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Uffici CBRE: trasfomare i vincoli in opportunità.

Personalizzare l’interior design in base alla corporate culture e alle aspettative del committente, ottimizzando lo spazio in base alle sue caratteristiche: gli uffici CBRE a Roma offrono un esempio dell’approccio al progetto dello studio e45, in una varietà di layout e di setting che trovano il mood comune nei principi dello smart working.

La pianta di forma allungata, con numerosi vincoli strutturali e lunghi corridoi dell’edificio storico, vicino alla stazione ferroviaria di Roma, che ospita gli uffici CBRE, ha costituito una sfida per lo studio e45, ma anche un’occasione per mettere alla prova nuove e diverse soluzioni di design.

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Il progetto è improntato sulla corporate culture di CBRE, azienda leader nella gestione e commercializzazione di centri commerciali, outlet, retail e entertainment park, fin dalla reception: i banchi sono stati sostituiti da un’accogliente coffee area, dove è possibile preparare o organizzare meeting informali o rilassarsi su divani che aumentano la sensanzione di home feeling. Uno spazio fortemente brandizzato dal logo CBRE in rilievo su una parete in muschio, con una doppia funzione decorativa e di fonoassorbenza. L’attenzione alla riduzione del rumore è testimoniata dalla presenza nei diversi ambienti dei pannelli Caimi Brevetti.

All’interno, invece, piattaforme di metallo riproducono attraverso tutto l’ufficio i testi delle canzoni dedicate alla città eterna.
Il progetto punta anche ad ottimizzare le caratteristiche dell’edificio, trasformandole da vincoli in opportunità. È il caso, ad esempio, dei corridoi, pensati come punti di incontro dove si possono scambiare idee, anche attraverso le lavagne posizionate sulle pareti.

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L’open space in cui sono state posizionate le postazioni lavorative si caratterizza per un design semplice, con scrivanie Kinnarps regolabili in altezza e armadietti personali in ottica di postazioni mobili e desk sharin, mentre Cardex ha fornito gli arredi.

Nei circa 600 mq di spazio sono stati ricavati anche un’area cucina e una sala relax attrezzata con arredi, mentre tutti gli spazi, dalle sale riunioni ai phone boots, sono stati equipaggiati con dispositivi per le videoconferenze.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Matteo Zanardi.

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Prysmian HQ: una “serra” dove crescono nuovi WOW.

Un vasto spazio estroverso, una riconversione sostenibile, modellata in ottica smart working: l’headquarters Prysmian a Milano, progettato dallo studio Maurizio Varratta Architetto (building) e DEGW (interiors), alterna gli open space ricavati nella ristrutturazione dei quattro corpi di fabbrica con due serre bioclimatiche, recuperando le vecchie strutture esistenti, e rivestendole con una nuova pelle: un layout efficiente tra futuro e memoria storica, testimone di una rivoluzione in atto.

 

12.000 mq di aree ufficio e 1200 mq di serra: il progetto di Prysmian HQ, in via Chiese 6, a Milano, si presenta come uno spazio di lavoro senza gerarchie (il 69% degli spazi è open space, e destinato anche al top management), trasparente e luminoso, capace di guidare la trasformazione delle ways of working dell’azienda e dei circa 600 impiegati che trovano posto nella struttura.

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L’edificio, già ristrutturato nel 2001, con l’obiettivo di preservare la memoria del suo passato industriale, è stato oggetto di una riconversione molto più ambiziosa dall’area come sede degli uffici e dei laboratori, voluta nel 2011 da Prysmian, leader mondiale nella realizzazione di cavi per applicazioni nel settore dell’energia, delle telecomunicazioni e di fibre ottiche.
L’headquarter Prysmian a Milano è un complesso edilizio caratterizzato da una forma architettonica apparentemente semplice e tecnologicamente molto avanzata che segue i principi più attuali legati alla sostenibilità energetica, alla qualità ambientale e al rispetto per l’ambiente”, dichiara l’architetto Maurizio Varratta. “L’edificio preesistente è stato completamente demolito e tutti i materiali che lo componevano sono stati riciclati”.

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La vasta struttura è composta da quattro corpi di fabbrica intervallati a loro volta da due serre bioclimatiche a tripla altezza, sistemi di collegamento sia dal punto di vista architettonico, sia dal punto di vista umano. Sono queste oasi verdi a rendere peculiare la struttura, fornendo anche caratteristiche fondamentali per la qualità dell’ambiente di lavoro come una maggiore illuminazione naturale ed efficienza energetica, e una migliore regolazione del microclima. Ciò è dovuto principalmente alla copertura, costituita da una struttura a falde inclinate, tamponata con dei serramenti in alluminio, caratterizzati da ampie vetrate, equipaggiate con tende a rullo avvolgibili, in grado di ottimizzare l’irraggiamento solare e l’apporto di calore attraverso le differenti caratteristiche delle falde rivolte a nord e a sud, controllate meccanicamente.


Attraverso i pannelli fotovoltaici posizionati sulle falde rivolte a Sud degli edifici e quelli vetrati previsti a copertura dei posti auto, inoltre, l’edificio praticamente copre quasi tutto il fabbisogno di energia attraverso le fonti rinnovabili”, prosegue l’architetto Varratta. “Il nuovo complesso edilizio è stato progettato avendo come obiettivo minimo il raggiungimento del livello Gold secondo il protocollo internazionale di sostenibilità ambientale Leed. Durante la fase realizzativa ha in realtà raggiunto il livello Platinum, il massimo che questo protocollo prevede.”

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I tre corpi di fabbrica connessi dalle serre, invece, si sviluppano su tre livelli. Sono occupati dagli uffici in open space, dalle sale riunioni, dalle aree relax, dagli archivi, e nel terzo blocco, dove è stata prevista una sopraelevazione parziale, gli uffici dell’alta direzione. Il quarto blocco, di dimensioni inferiori a quelli precedenti, è stato pensato per avvenimenti e attività che coinvolgono l’esterno, come congressi, comunicazione e formazione, con sale riunioni e spazi di supporto. L’ex torre di filatura, elemento identificativo del passato industriale dell’area, è diventato, infine, il simbolo della nuova sede Prysmian, come si può notare dalla grafica identificativa delle società sopra apposta.

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La progettazione degli spazi interni è frutto della consulenza di DEGW e della metodologia sviluppata con Methodos di “Workplace change management” per cui ogni cambiamento è un processo che nasce dall’interazione e dalla partecipazione delle persone che lo vivranno, che devono essere guidate attraverso il cambiamento.
Inoltre l’interno è caratterizzato anche dalla brandizzazione dello spazio, guidata da FUD Brand Making Factory, altro marchio del Gruppo Lombardini22, insieme ad Interbrand.
Fin dalla reception, con l’insegna del marchio Prysmian posta sul bancone, realizzata in alluminio spazzolato con texture inclinata 45%, lo spazio e l’azienda si raccontano attraverso il payoff e alcune frasi significative dislocate in alcune postazioni strategiche, infografiche ad effetto e attraverso le teche contenenti i prodotti dell’azienda. Interbrand ha creato un codice alfanumerico e un sistema di pittogrammi che identificano gli spazi, sfruttando i vincoli architettonici e tramutandoli in opportunità.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Dario Tettamanzi.

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Mente, corpo e ambiente: benessere 3D in ufficio.

“Stare bene” e “far star bene” sono diventati il centro dei nuovi ways of working, segreto per la produttività e la competitività in uno scenario produttivo in continuo mutamento, e necessità per le nuove generazioni di talenti. In questo compito, l’ambiente svolge il ruolo di fattore chiave per il raggiungimento del benessere individuale, chiamando il design a mettere a fuoco tre diverse dimensioni: fisica, psicologica e sociale.

Da quanto anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità per la definizione del concetto di salute, è passata da un modello biomedico ad uno bio-psico-sociale, l’attenzione al benessere dell’individuo si è sempre più spostata sull’ambiente in cui vive. Il malessere non è stato più visto solo come un qualcosa di esclusivamente dipendente soggetto che ne soffre, ma qualcosa legato un mondo esterno. La regola, sostanzialmente è diventata la seguente: cambiando l’ambiente si può migliorare lo stato di benessere di una persona.
In pochi campi come l’ufficio questo concetto ha trovato una grande applicazione e il design si è impegnato per disegnare il supporto di un ecosistema in cui l’individuo possa “stare bene” a 360°: fisicamente, mentalmente e socialmente.

Bio
Come hanno dimostrato gli studi del filosofo francese Foucault, il corpo è sempre stato al centro delle pratiche organizzative e di potere. Oggi, però, la cura e il benessere del corpo diventano ancora più importanti in ottica di massimizzazione della produttività e di un’appagante e coinvolgente working experience.
Il design degli ambienti ufficio si è, così, andato sempre più specializzando, ad esempio, in soluzioni che aiutano a non affaticare e danneggiare a lungo andare l’apparato muscolo-scheletrico, mantenendolo attivo e favorendo il movimento attraverso il paradigma dell’agilità. Ne è un esempio l’attenzione alla ergonomia delle postazioni di lavoro, che hanno portato ad un boom delle scrivanie regolabili in altezza, accompagnate dalla comparsa di sedute meno tradizionali, come la wellness ball Technogym o le sedute Kinnarps presentate all’ultimo Stockholm Furniture & Light Fair.

