monforte di Milano. Monforte. Lo spazio pensato da Monforte e dalla business developer Paola Miglio, è un coworking di spazi e di idee, il manifesto dell’ufficio collaborativo. Le aree previste in questo variopinto ambiente di lavoro non fanno riferimento alle classiche funzioni operative, ma evocano altri modelli di lavoro conviviale (eat and chat, meet, relax, welcome) “Vogliamo trasferire l’esperienza acquisita nella progettazione della vita domestica negli spazi di lavoro per costruire ambienti di benessere individuale e collettivo, nei quali l’efficienza della ragione e l’intuizione emozionale lavorino insieme”, spiega Daniele Lago, di Lago che ha fornito gli arredi.
7, 8 Uffici Neomobile, Unispace. “La scelta dei graffiti è stata perché all’epoca Neomobile stava portando avanti una campagna creativa legata ai supereroi “become a superhero of mobile monetization”, in occasione del Mobile World Congress di Barcellona e la responsabile della corporate communication decise di immaginare che alcuni dei supereroi più famosi venissero rappresentati in pose insolite in tutte le aree comuni e di relax (Superman che fa un pisolino, spiderman ai fornelli, Hulk che esce dalla doccia , ecc ecc)”, spiega Salvatore Marinaro. Negli uffici Neomobile i graffiti sono presenti esclusivamente nelle aree “leisure” o di passaggio (come le rampe delle scale), non all’interno delle aree operative dove si è preferito mantenere le pareti neutre.

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Neomobile: layout diversi per attività diverse.

Passione, innovazione, trasparenza e bellezza” questi secondo il CEO di Neomobile Gianluca D’Agostino sono gli ingredienti del nuovo quartier generale a Roma disegnato da Salvatore MarinaroAntonio Borghi di Unispace, che lo ha presentato alla Jelly Session durante lIsola WOW! Lavoro Agile alla Piscina Cozzi. “Dietro al muro di mattoni, ci sono 4 piani di lavoro, uffici moderni e flessibili che supportano il nostro team e sono fonte di ispirazione per portare avanti la tecnologia della monetizzazione attraverso il mobile”.

Neomobile è un gruppo leader nel mobile commerce che opera a livello globale. Istituita nel 2007, oggi aiuta gli sviluppatori di app, adnetwork e aziende digitali come content provider, social network a monetizzare i loro servizi o prodotti digitali, oppure il traffico web e mobile, attraverso il carrier billing, la fatturazione con l’operatore telefonico.
“È una azienda internazionale, quindi avevano ben chiaro il concetto di smart working e non c’è stato bisogno di lavorare sul change management”, spiega Antonio Borghi, l’architetto di Unispace che si è occupato dello space planning del progetto del nuovo quartier generale Neomobile all’EUR di Roma.
“Ci siamo concentrati solo sul nostro core business: la progettazione di un edificio abbastanza complesso, il braccio di un vecchio monastero in un parco, perciò con vincoli strutturali pesanti. Il nostro ruolo è stato quello di ripulire la struttura e riportarla allo stato originale e riadattarla in un dialogo vivo tra lo spazio preesistente e le esigenze dellazienda in ogni settore”.
Necessità diverse che hanno portato a progettare i quattro piani della struttura con un diverso layout e diverse soluzioni di interior design.
Partendo dal secondo piano, dove lavora il settore tech, cuore dell’azienda, il layout prevede stanze separate da pareti in vetro, all’insegna della trasparenza e della continuità visiva, che affacciano su un corridoio aperto con piccole sale riunioni usufruibili in caso di necessità.
Le pareti di vetro sono utilizzate come vere e proprie lavagne dove attaccare fogli plastificati e appunti.
Il centro amministrativo è situato al primo piano, dedicato al top management e alla sala del consiglio, ma lo spazio principale è il piano terra, uno spettacolare open space con grandi finestre sul giardino che ospita al suo interno diverse funzioni.
“Poichè la struttura dell’edificio non presentava il classico allineamento di pilastri centrali abbiamo deciso di creare una spina centrale di scrivanie” spiega Antonio Borghi. “La luce è abbastanza alta, è una sala molto ampia, e questo ci ha fatto propendere per la soluzione a navata unica. Una configurazione “ad albero” con una certa densità, che probabilmente si evolverà nel tempo. Avendo l’azienda eliminato il telefono fisso per ogni dipendente, sono stati anche creati dei Phone booth, adibite a chiamate veloci”.
Anche il seminterrato è un open space con larghe finestre e accesso dal giardino, una comfort zone pensata per incentivare gli incontri in un ambiente informale, in un’area tra le più grandi dell’azienda fornita anche di oggetti ludico-ricreativi come il calcio balilla o il ping pong.
“Cercando di riassumere il progetto del quartier generale Neomobile si possono individuare tre concetti chiave” conclude Antonio Borghi. “Uno spazio efficiente e differenziato, studiato appositamente per le diverse tipologie di lavoro dei vari settori. Nessuno spazio è lasciato inutilizzato e nessuna funzione eccede il suo reale bisogno. Poi direi che è un workplace dinamico e smart, capace cioè di supportare diverse attività con un linguaggio architettonico non convenzionale, pensato fuori dagli schemi”.
Testo di Gabriele Masi.

