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La creatività che già c’è: istruzione per l’uso.

Non c’è bisogno di un genio: la creatività è un fatto sociale che nasce dal nostro essere parte di un ambiente che modifichiamo e che ci modifica quotidianamente. Al Facility Management Day di IFMA, nella conferenza “I confini della fantasia: la ricerca di creatività in azienda si è spinta troppo oltre?”, WOW! ha sostenuto come concetti quali benessere, flessibilità e malleabilità degli spazi, responsabilità, comunicazione e nuove tecnologie siano il veicolo per creare un ambiente utilmente e realmente creativo.

Il concetto di creatività, per come è spesso inteso, rischia di caricarsi di una certa ansia sia dalla parte dei lavoratori, che non capiscono perfettamente cosa e quanto venga loro chiesto, sia dalla parte del management, alle prese con le difficoltà di impostare e convincere della bontà di un nuovo modo di lavorare e in imbarazzo nel definirne i confini.

L’antropologia, però, può aprire nuove prospettive, anche nell’ambito dell’ambiente di lavoro. Se è vero come afferma lo statunitense Tim Ingold che è non è vero che costruiamo per abitare, ma che “solo se sappiamo abitare, siamo in grado di costruire”, allora l’attività creativa nasce da un rapporto quotidiano con un ambiente, costituito da spazi, oggetti, altre persone e, anche se ad un primo momento sembra stridere con un concetto romantico di “fantasia” e “creatività”, regole.
Ogni persona che vive all’interno di uno spazio ricrea continuamente gli oggetti e l’ambiente che lo circondano. La sfida, oggi, rendere visibile questo costante processo creativo e incanalarlo in un’ottica produttiva per l’azienda.

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Come dimostra in una efficace semplificazione la piramide dei bisogni di Maslow, questo può avvenire solamente in uno spazio in grado di generare sensazioni di benessere, appartenenza, autostima e sicurezza. Altrimenti la creatività si “focalizza verso l’interno”, cioè verso la sopravvivenza, verso la garanzia di standard minimi che ci permettono di “superare l’ennesima giornata di lavoro”. Guardate le scrivanie assegnate negli uffici gerarchici: gli oggetti che trovate sopra, le foto dei figli, le pile di documenti, i postit, alcune decorazioni personali, non sono forse simili ad un piccolo territorio ricreato in un lento lavorio quotidiano?
Come fare allora a trasformare questa creatività “focalizzata verso l’interno”, in una “focalizzata verso l’esterno”?
Ecco alcuni consigli da poter mettere in pratica:

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1) Creare spazi malleabili.
Non basta che gli spazi siano flessibili, cioè continuamente riassemblabili e fruibili in base a sempre nuove esigenze, ma devono prevedere un’esperienza tattile di utilizzo e di continua modifica. Serve dunque un design aperto, basato non solo sulla multifunzionalità, ma sulla reinventabilità.

2) Gli oggetti creano relazioni.
“Due sedia vuote, una di fronte all’altra, sono già in potenza una conversazione”. Gli oggetti non solo hanno in loro una capacità simbolica, cioè rievocano nella gente i riflessi fondamentali della loro cultura e della loro appartenenza, ma hanno anche una capacità intrinseca di creare “azioni”. Attraverso gli arredi si può lasciare traccia di messaggi più o meno impliciti, creando un ambiente il più possibile adatto ad un certo scopo, che sia il più possibile percettibile da parte di chi vive lo spazio.

3) Responsabilità e fiducia
Per quanto ci si possa sforzare, la quotidianità sovverte o palesa dei limiti del progetto o gli scopi iniziali. Bisogna, perciò, essere in grado di convivere e indirizzare questa imprevedibilità, senza essere troppo rigidi: giocare su quella linea sottile tra caos ed entropia, dove tutto è abbastanza disordinato per generare sempre nuove soluzioni e abbastanza ordinato per non finire nel guazzabuglio. Importante in questo è tenere presente due concetti chiave dello smart working: la responsabilità e fiducia.

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4) Pensare agli spazi come comunicazione e apprendimento.
Come ha approfondito Birgit Gebhardt, può essere utile pensare allo spazio come comunicazione e relazione, strutturandolo cioè non come insieme di luoghi fisici, ma come spazi dove viene messa in scena un certo tipo di comunicazione, e quindi di relazione. In secondo luogo l’ufficio deve essere concepito come un ambiente di apprendimento. È dall’apprendimento e dallo sviluppo di punti di vista sempre nuovi che nasce la creatività: ambienti che favoriscono un lavoro in team ibridi, dove scambiarsi conoscenze e competenze, a luoghi di incontro capaci di stimolare la crescita personale, a spazi che stimolano il brainstorming collettivo e all’opposto ad ambienti in grado di creare le giuste condizioni ambientali per un proficuo isolamento.

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5) Utilizzare la tecnologia.
Come ha dimostrato una recente ricerca Sedus, la tecnologia sta avendo un grosso impatto sull’architettura e sul design degli ambienti di lavoro, basando la “felicità spaziale” sulla capacità del dipendente di poter dominare e usufruire liberamente dell’ambiente: poter scegliere quale area utilizzare, le condizioni di temperatura e luminosità, sviluppare i propri percorsi, interagire liberamente e modificare lo spazio. Dalla parte del management, invece, la stessa tecnologia permette contemporaneamente di elaborare diversi dati, intercettando ed elaborando le preferenze delle persone e offrendo la possibilità di realizzare uffici che soddisfano di più i dipendenti.
Testo di Gabriele Masi.        

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La tecnologia della felicità al lavoro.

La tecnologia sarà alla base del raggiungimento della felicità in ufficio: è questo il risultato della ricerca i-Enjoy commissionata da Sedus nell’ambito della presentazione dell’app gestionale se:connects. Realtà aumentata, servizi cloud, dispositivi indossabili e IoT sono le quattro tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di lavorare, aumentando la nostra capacità di essere autonomi, di instaurare relazioni positive, creare, padroneggiare il contesto e crescere professionalmente e personalmente: in una parola di essere felici al lavoro.

Il rapido sviluppo tecnologico, a cui stiamo oggi assistendo, non sta solo ridefinendo il modo in cui lavoriamo, ma sta anche creando una nuova cultura del lavoro, favorendo il coinvolgimento attivo delle persone nella propria organizzazione, sempre più concentrata, a sua volta, sui bisogni del singolo impiegato.

Se, allora, parlare di felicità al lavoro significa includere considerazioni che vanno oltre la sfera personale e privata, quali engagement, fulfilment ed empowerment, allora la tecnologia può davvero giocare un ruolo chiave nel trasformare l’ufficio in un luogo dove perseguire la felicità, o almeno un certo tipo di essa.

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Certo, come fa notare Daniele Andriolo di Plantronics, intervistato nell’ambito della ricerca Sedus i-Enjoy, “la tecnologia fornisce un supporto determinante, ma non esclusivo, sia essa “passiva”, intesa come strumenti per un maggior comfort ambientale, o “attiva”, nel senso di strumenti, oggi principalmente informatici, per un più agevole ed efficace svolgimento delle attività lavorative”. Inoltre, mentre la tecnologia porta a dei grandi vantaggi come la migliore organizzazione temporale e spaziale delle attività e una migliore “ergonomia” del lavoro intellettuale, che lascia alle macchine lo svolgimento di compiti ripetitivi, lasciando alla componente umana la parte creativa, è anche vero che il gigantesco e costante flusso di informazioni rischia di farci “perdere di vista cosa conta davvero”.

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Oggi sono diverse le tecnologie e i servizi ad esse legati che si prefiggono di avere un impatto importante sulla felicità in ufficio: i server icloud e gli strumenti di realtà aumentata permettono di gestire una comunicazione ubiquitaria e trasparente coi colleghi e l’azienda, software e applicazioni come Happyfy Health forniscono ai dipendenti strumenti digitali in grado di motivare e fare da guida nello sviluppo delle capacità emozionali, mentre altri come Awesome Boss mirano ad aiutare i manager a gestire in maniera efficace un gruppo di lavoro.

È interessante notare, in quest’ottica, come la tecnologia stia avendo un grosso impatto anche sull’architettura e sul design degli ambienti di lavoro, basando la “felicità spaziale” sulla capacità del dipendente di poter dominare e usufruire liberamente dell’ambiente: poter scegliere quale area utilizzare, le condizioni di temperatura e luminosità, sviluppare i propri percorsi, interagire liberamente e modificare lo spazio. Dalla parte del management, invece, la stessa tecnologia permette contemporaneamente di elaborare diversi dati, intercettando ed elaborando le preferenze delle persone e offrendo la possibilità di realizzare uffici che soddisfano di più i dipendenti.

L’app se:connect di Sedus è un ottimo esempio di strumento che cerca di sfruttare l’utilità bifronte della tecnologia nello spazio, cercando di trovare soluzioni alle criticità dei nuovi spazi pensati in ottica smart working: attraverso il proprio smartphone, gli impiegati possono trovare agevolmente spazi di lavoro liberi e registrare la loro presenza nel sistema, permettendo ai dipendenti di farsi trovare, e a loro volta trovare i propri colleghi. Dall’altra parte i responsabili delle strutture riescono ad avere sempre a disposizione un report completo e aggiornato di numeri occupazionali e statistiche, avendo così strumenti per ottimizzare lo spazio e migliorarne l’efficacia, rendendo sia l’azienda sia gli impiegati più felici.
Testo di Gabriele Masi.

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Il futuro dell’Italian Smart Office con 80 anni di passato.

Massimo Stella, 42 anni, rappresenta l’ingresso della terza generazione in Estel Group dove ha iniziato a lavorare nel 2006.
Dal 2012 ricopre la carica di Sales Director, ma più che il suo ruolo tiene a sottolineare il “lavoro di squadra” portato avanti con impegno e dedizione. Nessun conflitto, quindi con le generazioni precedenti e forse proprio l’equilibrio dinamico e il quotidiano confronto su strategie, comunicazione, persone e prodotti sono tra i motivi del successo di questa azienda, posizionata tra le prime 20 in Europa, che celebra l’80esimo anniversario.

Dalla sua fondazione, quali sono state le tappe principali che secondo te hanno portato Estel tra le prime 20 aziende in Europa? Oggi ripercorreresti lo stesso percorso?