Anche l’attenzione alla salubrità dell’aria, alla quantità regolabile e personalizzabile di illuminazione e di riscaldamento attraverso sempre più sofisticate apparecchiature IoT, fa parte di una maggiore attenzione allo stato di salute del dipendente. Il benessere fisico è protagonista, inoltre, di un’altra serie di iniziative e servizi che trovano sempre più spazio in azienda: dal ristorante col menù equilibrato e controllato, alla palestra, fino all’organizzazione di visite mediche direttamente in ufficio, come le giornate della salute organizzate da Mattel Italia.

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Psico
Se non avete ancora sentito parlare di felicità in ufficio, forse negli ultimi anni siete stati davvero su un altro pianeta. Da una parte l’ambiente di lavoro, se si pensa alla ricerca di una felicità intesa come numero e intensità delle emozioni positive che un individuo sperimenta, è diventato sempre più simile ad un parco divertimenti, mentre dall’altra è sempre si avvicina maggiormente all’industria del marketing e della pubblicità nel seguire il concetto di “creatore di esperienze”.

Engagement, fulfilment ed empowerment sono diventate le parole chiave della gestione delle risorse umane e della cosiddetta human experience, che oggi occupa le aziende dei manager HR.
Inoltre i nuovi studi provenienti dal campo delle neuroscienze forniscono nuovi spunti per la creazione di un ambiente in grado di ridurre il grado di stress: fanno la loro  comparsa in ufficio aree relax attrezzate, musica e playlist per la meditazione, e design di interni in grado di favorire la concentrazione anche in caotici e affollati open space.
Hoofddorp, 21th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

Sociale
Nei luoghi di lavoro, gli spazi che sono saliti maggiormente alla sono quelli che favoriscono l’incontro tra dipendenti (aree in-between, aree break, aree deputate a riunioni informali) o tra l’interno e l’esterno dell’azienda (professionisti interessati ad una postazione co-working o consumatori incuriositi dal poter provare o conoscere i nuovi prodotti). Il simbolo di questo cambiamento è l’onnipresente calcio-balilla, l’home feeling dei divani e delle poltrone, o la convivialità della cucina ad uso dei dipendenti.

E per chi è appassionato di musica, gli uffici di Plantronics in Olanda offrono addirittura una insonorizzata e attrezzata sala prove.
L’attenzione sociale va, però, oltre i confini fisici dell’azienda: smart working, lavoro agile, asili in ufficio, spazi co-working e co-living permettono, da una parte, un maggiore work-life balance, dall’altra, però, erodono il poroso confine tra vita lavorativa e vita privata attraverso il cavallo di Troia della tecnologia.
Testo di Gabriele Masi.

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Eliminare rumore e distrazioni, ovunque si lavori.

Come conferma lo studio svolto da Oxford Economics, il rumore è spesso considerato la principale causa di distrazione, sia nelle attività in ambienti open space, sia nelle modalità di lavoro agile. Plantronics, pioniere nella tecnologia audio e wearable e nello smart working, ha creato la cuffia Voyager 8200 UC, pensando alle necessità dei nomadi digitali e smart worker che necessitano di lavorare ovunque e in qualsiasi momento.

Tenere una conference call in open space o ascoltare la musica preferita sul treno o al bar senza essere disturbati dal rumore?
Oggi è possibile grazie a Voyager 8200 UC, una cuffia stereo bluetooth di ultima generazione, curata nel design e dotata di audio professionale e tecnologia di cancellazione attiva del rumore (ANC) per garantire la massima concentrazione.
E’ dotata di microfoni omnidirezionali dual-paired con elaborazione avanzata del segnale digitale, due livelli di ANC e tecnologia Smart Sensor.
“In situazioni di lavoro flessibile è importante e prioritario assicurare ai propri collaboratori la possibilità di concentrarsi al meglio durante le ore di lavoro”, ha commentato Gavin Sear, Global Product Marketing Manager di Plantronics.
Voyager 8200 UC è  prodotto di punta della famiglia Plantronics Voyager e sarà disponibile negli Stati Uniti entro la fine di Luglio 2017 e in Italia a partire da settembre (presso i rivenditori Plantronics autorizzati, ad un prezzo consigliato di € 349,00).

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Principali funzionalità di Voyager 8200 UC:
Quattro microfoni “beam-forming” che rilevano e amplificano la voce dell’altoparlante, mentre due microfoni aggiuntivi rilevano e bloccano il rumore ambientale, garantendo un’esperienza audio di ultima generazione, e una qualità di chiamata cristallina.
Avvisi vocali avanzati che segnalano i nomi dei chiamanti, lo stato di muto, la connessione e il tempo di conversazione.
Autonomia della batteria wireless fino a 24 ore di ascolto e cavo audio da 3,5 mm per facilitare l’utilizzo in volo.
Certificazione Microsoft Skype for Business, compatibile con Cisco Jabber e altri softphones.
Grazie alla tecnologia Bluetooth, Voyager 8200 UC può essere associato a computer Windows e Mac e molti smartphone e tablet IOs e Android, anche attraverso l’adattatore USB Plantronics BT600.
Supporto wireless fino a 30 metri dai dispositivi Bluetooth® di classe 1.
La tecnologia Smart Sensor rileva se l’auricolare è indossato e si setta automaticamente in modalità pausa quando viene rimosso, facendo ripartire il contenuto multimediale quando viene indossato nuovamente. 

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Lo smart working tra spazio fisico e virtuale.

L’affermazione dello smart working sta portando le organizzazioni a progettare differenti scenari per le modalità e il luogo di lavoro. Alcune aziende accolgono questa modalità di lavoro lasciando al collaboratore la libertà di lavorare in ufficio o in qualunque altro luogo. Crescono le aziende “location-independent”che hanno deciso di non avere un ufficio e far lavorare i propri collaboratori soltanto da remoto.
Il nuovo trend è l’ufficio virtuale online per interagire grazie a software che simulano lo spazio di lavoro fisico di cui ancora molte persone sentono il bisogno.  

Mentre un cospicuo numero di aziende ancora respinge lo smart working posticipando il cambiamento ad un momento futuro che prima o poi arriverà, altre compagnie decidono di non avere un ufficio: una scelta coraggiosa ma non priva di senso e nella maggior parte dei casi è una scelta condivisa con i collaboratori.
Recentemente Automattic, l’azienda che sviluppa il CMS WordPress, ha deciso di mettere in vendita i propri uffici a San Francisco: 1400mq di uffici open space dotati di molte attrattive. Il motivo della vendita è semplice: si recano in ufficio 5-6 collaboratori mentre tutti gli altri preferiscono lavorare da remoto.

 

Buffer è un’altra azienda che dopo alcuni anni di lavoro in un ufficio ha deciso di abbandonarlo per lasciare ai propri collaboratori la libertà di lavorare da dove preferiscono.
Le aziende “location-independent” hanno fatto della loro scelta un motivo in più per investire sulla cultura aziendale e creare un senso di squadra molto forte. Inoltre si sono dotate di perk e benefit adatti ad acquisire nuovi talenti da remoto e mantenere quelli già presenti, ad esempio viene dato il rimborso a chi decide di lavorare in un co-working.
Quando di parla di lavoro in ufficio o di lavoro da remoto le persone si dividono in due gruppi: alcuni preferiscono lavorare da remoto e rinunciano volentieri all’ufficio, gli altri hanno bisogno dell’ufficio come luogo di aggregazione e di relazione che dona significato stesso alla parola lavoro.
I millennials e ancora di più la generazione Z sono solitamente favorevoli al lavoro da remoto e spesso lo richiedono. Le generazioni precedenti si stanno aprendo allo smart working grazie alla maggiore qualità di vita e lavoro.

L’ambiente ufficio virtuale online: un nuovo trend.

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Tra questi nuovi ways of working e spinte generazionali esistono aziende che lavorano in un ufficio online.
Questo significa che i collaboratori utilizzano un software in grado di simulare gli spazi fisici di un ufficio. Per ora gli spazi sono disegnati in 2D, ma il passo al 3D è breve perché aziende come Facebook stanno già integrando la tecnologia Oculus Rift.
Questi software non hanno niente a che fare con second life o un utilizzo ludico degli spazi virtuali.
Lo scopo di un ufficio online è di ricreare la prossimità personale e la funzionalità di uno spazio fisico di cui i team hanno bisogno per poter lavorare insieme da remoto.
I team sono co-localizzati online in un ufficio disegnato su una mappa visuale con gli avatar che rappresentano le persone all’interno dello spazio virtuale.

Le stanze e gli spazi comuni di questo ufficio virtuale simulano la cucina, lo spazio con divano dedicato al relax, stanze dove si è molto focalizzati e non si vuole essere disturbati. Il concetto è molto simile al disegno degli spazi in base alla loro funzione. La policy di uno spazio siffatto descrive come comportarsi all’interno.