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Coffice, il co-working “all you can eat”.

Reinterpretare un’idea di lavoro in continua trasformazione che necessita di spazi innovativi e nuove esigenze progettuali per abitarli. Apre a Milano, il primo Social CafèCoffice”, una piccola rivoluzione nel mondo del co-working, dove l’attenzione per il cibo genuino si fonde con la possibilità di vivere un ambiente pensato per lavorare, organizzare meeting, eventi e presentazioni o anche rilassarsi in tutta tranquillità.

Sito in zona Porta Romana, Coffice nasce dall’osservazione di come gli spazi di business informale stiano diventando sempre più il luogo privilegiato delle relazioni professionali, degli incontri e della convivialità. Per questo Coffice punta su un’offerta di servizi integrati che includono la connessione wi-fi illimitata ad alta velocità, postazioni di lavoro dedicate per pc e tablet, scanner e stampanti, oltre ad aree coworking e meeting, per un totale di 40 posti. La struttura prevede anche angoli relax con divani e poltrone dove è possibile prendersi una pausa, magari sfogliando un libro messo a disposizione dal servizio di booksharing.
Solo il tempo trascorso ha un costo: l’utilizzo della maggior parte dei servizi, compreso buffet e caffè illimitato, ha un costo iniziale di € 4 per la prima ora e €1,50 per le mezzore successive.
Lavoro e piacere si fondono così in un’unica offerta pensata per completare i servizi dedicati agli affari con i sapori dei cibi, salati e dolci, e delle bevande, calde e fredde, liberamente a disposizione durante tutto il giorno, e, durante la pausa pranzo, con una carta di pietanze a un costo contenuto o uno spazio dedicato anche per consumare le proprie vivande preparate a casa. Il risultato è la creazione di una dimensione del tutto innovativa, quasi familiare, in cui lavorare diventa piacevole, circondati da un ambiente rilassato ed essenziale, dal design nordico.
Uno spazio anche di cultura che si anima nei pomeriggi con workshop, corsi, mostre, meeting, eventi, presentazioni o degustazioni.
Testo di Gabriele Masi.

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Il design delle opzioni.

“La forma più efficace di lavoro agile oggi è quella che copia il modo in cui i creativi si organizzano e organizzano i propri spazi e i propri modi di relazione. Il designer smette di essere quell’ego a cui siamo abituati, ma configura gli spazi affinché gli altri possano personalizzarli secondo i propri ritmi. Per noi che siamo abituati a pensare in x, y, z è difficile, dobbiamo aggiungere una quarta dimensione, quella del tempo e del ritmo”.