Il momento di svolta coincide certamente con l’ingresso della seconda generazione in azienda avvenuto negli anni ’70, con il susseguente passaggio da azienda artigianale ad industria; un altro momento focale è stato l’ingresso nel mondo dell’arredo ufficio all’inizio degli anni ’80.
Poi, nei primi anni 2000 l’azienda si è evoluta ulteriormente, interiorizzando la cultura del progetto: grazie ad una gamma di prodotti allargata e alla capacità di realizzare soluzioni custom e su misura, richieste ed apprezzate soprattutto dai grandi clienti.
Ogni storia è figlia del suo tempo: il prossimo percorso sarà segnato da una velocità di percorrenza ancora superiore.

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Quali sono i valori aziendali che guidano e distinguono Estel in tutto il mondo?

Estel è un’azienda in costante divenire, che osserva e analizza la realtà e le evoluzioni del mercato su scala globale per poter sviluppare le giuste risposte in termini di prodotto. Siamo giunti ad essere leader nel settore degli arredi per uffici in un periodo storico (gli anni 80’ e 90’) assai differente dal contesto odierno: oggi partiamo dall’assunto che l’attuale mondo del lavoro ha subito un cambiamento epocale poiché nelle aziende di ogni dimensione la staticità delle postazioni fisse è stata messa in discussione grazie alla possibilità di lavorare in costante mobilità, con la conseguente necessità di dover adeguare tutti gli spazi di lavoro.
La tecnologia è il motore di questa grande rivoluzione; quindi per consentire ad uno smart worker di ottenere le migliori prestazioni è assolutamente necessario offrire i giusti strumenti, ovvero soluzioni di arredo in grado di facilitare la vita del lavoratore nomade: Estel risponde aumentando l’investimento in Ricerca e Sviluppo per migliorare costantemente il Know-how Tecnico-Organizzativo e la Logistica, con il fine di proporre prodotti sempre più sofisticati in termini di design, materiali ed integrazione tecnologica, ma sempre con molta attenzione alla convenienza.
L’altro aspetto cruciale è certamente quello della progettazione: non ci consideriamo più solo dei “semplici” produttori di mobili ma un’azienda in grado di offrire soluzioni complete per lo space planning degli ambienti di lavoro, grazie alla vastità della nostra gamma e alla capacità e all’esperienza dei nostri progettisti.

Qualità del design e ricerca sono tra i fattori di successo di Estel, in percentuale quante energie e risorse dedicate a questi fattori?

L’avvento di nuove modalità di svolgimento delle attività lavorative ha investito in maniera diretta anche l’attività di progettazione dei luoghi di lavoro, secondo una semplice relazione: se cambia il metodo di lavoro anche l’ambiente in cui questo si svolge deve modificarsi.
La ricerca è da sempre per Estel un elemento strategico: proprio per questo motivo ogni prodotto – sia esso una scrivania, una seduta da ufficio o una parete attrezzata – nasce dopo un attento processo di studio finalizzato alla definizione di un concept. L’obiettivo finale è quello di creare oggetti che garantiscano benessere e funzionalità all’interno dell’’ambiente di lavoro.
In termini di progettazione il nostro approccio pone dunque il lavoratore al centro del processo creativo, con il fine creare arredi che possano accompagnare al meglio le varie attività che si svolgono in un ufficio; proprio per questo gli arredi della nostra gamma Smart Office non sono più categorizzati in maniera “gerarchica” (esecutivo, direzionale…) ma in base alla loro funzione.
Un team di professionisti affiatati e la continua collaborazione con studi di architettura d’interni di primo piano permettono a Estel di essere una delle aziende leader nel settore dello Smart Office, con prodotti unici sia in termini stilistici sia per quanto riguarda la qualità dei materiali.


Estel si è fatta promotrice del “piacere del lavoro agile”, coniando il claim “Italian Smart Office”: tra i vostri clienti quanti in Italia e all’estero abbracciano l’approccio smart working e quanti sono legati a visioni più tradizionali?

E’ innegabile che rispetto agli Stati Uniti, pionieri dello smart working, il nostro paese sia in netto ritardo. Se valutiamo invece i Paesi della UE solo Inghilterra, Germania e paesi scandinavi sono “avanti” in termini di meri numeri.
Il 2016 per l’Italia è stato un anno di svolta: il nostro paese sta cominciando a recepire i possibili vantaggi che lo Smart Working può apportare all’azienda ed al dipendente, anche in virtù del recente decreto legge. Le grandi imprese italiane cavalcano l’onda di questo nuovo modo di lavorare da anni, facendo registrare un aumento del 30% di progetti strutturati di Smart Working, mentre le PMI cominciano gradualmente ad avvicinarsi a questo mondo.
Il cambio di mentalità è forte: i lavoratori oramai sono divenuti flessibili e disposti a “rinunciare” ad abitudini un tempo radicate – come la personalizzazione o la dimensione della propria scrivania – e grazie al cambio generazionale c’è una maggiore predisposizione verso  nuove indispensabili tecnologie.
Secondo i dati del Politecnico di Milano sono oltre 300.000 i lavoratori “Smart” in Italia ma, a mio avviso, questo numero è destinato a crescere fortemente con l’arrivo delle nuove generazioni di lavoratori cresciuti a “Pane e Tecnologia”, abituati a stare in continuo movimento e ad essere cittadini del mondo.

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Avete arredato alcuni tra i più autorevoli HQ in tutto il mondo, come viene accolta la vostra visione di “Italian Smart Office”? Quali differenze cogli nella cultura del lavoro, nelle esigenze e nei ways of working dei diversi Paesi? 

Nei Paesi che lavorano in maniera “smart” da molto più tempo rispetto all’Italia ci si trova a dialogare con stakeholders già formati sulla materia; in altri Paesi invece queste teorie sono ancora semi-sconosciute e provocano curiosità ed interesse.
In base allo stato dell’arte, dunque, cambia nettamente l’approccio commerciale: se, ad esempio, negli Stati Uniti si propongono i nostri prodotti sottolineandone gli aspetti di design e finiture, molto differente sarà l’approccio utilizzato in chiave commerciale nel Far East, dove si punta maggiormente a far conoscere e proporre un più articolato concept.
Questa flessibilità in chiave commerciale è doverosa per aziende della nostra dimensione e riflette la nostra identità: per natura abbiamo la capacità di offrire prodotti seriali su larga scala ma, allo stesso tempo, siamo aperti a piccole declinazioni in termini di misure e finiture poiché sappiamo che nel contesto internazionale gusti e modalità di lavoro possono essere molto differenti.

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Il futuro dell’ufficio è a colori.

Veicolo di comunicazione immediata, potente evocatore di diverse sensazioni e stimoli, elemento dal forte carattere identitario: il colore ha acquisito un’importanza centrale nella progettazione degli spazi di lavoro, adattando agilità, smart working e nuovi processi produttivi ad una cultura lavorativa basata sul benessere e sulla creatività. Come definirne il ruolo nell’architettura della comunicazione?

Se l’ufficio è destinato a diventare uno spazio stimolante, sempre più multifunzionale, comunicativo e nomadico, il colore sarà sempre più una soluzione vincente nel design dei futuri spazi di lavoro.

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I colori sono cibo per la mente” ha dichiarato Christina Wiklund, CMF Manager in Kinnarps, presentando Kinnarps Color Studio. Una mente che deve essere nutrita per mantenersi creativa, aperta e allenata nell’affrontare un mercato del lavoro sempre più dinamico e pieno di diversi stimoli. Un cibo sano, capace di mettere a proprio agio, di creare atmosfere e situazioni che diano al dipendente ciò di cui ha bisogno in quell’esatto momento, secondo i suoi gusti e le caratteristiche della sua giornata.
Un cibo semplice e immediatamente percepibile, in grado di fornirci le coordinate culturali e spaziali del luogo in cui ci troviamo, rendendo subito visibile una mappa definita che permetta di orientarci rapidamente, agevolmente e senza angosce nella crescente complessità e dinamicità.

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Con il cibo il colore condivide anche il forte carattere identitario: dai segni e tatuaggi sulla pelle delle popolazioni ancestrali, ai colori delle casate medievali, alle bandiere degli stati nazionali, fino ad oggi alla brandizzazione degli spazi ufficio.
Il colore è per l’azienda il modo più semplice, efficace e pervasivo di comunicare coi propri dipendenti, offrendo non solo un richiamo diffuso alla corporate identity, ma anche una guida alla diversità di utilizzo dei diversi luoghi, all’atmosfera che si vuole ricreare, più o meno ludica o professionale, fino a messaggi impliciti, come l’idea di uno spazio accogliente, ancoraggio in un forte periodo di instabilità, il rassicurante Heart Wood, Color Futures 2018 AzkoNobel.

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C’è bisogno dunque di un colore che esprima al meglio quella architettura della comunicazione presentata dalla trend expert Birgit Gebhardt allo showroom Dieffebi, uno dei poli più interessanti della scorsa Fall Design Week milanese: un colore semaforico, in grado di dettare tempi e gestire in modo semplice e diretto i flussi; un colore araldico, in grado di definire e di creare una famiglia di appartenenza; un colore scenografico e teatrale, in grado di preparare un palcoscenico per un’azione libera e creativa, e allo stesso tempo in grado di evocare sensazioni ed emozioni.
Testo di Gabriele Masi.

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Sono 305.000 gli smart worker in Italia: i risultati di #OSW17

Come sempre affollatissimo il convegno annuale per la presentazione dei risultati della ricerca 2017 dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano che ha svelato cosa si cela “Sotto la punta dell’Iceberg” dello Smart Working.
Cresce del 14% il numero degli smart worker che raggiunge quota 305.000, l’8% dei lavoratori.
Soprattutto le grandi imprese (36%) hanno già progetti strutturati, contro 5% della Pubblica Amministrazione e il 7% delle PMI, tutti motivati dai benefici derivanti dall’adozione del Lavoro Agile (aumento della produttività 15% e del work-life balance, riduzione di assenteismo, costi e inquinamento). Consegnati gli Smart Working Award alle aziende eccellenti. Anche per questa edizione, WOW! ha dato il suo patrocinio all’evento.

L’approccio Smart Working sembra ancora interessare soprattutto il settore privato, grandi imprese in testa, ma la Pubblica Amministrazione (17% degli smart worker complessivi) sta guadagnando il tempo perduto grazie anche alla direttiva della riforma Madia che punta a rendere Agile entro 3 anni almeno il 10% dei dipendenti pubblici.