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La mia personale esperienza ha fatto un salto di qualità da quando mi sono unito a Virtual Team Talk, un co-working space internazionale dove diversi professionisti si incontrano e lavorano nello spazio creato dal servizio sococo.com.
In questo spazio può succedere che mi trovo nella sala “casual” insieme ad una persona e colgo l’occasione per conoscerla. Oppure mi trovo nella stanza “very focused” dove tutti sono molto concentrati e non mi azzarderò a disturbare i miei colleghi. Posso spostarmi nella sala “open discussions” per un brainstorming remoto dove tutti i colleghi hanno la webcam accesa.
Nella stanza “after party” posso conoscere informalmente i miei colleghi dopo lavoro.
La sensazione di vicinanza dei propri colleghi è innegabile con il passare del tempo. Lavorare in un team remoto dà spesso quella sensazione di non sapere cosa stanno facendo i colleghi: se stiano lavorando al computer o siano fuori per una commissione.
L’integrazione con i tool che facilitano la comunicazione è già avanzata. Inoltre con questa modalità di lavoro le persone sono libere di andare e venire nello spazio virtuale comunicando agli altri la loro presenza.
Il movimento globale dei lavoratori da remoto è in continua crescita e un ufficio online può aiutare a simulare uno spazio fisico di cui ancora molte persone sentono il bisogno.
La scelta di adottare lo smart working in modo tale che il collaboratore possa scegliere quando lavorare in ufficio e quando lavorare da remoto, seguendo una chiara policy aziendale, appare ancora migliore con l’uso di un ufficio online.
Testo di Giovanni Battista Pozza, Digital Entrepreneur e co-founder di Full Glass (Happiness Think Thank).

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Photo Automattic: credit Scott Beale https://www.flickr.com/photos/laughingsquid/ 

Photo Office online: Virtual Team Talk Sococo 

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Smart Working Day organizzato da Inside Factory (5 luglio 2017).

Dati, numeri, vantaggi ed opportunità offerte dal lavoro agile in una giornata di confronto e formazione aperta ad aziende e professionisti; è organizzata da Inside Factory il prossimo 5 luglio negli spazi InCOWORK di via Po a Cormano. WOW! Webmagazine è media partner.

Il lavoro agile, che da maggio 2017 ha una nuova normativa nazionale, è una realtà già da tempo presente in Italia: stando ai dati diffusi a fine 2016 dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia si contano 250mila Smart Workers, 40% in più rispetto al 2015. Il 69% sono maschi con una media di 41 anni. Il 52% sono del Nord Italia, il 30% delle grandi aziende ha già adottato lo Smart Working (il 17% in più rispetto al 2015), mentre solo il 5% delle Piccole e Medie imprese lo pratica, esattamente come un anno fa. Tutti dati che saranno analizzati e condivisi nel corso dello “Smart Working Day”, un focus mirato sulla metodologia di lavoro del domani.

Lo Smart Workingdichiara Martina Giacomelli, Marketing & Sales Manager Inside Factorynon vuole solo essere una nuova modalità lavorativa, ma rappresentare una concreta opportunità in termini di sviluppo aziendale e di crescita professionale. Si tratta di una trasformazione delle organizzazioni aziendali nel loro complesso: maggiore flessibilità (di spazi, tempi e luoghi) comporta inevitabilmente anche una ridefinizione del rapporto tra titolare e dipendente basato sulla fiducia, sulla pianificazione di obiettivi precisi come metodo di valutazione del lavoro e su una gestione efficace del tempo. Il tutto unito all’introduzione di tecnologie all’avanguardia di Unified Communication & Collaboration. Lo Smart Working prevede una maggiore responsabilizzazione del professionista nei confronti del proprio lavoro e dell’azienda stessa ma allo stesso tempo produce un miglioramento della qualità della vita in termini di work-life balance, soddisfazione professionale e spinta motivazionale”.
La rivoluzione dello Smart Working, insomma, è in corso e Inside Factory ha pensato di dedicargli un evento per condividere contenuti di valore e costruttivi con le aziende che desiderano raccogliere questa nuova sfida.

Dopo una prima fotografia sullo stato attuale dello Smart Working in Italia, la giornata proseguirà con due workshop formativi: da un lato verranno date indicazioni su come si inserisce il lavoro agile nelle aziende (quali sono le difficoltà strutturali da abbattere e i cambiamenti organizzativi che devono essere messi in atto) rivolgendosi quindi alle imprese, dall’altro l’attenzione si concentrerà sui tools e le capacità di adattamento fondamentali per diventare Smart Workers e sarà quindi dedicato ai professionisti.
A conclusione della mattinata, il Salotto Live: un momento di confronto a tre voci dove gli speaker (un gestore di ambiente di coworking, un produttore di strumenti per il lavoro agile e un case history) offriranno spunti interessanti sulla tematica della giornata. Nel pomeriggio invece spazio agli speeches dei Vendor, per passare infine ad un laboratorio pratico sui “Tools per il Lavoro Agile”.

Per iscriverti all’evento clicca qui.

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In breve:
titolo evento: Smart Working Day 2017
organizzatori:
Inside Factory
quando: 5 luglio 2017 ( dalle 9,30 alle 16,30)
dove:
In COWORK via Po 77, Cormano (MI)

Agenda
Ore 09:30 Registrazione partecipanti e Welcome Coffee
Ore 10:00 START – Smart Working: dati e numeri del mercato italiano – a cura di Samuel Lo Gioco

Ore 10:20 Workshop “Come gestire un progetto di Smart Working efficace in azienda” – a cura di Federico Bianchi, CEO Smartworking Srl
Ore 11:10 Workshop “Tools e capacità personali per diventare uno Smart Worker” – a cura di Samuel Lo Gioco, Managing Director Inside Factory
Ore 12:00 Salotto Live “Smart Working in Co-Working”: confronto a tre voci tra chi gestisce inCOWORK, chi produce strumenti di Mobile Working e chi ha realmente implementato lo Smart Working nella sua azienda – a cura di Ylenia Cecchetti, Press & Communication Inside Factory
Ore 12:45 Light Lunch
Ore 14:00 Speeches “Noi e lo Smart Working” – a cura dei Vendor Sponsor dell’evento

Ore 15:00 Laboratorio “Tools per il Lavoro Agile” – a cura di Federico Bianchi, Samuel Lo Gioco
Ore 16:30 SUM UP – Chiusura dei Lavori

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Voglia di Smart: IoT a casa come in ufficio.

Ora che lo Smart Working si sta diffondendo con successo nel mondo del lavoro e le tecnologie diventano sempre più user friendly, cresce anche a casa il desiderio di oggetti “intelligenti”. Dallo Smart Working allo Smart Living.
Lo dimostra una ricerca commissionata da BTicino, leader in Italia nel settore della smart home e dell’IoT con il programma Eliot, e condotta da Ipsos con la supervisione dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, su un campione di 2.000 consumatori rappresentativo della popolazione italiana tra i 25 e i 55+ anni.

Il concetto di Smart Home non appartiene più alla fantascienza: il 76% degli italiani ne conosce il significato e il 66% degli intervistati è già in possesso di almeno un oggetto connesso nella sua abitazione e il 39% di questi prevede un nuovo acquisto IoT nei prossimi 12 mesi. I dati parlano chiaro: il mercato dell’Internet of Things è in grande crescita, come dimostra questa ricerca che aveva l’obiettivo di approfondire il punto di vista dei consumatori nei confronti della casa connessa e la comprensione di bisogni e abitudini di consumo.
Chi conosce il significato di Smart Home si informa sul web (34,5%) ma anche tramite mezzi più tradizionali come la televisione (28%) e il passaparola dei conoscenti (16,8%). Per la maggior parte, la Smart Home consente il controllo di ciò che succede in casa soprattutto quando non si è presenti (33,6%) grazie alla integrazione con gli smartphone. Ma in una popolazione che invecchia, smart home è anche un sistema che può aiutare le persone “fragili” (15% dei rispondenti). Solo il 9% di popolazione, pur conoscendo il tema, non è ancora riuscito ad inquadrarlo precisamente.

Il 66% degli intervistati afferma di possedere in casa almeno un oggetto connesso. Nella classifica delle funzioni e dei bisogni che dovrà soddisfare, il primo posto va alla sicurezza della casa (30%); per il 17% la funzione principale è l’efficienza energetica con attenzione al risparmio economico. Segue l’esigenza di comfort concretizzabile con la gestione intelligente da remoto delle applicazioni (es. luci, riscaldamento, etc…). che rappresenta la funzione principale per il 12%.
Si osserva che il 44% degli intervistati è interessato ad un termostato connesso con il quale regolare la temperatura da remoto.
Sul tema privacy le opinioni sono divergenti: il 49% è preoccupato mentre il 51% invece ha un approccio più aperto e non paiono essere variabili demografiche o socio-culturali a dettare la posizione, ma piuttosto elementi di inclinazione personale. 

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BTicino risponde al desiderio di Smart con un nuovo prodotto del programma ElioT: Smarther, il termostato con Wi-Fi integrato, semplice da installare e da usare, sempre connesso per garantire il massimo comfort ovunque ci si trovi. Un dispositivo funzionale, semplice da comprendere e facile da utilizzare, che nasconde una tecnologia sottile e moderna grazie a un raffinato design che ha già meritato il premio internazionale IF Design Award 2017.
Può essere gestito in modo molto flessibile, anche da più utenti, attraverso la
App BTicino Thermostat scaricabile gratuitamente da Google Play e Apple Store.
Per il maggior benessere è stat pensata l’esclusiva
funzione Boost che consente di ottenere rapidamente il comfort desiderato: attiva il riscaldamento o il raffrescamento per un tempo limitato, a prescindere dal profilo impostato e dalla temperatura dell’ambiente evitando gli sprechi. 

Il futuro dell’IoT è già presente con i prototipi Entrée e O-tune: nuovi archetipi di prodotti per arricchire l’esperienza degli utenti. 

