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Il meglio della Biennale: i padiglioni selezionati da WOW!

WOW!, che condivide parzialmente le scelte della giuria della 15a Biennale Architettura, propone una propria selezione dei padiglioni di maggiore interesse tra le Partecipazioni Nazionali  visitate ai Giardini e all’Arsenale.

Si è già letto molto dei Leoni assegnati dalla giuria della 15a Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia: Hashim Sarkis (Presidente di Giuria, Libano, USA), Pippo Ciorra (Italia), Sergio Fajardo (Colombia), Marisa Moreira Salles (Brasile), Karen Stein (USA).
Abbiamo già parlato del Padiglione Italia e citato nell’articolo introduttivo due progetti prima di sapere che fossero vincitori: Leone d’Oro alla Spagna per Unfinished “per l’accurata selezione di architetti emergenti il cui lavoro dimostra come l’impegno e la creatività possano superare i limiti materiali e di contesto”; Leone d’Argento a Kunlé Adeyemi per la sua scuola galleggiante Waterfront “per aver dimostrato con forza che l’architettura, iconica e allo stesso tempo pragmatica, è uno strumento per amplificare l’importanza dell’istruzione, a Lagos così come a Venezia”.

Altra scelta della giuria che condividiamo pienamente è la menzione speciale attribuita al Giappone: “per aver trasformato la densità in un’occasione poetica per produrre coesione sociale e modelli alternativi di vita collettiva”.

En:art of nexus (Giappone)
Ciò che ci ha affascinato è il concetto chiave di En che affonda le radici nel buddismo, ma ancora di uso corrente e che in modo alquanto arbitrario potremmo tradurre con luoghi di mezzo, spazio tra le persone e tra le persone e le cose, aree in-between.
I luoghi dell’En assumono un’importanza particolare in un momento di crisi economica e di identità del Giappone. La nuova architettura nei progetti esposti è incentrata su questo tema, nelle sue diverse accezioni.
Per esempio nel significato di Margine, luogo dove la quotidianità individuale si apre al mondo, che ha ispirato il Boundary Window di Masuda+Otsubo.

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Oppure En come necessità di considerare prezioso ogni incontro apparentemente casuale, rispecchiando la volontà di vivere insieme agli altri. Emblematici di questa visione sono gli Yokohama Apartments progettati da Koichi Torimura e LT Josai di Masao Nishikawa.
Ognuno di questi progetti alimenta la rigenerazione dell’architettura a partire dalle relazioni.
(Foto Francesco Galli, courtesy La Biennale di Venezia)

Dou Pavilion (Cina)
Il gioco è alla base del progetto di questo padiglione prefabbricato in legno, sostenibile ed eco-compatibile, sviluppato dall’università di Unitinno sotto la guida del prof Zhu. Concepito come sala ricreativa per un programma di educazione pre-scolare in atto in alcuni villaggi dell’estremo nord-ovest della Cina, è però adattabile a molte altre funzioni anche in geografie diverse.
Un rifugio da sperimentare e con il quale interagire, 70 mq di moduli concavi e convessi, aperti o chiusi, disposti su diversi livelli che generano sorpresa e invitano all’esplorazione spaziale, non solo i bambini ma anche gli adulti.
Il progetto è stato sponsorizzato da Akzo Nobel.

Blue: Architecture of UN Peacekeeping Mission (Olanda)
Il Blu è la metafora e l’elemento che unisce architettura e diritti umani: i caschi blu dell’ONU in missione di pace nella terra degli “uomini blu” Tuareg. Nel territorio nomade del Mali regna una crisi permanente, il territorio e i confini cambiano costantemente.
La proposta olandese è costruita sul Camp Castor di Gao, parte da una ricerca culturale e da un’indagine sull’architettura nelle zone di guerra per migliorare la qualità progettuale di questi accampamenti e soprattutto per trovare nuove soluzioni spaziali che possano migliorare la vita degli abitanti del deserto.
Il progetto architettonico entra a far parte delle “linee guida per l’approccio integrato”, gli accampamenti dell’ONU smettono di essere fortezze chiuse da filo spinato e si trasformano in catalizzatori per lo sviluppo locale. Il processo graduale di apertura della base militare si attua in quattro passaggi nel rispetto dei regimi di sicurezza, concentrandosi su tre oggetti di scambio –acqua, cibo, energia- per trasformarsi nell’ultima fase in un luogo che contribuisce a rendere autonoma la popolazione locale, dove i residenti possano scambiarsi risorse e conoscenze.

Heroic. Free shipping (Serbia)
Blu è anche la nave che con un raffinato intervento architettonico, occupa completamente il padiglione della Serbia ai Giardini, uno spazio vuoto e meditativo riempito solo dal suono di ticchettii sulle tastiere e click di mouse. Un progetto che si focalizza sul ruolo dell’architetto e la necessità di trovare una rotta di navigazione professionale. Un affascinante spazio onirico, metafora di uno spazio “eroico” che può ospitare molte persone connesse. L’energia non è solo quella che serve a caricare i propri devices, ma è quella che si genera dall’incontro delle persone.

LifeObject : Merging Biology & Architecture (Israele)
Taglio completamente diverso per questo studio  del team israeliano -Bnaya Bauer, Arielle Blonder, Noy Lazarovich, scientist Dr. Ido Bachelet and curator Dr. Yael Eylat Van-Essen- focalizzato sulla relazione tra architettura e biologia rappresentata da una struttura intelligente ispirata a un nido di uccello che integra elementi compositi naturali , intelligenti e artificiali all’interno di un sistema organico.
Partendo dal concetto di resilienza come elemento essenziale del sistema biologico riferito alla capacità di reagire e superare gli shock o i traumi, questo progetto rifiuta la tradizionale distinzione tra cultura e natura e propone l’architettura come parte di un più ampio ecosistema.

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