Ancora una volta risulta evidente che non esiste un unico modello di smart working, ma ogni azienda deve definire il progetto più adatto per la propria struttura: dalla semplice flessibilità di orario alla più elevata mobilità nel luogo; dal permettere di lavorare fuori sede un giorno alla settimana a chi, al contrario, richiede la presenza in azienda almeno un giorno alla settimana!

 

I risultati della ricerca sono stati illustrati da Fiorella Crespi, direttore di OSW, e da Mariano Corso, responsabile scientifico, che ha in particolare sintetizzato i benefici dello smart working e cosa si nasconde sotto la punta dell’iceberg, sottolineando tra l’altro l’importanza del luogo fisico dell’ufficio come driver dello smart working.

#OSW17 smart working: che cosa c'è sotto la punta dell'iceberg? Lo spiega Mariano Corso durante la presentazione dei dati Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano.

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Mediamente il 31% degli Smart Worker lavora in un’organizzazione con progetti strutturati di Smart Working.
Gli Smart Worker italiani trascorrono mediamente il 67% del tempo lavorativo in azienda, solo il 39% di questi alla scrivania, anche se spesso non hanno una workstation assegnata.
Si calcola intorno al 15% il tempo trascorso lavorando in postazioni diverse all’interno dell’azienda e 13% quello svolto da altre sedi della propria azienda. Casa, coworking, sedi di fornitori e clienti sono i luoghi di lavoro adottati dal restante 33%.

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Il 50% dei lavoratori agili si ritiene soddisfatto e dichiara di avere maggiore capacità di collaborazione, anche in team virtuali e padronanza nei cosiddetti Digital Soft Skills. Solo l’1% si dichiara insoddisfatto.
L’indagine ha anche tracciato le diverse identità degli smart worker.

#OSW17 chi sono gli smart worker?

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Tavola Rotonda


Rispecchiando gli elementi emergenti dalla ricerca 2017, il convegno ha dato ampio rilievo ai progetti di smart working in progress nella Pubblica Amministrazione raccontati da Monica Parrella, Francesca Gagliarducci della Presidenza Consiglio dei Ministri e Claudia Colaiacono del Ministero Economia e Finanza.

Le esperienze di progetti di Smart Working già attuati con successo sono state presentate da Maurizio di Fonzo di Axa, Franco Ghiringhelli di Marie Tecnimont, Giacomo Piantoni di Nestlè.

Sono poi saliti sul palco i partner di OSW, tutti pionieri dello smart working, che hanno offerto una panoramica a 360° sulle diverse tematiche; dagli aspetti tecnologici (Alessandro Magnino di Vodafone, Luba Manolova di Microsoft, Enrico Miolo di Cisco) a quelli attinenti il change management e la qualità del workplace.

Mauro Mondini di Regus ha illustrato le nuove esigenze di uffici temporanei e condivisi

#OSW17 Mauro Mordini di Regus

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Con la consueta spontaneità e simpatia, Ilaria Santambrogio di Plantronics ha fornito utili suggerimenti a chi vuole intraprendere la strada dello smart working e presentato la nuova sede di Vimercate progettata su questi principi.

#OSW17 Ilaria Santambrogio di Plantronics

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Lorenzo Maresca di Sedus ha introdotto il tema della Felicità al Lavoro, come obiettivo principale per ogni azienda e soprattutto per chi adotta modalità Smart Working.

#OSW17 Lorenzo Maresca di Sedus parla di Workplace e Felicità

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Massimo Roj di Progetto CMR ha sintetizzato il percorso di trasformazione e “smartizzazione” dell’ufficio negli ultimi anni.

#OSW17 Massimo Roj di Progetto CMR

Posted by WOW webmagazine on Wednesday, October 11, 2017

 

Smart Working Award 2017

Il convegno si è concluso con l’assegnazione degli “Smart Working Award” alle aziende che si sono distinte per capacità di innovare le modalità di lavoro nell’ottica del Lavoro Agile e con il racconto dei diversi progetti.
Dal 2012 questo riconoscimento “Ha l’obiettivo di sostenere la cultura dell’innovazione nello Smart Working, generando un meccanismo virtuoso di condivisione delle esperienze di eccellenza e dando visibilità alle iniziative di maggior successo”, come spiega Fiorella Crespi.

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Hanno meritato lo Smart Working Award 2017:
AXA Italia per il progetto “Smart working, smart life”, presentato da Pascal Bérnard.
CNH Industrial per “Lavoro da Casa”, presentato da Riccardo Iessi.
Costa Crociere per “Sm@rt Working Costa – Moving Forward!”, presentato da Paolo Tolle.
Generali Italia per “New Ways Of Working”, presentato da Simone Viola.
Hilti per “Smart Working@Hilti”, presentato da Maria Vittoria Loi e Sandra Polito.
Una menzione speciale è stata assegnata a Benetton per il progetto “Stretch your Time”.

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Architettura della comunicazione per un ufficio da WOW effect.

“Find your way!” È questo il motto del futuro mondo del lavoro e del workplace, secondo la trend expert Birgit Gebhardt, intervenuta all’evento “L’evoluzione dello Smart Working: ripensare il lavoro, ridisegnare lo spazio”, presso lo showroom Dieffebi a Milano. Un ambiente costruito attorno a network e a dati, dove lo spazio si personalizza in una cultura basata sulla comunicazione e collaborazione.

Siamo in un momento in cui l’ufficio sta perdendo il suo WOW effect e la sua centralità, soppiantato da spazi terzi che permettono di svolgere il proprio lavoro in maniera più adatta alle esigenze individuali e a volte più efficace e creativa: come ripensare allora l’ufficio per fare in modo che giochi ancora un ruolo importante nel futuro?

Birgit Gebhardt è intervenuta a proposito lo scorso 10 ottobre, nell’evento organizzato nel palinsesto dei Brera Design Days presso lo showroom Dieffebi che, proprio nell’occasione, festeggia il primo anno dall’apertura.
La studiosa tedesca è partita da un’analisi del cambiamento strutturale in cui sono immersi il mondo del lavoro e la società attuale: da una struttura focalizzata sull’industria, e che trovava in “standardizzazione” e “massificazione” le sue parole chiave, si sta passando, nell’era digitale, a una struttura che mette al centro il network e lo scambio massivo di dati, permettendo una maggiore focalizzazione sull’individuo. Se il motto era precedentemente “big, faster, cheaper, further” oggi è diventato “unique, as many as needed, on the spot, feasible by anybody”.

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Il design dell’ambiente di lavoro diventa così la chiave per favorire e porre l’accento sulla comunicazione, non più per strutturare e definire rigidamente i processi, ma per fornire un palcoscenico per diverse performance e competenze.
Uno spazio che, grazie alle nuove tecnologie IoT, diventa intelligente, capace di portare ovunque e sempre la comunicazione, emozionale e in grado di influenzare la nostra creatività e i nostri stati d’animo.
L’ufficio ha dunque bisogno di una “architettura della comunicazione”, capace attraverso la trasparenza, la non gerarchizzazione, la continua malleabilità e interazione con l’utenza di creare uno spazio dove l’individuo possa esprimere, far crescere e imparare nuove competenze.
“Non abbiate paura di provare qualcosa di totalmente diverso o pensare in una direzione totalmente differente”, ha suggerito Gebhardt, mostrando diversi esempi tratti da scuole e uffici disegnati prendendo spunto da diversi modelli di comunicazione umana.
Come fare, però, a costruire uno spazio efficiente, in grado di veicolare queste idee, che non si preoccupi più della “struttura della macchina”, ma della “struttura della collaborazione e della comunicazione”?

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Ecco un’altra formula, per dirla in maniera semplice: “varietà di codici, multiprospettiva e cultura dell’apprendimento”.
Bisogna tenere innanzitutto a mente che lo spazio è sempre percepito attraverso una memoria emotiva individuale e che quindi bisogna creare una reciproca adattabilità tra spazio e persona, che non imbrigli o deprima l’individuo, ma che sia in grado di farne esprimere a pieno il potenziale. Non è solo la persona che deve adattarsi alla situazione, ma è anche lo spazio che deve adattarsi alle persone che vi abitano: “Hai bisogno di toccarlo e di cambiarlo. Se c’è troppo design le persone non faranno nessuna di queste cose”, ha commentato Gebhardt.

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In secondo luogo, seguendo le ricerche neuropsicologiche sulla creatività, è importante che vi siano spazi che permettano una “non focalizzazione”, basati sulla libertà di trovare la propria situazione ideale e sul “lasciare che le cose accadano”. Un ambiente, cioè, che si avvicini maggiormente agli atelier o ai laboratori degli artisti, capaci di fornire diverse stimolazioni sensoriali, anche e soprattutto attraverso aree relax stimolanti o luoghi di incontro.

Infine è uno spazio dove l’apprendimento deve poter essere libero e costante, dove ognuno può imparare di continuo, attivamente e passivamente, dall’incontro con chiunque, un “landscape of learning” basato sulla self-organization, dove il focus principale non sia più su ciò che manca, ma sull’opportunità, non più sulla iper-specializzazione, ma sullo sviluppare sempre nuove prospettive e punti di vista.
Testo di Gabriele Masi.
foto da New Work Order ,bBirgit Gebhardt
Didascalia:
1. La Scuola di Atene, Raffaello: un modello per i workplace contemporanei
2. Pittogrammi metaforici usati Rosan Bosch per descrivere i modelli di comunicazione.
3. Ørestad Gymnasium, Danimarca, foto di Adam Moerk

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Uffici CBRE: trasformare i vincoli in opportunità.

Personalizzare l’interior design in base alla corporate culture e alle aspettative del committente, ottimizzando lo spazio in base alle sue caratteristiche: gli uffici CBRE a Roma offrono un esempio dell’approccio al progetto dello studio e45, in una varietà di layout e di setting che trovano il mood comune nei principi dello smart working.

La pianta di forma allungata, con numerosi vincoli strutturali e lunghi corridoi dell’edificio storico, vicino alla stazione ferroviaria di Roma, che ospita gli uffici CBRE, ha costituito una sfida per lo studio e45, ma anche un’occasione per mettere alla prova nuove e diverse soluzioni di design.

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Il progetto è improntato sulla corporate culture di CBRE, azienda leader nella gestione e commercializzazione di centri commerciali, outlet, retail e entertainment park, fin dalla reception: i banchi sono stati sostituiti da un’accogliente coffee area, dove è possibile preparare o organizzare meeting informali o rilassarsi su divani che aumentano la sensanzione di home feeling. Uno spazio fortemente brandizzato dal logo CBRE in rilievo su una parete in muschio, con una doppia funzione decorativa e di fonoassorbenza. L’attenzione alla riduzione del rumore è testimoniata dalla presenza nei diversi ambienti dei pannelli Caimi Brevetti.