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Entrée by BTicino propone una semplice interfaccia al ingresso di casa. Un comando veloce con due funzioni personalizzate; una per uscire ed una per rientrare in casa. Ad esempio, per coloro che hanno una mentalità “green”, può far sì che la casa diventi “sostenibile” disattivando tutte le luci, portando le prese in modalità di risparmio energetico e abbassando la temperatura all’interno mentre ci si trova fuori casa. Chi vuole una casa più sicura invece, può attivare l’allarme, chiudere tutte le persiane e accendere le telecamere di sicurezza. Il tutto con un semplice “click”. Inoltre, si può connettere direttamente ai servizi cloud per avere informazioni su traffico o, se si desidera, tempistiche relative alla consegna di pacchi postali. Il prodotto è disegnato per essere configurato in modo semplice dal proprio smart phone. L’utente sarà in grado di cambiare le funzionalità quando e come vuole.

Prototipo-O-tune-bticino-eliot-wow-webmagazine

O-tune by BTicino mette insieme l’esperienza fisica con il contenuto digitale. Combina molteplici funzionalità in una, grazie ad un comando di controllo molto intuitivo. Una volta attivato, il controllo riconosce la presenza dell’utente e attende il suo comando. Il riconoscimento vocale, attraverso un linguaggio naturale, è utilizzato per stabilire che cosa l’utente vuole controllare nello specifico. Il prodotto può essere connesso a una serie di prodotti: dalla regolazione della luce e del colore al controllo del volume o della temperatura, per citarne alcuni. 

Per visionare la ricerca completa clicca qui:

Smart Home- ricerca-BTIcino

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L’iconica Nuvola Lavazza di Cino Zucchi.

Rivitalizzare un’area abbandonata in un isolato polifunzionale, dando identità ad un’azienda internazionale. Il progetto di Cino Zucchi, Nuvola di Lavazza, è uno spazio destinato ad essere il centro di un progetto più ampio, di un sistema capace di coinvolgere la città di Torino, basato sui principi dell’activity-based working e smart working, e su tecnologie e attrezzature in grado di favorire la connettività e l’interazione.

“La sede è la sintesi del modo in cui concepiamo un’impresa contemporanea. Non solo un trasferimento di scrivanie, ma un’accelerazione verso una dimensione ancora più integrata, più sfidante e più a misura di persona: un luogo di lavoro stimolante, confortevole, tecnologicamente all’avanguardia poiché pensato per lavorare tutti insieme e per  collegare sempre di più l’headquarter torinese con gli oltre 90 Paesi in cui l’azienda opera”. Giuseppe Lavazza, Vice Presidente Lavazza, presenta così i 18.500 metri quadrati del quartier generale a Torino che ospiterà oltre 600 dipendenti.

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L’architettura di Cino Zucchi si basa sul recupero di edifici di valore storico e architettonico in un’area industriale dismessa, realizzando edifici ad alte prestazioni energetico-ambientali, che seguono le indicazioni del protocollo internazionale LEED, con la candidatura alla certificazione LEED GOLD.
In un ottica etica e sostenibile è stato attuato anche il trasloco: parte degli arredi sono stati recuperati per ridurre l’impatto ambientale; oltre tremila pezzi sono stati regalati a vari enti e associazioni benefiche, scuole  ospedali, parrocchie esterni, per esempio la mensa aziendale della vecchia sede è stata donata al Cottolengo per supportare attività socio assistenziali.

La sede Lavazza fa parte del progetto più ampio del sistema Nuvola, aperto verso la città, che prevede l’inaugurazione, per i prossimi mesi, del Museo Lavazza e di uno spazio eventi in grado di accogliere fino a mille persone, oltre che un parcheggio pubblico, una piazza verde e un’area archeologica dedicata ad una basilica paleocristiana rinvenuta durante i lavori di scavo.

Spiega Cino Zucchi: “La rivoluzione informatica ha cambiato radicalmente i modi di lavorare e quindi anche l’organizzazione fisica degli uffici. Se un tempo la disposizione spaziale delle scrivanie era spesso una trasposizione nello spazio dell’organigramma aziendale, oggi i protocolli di organizzazione delle persone e delle relazioni tra le unità operative si è spostato nel campo informatico. Questo da una parte permette una maggiore flessibilità e libertà nelle postazioni, dall’altra crea nuove esigenze per la loro forma e tipologia. Lo spazio di lavoro deve avere ottime condizioni di illuminazione naturale e artificiale, buona acustica, grande flessibilità spaziale, e qualità delle finiture; tutte queste cose sono attributi dell’architettura, che CZA ha studiato con grande attenzione dal punto di vista delle dimensioni e della distribuzione, attributi cardine del “contenitore” dei nuovi ambienti di lavoro”.
Il progetto di interior design, curato da GTP, è stato frutto della collaborazione con le diverse aree dell’azienda, favorendo la ricerca di un nuovo approccio lavorativo.
“Compatibilmente con la forma iconica dell’edificio, per lo space planning degli open space, da noi definiti “evoluti”, che occupano circa il 90 % della superficie, ci siamo basati sui principi dell’activity-based working, attrezzati al massimo su identificazione degli utenti e tecnologie/attrezzature abilitatrici di connettività”, ha commentato Michele Aruanno di GTP.

“Questo open space evoluto si identifica non più con ambienti cellulari e grande distese ripetitive di scrivanie, ma con ambienti aperti e allo stesso tempo ben riconoscibili nella funzione d’uso, tutti dotati di opportune partizioni acustiche e ricarica devices wireless/usb. Inoltre sono presenti aree di supporto open per quick meeting e altre sale riunioni tecnologiche chiuse e più riservate per connettersi agevolmente anche con l’estero”.

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Le aree funzionali sono state co-progettate con i team di lavoro in un’ottica smart working con arredi innovativi per facilitare la condivisione e l’efficienza e per offrire comfort e benessereEstel, nel ruolo di contractor, ha fornito sia arredi di serie che attrezzature su disegno; l’interior design è completato dalle forniture di Arper, Sedus, Vitra, Artemide,mentre le pareti mobili su disegno sono di Tecno. La comunicazione grafica è stata affidata ad Underline, a cui si integrano le tecnologie digitali Samsung, Cisco e Acuson.

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Al centro del progetto, però, c’è soprattutto la riscoperta del valore della convivialità e della “pausa caffè”: interazione e la socializzaizone sono le parole chiave attorno a cui sono stati disegnati diversi ambienti come la palestra aziendale, l’area relax e Bistrot, uno spazio di ristorazione innovativo aperto anche alla città, progettato in collaborazione di Cino Zucchi Architetti e RGA e sviluppato in collaborazione con Slow Food.
“Come l’orario di lavoro oggi si estende spesso nella dimensione della vita privata, così quest’ultima tende sempre di più ad entrare nello spazio di lavoro. Molte decisioni cruciali oggi non si prendono nella sala riunioni, ma piuttosto al ristorante o nell’area break. Il classico “palazzo ad uffici” caricaturizzato decenni fa nel film “Playtime” di Jacques Tati si è oggi evoluto in un vero “ambiente comune” che comprende palestre, giardini, aree relax, ristoranti e bar.
La mensa Lavazza – progettata da CZA con la collaborazione di RGA per gli interni – è così diventata un Bistrot ospitato dall’edificio ristrutturato della ex centrale Enel dove si possono scegliere diversi tipi di cucine e di culture alimentari. Il senso di comfort dato dalle viste sul nuovo giardino e sulla città, dagli arredi di tono caldo e dalla luce che inonda gli ambienti dall’alto suggeriscono una vera evoluzione degli intervalli di lavoro” Conclude Cino Zucchi.

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L’apertura del Museo Lavazza, de La Centrale è previsto invece per il 2018: uno spazio per mostre, concerti, esposizioni, eventi che potrà accogliere fino a 1000 persone, e ospiterà al suo interno anche il ristorante gourmet Condividere by Lavazza studiato insieme a Ferran Adrià, con la scenografia disegnata da Dante Ferretti e la cucina di Federico Zanasi.
Testo di Gabriele Masi.

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D2U: #lavoroagile negli studi di architettura.

Jacopo della Fontana e Corrado Caruso, senior di D2U (Design To Users) aprono lo studio di viale San Michele del Carso in occasione delle due iniziative concomitanti Open! Studi Aperti organizzata dal Consiglio Nazionale degli Architetti e settimana del Lavoro Agile del Comune di Milano.

Una piacevole e informale occasione di confronto per parlare di Smart Working in modo concreto sotto diversi punti di vista. Ne offriamo qualche stralcio in questi video postati in diretta su Facebook.

Dopo la visione dei due architetti, Andrea Montuschi, presidente di Great Place To Work e Nicola Plescia, project & technology manager di Generali Real Estate hanno portato la propria esperienza come “valutatore” di aziende eccellenti e come specifier del settore immobiliare..

L’architetto Jacopo della Fontana ci accompagna all’interno dello studio durante il party “Smart Working”.

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Il #lavoroagile abolisce l’ergonomia?

Bene! quindi non c’è bisogno di comperare sedie ergonomiche!” … questa la discutibile affermazione di Rita Querzè, giornalista del Corriere della Sera e moderatrice della tavola rotonda che ha inaugurato la Settimana del Lavoro Agile promossa dal Comune di Milano.
Vorremmo fare presente che i lavoratori agili sono soggetti a mal di schiena anche se le sedie ergonomiche non sono obbligatorie!… Forse servirebbe maggiore sensibilità del tema benessere del lavoratore, agile o meno che sia…E se pensassimo invece a gruppi di acquisto per arredi ergonomici a prezzo ridotto? Il dibattito è aperto.

