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IF Design Award a BTicino per videocitofono Classe 300.

Nuovo prestigioso riconoscimento internazionale nell’ambito del design a BTicino. La categoria Building Technology degli IF Design Award 2016 ha infatti premiato il videocitofono Classe 300 di BTicino per la sua capacità di coniugare estetica, funzionalità e innovazione tecnologica. Da sempre le parole chiave della cultura aziendale di BTicino.

La particolare attenzione che il team di progetto BTicino ha dedicato al design è stato particolarmente apprezzato dalla giuria del prestigioso premio internazionale che da oltre 60 anni individua in tutto il mondo – tra le oltre 5000 iscrizioni pervenute- i progetti dal design più originale e innovativo.
Il profilo curvato e metallizzato con angoli arrotondati del videocitofono Classe 300, evoca l’estetica dei device mobili che utilizziamo quotidianamente e riduce percettivamente lo spessore dell’oggetto, conferendogli eleganza e leggerezza.
“Abbiamo progettato Classe 300 dopo un’ampia ricerca sulle tendenze e gli stili più attuali perché potesse entrare di diritto nell’arredamento di un ambiente contemporaneo. Poi, lavorando su App e connettività, abbiamo aggiunto nuove funzioni che rispondessero alla richiesta in atto di una vita sempre più mobile” ha commentato Milka Eskola, Vice Presidente Art and Design di Legrand e BTicino.

Videocitofono Classe 300.
Caratterizzato da un ampio display touch screen di 7’’ e da una finitura lucida effetto vetro, sarà presto disponibile anche nella versione integrata al programma Eliot.
Le funzioni base si attivano tramite tasti touch sensitive, accompagnati da una guida tattile che facilita il riconoscimento dei comandi. Le funzioni più elaborate si gestiscono, tramite le intuitive icone dell’interfaccia di navigazione, direttamente dal touch screen.

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Ecco perché EXPO mi ha delusa: scarsità di nuovi “Ways Of Thinking”.

Premetto che ritengo EXPO2015 una manifestazione ben organizzata, interessante da visitare e con padiglioni di buon livello architettonico (non ne parlo perché è già stato scritto molto).  A dispetto delle catastrofiche previsioni dei suoi detrattori, sta mostrando un’ottima immagine dell’Italia a tutto il mondo; anche l’indotto e i posti di lavoro che ha generato non sono da sottovalutare.
Eppure… mi ha lasciato delusa. L’aspetto “parco dei divertimenti” e “sagra agro-alimentare” prevalgono sul nobile tema che avrebbe dovuto essere il fulcro e l’anima dell’ esposizione. Il business prevale sull’etica.

All’interno dei bei contenitori dei padiglioni, spesso si trova solo superficialità e banalità; sono pochi i Paesi che hanno sviluppato nuovi “Way Of thinking”, concetti innovativi, modalità di analizzare e comunicare cosa significa “Nutrire il Pianeta”.
L’ “indigestione” di viaggi virtuali, proiezioni multimediali, percorsi esperenziali, effetti speciali, interattività, proiezioni su pareti di specchio, mi è sembrata poco “nutritiva”: uno sfoggio di altissime capacità tecniche che non lascia emozione profonda o sorpresa.
Mi aspettavo troppo? Può darsi, ma nella maggioranza dei casi mi è sembrato di essere a DisneyWorld (spettacolini inclusi) e di assistere alla proiezione di filmati promozionali dell’ente del turismo, il tutto condito con grande abbondanza di piantine aromatiche, orti verticali, botteghe di souvenir, stand di patatine fritte, lasagne e hamburger che hanno a che fare più con l’obesità che con la “Energia per la Vita”.
Tuttavia qualche messaggio forte e mirato si può trovare.
Per esempio al Padiglione Svizzero che ha riempito le sue 4 torri con acqua, caffè, sale e mele che i visitatori, informati che questi approvvigionamenti dovranno durare fino alla fine di EXPO, possono consumare o portare con sé. Mele e acqua erano già esaurite dopo una settimana. L’obiettivo è riflettere su un possibile sviluppo e consumo responsabile e sulla disponibilità degli alimenti nel mondo: “Ce n’è per tutti?” (per la cronaca, ho preso solo una scatolina di sale…).
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Il “Respiro” del Padiglione Austriaco, 54 gli alberi ad alto fusto e 12.000 piante che riproducono il microclima di un bosco austriaco ci spiegano che nutrire il Pianeta significa prima di tutto farlo respirare.
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Altro interessante Padiglione senza padiglione è quello dell’Olanda che ha enfatizzato e trattato con ironia il tema del Luna Park: tra ruota panoramica, ombrelloni colorati, comodi divani, mucche finte e camioncini per lo street food è presentato in un tendone da circo anche il Piano Delta: soluzioni creative e innovative per preservare la vita in una terra circondata dall’acqua.
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Sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e l’identità nazionale sono i concetti sui quali è incentrato il Padiglione del Belgio dove sono sono esposti e sperimentati ritrovati scientifici e tecnici atti ad affrontare la sfida alimentare, come i metodi alternativi di produzione alimentare, l’acquaponica, l’idroponica, la coltura d’insetti e di alghe. I visitatori sembrano però più interessati a cioccolato, birra e patatine made in belgium consumate con gusto su originali arredi outdoor.
Tra i padiglioni commerciali, il più stimolante è quello di Coop che con il Future Food District ideato da Carlo Ratti ha dato vita a un possibile scenario futuro del retail.
Le due ore di attesa in fila mi hanno fatta desistere dal visitare i padiglioni degli Emirati e della Cina.
Tornerò a Expo per visitarli e forse il mio giudizio si farà meno critico.
Editoriale di Renata Sias.