All’interno, invece, piattaforme di metallo riproducono attraverso tutto l’ufficio i testi delle canzoni dedicate alla città eterna.
Il progetto punta anche ad ottimizzare le caratteristiche dell’edificio, trasformandole da vincoli in opportunità. È il caso, ad esempio, dei corridoi, pensati come punti di incontro dove si possono scambiare idee, anche attraverso le lavagne posizionate sulle pareti.

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L’open space in cui sono state posizionate le postazioni lavorative si caratterizza per un design semplice, con scrivanie Kinnarps regolabili in altezza e armadietti personali in ottica di postazioni mobili e desk sharin, mentre Cardex ha fornito gli arredi.

Nei circa 600 mq di spazio sono stati ricavati anche un’area cucina e una sala relax attrezzata con arredi, mentre tutti gli spazi, dalle sale riunioni ai phone boots, sono stati equipaggiati con dispositivi per le videoconferenze.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Matteo Zanardi.

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Work Smart! Convegno #OSW17 (11/10, Milano).

Come ogni anno l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ci offrirà lo stato dell’arte dello Smart Working in Italia. Il convegno 2017 intitolato “Smart Working: sotto la punta dell’iceberg” si svolgerà l’11 ottobre ( h 9/16) nell’aula magna del Politecnico del Campus Bovisa. L’evento è gratuito previa registrazione e i partecipanti riceveranno il Booklet Report. Come ogni anno WOW! patrocina questa iniziativa. Segui l’hashtag #OSW17.
Per informazioni e registrazione clicca qui.

Dopo l’apertura dei lavori a cura di Umberto Bertelè, Chairman degli Osservatori del Politecnico di Milano, saranno Mariano Corso e Fiorella Crespi, rispettivamente Responsabile Scientifico e Direttore dell’OSW a fornire i dati della Ricerca 2017 svolta in collaborazione con Doxa.
Scopriremo a che punto è lo Smart Working nel panorama nazionale; quanti sono gli Smart Worker e quali effetti queste modalità lavorative hanno sulle persone.
I risultati offriranno anche le percentuali di diffusione dello SW non solo tra le piccole, medie e grandi aziende, ma anche nella Pubblica Amministrazione.
Il percorso di crescita costante iniziato da qualche anno in Italia, grazie anche al Jobs Act sul lavoro autonomo approvato in Senato per disciplinare il Lavoro Agile, è inevitabilmente destinato a espandersi in modo esponenziale e a coinvolgere sempre più lavoratori.
Ma che cosa è indispensabile per attuare un progetto di Smart Working?
Forniranno concrete risposte a questa domanda Monica Parrella, Dirigente generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Coordinatrice del progetto Lavoro Agile nella PA; Francesca Gagliarducci, Capo del Dipartimento per il Personale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Maurizio Di Fonzo, Chief HR, Organization and Change Management del Gruppo AXA Italia; Franco Ghiringhelli, Senior Vice President, Human Resources, Organization and ICT di Maire Tecnimont.
Dopo l’enfasi su tecnologia e change management, sempre maggiore importanza sta assumendo il terzo pilastro dello SW, ovvero il cambiamento dell’ambiente fisico, il valore del workplace, il concetto di luogo come elemento di facilitazione di questa trasformazione che è soprattutto culturale.

Tavola Rotonda
La mattinata si concluderà con una tavola rotonda che coinvolgerà i sostenitori della Ricerca di OSW: Lorenzo Maresca, Country Manager, Sedus; Ilaria Santambrogio, Country Manager, Plantronics Italia; Massimo Roj, AD di Progetto CMR; Alessandro Magnino, Head of Corporate Marketing, Vodafone Italia, Luba Manolova, Marketing & Operations, Microsoft Italia; Enrico Miolo, Smart Working initiative leader, Cisco; Mauro Mordini, Country Manager, Regus Italia e Malta.

Smart Working Award 2017
Nel pomeriggio avremo anche testimonianze dirette da parte delle aziende che, dopo la cerimonia di premiazione, racconteranno le best practice di Smart Working in Italia.

L’edizione 2017 dell’Osservatorio Smart Working è realizzata con il supporto di:
Cisco, Doxa, Microsoft, Plantronics, Progetto CMR, Regus, Sedus, Vodafone, GetConnected e con il patrocinio di WOW! Webmagazine.

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Titolo evento: Work Smart! Convegno Osservatorio Smart Working 2017
Dove: Aula Magna Carassa Dadda, edificio BL.28, via Lambruschini 4b, campus Bovisa Milano
Quando: 11 Ottobre 2017 (9.00/16.00)

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Prysmian HQ: una “serra” dove crescono nuovi WOW.

Un vasto spazio estroverso, una riconversione sostenibile, modellata in ottica smart working: l’headquarters Prysmian a Milano alterna gli open space ricavati nella ristrutturazione dei quattro corpi di fabbrica con due serre bioclimatiche, recuperando le vecchie strutture esistenti, e rivestendole con una nuova pelle: un layout efficiente tra futuro e memoria storica, testimone di una rivoluzione in atto.

Il progetto architettonico è firmato da Maurizio Varratta Architetto che ha curato anche il design del verde interno e di alcune aree comuni. Lo space planning, l’interior design e il progetto di alcuni arredi su disegno sono invece a cura di DEGW

 

12.000 mq di aree ufficio e 1200 mq di serra: il progetto di Prysmian HQ, in via Chiese 6, a Milano, si presenta come uno spazio di lavoro senza gerarchie (il 69% degli spazi è open space, e destinato anche al top management), trasparente e luminoso, capace di guidare la trasformazione delle ways of working dell’azienda e dei circa 600 impiegati che trovano posto nella struttura.

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L’edificio, già ristrutturato nel 2001, con l’obiettivo di preservare la memoria del suo passato industriale, è stato oggetto di una riconversione molto più ambiziosa dall’area come sede degli uffici e dei laboratori, voluta nel 2011 da Prysmian, leader mondiale nella realizzazione di cavi per applicazioni nel settore dell’energia, delle telecomunicazioni e di fibre ottiche.
L’headquarter Prysmian a Milano è un complesso edilizio caratterizzato da una forma architettonica apparentemente semplice e tecnologicamente molto avanzata che segue i principi più attuali legati alla sostenibilità energetica, alla qualità ambientale e al rispetto per l’ambiente”, dichiara l’architetto Maurizio Varratta. “L’edificio preesistente è stato completamente demolito e tutti i materiali che lo componevano sono stati riciclati”.

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La vasta struttura è composta da quattro corpi di fabbrica intervallati a loro volta da due serre bioclimatiche a tripla altezza, sistemi di collegamento sia dal punto di vista architettonico, sia dal punto di vista umano. Sono queste oasi verdi a rendere peculiare la struttura, fornendo anche caratteristiche fondamentali per la qualità dell’ambiente di lavoro come una maggiore illuminazione naturale ed efficienza energetica, e una migliore regolazione del microclima. Ciò è dovuto principalmente alla copertura, costituita da una struttura a falde inclinate, tamponata con dei serramenti in alluminio, caratterizzati da ampie vetrate, equipaggiate con tende a rullo avvolgibili, in grado di ottimizzare l’irraggiamento solare e l’apporto di calore attraverso le differenti caratteristiche delle falde rivolte a nord e a sud, controllate meccanicamente.


Attraverso i pannelli fotovoltaici posizionati sulle falde rivolte a Sud degli edifici e quelli vetrati previsti a copertura dei posti auto, inoltre, l’edificio praticamente copre quasi tutto il fabbisogno di energia attraverso le fonti rinnovabili”, prosegue l’architetto Varratta. “Il nuovo complesso edilizio è stato progettato avendo come obiettivo minimo il raggiungimento del livello Gold secondo il protocollo internazionale di sostenibilità ambientale Leed. Durante la fase realizzativa ha in realtà raggiunto il livello Platinum, il massimo che questo protocollo prevede.”

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I tre corpi di fabbrica connessi dalle serre, invece, si sviluppano su tre livelli. Sono occupati dagli uffici in open space, dalle sale riunioni, dalle aree relax, dagli archivi, e nel terzo blocco, dove è stata prevista una sopraelevazione parziale, gli uffici dell’alta direzione. Il quarto blocco, di dimensioni inferiori a quelli precedenti, è stato pensato per avvenimenti e attività che coinvolgono l’esterno, come congressi, comunicazione e formazione, con sale riunioni e spazi di supporto. L’ex torre di filatura, elemento identificativo del passato industriale dell’area, è diventato, infine, il simbolo della nuova sede Prysmian, come si può notare dalla grafica identificativa delle società sopra apposta.

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La progettazione degli spazi interni è frutto della consulenza di DEGW e della metodologia sviluppata con Methodos di “Workplace change management” per cui ogni cambiamento è un processo che nasce dall’interazione e dalla partecipazione delle persone che lo vivranno, che devono essere guidate attraverso il cambiamento.
Inoltre l’interno è caratterizzato anche dalla brandizzazione dello spazio, guidata da FUD Brand Making Factory, altro marchio del Gruppo Lombardini22, insieme ad Interbrand.
Fin dalla reception, con l’insegna del marchio Prysmian posta sul bancone, realizzata in alluminio spazzolato con texture inclinata 45%, lo spazio e l’azienda si raccontano attraverso il payoff e alcune frasi significative dislocate in alcune postazioni strategiche, infografiche ad effetto e attraverso le teche contenenti i prodotti dell’azienda. Interbrand ha creato un codice alfanumerico e un sistema di pittogrammi che identificano gli spazi, sfruttando i vincoli architettonici e tramutandoli in opportunità.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Dario Tettamanzi.

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Mente, corpo e ambiente: benessere 3D in ufficio.

“Stare bene” e “far star bene” sono diventati il centro dei nuovi ways of working, segreto per la produttività e la competitività in uno scenario produttivo in continuo mutamento, e necessità per le nuove generazioni di talenti. In questo compito, l’ambiente svolge il ruolo di fattore chiave per il raggiungimento del benessere individuale, chiamando il design a mettere a fuoco tre diverse dimensioni: fisica, psicologica e sociale.