La tavola rotonda, con la partecipazione di speaker qualificati, ha toccato molti temi legati allo smart working e soprattutto portato esperienze concrete.
In particolare Antonio Traficante, Direttore Generale di INAIL Lombardia, ha affrontato gli argomenti Prevenzione e Sicurezza che a lungo sono stati punti critici per la messa in atto del nuovo quadro normativo approvato il 10 maggio scorso.

Traficante ha illustrato una posizione di INAIL molto più flessibile e agile, rispetto a quella dello scorso anno e ha indicato alcuni punti fermi:
il lavoratore agile è un lavoratore subordinato che svolge la stessa attività fuori dall’ufficio “deputato”, quindi conserva la copertura assicurativa anche in caso di “infortunio in itinere”, ovvero nel tragitto per il luogo prescelto di lavoro.
Il datore di lavoro ha l’obbligo di dare al lavoratore tutte le informazioni relative alla sicurezza ma non ha l’obbligo di verificare se lo smart worker lavora in un ambiente dove l’impianto elettrico è certificato e utilizza sedie ergonomiche”.
Qui è uscito il commento poco felice della Querzè, quasi fosse l’obbligo legale a risolvere i problemi di salute e di prevenzione…

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WOW! vorrebbe invece proporre un approccio diverso, coinvolgendo aziende produttrici di arredi e lavoratori agili per trovare nuove modalità di accordi commerciali – forse dei gruppi di acquisto? – affinché anche gli smart worker possano avere le adeguate condizioni di comfort e di ergonomia anche lavorando fuori dall’ufficio, a prezzi assolutamente accessibili.
Chi vuole partecipare a questa iniziativa è benvenuto.

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#lavoroagile in diretta con @WowWebmagazine. Stay tuned!

Il quarto appuntamento della stimolante iniziativa organizzata dal Comune di Milano vede l’ampliare la “Giornata del Lavoro Agile” in “Settimana del Lavoro Agile”: dal 22 al 26 maggio in tanti luoghi di Milano di dibatto sulle modalità smart working e si sperimenta concretamente il Lavoro Agile.
WOW! ha partecipato ad alcuni degli eventi inclusi nel palinsesto con collegamenti in diretta su Facebook @WowWebmagazine e report quotidiani.

Circa 10000 lavoratori hanno aderito all’edizione 2017 della Settimana Lavoro Agile. Una modalità di lavoro che porta vantaggi a tutti, sempre più desiderata, promossa e attuabile, grazie anche al nuovo quadro normativo, il Jobs Act Autonomi, approvato il 10 maggio scorso con il via libera in terza lettura dal Senato.
Finora il tutto era regolato dalla contrattazione individuale o aziendale e dunque di secondo livello. Ora c’è una normativa nazionale, che tra le altre misure garantisce stesso stipendio, parità contrattuale e diritto alla disconnessione a chi lavora in remoto. Si prevede che i tassi di crescita saranno quindi ancora più forti rispetto a quelli registrati finora: +40% negli anni tra il 2013 e il 2016.

WOW propone un selezionato “tour agile” con collegamenti in steaming dai luoghi del Lavoro Agile e dagli eventi inclusi nel palinsesto della Settimana Lavoro Agile in tutta Milano.

Il programma completo degli eventi è online sul sito del Comune di Milano.

Ecco il video girato alla conferenza inaugurale a Palazzo Marino, dove Chiara Bisconti, Inclusion & Wellbeing Champion Gruppo Nestlé Italia (ex assessora e ideatrice della Giornata Lavoro Agile), uno tra i pochi interventi che ha posto l’attenzione sullo spazio fisico del lavoro agile.

Nella sede di Doxa a Milano si è svolto l’incontro che ha visto la partecipazione di Cristina Tajani, assessora alle Politiche del Lavoro e Risorse Umane del Comune di Milano, che ha illustrato i vantaggi del Lavoro Agile e la progressiva attuazione anche tra i dipendenti del Comune di Milano.

Vilma Scarpino, AD di Doxa ha sintetizzato i dati della ricerca svolta sulla diffusione dello smart working in Italia e ha raccontato come questo processo si è attuato nell’organizzazione di Doxa, proprio a partire dalla ristrutturazione degli spazi che ospitano 250 persone e sono concepiti e arredati in modo tale da non sembrare un ufficio.

 

Leonardo Previ, docente di Gestione delle Risorse Umane all’Università Cattolica di Milano, ha spiegato il concetto di Zainocrazia, opposto a Burocrazia, ovvero l’attitudine a affrontare al meglio la volatilità, l’incertezza, la complessità e l’ambiguità dell’odierno mercato del lavoro sfruttando al meglio le proprie capacità fisiche e mentali.

 

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Divani lounge e sofa system sono le nuove workstation?

Come un mantra ripetiamo all’infinito: “collaborazione, condivisione, concentrazione” parole chiave del workplace 3.0 che richiedono atmosfere informali e arredi dinamici per potersi esprimere al meglio. Divani lounge e sofà system diventano così oggetti molto stimolanti per i più creativi designer. Ecco le proposte più interessanti viste al Salone del Mobile e Fuori Salone 2017.

Lo smart working trova i suoi luoghi ideali soprattutto nei territori ibridi al confine tra relax e lavoro, ma anche nei luoghi di transito del mondo contract come le hall di albergo, nelle fluide aree di mezzo tra collettività e privacy ribattezzate aree lounge e in-between. Altrettanto fluidi e ibridi devono quindi essere le poltrone e i divani che le arredano e che assumono spesso il ruolo di workstation non convenzionali.

(Gallery, da sinistra: Estel, Sedus, Ares Line, Manerba)

Quali sono i requisiti base per un sofa system?
Innanzi tutto devono essere sedute accoglienti e confortevoli per ospitare adeguatamente un meeting (incontro informale non è sinonimo di incontro scomodo) e anche l’aspetto estetico ha un’importanza particolare perché il loro compito è vivacizzare e connotare con un’immagine riconoscibile aree di transito che rischiano l’anonimato; colori brillanti e forme inusuali sono quindi un must.
Devono anche essere flessibili, modulari, versatili e trasformabili per potersi adattare a spazi diversi e in grado di configurare composizioni che si possano modificare in caso di necessità.
Più che un catalogo di modelli diversi, grazie alla spiccata modularità, offrono all’utente la possibilità di disegnare il modello più adeguato alle sue esigenze utilizzando l’approccio co-design.
Per delimitare aree indisturbate possono assumere l’aspetto del bozzolo e integrare sistemi di isolamento acustico e/o visivo.
Integrano anche accessori ed elementi funzionali che vanno dal tavolino basso all’alloggiamento delle borse, dalla presa per l’alimentazione (anche senza cavi!) di lap-top e device al piano di lavoro (anche piani girevoli).
Come per ogni altro tipo di postazione di lavoro l’ergonomia è un requisito che non può essere messo in secondo piano.
Ecco le proposte più interessanti viste al Salone del Mobile e Fuori Salone.

Sedus, se:work, Design Sedus Design Team. 

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L’ergonomia e il benessere produttivo, alla base della visione di Sedus, hanno guidato la concezione di questo confortevole sistema di sedute la cui imbottitura, appositamente studiata e rinforzata da una membrana elastica, fornisce un supporto ottimale per la regione lombare. Il sistema offre diverse varianti di tavolo, incluso quello girevole, che si innesta rapidamente nel telaio. Il sistema di alimentazione consente di caricare le batterie anche senza la necessità di cavi, direttamente dalla superficie dei piani di lavoro. I componenti lineari possono essere ordinati in qualsiasi lunghezza e abbinati a piacere tra loro o con componenti curvi. Sono disponibili diversi tipi di gamba e, per i rivestimenti, 200 tessuti traspiranti e pelle.

Blå Station, Bob, design Thomas Bernstrand and Stefan Borselius.

Utilizzando il minimo numero possibile di moduli (5 tipologie ), offre opzioni compositive quasi illimitate per adeguarsi a tutti i tipi di spazi. E’ vendita a metri e ogni modulo misura solo 26 cm. E’ senza fronte né retro per offrire il meglio in tutte le direzioni.

Estel, Dolly, design Stefano Gallizioli.

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Famiglia di divani, poltrone e panca modulare per arredare spazi collettivi. La versione Privè del divano, con schienale alto, garantisce un buon livello di privacy acustica. La configurazione con due divani alti contrapposti prevede un pannello tecnico imbottito che li unisce; può essere predisposto per l’attacco TV e dotato di tavolo elettrificato.

Nowy Styl Group, Tapa, design Mac Stopa.

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Gioiose isole modulari composte da pouf mobili che ruotano attorno un perno. Ingegnosa nella sua semplicità, questa soluzione offre diverse possibilità di disposizione utilizzando gli stessi moduli. Il sistema è completato da pouf indipendenti nella stessa forma del modulo di base.

True Design, DNA, design Leonardo Rossano & Debora Mansur.

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Avvolgente e iconica, questa panca modulare è composta da un singolo elemento in compensato di legno curvato, assemblato specularmente. Come suggerisce il nome si ispira alle forme dinamiche della biogenetica. E’ disponibile anche nella versione rivestita in pelle o tessuto.

Offect, Dune, design studio Front (Sofia Lagerkvist and Anna Lindgren).

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Così leggero che sembra levitare, questo divano può ospitare fino a 8 persone; le esili gambe supportano il sedile asimmetrico e i tavolini dotati di socket di usb di ultima generazione.

Segis, Longway, Bartoli Design.

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Si rinnova nel nome e nelle infinite composizioni possibili, il sofa-system per eccellenza, capace di snodarsi in modo sinuoso creando sedute, braccioli, curve al centro o alle estremità, in un susseguirsi di segni dal forte impatto visivo e divertenti giochi di forme.