Così, durante la conferenza di apertura della settimana dell’Isola Wow! Lavoro Agile alla Piscina Cozzi di Milano lo scorso 23 Marzo, ha aperto il suo intervento Francesco Zurlo, membro del comitato di selezione di ADI e professore al Politecnico di Milano.
Il design dell’ufficio è stato sempre concepito su base funzionalista, basandosi sulla standardizzazione nel dare risalto ad aspetti di tipo ergonomico e di sicurezza. La trasformazione attuata dal lavoro agile cambia il modo di rapportarsi con lo spazio.
“Dobbiamo trovare delle soluzioni che siano funzionali sia all’impresa sia all’utente stesso, cioè il lavoratore”, continua il professore. “Io l’ho chiamato design delle opzioni immaginando che chi ha opzioni ha una grande libertà. Credo che il benessere nello spazio ufficio sia legato oggi a quanto questo ambiente sia in grado o meno di dare delle opzioni d’uso, di relazione con gli altri, di contesto dove poter lavorare.
Nel momento in cui ti do delle possibilità sto lavorando sulla dimensione della fiducia.
Ci sono delle situazioni, però, in cui non è sufficiente che questa fiducia emerga soltanto dalle capacità di un leader, ma in cui è necessario avere delle evidenze fisiche che un progettista deve tenere in conto, perché condizionano l’emergenza di fiducia all’interno dell’organizzazione stessa. La domanda che dobbiamo porci oggi è: come posso io progettista costruire dei pattern che facciano emergere una condizione di fiducia?”.
“Il design oggi sta subendo una metamorfosi pericolosa per i suoi confini disciplinari, ma interessante”, conclude infine il professor Zurlo. “Nel nuovo concetto di lavoro il design avrà tanto da dire, specialmente se sarà capace di considerare le dimensioni della fiducia e del tempo come fondamentali nel progetto stesso”.
L’elemento che sta subendo maggiormente il passaggio culturale dell’organizzazione del lavoro di oggi è la scrivania, l’emblema dell’ufficio. Come fa notare Marco Predari di Assufficio, le aziende stanno investendo, infatti, su tipologie di arredi che superino la fissità della scrivania personale.
Il design è il fattore rigenerativo del settore, il primo vero motore di cambiamento che ci permette di approcciare questa rivoluzione con un percorso sistematico. Ciò che sta cambiando è anche e soprattutto il rapporto nello spazio tra aree comuni in-between e l’ufficio, inteso nella sua accezione classica. Aumentano sempre più i luoghi di aggregazione, le caffetterie e gli spazi per incontri informali. La meccanica della razionalizzazione dello spazio comporta nel contempo anche togliere una revisione attenta delle strutture immobiliari che devono ripensare la distribuzione delle parti impiantistiche a seconda della nuova pianificazione degli spazi e degli immobili”.
Testo di Gabriele Masi.

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Da Green Hill all’ADI.

Storia di Carlotta, il cucciolo di Beagle adottato da Yara.

Avevo voglia di un cane pur sapendo che mi sarei complicata la vita: ho già un figlio e due gatti! Così un anno fa ho adottato a Green Hill un cucciolo di Beagle, Carlotta.

La fortuna è che grazie al presidente dell’ADI, Luisa Bocchietto, posso portarla in ufficio e questo mi rende ancora più felice e serena! Credo che nell’ambiente di lavoro avere un amico a quattro zampe sia positivo: l’atmosfera è più rilassante e informale. Carlotta riesce a “sciogliere” i rapporti fra colleghi e anche a far stringere amicizie! Si lavora più volentieri sapendo che la nostra amica a quattro zampe riesce sempre a farti sorridere. Evviva Carlotta mascotte dell’ADI! E grazie di cuore tutte le colleghe che mi permettono di portare Carlotta in ufficio e si prestano volentieri a fare le dog sitter!

Testo di Yara Cutolo