Da quanto anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità per la definizione del concetto di salute, è passata da un modello biomedico ad uno bio-psico-sociale, l’attenzione al benessere dell’individuo si è sempre più spostata sull’ambiente in cui vive. Il malessere non è stato più visto solo come un qualcosa di esclusivamente dipendente soggetto che ne soffre, ma qualcosa legato un mondo esterno. La regola, sostanzialmente è diventata la seguente: cambiando l’ambiente si può migliorare lo stato di benessere di una persona.
In pochi campi come l’ufficio questo concetto ha trovato una grande applicazione e il design si è impegnato per disegnare il supporto di un ecosistema in cui l’individuo possa “stare bene” a 360°: fisicamente, mentalmente e socialmente.

Bio
Come hanno dimostrato gli studi del filosofo francese Foucault, il corpo è sempre stato al centro delle pratiche organizzative e di potere. Oggi, però, la cura e il benessere del corpo diventano ancora più importanti in ottica di massimizzazione della produttività e di un’appagante e coinvolgente working experience.
Il design degli ambienti ufficio si è, così, andato sempre più specializzando, ad esempio, in soluzioni che aiutano a non affaticare e danneggiare a lungo andare l’apparato muscolo-scheletrico, mantenendolo attivo e favorendo il movimento attraverso il paradigma dell’agilità. Ne è un esempio l’attenzione alla ergonomia delle postazioni di lavoro, che hanno portato ad un boom delle scrivanie regolabili in altezza, accompagnate dalla comparsa di sedute meno tradizionali, come la wellness ball Technogym o le sedute Kinnarps presentate all’ultimo Stockholm Furniture & Light Fair.

Anche l’attenzione alla salubrità dell’aria, alla quantità regolabile e personalizzabile di illuminazione e di riscaldamento attraverso sempre più sofisticate apparecchiature IoT, fa parte di una maggiore attenzione allo stato di salute del dipendente. Il benessere fisico è protagonista, inoltre, di un’altra serie di iniziative e servizi che trovano sempre più spazio in azienda: dal ristorante col menù equilibrato e controllato, alla palestra, fino all’organizzazione di visite mediche direttamente in ufficio, come le giornate della salute organizzate da Mattel Italia.

happiness

Psico
Se non avete ancora sentito parlare di felicità in ufficio, forse negli ultimi anni siete stati davvero su un altro pianeta. Da una parte l’ambiente di lavoro, se si pensa alla ricerca di una felicità intesa come numero e intensità delle emozioni positive che un individuo sperimenta, è diventato sempre più simile ad un parco divertimenti, mentre dall’altra è sempre si avvicina maggiormente all’industria del marketing e della pubblicità nel seguire il concetto di “creatore di esperienze”.

Engagement, fulfilment ed empowerment sono diventate le parole chiave della gestione delle risorse umane e della cosiddetta human experience, che oggi occupa le aziende dei manager HR.
Inoltre i nuovi studi provenienti dal campo delle neuroscienze forniscono nuovi spunti per la creazione di un ambiente in grado di ridurre il grado di stress: fanno la loro  comparsa in ufficio aree relax attrezzate, musica e playlist per la meditazione, e design di interni in grado di favorire la concentrazione anche in caotici e affollati open space.
Hoofddorp, 21th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

Sociale
Nei luoghi di lavoro, gli spazi che sono saliti maggiormente alla sono quelli che favoriscono l’incontro tra dipendenti (aree in-between, aree break, aree deputate a riunioni informali) o tra l’interno e l’esterno dell’azienda (professionisti interessati ad una postazione co-working o consumatori incuriositi dal poter provare o conoscere i nuovi prodotti). Il simbolo di questo cambiamento è l’onnipresente calcio-balilla, l’home feeling dei divani e delle poltrone, o la convivialità della cucina ad uso dei dipendenti.

E per chi è appassionato di musica, gli uffici di Plantronics in Olanda offrono addirittura una insonorizzata e attrezzata sala prove.
L’attenzione sociale va, però, oltre i confini fisici dell’azienda: smart working, lavoro agile, asili in ufficio, spazi co-working e co-living permettono, da una parte, un maggiore work-life balance, dall’altra, però, erodono il poroso confine tra vita lavorativa e vita privata attraverso il cavallo di Troia della tecnologia.
Testo di Gabriele Masi.

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Eliminare rumore e distrazioni, ovunque si lavori.

Come conferma lo studio svolto da Oxford Economics, il rumore è spesso considerato la principale causa di distrazione, sia nelle attività in ambienti open space, sia nelle modalità di lavoro agile. Plantronics, pioniere nella tecnologia audio e wearable e nello smart working, ha creato la cuffia Voyager 8200 UC, pensando alle necessità dei nomadi digitali e smart worker che necessitano di lavorare ovunque e in qualsiasi momento.

Tenere una conference call in open space o ascoltare la musica preferita sul treno o al bar senza essere disturbati dal rumore?
Oggi è possibile grazie a Voyager 8200 UC, una cuffia stereo bluetooth di ultima generazione, curata nel design e dotata di audio professionale e tecnologia di cancellazione attiva del rumore (ANC) per garantire la massima concentrazione.
E’ dotata di microfoni omnidirezionali dual-paired con elaborazione avanzata del segnale digitale, due livelli di ANC e tecnologia Smart Sensor.
“In situazioni di lavoro flessibile è importante e prioritario assicurare ai propri collaboratori la possibilità di concentrarsi al meglio durante le ore di lavoro”, ha commentato Gavin Sear, Global Product Marketing Manager di Plantronics.
Voyager 8200 UC è  prodotto di punta della famiglia Plantronics Voyager e sarà disponibile negli Stati Uniti entro la fine di Luglio 2017 e in Italia a partire da settembre (presso i rivenditori Plantronics autorizzati, ad un prezzo consigliato di € 349,00).

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Principali funzionalità di Voyager 8200 UC:
Quattro microfoni “beam-forming” che rilevano e amplificano la voce dell’altoparlante, mentre due microfoni aggiuntivi rilevano e bloccano il rumore ambientale, garantendo un’esperienza audio di ultima generazione, e una qualità di chiamata cristallina.
Avvisi vocali avanzati che segnalano i nomi dei chiamanti, lo stato di muto, la connessione e il tempo di conversazione.
Autonomia della batteria wireless fino a 24 ore di ascolto e cavo audio da 3,5 mm per facilitare l’utilizzo in volo.
Certificazione Microsoft Skype for Business, compatibile con Cisco Jabber e altri softphones.
Grazie alla tecnologia Bluetooth, Voyager 8200 UC può essere associato a computer Windows e Mac e molti smartphone e tablet IOs e Android, anche attraverso l’adattatore USB Plantronics BT600.
Supporto wireless fino a 30 metri dai dispositivi Bluetooth® di classe 1.
La tecnologia Smart Sensor rileva se l’auricolare è indossato e si setta automaticamente in modalità pausa quando viene rimosso, facendo ripartire il contenuto multimediale quando viene indossato nuovamente. 

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Lo smart working tra spazio fisico e virtuale.

L’affermazione dello smart working sta portando le organizzazioni a progettare differenti scenari per le modalità e il luogo di lavoro. Alcune aziende accolgono questa modalità di lavoro lasciando al collaboratore la libertà di lavorare in ufficio o in qualunque altro luogo. Crescono le aziende “location-independent”che hanno deciso di non avere un ufficio e far lavorare i propri collaboratori soltanto da remoto.
Il nuovo trend è l’ufficio virtuale online per interagire grazie a software che simulano lo spazio di lavoro fisico di cui ancora molte persone sentono il bisogno.  

Mentre un cospicuo numero di aziende ancora respinge lo smart working posticipando il cambiamento ad un momento futuro che prima o poi arriverà, altre compagnie decidono di non avere un ufficio: una scelta coraggiosa ma non priva di senso e nella maggior parte dei casi è una scelta condivisa con i collaboratori.
Recentemente Automattic, l’azienda che sviluppa il CMS WordPress, ha deciso di mettere in vendita i propri uffici a San Francisco: 1400mq di uffici open space dotati di molte attrattive. Il motivo della vendita è semplice: si recano in ufficio 5-6 collaboratori mentre tutti gli altri preferiscono lavorare da remoto.

 

Buffer è un’altra azienda che dopo alcuni anni di lavoro in un ufficio ha deciso di abbandonarlo per lasciare ai propri collaboratori la libertà di lavorare da dove preferiscono.
Le aziende “location-independent” hanno fatto della loro scelta un motivo in più per investire sulla cultura aziendale e creare un senso di squadra molto forte. Inoltre si sono dotate di perk e benefit adatti ad acquisire nuovi talenti da remoto e mantenere quelli già presenti, ad esempio viene dato il rimborso a chi decide di lavorare in un co-working.
Quando di parla di lavoro in ufficio o di lavoro da remoto le persone si dividono in due gruppi: alcuni preferiscono lavorare da remoto e rinunciano volentieri all’ufficio, gli altri hanno bisogno dell’ufficio come luogo di aggregazione e di relazione che dona significato stesso alla parola lavoro.
I millennials e ancora di più la generazione Z sono solitamente favorevoli al lavoro da remoto e spesso lo richiedono. Le generazioni precedenti si stanno aprendo allo smart working grazie alla maggiore qualità di vita e lavoro.

L’ambiente ufficio virtuale online: un nuovo trend.

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Tra questi nuovi ways of working e spinte generazionali esistono aziende che lavorano in un ufficio online.
Questo significa che i collaboratori utilizzano un software in grado di simulare gli spazi fisici di un ufficio. Per ora gli spazi sono disegnati in 2D, ma il passo al 3D è breve perché aziende come Facebook stanno già integrando la tecnologia Oculus Rift.
Questi software non hanno niente a che fare con second life o un utilizzo ludico degli spazi virtuali.
Lo scopo di un ufficio online è di ricreare la prossimità personale e la funzionalità di uno spazio fisico di cui i team hanno bisogno per poter lavorare insieme da remoto.
I team sono co-localizzati online in un ufficio disegnato su una mappa visuale con gli avatar che rappresentano le persone all’interno dello spazio virtuale.

Le stanze e gli spazi comuni di questo ufficio virtuale simulano la cucina, lo spazio con divano dedicato al relax, stanze dove si è molto focalizzati e non si vuole essere disturbati. Il concetto è molto simile al disegno degli spazi in base alla loro funzione. La policy di uno spazio siffatto descrive come comportarsi all’interno.