Lapalma, Plus, design Francesco Rota.

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Forme morbide e massima componibilità per un sistema composto da moduli seduta di tre differenti forme (pianta quadrata, rettangolare oppure a U) in due differenti altezze con  la possibilità di integrare il pannello divisorio Screen che funge anche da vero e proprio schienale. In alternativa esistono due schienali imbottiti. Può essere accessorio con cuscini, braccioli e allacciamenti per la ricarica di cellulari e notebook. 

Manerba, Undecided Sofa, design Raffaella Mangiarotti e Ilkka Suppanen.

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Un divano che si trasforma attraverso la scelta dell’altezza e del colore; gli invitanti e morbidi cuscini che lo compongono forniscono l’adeguato isolamento acustico.

Luxy, Puzzle design Itamar Harari.

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I tre moduli del sistema (uno, due e tre posti a L) si combinano in varie combinazioni geometriche sottolineate dal disegno delle cuciture. Può integrare lampada e tavolino.

Ares Line, Base, Frigerio Design. 

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Poltrone e piccoli tavoli da lavoro integrati in un sistema modulare componibile di pannelli fonoassorbenti lineari e curvi che delimitano visivamente aree di privacy e garantiscono il fonoisolamento adeguato per collaborare, concentrarsi e rilassarsi.

Moroso, Bell Lab, design Ron Arad.

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Nasce da un progetto site specific per l’ex centro R&D della Bell Industry progettato da Eero Saarinen in New Jersey. Ron Arad parte dal disegno delle grandi lastre rettangolari bianco, nero e grigio a pavimento che sviluppa in grossi cilindri grigi sovrapposti orizzontalmente nelle stesse dimensioni e colori per comporre la seduta e lo schienale del divano.

Alias, Okome, design Nendo.

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Ci aveva già affascinato a Orgatec questa famiglia di sedute e schienali, caratterizzati forme morbide e naturali e curve di ampio raggi, che evoca i ciottoli levigati dall’acqua. I diversi elementi possono essere uniti tra loro in configurazioni diverse, grazie a un sistema di aggancio sofisticato.

Hoofddorp, 19th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

Le sonorità dello Smart Working.

Esplorare il suono nel luogo di lavoro in tutte le sue molteplici dimensioni e sfaccettature: dopo la sede italiana, anche gli uffici di Plantronics a Hoofddorp in Olanda testimoniano la mission dell’azienda, sperimentando nello spazio l’interazione tra l’acustica, la sostenibilità, le nuove soluzioni tecnologiche e di design nel contesto lavorativo.

“Plantronics ha dedicato anni di ricerca e coinvolto esperti per risolvere alcuni tra i più impegnativi problemi di comunicazione e di acustica. Dal 2012 abbiamo dedicato sempre più tempo esplorando l’approccio allo Smart Working. Questo ufficio è stata un’opportunità per far vivere la nostra visione del moderno ambiente di lavoro”. Con queste parole Joe Burton, presidente e chief executive officer di Plantronics, ha presentato i nuovi uffici dell’azienda in Olanda, nel parco innovativo 20|20 di Hoofddorp.

Hoofddorp, 19th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

In primo piano nel progetto spicca la gestione dell’acustica, nella creazione di una “sinfonia di strati sonori” che permette di gestire il rumore di diverse attività che si svolgono contemporaneamente, senza alcun disturbo: dal meeting, alle videoconferenze, alle attività singole che richiedono concentrazione fino alla musica degli strumenti messi a disposizione dei dipendenti nell’area break.
Lo spazio è stato disegnato da William McDonough + Partners, N30, e Gensler, che ha curato la realizzazione di uno spazio espositivo ed esperienziale dove mettere in mostra le innovazioni tecnologiche dell’azienda, attraverso tavoli sonori interattivi e spazi che mostrano l’impatto del suono sulle persone nella vita quotidiana e il processo di ricerca che sta alla base della tecnologia aziendale.

Il progetto è, però, in toto un esempio di applicazione della tecnologia Plantronics, dal management acustico attivo alle cuffie che permettono agli impiegati di lavorare ovunque. Inoltre vengono anche utilizzati elementi naturali, come il suono dell’acqua tre piccole cascate e un piccolo ruscello, che le ricerche dell’azienda hanno dimostrato essere un elemento ideale per gli open space, in grado di ridurre drasticamente la percezione del rumore di fondo e le distrazioni.

Hoofddorp, 21th of March 2017 – Plantronics office. Photo: Mats van Soolingen

L’edificio, come tutto il parco 20|20 è stato costruito con un approccio di design “Cradle-to-Cradle” che permette alle strutture, costruite con materiale interamente riciclabile, di essere disassemblate. L’attenzione alla sostenibilità è testimoniata dal livello Eccellente della certificazione BREEAM, raggiunta anche attraverso l’utilizzo di pannelli solari, in grado di produrre almeno un quarto della necessità energetica dell’edificio, di un efficiente sistema di riciclo dell’acqua e, nel design, nell’utilizzo di tappeti ricavati da reti da pesca riciclate.
Testo di Gabriele Masi.
Foto di Mats van Soolingen.

 

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Home Sweet Office Home. Uffici Plantronics Italia.

Plantronics, inaugura il 6 aprile la sua sede italiana all’interno dell’Energy Park di Vimercate: un “ufficio-non ufficio” di 400 mq in cui sperimentare il futuro-presente dello smart working, lasciando che il “lavoro elsewhere” e la ricerca del work-life balance contaminino l’ambiente e lo elevino ad un nuovo livello di comfort, dove l’ergonomia del corpo e quella della mente si integrano.

In un mondo in cui le soluzioni digitali hanno fatto cadere confini e barriere fisiche e psicologiche, in cui la velocità del cambiamento ridisegna continuamente le relazioni e i modi di vita, in cui la geografia non è più un fattore determinante, dare forma e contenuti a uno spazio ufficio è sempre più sfidante.

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Plantronics, pioniere nella tecnologia wearable e leader mondiale nelle soluzioni audio per la comunicazione, sia business che consumer, è stata tra le prime aziende a teorizzare e mettere in pratica lo smart working, integrando le persone, le tecnologie e gli spazi in un sistema armonico che permettesse nuove e più dinamiche modalità di lavoro. Gli uffici di Plantronics sono stati ridisegnati mettendo la persona in primo piano, e offrendo spazi adeguati ai momenti di concentrazione, di collaborazione, di comunicazione e di contemplazione.
Da allora, in pochissimi anni, la società e i nostri modi di vita sono cambiati moltissimo, e con essi i modi del lavoro d’ufficio, proiettato sempre più al di fuori di un luogo fisico ben definito, e di abitudini altrettanto codificate.
Al momento di pensare il nuovo ufficio italiano della multinazionale californiana, Daniele Andriolo, Global Manager of Facilities and Workplace Services di Plantronics, si è chiesto quale senso dare oggi a uno spazio che ha perso la sua connotazione di luogo unico deputato al lavoro. “Ho bisogno di un ufficio, ma non voglio un ufficio” è stata la sfida che Andriolo ha proposto a Daniela Carta, Architetto, titolare di MQA Metro Quadro Architetti di Milano e al suo Team, Arch. Irene Pacioni e Arch. Marianna De Vivo.

L’intento, nato dalla constatazione che concetti all’avanguardia solo pochi anni fa sono nei fatti non più attuali, era quello di capire cosa viene dopo lo smart working. Le parole chiave della ricerca, mutuate dai mondi anglosassone e nordeuropeo, da sempre un po’ più avanti nei cambiamenti, sono quelle che identificano i trend più attuali del “lavoro creativo”, da Liquid Worklife, Café Co-Working, Pop-Up Workplace, Hacker Culture, Meetings Without Borders, fino a Fighting the Tech Fatigue e Wellness is the New Green.
Il risultato è un ufficio-non-ufficio, pensato e disegnato per essere non più un Great Place to Work, ma un Great Place to Stay, accogliente e confortevole.

“Siamo stati animati dall’idea di aprire gli spazi in modo fluido –commenta Ilaria Santambrogio, Country Manager di Plantronics Italia– La sede italiana di Plantronics è un ufficio aperto, pensato per ospitare clienti, partner, rivenditori, in modo che ciascuno si senta a casa, accolto, grazie alla comodità e alla flessibilità degli spazi”.

E’ scomparsa la specializzazione degli spazi deputati ai momenti di concentrazione, collaborazione, comunicazione e contemplazione, l’intero ambiente si presta ad essere vissuto in modo libero, in ogni momento e in qualunque modalità. Le scrivanie (Sedus), tutte regolabili in altezza elettricamente, i divani degli spazi lounge e gaming, il desk della cucina, le sale meeting, chiuse e aperte, con i tavoli, o, più informalmente, con poltrone, tapis-roulant e bike, sono in grado di accogliere momenti di lavoro e di socializzazione, anche di gruppi diversi e nello stesso momento, grazie all’attenzione nella progettazione acustica che permette di contenere il disturbo causato dalla conversazione.

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Numerosi monitor ad alta risoluzione, tutti collegati alla rete wi-fi, permettono l’immediato accesso alla comunicazione interna ed esterna senza l’ingombro dei cavi in qualunque zona dell’ufficio. Il sistema di videoconferenza “Watercooler”, sempre on-line, collega la cucina dell’ufficio italiano con le aree break di tutti gli altri uffici Plantronics europei, contemporaneamente, permettendo una socializzazione davvero senza più confini.