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La mia personale esperienza ha fatto un salto di qualità da quando mi sono unito a Virtual Team Talk, un co-working space internazionale dove diversi professionisti si incontrano e lavorano nello spazio creato dal servizio sococo.com.
In questo spazio può succedere che mi trovo nella sala “casual” insieme ad una persona e colgo l’occasione per conoscerla. Oppure mi trovo nella stanza “very focused” dove tutti sono molto concentrati e non mi azzarderò a disturbare i miei colleghi. Posso spostarmi nella sala “open discussions” per un brainstorming remoto dove tutti i colleghi hanno la webcam accesa.
Nella stanza “after party” posso conoscere informalmente i miei colleghi dopo lavoro.
La sensazione di vicinanza dei propri colleghi è innegabile con il passare del tempo. Lavorare in un team remoto dà spesso quella sensazione di non sapere cosa stanno facendo i colleghi: se stiano lavorando al computer o siano fuori per una commissione.
L’integrazione con i tool che facilitano la comunicazione è già avanzata. Inoltre con questa modalità di lavoro le persone sono libere di andare e venire nello spazio virtuale comunicando agli altri la loro presenza.
Il movimento globale dei lavoratori da remoto è in continua crescita e un ufficio online può aiutare a simulare uno spazio fisico di cui ancora molte persone sentono il bisogno.
La scelta di adottare lo smart working in modo tale che il collaboratore possa scegliere quando lavorare in ufficio e quando lavorare da remoto, seguendo una chiara policy aziendale, appare ancora migliore con l’uso di un ufficio online.
Testo di Giovanni Battista Pozza, Digital Entrepreneur e co-founder di Full Glass (Happiness Think Thank).

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Photo Automattic: credit Scott Beale https://www.flickr.com/photos/laughingsquid/ 

Photo Office online: Virtual Team Talk Sococo 

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Smart Working Day organizzato da Inside Factory (5 luglio 2017).

Dati, numeri, vantaggi ed opportunità offerte dal lavoro agile in una giornata di confronto e formazione aperta ad aziende e professionisti; è organizzata da Inside Factory il prossimo 5 luglio negli spazi InCOWORK di via Po a Cormano. WOW! Webmagazine è media partner.

Il lavoro agile, che da maggio 2017 ha una nuova normativa nazionale, è una realtà già da tempo presente in Italia: stando ai dati diffusi a fine 2016 dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia si contano 250mila Smart Workers, 40% in più rispetto al 2015. Il 69% sono maschi con una media di 41 anni. Il 52% sono del Nord Italia, il 30% delle grandi aziende ha già adottato lo Smart Working (il 17% in più rispetto al 2015), mentre solo il 5% delle Piccole e Medie imprese lo pratica, esattamente come un anno fa. Tutti dati che saranno analizzati e condivisi nel corso dello “Smart Working Day”, un focus mirato sulla metodologia di lavoro del domani.

Lo Smart Workingdichiara Martina Giacomelli, Marketing & Sales Manager Inside Factorynon vuole solo essere una nuova modalità lavorativa, ma rappresentare una concreta opportunità in termini di sviluppo aziendale e di crescita professionale. Si tratta di una trasformazione delle organizzazioni aziendali nel loro complesso: maggiore flessibilità (di spazi, tempi e luoghi) comporta inevitabilmente anche una ridefinizione del rapporto tra titolare e dipendente basato sulla fiducia, sulla pianificazione di obiettivi precisi come metodo di valutazione del lavoro e su una gestione efficace del tempo. Il tutto unito all’introduzione di tecnologie all’avanguardia di Unified Communication & Collaboration. Lo Smart Working prevede una maggiore responsabilizzazione del professionista nei confronti del proprio lavoro e dell’azienda stessa ma allo stesso tempo produce un miglioramento della qualità della vita in termini di work-life balance, soddisfazione professionale e spinta motivazionale”.
La rivoluzione dello Smart Working, insomma, è in corso e Inside Factory ha pensato di dedicargli un evento per condividere contenuti di valore e costruttivi con le aziende che desiderano raccogliere questa nuova sfida.

Dopo una prima fotografia sullo stato attuale dello Smart Working in Italia, la giornata proseguirà con due workshop formativi: da un lato verranno date indicazioni su come si inserisce il lavoro agile nelle aziende (quali sono le difficoltà strutturali da abbattere e i cambiamenti organizzativi che devono essere messi in atto) rivolgendosi quindi alle imprese, dall’altro l’attenzione si concentrerà sui tools e le capacità di adattamento fondamentali per diventare Smart Workers e sarà quindi dedicato ai professionisti.
A conclusione della mattinata, il Salotto Live: un momento di confronto a tre voci dove gli speaker (un gestore di ambiente di coworking, un produttore di strumenti per il lavoro agile e un case history) offriranno spunti interessanti sulla tematica della giornata. Nel pomeriggio invece spazio agli speeches dei Vendor, per passare infine ad un laboratorio pratico sui “Tools per il Lavoro Agile”.

Per iscriverti all’evento clicca qui.

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In breve:
titolo evento: Smart Working Day 2017
organizzatori:
Inside Factory
quando: 5 luglio 2017 ( dalle 9,30 alle 16,30)
dove:
In COWORK via Po 77, Cormano (MI)

Agenda
Ore 09:30 Registrazione partecipanti e Welcome Coffee
Ore 10:00 START – Smart Working: dati e numeri del mercato italiano – a cura di Samuel Lo Gioco

Ore 10:20 Workshop “Come gestire un progetto di Smart Working efficace in azienda” – a cura di Federico Bianchi, CEO Smartworking Srl
Ore 11:10 Workshop “Tools e capacità personali per diventare uno Smart Worker” – a cura di Samuel Lo Gioco, Managing Director Inside Factory
Ore 12:00 Salotto Live “Smart Working in Co-Working”: confronto a tre voci tra chi gestisce inCOWORK, chi produce strumenti di Mobile Working e chi ha realmente implementato lo Smart Working nella sua azienda – a cura di Ylenia Cecchetti, Press & Communication Inside Factory
Ore 12:45 Light Lunch
Ore 14:00 Speeches “Noi e lo Smart Working” – a cura dei Vendor Sponsor dell’evento

Ore 15:00 Laboratorio “Tools per il Lavoro Agile” – a cura di Federico Bianchi, Samuel Lo Gioco
Ore 16:30 SUM UP – Chiusura dei Lavori

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Voglia di Smart: IoT a casa come in ufficio.

Ora che lo Smart Working si sta diffondendo con successo nel mondo del lavoro e le tecnologie diventano sempre più user friendly, cresce anche a casa il desiderio di oggetti “intelligenti”. Dallo Smart Working allo Smart Living.
Lo dimostra una ricerca commissionata da BTicino, leader in Italia nel settore della smart home e dell’IoT con il programma Eliot, e condotta da Ipsos con la supervisione dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, su un campione di 2.000 consumatori rappresentativo della popolazione italiana tra i 25 e i 55+ anni.

Il concetto di Smart Home non appartiene più alla fantascienza: il 76% degli italiani ne conosce il significato e il 66% degli intervistati è già in possesso di almeno un oggetto connesso nella sua abitazione e il 39% di questi prevede un nuovo acquisto IoT nei prossimi 12 mesi. I dati parlano chiaro: il mercato dell’Internet of Things è in grande crescita, come dimostra questa ricerca che aveva l’obiettivo di approfondire il punto di vista dei consumatori nei confronti della casa connessa e la comprensione di bisogni e abitudini di consumo.
Chi conosce il significato di Smart Home si informa sul web (34,5%) ma anche tramite mezzi più tradizionali come la televisione (28%) e il passaparola dei conoscenti (16,8%). Per la maggior parte, la Smart Home consente il controllo di ciò che succede in casa soprattutto quando non si è presenti (33,6%) grazie alla integrazione con gli smartphone. Ma in una popolazione che invecchia, smart home è anche un sistema che può aiutare le persone “fragili” (15% dei rispondenti). Solo il 9% di popolazione, pur conoscendo il tema, non è ancora riuscito ad inquadrarlo precisamente.

Il 66% degli intervistati afferma di possedere in casa almeno un oggetto connesso. Nella classifica delle funzioni e dei bisogni che dovrà soddisfare, il primo posto va alla sicurezza della casa (30%); per il 17% la funzione principale è l’efficienza energetica con attenzione al risparmio economico. Segue l’esigenza di comfort concretizzabile con la gestione intelligente da remoto delle applicazioni (es. luci, riscaldamento, etc…). che rappresenta la funzione principale per il 12%.
Si osserva che il 44% degli intervistati è interessato ad un termostato connesso con il quale regolare la temperatura da remoto.
Sul tema privacy le opinioni sono divergenti: il 49% è preoccupato mentre il 51% invece ha un approccio più aperto e non paiono essere variabili demografiche o socio-culturali a dettare la posizione, ma piuttosto elementi di inclinazione personale. 

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BTicino risponde al desiderio di Smart con un nuovo prodotto del programma ElioT: Smarther, il termostato con Wi-Fi integrato, semplice da installare e da usare, sempre connesso per garantire il massimo comfort ovunque ci si trovi. Un dispositivo funzionale, semplice da comprendere e facile da utilizzare, che nasconde una tecnologia sottile e moderna grazie a un raffinato design che ha già meritato il premio internazionale IF Design Award 2017.
Può essere gestito in modo molto flessibile, anche da più utenti, attraverso la
App BTicino Thermostat scaricabile gratuitamente da Google Play e Apple Store.
Per il maggior benessere è stat pensata l’esclusiva
funzione Boost che consente di ottenere rapidamente il comfort desiderato: attiva il riscaldamento o il raffrescamento per un tempo limitato, a prescindere dal profilo impostato e dalla temperatura dell’ambiente evitando gli sprechi. 

Il futuro dell’IoT è già presente con i prototipi Entrée e O-tune: nuovi archetipi di prodotti per arricchire l’esperienza degli utenti. 

Prototipo- Entree-bticino-eliot-wow-webmagazine

Entrée by BTicino propone una semplice interfaccia al ingresso di casa. Un comando veloce con due funzioni personalizzate; una per uscire ed una per rientrare in casa. Ad esempio, per coloro che hanno una mentalità “green”, può far sì che la casa diventi “sostenibile” disattivando tutte le luci, portando le prese in modalità di risparmio energetico e abbassando la temperatura all’interno mentre ci si trova fuori casa. Chi vuole una casa più sicura invece, può attivare l’allarme, chiudere tutte le persiane e accendere le telecamere di sicurezza. Il tutto con un semplice “click”. Inoltre, si può connettere direttamente ai servizi cloud per avere informazioni su traffico o, se si desidera, tempistiche relative alla consegna di pacchi postali. Il prodotto è disegnato per essere configurato in modo semplice dal proprio smart phone. L’utente sarà in grado di cambiare le funzionalità quando e come vuole.

Prototipo-O-tune-bticino-eliot-wow-webmagazine

O-tune by BTicino mette insieme l’esperienza fisica con il contenuto digitale. Combina molteplici funzionalità in una, grazie ad un comando di controllo molto intuitivo. Una volta attivato, il controllo riconosce la presenza dell’utente e attende il suo comando. Il riconoscimento vocale, attraverso un linguaggio naturale, è utilizzato per stabilire che cosa l’utente vuole controllare nello specifico. Il prodotto può essere connesso a una serie di prodotti: dalla regolazione della luce e del colore al controllo del volume o della temperatura, per citarne alcuni. 

Per visionare la ricerca completa clicca qui:

Smart Home- ricerca-BTIcino

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L’iconica Nuvola Lavazza di Cino Zucchi.

Rivitalizzare un’area abbandonata in un isolato polifunzionale, dando identità ad un’azienda internazionale. Il progetto di Cino Zucchi, Nuvola di Lavazza, è uno spazio destinato ad essere il centro di un progetto più ampio, di un sistema capace di coinvolgere la città di Torino, basato sui principi dell’activity-based working e smart working, e su tecnologie e attrezzature in grado di favorire la connettività e l’interazione.

“La sede è la sintesi del modo in cui concepiamo un’impresa contemporanea. Non solo un trasferimento di scrivanie, ma un’accelerazione verso una dimensione ancora più integrata, più sfidante e più a misura di persona: un luogo di lavoro stimolante, confortevole, tecnologicamente all’avanguardia poiché pensato per lavorare tutti insieme e per  collegare sempre di più l’headquarter torinese con gli oltre 90 Paesi in cui l’azienda opera”. Giuseppe Lavazza, Vice Presidente Lavazza, presenta così i 18.500 metri quadrati del quartier generale a Torino che ospiterà oltre 600 dipendenti.

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L’architettura di Cino Zucchi si basa sul recupero di edifici di valore storico e architettonico in un’area industriale dismessa, realizzando edifici ad alte prestazioni energetico-ambientali, che seguono le indicazioni del protocollo internazionale LEED, con la candidatura alla certificazione LEED GOLD.
In un ottica etica e sostenibile è stato attuato anche il trasloco: parte degli arredi sono stati recuperati per ridurre l’impatto ambientale; oltre tremila pezzi sono stati regalati a vari enti e associazioni benefiche, scuole  ospedali, parrocchie esterni, per esempio la mensa aziendale della vecchia sede è stata donata al Cottolengo per supportare attività socio assistenziali.

La sede Lavazza fa parte del progetto più ampio del sistema Nuvola, aperto verso la città, che prevede l’inaugurazione, per i prossimi mesi, del Museo Lavazza e di uno spazio eventi in grado di accogliere fino a mille persone, oltre che un parcheggio pubblico, una piazza verde e un’area archeologica dedicata ad una basilica paleocristiana rinvenuta durante i lavori di scavo.

Spiega Cino Zucchi: “La rivoluzione informatica ha cambiato radicalmente i modi di lavorare e quindi anche l’organizzazione fisica degli uffici. Se un tempo la disposizione spaziale delle scrivanie era spesso una trasposizione nello spazio dell’organigramma aziendale, oggi i protocolli di organizzazione delle persone e delle relazioni tra le unità operative si è spostato nel campo informatico. Questo da una parte permette una maggiore flessibilità e libertà nelle postazioni, dall’altra crea nuove esigenze per la loro forma e tipologia. Lo spazio di lavoro deve avere ottime condizioni di illuminazione naturale e artificiale, buona acustica, grande flessibilità spaziale, e qualità delle finiture; tutte queste cose sono attributi dell’architettura, che CZA ha studiato con grande attenzione dal punto di vista delle dimensioni e della distribuzione, attributi cardine del “contenitore” dei nuovi ambienti di lavoro”.
Il progetto di interior design, curato da GTP, è stato frutto della collaborazione con le diverse aree dell’azienda, favorendo la ricerca di un nuovo approccio lavorativo.
“Compatibilmente con la forma iconica dell’edificio, per lo space planning degli open space, da noi definiti “evoluti”, che occupano circa il 90 % della superficie, ci siamo basati sui principi dell’activity-based working, attrezzati al massimo su identificazione degli utenti e tecnologie/attrezzature abilitatrici di connettività”, ha commentato Michele Aruanno di GTP.

“Questo open space evoluto si identifica non più con ambienti cellulari e grande distese ripetitive di scrivanie, ma con ambienti aperti e allo stesso tempo ben riconoscibili nella funzione d’uso, tutti dotati di opportune partizioni acustiche e ricarica devices wireless/usb. Inoltre sono presenti aree di supporto open per quick meeting e altre sale riunioni tecnologiche chiuse e più riservate per connettersi agevolmente anche con l’estero”.

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Le aree funzionali sono state co-progettate con i team di lavoro in un’ottica smart working con arredi innovativi per facilitare la condivisione e l’efficienza e per offrire comfort e benessereEstel, nel ruolo di contractor, ha fornito sia arredi di serie che attrezzature su disegno; l’interior design è completato dalle forniture di Arper, Sedus, Vitra, Artemide,mentre le pareti mobili su disegno sono di Tecno. La comunicazione grafica è stata affidata ad Underline, a cui si integrano le tecnologie digitali Samsung, Cisco e Acuson.

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Al centro del progetto, però, c’è soprattutto la riscoperta del valore della convivialità e della “pausa caffè”: interazione e la socializzaizone sono le parole chiave attorno a cui sono stati disegnati diversi ambienti come la palestra aziendale, l’area relax e Bistrot, uno spazio di ristorazione innovativo aperto anche alla città, progettato in collaborazione di Cino Zucchi Architetti e RGA e sviluppato in collaborazione con Slow Food.
“Come l’orario di lavoro oggi si estende spesso nella dimensione della vita privata, così quest’ultima tende sempre di più ad entrare nello spazio di lavoro. Molte decisioni cruciali oggi non si prendono nella sala riunioni, ma piuttosto al ristorante o nell’area break. Il classico “palazzo ad uffici” caricaturizzato decenni fa nel film “Playtime” di Jacques Tati si è oggi evoluto in un vero “ambiente comune” che comprende palestre, giardini, aree relax, ristoranti e bar.
La mensa Lavazza – progettata da CZA con la collaborazione di RGA per gli interni – è così diventata un Bistrot ospitato dall’edificio ristrutturato della ex centrale Enel dove si possono scegliere diversi tipi di cucine e di culture alimentari. Il senso di comfort dato dalle viste sul nuovo giardino e sulla città, dagli arredi di tono caldo e dalla luce che inonda gli ambienti dall’alto suggeriscono una vera evoluzione degli intervalli di lavoro” Conclude Cino Zucchi.

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L’apertura del Museo Lavazza, de La Centrale è previsto invece per il 2018: uno spazio per mostre, concerti, esposizioni, eventi che potrà accogliere fino a 1000 persone, e ospiterà al suo interno anche il ristorante gourmet Condividere by Lavazza studiato insieme a Ferran Adrià, con la scenografia disegnata da Dante Ferretti e la cucina di Federico Zanasi.
Testo di Gabriele Masi.

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D2U: #lavoroagile negli studi di architettura.

Jacopo della Fontana e Corrado Caruso, senior di D2U (Design To Users) aprono lo studio di viale San Michele del Carso in occasione delle due iniziative concomitanti Open! Studi Aperti organizzata dal Consiglio Nazionale degli Architetti e settimana del Lavoro Agile del Comune di Milano.

Una piacevole e informale occasione di confronto per parlare di Smart Working in modo concreto sotto diversi punti di vista. Ne offriamo qualche stralcio in questi video postati in diretta su Facebook.

Dopo la visione dei due architetti, Andrea Montuschi, presidente di Great Place To Work e Nicola Plescia, project & technology manager di Generali Real Estate hanno portato la propria esperienza come “valutatore” di aziende eccellenti e come specifier del settore immobiliare..

L’architetto Jacopo della Fontana ci accompagna all’interno dello studio durante il party “Smart Working”.

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Il #lavoroagile abolisce l’ergonomia?

Bene! quindi non c’è bisogno di comperare sedie ergonomiche!” … questa la discutibile affermazione di Rita Querzè, giornalista del Corriere della Sera e moderatrice della tavola rotonda che ha inaugurato la Settimana del Lavoro Agile promossa dal Comune di Milano.
Vorremmo fare presente che i lavoratori agili sono soggetti a mal di schiena anche se le sedie ergonomiche non sono obbligatorie!… Forse servirebbe maggiore sensibilità del tema benessere del lavoratore, agile o meno che sia…E se pensassimo invece a gruppi di acquisto per arredi ergonomici a prezzo ridotto? Il dibattito è aperto.

La tavola rotonda, con la partecipazione di speaker qualificati, ha toccato molti temi legati allo smart working e soprattutto portato esperienze concrete.
In particolare Antonio Traficante, Direttore Generale di INAIL Lombardia, ha affrontato gli argomenti Prevenzione e Sicurezza che a lungo sono stati punti critici per la messa in atto del nuovo quadro normativo approvato il 10 maggio scorso.

Traficante ha illustrato una posizione di INAIL molto più flessibile e agile, rispetto a quella dello scorso anno e ha indicato alcuni punti fermi:
il lavoratore agile è un lavoratore subordinato che svolge la stessa attività fuori dall’ufficio “deputato”, quindi conserva la copertura assicurativa anche in caso di “infortunio in itinere”, ovvero nel tragitto per il luogo prescelto di lavoro.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di dare al lavoratore tutte le informazioni relative alla sicurezza ma non ha l’obbligo di verificare se lo smart worker lavora in un ambiente dove l’impianto elettrico è certificato e utilizza sedie ergonomiche”.
Qui è uscito il commento poco felice della Querzè, quasi fosse l’obbligo legale a risolvere i problemi di salute e di prevenzione…

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WOW! vorrebbe invece proporre un approccio diverso, coinvolgendo aziende produttrici di arredi e lavoratori agili per trovare nuove modalità di accordi commerciali – forse dei gruppi di acquisto? – affinché anche gli smart worker possano avere le adeguate condizioni di comfort e di ergonomia anche lavorando fuori dall’ufficio, a prezzi assolutamente accessibili.
Chi vuole partecipare a questa iniziativa è benvenuto.