L’utilizzo di materiali naturali e di colori caldi, l’elevata performance acustica, la varietà e la preziosità delle finiture, degli arredi e dei complementi, la morbidezza del disegno delle superfici curve, rendono lo spazio piacevole e accogliente. L’attenzione alla sostenibilità ambientale, all’ergonomia e al benessere nella scelta di arredi, materiali e tecnologie, completano il quadro di un progetto vissuto con entusiasmo dai dipendenti di Plantronics e dai già numerosi ospiti e amici che sono stati accolti, appena entrati, nella centralissima e italianissima cucina, dove campeggia a grandi lettere un invito a “un caffè, prima di tutto”.

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Ospitato all’interno dell’Energy Park di Vimercate -in fase di certificazione Leed Platinum- progettato da Garretti Associati, Home Sweet Office Home by Plantronics è un progetto nato e realizzato grazie alle intuizioni e alla cura di Daniele Andriolo e MQA Architetti, con la collaborazione de Il Prisma di Milano per il general contracting e di Busnelli Contract di Meda per gli arredi su disegno.
Gli arredi di serie sono di
Sedus, la pavimentazione tessile di Interface, il pavimento vinilico di Tarkett, i controsoffitti e le pareti in legno acustico di ITP, i tessuti di Kvadrat, le soluzioni di illuminazione LED di Ego Luce, Fontana Arte, iGuzzini, Oluce e Onok, i prodotti per il wellness di Technogym.

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Quali benefit e servizi desiderano realmente i dipendenti?

E’ in atto un cambio di tendenza riguardo ai benefit e ai servizi offerti dalle aziende ai dipendenti? I manager sono consapevoli dei reali desideri dei lavoratori?
Le strategie di Microsoft Italia, che trasloca dall’iper servito campus suburbano per occupare nuovi bellissimi uffici in centro Milano, invitano a riflettere su questo tema.
Forse è superato il ruolo dell’azienda-mamma quando il benefit offerto è l’energia della città.

Le best company (a giorni saranno premiate da Great Place to Work le migliori in Italia) sono aziende ad alta produttività, con una visione chiara e una cultura aziendale evoluta. Hanno implementato il change management, applicano lo smart working, promuovono il benessere e la crescita professionale dei dipendenti e offrono loro spazi accoglienti per lavorare e per rilassarsi.
Con la consapevolezza che i benefit economici non sono sufficienti per conquistare la soddisfazione dei dipendenti, hanno assunto un ruolo sempre più importante i benefit intangibili –primo tra tutti la qualità e l’accoglienza dell’ambiente di lavoro fisico– e servizi erogati ai dipendenti che diventano spesso parte integrante del progetto architettonico e dello space planning.
Fino a ieri ogni azienda che ambisse al ruolo di best workplace ha puntato su questi elementi, è diventata una sorta di “mamma” che accudisce i suoi cuccioli: offre gratuitamente cibo biologico, maggiordomo aziendale e altri servizi di questo tipo, si preoccupa del benessere -fisico e psichico- dei dipendenti e si impegna per promuovere uno stile di vita sano.
Le sedi delle aziende-mamma sono bellissimi edifici, in aree extraurbane (penso a casi emblematici di eccellenza come Technogym, Tetrapak, Elica, Diesel, Loccioni) architetture immerse nella natura, strutturate -in nome del work-life balance- come micro-città che integrano nel workplace servizi come l’asilo nido, il ristorante aziendale, la palestra, l’orto, lo spazio per il teatro e per gli hobby, le visite mediche, i corsi di inglese per i figli, ecc.
Workplace esemplari, oasi perfette. Forse.
Solleva qualche dubbio la ricerca svolta da Oxford Economics con Plantronics dalla quale emerge che i manager spesso non sono consapevoli di che cosa realmente vogliono le persone che lavorano. Alcuni dati sono sorprendenti per esempio: quello che le persone maggiormente desiderano in ufficio è poter lavorare con tranquillità e avere gli strumenti tecnologici per poterlo fare. Questo conta più del cibo salutare offerto gratuitamente e di altri servizi “opzionali” erogati.

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Microsoft Italia sembra avere intrapreso questa strada con il recente trasloco negli edifici progettati da Herzog e De Meuron. Due building gemelli (il secondo è occupato da Fondazione Feltrinelli) di alto livello qualitativo sotto ogni aspetto, già nuove icone urbane, nonostante le becere critiche che serpeggiano sulle pagine social.
Microsoft ha scelto di lasciare il campus dotato di ogni servizio e di portare i propri dipendenti in centro città; ha scelto di offrire loro bellissimi ambienti di lavoro, che rendono possibile lavorare in condizioni di massimo benessere.
Le aree relax e per incontri informali sono numerose, ogni piano ha kitchenette e macchine per il caffè, però non c’è ristorante, né asilo aziendale, né palestra. Tutti servizi disponibili a pochi metri dalla nuova sede che i dipendenti hanno comunque a disposizione.
In compenso, al piano terra aperto al pubblico è possibile sostare, provare nuove tecnologie, giocare e anche lavorare con il proprio lap top; è stata pensata anche l’area laboratorio aperta alle scuole.
Si nota una sorta di inversione rispetto al modello conosciuto: l’entrata in città di Microsoft è un’entrata in tutti i sensi, fatta di relazioni, di integrazione con il territorio, di coinvolgimento, di proposte culturali e di servizi offerti a tutti i cittadini, non più solo ai dipendenti.
Una nuova mission aziendale “socialmente e politicamente corretta” un’osmosi con una città vitale che certamente soddisfa e rende orgogliosi anche i dipendenti.
Editoriale di Renata Sias, direttore WOW! Webmagazine

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Nelle foto la nuova sede Microsoft Italia a Milano.

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GPTW premia i migliori workplace in Italia (3 marzo).

Le aziende vincitrici -classificate in 3 liste: Large, Medium e Small Companies- saranno premiate il prossimo 3 marzo 2017 nel corso della cena di gala organizzata da Great Place To Work presso l’Unicredit Pavilion di Milano. Un evento atteso da tutti i professionisti che condividono la visione di un ambiente di lavoro che generi benessere.

Come di consueto la classifica si basa sulla ricerca svolta tra i dipendenti di compagnie “illuminate” che chiedono la consulenza di GPTW per migliorare il clima aziendale e la soddisfazione delle persone che lavorano.
Il questionario analizza vari aspetti che riguardano in particolare il rapporto tra manager e dipendenti, la collaborazione tra le persone e il livello qualitativo del lavoro.
“Il sondaggio evidenzia come i manager delle migliori aziende manifestino in modo speciale il loro apprezzamento per l’impegno delle persone, non solo attraverso i riconoscimenti tangibili, ma soprattutto in modo continuativo nel rapporto giornaliero con i propri collaboratori.
I migliori ambienti di lavoro si caratterizzano per l’elevato livello di benessere di cui le persone godono: sembra tramontato il tempo delle lunghe ore di lavoro e del conflitto casa-lavoro” commenta Antonino Borgese, presidente di GPTW.
Ai primi posti tra le multinazionali si classificano Google, SAS Institute, W.L. Gore & Associates, aziende dove la produttività è molto alta che hanno implementato lo smart working; aziende dove il management si fonda su alcune basilari parole chiave: equità, trasparenza, motivazione, spirito di squadra, collaborazione.
La premiazione offrirà l’occasione per conoscere meglio le proprie strategie e visioni.

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Quando i muri cadono (in ufficio). Gioie e dolori dell’open space.

Oxford Economics in collaborazione con Plantronics ha svolto una ricerca internazionale intitolata “When the walls come down” per indagare gli effetti dell’open space sui dipendenti e dimostrare quanto l’ambiente fisico possa supportare la collaborazione e nuovi modi di lavorare.
I risultati dello studio sono anche stati ottimi spunti per il progetto della nuova sede Plantronics in Italia che sarà inaugurata a Vimercate il prossimo 6 aprile.

Oltre 1.200 dirigenti e impiegati sono stati intervistati da Oxford Economics per analizzare i principali desideri dei lavoratori che vivono in uffici open space e per individuare le azioni che i manager devono intraprendere per aumentare la soddisfazione, il benessere e la produttività delle persone.
L’ampio studio ha coinvolto dipendenti e manager da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, India, Cina, Australia, Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia.
“Plantronics è costantemente impegnata ad assicurare il benessere dei dipendenti attraverso lo Smart Working – spiega Ilaria Santambrogio, Country Manager di Plantronics Italia – Per noi è fondamentale mettere a disposizione le migliori soluzioni tecnologiche per migliorare la produttività e contribuire alla felicità dei dipendenti.”


In estrema sintesi la ricerca dimostra che gli uffici open space sono adatti a incoraggiare la collaborazione e contribuiscono a creare una cultura del lavoro collegiale in azienda, allo stesso tempo possono però generare inconvenienti gravi come rumore e distrazione.
I risultati confermano che la tranquillità, le condizioni mentali e la produttività dei lavoratori possono essere minacciati se non si adottano adeguate soluzioni. Ma la maggior parte dei dirigenti non si rende conto di non fornire la tecnologia adeguata o di non avere messo in atto strategie mirate per affrontare questi problemi.
“Il rumore e la distrazione hanno un grande impatto sulla produttività- spiega Edward Cone, Deputy Director Thought Leadership and Technology Practice Lead alla Oxford Economics.- Ma per poter affrontare questi ostacoli, le aziende devono prima essere in grado di riconoscere il problema”.