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#lavoroagile in diretta con @WowWebmagazine. Stay tuned!

Il quarto appuntamento della stimolante iniziativa organizzata dal Comune di Milano vede l’ampliare la “Giornata del Lavoro Agile” in “Settimana del Lavoro Agile”: dal 22 al 26 maggio in tanti luoghi di Milano di dibatto sulle modalità smart working e si sperimenta concretamente il Lavoro Agile.
WOW! ha partecipato ad alcuni degli eventi inclusi nel palinsesto con collegamenti in diretta su Facebook @WowWebmagazine e report quotidiani.

Circa 10000 lavoratori hanno aderito all’edizione 2017 della Settimana Lavoro Agile. Una modalità di lavoro che porta vantaggi a tutti, sempre più desiderata, promossa e attuabile, grazie anche al nuovo quadro normativo, il Jobs Act Autonomi, approvato il 10 maggio scorso con il via libera in terza lettura dal Senato.
Finora il tutto era regolato dalla contrattazione individuale o aziendale e dunque di secondo livello. Ora c’è una normativa nazionale, che tra le altre misure garantisce stesso stipendio, parità contrattuale e diritto alla disconnessione a chi lavora in remoto. Si prevede che i tassi di crescita saranno quindi ancora più forti rispetto a quelli registrati finora: +40% negli anni tra il 2013 e il 2016.

WOW propone un selezionato “tour agile” con collegamenti in steaming dai luoghi del Lavoro Agile e dagli eventi inclusi nel palinsesto della Settimana Lavoro Agile in tutta Milano.

Il programma completo degli eventi è online sul sito del Comune di Milano.

Ecco il video girato alla conferenza inaugurale a Palazzo Marino, dove Chiara Bisconti, Inclusion & Wellbeing Champion Gruppo Nestlé Italia (ex assessora e ideatrice della Giornata Lavoro Agile), uno tra i pochi interventi che ha posto l’attenzione sullo spazio fisico del lavoro agile.

Nella sede di Doxa a Milano si è svolto l’incontro che ha visto la partecipazione di Cristina Tajani, assessora alle Politiche del Lavoro e Risorse Umane del Comune di Milano, che ha illustrato i vantaggi del Lavoro Agile e la progressiva attuazione anche tra i dipendenti del Comune di Milano.

Vilma Scarpino, AD di Doxa ha sintetizzato i dati della ricerca svolta sulla diffusione dello smart working in Italia e ha raccontato come questo processo si è attuato nell’organizzazione di Doxa, proprio a partire dalla ristrutturazione degli spazi che ospitano 250 persone e sono concepiti e arredati in modo tale da non sembrare un ufficio.

 

Leonardo Previ, docente di Gestione delle Risorse Umane all’Università Cattolica di Milano, ha spiegato il concetto di Zainocrazia, opposto a Burocrazia, ovvero l’attitudine a affrontare al meglio la volatilità, l’incertezza, la complessità e l’ambiguità dell’odierno mercato del lavoro sfruttando al meglio le proprie capacità fisiche e mentali.

 

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Divani lounge e sofa system sono le nuove workstation?

Come un mantra ripetiamo all’infinito: “collaborazione, condivisione, concentrazione” parole chiave del workplace 3.0 che richiedono atmosfere informali e arredi dinamici per potersi esprimere al meglio. Divani lounge e sofà system diventano così oggetti molto stimolanti per i più creativi designer. Ecco le proposte più interessanti viste al Salone del Mobile e Fuori Salone 2017.

Lo smart working trova i suoi luoghi ideali soprattutto nei territori ibridi al confine tra relax e lavoro, ma anche nei luoghi di transito del mondo contract come le hall di albergo, nelle fluide aree di mezzo tra collettività e privacy ribattezzate aree lounge e in-between. Altrettanto fluidi e ibridi devono quindi essere le poltrone e i divani che le arredano e che assumono spesso il ruolo di workstation non convenzionali.

(Gallery, da sinistra: Estel, Sedus, Ares Line, Manerba)

Quali sono i requisiti base per un sofa system?
Innanzi tutto devono essere sedute accoglienti e confortevoli per ospitare adeguatamente un meeting (incontro informale non è sinonimo di incontro scomodo) e anche l’aspetto estetico ha un’importanza particolare perché il loro compito è vivacizzare e connotare con un’immagine riconoscibile aree di transito che rischiano l’anonimato; colori brillanti e forme inusuali sono quindi un must.
Devono anche essere flessibili, modulari, versatili e trasformabili per potersi adattare a spazi diversi e in grado di configurare composizioni che si possano modificare in caso di necessità.
Più che un catalogo di modelli diversi, grazie alla spiccata modularità, offrono all’utente la possibilità di disegnare il modello più adeguato alle sue esigenze utilizzando l’approccio co-design.
Per delimitare aree indisturbate possono assumere l’aspetto del bozzolo e integrare sistemi di isolamento acustico e/o visivo.
Integrano anche accessori ed elementi funzionali che vanno dal tavolino basso all’alloggiamento delle borse, dalla presa per l’alimentazione (anche senza cavi!) di lap-top e device al piano di lavoro (anche piani girevoli).
Come per ogni altro tipo di postazione di lavoro l’ergonomia è un requisito che non può essere messo in secondo piano.
Ecco le proposte più interessanti viste al Salone del Mobile e Fuori Salone.

Sedus, se:work, Design Sedus Design Team. 

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L’ergonomia e il benessere produttivo, alla base della visione di Sedus, hanno guidato la concezione di questo confortevole sistema di sedute la cui imbottitura, appositamente studiata e rinforzata da una membrana elastica, fornisce un supporto ottimale per la regione lombare. Il sistema offre diverse varianti di tavolo, incluso quello girevole, che si innesta rapidamente nel telaio. Il sistema di alimentazione consente di caricare le batterie anche senza la necessità di cavi, direttamente dalla superficie dei piani di lavoro. I componenti lineari possono essere ordinati in qualsiasi lunghezza e abbinati a piacere tra loro o con componenti curvi. Sono disponibili diversi tipi di gamba e, per i rivestimenti, 200 tessuti traspiranti e pelle.

Blå Station, Bob, design Thomas Bernstrand and Stefan Borselius.

Utilizzando il minimo numero possibile di moduli (5 tipologie ), offre opzioni compositive quasi illimitate per adeguarsi a tutti i tipi di spazi. E’ vendita a metri e ogni modulo misura solo 26 cm. E’ senza fronte né retro per offrire il meglio in tutte le direzioni.

Estel, Dolly, design Stefano Gallizioli.

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Famiglia di divani, poltrone e panca modulare per arredare spazi collettivi. La versione Privè del divano, con schienale alto, garantisce un buon livello di privacy acustica. La configurazione con due divani alti contrapposti prevede un pannello tecnico imbottito che li unisce; può essere predisposto per l’attacco TV e dotato di tavolo elettrificato.

Nowy Styl Group, Tapa, design Mac Stopa.

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Gioiose isole modulari composte da pouf mobili che ruotano attorno un perno. Ingegnosa nella sua semplicità, questa soluzione offre diverse possibilità di disposizione utilizzando gli stessi moduli. Il sistema è completato da pouf indipendenti nella stessa forma del modulo di base.

True Design, DNA, design Leonardo Rossano & Debora Mansur.

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Avvolgente e iconica, questa panca modulare è composta da un singolo elemento in compensato di legno curvato, assemblato specularmente. Come suggerisce il nome si ispira alle forme dinamiche della biogenetica. E’ disponibile anche nella versione rivestita in pelle o tessuto.

Offect, Dune, design studio Front (Sofia Lagerkvist and Anna Lindgren).

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Così leggero che sembra levitare, questo divano può ospitare fino a 8 persone; le esili gambe supportano il sedile asimmetrico e i tavolini dotati di socket di usb di ultima generazione.

Segis, Longway, Bartoli Design.

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Si rinnova nel nome e nelle infinite composizioni possibili, il sofa-system per eccellenza, capace di snodarsi in modo sinuoso creando sedute, braccioli, curve al centro o alle estremità, in un susseguirsi di segni dal forte impatto visivo e divertenti giochi di forme.

Lapalma, Plus, design Francesco Rota.

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Forme morbide e massima componibilità per un sistema composto da moduli seduta di tre differenti forme (pianta quadrata, rettangolare oppure a U) in due differenti altezze con  la possibilità di integrare il pannello divisorio Screen che funge anche da vero e proprio schienale. In alternativa esistono due schienali imbottiti. Può essere accessorio con cuscini, braccioli e allacciamenti per la ricarica di cellulari e notebook. 

Manerba, Undecided Sofa, design Raffaella Mangiarotti e Ilkka Suppanen.

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Un divano che si trasforma attraverso la scelta dell’altezza e del colore; gli invitanti e morbidi cuscini che lo compongono forniscono l’adeguato isolamento acustico.

Luxy, Puzzle design Itamar Harari.

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I tre moduli del sistema (uno, due e tre posti a L) si combinano in varie combinazioni geometriche sottolineate dal disegno delle cuciture. Può integrare lampada e tavolino.

Ares Line, Base, Frigerio Design. 

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Poltrone e piccoli tavoli da lavoro integrati in un sistema modulare componibile di pannelli fonoassorbenti lineari e curvi che delimitano visivamente aree di privacy e garantiscono il fonoisolamento adeguato per collaborare, concentrarsi e rilassarsi.

Moroso, Bell Lab, design Ron Arad.

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Nasce da un progetto site specific per l’ex centro R&D della Bell Industry progettato da Eero Saarinen in New Jersey. Ron Arad parte dal disegno delle grandi lastre rettangolari bianco, nero e grigio a pavimento che sviluppa in grossi cilindri grigi sovrapposti orizzontalmente nelle stesse dimensioni e colori per comporre la seduta e lo schienale del divano.

Alias, Okome, design Nendo.

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Ci aveva già affascinato a Orgatec questa famiglia di sedute e schienali, caratterizzati forme morbide e naturali e curve di ampio raggi, che evoca i ciottoli levigati dall’acqua. I diversi elementi possono essere uniti tra loro in configurazioni diverse, grazie a un sistema di aggancio sofisticato.