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Dal report di Oxford Economics -Plantronics emerge che:
I dipendenti desiderano poter lavorare.
La capacità di concentrarsi senza interruzioni è una priorità assoluta per i dipendenti che svolgono lavori di ufficio; contrariamente a quanto si pensa, l’accesso a benefit come il free food sono molto meno importanti
Lo smart working è ancora work in progress.
Si dà per scontato che i dipendenti siano costantemente connessi sia in ufficio che in remoto; in realtà lintegrazione tecnologica presenta ancora qualche falla perché solo il 40% sostiene che i dispositivi utilizzati a casa o all’esterno si integrano perfettamente con i loro strumenti di lavoro.
La connettività costante può trasformarsi in un comportamento compulsivo.
Quasi 35% dei dipendenti dichiara di utilizzare i propri device quasi ininterrottamente per voi motivi: principalmente per abitudine o per obbligo, ma anche per timore di essere escluso o per pressione sociale. Questo atteggiamento rischia però portare all’esaurimento.

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I manager negano i problemi.
Quasi 70% dei dirigenti sostiene che i dipendenti hanno a disposizione le soluzioni per affrontare le distrazioni sul lavoro; ma meno del 50% dei dipendenti è d’accordo con questa affermazione.
Dopo i risultati delle interviste, il report fornisce una serie di suggerimenti per sopravvivere nell’ufficio open-space, affinché i datori di lavoro siano in grado di aiutare i dipendenti a fare quello che davvero vogliono fare: lavorare in modo più produttivo, come emerge dalla ricerca.

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Raccomandazioni per i manager e i datori di lavoro:
Instaurare un dialogo con i dipendenti.
Ascoltare i desiderata per ciò che riguarda il lavoro e in merito a quello che andrebbe cambiato sia in ufficio sia nel lavoro in remoto, connessi grazie alla tecnologia.
Fornire adeguati strumenti tecnologici.
Assicurarsi che i dipendenti abbiano gli strumenti e i device necessari per lavorare da qualsiasi luogo all’interno dell’ufficio e anche in remoto.
Mettere a disposizione spazi adeguati per le diverse necessità.
Offrire ai dipendenti il tempo, gli strumenti e anche gli spazi per potersi concentrare sul lavoro, ma anche per rilassarsi.
Non si può vivere sempre connessi.
Incoraggiare i dipendenti a disconnettersi dopo ore di lavoro, per trovare un equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.
La ricerca si conclude con una certezza: un ambiente di lavoro ben progettato, con l’adeguata integrazione tecnologica e un migliore equilibrio lavoro/vita privata merita uno sforzo perché la soddisfazione dei dipendenti e la conseguente produttività contribuiscono direttamente al successo economico dell’azienda.

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Campus Cameo: la qualità è la miglior ricetta, anche in ufficio.

Il Campus Cameo, disegnata da Ackermann+Raff , riflette il payoff dell’azienda: “la qualità è la miglior ricetta”. Un activity based office di 5mila mq su 4 piani, che mette al centro le esigenze e del benessere dei lavoratori, dai diversi social hub e giardini interni alle wellness ball usate come sedute, con un occhio di riguardo per la sostenibilità ambientale (certificazione LEED).

Sostenibilità e centralità della persona sono due concetti “indispensabili per assicurarci la crescita di domani”, come li hanno definiti, Alberto de Stasio e Peter Irle, direttori generali di Cameo.
Il Campus Cameo di Desenzano del Garda (BS), costato circa 10 milioni di euro, è stato progettato  seguendo questi due principi.

L’ambiente è stato pensato per favorire l’interazione tra i collaboratori, alternando le 200 postazioni fisse a 30 sale per il lavoro in team, project area e 10 phone booth, che consentono una modalità di smart working.
La divisione dello spazio si basa su una brandizzazione originale, che utilizza nomi e immagini dei prodotti principali dell’azienda: il primo piano, ispirato alla Pizza, ospita i processi business, come il Marketing o il Customer Management; al secondo, dedicato alle Torte, si situano i servizi come il Sales Service e la Logistica; al terzo, ispirato ai Dessert, si trova la Direzione generale e i servizi HR.
Il cuore del Campus è, però, costituito dal piano terra, totalmente dedicato alle aree comuni e dove i trova anche l’auditorium, il ristorante e la caffetteria, spazi accessibili anche da visitatori esterni, come anche tre sale riunioni identificate da alcuni brand più conosciuti di Cameo.
L’attenzione al benessere dei collaboratori è rivelata dalle aree verdi attrezzate, tra cui il giardino al primo piano, gli spazi informali per rilassarsi, fino ai piccoli particolari come la frutta fresca offerta nella caffetteria o l’utilizzo di wellness ball come sedute alternative per migliorare la postura.
Una scelta per migliorare l’interazione e la mobilità all’interno dell’ufficio è stata quella di eliminare i telefoni fissi, fornendo in tutto il Campus un sistema integrato di comunicazione Voice Over IP e la piena copertura Wi-Fi.

L’attenzione per un’architettura sostenibile ha valso all’edificio la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design). Tra gli elementi principali i 29 kWp di energia fotovoltaica installata, la produzione di energia geotermica per autoconsumo, l’uso di materiali naturali e il sistema di Building Management System che permette una gestione integrata degli impianti di climatizzazione e illuminazione.
Testo di Gabriele Masi.

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Microsoft House di Milano: aprire l’innovazione alla città.

Laboratorio dell’innovazione aperto alla città, la Microsoft House di Milano, con le sue 832 vetrate e i suoi tre piani su sei dedicati ai visitatori, è stata disegnata nell’ottica dell’apertura, dell’integrazione con l’ambiente esterno e dell’open innovation. Uno spazio che riflette un nuovo modello di azienda, che si pone come punto di riferimento e motore di innovazione, coinvolgendo professionisti, scuole, partner e clienti.

200.000 visitatori attesi, 10.000 professionisti, 4.000 studenti e 1.000 dirigenti scolastici in un anno: non sono i numeri di una mostra o di un museo, ma quelli della sede milanese di Microsoft, in Viale Pasubio, nel primo edificio italiano progettato da Herzog & De Meuron.
Tre dei sei piani della Microsoft House sono stati concepiti per essere aperti alla città. 

Il piano terra ospita lo Showroom, aperto tutti i giorni per permettere a chiunque di sperimentare le nuove tecnologie nello spazio Modern PC Windows e Intel, rilassarsi collegandosi liberamente al wi-fi o giocando in una delle 13 postazioni adibite, o partecipare ad uno dei diversi workshop che si svolgeranno frequentemente.
Grande attenzione viene data anche alle scuole, campo dove l’informatica è sempre più centrale: per questo è stata allestita una Digital Class, aperta a tutte le scuole, completa per offrire a studenti e insegnanti mezzi per creare nuovi modi di imparare, come le postazioni di edutainment.
Al primo piano, invece, la Microsoft House si apre alle aziende, startup e professionisti, proponendo un modello di Digital Transformation:  il Microsoft Technology Center è un innovativo ambiente esperienziale diviso in quattro punti cardine studiati per rispondere alle esigenze: la Briefing Suite, in cui è possibile offrire consulenze mirate, l’Envisioning Center, la grande sala centrale per conferenze e simulazioni, con un auditorium polifunzionale da 80 posti a sedere, l’Immersion Suite, pensata per far interagire concretamente con ambienti tecnologici diversi e l’Interactive Center, un’area con postazioni interattive per le diverse funzioni per programmi di gestione sperimentali.
Un ulteriore spazio aperto è il Loft all’ultimo piano, una cuspide progettata per ospitare eventi di rilievo, con un design di interni totalmente Made in Italy.

I piani centrali dell’edificio, dal secondo al quinto, (interior design e space planning  curati da DEGW) sono dedicati ai 7.500 metri quadrati delle aree di lavoro, concepiti in un’ottica smart working fluida e dinamica, in uno spazio open space senza postazione assegnate, alternato a Atelier trasparenti pensati per un lavoro individuale di breve durata, e a Creative Garden, dove svolgere attività di collaborazione all’interno di leggere strutture in legno naturali, arredate con piante e elementi di colore.
Per lavori che richiedono una maggiore concentrazione sono presenti Smart Flowers e Smart Platform, all’interno di strutture di metallo isolate e dotate di lavagne scorrevoli.
Al quinto piano si trovano i Garden Tables, dove grazie ad un meccanismo creativo, elementi circolari si adattano ad esigente di lavoro singolo o in team, utilizzando come partizione mobile le piante decorative al centro del tavolo.
Dagli spazi angolari dell’edificio sono stati ricavati invece gli spazi di incontro informale: tre Social Hub tematiche, attrezzate con cucina, per un pranzo o per una pausa caffè.
“Un nuovo luogo per innovare, collaborare, trovare idee e fare ecosistema”, ha dichiarato Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia. “Solo insieme si possono fare grandi cose per far crescere l’Italia”.
Testo di Gabriele Masi.

Team di progetto:
Space planning, interior design, modifica impianti, change management FUD Brand Making Factory: Communication Design & Physical Branding di DEGW (Client Leader: Alessandro Adamo, Senior Architect: Cristiana Boienti).
Tra i fornitori sono presenti:
Arper, Artemide, Caimi Brevetti, Knoll, Kvadrat, Interface, La Palma, Omnitex, Pedrali, Tecno, Viabizzuno, Zanotta  e HW-Style che ha fornito il verde delle “oasi vegetali”.

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